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	<title>Articoli di Alessandro Caruso, autore presso The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/author/alessandro-caruso/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 Sep 2026 09:37:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Casasco (FI): «Più produci, meno paghi. Fisco e industria devono tornare a spingere la crescita. Ora puntiamo alla produttività»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/top-news/casasco-fi-piu-produci-meno-paghi-fisco-e-industria-devono-tornare-a-spingere-la-crescita-ora-puntiamo-alla-produttivita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 09:37:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il responsabile Economia di Forza Italia: «L’Europa deve recuperare competitività e colmare il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina. Gli incentivi pubblici siano sempre più orientati agli investimenti che generano produzione. Sul ceto medio avanti con Irpef al 33% fino a 60 mila euro. No alla logica degli extraprofitti».</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Maurizio Casasco, deputato e responsabile del Dipartimento Economia di Forza Italia, mette la crescita al centro dell’agenda economica per i prossimi mesi. Medico, imprenditore, già presidente di Confapi e oggi presidente emerito della Confederazione europea delle piccole e medie imprese, Casasco ha ricevuto anche una laurea ad honorem dalla Hiroshima University of Economics. Dalla competitività europea alla politica industriale, dal ritardo sulle tecnologie di frontiera alle prossime misure fiscali, la sua ricetta parte da un principio: indirizzare risorse e regole verso chi produce, investe e crea valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Onorevole Casasco, qual è oggi il principale problema economico dell’Europa?</strong><br>«La competitività. L’Europa si è data vincoli molto stringenti sia sul fronte della transizione ambientale sia su quello dei conti pubblici, mentre i nostri principali concorrenti internazionali operano in condizioni molto diverse. Cina, India e Stati Uniti non hanno gli stessi vincoli di bilancio pubblico ed ambientali, come ets e cbam che abbiamo imposto alle nostre imprese. tema che Forza Italia ha sollevato per prima alla camera attraverso una mozione nell&#8217;aprile 2024 a mia prima firma. Questo ha prodotto un’asimmetria che pesa sull’industria europea e rischia di tradursi anche in un problema sociale, perché quando diminuiscono produzione e posti di lavoro viene meno anche la fiducia. La transizione ambientale è necessaria, ma deve essere sostenibile dal punto di vista economico e inserita in una dimensione globale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’automotive è il settore in cui questa asimmetria si vede di più?</strong><br>«È certamente uno dei casi più evidenti. Sull’auto abbiamo accelerato eccessivamente verso l’elettrico senza valorizzare abbastanza la neutralità tecnologica e le alternative, dai biocarburanti alle altre soluzioni capaci di ridurre le emissioni. Nel frattempo la Cina ha costruito un enorme vantaggio competitivo, anche grazie a costi energetici e condizioni industriali differenti. Basti pensare che secondo Moody’s nel primo semestre del 2026 le vendite all’estero di vetture made in China sono aumentate del 65% e passando, come confermato dalle autorità di Pechino, da 45 mila nel 2022 a 12 milioni del 2026. Il risultato è che abbiamo azzoppato l’endotermico indebolendo la nostra filiera tradizionale e contemporaneamente aumentato la dipendenza dall’estero con la perdita di posti di lavoro. L’Europa deve correggere questa impostazione e dotarsi finalmente di un vero progetto industriale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma oggi la competizione industriale è soprattutto una competizione tecnologica. Quanto è indietro l’Europa?</strong><br>«È questo il punto decisivo. La forza economica e anche geopolitica di un Paese si misura sempre più nella capacità di produrre, adottare e diffondere tecnologie avanzate. Europa e Italia dipendono ancora troppo da Stati Uniti e Cina nelle tecnologie critiche: semiconduttori, capacità computazionale, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, materie prime. Sono elementi collegati tra loro, non compartimenti separati. Chi controlla questa architettura tecnologica possiede una leva economica e strategica enorme. Per questo dobbiamo industrializzare l’innovazione, non limitarci a utilizzarla».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cosa significa concretamente “industrializzare l’innovazione”?</strong><br>«Significa creare le condizioni perché nascano startup, diventino scaleup e possano poi trasformarsi in grandi campioni industriali capaci di trascinare anche la filiera delle Pmi. Dobbiamo rendere sempre più tecnologica la nostra manifattura e orientare gli investimenti verso le tecnologie di frontiera. Pensiamo all’intelligenza artificiale: servono data center, ma i data center richiedono energia e infrastrutture. Non possiamo affrontare questi dossier separatamente. Anche gli incentivi pubblici devono diventare progressivamente più mirati: strumenti come iperammortamento e Zes hanno dato una spinta importante, ma dobbiamo indirizzare sempre più le risorse verso investimenti capaci di aumentare produttività e competitività».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Su questo si innesta la vostra proposta fiscale del “più produci, meno paghi”?</strong><br>«Esattamente. La nostra proposta è una flat tax incrementale strutturale: sulla quota di reddito prodotta in più rispetto all’anno precedente si applicherebbe un’imposta del 5%. E deve valere in modo semplice e uguale per tutti, per dipendenti, autonomi, professionisti, artigiani, commercianti, imprese individuali e pensionati. Il principio è semplice: chi aumenta la propria attività, investe nella propria crescita e produce più reddito deve avere una convenienza fiscale. Non è soltanto una riduzione delle tasse, è un incentivo diretto alla crescita e anche alla trasparenza. Dobbiamo costruire un sistema in cui produrre di più convenga».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E per il ceto medio resta la proposta di portare l’aliquota Irpef al 33% fino a 60 mila euro?</strong><br>«Sì. È una proposta che Forza Italia porta avanti da tempo e che vogliamo riproporre. Negli ultimi anni sono già state destinate risorse rilevanti e strutturali al taglio del cuneo fiscale di circa 13 miliardi annui e alla riduzione delle aliquote attraverso l’accorpamento degli scaglioni di reddito di 5 miliardi annui, ma ora bisogna intervenire maggiormente sul ceto medio. Ridurre al 33% l’aliquota fino a 60 mila euro significa lasciare più risorse nelle tasche delle famiglie e sostenere anche la domanda interna. Nella stessa direzione vanno la detassazione degli aumenti contrattuali e dei premi di produzione e la proposta sulle tredicesime. Ma tutto deve poggiare sulla crescita: per aumentare stabilmente i salari bisogna aumentare produttività e Pil».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei ha avanzato anche l’idea di trasformare la detrazione delle spese sanitarie in un cashback immediato. Come funzionerebbe?</strong><br>«Oggi il 19% delle spese sanitarie detraibili viene recuperato con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. La nostra proposta è utilizzare la tracciabilità già esistente per riconoscere quel beneficio direttamente e in tempi molto più rapidi, attraverso un cashback. Chi sostiene una spesa per una visita, un intervento, una risonanza, il dentista o un farmaco ha bisogno di quelle risorse nel momento in cui deve curarsi, non un anno dopo. Sarebbe inoltre uno strumento particolarmente utile per le fasce economicamente più fragili e per chi ha una capienza Irpef ridotta».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tutto questo può essere finanziato senza ricorrere a nuovi prelievi su banche e grandi gruppi dell’energia?</strong><br>«La logica dell’extraprofitto non appartiene alla cultura liberale di Forza Italia. Non possiamo partire dal presupposto che un profitto elevato diventi automaticamente una disponibilità dello Stato da sottoporre a prelievo che ricadrebbe oltremodo sui correntisti con un aumento dei costi dei servizi. Con il sistema bancario si può invece costruire un confronto nell’interesse del Paese, come è già avvenuto in passato, ragionando sul sostegno al credito per Pmi e famiglie, sui costi dei servizi e sulle condizioni che possono favorire investimenti e crescita. L’obiettivo non deve essere semplicemente trovare risorse da portare nelle casse pubbliche, ma costruire una collaborazione capace di rafforzare l’economia reale».</p>
