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	<title>Articoli di Jacopo Bernardini, autore presso The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/author/jacopo-bernardini/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Apr 2026 11:10:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Made in Italy tra crisi globali e nuove traiettorie: resilienza, identità e sfida europea. La mission di Marinella</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-marinella-crisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dazi, energia e mercati instabili, le imprese italiane puntano su artigianalità, diversificazione e qualità per restare competitive.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-marinella-crisi/">Made in Italy tra crisi globali e nuove traiettorie: resilienza, identità e sfida europea. La mission di Marinella</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Il Made in Italy si misura oggi con un mondo che cambia rapidamente, dove gli equilibri economici e geopolitici si ridefiniscono con maggiore frequenza e intensità. Tra tensioni commerciali, nuovi dazi e instabilità — dai dazi USA allo Stretto di Hormuz — fare impresa significa muoversi in un contesto più articolato e incerto, che richiede capacità di adattamento e visione.</p>



<p>È in questo scenario che si inserisce la settimana dedicata al Made in Italy Day, momento simbolico per riflettere sul valore economico, culturale e identitario delle imprese italiane.</p>



<p>Lo racconta bene Alessandro Marinella, quarta generazione alla guida della storica maison napoletana fondata nel 1914, simbolo di un lusso discreto e artigianale. «Fortunatamente siamo stati poco impattati direttamente — spiega — anche perché il nostro modello è molto particolare: non siamo ovunque, non dipendiamo da grandi piattaforme distributive globali. Vendiamo in Italia e in alcune boutique selezionate in Europa e negli Stati Uniti, mentre a est siamo presenti solo in Giappone». Una scelta che, in tempi normali, può rappresentare un limite. Ma che oggi diventa un vantaggio.</p>



<p>In un’economia sempre più esposta alle tensioni globali, la minore dipendenza da grandi mercati o da filiere complesse riduce i rischi. «Lo abbiamo visto anche con la guerra in Ucraina», osserva Marinella. Tuttavia, gli effetti indiretti si fanno sentire: aumento dei costi energetici e logistici, pressione sui prezzi, rallentamento dell’export. «L’innalzamento dei prezzi, dalla benzina ai trasporti, pesa su tutte le aziende. E poi c’è un contesto generale difficile: l’Italia che cresce poco, i tassi di interesse, un’Europa ancora troppo disunita».</p>



<p>È proprio questa frammentazione, secondo molti imprenditori, uno dei principali punti deboli del sistema. In un mondo che si riorganizza per blocchi — con nuovi equilibri tra Occidente e Oriente — la mancanza di una strategia comune rischia di penalizzare le imprese europee.</p>



<p>Eppure, anche dentro questo scenario, alcuni indicatori tengono. «Il turismo di fascia alta, per esempio, in Italia resta forte. E alla fine, la torta complessiva regge», dice. È una fotografia tipica del Made in Italy contemporaneo: non una crescita lineare, ma una capacità di compensare le difficoltà con altre leve — dalla domanda internazionale al valore percepito del prodotto.</p>



<p>In questo contesto, il “saper fare” torna centrale. Non solo come elemento identitario, ma come vero fattore competitivo. «Per noi la sartorialità è tutto», afferma Marinella. «Il vero lusso è fatto a mano, ed è qualcosa che va difeso». Una posizione che riflette una tensione più ampia: quella tra un’industria del lusso sempre più globalizzata e una manifattura che rivendica autenticità, controllo della filiera e qualità.</p>



<p>Non a caso, molte aziende stanno rafforzando il controllo sui propri fornitori o internalizzando parti della produzione. Ma il “saper fare” oggi non basta da solo. Va accompagnato da trasformazioni profonde: digitalizzazione, sostenibilità, diversificazione.</p>



<p>Marinella lo racconta con pragmatismo: «Abbiamo lavorato molto sui processi interni e sull’e-commerce, ma anche sul prodotto, ampliando l’offerta oltre la cravatta». Una necessità, più che una scelta. In un mercato in cui i codici dell’eleganza cambiano, la diversificazione diventa una forma di resilienza.</p>



<p>Accanto a questo, cresce l’attenzione alla sostenibilità, soprattutto tra le nuove generazioni. «C’è una sensibilità diversa», osserva. Certificazioni, riduzione della plastica, attenzione alla filiera: non sono più elementi accessori, ma parte integrante del posizionamento di marca.</p>



<p>Alla fine, la sensazione è che il Made in Italy si trovi oggi in una fase di transizione. Più esposto ai rischi globali, ma anche più consapevole delle proprie specificità. Più fragile sul piano macroeconomico, ma ancora solido nelle sue radici produttive.</p>



<p>«Spero in un ritorno al dialogo internazionale», conclude Marinella. Forse è questa la vera condizione perché il sistema possa continuare a crescere. Perché, al netto delle crisi, resta un dato: il valore del Made in Italy non è solo economico, ma culturale. E continua a essere riconosciuto nel mondo.</p>
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		<title>Camisa: “Serve più coraggio su industria ed energia, le Pmi non possono reggere da sole”</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/camisa-serve-piu-coraggio-pmi-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 12:51:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parla Cristian Camisa, presidente di Confapi, la principale organizzazione datoriale italiana rappresentativa delle medie e piccole imprese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Dopo le turbolenze di fine marzo, segnate dal taglio delle risorse al piano Transizione 5.0 — ridotte da 1,3 miliardi a 537 milioni — e dal successivo dietrofront del governo, che le ha ripristinate e rafforzate fino a 1,5 miliardi, il clima tra istituzioni e mondo produttivo è tornato positivo. Un segnale consolidato anche sul fronte europeo, dopo l’incontro di mercoledì a Roma tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, le organizzazioni imprenditoriali e il vicepresidente della Commissione UE, Stéphane Séjourné. Lo conferma Cristian Camisa, presidente di Confapi, la principale organizzazione datoriale italiana rappresentativa delle medie e piccole imprese, pur avvertendo che &#8220;il momento resta comunque molto complicato&#8221;. Confapi riunisce oltre 116.000 aziende industriali, per un totale di 1,2 milioni di addetti, al centro del dibattito e interlocutore privilegiato delle istituzioni in tema di politiche economiche. Camisa, 52 anni, piacentino, da oltre tre anni è alla guida della Confederazione, dopo un inizio di carriera nel settore automotive (Volkswagen e FIAT) è entrato nel 2008 nell’azienda di famiglia, la T.T.A. (Tecno Taglio Acciai), dove è Presidente e amministratore delegato.</p>



<p><strong>Mercoledì 8 aprile con il ministro Urso ha avuto, assieme alle altre grandi organizzazioni imprenditoriali, un confronto con il Vicepresidente della UE e Commissario all’Industria, Sejourné. Come è andata?</strong></p>



<p>«L’esito è stato molto positivo, perché la manifattura è tornata al centro delle discussioni con l’Europa. Quel che abbiamo chiesto è di avere tempi più rapidi e certi sui processi decisionali che ci riguardano. Ci confrontiamo con Cina e Stati Uniti, dove le decisioni sono rapidissime. Ritardi e lungaggini in Italia e in Europa ci penalizzano. Questo incontro è un primo passo per far tornare le Pmi industriali al centro del dibattito a Bruxelles. Aggiungo un commento sul tema dei conti pubblici: nessun dogma sul non sforare: meglio sforare e avere ancora un tessuto industriale piuttosto che mantenere conti in ordine ma con aziende che falliscono».</p>



