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	<title>israele - The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/temi/israele/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 08 Jun 2026 08:00:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>L&#8217;avanzata di Israele in Libano ostacola l&#8217;accordo. Trump pone nuove condizioni</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/lavanzata-di-israele-in-libano-ostacola-laccordo-trump-pone-nuove-condizioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 09:18:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La riconquista del castello di Beaufort in Libano rappresenta una zeppa del governo Netanyahu a un’intesa tra Iran e Usa per riaprire Hormuz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/lavanzata-di-israele-in-libano-ostacola-laccordo-trump-pone-nuove-condizioni/">L’avanzata di Israele in Libano ostacola l’accordo. Trump pone nuove condizioni</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La riconquista da parte di Israele del castello di Beaufort in Libano rappresenta l’ennesima zeppa del governo del premier Benjamin Netanyahu a un’intesa tra Iran e Usa per riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz, in attesa di definire i dettagli della rinuncia, da parte dell’Iran, a dotarsi dell’arma nucleare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una tregua effettiva in Libano è, infatti, un presupposto ‘sine qua non’ dell’accordo fra Iran e Usa, il cui perfezionamento è anche rallentato dai ripensamenti del presidente Usa Donald Trump, che, dopo le critiche suscitate dalle bozze d’intesa circolate, ha inasprito la propria posizione e ha posto ulteriori condizioni, cercando di ottenere dall’Iran qualcosa di tangibile. Ma Teheran è sempre più diffidente nei confronti degli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accordo, che, così come si profila, ristabilisce la situazione pre – conflitto, sancisce, infatti, che l’aggressione israelo-americana all’Iran del 28 febbraio è stata totalmente inutile e che ha avuto costi umani ed economici altissimi senza alcuna contropartita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conquista del castello di Beaufort, una fortezza del Medio Evo, una reminiscenza delle Crociate, prova che l’esercito israeliano continua le sue operazioni ben al di là del fiume Litani. La Francia, come molti altri Paesi, l’Ue e l’Onu, condanna l’avanzata delle truppe israeliane, che vorrebbero pure bombardare di nuovo le postazioni degli hezbollah a Beirut, e sollecita una riunione ‘al hoc’ del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’occupazione israeliana del castello di Beaufort rappresenta la più profonda incursione in Libano da quando gli israeliani se ne ritirarono all’inizio del XXI Secolo ed avviene in palese violazione del cessate-il-fuoco nominale fra i due Paesi mediato dagli Stati Uniti e in costanza delle trattative fra Israele e Libano in corso a Washington – le prime dirette da decenni -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domenica all’alba, un attacco israeliano nel sud del Libano ha ucciso otto persone, di cui tre donne, e ne ha ferite una ventina, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute libanese, mentre Israele intensificava le operazioni di terra nel sud del Paese, sostenendo che erano dirette contro Hezbollah che, dal canto suo, continua a lanciare razzi verso il territorio israeliano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pericoli e tensioni sussistono anche sull’altro fronte di guerra aperto, quello ucraino. L’Agenzia dell’Onu per l’energia atomica, l’Aiea, ha confermato che, nel fine settimana, “un drone ha colpito la centrale nucleare di Zaporizhzhia”, fortunatamente senza fare danni alle installazioni atomiche. L’origine del drone, se russa o ucraina, è contestata. Perdura lo stato di allerta a Kiev e in altre aree del Paese invaso, a causa della minaccia di attacchi da parte russa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trump frena e insiste sullo stop al nucleare</strong><br>Sui negoziati con Teheran, Trump, nel fine settimana, ha dichiarato che gli iraniani “sono negoziatori molto tosti e ci vuole molto tempo… Ma io non ho fretta…”. Il cesello delle bozze, mediato dal Pakistan, si sta rivelando complicato: i progressi ci sono e sono notevoli, ma la firma fatica ad arrivare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella loro replica all’ultima proposta dell’Iran, gli Usa insistono sulla rinuncia da parte di Teheran al nucleare. Trump ne ha parlato in una intervista a Fox News. “Preferirei raggiungere un accordo, perché possiamo riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz all’atto della firma… La garanzia che devo avere è che non ci saranno armi nucleari…. Loro hanno accettato questo… Inizialmente avevano detto: &#8216;Non svilupperemo un&#8217;arma nucleare’… Io ho risposto: &#8216;Bene, ma cosa succede se comprate un&#8217;arma nucleare?&#8217;…. Così ora il testo recita: &#8216;Non svilupperemo e non acquisteremo un&#8217;arma nucleare’…”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intervista ha suscitato una reaione iraniana: &#8220;Non ci fidiamo delle dichiarazioni e delle promesse del nemico. Non approveremo alcun intesa finché non saremo certi della garanzia dei nostri diritti&#8221;, ha detto il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Iran: ucciso Khameney, sviluppi incerti, Usa e Israele continuano a bombardare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 10:16:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[khameney]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli sviluppi dell'attacco all'Iran. Arriva l'ufficialitò della morte di Khameney. L'obiettivo USA per ora è raggiunto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-ucciso-khameney-sviluppi-incerti-usa-e-israele-continuano-a-bombardare/">Iran: ucciso Khameney, sviluppi incerti, Usa e Israele continuano a bombardare</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’uccisione, confermata e documentata, della guida suprema, l’ayatollah Ali Khameney, oltre che di molte figure di spicco del regime iraniano, prelude a mutamenti nell’assetto del potere in Iran. Ma s’ignora in che senso ciò avverrà: la teocrazia e i pasdaran manterranno la presa sul Paese? O ci sarà un’evoluzione e in che misure e in che direzione? L’incertezza è grande, mentre continuano i raid aerei e missilistici statunitensi e israeliani su Teheran e su molte altre città e località iraniane – 31 le province finora colpite -: fra gli obiettivi, centri di potere e di comando, installazioni militari e infrastrutture energetico / industriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domenica mattina, “massicce” esplosioni sono state udite a Teheran, mentre Israele affermava di stare colpendo “il cuore della città”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’uccisione di Khamaney è stata annunciata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu prima e dal presidente Usa Donald Trump poi ed è stata infine confermata da fonti ufficiali iraniane. Fra le vittime degli attacchi israelo-americani, vi sono pure il ministro della Difesa, il capo di Stato Maggiore della Difesa, il capo dei Guardiani della Rivoluzione e altre figure vicine alla guida suprema. Secondo fonti Usa, gli apparati militari e d’intelligence iraniani sono stati decapitati, creando il panico fra i vertici del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’annuncio della eliminazione di Khameney è stato il momento saliente della prima giornata della nuova guerra, che Trump dice durerà “fin quando non ci sarà la pace” – un ossimoro -. Gli obiettivi dichiarati da Stati Uniti e Israele sono la cancellazione dei programmi nucleari iraniani e della minaccia dei missili balistici iraniani e un cambio di regime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Iran ha finora reagito attaccando con missili e droni Israele, le basi militari degli Stati Uniti nella Regione, in particolare nel Bahrain e nel Qatar, e colpendo obiettivi anche civili in Paesi del Golfo, fra cui l’Arabia saudita, gli Emirati arabi uniti e il Kuwait.