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		<title>Nevi: «Stabilità, meno tasse, investimenti». Il bilancio economico del governo Meloni e la sfida dell’ultima manovra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 09:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il portavoce nazionale di Forza Italia la tenuta dei conti e la credibilità internazionale sono il principale risultato della legislatura. Ora il centrodestra guarda a potere d’acquisto, crescita e competitività, con il debito pubblico ancora come principale vincolo.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La stabilità politica come premessa della stabilità economica. È da qui che Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, parte nel tracciare il bilancio del governo Meloni alla vigilia dell’ultimo anno di legislatura. Il risultato principale, nella sua lettura, è avere restituito all’Italia credibilità sui mercati attraverso una maggiore attenzione ai conti pubblici, modificando anche la percezione del Paese presso gli investitori internazionali. «Il problema dell’Europa non è più l’Italia», sintetizza Nevi, indicando proprio nella capacità di attrarre capitali uno dei presupposti per sostenere crescita e sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte interno, il secondo capitolo è quello fiscale. Forza Italia rivendica la riduzione della pressione su diverse fasce di reddito, la semplificazione e un cambiamento nel rapporto tra amministrazione e contribuente, anche attraverso strumenti come il concordato preventivo. Per Nevi si tratta di uno dei risultati più significativi dell’azione di governo, insieme alle misure a sostegno delle imprese e dell’occupazione, che avrebbero accompagnato la creazione di oltre un milione di posti di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro, riconosce però lo stesso esponente azzurro, è stato condizionato da fattori esterni. Inflazione, aumento dei prezzi delle materie prime e costi energetici hanno ridotto parte degli effetti delle politiche espansive e reso più difficile sostenere il potere d’acquisto. Sullo sfondo resta soprattutto il debito pubblico, definito da Nevi «il grande problema del nostro Paese», che continuerà a limitare gli spazi di bilancio anche nell’ultima fase della legislatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella valutazione di Forza Italia rientrano anche il rinnovo dei contratti scaduti, l’avanzamento del Pnrr e la ripartenza delle infrastrutture. Proprio il Piano nazionale di ripresa e resilienza viene presentato come uno dei test superati dall’esecutivo, dopo i dubbi iniziali sulla capacità italiana di rispettare tempi e obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partita decisiva si sposta ora sulla prossima legge di bilancio. Il baricentro, secondo Nevi, dovrà restare su due assi: sostenere il reddito disponibile delle famiglie e rafforzare la capacità competitiva delle imprese. «Sostenere i consumi fa bene all’economia», osserva, mentre sul versante produttivo l’obiettivo è ridurre costi e pressione fiscale per permettere alle aziende italiane di competere sui mercati globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le ipotesi indicate da Forza Italia ci sono l’estensione della seconda aliquota Irpef fino a 60 mila euro di reddito, interventi sul bollo auto per i veicoli di minore cilindrata, la detassazione delle tredicesime e un meccanismo fiscale più graduale per chi supera la soglia degli 85 mila euro prevista per il regime forfettario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più complesso il capitolo delle coperture. Nevi guarda innanzitutto ai circa 1.800 miliardi di risparmio privato degli italiani, da orientare maggiormente verso imprese e infrastrutture, liberando così risorse pubbliche per sanità e politiche sociali. A questo affianca spending review, semplificazione amministrativa e un utilizzo più ampio del project financing. Per banche, assicurazioni ed eventualmente grandi operatori energetici, l’impostazione non sarebbe invece quella di un prelievo indiscriminato sugli extraprofitti, ma della ricerca di forme di compartecipazione alle politiche pubbliche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta infine la politica industriale. Nevi ammette che «si può sempre fare di più e meglio», ma individua una linea di continuità nelle misure per abbattere i costi produttivi e aumentare la competitività. Energia e ritorno al nucleare rappresentano, nella visione di Forza Italia, il nodo strategico dei prossimi anni: una transizione che dovrà restare sostenibile anche dal punto di vista economico. Per l’ultima parte della legislatura, dunque, la sfida sarà tenere insieme riduzione delle tasse, investimenti e sostegno sociale senza perdere il percorso di rientro dei conti pubblici.</p>
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		<title>Gemmato: «Stabilità, crescita e sanità: ora consolidare il lavoro fatto»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/sottosegretario-gemmato-stabilita-governo-bari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 08:22:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sottosegretario alla Salute, tra i promotori dell’evento di Bari per celebrare il record di longevità del Governo, traccia il bilancio: spread ai minimi, Mezzogiorno in crescita e investimenti della ZES unica. Nell’ultimo anno di legislatura le priorità saranno competitività, fisco, Pnrr e rafforzamento del Servizio sanitario nazionale.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo di Alessandro Caruso pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi Bari ospita la manifestazione con cui il centrodestra celebra il record di longevità del governo Meloni. Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e tra i principali artefici dell’iniziativa, legge il traguardo soprattutto attraverso i risultati economici e la stabilità raggiunta dal Paese. Dal rilancio del Mezzogiorno alla ZES unica, fino alla sanità, alle liste d’attesa e alla riforma della legislazione farmaceutica, Gemmato indica i dossier sui quali il governo intende concentrare l’ultima parte della legislatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono i risultati economici e sociali che secondo lei identificano davvero questa esperienza di governo?<br></strong>«C’è un modo concreto per raccontare cosa significano questi quattro anni di governo: guardare ai risultati raggiunti e alla maggiore stabilità che ha accompagnato questa legislatura. Bari, il 4 settembre, non è la celebrazione di un numero di giorni. È la fotografia di un Paese che si sta riaffermando per credibilità e centralità anche a livello internazionale. Lo spread, che per anni ha misurato la sfiducia verso l’Italia, è sceso a livelli che non si vedevano dal 2008. E accanto alle stime macroeconomiche più positive, c’è un Mezzogiorno che cresce più della media nazionale, una filiera farmaceutica tra le principali in Europa, l’occupazione che torna a crescere. Non sono meriti da rivendicare come una bandiera, sono responsabilità che ci siamo assunti e che continuiamo a portare avanti».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come si può tradurre la stabilità in un aumento della crescita?<br></strong>«Partirei da una premessa: la stabilità crea le condizioni perché vi possa essere crescita. Chi investe ha bisogno di poter contare su un quadro politico stabile e prevedibile, che consenta di programmare le proprie scelte nel medio e lungo periodo. È questa continuità che permette a imprese e investitori di guardare non solo ai prossimi mesi, ma ai prossimi anni. Ed è così che si spiegano numeri come quelli della ZES unica per il Mezzogiorno, che in due anni ha autorizzato oltre 1.300 investimenti per circa 55 miliardi di euro: non è un incentivo isolato che ha funzionato, è un pezzo di un disegno più ampio che ha potuto reggersi proprio perché nessuno lo ha rimesso in discussione ogni sei mesi. La stabilità non è la meta e questo lo stiamo dimostrando da quattro anni a questa parte».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei ha sottolineato che la scelta di celebrare questo record a Bari deriva anche dai risultati ottenuti dal Mezzogiorno. In quali settori si è maggiormente ridotto il gap con il Nord?<br></strong>«Quando si parla di Sud, in Italia, si è abituati per riflesso a parlare di ritardo. Io preferisco guardare a quello che sta effettivamente cambiando e soprattutto a cosa lo ha reso possibile: politiche nazionali strutturali, pensate per tutto il Mezzogiorno, hanno creato le condizioni perché un territorio come la Puglia potesse crescere. In Puglia il tasso di occupazione ha raggiunto il livello più alto degli ultimi anni, con Bari davanti a tutte le altre province, seguita da Lecce e Brindisi, mentre la disoccupazione è scesa in modo sensibile. Le esportazioni crescono, gli investimenti in opere pubbliche sono aumentati di oltre il 13% nell’ultimo anno grazie al PNRR e SVIMEZ certifica che oggi il Mezzogiorno cresce più della media nazionale, non meno. Restano ancora alcune criticità, ma la direzione è cambiata, grazie a una regia nazionale che ha finalmente guardato al Sud come priorità».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono i principali dossier economici che il Governo non può permettersi di lasciare incompiuti?<br></strong>«Credo che la parola chiave debba essere continuità. Il Governo ha avuto il merito di riportare stabilità e credibilità nelle scelte economiche e ora deve utilizzare questa fase della legislatura per consolidare il lavoro fatto. Il primo dossier resta quello della crescita, che si riflette nella Manovra 2027, l’ultima prima delle elezioni. Dobbiamo continuare a sostenere imprese, lavoro e investimenti, rafforzando la competitività del sistema produttivo italiano. A questo si aggiungono la riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sui redditi, il rafforzamento delle politiche per il Mezzogiorno e la piena valorizzazione delle risorse del PNRR e dei fondi europei. Il secondo è la sostenibilità della sanità pubblica: proseguire la stagione degli investimenti straordinari al Fondo sanitario nazionale avviata dal Governo Meloni, che in soli tre anni ha aumentato le risorse di 18 miliardi di euro. E poi continuare a lavorare per l’operatività di tutte le Case di comunità; per la valorizzazione del personale sanitario; per un’assistenza di prossimità che sfrutti tutti i presidi territoriali, a partire dalle 20.000 farmacie pubbliche e private convenzionate presenti fin nel più piccolo borgo italiano, in sinergia con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti. Senza dimenticare uno dei dossier a cui tengo di più e che infatti porterà il mio nome: il Testo Unico della legislazione farmaceutica, che riordina oltre 800 norme frammentate in più di 100 diversi provvedimenti, alcune risalenti al 1934 e al 1938. Una semplificazione normativa necessaria per garantire ai cittadini un accesso più rapido alle cure e per difendere una filiera industriale che oggi trascina l’export italiano».