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	<title>Articoli di Jacopo Bernardini, autore presso The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/author/jacopo-bernardini/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 05 Jun 2026 09:54:19 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>La nuova sfida italiana: trasformare la dipendenza in vantaggio strategico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 09:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)Nel nuovo grande gioco geopolitico dell’energia, l’Italia si trova davanti a un paradosso. Da un lato, è uno...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/la-nuova-sfida-italiana-trasformare-la-dipendenza-in-vantaggio-strategico/">La nuova sfida italiana: trasformare la dipendenza in vantaggio strategico</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Nel nuovo grande gioco geopolitico dell’energia, l’Italia si trova davanti a un paradosso. Da un lato, è uno dei Paesi europei più esposti alla volatilità dei mercati energetici; dall’altro, è anche uno dei mercati che più rapidamente stanno attirando investimenti nelle infrastrutture per la transizione. È su questa tensione — tra vulnerabilità e opportunità — che si gioca oggi una parte decisiva della competitività industriale europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso che al Festival dell’Energia il tema della sicurezza energetica sia tornato al centro del confronto tra istituzioni, utility, operatori infrastrutturali e industria. Perché l’energia non è più soltanto una questione ambientale o industriale: è diventata un tema di sovranità economica, resilienza geopolitica e sicurezza strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo dimostrano gli ultimi anni. La crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina e le recenti tensioni in Medio Oriente hanno reso evidente quanto il prezzo dell’energia possa incidere sulla tenuta economica di un Paese. Andy Kinsella, founder e CEO di Aer Soléir, sintetizza il punto in modo netto: «I recenti sviluppi geopolitici hanno dimostrato quanto l’indipendenza energetica strategica sia vitale per la competitività e la sicurezza di lungo periodo dell’Europa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo, per l’Italia, è strutturale. Il sistema energetico nazionale continua a dipendere in larga misura dalle importazioni di gas e, in generale, da una produzione ancora fortemente esposta alle oscillazioni internazionali. Aer Soléir osserva come, durante le recenti tensioni sui mercati energetici, i prezzi elettrici italiani siano arrivati a essere fino a dieci volte superiori rispetto a quelli di Paesi come Spagna o Norvegia, caratterizzati da una maggiore disponibilità di produzione domestica e rinnovabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una differenza che racconta molto più di una semplice dinamica di mercato. Significa che i sistemi energetici fondati su una maggiore autonomia produttiva riescono ad assorbire meglio gli shock geopolitici. E significa anche che la transizione energetica non può più essere letta soltanto come una questione climatica: è anche una politica industriale e di sicurezza nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui la corsa agli investimenti in rinnovabili, reti e sistemi di accumulo. Non basta produrre energia pulita: occorre renderla stabile, distribuibile e disponibile nei momenti di picco. In questo quadro si inserisce la strategia di Aer Soléir, gruppo irlandese che considera oggi l’Italia il principale mercato europeo di crescita. Dopo l’avvio del progetto BESS di Rondissone, in Piemonte — uno dei più grandi sistemi di accumulo in costruzione nel Paese, con 250 MW di potenza e 1 GWh di capacità — la società punta a sviluppare nel mercato italiano un portafoglio da circa 1.500 MW tra eolico, fotovoltaico e storage.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Kinsella, il tema non riguarda soltanto la capacità produttiva, ma la tenuta complessiva del sistema infrastrutturale europeo. «L’Italia deve rafforzare e diversificare la propria produzione energetica domestica, anche attraverso infrastrutture rinnovabili e di accumulo», osserva. Ma il vero collo di bottiglia, aggiunge la società nei suoi documenti strategici, è ormai la rete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto è cruciale. Negli ultimi vent’anni il problema principale per gli sviluppatori era assicurarsi contratti di acquisto dell’energia. Oggi, invece, la sfida è ottenere capacità di connessione e accesso alle infrastrutture di trasmissione. La transizione energetica europea rischia infatti di rallentare non tanto per mancanza di tecnologia o capitali, quanto per l’insufficiente velocità autorizzativa e infrastrutturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che si apre il vero confronto politico ed economico dei prossimi anni. Perché rendere l’Italia energeticamente più indipendente significa accelerare su autorizzazioni, reti, accumuli e capacità produttiva domestica. Ma significa anche decidere quanto velocemente il Paese vuole trasformare la propria vulnerabilità energetica in un vantaggio competitivo industriale e geopolitico.</p>
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		<title>Farmaceutica, la Lombardia resta il centro del sistema. Ma ora pesa la sfida della competitività</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 12:43:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Farmaceutica: in Lombardia export a 11,9 miliardi e metà degli studi clinici italiani. Le imprese: servono regole stabili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/farmaceutica-la-lombardia-resta-il-centro-del-sistema-ma-ora-pesa-la-sfida-della-competitivita/">Farmaceutica, la Lombardia resta il centro del sistema. Ma ora pesa la sfida della competitività</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Lombardia continua a rappresentare il baricentro dell’industria farmaceutica italiana, tra produzione e ricerca. Oltre 100 imprese, più di 25 mila addetti diretti e un indotto che porta il totale sopra le 50 mila unità: circa metà della presenza nazionale si concentra qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato più rilevante, però, è quello sulla ricerca. Nella regione si svolge oltre il 50% degli studi clinici italiani, con investimenti pari a 640 milioni di euro e circa 2.500 addetti dedicati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sostenere il sistema è anche l’export. Nel 2025 le esportazioni farmaceutiche lombarde hanno raggiunto 11,9 miliardi di euro — circa il 20% del totale nazionale — con una crescita del 167% nell’ultimo decennio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema della competitività è stato al centro dell’incontro promosso da Farmindustria nello stabilimento Bayer HealthCare Manufacturing.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i presenti, il sottosegretario all’Innovazione <strong>Alessio Butti</strong>, la vicepresidente del Senato <strong>Licia Ronzulli</strong> e il sottosegretario alla Salute <strong>Marcello Gemmato</strong>, intervenuto in collegamento video. Per il mondo industriale, la CEO di Bayer Italia <strong>Arianna Gregis</strong> e <strong>Lucia Aleotti</strong>, insieme al presidente di Farmindustria <strong>Marcello Cattani</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Grecis (Bayer): &quot;Otto miliardi di compresse prodotte a Garbagnate per milioni di pazienti&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/YufTP5-zsBI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">«La Lombardia è uno dei motori del pharma europeo», ha osservato Cattani, sottolineando come in uno scenario più instabile «diventi ancora più evidente il valore strategico di una <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/farmaci-ricerca-e-sicurezza-perche-leuropa-rischia-di-perdere-la-partita-globale/">filiera</a> solida e innovativa».