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Khameney era la guida suprema iraniana da 37 anni, cioè da dopo la morte dell’ayatollah Ruhollah Khomeyni: era un implacabile nemico dei Israele e degli Stati Uniti e la sua morte potrebbe innescare “un sisma politico” nel Paese e nella regione, le cui dimensioni e il cui impatto sono difficili da calcolare. Trump lo ha definito sul suo social Truth “uno degli esseri più cattivi nella storia dell’umanità”. Un successore designato non c’è, il che aumenta l’incertezza, anche se c’è una procedura per indicarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre su Truth, Trump ha scritto che “le operazioni di combattimento importanti” – come lui chiama la guerra d’aggressione all’Iran, mentre Israele parla di “attacco preventivo” &#8211; continueranno “ininterrotte per tutta la settimana, per tutto il tempo necessario a raggiungere il nostro obiettivo di PACE NEL MEDIO ORIENTE E NEL MONDO” – tutto in maiuscole nel post -. Per Trump, l’uccisione di Khameney rappresenta “una grandissima occasione” perché il popolo israeliano riprenda in mano il proprio destino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le immagini satellitari e i video pervenuti in qualche modo dall’Iran mostrano danni provocati dagli attacchi, fra cui le macerie del complesso di edifici, a Teheran, dove Khameney viveva ed è stato colpito. Secondo la Mezzaluna rossa iraniana, il numero delle vittime, ieri sera, superava le 200 e il numero dei feriti superava i 750, mentre non ci sono stime delle vittime fatte da parte statunitense o israeliana. Solo in una scuola per bambine a Minab, ci sarebbero state oltre ottanta vittime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo una ricostruzione del Washington Post, a spingere Trump ad agire sono stati Netanyahu, da sempre convinto che l’Iran costituisca una minaccia esistenziale per Israele, e il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman, che, pur dichiarandosi pubblicamente favorevole a una soluzione diplomatica, avrebbe fatto diverse telefonate private a Trump negli ultimi mesi sollecitandogli un intervento armato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’Onu s’è conclusa, la scorsa notte, com’era scontato, con un nulla di fatto, Consulti ci saranno, oggi, a livello di G7 e di Opec, l’organizzazione degli Stati produttori di petrolio; domani, ci sarà una riunione dei ministri degli Esteri dei 27 dell’Ue. Tre Paesi europei, Gran Bretagna, Francia e Germania, chiedono la ripresa dei negoziati, invitano alla moderazione e condannano le risposte iraniane contro altri Stati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Russia e la Cina hanno denunciato l’aggressione israelo-americana a un Paese loro alleato, ma, come osserva Politico, quanto sta avvenendo è un’ulteriore rpova del supporto limitato che Pechino e Mosca forniscono ai loro amici, come s’è già visto in Siria e in Venezuela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte interno, Trump deve gestire perplessità nel Congresso democratiche, ma anche repubblicane. Un’analisi del New York Times afferma  che “la guerra di Trump all’Iran poggia su “affermazioni consistenti”: “Le asserzioni dell’Amministrazione sulla minaccia nucleare iraniana e sui missili sono false e non provate”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I democratici sollecitano un voto del Congresso per limitare i poteri di guerra del presidente, ma è improbabile che l’iniziativa vada in porto.</p>
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		<title>Salme degli ostaggi e disarmo di Hamas: i primi intoppi della fragile tregua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 07:29:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[ostaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Israele denuncia lentezze nella restituzione delle salme degli ostaggi deceduti in cattività e Hamas torna a denunciare decine di vittime nella Striscia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/salme-degli-ostaggi-e-disarmo-di-hamas-i-primi-intoppi-della-fragile-tregua/">Salme degli ostaggi e disarmo di Hamas: i primi intoppi della fragile tregua</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Primi intoppi sulla via di una pace che, per ora, è al massimo una tregua, che si può solo sperare che tenga. Nelle 36 ore successive al pomposo vertice di Sharm-el-Sheikh, Israele denuncia lentezze nella restituzione delle salme degli ostaggi deceduti in cattività e Hamas torna a denunciare decine di vittime nella Striscia – molte, però, dovute a faide interne alle fazioni palestinesi armate -.<br><br>La missione di Trump in Israele e in Egitto, lunedì, è stata un’esaltazione di un risultato raggiunto sciorinando la forza: quella di Israele, armata dagli Stati Uniti; e quella americana, nell’attacco all’Iran durante la ‘guerra dei 12 giorni’. Adesso, si tratta invece di avere la volontà di trarre forza dalla pace: sforzo contro-natura per leader come Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu e anche per Hamas e altri gruppi terroristici palestinesi, usi a trarre forza dall’odio.<br><br>Consegna delle salme e deposizione delle armi da parte di Hamas sono i punti caldi in questa fase. Il <em>Washington Post</em> riprende una frase detta in Egitto dal presidente Usa Donald Trump, salutando “l’alba di un nuovo giorno” in Medio oriente, e avverte che potrebbe trattarsi “di una falsa alba”. Per il Teheran Times, l’offerta di negoziati all’Iran è “un ramoscello d’olivo fra i denti del lupo”.<br><br>Sulla consegna delle salme, Hamas ne ha date ieri altre quattro, dopo le prime quattro di lunedì – una, però, non sarebbe di un ostaggio -; e dovrebbe darne altrettante oggi. Ne resterebbero 16: Mezzaluna Rossa e specialisti egiziani che collaborano alla ricerca confermano quanto sia difficile recuperare i resti, talora sotto le macerie d’edifici crollati. Israele minaccia di dimezzare il flusso degli aiuti se l’impegno della restituzione non sarà rispettato: per ogni salma di ostaggio, Israele dà dieci corpi di palestinesi uccisi.<br><br>Il contenzioso più delicato è, però, quello della deposizione delle armi. Trump dice che gli Usa disarmeranno loro Hamas, anche con la forza, se il gruppo non consegna le armi. E Netanyahu è pronto “a scatenare l’inferno”. Hamas non s’è ancora impegnata esplicitamente a firmare un’intesa di disarmo, ma Trump lascia intendere d’avere ricevuto assicurazioni verbali in tal senso.<br><br>Il <em>New York Times</em> racconta i retroscena del vertice di Sharm sotto il titolo “un grande giorno”, che è una citazione di Trump: “Come Stati Uniti e Mondo arabo hanno fatto squadra per suggellare l’accordo su Gaza: i negoziati in Egitto per il cessate-il-fuoco hanno di mostrato che, esercitando pressioni gli uni su Israele e gli altri su Hamas, enormi ostacoli possono essere superati o almeno accantonati”.<br><br>Il <em>Wall Street Journal </em>punta sul fatto che, dopo il ritiro di Israele, “Hamas sta compiendo ritorsioni sui suoi rivali e sui ‘collaborasionisti’ veri o presunti: scontri a fuoco ed esecuzioni pubbliche sollevano preoccupazioni per violenze interne omicide”. Una testimone riferisce: “Sento sparare dovunque”.<br>Ma il titolo principale del quotidiano economico è sulla Cina, che sarebbe convinta di poter vincere una guerra commerciale con gli Usa e, per questo, “gioca duro”: “Il presidente cinese Xi Jinping pensa che Trump cederà prima d’applicare i nuovi dazi, che devono scattare il 1° novembre e che potrebbero scombussolare i mercati”.</p>
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		<title>Trump vede l&#8217;alba di un nuovo giorno, ma restano ostacoli e divisioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 07:32:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[MO]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per Donald Trump, è l' “alba di un nuovo Medio Oriente”. Nell'introdurlo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu lo aveva esaltato come “il migliore amico che lo Stato d'Israele abbia mai avuto alla Casa Bianca”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/mo-trump-vede-lalba-di-un-nuovo-giorno-ma-restano-ostacoli-e-divisioni/">Trump vede l’alba di un nuovo giorno, ma restano ostacoli e divisioni</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per Donald Trump, è l&#8217; “alba di un nuovo Medio Oriente”. Il magnate presidente lo dice parlando alla Knesseth nel giorno del ritorno a casa dei 20 ostaggi ancora vivi, detenuti nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023, e della liberazione di oltre 1950 detenuti palestinesi dalle carceri israeliane. Nell&#8217;introdurlo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu lo aveva esaltato come “il migliore amico che lo Stato d&#8217;Israele abbia mai avuto alla Casa Bianca”. La folla di Piazza degli Ostaggi a Tel Aviv e i deputati della Knesset gli avevano riservato ovazioni da eroe.<br><br>Il discorso di Trump, che, nella sintesi anticipata dalla Casa Bianca, aveva coerenza ed efficacia, diventa, quando il presidente lo pronuncia, un fiume di retorica, imprecisioni, smargiassate. Ne emergono a fatica alcuni messaggi. Uno a Israele, perché colga l&#8217;occasione della pace e si renda conto che non può ottenere nulla di più sul campo di battaglia, dopo due anni di guerra contro Hamas nella Striscia di Gaza e di scaramucce da migliaia di morti con gli hezbollah, gli Huthi e l&#8217;Iran – il conflitto dei 12 giorni -. Uno ai Paesi arabi, perché riprendano il percorso degli accordi d&#8217;Abramo. E uno all&#8217;Iran, perché scelga la via del negoziato e non del confronto.