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sulla sanità, in vista della legge di Bilancio, quali sono le priorità?<br></strong>«La prima priorità è proseguire nel rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale. Il Governo Meloni ha già impresso una direzione chiara, aumentando progressivamente le risorse destinate alla sanità, ma oggi dobbiamo fare un passo ulteriore: trasformare queste risorse in servizi migliori e più facilmente accessibili. Le priorità sono quindi quelle su cui lavoriamo da tempo: mettere le Regioni nelle condizioni di ridurre le liste d’attesa, rafforzare il personale sanitario, potenziare la medicina territoriale e garantire una maggiore appropriatezza nell’utilizzo delle risorse con un maggior finanziamento del FSN. C’è poi un tema che considero strategico e che riguarda la prevenzione. Investire nella prevenzione significa intervenire prima che la malattia diventi più complessa e onerosa, in primo luogo per il paziente, ma anche per il SSN. La legge di Bilancio 2026 ha già previsto un rafforzamento importante dei programmi di prevenzione e diagnosi precoce e questa deve essere una direzione strutturale. L’obiettivo non è semplicemente spendere di più, ma spendere meglio. Ogni euro destinato alla sanità deve tradursi, per quanto possibile, in una prestazione più tempestiva, in una cura più appropriata e in un servizio più vicino al cittadino».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sulle liste d’attesa avete appena varato il nuovo Piano nazionale 2026-2028. Qual è il risultato concreto e misurabile che vorreste lasciare ai cittadini entro la fine della legislatura?<br></strong>«Il nuovo Piano nazionale di Governo delle liste di attesa 2026-2028 va nella direzione di una maggiore trasparenza e tracciabilità: monitorare i tempi, rendere confrontabili i dati e intervenire laddove emergono criticità sono le leve per superare le differenze territoriali e fare in modo che il diritto alla cura non dipenda dal luogo in cui si vive. In questo nuovo sistema tutti devono fare la loro parte, a partire dalle Regioni che sono chiamate a garantire gli standard previsti, così che il cittadino possa avere maggiore certezza dei tempi».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come si rende di nuovo competitivo il lavoro nella sanità pubblica, soprattutto rispetto al privato e all’estero?<br></strong>«Il personale sanitario è il cuore pulsante del Servizio Sanitario Nazionale. Possiamo costruire nuovi ospedali, investire in tecnologia e digitalizzazione, ma senza medici, infermieri e professionisti sanitari adeguatamente valorizzati nessuna riforma può funzionare. Per questo non basta parlare soltanto di assunzioni. Dobbiamo intervenire sulla valorizzazione professionale, sulle condizioni di lavoro, sulla possibilità di crescita e sulla riduzione del carico burocratico che troppo spesso sottrae tempo alla relazione con il paziente. Il Governo Meloni è già intervenuto sulle retribuzioni e sulle indennità, ma la competitività del lavoro pubblico richiede un’azione più ampia e strutturale. Dobbiamo rendere il SSN un luogo nel quale un giovane professionista possa scegliere di costruire il proprio futuro, senza essere spinto a cercare opportunità altrove. È una sfida che riguarda anche la formazione e la programmazione dei fabbisogni. Non possiamo più permetterci di inseguire le carenze quando si manifestano: dobbiamo anticiparle, programmando oggi i professionisti di cui il nostro sistema avrà bisogno domani».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/sottosegretario-gemmato-stabilita-governo-bari/">Gemmato: «Stabilità, crescita e sanità: ora consolidare il lavoro fatto»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Festival per la Salute 2026, a Fiumefreddo Bruzio prevenzione, cultura e cura si incontrano</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/festival-per-la-salute-2026-a-fiumefreddo-bruzio-prevenzione-cultura-e-cura-si-incontrano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[festival della salute]]></category>
		<category><![CDATA[fiumefreddo bruzio]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele leuzzi]]></category>
		<category><![CDATA[tumore al seno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 16 settembre Fiumefreddo Bruzio (Cs) torna a trasformarsi in un laboratorio diffuso dedicato alla prevenzione e al benessere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/festival-per-la-salute-2026-a-fiumefreddo-bruzio-prevenzione-cultura-e-cura-si-incontrano/">Festival per la Salute 2026, a Fiumefreddo Bruzio prevenzione, cultura e cura si incontrano</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal 16 settembre Fiumefreddo Bruzio, in provincia di Cosenza, torna a trasformarsi in un laboratorio diffuso dedicato alla prevenzione per contrastare il tumore al seno e alla cura di sé. Il Festival per la Salute 2026, promosso dall’Associazione Casa di Rosa ETS, porta nel centro storico screening senologici, incontri con medici ed esperti, attività dedicate all’alimentazione e agli stili di vita, ma anche cinema, musica, teatro, arte, yoga, passeggiate e iniziative per i bambini. Una formula che prova ad allargare il concetto di salute oltre la dimensione strettamente sanitaria, mettendo insieme diagnosi precoce, cura della persona, relazioni e qualità della vita. L&#8217;iniziativa, ideata e fortemente voluta dal senologo Raffaele Leuzzi, da anni in prima linea nella costruzione di una narrativa diversa del tumore al seno, pone al centro il valore della prevenzione, tema attorno al quale è nata e opera Casa di Rosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’associazione, ente del Terzo settore con sede proprio a Fiumefreddo Bruzio, lavora per favorire l’accesso alla diagnosi precoce e contrastare le disuguaglianze territoriali che ancora caratterizzano la sanità, con una particolare attenzione alla Calabria e alla mobilità sanitaria verso altre regioni. L’obiettivo è affiancare alle attività del Servizio sanitario un modello di prevenzione più vicino alle persone, capace di coinvolgere anche le fasce d’età più giovani e di costruire una maggiore consapevolezza sui corretti stili di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival nasce così come un «grande laboratorio aperto alla comunità e al territorio», fondato sull’ascolto, sulla consapevolezza e sulla bellezza, ma anche come occasione di confronto sulle disparità che ancora si registrano nell’accesso a prestazioni e cure. Una parte centrale sarà rappresentata dal Villaggio della Prevenzione, dove le donne potranno effettuare visite senologiche, test di screening e ricevere consulenze da medici, nutrizionisti e psicologi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione sarà dedicata allo screening senologico personalizzato. Il percorso proposto da Casa di Rosa integra visita specialistica, ecografia e tomosintesi mammaria, la cosiddetta mammografia 3D, mentre gli eventuali approfondimenti diagnostici, dalle ago-biopsie alle risonanze mammarie, saranno eseguiti dal Servizio di Senologia diagnostica dell’Ospedale Annunziata di Cosenza. L’idea di fondo è rafforzare la diagnosi precoce, che rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella lotta al tumore della mammella: quando la malattia viene individuata nelle fasi iniziali, ricorda l’associazione, le probabilità di guarigione possono superare il 90 per cento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla prevenzione trova spazio il tema della senologia integrata, cioè un modello che affianca alle terapie oncologiche convenzionali interventi complementari basati su evidenze scientifiche. Nutrizione, supporto psicologico, attività fisica, yoga e tecniche di gestione dello stress diventano così parte di un percorso che non guarda soltanto alla malattia, ma alla qualità della vita e al benessere complessivo della paziente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival, però, punta anche a trasformare la prevenzione in un tema culturale e comunitario. Da qui la scelta di affiancare agli appuntamenti medici dialoghi dedicati al rapporto tra alimentazione e salute, al cibo ultraprocessato, all’obesità infantile e alla «restanza», cioè al legame tra territorio, comunità e possibilità di costruire il proprio futuro senza essere costretti ad andare altrove. Tra le voci annunciate figurano Vito Teti, Silvio Greco, Anna Rosa Macrì, Francesco Mauro Minervino, Barbara Massimilla, Fabio Marazzi e Raffaella Sbano, Massimo Benedetti, Gianmarco Piccolino, Pasquale Musolino insieme a medici, psicologi e nutrizionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l’offerta culturale è costruita intorno allo stesso filo conduttore. Il programma degli spettacoli, curato da Barbara Massimilla, prevede il 16 settembre la proiezione di <em>Gianni Versace – L’Imperatore dei Sogni</em> di Mimmo Calopresti, con la presenza del regista; il 17 settembre il concerto del percussionista e attore Ismaila Mbaye; il 18 settembre il film <em>Couture</em> di Alice Winocour, ambientato durante la Fashion Week parigina e centrato anche sulla vicenda di una donna che scopre di avere un tumore al seno; il 19 settembre lo spettacolo teatrale <em>Alda. Parole al vento</em>, ispirato alla vita e alle opere di Alda Merini e una mostra dedicata all&#8217;arte del maestro lametino Maurizio Carnevali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spazio infine anche ai più piccoli con Pompieropoli, iniziativa ludico-educativa dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco rivolta ai bambini dai 3 ai 12 anni, mentre passeggiate nel centro storico, ricerca di erbe spontanee, yoga e una mostra dedicata all’arte