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Cattani (Farmindustria): &quot;La farmaceutica è il settore più vitale in Italia&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/iB3Txs2vyXM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sul <a href="https://www.farmindustria.it/">settore</a> pesa anche l’incertezza legata alle nuove dinamiche internazionali sui prezzi dei farmaci, a partire dalla cosiddetta “Most Favored Nation” negli Stati Uniti: un meccanismo che punta a legare i prezzi dei medicinali rimborsati a quelli praticati nei Paesi dove sono più bassi, come diversi mercati europei. Una scelta che potrebbe comprimere i margini sul mercato americano — oggi il più redditizio — e incidere sulle decisioni di investimento, produzione e ricerca delle aziende a livello globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui la richiesta di «politiche capaci di sostenere innovazione, investimenti e attrattività», superando meccanismi ritenuti penalizzanti come il payback.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Aleotti (Farmindustria): &quot;Costi e supply chain da fronteggiare, ma nessuna criticità immediata&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/uSbyCAbQvJM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">A livello nazionale, il comparto vale oltre 69 miliardi di export e mantiene un saldo commerciale positivo. Ma la partita, ormai, non si gioca più solo sui volumi: riguarda la capacità del Paese di restare attrattivo per ricerca e produzione in una competizione sempre più aperta.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Farmaceutica, Butti (Sottosegretario): &quot;Innovazione porta grandi risparmi da reinvestire&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/yJCmpG4XgUg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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		<title>Turismo, la nuova mappa dei flussi globali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 12:48:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il turismo non si ferma. Cambia. E lo fa seguendo la geopolitica. alano alcune provenienze tradizionali, come la Cina e i Paesi del Golfo. Si rafforzano Stati Uniti, Europa, America Latina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/trasporti/turismo-mappa-flussi-globali/">Turismo, la nuova mappa dei flussi globali</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista</em>)<br>Il turismo non si ferma. Cambia. E lo fa seguendo la geopolitica. alano alcune provenienze tradizionali, come la Cina e i Paesi del Golfo. Si rafforzano Stati Uniti, Europa, America Latina. Le rotte si allungano, i costi salgono, le scelte diventano più selettive. Il risultato è un turismo meno di massa e più polarizzato: viaggia chi può permetterselo, spende chi ne ha maggiore capacità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trasporto aereo, in particolare, è diventato un fattore discriminante: prezzi più alti, capacità non sempre allineata alla domanda e rotte ridisegnate dalle tensioni internazionali. Viaggiare costa di più e richiede maggiore pianificazione. Questo tende a ridurre i flussi più sensibili al prezzo e a rafforzare quelli a più alta capacità di spesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo in cui la geopolitica si è ormai trasformata in geoeconomia, forse occorrerebbe coniare una nuova categoria per leggere questi movimenti: il geo-turismo. I flussi di viaggio riflettono sempre di più equilibri, tensioni e nuove gerarchie globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per leggere questi cambiamenti, il Tax Free Shopping è un indicatore particolarmente utile. Non misura semplicemente quanti turisti arrivano, ma chi sono e quanto spendono. In altre parole, fotografa la qualità della domanda internazionale, intercettando i segmenti più dinamici e ad alto valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio da qui che emerge il nuovo equilibrio. L’Europa tiene, e l’Italia anche. Ma cambia la composizione della domanda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questa capacità è sostenuta da un mercato in profonda mutazione geografica e anagrafica &#8211; osserva Stefano Rizzi, Managing Director Italy di Global Blue, società leader nel settore -. Da un lato, si consolida il ruolo degli Stati Uniti come vero motore degli acquisti Tax Free in Italia, affiancati dalla forte accelerazione dei turisti provenienti dall&#8217;America Latina».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’altro lato, però, «registriamo ancora un affaticamento del mercato asiatico, in particolare quello cinese». Un riequilibrio netto, che sposta il baricentro del turismo internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo cambiamento emerge con chiarezza nei grandi eventi. Il Salone del Mobile, a Milano, si conferma un acceleratore: la settimana della Design Week resta quella con i volumi di spesa più alti dell’anno, trainata ancora una volta dalle Americhe. Un evento che ha restituito un segnale di speranza anche dal fronte asiatico: durante la settimana del design, lo shopper cinese è tornato a crescere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sotto la superficie c’è un cambiamento più profondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«A dettare il ritmo di questa crescita sono due leve complementari: il turismo d’élite e il dinamismo della Gen Z &#8211; spiega Rizzi &#8211; in costante aumento sia per numero di shopper che per volumi di spesa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due pubblici diversi, ma accomunati da una forte selettività e da aspettative sempre più alte. I primi cercano destinazioni stabili, servizi di alto livello e continuità dell’esperienza. I secondi portano nuovi comportamenti, maggiore attenzione all’esperienza e una relazione diversa con il consumo, sempre più ibrida tra fisico e digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Per capitalizzare al meglio la nostra attrattività, occorre farsi trovare preparati &#8211; continua Rizzi. E il punto è chiaro &#8211; lo sviluppo di una reale cultura dell&#8217;accoglienza diventa il fattore discriminante».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tradotto: investire lungo tutta la filiera, dalle strutture ricettive alle boutique, partendo dalla formazione per comprendere abitudini e differenze culturali. E rendere il momento dell’acquisto un’esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia resta una destinazione forte. Ma in un mercato che si restringe e si seleziona, bisogna saper trattenere, orientare. E trasformare la presenza in valore.</p>