<br><br>Trump considera l&#8217;intesa “la più grande di tutti i tempi mai raggiunta da Israele e Hamas”. Incline come sempre all&#8217;iperbole dice: &#8220;Ci sono voluti tremila anni per arrivare fin qui&#8221;. Ma ora bisogna evitare che la tregua si sgretoli e riuscire a passare dalla tregua alla pace. I rischi ci sono, i pretesti per riaprire le ostilità sono a portata di mano: nella serata di lunedì 13, ad esempio, Hamas e gli altri gruppi terroristici palestinesi avevano restituito le salme solo di quattro dei 28 ostaggi morti in prigionia: Israele, che restituisce a sua volta i cadaveri di dieci palestinesi uccisi per ogni salma ricevuta, ne aspettava molte di più, pur sapendo che il recupero dei corpi sotto le macerie richiederà tempo e lavoro.<br><br>E poi vi sono gli ostacoli politici: barriere del passato difficili da rimuovere. Trump ne ha già avuto un assaggio, quando, dopo l&#8217;accoglienza trionfale ricevuta in Israele, s&#8217;è recato a Sharm-el-Sheikh, in Egitto, per firmare l&#8217;accordo messo nero su bianco venerdì 10. Oltre che da Trump, i documenti sono stati sottoscritti dai principali mediatori del negoziato Israele/Hamas: il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, l&#8217;emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani; il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.<br><br>La firma è stata salutata con un lungo applauso dagli oltre venti leader presenti all&#8217;International Conference Center, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni e i capi degli esecutivi di Francia, Germania, Gran Bretagna, persino Ungheria. C&#8217;era il presidente palestinese Abu Mazen, ma non c&#8217;era Netanyahu: al-Sisi l&#8217;aveva invitato, ma la Turchia ha messo un veto alla sua presenza; e altri leader arabi non avrebbero gradito sedersi accanto al massacratore di Gaza; e non c&#8217;era neppure l&#8217;Iran, cui pure Trump offre un&#8217;opportunità di negoziato.<br><br>Nella sua analisi, il <em>Washington Post</em> nota: “Trump vede una pace che tranforma il Medio Oriente, ma gli arabi e Israele restano distanti chilometri”. Il magnate presidente sollecita i leader arabi presenti a Sharm a mettere da parte “vecchi rancori” e ad inaugurare “una nuova era di armonia”, ma incrocia sguardi diffidenti e circospetti, anche se la soddisfazione è generale per la sospensione delle ostilità e perché a Gaza non si muore più né sotto le bombe né di fame. <br>Diversi gli sguardi dei leader europei, almeno di alcuni di essi, invitati a Sharm a fare da comparse: pur relegati in seconda fila, occhieggiano ammirazione e, soprattutto, desiderio di compiacere. Imbarazzante il commento del presidente del Consiglio europeo, il portoghese Antonio Costa: “Giù il cappello di fronte al piano di pace di Trump”.<br><br>Di quel piano, i primissimi punti sono stati concordati e attuati: la tregua, lo scambio ostaggi/prigionieri, il ritiro di Israele su posizioni che gli assicurano comunque il controllo di oltre la metà della Striscia e di tutti i confini, la ripresa degli aiuti con il ritorno in campo delle agenzie dell&#8217;Onu al posto della contestatissima ong israelo-americana i cui punti di distribuzione erano spesso teatro di stragi.<br>Tutto il resto resta da concordare: il disarmo di Hamas, su cui Trump è contraddittorio nel suo stesso discorso – dice che avverrà, salvo poi dire che l&#8217;organizzazione avrà un ruolo come forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza nella Striscia -, il futuro assetto politico-amministrativo a breve, medio e lungo termine. Quando gli si chiede conto della contraddizione, Trump dice: “È solo per qualche tempo… Vogliono porre fine ai problemi e abbiamo dato loro l&#8217;ok… Penso che andrà tutto bene…”. Erano già emersi contatti diretti tra Usa e Hamas, nei negoziati.<br><br>Certo, le contraddizioni sono sono solo di Trump e le reticenze alla pace non sono solo israeliane. Documenti riservati dell&#8217;intelligence statunitense, fatti filtrare ai media, indicano che alcuni Paesi del Golfo hanno aumentato la cooperazione militare con Israele durante la guerra a Gaza: i legami sono stati messi in crisi solo dopo l&#8217;attacco di Israele sul Qatar a settembre – è ormai chiaro che quello è stato un momento di svolta nella crisi e nell&#8217;innescare il processo di pace in atto -, ma potrebbero tornare utili ora che si tratta di monitorare il mantenimento della tregua.<br><br>In Israele, Netanyahu assapora un riscatto politico/giudiziario: Trump gli &#8216;fa da spalla&#8217;, chiedendo al presidente Isaac Herzog di graziarlo dalle accuse di corruzione. Ma, sullo sfondo, c&#8217;è la mannaia dell&#8217;inchiesta sulla mancata prevenzione del 7 ottobre 2023, quando migliaia di terroristi entrarono in territorio israeliano, uccisero 1200 persone e presero 250 ostaggi.<br><br>Com&#8217;è spesso accaduto in passato nell&#8217;alternanza &#8216;guerra/diplomazia&#8217; tra Ucraina e Medio Oriente, il calare del sipario – per temporaneo che sia – sul conflitto a Gaza fa levare quello sull&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina. Trump attende a Washington il presidente ucraino Volodymyr Zelensky venerdì 17, per parlare di missili a lunga gittata Tomahawk. Darli a Kiev segnerebbe un&#8217;escalation nel conflitto e darebbe il segno dell&#8217;irritazione di Trump col presidente russo Vladimir Putin, riluttante alla pace.<br></p>
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		<title>Trump e Gaza: tregua raggiunta, ma è presto per l’euforia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 09:06:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
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		<category><![CDATA[nethanyau]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas mediato da Trump segna un passo storico, ma restano nodi cruciali su Gaza, disarmo e futuro politico.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il cessate il fuoco raggiunto tra Israele e Hamas è il risultato di settimane di manovre coordinate da Donald Trump e da un gruppo ristretto di negoziatori americani e arabi. Più che la diplomazia classica, è stata applicata una strategia tipica del settore immobiliare: ottenere un “sì” di principio e rimandare i dettagli. Un metodo che ha permesso di superare resistenze storiche, costringendo Benjamin Netanyahu e la leadership di Hamas a firmare un testo che nessuno dei due probabilmente avrebbe voluto sottoscrivere così presto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fine settembre, a margine dell’Assemblea generale dell’ONU, Trump ha incontrato rappresentanti di paesi arabi, Turchia, Pakistan e Indonesia. Da lì è circolato un piano in venti punti, già discusso in passato ma mai formalizzato: scambio di ostaggi e prigionieri, ritiro graduale dell’esercito israeliano, fine del governo di Hamas a Gaza. La differenza non stava nel contenuto, ma nella determinazione con cui Stati Uniti e partner regionali lo hanno imposto, presentando l’intesa come un fatto compiuto e rendendo politicamente troppo costoso un rifiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro questa operazione non c’è stato solo il presidente. Jared Kushner, genero di Trump ed ex architetto degli Accordi di Abramo, è tornato al centro della scena accanto a Steve Witkoff, negoziatore di fiducia e immobiliarista newyorkese. È stato il loro approccio “da real estate” a plasmare il processo: puntare al consenso di massima, posticipare i dettagli, manifestare ottimismo per rendere politicamente insostenibile un rifiuto. Paesi arabi e Turchia hanno contribuito in modo decisivo con l’idea di un “Consiglio di pace” internazionale presieduto da Trump per la ricostruzione di Gaza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano politico il bilancio appare contraddittorio. Trump può rivendicare un trionfo simbolico che rafforza la sua immagine internazionale e persino le sue aspirazioni al Nobel per la pace. Netanyahu ne esce tutto sommato indebolito, fermo a un accordo a cui forse non avrebbe sottoscritto se non fosse stato per la convinzione americana. Hamas, pur restando sotto osservazione, ottiene un risultato non marginale: la liberazione di migliaia di detenuti e la possibilità di sopravvivere politicamente al conflitto.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure una cosa va detta chiaramente, la guerra sembra in pausa e questa è a livello più alto una vittoria su tutti i fronti. Come ci si sia arrivati, in questo momento, passa in secondo piano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli osservatori più accorti però mettono in guardia dall’euforia. L’accordo riguarda soltanto la “fase uno”: cessate il fuoco, scambio di prigionieri, ritiro parziale. Restano ancora aperte le questioni decisive, dal disarmo di Hamas alla ricostruzione della Striscia fino al futuro assetto di governo. Il rischio è che l’intesa si riduca a un successo effimero, destinato a crollare non appena i nodi veri torneranno al centro della trattativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il precedente di gennaio, quando un cessate il fuoco negoziato da Trump crollò in poche settimane, resta un monito. Se la “fase due” dovesse fallire, il piano rischierebbe di essere ricordato come un capolavoro di scenografia politica più che come un passo reale verso la pace. L&#8217;accordo rappresenta certamente un punto di partenza, ma non certo un traguardo definitivo. Si tratta di un processo lungo e complesso, con esiti che rimangono altamente incerti. In questa fase, la prudenza è fondamentale, ma è ormai chiaro che, dopo il 7 ottobre, senza una risoluzione politica duratura della questione palestinese, basata sulla soluzione dei due stati, la pace e la stabilità in Medio Oriente resteranno un obiettivo lontano.</p>