completano un programma che prova a legare prevenzione e territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il programma in sintesi</strong><br>Il Festival prende il via il 16 settembre con l’incontro sulle terapie integrate in senologia con Fabio Marazzi e, in serata, con il film di Mimmo Calopresti dedicato a Gianni Versace. Sempre il 16 alle ore 18 si svolge l&#8217;importante convegno sullo screening personalizzato per la diagnosi precoce del tumore al seno dalla taglia unica alla taglia singola, con la presenza degli operatori sanitari dell&#8217;ospedale Annunziata di Cosenza, tra cui la dottoressa Raffaella Sbano. Il 17 settembre spazio alla musica con Ismaila Mbaye. Il 18 settembre sono previsti i dialoghi sull’alimentazione, tra cui l’incontro con Silvio Greco e Raffaele Leuzzi, e la sera la proiezione di <em>Couture</em>. Il 19 settembre la mattina sarà dedicata anche alla prevenzione dell’obesità infantile con Massimo Benedetti e Tiziana Stallone, mentre nel pomeriggio Vito Teti affronterà il rapporto tra cibo e «restanza»; in serata chiuderà il programma degli spettacoli <em>Alda. Parole al vento</em>. A questi appuntamenti si affiancano per tutta la durata della manifestazione screening senologici, il Villaggio della Prevenzione, attività per bambini, yoga, passeggiate, incontri, arte e iniziative dedicate agli stili di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per info contattare il numero 331.6183873<br><a href="https://associazionecasadirosa.it/">https://associazionecasadirosa.it/</a> </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/festival-per-la-salute-2026-a-fiumefreddo-bruzio-prevenzione-cultura-e-cura-si-incontrano/">Festival per la Salute 2026, a Fiumefreddo Bruzio prevenzione, cultura e cura si incontrano</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>«L’Italia non può andare in stand-by perché si vota. Imprese e istituzioni devono continuare a parlarsi»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 09:39:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[giampiero zurlo]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni istituzionali]]></category>
		<category><![CDATA[urania news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'intervista a Giampiero Zurlo rilasciata al Tempo. Riflessioni su situazione politica, sviluppi dell'editoria e  sfide economiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/litalia-non-puo-andare-in-stand-by-perche-si-vota-imprese-e-istituzioni-devono-continuare-a-parlarsi/">«L’Italia non può andare in stand-by perché si vota. Imprese e istituzioni devono continuare a parlarsi»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il presidente di Urania Media, Giampiero Zurlo, società editrice anche di <em>The Watcher Post</em> e del canale televisivo Urania News, ha rilasciato un’  <a href="https://www.iltempo.it/personaggi/2026/08/31/news/giampiero-zurlo-intervista-utopia-urania-media-polarizzazione-dibattito-voto-governo-48993781/">intervista a <em>Il Tempo</em></a>, a firma di <strong>Luigi Frasca</strong>, nella quale ha affrontato diversi temi: dalla progressiva polarizzazione del confronto politico al rapporto tra istituzioni e imprese, fino agli investimenti nel settore editoriale e alle prossime tappe di sviluppo di UTOPIA e URANIA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul contesto politico, Zurlo ha espresso preoccupazione per la qualità assunta dal dibattito pubblico alla vigilia di una lunga fase pre-elettorale. «C’è una gara crescente a raggiungere in qualunque modo la pancia dell’elettorato, soprattutto attraverso i social network, dove la semplificazione, l’indignazione e lo scontro premiano».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un fenomeno che, secondo Zurlo, sarà ulteriormente accentuato dall’intelligenza artificiale: quella che si apre sarà infatti «la prima campagna elettorale nazionale pienamente attraversata dall’AI», con una crescente difficoltà per i cittadini nel distinguere contenuti autentici e manipolati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il Paese non può entrare in stand-by». Il punto centrale dell’intervista riguarda però il rischio che l’avvicinarsi delle elezioni determini una progressiva paralisi dei processi decisionali. «La campagna elettorale è un momento fisiologico della democrazia», osserva Zurlo, ma diventa un problema quando coincide con «una sospensione dell’attività decisionale».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui il messaggio rivolto alla classe politica: «Un Paese come l’Italia non può entrare in stand-by per un anno ogni volta che ci avviciniamo alle elezioni. Le imprese continuano a investire, assumere, esportare, innovare, indebitarsi, rischiare». La competitività, sottolinea il presidente di Urania Media, passa anche dalla capacità delle istituzioni di garantire qualità, velocità e stabilità delle decisioni, soprattutto in una fase caratterizzata da trasformazioni economiche, tecnologiche e geopolitiche sempre più rapide.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questa stessa impostazione si svilupperà il secondo Urania Policy &amp; Business Forum, in programma il prossimo 5 novembre a Villa Wolkonsky, che sarà dedicato alla memoria di Roberto Arditti: dodici ore di diretta televisiva, interviste e talk con rappresentanti delle istituzioni e del sistema imprenditoriale sui principali dossier del momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Zurlo, imprese e istituzioni rimangono «i due grandi attori attraverso i quali passa la competitività del sistema Paese»: le prime producono lavoro, innovazione e investimenti; le seconde definiscono le regole e garantiscono coesione e interesse generale. «Quando questi due mondi smettono di fidarsi l’uno dell’altro, perde l’Italia».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>MEDIA, IMPRESE E FIDUCIA<br></strong>Nell’intervista emerge anche una riflessione sul ruolo dell’informazione. «Se raccontiamo le imprese soltanto quando c’è uno scandalo o una crisi – spiega Zurlo – restituiamo una rappresentazione deformata del sistema produttivo». Raccontare chi investe, innova e crea occupazione, secondo il presidente di Urania Media, «non significa fare propaganda alle aziende», ma rappresentare una parte fondamentale del Paese. È proprio questa una delle ragioni alla base della nascita del progetto editoriale URANIA. <br><br><strong>URANIA NEWS, DA ZERO A OTTO PIATTAFORME IN MENO DI DUE ANNI<br></strong>Zurlo, che a 42 anni è il più giovane editore televisivo italiano, ricorda nell’intervista come il progetto televisivo sia nato soltanto nel novembre 2024, con l’avvio delle trasmissioni sul canale 260 del digitale terrestre. Da allora Urania News ha progressivamente ampliato la propria distribuzione sulle piattaforme FAST e connected TV, arrivando su Samsung TV, Rakuten TV e LG Channels e, nel dicembre 2025, su Sky al canale 511. In meno di due anni il canale ha così costruito una distribuzione presente su otto ambienti televisivi tradizionali e connessi, superando i due milioni di accessi mensili e i 50 mila utenti unici al giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una crescita che ha richiesto investimenti significativi e che Zurlo rivendica come parte di una strategia di lungo periodo. «Si può scegliere di fermarsi ai risultati già conquistati, monetizzarli e ridurre il rischio. Oppure si può decidere di rinunciare a una parte della redditività del presente per finanziare un ciclo di crescita successivo». La seconda è stata la strada scelta dal gruppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo dichiarato è portare URANIA al punto di pareggio economico nel 2027, dopo aver sostenuto negli anni di start-up gli investimenti necessari alla costruzione della piattaforma, della distribuzione, del palinsesto e della struttura editoriale. E, precisa Zurlo, «le nostre ambizioni nell’editoria sono appena cominciate».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>UTOPIA, BRUXELLES E IL NUOVO QUARTIER GENERALE<br></strong>Parallelamente agli investimenti editoriali continua la crescita di UTOPIA, che oggi conta quasi cento professionisti e sta registrando risultati particolarmente positivi anche sul mercato di Bruxelles. A segnare simbolicamente l’avvio della nuova fase sarà anche il trasferimento del gruppo a Palazzo Chigi-Odescalchi, nel cuore di Roma. Circa mille metri quadrati ospiteranno i nuovi uffici, gli studi televisivi di Urania News, gli spazi editoriali e quelli destinati agli eventi istituzionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo, nelle parole di Zurlo, è farne «il simbolo fisico di ciò che stiamo cercando di costruire industrialmente»: un luogo di incontro tra imprese, istituzioni, giornalisti, professionisti, manager e mondo accademico. «Una nuova casa per una nuova fase di vita del nostro gruppo».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Fisco, Osnato: «Un patto pluriennale per premiare chi investe e cresce»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 09:19:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente della commissione Finanze della Camera fa il punto sull’attuazione della delega fiscale, sul decreto legislativo omnibus e sulle prossime misure per imprese e famiglie. Dalla lotta all’evasione alla revisione delle accise, l’obiettivo è costruire un sistema più semplice e prevedibile, superando la logica degli incentivi temporanei.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La riforma fiscale è già entrata nella vita quotidiana di cittadini e imprese, ma il percorso non è ancora concluso. Marco Osnato (FdI) presidente della commissione Finanze della Camera, indica nel completamento dei decreti attuativi e nel coordinamento delle nuove norme il passaggio decisivo per consolidare il nuovo sistema. La prospettiva è quella di un fisco «più semplice, più efficace contro l’evasione e meno incline a considerare ogni contribuente un potenziale colpevole», accompagnato da un patto pluriennale capace di premiare investimenti, innovazione e crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Presidente a che punto siamo con la riforma fiscale?