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		<title>Mobilità, la transizione graduale: cresce il noleggio, l’auto resta centrale</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/trasporti/mobilita-transizione-noleggio-centrale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 13:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La trasformazione della mobilità è in corso, ma segue traiettorie meno lineari di quanto si immaginasse negli ultimi anni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione della mobilità è in corso, ma segue traiettorie meno lineari di quanto si immaginasse negli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il racconto dominante parlava di elettrico di massa, sharing diffuso e progressivo abbandono dell’auto privata. I dati restituiscono invece un quadro più articolato: l’auto continua a rappresentare il perno degli spostamenti quotidiani, mentre le soluzioni alternative restano complementari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la ricerca realizzata da <a href="https://www.aniasa.it/">ANIASA</a> e Bain &amp; Company, oltre il 75% degli italiani utilizza l’auto con regolarità, mentre car sharing, monopattini e altre forme di mobilità condivisa restano di nicchia, utilizzate in modo occasionale. Più che una sostituzione, emerge un modello ibrido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sul fronte dell’elettrificazione il percorso appare meno lineare. La crescita c’è, ma resta legata in larga parte a incentivi e campagne promozionali. In Italia, le auto elettriche pure si attestano tra il 5% e il 7% delle immatricolazioni, con picchi temporanei legati a offerte straordinarie e un ritorno ai livelli precedenti una volta esaurite le misure di sostegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A incidere è soprattutto la <a href="https://www.thewatcherpost.it/trasporti/mobilita-italiani-si-spostano-auto-dominante/">dimensione economic</a>a. Negli ultimi dieci anni il prezzo medio delle auto nuove è aumentato di oltre il 50%, mentre i redditi familiari sono cresciuti molto meno (+29%), ampliando il divario tra costo e capacità di spesa. Il risultato è un accesso più difficile, soprattutto nei segmenti più innovativi, con una quota crescente di famiglie che rinvia l’acquisto o si orienta verso l’usato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo contesto che si rafforza il ruolo del noleggio. Secondo il 25° Rapporto ANIASA, associazione di riferimento del settore, patrocinato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il comparto ha raggiunto 1,5 milioni di veicoli in flotta e rappresenta il 34% delle immatricolazioni nazionali, confermandosi uno dei principali driver del mercato automotive .</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’avanzata della mobilità a noleggio nel nostro Paese è ormai un trend strutturale: consente a cittadini e imprese di accedere a soluzioni aggiornate senza sostenere i costi e i rischi della proprietà e accelera il ricambio del parco circolante”, osserva il Presidente di Aniasa, Italo Folonari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un peso crescente che riflette anche un cambio culturale: dal possesso all’utilizzo del veicolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il noleggio consente di accedere a un’auto nuova con costi più prevedibili e senza esporsi all’incertezza legata all’evoluzione tecnologica. Allo stesso tempo, favorisce un ricambio più rapido del parco circolante, con effetti in termini di sicurezza ed emissioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/05/Noleggio-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-63036" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/05/Noleggio-768x1024.jpeg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/05/Noleggio-225x300.jpeg 225w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/05/Noleggio-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/05/Noleggio.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri evidenziano una dinamica differenziata tra i segmenti. Il lungo termine continua a crescere, con oltre 13 miliardi di euro di fatturato e una flotta che supera 1,3 milioni di veicoli, mentre il breve termine è trainato in particolare dal canale aeroportuale, che genera il 60% del business. Più complessa la situazione del car sharing, che non ha ancora raggiunto la sostenibilità economica e risente dell’aumento dei costi operativi e di un quadro regolatorio frammentato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta però un equilibrio delicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore si confronta con un contesto normativo e fiscale in evoluzione, mentre a livello europeo si rafforzano le pressioni per l’elettrificazione delle flotte. ANIASA segnala il rischio che l’introduzione di quote obbligatorie troppo rigide possa produrre effetti opposti a quelli attesi, rallentando il rinnovo dei veicoli e gli investimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto centrale resta quello dell’accessibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mobilità del futuro non dipenderà solo dalla disponibilità di nuove tecnologie, ma dalla loro capacità di essere adottate su larga scala. Senza un equilibrio tra innovazione e sostenibilità economica, il rischio è quello di una transizione incompleta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che una rivoluzione, quindi, quella in corso appare come una fase di adattamento. In cui modelli tradizionali e nuove soluzioni convivono, e strumenti come il noleggio assumono un ruolo crescente nel rendere il cambiamento più graduale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È su questo equilibrio — tra innovazione, costi e domanda reale — che si giocherà il futuro della mobilità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/trasporti/mobilita-transizione-noleggio-centrale/">Mobilità, la transizione graduale: cresce il noleggio, l’auto resta centrale</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Made in Italy tra crisi globali e nuove traiettorie: resilienza, identità e sfida europea. La mission di Marinella</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-marinella-crisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi, energia e mercati instabili, le imprese italiane puntano su artigianalità, diversificazione e qualità per restare competitive.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-marinella-crisi/">Made in Italy tra crisi globali e nuove traiettorie: resilienza, identità e sfida europea. La mission di Marinella</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Il Made in Italy si misura oggi con un mondo che cambia rapidamente, dove gli equilibri economici e geopolitici si ridefiniscono con maggiore frequenza e intensità. Tra tensioni commerciali, nuovi dazi e instabilità — dai dazi USA allo Stretto di Hormuz — fare impresa significa muoversi in un contesto più articolato e incerto, che richiede capacità di adattamento e visione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo scenario che si inserisce la settimana dedicata al Made in Italy Day, momento simbolico per riflettere sul valore economico, culturale e identitario delle imprese italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo racconta bene Alessandro Marinella, quarta generazione alla guida della storica maison napoletana fondata nel 1914, simbolo di un lusso discreto e artigianale. «Fortunatamente siamo stati poco impattati direttamente — spiega — anche perché il nostro modello è molto particolare: non siamo ovunque, non dipendiamo da grandi piattaforme distributive globali. Vendiamo in Italia e in alcune boutique selezionate in Europa e negli Stati Uniti, mentre a est siamo presenti solo in Giappone». Una scelta che, in tempi normali, può rappresentare un limite. Ma che oggi diventa un vantaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un’economia sempre più esposta alle tensioni globali, la minore dipendenza da grandi mercati o da filiere complesse riduce i rischi. «Lo abbiamo visto anche con la guerra in Ucraina», osserva Marinella. Tuttavia, gli effetti indiretti si fanno sentire: aumento dei costi energetici e logistici, pressione sui prezzi, rallentamento dell’export. «L’innalzamento dei prezzi, dalla benzina ai trasporti, pesa su tutte le aziende. E poi c’è un contesto generale difficile: l’Italia che cresce poco, i tassi di interesse, un’Europa ancora troppo disunita».