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		<title>Flotilla fermata da Israele, polemiche in Italia e sciopero generale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 11:44:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[meloni]]></category>
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		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli attivisti italiani saranno rimpatriati nei prossimi giorni. In Aula Tajani chiede equilibrio, l’opposizione incalza. Domani lo sciopero generale, Salvini contro i sindacati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La scorsa notte le imbarcazioni della <strong>flotilla</strong> internazionale dirette verso <strong>Gaza</strong> sono state intercettate dalla Marina israeliana. A bordo si trovavano decine di attivisti, tra cui una nutrita presenza di italiani. Tutti sono stati fermati e trasferiti in Israele, in attesa del rimpatrio previsto nei prossimi giorni. Secondo i promotori dell’iniziativa, che denunciavano il blocco imposto da <strong>Tel Aviv </strong>sulla Striscia, l’abbordaggio rappresenta una chiara violazione del diritto internazionale. Le autorità israeliane, invece, hanno parlato di un’operazione necessaria per impedire l’ingresso di materiali “non autorizzati” a Gaza e per garantire la sicurezza dello Stato.<br><br><strong>Le reazioni della maggioranza</strong><br>La vicenda ha avuto immediata eco politica in Italia. Giorgia <strong>Meloni</strong> ha espresso “profonda preoccupazione” per i cittadini coinvolti ma ha anche ribadito la posizione di equilibrio del governo: solidarietà a chi ha subito l’azione, senza però mettere in discussione l’alleanza con Israele. In Aula, il ministro degli Esteri Antonio <strong>Tajani</strong> ha riferito assicurando che la diplomazia italiana è al lavoro per il rapido rientro dei connazionali e ha invitato a “non alimentare tensioni” su un tema tanto delicato. Una linea che cerca di tenere insieme la tutela dei cittadini italiani e il legame con Tel Aviv, pur nel crescente imbarazzo di fronte a un’operazione militare che ha suscitato critiche a livello internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le opposizioni all’attacco</strong><br>Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno accusato il governo di timidezza. “Non basta la preoccupazione – ha detto la segretaria Elly <strong>Schlein</strong> – serve una presa di posizione netta contro la violazione dei diritti umani e la libertà di movimento.” Anche Giuseppe <strong>Conte</strong> ha parlato di “ambiguità” dell’esecutivo, invitando Meloni a difendere apertamente i cittadini italiani e a pretendere chiarimenti dalle autorità israeliane. Più dura l’Alleanza Verdi-Sinistra, che chiede la sospensione delle forniture militari a Israele e un pronunciamento chiaro in sede europea. Nel complesso, il fronte d’opposizione ha colto l’occasione per evidenziare la difficoltà del governo a bilanciare realpolitik e tutela dei diritti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo sciopero generale di domani</strong><br>Intanto, sul fronte interno, l’Italia si prepara a una giornata di mobilitazione. Per domani, venerdì 3 ottobre, è stato proclamato uno <strong>sciopero generale</strong> che coinvolgerà trasporti, scuola e sanità. Le principali sigle sindacali sottolineano come la protesta non sia solo contro il caro vita e i contratti bloccati, ma anche un segnale politico in un autunno che si annuncia segnato da tensioni sociali e conflitti internazionali. Il governo teme che la serrata possa paralizzare città e servizi essenziali, aggravando il clima già acceso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Salvini contro i sindacati</strong><br>In questo contesto, le parole di Matteo <strong>Salvini</strong> hanno acceso ulteriormente il dibattito. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture ha definito lo sciopero “un errore che danneggia soltanto i cittadini, non il governo”. A suo avviso, in un momento come questo “bisognerebbe lavorare di più, non fermare il Paese”. Una dichiarazione che ha suscitato la dura replica dei <strong>sindacati</strong>, i quali rivendicano il diritto costituzionale allo sciopero e accusano la Lega di voler delegittimare le mobilitazioni sociali. Anche l’opposizione ha reagito, accusando Salvini di “arroganza” e di “non avere alcuna sensibilità per le difficoltà di lavoratori e famiglie”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>
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		<title>Tajani: “Uno spiraglio di pace in Medio Oriente. Ma Hamas deve farsi da parte”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 09:34:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[tajani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Corridoi umanitari, studenti palestinesi accolti in Italia e la linea sul riconoscimento dello Stato di Palestina. Le comunicazioni del ministro degli Esteri alla Camera.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mentre l’amministrazione Trump prova a rimettere al centro della diplomazia internazionale un piano di pace per il Medio Oriente &#8211; che prevede un cessate il fuoco, il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas entro 72 ore, il disarmo di Hamas e il graduale ritiro israeliano da Gaza, seguito da un’autorità di transizione postbellica guidata dallo stesso Trump &#8211; anche l’Italia ribadisce il suo ruolo. Alla Camera, il ministro degli Esteri <strong>Antonio Tajani </strong>ha parlato di un “concreto spiraglio di pace” dopo due anni di conflitto, pur avvertendo che “non è il momento di coltivare illusioni premature” (<em>il discorso integrale in calce al pezzo</em>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Roma, ha spiegato, intende fare la sua parte “con concretezza e senza proclami”: quasi 200 bambini palestinesi accolti negli ospedali italiani, oltre 2.400 tonnellate di aiuti alimentari consegnati nella Striscia, un corridoio universitario per studenti e ricercatori palestinesi. “Gaza non è Hamas, i palestinesi non sono Hamas”, ha ribadito Tajani, pur denunciando che la reazione militare israeliana è andata “oltre il diritto alla difesa”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano politico-diplomatico, il titolare della Farnesina ha riaffermato il sostegno alla soluzione dei “due popoli, due Stati”. L’Italia, ha detto, è pronta a riconoscere lo Stato di Palestina se saranno rispettate tre condizioni: liberazione di tutti gli ostaggi, disarmo di Hamas ed esclusione del movimento islamista da qualsiasi ruolo politico o di governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle stesse ore, la Marina israeliana ha fermato la cosiddetta Flotilla diretta a Gaza: tra i fermati ci sono 22 italiani, che saranno rimpatriati nei prossimi giorni con l’assistenza dei consolati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, un appello all’unità nazionale contro ogni forma di antisemitismo, pronunciato nel giorno di Yom Kippur: “Chi invoca la distruzione di Israele non è un critico del suo governo, è un antisemita”, ha scandito Tajani, concludendo con una promessa: “L’Italia continuerà a difendere un valore sacrosanto: la pace”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2025/10/COMUNICAZIONI-MINISTRO-TAJANI.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di COMUNICAZIONI MINISTRO TAJANI."></object><a id="wp-block-file--media-42de2c8d-57bd-487b-8f0b-6fe15040bfc2" href="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2025/10/COMUNICAZIONI-MINISTRO-TAJANI.pdf">COMUNICAZIONI MINISTRO TAJANI</a><a href="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2025/10/COMUNICAZIONI-MINISTRO-TAJANI.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-42de2c8d-57bd-487b-8f0b-6fe15040bfc2">Download</a></div>