<br></strong>«La riforma fiscale è già entrata nella vita concreta di cittadini e imprese. Abbiamo approvato interventi su Irpef, adempimenti, accertamento, riscossione, sanzioni, contenzioso e Statuto del contribuente. Ora siamo nella fase del completamento e del coordinamento, anche attraverso i diciotto decreti attuativi già approvati, tra cui otto nuovi testi unici. La direzione è chiara: un fisco più semplice, più efficace contro l’evasione e meno incline a considerare ogni contribuente un potenziale colpevole».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno degli obiettivi centrali della delega era rendere il sistema fiscale più semplice, stabile e prevedibile. Siamo sulla strada giusta? Quali riscontri arrivano dal sistema produttivo e quali sono le prossime sfide?<br></strong>«Siamo sulla strada giusta, ma sappiamo che il lavoro non è concluso. Abbiamo rafforzato il contraddittorio, l’autotutela, la dichiarazione precompilata e gli strumenti di collaborazione preventiva con l’amministrazione. Il mondo produttivo riconosce questa direzione e apprezza il nostro lavoro. I risultati si vedono nell’economia reale: secondo l’Ocse, nel primo trimestre del 2026 il tasso di occupazione ha raggiunto il record storico del 62,8 per cento; nei primi quattro mesi il fatturato manifatturiero è cresciuto del 2,3 per cento; abbiamo superato il Giappone nella graduatoria mondiale dell’export e vantiamo il sistema esportatore più diversificato del G7».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali disposizioni del decreto legislativo omnibus produrranno gli effetti più concreti per imprese, lavoratori autonomi e investitori? Quali modifiche potrebbero ancora arrivare durante l’esame parlamentare?<br></strong>«Le disposizioni più concrete sono quelle che riducono le differenze inutili tra bilancio civilistico e fiscale, chiariscono il trattamento di crediti d’imposta, plusvalenze, stock option e auto aziendali e concedono più tempo per esercitare correttamente la detrazione Iva. Per imprese e professionisti significa meno burocrazia e minori costi amministrativi».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La pressione fiscale è soltanto uno dei problemi della competitività italiana: pesano anche l’instabilità normativa, i tempi amministrativi e il costo degli adempimenti. Quale dovrebbe essere il prossimo intervento fiscale capace di incidere davvero su investimenti, produttività e crescita dimensionale delle imprese?<br></strong>«La strada che intendiamo seguire è già indicata dai risultati ottenuti finora. Nel 2025 lo Stato ha recuperato la cifra record di 36,2 miliardi di euro tra contrasto all’evasione e riscossione, contribuendo a creare lo spazio per ridurre di oltre 33 miliardi le tasse su famiglie e microimprese, come certificato dalla Cgia di Mestre. È questa la strada che intendiamo proseguire: recuperare risorse da chi non paga per alleggerire il carico fiscale su chi rispetta le regole. Su questa base vogliamo costruire un patto fiscale pluriennale che premi chi investe, innova, fa ricerca, crea occupazione qualificata e cresce. Non l’ennesima stagione di bonus temporanei, di cui la sinistra è stata per anni portabandiera, ma regole stabili e prevedibili. È la stessa logica del concordato preventivo biennale ideato dal viceministro Leo: consentire a imprese e autonomi di definire in anticipo, per due anni, il reddito imponibile e il valore della produzione netta, in cambio di trasparenza e rispetto degli impegni».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ridurre le tasse richiede risorse permanenti. È più realistico finanziare nuovi interventi attraverso la crescita, il recupero dell’evasione e la revisione delle agevolazioni fiscali oppure sarà inevitabile scegliere quali categorie e quali settori privilegiare?<br></strong>«In questi anni abbiamo dimostrato che serietà di bilancio e giustizia sociale possono procedere insieme. Mentre il deficit europeo torna a crescere e diverse grandi economie superano il 3 per cento, l’Italia è tra i pochi Paesi impegnati in un percorso credibile di rientro sotto quella soglia. All’interno di vincoli molto stringenti abbiamo tutelato i redditi medio-bassi, sostenuto le famiglie e accompagnato le imprese che assumono, innovano e investono. Continueremo in questa direzione: più crescita, contrasto all’evasione e una spesa pubblica più efficiente per ridurre le tasse su chi lavora, produce e contribuisce allo sviluppo della Nazione».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il taglio delle accise è ancora una misura emergenziale oppure può rappresentare un primo passo verso una revisione strutturale della tassazione sui carburanti? Come si evita che, alla scadenza dello sconto, il prezzo alla pompa torni a salire bruscamente? Dal 2026 è stata inoltre avviata la progressiva equiparazione delle accise su benzina e gasolio, con una riduzione sulla prima e un aumento sul secondo. Come si conciliano gli obiettivi ambientali con la necessità di non penalizzare famiglie, autotrasporto e imprese?<br></strong>«La linea del Governo è sempre stata la stessa: intervenire nelle emergenze per proteggere famiglie e imprese e, insieme, rendere la tassazione più razionale nel lungo periodo. Lo abbiamo fatto nel 2022 e nel 2026, sostenendo il potere d’acquisto e le filiere più esposte. Alla scadenza dello sconto continueremo a monitorare i mercati, valutando, se necessario, un rientro graduale per evitare l’effetto “scalino”. In questo quadro si inserisce anche l’equiparazione tra benzina e gasolio, che discende da un impegno assunto dall’Italia con l’Unione europea prima dell’insediamento di questo Governo. Noi lo abbiamo attuato tutelando gli usi professionali, agricoli e industriali e sostenendo l’autotrasporto, perché la transizione non può diventare una tassa ideologica contro chi lavora e produce. La nostra linea resta quella della neutralità tecnologica».</p>
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		<title>San Marino nel mercato unico, Beccari: «Si apre un nuovo ciclo»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 11:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’accordo di associazione con l’Ue eliminerà le barriere per imprese e cittadini, rafforzerà i rapporti con l’Italia e avvierà un’integrazione graduale dei servizi finanziari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/san-marino-nel-mercato-unico-beccari-si-apre-un-nuovo-ciclo/">San Marino nel mercato unico, Beccari: «Si apre un nuovo ciclo»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Luca Beccari, Segretario di Stato per gli Affari esteri, la Cooperazione economica internazionale e le Telecomunicazioni della Repubblica di San Marino, l’intesa chiude una lunga fase di riallineamento agli standard internazionali e apre nuove prospettive per l’economia sammarinese. «È una tappa che segna definitivamente l’apertura di un nuovo ciclo».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è il valore politico dell’accordo di associazione con l’Unione europea?</strong><br>«Il valore politico è composto da più elementi. L’obiettivo principale era garantire una maggiore integrazione dell’economia sammarinese nel mercato unico. San Marino è interamente circondato dal territorio dell’Unione europea e il suo sviluppo non può prescindere da una piena interazione con l’Europa. L’accordo permette a imprese e cittadini sammarinesi di essere equiparati a imprese e cittadini europei, pur senza diventare uno Stato membro, eliminando le barriere agli scambi economici e sociali».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’intesa conclude anche un percorso di trasformazione dell’economia sammarinese?</strong><br>«Sì. Prima della crisi del 2008-2009 San Marino era ancora considerato, come altri piccoli Stati, un Paese offshore e non pienamente allineato alle regole internazionali. Abbiamo investito molto per rendere la nostra economia conforme agli standard, cooperativa e integrata. Mancava però la possibilità di beneficiare di una più ampia integrazione economica. L’accordo completa questa trasformazione».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali settori beneficeranno maggiormente dell’accesso al mercato unico?</strong><br>«San Marino ha un’economia molto diversificata e non c’è un settore che non possa trarre vantaggio dall’accordo. L’industria manifatturiera resta il comparto principale, ma i benefici riguarderanno anche commercio, servizi, agricoltura e nuove tecnologie. Oggi un’impresa sammarinese di servizi può incontrare limiti nella partecipazione agli appalti europei o nazionali, mentre in settori come telecomunicazioni, trasporti e produzione restano restrizioni legate alla condizione di Paese extra-Ue. L’associazione consentirà di operare in un quadro di regole comuni e offrirà anche agli investitori e ai cittadini europei presenti a San Marino le stesse garanzie riconosciute nell’Unione».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per i servizi finanziari è previsto un accesso progressivo. Come funzionerà?</strong><br>«Il comparto sarà integrato gradualmente attraverso quattro grandi aree: servizi bancari tradizionali, titoli, assicurazioni e fondi. Potranno procedere insieme oppure separatamente, in base ai tempi necessari per recepire e applicare la normativa europea. Il termine massimo previsto è di quindici anni. Non si tratta soltanto di raggiungere la conformità normativa, ma anche di predisporre strumenti di vigilanza capaci di dialogare con le autorità europee. È la parte più impegnativa dell’accordo, ma San Marino non parte da zero: dal 2012, in virtù della convenzione monetaria sull’euro, recepisce già norme sui sistemi di pagamento e parte dell’acquis finanziario, comprese disposizioni come la MiFID».