</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questa frammentazione, secondo molti imprenditori, uno dei principali punti deboli del sistema. In un mondo che si riorganizza per blocchi — con nuovi equilibri tra Occidente e Oriente — la mancanza di una strategia comune rischia di penalizzare le imprese europee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, anche dentro questo scenario, alcuni indicatori tengono. «Il turismo di fascia alta, per esempio, in Italia resta forte. E alla fine, la torta complessiva regge», dice. È una fotografia tipica del Made in Italy contemporaneo: non una crescita lineare, ma una capacità di compensare le difficoltà con altre leve — dalla domanda internazionale al valore percepito del prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, il “saper fare” torna centrale. Non solo come elemento identitario, ma come vero fattore competitivo. «Per noi la sartorialità è tutto», afferma Marinella. «Il vero lusso è fatto a mano, ed è qualcosa che va difeso». Una posizione che riflette una tensione più ampia: quella tra un’industria del lusso sempre più globalizzata e una manifattura che rivendica autenticità, controllo della filiera e qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non a caso, molte aziende stanno rafforzando il controllo sui propri fornitori o internalizzando parti della produzione. Ma il “saper fare” oggi non basta da solo. Va accompagnato da trasformazioni profonde: digitalizzazione, sostenibilità, diversificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marinella lo racconta con pragmatismo: «Abbiamo lavorato molto sui processi interni e sull’e-commerce, ma anche sul prodotto, ampliando l’offerta oltre la cravatta». Una necessità, più che una scelta. In un mercato in cui i codici dell’eleganza cambiano, la diversificazione diventa una forma di resilienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a questo, cresce l’attenzione alla sostenibilità, soprattutto tra le nuove generazioni. «C’è una sensibilità diversa», osserva. Certificazioni, riduzione della plastica, attenzione alla filiera: non sono più elementi accessori, ma parte integrante del posizionamento di marca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine, la sensazione è che il Made in Italy si trovi oggi in una fase di transizione. Più esposto ai rischi globali, ma anche più consapevole delle proprie specificità. Più fragile sul piano macroeconomico, ma ancora solido nelle sue radici produttive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Spero in un ritorno al dialogo internazionale», conclude Marinella. Forse è questa la vera condizione perché il sistema possa continuare a crescere. Perché, al netto delle crisi, resta un dato: il valore del Made in Italy non è solo economico, ma culturale. E continua a essere riconosciuto nel mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-marinella-crisi/">Made in Italy tra crisi globali e nuove traiettorie: resilienza, identità e sfida europea. La mission di Marinella</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Camisa: “Serve più coraggio su industria ed energia, le Pmi non possono reggere da sole”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 12:51:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parla Cristian Camisa, presidente di Confapi, la principale organizzazione datoriale italiana rappresentativa delle medie e piccole imprese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/camisa-serve-piu-coraggio-pmi-italia/">Camisa: “Serve più coraggio su industria ed energia, le Pmi non possono reggere da sole”</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Dopo le turbolenze di fine marzo, segnate dal taglio delle risorse al piano Transizione 5.0 — ridotte da 1,3 miliardi a 537 milioni — e dal successivo dietrofront del governo, che le ha ripristinate e rafforzate fino a 1,5 miliardi, il clima tra istituzioni e mondo produttivo è tornato positivo. Un segnale consolidato anche sul fronte europeo, dopo l’incontro di mercoledì a Roma tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, le organizzazioni imprenditoriali e il vicepresidente della Commissione UE, Stéphane Séjourné. Lo conferma Cristian Camisa, presidente di Confapi, la principale organizzazione datoriale italiana rappresentativa delle medie e piccole imprese, pur avvertendo che &#8220;il momento resta comunque molto complicato&#8221;. Confapi riunisce oltre 116.000 aziende industriali, per un totale di 1,2 milioni di addetti, al centro del dibattito e interlocutore privilegiato delle istituzioni in tema di politiche economiche. Camisa, 52 anni, piacentino, da oltre tre anni è alla guida della Confederazione, dopo un inizio di carriera nel settore automotive (Volkswagen e FIAT) è entrato nel 2008 nell’azienda di famiglia, la T.T.A. (Tecno Taglio Acciai), dove è Presidente e amministratore delegato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mercoledì 8 aprile con il ministro Urso ha avuto, assieme alle altre grandi organizzazioni imprenditoriali, un confronto con il Vicepresidente della UE e Commissario all’Industria, Sejourné. Come è andata?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’esito è stato molto positivo, perché la manifattura è tornata al centro delle discussioni con l’Europa. Quel che abbiamo chiesto è di avere tempi più rapidi e certi sui processi decisionali che ci riguardano. Ci confrontiamo con Cina e Stati Uniti, dove le decisioni sono rapidissime. Ritardi e lungaggini in Italia e in Europa ci penalizzano. Questo incontro è un primo passo per far tornare le Pmi industriali al centro del dibattito a Bruxelles. Aggiungo un commento sul tema dei conti pubblici: nessun dogma sul non sforare: meglio sforare e avere ancora un tessuto industriale piuttosto che mantenere conti in ordine ma con aziende che falliscono».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tornando in Italia, con il decreto carburanti è rientrato anche il credito Transizione 5.0 per gli investimenti in efficienza e innovazione delle imprese. Quale è il clima attuale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’incontro della scorsa settimana con il ministro Urso e il ministro Foti è stato importante, perché ha ristabilito il rapporto fiduciario con le imprese. Abbiamo fatto con loro un lavoro preliminare per trovare soluzioni adeguate. Il taglio del credito d’imposta per gli investimenti avrebbe messo in difficoltà molte attività, soprattutto quelle di piccole dimensioni. Un risultato ancora più positivo se si considera il complicato scenario internazionale, che si somma al tema dazi degli USA. Uno scenario che per essere affrontato nel migliore dei modi deve basarsi su un solido patto tra istituzioni e imprese».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quale è, in questo momento, lo stato di salute delle Pmi italiane?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Abbiamo condotto un’indagine tra i nostri associati, per capire quale impatto stimano sui loro bilanci dagli scenari di guerra. Il risultato: una riduzione della marginalità tra il 2% e il 5%. Per le imprese con un Ebitda basso, questo calo può portare a situazioni di difficoltà. Altro dato che emerge: un’impresa su due ha interrotto gli investimenti e quattro su dieci hanno bloccato le assunzioni».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prima di Pasqua il governo ha rinnovato il taglio delle accise sui carburanti. Sul fronte imprese come vanno le cose? Le aziende italiane pagano l’energia più delle francesi o tedesche…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«È così: già partivamo, prima dell’attuale crisi, da una situazione sfavorevole: 108 euro al MWh contro i 60 di Francia e poco più di 80 della Germania. Da marzo il contesto è peggiorato. Le nostre aziende soffrono di un gap strutturale per scelte di politica economica e fiscale che continuano a penalizzarci».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cosa chiede, come Presidente di una Confederazione che rappresenta 116.000 imprese, all’esecutivo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Siamo coscienti delle difficoltà per il bilancio pubblico di rispettare i vincoli europei in tema di disavanzo. Ma l’economia reale, le attività produttive, stanno soffrendo molto. Forse si potrebbe accettare di avere una situazione di finanza pubblica meno in salute, se questo servisse ad evitare un effetto domino esiziale per molte imprese. Una posizione difficile, mi rendo conto, ma stiamo davvero viaggiando su un sentiero pericoloso».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quale sarebbe a suo avviso una misura utile?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Un credito imposta per gli investimenti delle aziende energivore e a media tensione che compensi il gap attuale rispetto all’Europa. Il ritorno sarebbe molto positivo per imprese, economia reale e quindi famiglie».</p>