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		<title>MO: Trump e Netanyahu hanno un piano di pace a Gaza; Hamas “deve accettarlo”</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/mo-trump-e-netanyahu-hanno-un-piano-di-pace-a-gaza-hamas-deve-accettarlo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 08:23:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Trump and Netanyahu hanno concordato un piano per finire la guerra a Gaza e si aspettano che Hamas ne accetti le condizioni”: il titolo della Ap sintetizza l’atteggiamento di prudenza, della stampa Usa.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><br>“Trump and Netanyahu hanno concordato un piano per finire la guerra a Gaza e si aspettano che Hamas ne accetti le condizioni”: il titolo piano e chiaro della Ap sintetizza l’atteggiamento diffuso di attesa, ma anche di prudenza, della stampa Usa sull’esito dell’incontro di ieri, durato circa tre ore, tra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu e la loro conferenza stampa (che tale non è stata perché i due leader, fatte le rispettive dichiarazioni, non hanno accettato domande dai giornalisti).<br><br>“Non è chiaro se Hamas accetterà il piano”, aggiunge la Ap. Ma è certo che, se non lo farà, Israele avrà “il pieno sostegno” degli Stati Uniti per “concludere il lavoro” nella Striscia di Gaza e annientare l’organizzazione terroristica.<br>Ancora prima della fine dell’incontro, La Casa Bianca aveva già diffuso il piano, sui cui contenuti Trump aveva consultato nei giorni scorsi i leader arabi, ma sulla cui stesura Hamas non è stata coinvolta. Come l’Ap, anche New York Times e Washington Post accentuano la minaccia esplicita più che l’intesa, quasi scontata, tra Usa e Israele, anzi tra Trump e Netanyahu: “Trump dice che Hamas lo deve accettare”.<br><br>Il piano prevede un cessate-il-fuoco immediato, dopo che entrambe le parti lo abbiano accettato, ed il rilascio di tutti gli ostaggi nel giro delle 72 ore successive, in cambio della liberazione di 250 ergastolani palestinesi e di 1.700 altri detenuti, più una serie di passaggi successivi, temporalmente indeterminati, relativi al progressivo ritiro di Israele dalla Striscia ed alla governance della stessa. La prospettiva di uno Stato palestinese non è negata, ma è molto sfumata; e Trump riconosce che Netanyahu vi resta contrario.<br><br>La Cnn ha un titolo molto critico: “Che cosa Trump deve imparare per portare la pace a Gaza”. Secondo la tv ‘all news’ progressista, il piano di pace per il MO può funzionare solo se il presidente “capisce la lezione del suo fallimento sull’Ucraina”, quando, dopo il vertice di Ferragosto in Alaska con il presidente russo Vladimir Putin, il cammino verso la pace pareva tracciato e, invece, non c’è poi stato nessun progresso. Pure ad Anchorage, Trump e Putin, nella sedicente conferenza stampa, non accettarono domande, dopo le rispettive dichiarazioni.<br><br><strong>MO: reazioni, evidenziati gli aspetti positivi, ma con sottolineature diverse</strong> <br>Le reazioni all’intesa tra Trump e Netanyahu, europee e dal Mondo arabo, ne evidenziano gli aspetti positivi e incoraggianti, come l’impegno dichiarato dei due leader per la pace, ma sottolineano pure quel che va ancora definito, come la mancanza di scadenze e di garanzie. Sembra che tutti abbiano ormai adottato lo stesso scherma, nel rapporto con Trump: riempirlo di elogi e, poi, tirare dritto ciascuno per la propria strada.<br><br>Così, l&#8217;Autorità nazionale palestinese, l’Anp, che sarebbe esclusa dalla governance della Striscia, accoglie con favore “gli sforzi sinceri e determinati&#8221; del presidente Trump “per fare finire la guerra a Gaza” e afferma “la propria fiducia nella sua capacità di trovare una via verso la pace&#8221;. E Paesi arabi e islamici, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Egitto, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia, rilasciano una dichiarazione congiunta in cui accolgono con favore gli sforzi di Trump “per porre fine alla guerra a Gaza”, dicendosi pronti a &#8220;cooperare positivamente&#8221; per finalizzare l&#8217;accordo e garantirne l&#8217;attuazione. I ministri degli Esteri dei diversi Paesi sottolineano alcuni punti: la ricostruzione di Gaza e i no allo sfollamento dei palestinesi e all&#8217;annessione della Cisgiordania.<br><br>Negative, invece, come prevedibile, le prime reazioni di Hamas – “un piano che pende dalla parte d’Israele” – e della Jihad palestinese – “il piano è una ricetta per l’aggressione”. Hamas giudica “inaccettabile” il ventilato coinvolgimento in un ipotetico Board of Peace dell’ex premier britannico Tony Blair: &#8220;Abbiamo accettato la formazione di un comitato che non rappresenti alcuna fazione palestinese per gestire gli affari di Gaza dopo la guerra, ma non accetteremo l&#8217;imposizione di una tutela straniera sul nostro popolo&#8221;. E rivendica il diritto allo Stato palestinese: &#8220;La resistenza armata è un diritto del popolo palestinese finché esiste l&#8217;occupazione. Se il popolo palestinese sarà liberato e verrà creato uno Stato palestinese, allora non ci sarà più bisogno né di resistenza né di armi&#8221;.<br><br>Anche in Israele, specie nell’ultradestra fanatico-religiosa, il piano suscita riserve. E non piace che Trump abbia ‘costretto’ Netanyahu, alla quarta visita quest&#8217;anno nello Studio Ovale, a chiamare il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani per esprimergli “rammarico” per le vittime qatarine dei raid a Doha contro esponenti di Hamas.<br><br><strong>MO: i contenuti del piano </strong><br>Il piano in 20 punti, &#8216;annacquato&#8217; rispetto alle bozze in 21 punti circolate in precedenza, prevede, oltre a quanto già indicato che, per ogni ostaggio israeliano deceduto i cui resti saranno rilasciati, Israele consegni i resti di 15 cittadini di Gaza deceduti.<br>Il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia sarà graduale per zone successive e sarà concordato. Gaza &#8220;sarà governata sotto l&#8217;amministrazione transitoria temporanea di un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici … Tale comitato sarà composto da palestinesi qualificati e da esperti internazionali&#8221;.<br><br>La novità è che il comitato dovrebbe avere &#8220;la supervisione e il controllo di un nuovo organismo transitorio internazionale, il Board of Peace, presieduto e guidato dal presidente Trump”. Vi saranno “altri membri e capi di Stato che saranno annunciati, incluso l&#8217;ex primo ministro Tony Blair&#8221;.<br>Gaza sarà smilitarizzata e Hamas dovrà consegnare tutte le armi. Nessun palestinese sarà costretto lasciare la Striscia. Ma, nei 20 punti, Israele non s’impegna a non annettere la Cisgiordania, anche se non ne esplicita l’obiettivo, né a riconoscere uno Stato della Palestina.<br>L’intesa fra Trump e Netanyahu arriva ad una settimana dal secondo anniversario del 7 ottobre 2023, il giorno dei raid terroristici palestinesi in territorio israeliano che fecero 1200 vittime e portarono alla cattura di circa 250 ostaggi.<br><br>Dopo aver affiancato Israele a giugno negli attacchi contro il nucleare iraniano, Trump mostrava, negli ultimi tempi, segni di frustrazione nei confronti di Netanyahu: dall&#8217;ira per i raid sul Qatar, stretto alleato degli stati Uniti nella regione, alla prospettiva di annessione della Cisgiordania, su cui Trump ha pubblicamente messo il veto.<br><br>Il magnate presidente era inoltre preoccupato per il crescente isolamento internazionale di Israele e per il rischio di compromettere l&#8217;allargamento degli Accordi di Abramo, su cui ha molto insistito, ieri, nella sua dichiarazione. Negli ultimi giorni il pressing su Netanyahu dell&#8217;Amministrazione Usa si era intensificato: da una parte, Trump esprimeva sempre maggiore ottimismo sul piano di pace; dall’altra, Steve Witkoff, inviato per il Medio Oriente, e Jared Kushner, il genero del presidente, lavoravano con il premier israeliano fino a domenica sera nel suo hotel a Washington.</p>
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		<title>Parlamento Ue, pressing sui Paesi membri: riconoscere lo Stato palestinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 14:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Bruxelles approvata una mozione che invita gli Stati membri al riconoscimento della Palestina. Già 147 Paesi ONU hanno compiuto questo passo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Continua a infiammarsi lo scenario nel Medio Oriente: mentre Gaza è teatro di un’escalation senza fine, il <strong>Parlamento europeo</strong> &#8211; in una mozione accolta durante il plenum odierno &#8211; ha invitato formalmente <strong>tutti i Paesi membri dell’Unione Europea</strong> a riconoscere <strong>il diritto della Palestina a uno Stato sovrano e riconosciuto internazionalmente</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La discussione si è svolta sotto i riflettori, tra interventi appassionati che hanno sottolineato la gravità della situazione umanitaria a Gaza e la necessità di una svolta diplomatica. Partiti sia del centrodestra che del centrosinistra hanno espresso impegno per una politica estera europea più unitaria e autonoma rispetto agli Stati Uniti. I nazionalisti conservatori hanno puntato il dito contro l’immobilismo della diplomazia tradizionale, mentre i liberali hanno invocato un riconoscimento come gesto simbolico e concreto di pace, capace di sbloccare negoziati difficili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono mancate le resistenze: alcuni eurodeputati hanno messo in chiaro che il riconoscimento va conciliato con i futuri colloqui di pace bilaterali e che l’unanimità intra-Ue rimane un ostacolo non da poco. Tuttavia, il testo approvato &#8211; pur senza scadenze imposte &#8211; contiene un invito formale pressante rivolto agli Stati membri: “Il Parlamento europeo richiede che ciascuno Stato membro si impegni, in tempi brevi, a riconoscere la Palestina come Stato”, recita la mozione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto al contesto internazionale in cui si inserisce questa richiesta, già da tempo, gran parte della comunità internazionale ha riconosciuto la Palestina. Secondo un’ampia ricognizione pubblicata da Eunews a luglio 2025, infatti, <strong>circa tre quarti degli Stati membri delle Nazioni Unite &#8211; ovvero 147 Paesi su 193 &#8211; </strong>riconoscono<strong><strong> il diritto dei palestinesi </strong></strong>di esistere come<strong><strong> </strong></strong>entità geografica e politica e  dunque <strong>vede la Palestina come Stato</strong>.<strong> Tra i 50 mancanti figurano all’appello  Stati Uniti, Canada, Australia e parte dei membri Ue</strong>.<br><br>Si tratta di un riconoscimento che si è diffuso nel tempo, attraversando continenti e fasi storiche, con un’adesione significativa da Asia, Africa, America Latina e Medio Oriente. Un mosaico diplomatico che, evidentemente, oggi l’Unione Europea ha tenuto in considerazione nel suo percorso politico verso una posizione più definita sulla questione palestinese. C’è da chiedersi se, una volta compiuto, questo passo potrà davvero incidere sugli equilibri della regione.</p>