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’adozione delle regole europee può limitare l’autonomia della Repubblica?</strong><br>«La differenza rispetto all’adesione è proprio questa. L’associazione è un trattato internazionale che disciplina diritti e regole di partecipazione al mercato unico, ma non produce modifiche istituzionali. San Marino manterrà le proprie peculiarità, assumendo l’impegno di allineare il sistema normativo. L’accordo prevede inoltre adattamenti limitati, legati alle dimensioni e alle caratteristiche del Paese. La libera circolazione delle persone, ad esempio, sarà garantita entro soglie sostenibili per una realtà di circa 35 mila residenti».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che impatto avrà l’accordo sul rapporto con l’Italia?</strong><br>«L’intesa rafforza un rapporto già caratterizzato da un altissimo livello di integrazione economica. Tra San Marino e Italia esistono da decenni forme di libera circolazione e prestazione dei servizi, ma l’evoluzione dell’Unione europea ha progressivamente limitato la possibilità di regolare molte materie soltanto sul piano bilaterale. L’accordo offrirà quindi nuovi strumenti per consolidare ulteriormente il rapporto con l’Italia, che resta il nostro principale partner commerciale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono i prossimi passaggi e quando si vedranno i primi effetti?</strong><br>«Dopo l’approvazione europea, il prossimo passaggio sarà la firma materiale dell’accordo. Seguiranno le ratifiche, perché l’intesa è considerata un accordo misto e dovrà essere approvata dai Parlamenti dei Paesi membri. È però prevista un’applicazione provvisoria: dopo la ratifica di San Marino e il passaggio al Parlamento europeo, l’accordo potrà iniziare a produrre effetti già dal 2027. Per completare tutte le ratifiche dei Ventisette potrebbero essere necessari uno o due anni».</p>
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		<item>
		<title>Roma e Dublino, l’asse europeo che unisce industria, innovazione e nuovi scambi. Intervista all&#8217;Ambasciatrice McCullough</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/roma-e-dublino-lasse-europeo-che-unisce-industria-innovazione-e-nuovi-scambi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 10:25:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Elizabeth McCullough è l’Ambasciatrice d’Irlanda in Italia. Nel pieno della presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea, sottolinea la crescita dei rapporti tra Roma e Dublino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/roma-e-dublino-lasse-europeo-che-unisce-industria-innovazione-e-nuovi-scambi/">Roma e Dublino, l’asse europeo che unisce industria, innovazione e nuovi scambi. Intervista all’Ambasciatrice McCullough</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Elizabeth McCullough </strong>è l’Ambasciatrice d’Irlanda in Italia. Nel pieno della presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea, sottolinea la crescita dei rapporti politici ed economici tra Roma e Dublino, indicando nel mercato unico, nella semplificazione, nella ricerca e nella cooperazione industriale i principali terreni di collaborazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Come descriverebbe oggi i rapporti tra Italia e Irlanda?</strong><br>«La relazione tra Irlanda e Italia è caratterizzata da una vicinanza di lunga data e da una profonda simpatia reciproca. I legami storici e culturali sono molto solidi e i rapporti tra le nostre società sono sempre stati particolarmente positivi. Anche la partnership economica continua a rafforzarsi: gli scambi bilaterali sono cresciuti costantemente negli ultimi anni e interessano settori molto diversi, tra cui agroalimentare, farmaceutica e scienze della vita. È aumentato significativamente anche il turismo in entrambe le direzioni. Sul piano politico, i rapporti tra governi sono eccellenti. Italia e Irlanda collaborano strettamente nell’Unione europea e nelle organizzazioni multilaterali, comprese le Nazioni Unite, condividendo posizioni su numerosi dossier. Guardiamo con particolare interesse alla cooperazione con l’Italia durante la presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Su quali dossier Roma e Dublino possono lavorare insieme durante la presidenza irlandese dell’Ue?</strong><br>«Competitività, valori e sicurezza sono i tre pilastri della presidenza irlandese. Irlanda e Italia possono collaborare soprattutto per realizzare pienamente il potenziale del mercato unico. La roadmap “One Europe, One Market” può contribuire concretamente a migliorare la competitività europea, eliminando le barriere agli scambi interni, aiutando le imprese e le Pmi a crescere e migliorando l’accesso ai finanziamenti. Anche la semplificazione delle regole europee è una priorità condivisa: è essenziale ridurre i costi amministrativi, in particolare per le piccole e medie imprese, mantenendo al tempo stesso standard elevati sul piano ambientale e negli altri ambiti di tutela».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Come possono Italia e Irlanda contribuire a rafforzare la posizione europea nei rapporti con gli Stati Uniti?</strong><br>«Irlanda e Italia hanno entrambe rapporti molto solidi con gli Stati Uniti, anche grazie alle rispettive comunità e ai legami culturali costruiti nel tempo. I nostri Paesi riconoscono che la relazione tra Unione europea e Stati Uniti è essenziale per la prosperità e la sicurezza di entrambe le sponde dell’Atlantico. Ogni giorno vengono scambiati beni e servizi per circa 4,6 miliardi di euro. Ue e Stati Uniti sono i principali partner commerciali reciproci, rappresentano quasi il 30 per cento del commercio globale di beni e servizi e il 43 per cento del Pil mondiale. Vogliamo proteggere e rafforzare questa partnership economica, restituendole quella prevedibilità che le imprese europee e statunitensi chiedono con forza».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali settori possono trainare ulteriormente gli scambi tra i due Paesi?</strong><br>«La forte crescita del commercio tra Irlanda e Italia riflette la complementarità delle nostre economie. Nel 2025 le esportazioni globali delle imprese irlandesi hanno raggiunto 38,86 miliardi di euro, con un incremento dell’8 per cento rispetto all’anno precedente. Le esportazioni delle aziende sostenute da Enterprise Ireland sono aumentate del 94 per cento nell’ultimo decennio e l’Italia è oggi l’ottavo mercato più importante per l’export delle imprese irlandesi. Vediamo particolari potenzialità nelle scienze della vita, nell’Ict, nei software e nei servizi digitali, oltre che nelle costruzioni e nei servizi di ingegneria. Anche il comparto alimentare e delle bevande offre prospettive significative: queste esportazioni sono cresciute di circa il 75 per cento nell’ultimo decennio, trainate da carne bovina, prodotti lattiero-caseari e ittici. I consumatori italiani privilegiano qualità e provenienza rispetto ai volumi e questo rende particolarmente attrattivi i prodotti premium irlandesi».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Quanto conta la cooperazione tra università, ricercatori e studenti?</strong><br>«Gli scambi universitari e la mobilità dei ricercatori rappresentano uno strumento importante per rafforzare le relazioni tra Irlanda e Italia. La mobilità tra i due Paesi si sviluppa soprattutto attraverso Erasmus+ e le borse Marie Skłodowska-Curie, che sostengono i ricercatori impegnati in esperienze internazionali. Una delle priorità della presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue è far avanzare in modo significativo i negoziati sul prossimo programma Horizon Europe, fondamentale per il futuro della ricerca. L’Irlanda dispone inoltre di un importante settore dedicato all’insegnamento della lingua inglese e un numero crescente di italiani sceglie il nostro Paese per studiare e perfezionare l’inglese. Stiamo lavorando con i colleghi italiani a un quadro stabile di cooperazione sugli scambi studenteschi, con l’obiettivo di avvicinare ulteriormente le nuove generazioni dei due Paesi».</p>
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		<title>Roma e Dublino, asse europeo per industria, innovazione e scambi. Parla l&#8217;Ambasciatore Fraganello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 17:19:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nicola Faganello è l’Ambasciatore d’Italia in Irlanda. Nel corso del suo mandato ha accompagnato il rafforzamento del dialogo politico ed economico tra Roma e Dublino.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nicola Faganello</strong> è l’Ambasciatore d’Italia in Irlanda. Nel corso del suo mandato ha accompagnato il rafforzamento del dialogo politico ed economico tra Roma e Dublino, sostenendo la collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca. Una relazione che, anche grazie alla presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea e al memorandum tra IBEC e Unioncamere, punta ora a svilupparsi nei settori a maggiore intensità tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come descriverebbe oggi i rapporti tra Italia e Irlanda?<br></strong>«Italia e Irlanda sono legate da una relazione solida, di lunga data e in continua crescita, fondata su una forte vicinanza culturale e su una comunità italiana che ha contribuito e continua a contribuire in maniera significativa allo sviluppo del Paese. Anche la collaborazione economica è sempre più intensa, come dimostra il costante aumento dell’interscambio. Parallelamente si sta rafforzando la dimensione politica: i due Paesi collaborano strettamente nell’Unione europea e condividono priorità come competitività, crescita economica, sicurezza e difesa dei valori comuni. Le recenti visite istituzionali a Roma hanno confermato la qualità del dialogo tra i due governi».