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		<title>Voli deviati e turismo globale sotto pressione: il conflitto pesa sugli hub del Golfo e ridisegna i flussi dei viaggi internazionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 11:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi rallenta i grandi nodi del traffico aereo e costa milioni al giorno al settore, Parte dei flussi si sposta verso il Mediterraneo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/voli-deviati-e-turismo-globale-sotto-pressione-il-conflitto-pesa-sugli-hub-del-golfo-e-ridisegna-i-flussi-dei-viaggi-internazionali/">Voli deviati e turismo globale sotto pressione: il conflitto pesa sugli hub del Golfo e ridisegna i flussi dei viaggi internazionali</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></em><br>Rotte cancellate, voli deviati e aeroporti improvvisamente isolati. Nel giro di pochi giorni milioni di viaggiatori hanno subito le conseguenze dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran.<br>Il Medio Oriente è da tempo una destinazione turistica sempre più frequentata, ma è soprattutto uno dei principali snodi del traffico aereo globale. Gli hub di Dubai, Doha e Abu Dhabi collegano Europa, Asia e Africa e concentrano circa il 14% del traffico di transito internazionale. Molti passeggeri che attraversano la regione non sono diretti lì: stanno solo cambiando aereo. Quando questi snodi rallentano, gli spostamenti subiscono conseguenze globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il World Travel &amp; Tourism Council, il conflitto starebbe già costando al turismo regionale oltre 500 milioni di euro al giorno, interrompendo una fase di forte espansione sostenuta dagli importanti investimenti dei Paesi del Golfo e dalla crescente popolarità di molte destinazioni dell’area. Negli ultimi anni le economie della regione hanno puntato con decisione sul turismo come leva di diversificazione economica, affiancando alla rendita energetica investimenti massicci in aeroporti, infrastrutture e grandi eventi internazionali. Se la crisi dovesse protrarsi, l’impatto potrebbe essere più profondo. Secondo Tourism Economics, gli arrivi internazionali nella regione potrebbero diminuire fino a un quarto rispetto alle previsioni precedenti alla guerra, con decine di milioni di visitatori in meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli effetti si avvertono anche lontano dal fronte. In Italia, secondo il Centro Studi Turistici di Firenze per Assoviaggi Confesercenti, nelle prossime settimane il turismo organizzato potrebbe perdere circa 3.500 prenotazioni, per oltre 6 milioni di euro di mancati ricavi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il primo cambiamento riguarda la psicologia dei viaggiatori. Con l’incertezza che aumenta, le destinazioni percepite come più vicine o più sicure tendono ad assorbire una parte della domanda. Alcuni operatori registrano già cancellazioni verso mete vicine al conflitto, mentre altri prevedono uno spostamento verso destinazioni europee consolidate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mediterraneo – in particolare Spagna, Italia e Grecia – potrebbe intercettare una parte di questi flussi. Non sarebbe la prima volta: dopo la Primavera araba del 2011, l’instabilità in Nord Africa dirottò milioni di turisti europei verso il Mediterraneo settentrionale, contribuendo alla crescita delle destinazioni turistiche dell’Europa meridionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, anche lontano dal fronte, l’incertezza pesa sul clima del settore. In Italia gli operatori balneari temono una stagione più prudente: meno viaggi lontani, più vacanze vicino a casa. Le prenotazioni per ora tengono, ma l’aumento dei costi energetici e dei carburanti potrebbe ridurre il potere di acquisto dei turisti e frenare i consumi durante le vacanze, con effetti a cascata su ristorazione, shopping, trasporti e cultura. Il turismo raramente si ferma: si sposta. Ma quando a essere colpito è uno dei nodi centrali della mobilità globale, non cambiano solo le destinazioni. Cambia la geografia stessa dei viaggi.</p>
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		<title>Cinema italiano, un’industria da 12 miliardi alla prova delle nuove regole fiscali</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/cultura/cinema-italiano-unindustria-da-12-miliardi-alla-prova-delle-nuove-regole-fiscali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 14:36:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I nuovi tetti di spesa e l’incertezza normativa nel settore audiovisivo rischiano di frenare investimenti, competitività e attrattività internazionale dell’Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/cultura/cinema-italiano-unindustria-da-12-miliardi-alla-prova-delle-nuove-regole-fiscali/">Cinema italiano, un’industria da 12 miliardi alla prova delle nuove regole fiscali</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Dal neorealismo che ha raccontato l’Italia del dopoguerra ai grandi autori che hanno segnato il Novecento, fino alle produzioni contemporanee che circolano sulle piattaforme globali, il cinema italiano ha trasformato storie locali in linguaggio universale.<br><br>Un immaginario che è in primis industria. L’audiovisivo italiano vale quasi 12 miliardi di euro di ricavi complessivi. Cinema, serialità, produzioni per le piattaforme, servizi tecnici e post-produzione compongono una filiera ampia che genera occupazione qualificata e attiva investimenti sui territori.<br>Ogni produzione muove una rete di imprese e professionalità, con effetti economici che si estendono ben oltre la durata delle riprese. Ogni set accende per settimane alberghi, trasporti, squadre tecniche.<br><br>Negli ultimi anni il perno del sistema è stato il tax credit. L’incentivo fiscale copre mediamente poco più del 30% dei costi eleggibili; la quota restante proviene da capitale privato. Nel 2024, a fronte di circa 283 milioni di euro di credito d’imposta, l’investimento complessivo ha superato il miliardo.<br>Ogni euro pubblico ha attivato più di due euro di mercato. Un equilibrio che ha sostenuto la crescita del settore senza trasformarlo in un sistema dipendente dalla spesa pubblica.<br>Un comparto che finanzia progetti molti mesi prima dell’inizio delle riprese richiede regole stabili e accesso al credito garantito.<br><br>Fino al 2025 il sistema consentiva di accogliere le domande ammissibili anche oltre il plafond annuale, imputando l’eccedenza all’esercizio successivo. Questo meccanismo serviva a rendere certo il tax credit e, di conseguenza, consentiva alle aziende di includerlo nei piani finanziari e nei contratti, e alle banche di finanziarlo.<br>La programmabilità rappresentava un fattore chiave per attrarre investimenti e garantire continuità produttiva.