<p><strong>Tornando in Italia, con il decreto carburanti è rientrato anche il credito Transizione 5.0 per gli investimenti in efficienza e innovazione delle imprese. Quale è il clima attuale?</strong></p>



<p>«L’incontro della scorsa settimana con il ministro Urso e il ministro Foti è stato importante, perché ha ristabilito il rapporto fiduciario con le imprese. Abbiamo fatto con loro un lavoro preliminare per trovare soluzioni adeguate. Il taglio del credito d’imposta per gli investimenti avrebbe messo in difficoltà molte attività, soprattutto quelle di piccole dimensioni. Un risultato ancora più positivo se si considera il complicato scenario internazionale, che si somma al tema dazi degli USA. Uno scenario che per essere affrontato nel migliore dei modi deve basarsi su un solido patto tra istituzioni e imprese».</p>



<p><strong>Quale è, in questo momento, lo stato di salute delle Pmi italiane?</strong></p>



<p>«Abbiamo condotto un’indagine tra i nostri associati, per capire quale impatto stimano sui loro bilanci dagli scenari di guerra. Il risultato: una riduzione della marginalità tra il 2% e il 5%. Per le imprese con un Ebitda basso, questo calo può portare a situazioni di difficoltà. Altro dato che emerge: un’impresa su due ha interrotto gli investimenti e quattro su dieci hanno bloccato le assunzioni».</p>



<p><strong>Prima di Pasqua il governo ha rinnovato il taglio delle accise sui carburanti. Sul fronte imprese come vanno le cose? Le aziende italiane pagano l’energia più delle francesi o tedesche…</strong></p>



<p>«È così: già partivamo, prima dell’attuale crisi, da una situazione sfavorevole: 108 euro al MWh contro i 60 di Francia e poco più di 80 della Germania. Da marzo il contesto è peggiorato. Le nostre aziende soffrono di un gap strutturale per scelte di politica economica e fiscale che continuano a penalizzarci».</p>



<p><strong>Che cosa chiede, come Presidente di una Confederazione che rappresenta 116.000 imprese, all’esecutivo?</strong></p>



<p>«Siamo coscienti delle difficoltà per il bilancio pubblico di rispettare i vincoli europei in tema di disavanzo. Ma l’economia reale, le attività produttive, stanno soffrendo molto. Forse si potrebbe accettare di avere una situazione di finanza pubblica meno in salute, se questo servisse ad evitare un effetto domino esiziale per molte imprese. Una posizione difficile, mi rendo conto, ma stiamo davvero viaggiando su un sentiero pericoloso».</p>



<p><strong>Quale sarebbe a suo avviso una misura utile?</strong></p>



<p>«Un credito imposta per gli investimenti delle aziende energivore e a media tensione che compensi il gap attuale rispetto all’Europa. Il ritorno sarebbe molto positivo per imprese, economia reale e quindi famiglie».</p>
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		<title>Voli deviati e turismo globale sotto pressione: il conflitto pesa sugli hub del Golfo e ridisegna i flussi dei viaggi internazionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 11:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi rallenta i grandi nodi del traffico aereo e costa milioni al giorno al settore, Parte dei flussi si sposta verso il Mediterraneo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/voli-deviati-e-turismo-globale-sotto-pressione-il-conflitto-pesa-sugli-hub-del-golfo-e-ridisegna-i-flussi-dei-viaggi-internazionali/">Voli deviati e turismo globale sotto pressione: il conflitto pesa sugli hub del Golfo e ridisegna i flussi dei viaggi internazionali</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></em><br>Rotte cancellate, voli deviati e aeroporti improvvisamente isolati. Nel giro di pochi giorni milioni di viaggiatori hanno subito le conseguenze dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran.<br>Il Medio Oriente è da tempo una destinazione turistica sempre più frequentata, ma è soprattutto uno dei principali snodi del traffico aereo globale. Gli hub di Dubai, Doha e Abu Dhabi collegano Europa, Asia e Africa e concentrano circa il 14% del traffico di transito internazionale. Molti passeggeri che attraversano la regione non sono diretti lì: stanno solo cambiando aereo. Quando questi snodi rallentano, gli spostamenti subiscono conseguenze globali.</p>



<p>Secondo il World Travel &amp; Tourism Council, il conflitto starebbe già costando al turismo regionale oltre 500 milioni di euro al giorno, interrompendo una fase di forte espansione sostenuta dagli importanti investimenti dei Paesi del Golfo e dalla crescente popolarità di molte destinazioni dell’area. Negli ultimi anni le economie della regione hanno puntato con decisione sul turismo come leva di diversificazione economica, affiancando alla rendita energetica investimenti massicci in aeroporti, infrastrutture e grandi eventi internazionali. Se la crisi dovesse protrarsi, l’impatto potrebbe essere più profondo. Secondo Tourism Economics, gli arrivi internazionali nella regione potrebbero diminuire fino a un quarto rispetto alle previsioni precedenti alla guerra, con decine di milioni di visitatori in meno.</p>



<p>Gli effetti si avvertono anche lontano dal fronte. In Italia, secondo il Centro Studi Turistici di Firenze per Assoviaggi Confesercenti, nelle prossime settimane il turismo organizzato potrebbe perdere circa 3.500 prenotazioni, per oltre 6 milioni di euro di mancati ricavi.</p>



<p>Ma il primo cambiamento riguarda la psicologia dei viaggiatori. Con l’incertezza che aumenta, le destinazioni percepite come più vicine o più sicure tendono ad assorbire una parte della domanda. Alcuni operatori registrano già cancellazioni verso mete vicine al conflitto, mentre altri prevedono uno spostamento verso destinazioni europee consolidate.</p>



<p>Il Mediterraneo – in particolare Spagna, Italia e Grecia – potrebbe intercettare una parte di questi flussi. Non sarebbe la prima volta: dopo la Primavera araba del 2011, l’instabilità in Nord Africa dirottò milioni di turisti europei verso il Mediterraneo settentrionale, contribuendo alla crescita delle destinazioni turistiche dell’Europa meridionale.</p>