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		<title>Tajani al Senato: da Gaza all’Ucraina, “Italia in prima linea per pace, sicurezza e stabilità”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 14:31:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[informativa]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[senato]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’informativa urgente toccati tutti i dossier: assistenza agli italiani della Flotilla, dialogo con Israele, sostegno a Kiev e a Varsavia, impegno in Libano e Siria, intesa sui dazi con gli Usa.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un’informativa a tutto campo quella resa oggi al Senato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha toccato le principali crisi internazionali: Medio Oriente, Ucraina, Polonia, Libano e Siria, oltre al dossier commerciale con gli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Medio Oriente</strong><br>Tajani ha ribadito che l’Italia garantirà assistenza diplomatica e consolare ai 58 connazionali che partecipano alla Global Sumud Flotilla. L’Unità di crisi è in contatto con la portavoce italiana dell’iniziativa, mentre l’ambasciata a Tel Aviv è stata incaricata di sensibilizzare le autorità israeliane. “Aiutare la popolazione civile di Gaza e lavorare per la pace – ha detto – è possibile solo mantenendo un dialogo franco, serrato e spesso critico con Israele”.<br>Il ministro ha aggiunto che la stabilizzazione della regione, un cessate il fuoco, la riapertura delle vie umanitarie e la creazione di uno Stato palestinese “sono tutti obiettivi possibili, ma solo mantenendo il canale di dialogo aperto con Israele”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Violenza verbale e antisemitismo</strong><br>Tajani ha ammonito contro i rischi della criminalizzazione del pensiero, ricordando l’uccisione del blogger americano Charlie Kirk: “La violenza verbale può accendere lugubri pensieri in menti malate e portare a gesti criminali”. Ha ribadito che chi dissente “non è mai un nemico, ma un avversario”, sottolineando che le critiche legittime a Israele “non devono mai alimentare un nuovo antisemitismo come quello che portò alla Shoah”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ucraina</strong><br>Il titolare della Farnesina ha confermato il sostegno italiano all’unità transatlantica e al percorso europeo di Kiev. “L’Italia ha proposto una formula modellata sull’articolo 5 della Nato, ripresa anche dal presidente Usa Joe Biden”, ha spiegato. “Il processo di adesione all’Ue, che sosteniamo con convinzione, rientra tra queste garanzie”. Ha escluso l’invio di militari italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Polonia</strong><br>“L’attacco contro la Polonia è un fatto gravissimo e inaccettabile, un’offesa alla sicurezza dell’intera area euro-atlantica”, ha dichiarato Tajani, ricordando che alla protezione del territorio hanno preso parte anche assetti italiani. “Queste iniziative russe – ha aggiunto – sono in palese contraddizione con il percorso che sembrava avviato col vertice in Alaska”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Libano e Siria</strong><br>Il ministro ha assicurato che l’Italia è “in prima linea nel sostegno al nuovo corso inaugurato dall’elezione del presidente Joseph Aoun” in Libano e che continua a sostenere “la transizione politica in Siria guidata da Ahmed Al Sharaa”. Ha ricordato il ruolo di Unifil, prorogata fino al 2026, condannando i recenti attacchi contro i caschi blu.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dazi con gli Usa</strong><br>Tajani ha infine rivendicato il ruolo del governo nel negoziato con Washington: “Abbiamo evitato una guerra commerciale che avrebbe provocato gravi danni alle nostre imprese. L’intesa raggiunta garantisce stabilità e apre la prospettiva di ulteriori esenzioni a favore di settori strategici”. Alla Farnesina è stata istituita una <em>Task Force Dazi</em> per monitorare l’applicazione dell’accordo e risolvere problemi puntuali.</p>
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		<title>Guerre: Israele attacca i mediatori, intanto i droni russi sconfinano in Polonia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 08:21:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Doha]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[guerre]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'allarme è alto. Oltre al bombardamento israeliano di un edificio della capitale del Qatar, Doha, sul fronte ucraino, droni russi hanno sconfinato in territorio polacco: vengono abbattuti da aerei Nato. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/guerre-israele-attacca-i-mediatori-intanto-i-droni-russi-sconfinano-in-polonia/">Guerre: Israele attacca i mediatori, intanto i droni russi sconfinano in Polonia</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Adesso, sfido a trovare qualcuno che si fidi ancora della volontà di negoziare del governo israeliano di Benjamin Netanyahu e della mediazione del ‘grande avallatore’ Donald Trump, che, da quando è alla Casa Bianca, non fa altro che ‘vistare’ le nefandezze di Bibi. Mentre la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è sempre più intollerabile e le vittime si accumulano a decine al giorno: è così da 23 mesi, quasi 700 giorni, oltre 64 mila morti ammazzati e di fame, soprattutto donne e bambini, dopo le esecrabili stragi terroristiche compiute il 7 ottobre 2023 in territorio israeliano – 1200 circa le vittime, 250 gli ostaggi catturati -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte ucraino, droni russi sconfinano in territorio polacco: vengono abbattuti da aerei Nato, ma l&#8217;allarme è alto. L&#8217;episodio evidenzia il rischio che un errore inneschi un ampliamento del conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>MO: il raid su Doha e le reazioni</strong><br>Martedì, l’esercito israeliano e lo Shin Bet, l’intelligence militare, hanno bombardato un edificio della capitale del Qatar, Doha, dove dirigenti di Hamas erano riuniti per valutare le proposte fatte dagli Usa per un ‘baratto’ tra ostaggi e tregua. La trattativa poteva preludere al rilascio di tutti gli ostaggi tuttora trattenuti – una cinquantina, di cui una ventina vivi – in cambio di una sospensione delle operazioni militari in corso nella Striscia di Gaza, dove Israele pretende ora l’evacuazione della città più grande, diverse centinaia di migliaia di persone che devono lasciare quel che resta delle loro case e mettersi in movimento verso villaggi di tende allestititi nel sud.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur condotto con il massimo riserbo, l’attacco a Doha sarebbe stato anticipato da Israele agli Usa, che non l’hanno bloccato. Ma non è per nulla chiaro come e con che tempi la vicenda si sia svolta. A cose fatte, la Casa Bianca prende le distanze dall’azione: Trump fa sapere di “sentirsi a disagio”, insiste di volere la pace, afferma che l’iniziativa di Israele contro Hamas in Qatar “non fa avanzare gli obiettivi di Israele e degli Usa” e lamenta di esserne stato informato troppo tardi per fermarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Qatar è il Paese che con l’Egitto media tra Israele e Hamas, praticamente dall’inizio del conflitto: l’emirato ha condannato l’azione israeliana, definita una violazione della legalità internazionale e smentisce di essere stato preavvertito dell’attacco israeliano, né da Washington né da Gerusalemme. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e molti leader europei denunciano la violazione della sovranità del Qatar e della legalità internazionale: è un’escalation “estremamente pericolosa”. Il Consiglio di Sicurezza convoca una riunione d&#8217;emergenza. L’Iran denuncia “l’atto criminale” e “la grave violazione di tutte le regole”. Papa Leone XIV nota: “Tutta la situazione è molto grave… Dobbiamo pregare…”. La strategia di Israele è così sintetizzata dal Washington Post: “Aprirsi la strada con le bombe verso la propria pace”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è chiaro quale sia stato l’esito dell’attacco israeliano. Hamas conferma l’uccisione di cinque suoi membri, fra cui un figlio di Khalil al-Hayya, il capo negoziatore. Al-Hayya e il suo capo gabinetto sarebbero, invece, vivi. Ma le informazioni vanno prese con grande cautela: altre volte, Hamas ha negato per mesi d’avere subito colpi letali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Doha, la delegazione di Hamas, guidata da al-Hayya, già vice di Yahya Sinwar, stava valutando l’ultima proposta americana per un cessate-il-fuoco nella Striscia., quando l’edificio dov’era è stato bombardato. Il premier Netanyahu si è assunto la piena responsabilità dell’azione (nome in codice ‘Il giorno del giudizio’), condotta a 1.800 chilometri da Israele e senza precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poche ore prima, c’era stato il bombardamento, con missili, di postazioni degli Huthi nello Yemen, dopo che un drone degli Huthi aveva perforato le difese aeree israeliane e raggiunto un aeroporto nel Sud del Paese, provocando lievi danni materiali e il ferimento d’una persona. I voli commerciali nello spazio aereo israeliano avevano subito un breve stop.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l’uccisione il 28 agosto da parte israeliana del loro capo Ahmed al-Rahawi, gli Huthi cercano di aumentare la frequenza e l’intensità delle loro azioni, prendendo di mira Israele o navi mercantili sulla rotta del Mar Rosso da e per il Canale di Suez.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>MO: una scena in rapido movimento, attacchi, attentati, distruzioni<br></strong>Nel quadrante mediorientale, gli eventi questa settimana si sono succeduti in rapida sequela. Israele ha intensificato le operazioni militari nella Striscia e in particolare a Gaza City, facendo implodere diversi edifici di notevole altezza – la tesi è che Hamas li utilizzava come torri di avvistamento – e accrescendo la desolazione del panorama di macerie di tutta l’area.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lunedì mattina, un attacco terroristico a una fermata di bus alla periferia di Gerusalemme ha fatto sei vittime e una dozzina di feriti – i due attentatori palestinesi, che venivano dalla CisGiordania, sono stati ammazzati sul posto da un agente fuori servizio e un cittadino armato -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Reagendo all’attentato, che Hamas ha salutato come “naturale risposta ai crimini dell’occupazione”, l’esercito israeliano ha isolato i villaggi da dove provenivano i terroristi palestinesi ed ha arrestato presunti complici, fra cui il fratello di uno dei due.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>MO: Flotilla denuncia attacchi con droni</strong><br>Nella notte tra lunedì e martedì, un drone avrebbe colpito la nave guida della Flotilla in navigazione verso la Striscia di Gaza – a bordo, c’era fra gli altri l’attivista svedese Greta Turnberg -: l’episodio, che non ha avuto conseguenze, è molto controverso. Video pubblicati sui social media della Global Sumud Flotilla mostrano la ‘Family Boat’ raggiunta, mentre è in navigazione al largo della Tunisia, da un oggetto volante luminoso, che non pare però esplodere e che non ha fatto né feriti né danni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un episodio analogo sarebbe avvenuto la notte successiva tra martedì e mercoledì, sulla nave &#8216;Alba&#8217; battente bandiera britannica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli attivisti a bordo della ‘Family Boat’ non hanno dubbi: sono stati attaccati con un drone; Tunisi smentisce, Israele tace. La ‘Family Boat’, o ‘Familia Madeira’, è una barca di 35 metri battente bandiera portoghese, che guida la spedizione verso Gaza per portare e distribuire cibo e medicinali agli abitanti stremati dai raid e dagli ordini di evacuazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la ricostruzione dell’attivista italiano Tony La Piccirella, a bordo della ‘Family Boat’, c’è stato un principio d’incendio rapidamente spento. Poi, “due poliziotti tunisini sono saliti a bordo e hanno fatto sparire le prove dell’arrivo del drone”. Gli attivisti vogliono proseguire la missione verso Gaza: La Piccirella prevede che ciò possa avvenire tra giovedì e venerdì. La ‘Family Boat’ potrebbe essere nel fine settimane in acque territoriali palestinesi, che Israele considera israeliane.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ucraina: droni russi abbattuti su Polonia, città ucraine sotto tiro, fermenti politici interni<br></strong>La Russia non riduce la pressione sulle città ucraine, con attacchi notturni che portano lutti e devastazioni e aumentano lo stress dei civili. E, nella notte tra martedì e mercoledì, la Polonia denuncia “un atto di aggressione” da parte russa sul suo territorio: oltre dieci “oggetti volanti”, droni, rilevati dai radar durante un attacco russo contro l&#8217;Ucraina occidentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esercito polacco parla di “una violazione senza precedenti dello spazio aereo polacco” e denuncia “un atto di aggressione che ha creato una reale minaccia alla sicurezza dei nostri cittadini&#8221;. I droni sono stati abbattuti – si ignora se tutti o alcuni –. Non è la prima volta che il conflitto ucraino ‘sconfina’ in Polonia, ma gli episodi precedenti non avevano mai avuto questa gravità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sull’Europa della Nato – la Polonia fa parte dell’Alleanza -, pesa la minaccia del presidente russo Vladimir Putin, per cui qualsiasi forza occidentale schierata in Ucraina in tempo di guerra sarebbe un obiettivo legittimo per le forze russe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Ucraina, dal canto suo, vuole coinvolgere i partner atlantici nella sua difesa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dice: “Migliaia di truppe occidentali potrebbero essere dispiegate in Ucraina”. L’Ue prepara nuove sanzioni in collaborazione con gli Stati Uniti per indurre Putin a incontrare Zelensky, che, dal canto suo, respinge l&#8217;idea d&#8217;un bilaterale a Mosca: “Non posso andarci mentre siamo sotto attacco ogni giorno; non posso andare da quel terrorista”, che “trasforma la diplomazia in farsa”. Intanto, secondo il Financial Times, Kiev potrebbe presto restare sguarnita di difese aeree, a causa del rallentamento nella consegna degli aiuti militari americani: “È solo questione di tempo prima che le munizioni finiscano”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma a Kiev ci sono anche fermenti politici, in vista delle elezioni presidenziali che, prima o poi, dovranno tenersi – il mandato di Zelensky è scaduto l’anno scorso -. Lunedì, Dmytro Kuleba, l’ex ministro degli Esteri ucraino, è giunto a Cracovia in Polonia, viaggiando in auto da Kiev, poco prima dell’entrata in vigore di un divieto di espatrio che lo avrebbe colpito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il decreto governativo, voluto da Zelensky, vieta i viaggi all’estero agli ex diplomatici: una misura da “Unione Sovietica”, accusa Kuleba, avvicendato nel governo l&#8217;anno scorso, e che riguarderebbe una ventina di persone. L’ex ministro afferma: “Zelensky e i suoi collaboratori non vogliono che vada all’estero a dire cose contrarie alla linea del governo”. Nei mesi scorsi, Kuleba, che potrebbe aspirare alla presidenza, aveva denunciato le riluttanze di Zelensky a perseguire la corruzione. E, nel Paese, monta la protesta contro il disegno di legge sulla coscrizione, che inasprisce le pene contro i renitenti.</p>
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		<title>Israele lancia l&#8217;offensiva su Gaza, Mosca frena sui negoziati per l&#8217;Ucraina</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/israele-lancia-loffensiva-su-gaza-mosca-frena-sui-negoziati-per-lucraina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 08:08:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[mosca]]></category>