<br>Al tempo stesso, il sistema mostrava criticità: l’assenza di congrui tetti per singola impresa o opera ha favorito negli anni una concentrazione rilevante delle risorse su pochi grandi operatori, generando squilibri competitivi.<br><br>La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un limite invalicabile alla spesa per i crediti d’imposta e ridotto la dotazione minima del Fondo. Il Milleproroghe ha previsto per il 2026 una flessibilità circoscritta, senza aumento delle risorse complessive. Il cambiamento non riguarda soltanto l’ammontare delle risorse, ma la prevedibilità del quadro normativo: con un tetto rigido, l’accesso agli incentivi può dipendere dalla capienza residua e dalla tempistica delle domande. Il risultato è una incertezza strutturale della copertura finanziaria che indebolisce le produzioni e rende l’Italia meno attrattiva, proprio mentre nel resto d’Europa gli incentivi si aggiornano e diventano sempre più competitivi.<br><br>Il contesto internazionale rende il tema ancora più rilevante. L’espansione dello streaming e la domanda globale di produzioni locali hanno ampliato il mercato e intensificato la competizione tra Paesi per attrarre set e investimenti. Uno scenario in cui il settore audiovisivo non è solo un comparto produttivo, ma uno strumento di posizionamento internazionale: le immagini circolano, modellano percezioni, incidono sull’attrattività di un Paese per turismo, talenti e capitali.<br><br>L’industria audiovisiva è oggi una vera e propria infrastruttura di influenza: una rete che genera valore reputazionale, attiva spillover economici e fa da volano a nuove filiere, trainate dall’esposizione globale dei contenuti culturali. La scelta che si apre riguarda il metodo: interventi di breve periodo oppure un quadro duraturo, di lungo termine. Perché i capitali non inseguono le buone intenzioni, ma la certezza. In un settore in cui gli investimenti seguono la prevedibilità delle regole e l’immaginario diventa leva economica, la differenza la fa la visione.<br>E la visione, per essere credibile, richiede orizzonte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/cultura/cinema-italiano-unindustria-da-12-miliardi-alla-prova-delle-nuove-regole-fiscali/">Cinema italiano, un’industria da 12 miliardi alla prova delle nuove regole fiscali</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Monaco e la “wrecking-ball politics”: l’ordine globale entra nella fase della demolizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 10:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ordine internazionale costruito dopo il 1945 non si sta semplicemente logorando: sta entrando in una fase di smantellamento attivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/monaco-e-la-wrecking-ball-politics-lordine-globale-entra-nella-fase-della-demolizione/">Monaco e la “wrecking-ball politics”: l’ordine globale entra nella fase della demolizione</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br><br>L’ordine internazionale costruito dopo il 1945 non si sta semplicemente logorando: sta entrando in<br>una fase di smantellamento attivo. È questa la tesi che fa da sfondo alla Conferenza sulla<br>Sicurezza di Monaco, che dal 13 al 15 febbraio riunisce in Baviera oltre sessanta capi di Stato e di<br>governo insieme a centinaia di rappresentanti di governi, industria della difesa, mondo accademico<br>e finanza.<br><br>La Munich Security Conference (MSC), fondata nel 1963, non è un vertice negoziale né produce<br>trattati vincolanti. È un luogo in cui si misura la temperatura dell’ordine globale. E il nuovo Munich<br>Security Report 2026, pubblicato alla vigilia dei lavori, adotta una formula che sintetizza il clima del<br>momento: il mondo è entrato in una fase di “wrecking-ball politics” — una stagione in cui la<br>demolizione non è un effetto collaterale, ma un metodo.<br><br>L’espressione allude a una dinamica in cui la rottura diventa strumento politico deliberato:<br>architetture multilaterali, regole commerciali e assetti di sicurezza non vengono soltanto aggiornati,<br>ma messi in discussione nella loro legittimità. Non è più il tempo della manutenzione dell’ordine<br>esistente, bensì della sua ridefinizione, talvolta attraverso una pressione che ne accelera<br>l’erosione. In questo quadro, gli Stati Uniti — il Paese che contribuì in modo decisivo a costruire l’assetto<br>postbellico — sono oggi tra gli attori che più ne accelerano la trasformazione. Il cambiamento non<br>riguarda singole decisioni, ma l’approccio complessivo al multilateralismo, al commercio regolato e<br>alla natura stessa delle alleanze.<br><br>Per l’Europa, ciò si traduce in una crescente incertezza strategica. Il partenariato transatlantico, a<br>lungo considerato il perno della sicurezza europea, appare meno prevedibile, oscillante tra<br>“rassicurazione, condizionalità e coercizione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Monaco, nel 2025, questa ambivalenza emerse con particolare chiarezza. L’intervento del<br>vicepresidente statunitense J. D. Vance lasciò intendere che il sostegno americano non fosse più<br>un presupposto implicito, ma una variabile legata alla capacità europea di dimostrare impegno<br>concreto. Non una rottura formale, ma la normalizzazione di un rapporto meno automatico e più<br>condizionato.<br><br>Quest’anno sono attesi, tra gli altri, il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario generale della<br>NATO Mark Rutte e la Presidente della BCE Christine Lagarde. All’apertura dei lavori,<br>l’ambasciatore statunitense presso la NATO ha respinto le letture più pessimistiche del rapporto,<br>ribadendo l’impegno americano nell’Alleanza, a condizione che gli alleati europei rafforzino le<br>proprie capacità operative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il documento non si limita alla dimensione geopolitica. Un altro elemento centrale è l’erosione<br>della fiducia nei sistemi politici occidentali. In molte democrazie avanzate, la politica è percepita come amministrazione di uno status quo incapace di produrre miglioramenti tangibili. Quando la promessa di progresso graduale perde credibilità, aumenta la disponibilità a soluzioni di rottura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che si profila non è un semplice vuoto di potere, ma un cambio di atmosfera: un mondo in cui<br>le regole arretrano e i rapporti di forza avanzano. La guerra in Ucraina e le pressioni ibride che<br>attraversano l’Europa non interrompono l’ordine esistente; ne rivelano la fragilità.<br>Il pericolo, come suggerisce il rapporto, non è soltanto la crisi ma la sostituzione: un sistema in cui<br>le norme condivise cedono il passo a sfere di influenza e negoziati asimmetrici. Eppure, l’ordine<br>post-1945 può essere in difficoltà, ma non è ancora superato. La Conferenza di Monaco si presenta così non come un rito diplomatico, ma come un banco di prova. Se la palla da demolizione è già in movimento, la domanda è chi, e con quali strumenti, sia ancora disposto a costruire.</p>
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		<title>Forum internazionale del turismo: la crescita passa dai piccoli Comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 15:23:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Forum internazionale del turismo di Milano focus su strategie, dati e filiere per la crescita sostenibile del turismo italiano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel quadro della ripresa complessiva del turismo italiano, i piccoli Comuni si confermano protagonisti di una dinamica in forte accelerazione e sempre più rilevante per l’economia del Paese. È quanto emerge dall’intervento del ministro del Turismo,<strong> Daniela Santanchè</strong>, nel corso del terzo Forum internazionale del turismo, svoltosi al Palazzo del Ghiaccio di Milano, venerdì 23 e sabato 24 gennaio.  </p>