<p>Nel frattempo, anche lontano dal fronte, l’incertezza pesa sul clima del settore. In Italia gli operatori balneari temono una stagione più prudente: meno viaggi lontani, più vacanze vicino a casa. Le prenotazioni per ora tengono, ma l’aumento dei costi energetici e dei carburanti potrebbe ridurre il potere di acquisto dei turisti e frenare i consumi durante le vacanze, con effetti a cascata su ristorazione, shopping, trasporti e cultura. Il turismo raramente si ferma: si sposta. Ma quando a essere colpito è uno dei nodi centrali della mobilità globale, non cambiano solo le destinazioni. Cambia la geografia stessa dei viaggi.</p>
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		<title>Cinema italiano, un’industria da 12 miliardi alla prova delle nuove regole fiscali</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/cultura/cinema-italiano-unindustria-da-12-miliardi-alla-prova-delle-nuove-regole-fiscali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 14:36:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I nuovi tetti di spesa e l’incertezza normativa nel settore audiovisivo rischiano di frenare investimenti, competitività e attrattività internazionale dell’Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/cultura/cinema-italiano-unindustria-da-12-miliardi-alla-prova-delle-nuove-regole-fiscali/">Cinema italiano, un’industria da 12 miliardi alla prova delle nuove regole fiscali</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Dal neorealismo che ha raccontato l’Italia del dopoguerra ai grandi autori che hanno segnato il Novecento, fino alle produzioni contemporanee che circolano sulle piattaforme globali, il cinema italiano ha trasformato storie locali in linguaggio universale.<br><br>Un immaginario che è in primis industria. L’audiovisivo italiano vale quasi 12 miliardi di euro di ricavi complessivi. Cinema, serialità, produzioni per le piattaforme, servizi tecnici e post-produzione compongono una filiera ampia che genera occupazione qualificata e attiva investimenti sui territori.<br>Ogni produzione muove una rete di imprese e professionalità, con effetti economici che si estendono ben oltre la durata delle riprese. Ogni set accende per settimane alberghi, trasporti, squadre tecniche.<br><br>Negli ultimi anni il perno del sistema è stato il tax credit. L’incentivo fiscale copre mediamente poco più del 30% dei costi eleggibili; la quota restante proviene da capitale privato. Nel 2024, a fronte di circa 283 milioni di euro di credito d’imposta, l’investimento complessivo ha superato il miliardo.<br>Ogni euro pubblico ha attivato più di due euro di mercato. Un equilibrio che ha sostenuto la crescita del settore senza trasformarlo in un sistema dipendente dalla spesa pubblica.<br>Un comparto che finanzia progetti molti mesi prima dell’inizio delle riprese richiede regole stabili e accesso al credito garantito.<br><br>Fino al 2025 il sistema consentiva di accogliere le domande ammissibili anche oltre il plafond annuale, imputando l’eccedenza all’esercizio successivo. Questo meccanismo serviva a rendere certo il tax credit e, di conseguenza, consentiva alle aziende di includerlo nei piani finanziari e nei contratti, e alle banche di finanziarlo.<br>La programmabilità rappresentava un fattore chiave per attrarre investimenti e garantire continuità produttiva.<br>Al tempo stesso, il sistema mostrava criticità: l’assenza di congrui tetti per singola impresa o opera ha favorito negli anni una concentrazione rilevante delle risorse su pochi grandi operatori, generando squilibri competitivi.<br><br>La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un limite invalicabile alla spesa per i crediti d’imposta e ridotto la dotazione minima del Fondo. Il Milleproroghe ha previsto per il 2026 una flessibilità circoscritta, senza aumento delle risorse complessive. Il cambiamento non riguarda soltanto l’ammontare delle risorse, ma la prevedibilità del quadro normativo: con un tetto rigido, l’accesso agli incentivi può dipendere dalla capienza residua e dalla tempistica delle domande. Il risultato è una incertezza strutturale della copertura finanziaria che indebolisce le produzioni e rende l’Italia meno attrattiva, proprio mentre nel resto d’Europa gli incentivi si aggiornano e diventano sempre più competitivi.<br><br>Il contesto internazionale rende il tema ancora più rilevante. L’espansione dello streaming e la domanda globale di produzioni locali hanno ampliato il mercato e intensificato la competizione tra Paesi per attrarre set e investimenti. Uno scenario in cui il settore audiovisivo non è solo un comparto produttivo, ma uno strumento di posizionamento internazionale: le immagini circolano, modellano percezioni, incidono sull’attrattività di un Paese per turismo, talenti e capitali.<br><br>L’industria audiovisiva è oggi una vera e propria infrastruttura di influenza: una rete che genera valore reputazionale, attiva spillover economici e fa da volano a nuove filiere, trainate dall’esposizione globale dei contenuti culturali. La scelta che si apre riguarda il metodo: interventi di breve periodo oppure un quadro duraturo, di lungo termine. Perché i capitali non inseguono le buone intenzioni, ma la certezza. In un settore in cui gli investimenti seguono la prevedibilità delle regole e l’immaginario diventa leva economica, la differenza la fa la visione.<br>E la visione, per essere credibile, richiede orizzonte.</p>
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		<title>Monaco e la “wrecking-ball politics”: l’ordine globale entra nella fase della demolizione</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/monaco-e-la-wrecking-ball-politics-lordine-globale-entra-nella-fase-della-demolizione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 10:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ordine internazionale costruito dopo il 1945 non si sta semplicemente logorando: sta entrando in una fase di smantellamento attivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/monaco-e-la-wrecking-ball-politics-lordine-globale-entra-nella-fase-della-demolizione/">Monaco e la “wrecking-ball politics”: l’ordine globale entra nella fase della demolizione</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br><br>L’ordine internazionale costruito dopo il 1945 non si sta semplicemente logorando: sta entrando in<br>una fase di smantellamento attivo. È questa la tesi che fa da sfondo alla Conferenza sulla<br>Sicurezza di Monaco, che dal 13 al 15 febbraio riunisce in Baviera oltre sessanta capi di Stato e di<br>governo insieme a centinaia di rappresentanti di governi, industria della difesa, mondo accademico<br>e finanza.<br><br>La Munich Security Conference (MSC), fondata nel 1963, non è un vertice negoziale né produce<br>trattati vincolanti. È un luogo in cui si misura la temperatura dell’ordine globale. E il nuovo Munich<br>Security Report 2026, pubblicato alla vigilia dei lavori, adotta una formula che sintetizza il clima del<br>momento: il mondo è entrato in una fase di “wrecking-ball politics” — una stagione in cui la<br>demolizione non è un effetto collaterale, ma un metodo.<br><br>L’espressione allude a una dinamica in cui la rottura diventa strumento politico deliberato:<br>architetture multilaterali, regole commerciali e assetti di sicurezza non vengono soltanto aggiornati,<br>ma messi in discussione nella loro legittimità. Non è più il tempo della manutenzione dell’ordine<br>esistente, bensì della sua ridefinizione, talvolta attraverso una pressione che ne accelera<br>l’erosione. In questo quadro, gli Stati Uniti — il Paese che contribuì in modo decisivo a costruire l’assetto<br>postbellico — sono oggi tra gli attori che più ne accelerano la trasformazione. Il cambiamento non<br>riguarda singole decisioni, ma l’approccio complessivo al multilateralismo, al commercio regolato e<br>alla natura stessa delle alleanze.<br><br>Per l’Europa, ciò si traduce in una crescente incertezza strategica. Il partenariato transatlantico, a<br>lungo considerato il perno della sicurezza europea, appare meno prevedibile, oscillante tra<br>“rassicurazione, condizionalità e coercizione”.</p>