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Su quali dossier europei possono collaborare Roma e Dublino?<br></strong>«La presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea si apre in una fase particolarmente delicata, nella quale l’Europa deve agire con coraggio, pragmatismo e rapidità su temi centrali come sicurezza, energia e competitività. Su questi dossier Italia e Irlanda presentano una significativa convergenza di vedute. Entrambi i Paesi credono in un’Europa più competitiva, aperta ai mercati, capace di sostenere la crescita e di rafforzare la propria resilienza in uno scenario internazionale complesso. La vicinanza tra la presidenza irlandese e quella italiana, prevista nel primo semestre del 2028, offre inoltre l’opportunità di garantire continuità e consolidare ulteriormente il partenariato politico».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quale contributo possono offrire insieme nel rapporto tra Europa e Stati Uniti?<br></strong>«Il contributo di Italia e Irlanda nasce dalla complementarità delle rispettive economie e dal ruolo che i due Paesi svolgono sul piano internazionale. Grazie agli storici legami culturali e migratori e alla presenza di importanti multinazionali statunitensi, l’Irlanda occupa una posizione particolare nel rapporto tra Unione europea e Stati Uniti e può favorire il dialogo transatlantico. L’Italia, da parte sua, possiede una forte vocazione commerciale e un patrimonio di competenze industriali, tecnologiche e manageriali che rappresentano un elemento di forza per l’intero sistema europeo».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali settori presentano il maggiore potenziale di crescita?<br></strong>«Le opportunità principali riguardano innovazione, alta tecnologia e farmaceutica. L’Irlanda è uno dei maggiori poli internazionali per la trasformazione digitale, la ricerca e le startup, mentre l’Italia può offrire competenze industriali, tecnologiche e manageriali altamente qualificate. Nel farmaceutico esiste già una forte integrazione tra le due economie. L’obiettivo è consolidare questa collaborazione favorendo nuove partnership tra imprese, investitori e centri di ricerca. La visita del viceministro Valentino Valentini nel marzo 2025 ha rappresentato un passaggio importante in questa direzione e la presidenza irlandese dell’Ue potrà offrire ulteriori occasioni di confronto bilaterale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto contano università, ricerca e mobilità delle competenze?<br></strong>«La collaborazione tra università, la mobilità dei ricercatori e lo scambio di competenze possono incidere significativamente sul rafforzamento dei rapporti tra Italia e Irlanda. Ricerca e innovazione sono elementi fondamentali per la crescita e la competitività di entrambi i Paesi. In questa prospettiva si inserisce la prima Giornata della Ricerca italiana in Irlanda, organizzata dall’Ambasciata e dall’Istituto Italiano di Cultura di Dublino. L’iniziativa ha riunito docenti e ricercatori italiani presenti nelle università e nei centri di ricerca irlandesi, con l’obiettivo di favorire la conoscenza reciproca e creare una rete di contatti che possa diventare un punto di riferimento anche per le controparti italiane».</p>
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		<title>Made in Italy, Bergamotto: «Competitività e sicurezza economica sono sempre più connesse»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-bergamotto-competitivita-e-sicurezza-economica-sono-sempre-piu-connesse/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 12:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sottosegretaria al Mimit indica innovazione, diversificazione dei mercati e autonomia strategica come priorità per il sistema produttivo. Dall’obiettivo dei 700 miliardi di export entro il 2027 al sostegno alle PMI, fino alla Blue Economy e all’attrazione degli investimenti esteri.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«La chiave per il futuro è preservare e rafforzare la competitività delle eccellenze italiane». Fausta Bergamotto, sottosegretaria al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, delinea una strategia fondata su innovazione, competenze, filiere strategiche e apertura verso nuovi mercati internazionali. In uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, dazi e nuove dipendenze industriali, la priorità è accompagnare le imprese nella crescita, sostenere ricerca e digitalizzazione e rendere l’Italia sempre più attrattiva per gli investimenti capaci di generare occupazione qualificata e sviluppo duraturo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Made in Italy resta uno dei motori dell’economia italiana. Quali sono le priorità per rafforzarne la competitività?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«In un contesto globale segnato da profonde trasformazioni degli equilibri geopolitici e commerciali, il Made in Italy continua a dimostrare una straordinaria capacità competitiva. L’Italia affianca oggi il Giappone come quarto grande esportatore mondiale ed è il secondo Paese manifatturiero in Europa. Questa performance discende da un sistema produttivo unico per diversificazione, qualità e capacità di adattamento. La chiave per il futuro è investire sui fattori in grado di preservare e rafforzare la competitività delle eccellenze italiane, attraverso un’azione combinata sia all’interno sia all’esterno del nostro sistema produttivo: incremento dell’innovazione, sviluppo delle competenze, valorizzazione delle filiere strategiche del Made in Italy, comprese quelle emergenti, conquista dell’autonomia strategica ed energetica e apertura a nuovi mercati internazionali».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali strumenti sta mettendo in campo il Governo contro tensioni geopolitiche, dazi e concorrenza internazionale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Nell’attuale scenario, competitività e sicurezza economica sono sempre più connesse. Per tale ragione, il Governo mira anzitutto a ridurre le dipendenze strategiche esterne, diversificando sia i mercati di sbocco sia le catene di approvvigionamento. Non a caso, il Piano Export lanciato nel 2025 dalla Farnesina guarda ai mercati extraeuropei ad alto potenziale per raggiungere il traguardo dei 700 miliardi di export entro il 2027. Sul fronte della sicurezza degli approvvigionamenti, l’Italia è stata tra gli Stati promotori di una strategia europea orientata alla riduzione delle dipendenze strategiche nelle materie prime critiche, nei semiconduttori, nell’energia e nelle tecnologie avanzate. Sul piano nazionale ha intrapreso azioni concrete, dall’istituzione del Fondo Nazionale del Made in Italy all’adozione di un quadro normativo organico in materia di approvvigionamento di materie prime critiche, in linea con il Critical Raw Materials Act europeo. A ciò si aggiunge l’impegno per la realizzazione di un sistema nazionale ed europeo di stoccaggio delle materie prime critiche, nonché la ricerca di nuovi partner attraverso specifici accordi di cooperazione».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali mercati offrono le maggiori opportunità e come vengono accompagnate le PMI all’estero?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Oltre ai mercati tradizionali dell’Unione europea e degli Stati Uniti, emergono opportunità significative in India, nei Paesi ASEAN, nel Golfo, in Africa, nel Mercosur e nei Balcani occidentali. In questo quadro, il Governo ha costruito una collaborazione stabile tra i Ministeri interessati e tutti gli attori del Sistema Italia, mettendo a sistema ICE, SACE, SIMEST, CDP, Invitalia, sistema camerale e Regioni. L’obiettivo è accompagnare le imprese lungo tutto il percorso di crescita internazionale, creando le necessarie sinergie tra promozione commerciale, strumenti finanziari e politica industriale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali misure possono favorire ricerca, digitalizzazione e nuove competenze?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Tra i limiti strutturali che l’Italia deve affrontare vi sono la bassa intensità degli investimenti in ricerca e sviluppo, la difficoltà nel trasferire l’innovazione dal mondo della ricerca al sistema produttivo e il persistente mismatch tra domanda e offerta di competenze. Per colmare questo divario sono particolarmente rilevanti misure come Transizione 5.0 e le sue evoluzioni, che incentivano l’adozione di tecnologie digitali e sostenibili nei processi produttivi, il rafforzamento degli strumenti di trasferimento tecnologico, come i Competence Center, e la collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese. Altrettanto decisivo è il tema delle competenze. La diffusione delle tecnologie richiede nuove figure professionali e l’aggiornamento di quelle esistenti. In questa prospettiva, il rafforzamento degli ITS Academy, della formazione tecnico-scientifica e dei percorsi di collaborazione tra scuola e impresa rappresenta una delle leve più efficaci».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Su quali interventi si concentra il Ministero per sostenere la crescita delle PMI?