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<iframe loading="lazy" title="Turismo, Santanchè &quot;Italia punta su qualità: più valore ai territori e imprese unite per crescere&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/3HYr6U9M69g?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">All’evento hanno preso parte numerosi rappresentanti istituzionali, tra cui il Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 <strong>Giovanni Malagò</strong>, il senatore <strong>Guido Quintino Liris</strong>, l’Onorevole <strong>Luca Squeri</strong> e l’Onorevole <strong>Gianluca Caramanna</strong> e <strong>Alessandra Priante</strong> di ENIT a conferma della centralità del tema nel dibattito politico nazionale. </p>



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<iframe loading="lazy" title="Forum internazionale turismo, Malagò: Grande evento che abbiamo saputo organizzare" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/SZ7LDt60Wko?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Turismo, on. Liris (Pres. Intergruppo Aree interne): &quot;Trasformare tipicità nostro territorio in Pil&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/hBC1_H3Bmnk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Squeri &quot;Olimpiadi e patrimonio culturale sono un moltiplicatore globale per l’immagine turistica&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ZogpeyZCW3Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Turismo, on.Caramanna (FdI): &quot;Delocalizzazione e destagionalizzazione turismo fondamentali&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/CC1szAWOoLM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Forum internazionale turismo, Priante (Enit Spa): a Davos si inizia a parlare di turismo" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/0M5psaglCBM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati ufficiali del Viminale relativi al 2025, il totale delle presenze turistiche in Italia ha superato i 480 milioni, segnando un aumento di oltre il 3% rispetto al 2024. All’interno di questo trend positivo, i piccoli Comuni — intesi come centri non appartenenti alle grandi destinazioni consolidate — hanno registrato una performance superiore alla media: +6,85% nelle presenze e +7,86% negli arrivi rispetto all’anno precedente, contribuendo a circa il 20% dei pernottamenti complessivi. Questi numeri, spiegano i promotori del Forum, non rappresentano un effetto accidentale ma la conferma dell’efficacia di una strategia nazionale orientata alla destagionalizzazione e alla redistribuzione spaziale dei flussi turistici, capace di ridurre le pressioni sulle aree a maggiore concentrazione e, allo stesso tempo, di attivare opportunità economiche in territori meno esplorati. Un ruolo chiave in questa prospettiva è svolto dal Fondo per i piccoli Comuni, dotato di 34 milioni di euro per iniziative dedicate. Secondo le stime elaborate dal Ministero del Turismo, gli interventi finanziati hanno già prodotto un impatto economico complessivo stimato in oltre 98 milioni di euro, con un effetto leva pari a 3,07 euro generati per ogni euro pubblico investito. Il Fondo ha sostenuto 27 progetti capofila e coinvolto 69 Comuni aggregati, strutturando reti di collaborazione pubblico-private orientate allo sviluppo di servizi, infrastrutture culturali e percorsi integrati nel tessuto locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto emerso a Milano ha coinvolto anche il mondo delle imprese e degli operatori del settore. Tra i rappresentanti aziendali intervenuti figurano <strong>Leonardo Massa</strong>, Vice President Southern Europe della Divisione Crociere del Gruppo MSC, <strong>Stefano Rizzi</strong>, Managing Director di Global Blue Italia, e <strong>Valentina Reino</strong>, Head of Public Policy &amp; Campaign di Airbnb, a testimonianza di come il tema della redistribuzione dei flussi interessi l’intera filiera turistica, dai trasporti allo shopping, fino alle piattaforme digitali.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Forum internazionale turismo, Massa (MSC): Il turismo navale oggi più vario e innovativo" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/On9Y_mWD6UA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Rizzi (Global Blue) &quot;Il tax free più accessibile rende l’Italia competitiva e aumenta lo shoppin" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/sfws14UaGZ0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Forum internazionale turismo, Reino (Airbnb): Ospitalità diffusa può distribuire flussi fuori città" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/-j7CmWbKMgs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Forum ha inoltre richiamato l’attenzione sulle prospettive per il 2026. Secondo una ricerca presentata nel corso delle giornate milanesi, gli oltre 2.600 piccoli Comuni turistici italiani potrebbero registrare oltre 21 milioni di arrivi e quasi 80 milioni di presenze, con una crescita prevista rispettivamente del +5,3% e +6,9% rispetto al 2025 e una permanenza media di circa 3,7 giorni. Questi livelli di domanda, nel loro complesso comparabili ai flussi consolidati di grandi poli urbani come Verona, Venezia, Firenze, Roma e Napoli, rappresentano un segnale chiaro delle potenzialità di un turismo più diffuso e sostenibile, capace di valorizzare scenari alternativi ai circuiti tradizionali delle città d’arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso del Forum sono emersi anche contributi dal mondo dell’industria e della promozione turistica: per <strong>Lorenzo Lagorio</strong> di easyJet le compagnie aeree svolgono un ruolo abilitante nel collegare anche i centri minori ai grandi flussi internazionali; mentre secondo <strong>Renzo Iorio </strong>di Federterme il comparto termale rappresenta una leva strategica ancora in parte inespressa per la competitività turistica del Paese.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Turismo, Lagorio (Easy Jet): &quot;Come compagnia aerea abilitiamo il turismo anche nei centri minori&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/vKcdQdXzj2A?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Turismo, Iorio (Federterme): &quot;Terme: leva fondamentale per l&#039;italia da scoprire&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/KGd9SWTkzy0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista istituzionale, il Forum ha messo in rilievo l’importanza di una governance multilivello in cui Stato, Regioni, Comuni e stakeholder privati collaborino per rendere più attrattivi borghi e piccoli centri, migliorare i servizi di accesso e rafforzare le catene del valore locali. Allo stesso tempo, è stata ribadita la necessità di politiche data-driven per calibrare gli interventi in funzione delle tendenze di mercato e delle preferenze dei viaggiatori, una sfida evidenziata anche dai principali studi statistici sul turismo italiano. In sintesi, l’analisi presentata a Milano delinea una vera e propria road map per il turismo italiano: non più soltanto crescita dei numeri, ma qualità e distribuzione dei flussi, con un ruolo centrale assegnato alle comunità minori e alle iniziative in grado di renderle poli di attrazione sostenibili e competitivi nel lungo periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Pagamenti digitali: l&#8217;accordo Tinaba-Alipay+ apre ai cittadini europei l’accesso alla rete cashless cinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 16:14:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[pagamenti digitali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla SDA Bocconi debutta una nuova soluzione di pagamento: grazie all’accordo tra Tinaba, Banca Profilo e Alipay+, gli europei potranno pagare in Cina in euro via app bancaria e QR code.