<p>A Monaco, nel 2025, questa ambivalenza emerse con particolare chiarezza. L’intervento del<br>vicepresidente statunitense J. D. Vance lasciò intendere che il sostegno americano non fosse più<br>un presupposto implicito, ma una variabile legata alla capacità europea di dimostrare impegno<br>concreto. Non una rottura formale, ma la normalizzazione di un rapporto meno automatico e più<br>condizionato.<br><br>Quest’anno sono attesi, tra gli altri, il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario generale della<br>NATO Mark Rutte e la Presidente della BCE Christine Lagarde. All’apertura dei lavori,<br>l’ambasciatore statunitense presso la NATO ha respinto le letture più pessimistiche del rapporto,<br>ribadendo l’impegno americano nell’Alleanza, a condizione che gli alleati europei rafforzino le<br>proprie capacità operative.</p>



<p>Ma il documento non si limita alla dimensione geopolitica. Un altro elemento centrale è l’erosione<br>della fiducia nei sistemi politici occidentali. In molte democrazie avanzate, la politica è percepita come amministrazione di uno status quo incapace di produrre miglioramenti tangibili. Quando la promessa di progresso graduale perde credibilità, aumenta la disponibilità a soluzioni di rottura.</p>



<p>Ciò che si profila non è un semplice vuoto di potere, ma un cambio di atmosfera: un mondo in cui<br>le regole arretrano e i rapporti di forza avanzano. La guerra in Ucraina e le pressioni ibride che<br>attraversano l’Europa non interrompono l’ordine esistente; ne rivelano la fragilità.<br>Il pericolo, come suggerisce il rapporto, non è soltanto la crisi ma la sostituzione: un sistema in cui<br>le norme condivise cedono il passo a sfere di influenza e negoziati asimmetrici. Eppure, l’ordine<br>post-1945 può essere in difficoltà, ma non è ancora superato. La Conferenza di Monaco si presenta così non come un rito diplomatico, ma come un banco di prova. Se la palla da demolizione è già in movimento, la domanda è chi, e con quali strumenti, sia ancora disposto a costruire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/monaco-e-la-wrecking-ball-politics-lordine-globale-entra-nella-fase-della-demolizione/">Monaco e la “wrecking-ball politics”: l’ordine globale entra nella fase della demolizione</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Forum internazionale del turismo: la crescita passa dai piccoli Comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 15:23:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Forum internazionale del turismo di Milano focus su strategie, dati e filiere per la crescita sostenibile del turismo italiano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel quadro della ripresa complessiva del turismo italiano, i piccoli Comuni si confermano protagonisti di una dinamica in forte accelerazione e sempre più rilevante per l’economia del Paese. È quanto emerge dall’intervento del ministro del Turismo,<strong> Daniela Santanchè</strong>, nel corso del terzo Forum internazionale del turismo, svoltosi al Palazzo del Ghiaccio di Milano, venerdì 23 e sabato 24 gennaio.  </p>



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<iframe title="Turismo, Santanchè &quot;Italia punta su qualità: più valore ai territori e imprese unite per crescere&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/3HYr6U9M69g?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>All’evento hanno preso parte numerosi rappresentanti istituzionali, tra cui il Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 <strong>Giovanni Malagò</strong>, il senatore <strong>Guido Quintino Liris</strong>, l’Onorevole <strong>Luca Squeri</strong> e l’Onorevole <strong>Gianluca Caramanna</strong> e <strong>Alessandra Priante</strong> di ENIT a conferma della centralità del tema nel dibattito politico nazionale. </p>



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<iframe title="Forum internazionale turismo, Malagò: Grande evento che abbiamo saputo organizzare" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/SZ7LDt60Wko?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe title="Turismo, on. Liris (Pres. Intergruppo Aree interne): &quot;Trasformare tipicità nostro territorio in Pil&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/hBC1_H3Bmnk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Squeri &quot;Olimpiadi e patrimonio culturale sono un moltiplicatore globale per l’immagine turistica&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ZogpeyZCW3Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Turismo, on.Caramanna (FdI): &quot;Delocalizzazione e destagionalizzazione turismo fondamentali&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/CC1szAWOoLM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Forum internazionale turismo, Priante (Enit Spa): a Davos si inizia a parlare di turismo" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/0M5psaglCBM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p></p>



<p>Secondo i dati ufficiali del Viminale relativi al 2025, il totale delle presenze turistiche in Italia ha superato i 480 milioni, segnando un aumento di oltre il 3% rispetto al 2024. All’interno di questo trend positivo, i piccoli Comuni — intesi come centri non appartenenti alle grandi destinazioni consolidate — hanno registrato una performance superiore alla media: +6,85% nelle presenze e +7,86% negli arrivi rispetto all’anno precedente, contribuendo a circa il 20% dei pernottamenti complessivi. Questi numeri, spiegano i promotori del Forum, non rappresentano un effetto accidentale ma la conferma dell’efficacia di una strategia nazionale orientata alla destagionalizzazione e alla redistribuzione spaziale dei flussi turistici, capace di ridurre le pressioni sulle aree a maggiore concentrazione e, allo stesso tempo, di attivare opportunità economiche in territori meno esplorati. Un ruolo chiave in questa prospettiva è svolto dal Fondo per i piccoli Comuni, dotato di 34 milioni di euro per iniziative dedicate. Secondo le stime elaborate dal Ministero del Turismo, gli interventi finanziati hanno già prodotto un impatto economico complessivo stimato in oltre 98 milioni di euro, con un effetto leva pari a 3,07 euro generati per ogni euro pubblico investito. Il Fondo ha sostenuto 27 progetti capofila e coinvolto 69 Comuni aggregati, strutturando reti di collaborazione pubblico-private orientate allo sviluppo di servizi, infrastrutture culturali e percorsi integrati nel tessuto locale.</p>



<p>Il confronto emerso a Milano ha coinvolto anche il mondo delle imprese e degli operatori del settore. Tra i rappresentanti aziendali intervenuti figurano <strong>Leonardo Massa</strong>, Vice President Southern Europe della Divisione Crociere del Gruppo MSC, <strong>Stefano Rizzi</strong>, Managing Director di Global Blue Italia, e <strong>Valentina Reino</strong>, Head of Public Policy &amp; Campaign di Airbnb, a testimonianza di come il tema della redistribuzione dei flussi interessi l’intera filiera turistica, dai trasporti allo shopping, fino alle piattaforme digitali.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Forum internazionale turismo, Massa (MSC): Il turismo navale oggi più vario e innovativo" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/On9Y_mWD6UA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Rizzi (Global Blue) &quot;Il tax free più accessibile rende l’Italia competitiva e aumenta lo shoppin" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/sfws14UaGZ0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Forum internazionale turismo, Reino (Airbnb): Ospitalità diffusa può distribuire flussi fuori città" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/-j7CmWbKMgs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Il Forum ha inoltre richiamato l’attenzione sulle prospettive per il 2026. Secondo una ricerca presentata nel corso delle giornate milanesi, gli oltre 2.600 piccoli Comuni turistici italiani potrebbero registrare oltre 21 milioni di arrivi e quasi 80 milioni di presenze, con una crescita prevista rispettivamente del +5,3% e +6,9% rispetto al 2025 e una permanenza media di circa 3,7 giorni. Questi livelli di domanda, nel loro complesso comparabili ai flussi consolidati di grandi poli urbani come Verona, Venezia, Firenze, Roma e Napoli, rappresentano un segnale chiaro delle potenzialità di un turismo più diffuso e sostenibile, capace di valorizzare scenari alternativi ai circuiti tradizionali delle città d’arte.</p>