		<category><![CDATA[putin]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Israele ha avviato la prima fase dell'offensiva militare su Gaza City: l'esercito israeliano è entrato in azione questa mattina e tiene pronte a intervenire cinque divisioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/israele-lancia-loffensiva-su-gaza-mosca-frena-sui-negoziati-per-lucraina/">Israele lancia l’offensiva su Gaza, Mosca frena sui negoziati per l’Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Israele conduce l&#8217;offensiva su Gaza, Mosca frena sui negoziati per l&#8217;Ucraina</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Da giovedì, Israele sta conducendo la prima fase dell&#8217;offensiva militare su Gaza City: l&#8217;esercito, entrato in azione ieri mattina, tiene pronte a intervenire cinque divisioni; e i riservisti richiamati sono 60 mila e si calcola che il numero salirà a 120 mila. L&#8217;esodo della popolazione è in atto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il New York Times titola: “Con le sue mosse in CisGiordania e nella Striscia, Israele sfida l&#8217;indignazione globale”; e spiega: “Israele approva nuovi insediamenti in CisGiordania, appartamenti per oltre 10 mila person, uno schiaffo alle speranze di uno Stato palestinese”. L’obiettivo dichiarato: far venire meno le condizioni per la creazione di uno Stato palestinese e compromettere le possibilità di un accordo per una tregua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo una decina di giorni in cui le notizie sull&#8217;Ucraina avevano prevalso sui media internazionali, riducendo un po&#8217; l&#8217;attenzione sulle decisioni del governo guidato da Benjamin Netanyahu, la guerra nella Striscia di Gaza, che ha già fatto oltre 62 mila vittime palestinesi, in maggioranza bambini e donne, torna in primo piano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Papa Leone XIV invita alla preghiera e al digiuno per una pace “disarmata e disarmante”. E un’organizzazione internazionale sostenuta dall’Onu, la Integrated Food Security Phase Classification, l’Ipc, dice che la carestia che attanaglia Gaza City potrebbe presto coinvolgere altre città della Striscia, come Deir al-Balah e Khan Younis. Messo milione di persone sono a rischio di malnutrizione, denutrizione e morte- Le autorità israeliano contestano questi dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;offensiva, decisa dieci giorni or sono e largamente annunciata, vuole dare a Israele pieno controllo di Gaza City, svuotata di un milione di abitanti – circa la metà del totale della Striscia – e ormai riotta in gran parte a una spianata di macerie. Alla vigilia dell’offensiva, nella giornata di mercoledì, i morti fatti dai militari israeliani sono stati decine: almeno 80, secondo fonti palestinesi. E, da ieri, le vittime continuano a contarsi a decine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra va avanti dall&#8217;8 ottobre 2023, dopo che, il 7 ottobre, raid terroristici condotti da Hamas e altri gruppi palestinesi avevano fatto circa 1200 vittime in Israele e portato alla cattura di circa 250 ostaggi, una cinquantina dei quali devono ancora essere restituiti alle loro famiglie – una ventina sarebbero ancora vivi -.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Israele. Offensiva su Gaza City, le reazioni internazionali</strong><br>Le due iniziative israeliane – l&#8217;inizio dell&#8217;offensiva e il via libera a ulteriori insediamenti – suscitano timori e condanne quasi in tutto il Mondo. L&#8217;Unione europea e le Nazioni Unite chiedono a Israele di ripensarci. L&#8217;Amministrazione Trump 2, invece, sembra dare il suo avallo; anzi, il Dipartimento di Stato licenzia un funzionario che, la scorsa settimana, aveva espresso le proprie condoglianze dopo l&#8217;uccisione di una troupe di giornalisti di Al Jazeera, insieme ad altri civili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il Washington Post, il licenziamento di Shahed Ghoreishi, che aveva anche espresso critiche al trasferimento forzato di centinaia di migliaia di palestinesi nella Striscia, vuole mandare “un messaggio raggelante” ai funzionari del Dipartimento di Stato: ogni forma di comunicazione che non suoni pro-israeliana non sarà tollerata, anche se consona a consolidate linee guida politiche degli Stati Uniti, tipo il rispoetto dei diritti umani e del diritto internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;offensiva militare e il via libera ai nuovi insediamenti, il cui obiettivo dichiarato è privare di senso l&#8217;espressione Stato palestinese, facendo venire meno la continuità territoriale delle aree controllate dalle autorità palestinesi, arrivano mentre ancora si attende la risposta israeliana alle ultime proposte negoziali arrivate dal Cairo e già accettate da Hamas: l&#8217;idea, non nuova, è una tregua, in cambio della liberazione di una decina di ostaggi e della restituzione dei corpi di una ventina; la tregua dovrebbe servire a negoziare la cessazione delle ostilità e la restituzione di tutti gli ostaggi. Ma il no di Israele a questo piano appare implicito in quanto sta avvenendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il premier Netanyahu ritiene tuttavia compatibile il via libera all’offensiva su Gaza City e la ripresa delle trattative sul rilascio degli ostaggi. Domenica scorsa, un milione di israeliani in tutto il Paese avevano manifestato chiedendo al governo di dare priorità alla liberazione degli ostaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ucraina: Mosca frema, &#8216;Putin aspetta che Trump si stufi&#8217;</strong><br>L&#8217;Ucraina resta, comunque, alta nelle notizie. Il Washington Post ci apre: “I limiti della diplomazia di Trump appaiono chiari nel momento in cui Mosca frena sui piani di pace per l&#8217;Ucraina e oppone resistenza a un Vertice fra Putin e Zelensky e sulle garanzie di sicurezza”, alla cui definizione vuole – ovviamente – partecipare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornale ricorda che le affermazioni di Trump dopo il vertice di Ferragosto in Alaska con Putin, secondo cui le posizioni del leader russo “erano cambiate”, avevano lasciato stupiti gli analisti”: esse si rivelano ora false. In un commento, il giornale scrive che Putin, dal canto suo, era uscito bene dal vertice con Trump, ma che ora sta forse esagerando e suscita la reazione ucraina ed europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Politico, invece, il presidente russo sta semplicemente aspettando che Trump “si stufi” dell&#8217;Ucraina e si dedichi ad altro, giocando sulla volubilità e l&#8217;incostanza del magnate presidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il New York Times, il modo di condurre le trattative sull’Ucraina di Trump è “un volare alla cieca”: il magnate presidente si priva di uomini di esperienza intono a lui in momenti cruciali e ha “poche fonti di consiglio competente e&nbsp; indipendente”: un dato che era già emerso con evidenza la settimana scorsa, durante il vertice in Alaska con il presidente russo, quando la delegazione russa aveva ben oltre 50 anni di esperienza diplomatica e quella Usa a mala pena cinque e mezzo, uscendo sovrastata 10 a uno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A testimonianza dell’inesperienza del team Trump, il NYT racconta che il vice JD Vance ha invitato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a “rigare diritto” nell’ultimo incontro alla Casa Bianca, lunedì scorso. Parole simili a quelle dette il 28 febbraio, quando Zelensky venne verbalmente assalito nello Studio Ovale da Trump e Vance.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la Cnn, lo sforzo di pace in Ucraina di Trump “sta vacillando” e il Wall Street Journal ricostruisce come, in soli quattro giorni, un’iniziativa che pareva lanciata, dopo il vertice in Alaska e gli incontri di lunedì alla Casa Bianca, s’è arenata: il recente ottimismo è svanito e, mentre aspetta nuove risposte, Trump cambia di nuovo linguaggio e dice che l’Ucraina non può vincere la guerra se non colpisce la Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre sul fronte internazionale, c&#8217;è una esclusiva del Wall Street Journal: la Corea del Nord disporrebbe di una base segreta per il lancio di missili a lungo raggio lungo la frontiera cinese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo primo mandato, Trump aveva incontrato tre volte il dittatore nord-coreano Kim Jong-un, con l&#8217;intento di ottenere la &#8216;denuclearizzazione&#8217; del Paese che, da allora, ha aumentato il proprio arsenale missilistico e nucleare. L&#8217;unico risultato di quei vertici fu la riabilitazione internazionale del dittatore nord-coreano, così come il vertice in Alaska ha &#8216;sdoganato&#8217; Putin da paria a leader cui rendere onore e con cui negoziare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo primo mandato, Trump aveva incontrato tre volte il dittatore nord-coreano Kim Jong-un, con l&#8217;intento di ottenere la &#8216;denuclearizzazione&#8217; del Paese che, da allora, ha aumentato il proprio arsenale missilistico e nucleare. L&#8217;unico risultato di quei vertici fu la riabilitazione internazionale del dittatore nord-coreano, così come il vertice in Alaska ha &#8216;sdoganato&#8217; Putin da paria a leader cui rendere onore e con cui negoziare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, in Italia, a Rimini, è stato arrestato un ucraino di 49 anni, Serhii Kuznietov, apparentemente in vacanza con la famiglia. Kuznietov era colpito da mandato di cattura internazionale in quanto presunto coordinatore del sabotaggio, nel settembre 2022, al gasdotto Nord Stream nel Mar Baltico, un’azione a lungo &#8211; e un po’ assurdamente &#8211; attribuita ai russi, ma che sarebbe stata invece – molto più logicamente &#8211; opera dei servizi segreti ucraini.</p>
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