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un passo concreto verso l’integrazione dei sistemi di pagamento tra Europa e Cina. È questo il cuore dell’accordo presentato oggi alla <strong>SDA Bocconi di Milano</strong>, che consente per la prima volta ai cittadini europei di effettuare pagamenti in Cina continentale direttamente dalla propria app bancaria, in euro e tramite QR code.<br><br>L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra <strong>Tinaba, Banca Profilo e Alipay+</strong>, la piattaforma di pagamento del gruppo Ant International, e permette di accedere alla rete di accettazione cinese che copre oltre 80 milioni di esercizi commerciali. Un’infrastruttura che rappresenta uno degli elementi chiave della trasformazione della Cina nella più grande economia cashless al mondo.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Pagamenti digitali, Feagin (Ant International): &quot;Viaggi più semplici pagando in Cina con wallet Ue&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/lC8QtolHTEw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"><br>Il servizio, già operativo in oltre 40 Paesi, viene ora esteso anche alla Cina continentale, dove gli standard di pagamento digitali sono storicamente differenti da quelli europei e le carte di credito internazionali sono poco diffuse. Per i cittadini europei, in particolare viaggiatori e operatori economici, l’accordo punta a semplificare l’esperienza di pagamento e ad abbattere una delle principali barriere pratiche alla mobilità internazionale.<br><br>L’evento di presentazione è stato anche l’occasione per riflettere sul valore strategico di questo tipo di partnership. Secondo uno studio dell’European FS Tech Hub della SDA Bocconi, le super-app finanziarie locali hanno contribuito in Cina a un aumento del PIL stimato tra uno e due punti percentuali, grazie a una maggiore inclusione finanziaria e digitale. Un modello che, pur non replicabile in modo automatico in Europa, offre spunti rilevanti sul ruolo dell’innovazione nei sistemi di pagamento.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Pagamenti digitali, Arpe (Pres. Tinaba): &quot;Connettere e innovare tra operatori Ue e internazionali&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/KaOW9eDWh_Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"><br>Alla conferenza hanno partecipato rappresentanti del mondo accademico e finanziario, tra cui il presidente di Ant International <strong>Douglas Feagin</strong>, il presidente di Tinaba e amministratore delegato di Banca Profilo <strong>Matteo Arpe </strong>e il direttore dell’European FS Tech Hub <strong>Gimede Gigante</strong>. Al centro del confronto, anche il tema della governance dei dati e della conformità alle normative europee, a partire dal GDPR, elemento chiave per garantire un presidio diretto della relazione con la clientela.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Pagamenti digitali, Gigante (European FS Tech Hub): &quot;Nostro obiettivo: creare un ecosistema fintech&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Fw_HeYX89KQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"><br>L’accordo si inserisce in un contesto più ampio di rafforzamento delle relazioni economiche e tecnologiche tra Europa e Asia, mostrando come attori europei possano dialogare con grandi infrastrutture globali mantenendo un ruolo attivo nell’innovazione dei servizi finanziari. Nei prossimi mesi, il servizio sarà ulteriormente arricchito con l’accesso, sempre dall’app bancaria, a promozioni e servizi di viaggio, come taxi e biglietteria, in linea con le funzionalità delle principali super-app internazionali.</p>
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		<title>Il tempo lungo del food italiano: quando la tradizione diventa strategia industriale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 09:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ambrosoli e il capitalismo familiare che cresce tra qualità, export e nuove traiettorie del consumo: quando tradizione diventa strategia</p>
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]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia esiste un capitalismo silenzioso, fatto di imprese familiari che attraversano le generazioni senza inseguire visibilità o narrazioni roboanti. Aziende che crescono nel tempo lungo dell’industria, imparando a convivere con cicli economici, cambiamenti geopolitici e mutamenti profondi dei consumi. Nel settore agroalimentare questo modello ha prodotto alcuni dei casi di maggiore longevità, dimostrando che continuità e capacità di adattamento non sono affatto concetti in contraddizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il food, negli ultimi anni, è diventato uno dei comparti più esposti alle oscillazioni del presente: tensioni sulle materie prime, nuove sensibilità legate alla salute e al benessere, mercati esteri sempre più complessi e selettivi. Accanto a un racconto spesso dominato da mode passeggere e slogan, continua però a esistere una filiera che lavora sull’essenziale: qualità del prodotto, affidabilità industriale, relazione di fiducia con il consumatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo spazio si muovono aziende come Ambrosoli, che da oltre cento anni costruisce il proprio percorso attorno a un alimento antico e genuino come il miele. Un prodotto elementare, quasi primordiale, che nel tempo è diventato il fulcro di un’identità industriale solida e riconoscibile. Accanto al miele, restano una base stabile del business anche le celebri caramelle, altro pilastro storico dell’azienda, che contribuisce a dare continuità e equilibrio al modello produttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il nostro obiettivo non è inseguire il mercato del momento», osserva Alessandro Ambrosoli, presidente del gruppo. «Il valore di un’impresa come la nostra sta nella coerenza: mantenere una qualità costante nel tempo e costruire fiducia, giorno dopo giorno». Una visione che oggi si confronta con un contesto internazionale meno lineare, ma che non mette in discussione le traiettorie di fondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte estero, Ambrosoli continua a guardare all’export, con gli Stati Uniti che nel 2025 rappresentano più del 20% del fatturato, pari nel complesso a oltre 25 milioni di euro. Una presenza costruita nel tempo, coerente con un posizionamento che punta su origine, tracciabilità e affidabilità, più che su volumi aggressivi o logiche di breve periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, il miele evolve senza perdere identità. Negli ultimi anni Ambrosoli ha lanciato una nuova linea di integratori, inserendo il proprio sapere storico all’interno di un’area – quella della nutrizione funzionale – sempre più centrale nelle scelte dei consumatori. Non un cambio di pelle, ma un’estensione fisiologica. «Il miele», spiega Ambrosoli, «è già di per sé un alimento natturale. La sfida è valorizzarne le proprietà in modo serio, senza snaturarlo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO rafforza questo percorso. Non come celebrazione, ma come responsabilità industriale e culturale. «La tradizione», conclude il presidente, «non è immobilità. È la capacità di restare fedeli a ciò che conta, mentre tutto intorno cambia».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel rumore dell’economia globale, il cibo continua così a essere un indicatore affidabile. E il miele, con la sua semplicità, resta una misura sorprendentemente efficace del tempo lungo dell’impresa.</p>
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