<p>Nel corso del Forum sono emersi anche contributi dal mondo dell’industria e della promozione turistica: per <strong>Lorenzo Lagorio</strong> di easyJet le compagnie aeree svolgono un ruolo abilitante nel collegare anche i centri minori ai grandi flussi internazionali; mentre secondo <strong>Renzo Iorio </strong>di Federterme il comparto termale rappresenta una leva strategica ancora in parte inespressa per la competitività turistica del Paese.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Turismo, Lagorio (Easy Jet): &quot;Come compagnia aerea abilitiamo il turismo anche nei centri minori&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/vKcdQdXzj2A?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Turismo, Iorio (Federterme): &quot;Terme: leva fondamentale per l&#039;italia da scoprire&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/KGd9SWTkzy0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Dal punto di vista istituzionale, il Forum ha messo in rilievo l’importanza di una governance multilivello in cui Stato, Regioni, Comuni e stakeholder privati collaborino per rendere più attrattivi borghi e piccoli centri, migliorare i servizi di accesso e rafforzare le catene del valore locali. Allo stesso tempo, è stata ribadita la necessità di politiche data-driven per calibrare gli interventi in funzione delle tendenze di mercato e delle preferenze dei viaggiatori, una sfida evidenziata anche dai principali studi statistici sul turismo italiano. In sintesi, l’analisi presentata a Milano delinea una vera e propria road map per il turismo italiano: non più soltanto crescita dei numeri, ma qualità e distribuzione dei flussi, con un ruolo centrale assegnato alle comunità minori e alle iniziative in grado di renderle poli di attrazione sostenibili e competitivi nel lungo periodo.</p>



<p></p>
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		<title>Pagamenti digitali: l&#8217;accordo Tinaba-Alipay+ apre ai cittadini europei l’accesso alla rete cashless cinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 16:14:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[pagamenti digitali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla SDA Bocconi debutta una nuova soluzione di pagamento: grazie all’accordo tra Tinaba, Banca Profilo e Alipay+, gli europei potranno pagare in Cina in euro via app bancaria e QR code.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un passo concreto verso l’integrazione dei sistemi di pagamento tra Europa e Cina. È questo il cuore dell’accordo presentato oggi alla <strong>SDA Bocconi di Milano</strong>, che consente per la prima volta ai cittadini europei di effettuare pagamenti in Cina continentale direttamente dalla propria app bancaria, in euro e tramite QR code.<br><br>L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra <strong>Tinaba, Banca Profilo e Alipay+</strong>, la piattaforma di pagamento del gruppo Ant International, e permette di accedere alla rete di accettazione cinese che copre oltre 80 milioni di esercizi commerciali. Un’infrastruttura che rappresenta uno degli elementi chiave della trasformazione della Cina nella più grande economia cashless al mondo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Pagamenti digitali, Feagin (Ant International): &quot;Viaggi più semplici pagando in Cina con wallet Ue&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/lC8QtolHTEw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p><br>Il servizio, già operativo in oltre 40 Paesi, viene ora esteso anche alla Cina continentale, dove gli standard di pagamento digitali sono storicamente differenti da quelli europei e le carte di credito internazionali sono poco diffuse. Per i cittadini europei, in particolare viaggiatori e operatori economici, l’accordo punta a semplificare l’esperienza di pagamento e ad abbattere una delle principali barriere pratiche alla mobilità internazionale.<br><br>L’evento di presentazione è stato anche l’occasione per riflettere sul valore strategico di questo tipo di partnership. Secondo uno studio dell’European FS Tech Hub della SDA Bocconi, le super-app finanziarie locali hanno contribuito in Cina a un aumento del PIL stimato tra uno e due punti percentuali, grazie a una maggiore inclusione finanziaria e digitale. Un modello che, pur non replicabile in modo automatico in Europa, offre spunti rilevanti sul ruolo dell’innovazione nei sistemi di pagamento.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Pagamenti digitali, Arpe (Pres. Tinaba): &quot;Connettere e innovare tra operatori Ue e internazionali&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/KaOW9eDWh_Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p><br>Alla conferenza hanno partecipato rappresentanti del mondo accademico e finanziario, tra cui il presidente di Ant International <strong>Douglas Feagin</strong>, il presidente di Tinaba e amministratore delegato di Banca Profilo <strong>Matteo Arpe </strong>e il direttore dell’European FS Tech Hub <strong>Gimede Gigante</strong>. Al centro del confronto, anche il tema della governance dei dati e della conformità alle normative europee, a partire dal GDPR, elemento chiave per garantire un presidio diretto della relazione con la clientela.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Pagamenti digitali, Gigante (European FS Tech Hub): &quot;Nostro obiettivo: creare un ecosistema fintech&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Fw_HeYX89KQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p><br>L’accordo si inserisce in un contesto più ampio di rafforzamento delle relazioni economiche e tecnologiche tra Europa e Asia, mostrando come attori europei possano dialogare con grandi infrastrutture globali mantenendo un ruolo attivo nell’innovazione dei servizi finanziari. Nei prossimi mesi, il servizio sarà ulteriormente arricchito con l’accesso, sempre dall’app bancaria, a promozioni e servizi di viaggio, come taxi e biglietteria, in linea con le funzionalità delle principali super-app internazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/pagamenti-digitali-laccordo-tinaba-alipay-apre-ai-cittadini-europei-laccesso-alla-rete-cashless-cinese/">Pagamenti digitali: l&#8217;accordo Tinaba-Alipay+ apre ai cittadini europei l’accesso alla rete cashless cinese</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Il tempo lungo del food italiano: quando la tradizione diventa strategia industriale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 09:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ambrosoli e il capitalismo familiare che cresce tra qualità, export e nuove traiettorie del consumo: quando tradizione diventa strategia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/food/il-tempo-lungo-del-food-italiano-quando-la-tradizione-diventa-strategia-industriale/">Il tempo lungo del food italiano: quando la tradizione diventa strategia industriale</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p>In Italia esiste un capitalismo silenzioso, fatto di imprese familiari che attraversano le generazioni senza inseguire visibilità o narrazioni roboanti. Aziende che crescono nel tempo lungo dell’industria, imparando a convivere con cicli economici, cambiamenti geopolitici e mutamenti profondi dei consumi. Nel settore agroalimentare questo modello ha prodotto alcuni dei casi di maggiore longevità, dimostrando che continuità e capacità di adattamento non sono affatto concetti in contraddizione.</p>



<p>Il food, negli ultimi anni, è diventato uno dei comparti più esposti alle oscillazioni del presente: tensioni sulle materie prime, nuove sensibilità legate alla salute e al benessere, mercati esteri sempre più complessi e selettivi. Accanto a un racconto spesso dominato da mode passeggere e slogan, continua però a esistere una filiera che lavora sull’essenziale: qualità del prodotto, affidabilità industriale, relazione di fiducia con il consumatore.</p>



<p>In questo spazio si muovono aziende come Ambrosoli, che da oltre cento anni costruisce il proprio percorso attorno a un alimento antico e genuino come il miele. Un prodotto elementare, quasi primordiale, che nel tempo è diventato il fulcro di un’identità industriale solida e riconoscibile. Accanto al miele, restano una base stabile del business anche le celebri caramelle, altro pilastro storico dell’azienda, che contribuisce a dare continuità e equilibrio al modello produttivo.</p>



<p>«Il nostro obiettivo non è inseguire il mercato del momento», osserva Alessandro Ambrosoli, presidente del gruppo. «Il valore di un’impresa come la nostra sta nella coerenza: mantenere una qualità costante nel tempo e costruire fiducia, giorno dopo giorno». Una visione che oggi si confronta con un contesto internazionale meno lineare, ma che non mette in discussione le traiettorie di fondo.</p>



<p>Sul fronte estero, Ambrosoli continua a guardare all’export, con gli Stati Uniti che nel 2025 rappresentano più del 20% del fatturato, pari nel complesso a oltre 25 milioni di euro. Una presenza costruita nel tempo, coerente con un posizionamento che punta su origine, tracciabilità e affidabilità, più che su volumi aggressivi o logiche di breve periodo.</p>



<p>Nel frattempo, il miele evolve senza perdere identità. Negli ultimi anni Ambrosoli ha lanciato una nuova linea di integratori, inserendo il proprio sapere storico all’interno di un’area – quella della nutrizione funzionale – sempre più centrale nelle scelte dei consumatori. Non un cambio di pelle, ma un’estensione fisiologica. «Il miele», spiega Ambrosoli, «è già di per sé un alimento natturale. La sfida è valorizzarne le proprietà in modo serio, senza snaturarlo».</p>



<p>Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO rafforza questo percorso. Non come celebrazione, ma come responsabilità industriale e culturale. «La tradizione», conclude il presidente, «non è immobilità. È la capacità di restare fedeli a ciò che conta, mentre tutto intorno cambia».</p>



<p>Nel rumore dell’economia globale, il cibo continua così a essere un indicatore affidabile. E il miele, con la sua semplicità, resta una misura sorprendentemente efficace del tempo lungo dell’impresa.</p>
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		<item>
		<title>L’Italia prova a guidare la sostenibilità nel Mediterraneo con la nuova diplomazia energetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 12:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il programma congiunto di NEST e MAES punta a creare un ecosistema euro-mediterraneo della transizione unendo tecnologie e formazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/litalia-prova-a-guidare-la-sostenibilita-nel-mediterraneo-con-la-nuova-diplomazia-energetica/">L’Italia prova a guidare la sostenibilità nel Mediterraneo con la nuova diplomazia energetica</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Con la sicurezza energetica tornata al centro delle agende governative, l’Italia scommette su una nuova forma di diplomazia industriale per rafforzare la propria presenza nel Mediterraneo e in Africa. La leva è silenziosa, ma strategica: costruire competenze, trasferire tecnologia e formare capitale umano nei Paesi che si affacciano sulle rotte energetiche del futuro.</p>



<p>Due fondazioni italiane – NEST e MAES &#8211; hanno deciso di unire le forze per lanciare un programma che punta a creare un ecosistema della sostenibilità nel Mediterraneo allargato, in Africa e nel Medio Oriente. L’iniziativa combina ricerca, tecnologia e formazione avanzata in un contesto in cui l’energia è una priorità non solo industriale, ma di stabilità regionale.</p>



<p>La Fondazione NEST, tra i partenariati nazionali più avanzati nelle tecnologie energetiche sostenibili, e la Fondazione MAES, attiva nella cooperazione scientifica e industriale in campo energetico e ambientale, intendono trasformare il know-how italiano in uno strumento di influenza positiva. L’obiettivo è mettere in rete università, imprese e istituzioni dei Paesi partner per accelerare il trasferimento tecnologico, formare nuove competenze e sostenere la costruzione di sistemi energetici adeguati alle specificità locali.</p>



<p>La domanda di soluzioni sostenibili sta crescendo rapidamente in tutto il Mediterraneo, dove molti Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente devono gestire urbanizzazione accelerata, pressioni climatiche e infrastrutture spesso ancora fragili. In questo scenario, offrire tecnologie, strumenti digitali e programmi di formazione rappresenta un vantaggio competitivo per l’Italia, che punta a consolidare il proprio ruolo nella regione.</p>



<p>Il programma si articola lungo quattro assi principali. Il primo riguarda il trasferimento tecnologico e la condivisione di sistemi energetici integrati – come reti ibride che combinano rinnovabili, storage e gestione intelligente dei flussi – insieme a modelli digital twin, co-simulazioni in tempo reale e strumenti predittivi sviluppati da NEST. Il secondo asse è dedicato alla formazione, con workshop, corsi, scambi accademici e programmi di rafforzamento delle competenze. Il terzo punta a creare una rete stabile per la ricerca euro-mediterranea, con progetti congiunti, dottorati internazionali e partnership tra università e industria. Il quarto riguarda lo sviluppo locale: progetti pilota e collaborazioni con imprese territoriali per adattare le tecnologie a contesti emergenti.</p>



<p>“Con questo programma facciamo un passo ulteriore nella missione di NEST: mettere a disposizione dei Paesi del Mediterraneo, dell’Africa e del Medio Oriente un patrimonio di competenze scientifiche e tecnologiche costruite in Italia”, spiega Francesco Cupertino, presidente di NEST. Una visione condivisa dal presidente di MAES, Domenico Villacci, secondo cui molte economie emergenti considerano la sostenibilità “non solo un obiettivo ambientale, ma una condizione per autonomia energetica, crescita industriale e stabilità politica”.</p>



<p>La geografia dei Paesi coinvolti nella prima fase è ampia: Tunisia, Marocco, Algeria, Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Tanzania, Camerun e Liberia. Una seconda fase includerà ulteriori Stati africani con potenziali significativi in termini di infrastrutture ed energia, con l’obiettivo di costruire una piattaforma che favorisca alleanze e cooperazione.</p>



<p>Per i Paesi partner, l’accesso a reti di ricerca globali, tecnologie avanzate e nuovi strumenti di finanziamento rappresenta un’opportunità per accelerare la transizione energetica. Per l’Italia, il programma NEST-MAES è più di un progetto di cooperazione: è la possibilità di consolidare una posizione distintiva nella diplomazia dell’energia, rafforzando la posizione in aree cruciali per il futuro energetico globale.</p>



<p>Un approccio che potrebbe diventare un modello per altre iniziative, anche in settori diversi, nell’area mediterranea.</p>
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		<title>Il lusso cambia pelle: mercato stabile a 1.440 miliardi, consumatori più selettivi ed esperienze in forte crescita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 09:50:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[altagamma]]></category>
		<category><![CDATA[lusso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 24° Osservatorio Altagamma fotografa un settore che non arretra nonostante la congiuntura: Medio Oriente e Americhe trainano, Europa e Cina rallentano. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/il-lusso-cambia-pelle-mercato-stabile-a-1-440-miliardi-consumatori-piu-selettivi-ed-esperienze-in-forte-crescita/">Il lusso cambia pelle: mercato stabile a 1.440 miliardi, consumatori più selettivi ed esperienze in forte crescita</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p><em>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Il lusso entra in una fase di transizione, ma senza perdere la sua tenuta strutturale. Il mercato globale dell’alto di gamma chiuderà il 2025 a 1.440 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con l’anno precedente. Una tendenza che, letta in un contesto segnato da geopolitica instabile, consumi più selettivi e valute sfavorevoli, rappresenta comunque un segnale di solidità: il settore non arretra, mantiene i livelli e continua a generare valore anche in una congiuntura complessa. È il quadro delineato dal 24° Osservatorio Altagamma, presentato a Milano insieme all’Altagamma Consensus 2026 e al Luxury Market Monitor di Bain &amp; Company.<br><br>Il mercato si conferma resiliente, ma sta cambiando profondamente. I consumatori spostano la propria spesa dai prodotti alle esperienze – dall’ospitalità al wellness, dalle crociere al fine dining – e diventano più attenti alla relazione fra prezzo e valore, messa alla prova dall’impennata dei listini degli ultimi anni. Il pubblico aspirazionale, quello che negli anni post-pandemici aveva sostenuto gran parte della crescita, oggi mostra maggiore prudenza e orienta una parte crescente della spesa verso outlet, canali scontati e second-hand: una pressione sui prezzi che racconta un mercato più attento e meno disposto all’acquisto full-price.<br><br>La geografia del lusso si muove a velocità diverse. Il Medio Oriente resta l’area più dinamica, con una crescita fra il 4 e il 6%, mentre le Americhe tornano positive grazie alla spesa domestica e all’aumento del valore medio degli acquisti. L’Europa rallenta per il turismo altalenante e la sensibilità ai prezzi, mentre la Cina rimane debole ma mostra segnali di ripresa nelle città di fascia alta. In questo quadro frammentato, cresce la competizione dei marchi locali, soprattutto in Asia: brand cinesi, coreani e indonesiani guadagnano spazio grazie alla vicinanza culturale e a posizionamenti più accessibili, erodendo quote alle maison occidentali.<br><br>Le categorie confermano una polarizzazione netta. Nel lusso personale continuano a performare gioielli e occhiali, mentre soffrono pelletteria e calzature. Il design si stabilizza, la nautica prosegue la sua corsa e il settore auto vede un calo dei volumi, con performance migliori solo sui modelli più esclusivi.<br>Per Matteo Lunelli, presidente di Altagamma, il quadro è chiaro: «Il mercato si mantiene stabile pur attraversando una fase complessa, con consumi più selettivi e una scarsa reattività del consumatore cinese. Cresce il consumo esperienziale e nel 2026 ci aspettiamo una ripresa del 5%. L’alto di gamma italiano continua a mostrare grande resilienza grazie alla creatività e all’eccellenza manifatturiera. Oggi più che mai il settore va tutelato nel segno della legalità, della trasparenza e della certezza del diritto».<br>Sul medio-lungo periodo, Bain &amp; Company vede un’industria a un bivio. <br><br>Le autrici del report, Claudia D’Arpizio e Federica Levato, parlano di una fase di “verità” in cui i brand dovranno ricostruire un rapporto autentico con i consumatori, recuperando coerenza e significato dopo anni di forte espansione. «Il futuro del lusso», spiegano, «apparterrà a chi saprà passare dalla scala alla precisione, dall’inseguire le tendenze al guidarle. La relazione tra valore, etica e identità diventerà decisiva». Le previsioni restano solide: una crescita annua del 4–6% potrebbe portare il mercato complessivo a raggiungere entro il 2035 tra i 2.200 e i 2.700 miliardi di euro.<br><br>Il confronto con le imprese conferma un clima costruttivo. La gioielleria rafforza il ruolo di bene rifugio, la moda vede segnali di assestamento, l’ospitalità punta su autenticità e radicamento nei territori, la nautica consolida la sua leadership e il design di alta gamma guarda alla sostenibilità come leva competitiva.<br><br>Tra pressioni sui prezzi, nuove geografie e un consumatore più esigente, il lusso globale sembra avviarsi verso una stagione meno espansiva ma più matura: una fase in cui la differenza la faranno non la quantità degli acquisti, ma la capacità dei brand di offrire senso, qualità ed esperienza in un mondo in rapido cambiamento.<br></p>
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		<title>Transizione 5.0, doppio stop agli incentivi: le imprese chiedono stabilità dopo l’ennesimo cambio di rotta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 10:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[transizione 5.0]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il blocco simultaneo dei fondi per Transizione 4.0 e 5.0 congela gli investimenti digitali e green delle imprese. Le associazioni industriali chiedono regole certe e una politica di sviluppo stabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/transizione-5-0-doppio-stop-agli-incentivi-le-imprese-chiedono-stabilita-dopo-lennesimo-cambio-di-rotta/">Transizione 5.0, doppio stop agli incentivi: le imprese chiedono stabilità dopo l’ennesimo cambio di rotta</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p><em>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Nel giro di pochi giorni si sono fermati due importanti motori della politica industriale italiana. Dopo lo stop improvviso ai fondi di Transizione 5.0, anche le risorse per la “vecchia” Transizione 4.0 sono state esaurite. A certificarlo è stato il Gestore dei Servizi Energetici (Gse), la società pubblica che gestisce la piattaforma per le richieste e monitora in tempo reale le prenotazioni: il suo “contatore” digitale, aggiornato ieri, segna quota zero.<br><br>Il doppio blocco arriva in un momento delicato per l’industria, che contava su questi strumenti per pianificare la transizione digitale ed energetica. Il piano Transizione 4.0, nato come evoluzione del vecchio Industria 4.0, premiava con crediti d’imposta gli investimenti in soluzioni materiali e immateriali per la digitalizzazione. Il successivo Transizione 5.0, finanziato con fondi del Pnrr, ne rappresentava l’evoluzione “verde”, legando l’incentivo anche al risparmio energetico e alla sostenibilità.<br>Il 7 novembre il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha annunciato che anche i 2,5 miliardi di euro assegnati al piano risultano interamente prenotati. Degli oltre 6 miliardi iniziali, una parte è stata dirottata su altri capitoli del Pnrr, mentre la Legge di Bilancio 2026, che in questi giorni ha iniziato l’iter di approvazione in Senato, ha stanziato 4 miliardi per una nuova versione del programma, operativa dal prossimo anno.<br><br>La nuova edizione non si baserà più sui crediti d’imposta ma sul superammortamento, che consente di dedurre fiscalmente un valore più alto dei beni acquistati, spalmando il vantaggio su più anni. È una misura meno immediata ma più stabile nel tempo, pensata per dare continuità agli investimenti, che però rischia di non essere accessibile a tutte le imprese. Si tratta infatti di un’agevolazione che premia le aziende con utili e redditività elevata, poiché la deduzione agisce sull’imponibile fiscale.<br>In questo scenario, l’esaurimento delle risorse allocate per Transizione 4.0 e 5.0 ha colto di sorpresa molte imprese, che ora si trovano sospese. «È un segnale preoccupante per il nostro tessuto produttivo», ha detto Bruno Bettelli, presidente di Federmacchine, che parla di “frattura di fiducia” e chiede «stabilità delle regole e certezza dei tempi».<br><br>Un allarme condiviso da Confimi Industria, la confederazione che rappresenta soprattutto piccole e medie imprese manifatturiere, secondo cui «il blocco ha creato nervosismo e incertezza» e serve «una soluzione rapida per garantire la copertura delle domande già presentate». Assolombarda, con il presidente Alessandro Biffi, denuncia invece «incoerenza e incertezza»: «In sei mesi sono stati investiti 1,8 miliardi grazie alle semplificazioni introdotte, ma l’improvvisa chiusura lascia le aziende nel guado».<br>Anche Federacciai, con Antonio Gozzi, non risparmia critiche: «Una misura nata male e proseguita peggio. Molte imprese hanno compilato montagne di documenti e oggi non sanno se potranno ottenere i fondi».<br><br>Sul fronte politico, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, chiede una svolta: «Se non si trova una soluzione, crolla la fiducia tra imprese e istituzioni. Non si può costruire una politica industriale a colpi di stop and go». Orsini rilancia l’esigenza di un piano industriale pluriennale, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti apre alla possibilità di rendere stabile nel tempo il superammortamento oggi limitato al 2026, per dare «un segnale di fiducia agli imprenditori».<br>Nel frattempo, il Mimit ha confermato che la piattaforma del Gse resterà attiva fino al 31 dicembre, e che i progetti ritenuti ammissibili verranno inseriti in una lista d’attesa per essere finanziati se emergeranno nuove risorse. Il 18 novembre si aprirà al Ministero un tavolo di confronto con le associazioni di categoria.<br><br>Un confronto che riguarda molto più del solo mondo produttivo. Il tessuto industriale italiano è anche infrastruttura sociale: genera occupazione, competenze, servizi, e si intreccia con la vita dei territori. La digitalizzazione e l’innovazione che le imprese stanno inseguendo sono le stesse sfide che attendono enti locali e amministrazioni, chiamati a modernizzare procedure e servizi ai cittadini. È su questo terreno comune – quello di un Paese che punta a rendere più efficiente la propria macchina economica e amministrativa – che si misura oggi la reale portata della transizione.</p>
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		<title>Quando la finanza parla europeo: interoperabilità e sostenibilità guidano la nuova era dei pagamenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 11:19:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[pagamenti digitali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il settore punta a un’infrastruttura comune e integrata che unisca tecnologia, fiducia e responsabilità sociale.</p>
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<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>In un mercato sempre più interconnesso, la trasformazione digitale non riguarda soltanto l’esperienza dei consumatori, ma la struttura stessa della finanza: sistemi interoperabili, standard comuni, criteri ESG che uniscono efficienza economica e responsabilità sociale.<br>È stato questo il filo conduttore del panel “Internazionalizzazione dei pagamenti: evoluzione europea e prospettive in ambito B2B e B2C”, ospitato al Salone dei Pagamenti di Milano.<br>Un confronto tra banche e imprese &#8211; da Intesa Sanpaolo a Boggi Milano, da Bancomat a Banco Santander &#8211; che ha mostrato come la nuova frontiera del settore sia la convergenza tra innovazione tecnologica e sostenibilità.<br><br>L’obiettivo comune è costruire un’infrastruttura di pagamenti realmente europea. Come ha ricordato Massimo Itta, Chief Commercial Officer di Bancomat, oggi l’interoperabilità tra i diversi sistemi nazionali è ancora frammentata: chi vive o lavora in più Paesi si trova spesso a usare piattaforme differenti, da Bizum in Spagna a Multibanco in Portogallo, a BancomatPay in Italia.<br>Per superare queste barriere è nata EuroPA – European Payments Alliance, una rete che unisce i principali operatori nazionali per rendere le transazioni digitali istantanee, interoperabili e pienamente europee.<br>Un’alleanza che già coinvolge oltre 50 milioni di utenti, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la copertura nei prossimi mesi e offrire una piattaforma di pagamento “davvero europea”, basata su standard comuni e tecnologia sviluppata nel continente.<br><br>Ma l’interoperabilità non basta se non è anche semplice.<br>Come ha sottolineato Ana Belén Alonso Hernández, Director of Business Strategy and Platforms di Banco Santander, “il cliente deve poter scegliere dove, come e quando pagare, ma deve avere sempre la sensazione che sia facile”.<br>Dalla Cina al Brasile, dall’India all’Europa, la storia dei sistemi di pagamento mostra un’evidenza: la diffusione di massa nasce da esperienze d’uso immediate — un QR code, un tap, un’app intuitiva. È questo il punto d’incontro tra tecnologia e fiducia: rendere l’innovazione invisibile, naturale.<br>Nel panel è emerso un altro tassello decisivo: la sostenibilità. La digitalizzazione dei flussi e l’integrazione dei mercati non sono solo strumenti di efficienza, ma anche di responsabilità ambientale e sociale.<br><br>L’esperienza raccontata da Mario Morelli, Head of International Corporate Cash Management Sales di Intesa Sanpaolo, e da Orietta Guidi, CFO di Boggi Milano, ne è un esempio concreto: un progetto di cash pooling internazionale – cioè un sistema che consente a un gruppo di accorpare in un’unica tesoreria i saldi di tutte le proprie filiali, ottimizzando liquidità e costi – legato a un modello di obiettivi ESG.<br><br>Il raggiungimento di obiettivi su decarbonizzazione, uso di energia rinnovabile ed economia circolare dà diritto a premialità finanziarie, mentre eventuali scostamenti comportano penalità.<br>Un modello che traduce la sostenibilità in indicatori misurabili e la integra nella gestione quotidiana dei flussi aziendali.<br>“Non si tratta di un prodotto con il ‘bollino verde’,” ha spiegato Guidi. “È un modo concreto per legare la finanza alla responsabilità aziendale.” Per Morelli, “è un progetto unico nel panorama europeo, replicabile e capace di dimostrare che la finanza può davvero essere sostenibile”.<br>Restano, certo, sfide aperte: normative diverse, processi ancora frammentati e, soprattutto, un ostacolo culturale. “La sostenibilità è un concetto che non tutte le aziende vivono allo stesso modo,” ha osservato Guidi, “ma le nuove generazioni stanno cambiando passo.”<br>L’evoluzione dei pagamenti europei passa dunque da qui: cultura, interoperabilità e fiducia. Perché dietro ogni innovazione – che sia un’app, un algoritmo o un accordo bancario – resta la stessa ambizione che accompagna la storia della moneta da secoli: rendere lo scambio più semplice, più sicuro e, oggi, più sostenibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/quando-la-finanza-parla-europeo-interoperabilita-e-sostenibilita-guidano-la-nuova-era-dei-pagamenti/">Quando la finanza parla europeo: interoperabilità e sostenibilità guidano la nuova era dei pagamenti</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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