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le PMI rappresentano il cuore pulsante del Made in Italy. Per rafforzarne la competitività operano misure di incentivo dedicate, come il Fondo di Garanzia per le PMI, la Nuova Sabatini e Investimenti Sostenibili 4.0. In questo contesto abbiamo, però, anche inteso recuperare l’intuizione dello Statuto delle imprese del 2011, cui nessun Governo precedente aveva dato seguito, adottando la prima legge annuale per le PMI e intervenendo su alcuni nodi storici del nostro sistema produttivo: aggregazione tra imprese, accesso al credito, ricambio generazionale e avvio del riordino di ambiti chiave come artigianato, centrali consortili, confidi, startup e PMI innovative. L’obiettivo è accompagnare le PMI in un percorso di crescita dimensionale, innovazione e internazionalizzazione, superando quei limiti strutturali che troppo spesso ne frenano il potenziale. Parallelamente, siamo impegnati anche in Europa per ridurre gli oneri regolatori e creare condizioni più favorevoli agli investimenti».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quale ruolo può avere la Blue Economy nello sviluppo industriale italiano?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«La Blue Economy rappresenta una leva strategica per lo sviluppo industriale del Paese. Grazie alla sua posizione nel Mediterraneo, l’Italia può valorizzare un ecosistema che integra manifattura, logistica, energia, ricerca e innovazione. Tra le filiere più rilevanti figurano la cantieristica e la nautica, settori di eccellenza riconosciuti a livello internazionale, insieme alla portualità, alla logistica integrata e alle nuove opportunità offerte dall’energia offshore. Un ruolo crescente sarà inoltre svolto dall’economia subacquea, che comprende tecnologie avanzate per il monitoraggio dei fondali, le infrastrutture sottomarine e la protezione delle reti strategiche».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa serve per rendere l’Italia ancora più attrattiva per gli investitori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’attrazione degli investimenti esteri è uno dei pilastri della strategia italiana per la crescita. I risultati ottenuti negli ultimi anni dimostrano che, quando l’Italia si presenta con una regia unitaria e strumenti efficaci di accompagnamento, è in grado di competere con successo a livello internazionale. In un contesto in cui nel 2024 gli investimenti diretti esteri sono diminuiti a livello globale ed europeo, l’Italia si è affermata tra le principali destinazioni dell’Eurozona, attirando circa 35 miliardi di euro di investimenti nel 2024 e oltre 60 miliardi nel 2025. Un risultato sostenuto dall’azione coordinata del CAIE, della relativa Segreteria Tecnica, dell’Unità di Missione istituita presso il Mimit, di ICE e della rete diplomatica italiana. Le progettualità monitorate mostrano la solidità di questo modello, con numerosi progetti relativi ad attività ad alto contenuto di ricerca e sviluppo e con un significativo contributo del Mezzogiorno. Per rendere l’Italia ancora più attrattiva occorre ora consolidare questi risultati attraverso la semplificazione delle procedure, la certezza normativa e la valorizzazione dell’offerta territoriale, con l’obiettivo di attrarre investimenti che non solo apportino capitali, ma generino innovazione, occupazione qualificata e crescita duratura».</p>
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		<item>
		<title>MFN, Mulè: «L&#8217;Europa rischia di perdere innovazione e investimenti. Ora servono regole più competitive»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/mfn-mule-leuropa-rischia-di-perdere-innovazione-e-investimenti-ora-servono-regole-piu-competitive/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 14:31:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il vicepresidente della Camera Mulè la Most Favoured Nation va ben oltre il tema del prezzo dei farmaci. In gioco ci sono ricerca, competitività industriale e accesso all'innovazione. L'Italia, spiega, sta intervenendo su payback e tempi autorizzativi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/mfn-mule-leuropa-rischia-di-perdere-innovazione-e-investimenti-ora-servono-regole-piu-competitive/">MFN, Mulè: «L’Europa rischia di perdere innovazione e investimenti. Ora servono regole più competitive»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«L&#8217;MFN non può essere letta soltanto come una guerra commerciale, perché riguarda direttamente la salute dei cittadini e la capacità dell&#8217;Europa di continuare a innovare». Per il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè la discussione sulla Most Favoured Nation non si limita ai prezzi dei medicinali, ma investe il futuro dell&#8217;industria farmaceutica europea, l&#8217;attrazione degli investimenti e la sostenibilità dei sistemi sanitari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;MFN viene spesso presentata come una questione di prezzi dei farmaci. In realtà qual è la vera posta in gioco?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sarebbe un errore considerarla soltanto una guerra commerciale. L&#8217;MFN riguarda direttamente la vita delle persone, perché parliamo di farmaci frutto della ricerca che migliorano e spesso salvano la vita. Da quando gli Stati Uniti hanno introdotto questo modello, i lanci di nuovi farmaci in Italia sono passati da 99 a 33. Lo stesso fenomeno si registra in altri Paesi europei come Germania, Belgio e Svezia, dove i nuovi lanci si sono sostanzialmente dimezzati. Questo significa meno innovazione disponibile per i pazienti e un sistema che rischia di diventare meno attrattivo».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali conseguenze può avere questo scenario sul sistema sanitario europeo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le aziende possono decidere di ritardare il lancio dei nuovi medicinali nei mercati europei per evitare effetti sui prezzi internazionali. Alcuni casi si sono già verificati. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, le stime parlano di una possibile riduzione degli investimenti in ricerca e sviluppo fino al 60%. Non stiamo discutendo del prezzo di un singolo farmaco, ma della capacità dell&#8217;Europa di continuare a produrre innovazione».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quale dovrebbe essere la risposta dell&#8217;Unione europea?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«L&#8217;Europa deve intervenire su due fronti. Il primo riguarda la riduzione dei tempi di autorizzazione dell&#8217;EMA, che rappresenta un segnale positivo. Il secondo è rafforzare la tutela dei brevetti dei farmaci innovativi. Oggi la protezione dovrebbe essere estesa a tutte le molecole innovative, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, perché la tutela della proprietà intellettuale è uno degli elementi che orientano gli investimenti delle imprese».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il problema, però, non si esaurisce a Bruxelles. Quanto pesa il livello nazionale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Pesa moltissimo. Dopo l&#8217;autorizzazione dell&#8217;EMA, in Italia l&#8217;accesso ai farmaci supera mediamente i 400 giorni e in alcuni Paesi europei si arriva addirittura a sfiorare i 950. È evidente che una parte importante della competitività si gioca sulla capacità dei singoli Stati di rendere più veloce ed efficiente il percorso di accesso alle terapie».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Su quali priorità si sta muovendo l&#8217;Italia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le questioni principali sono il payback e la semplificazione amministrativa. La legge delega sulla farmaceutica interviene proprio in questa direzione, prevedendo una riduzione del peso del payback e una razionalizzazione delle procedure. Nel frattempo sono già stati adottati interventi concreti: 120 milioni sono stati stanziati con la legge di Bilancio e altri 300 milioni di oneri sono stati alleggeriti spostando alcune categorie di farmaci in capitoli di spesa non soggetti al payback. Parallelamente AIFA ha certificato una riduzione di circa il 20% dei tempi medi di accesso negli ultimi due anni».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è oggi il messaggio che arriva dall&#8217;industria farmaceutica?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le aziende chiedono soprattutto tempi certi, procedure più snelle e un modello moderno di accesso ai farmaci. L&#8217;Italia, nonostante le criticità, continua ad attrarre investimenti importanti. Ci sono progetti già molto avanzati che valgono complessivamente tra i 3 e i 4 miliardi di euro. È un patrimonio che dobbiamo preservare creando un contesto stabile e prevedibile».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come si può rafforzare ulteriormente l&#8217;attrattività del nostro Paese?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«La chiave è la semplificazione. Gli investitori chiedono certezza normativa, tempi autorizzativi rapidi e la garanzia che gli impegni assunti vengano rispettati. Occorre facilitare il partenariato pubblico-privato, rendere più efficienti gli studi clinici e ridurre la frammentazione burocratica. Oggi l&#8217;Europa intercetta appena il 7% del venture capital mondiale, mentre gli Stati Uniti arrivano al 63%. È evidente che serva un cambio di passo».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il settore farmaceutico può essere considerato un asset strategico per l&#8217;Italia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Assolutamente sì. È uno dei comparti che meglio rappresentano la capacità industriale del nostro Paese, con ricadute economiche, occupazionali e scientifiche molto rilevanti. Investire nella farmaceutica significa investire contemporaneamente nella salute dei cittadini, nella ricerca, nell&#8217;innovazione e nella competitività dell&#8217;Italia».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei è stato il promotore della legge sullo screening nazionale del diabete di tipo 1 e della celiachia. A che punto siamo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Abbiamo completato tutto il percorso attuativo. Dopo i decreti attuativi e il riparto delle risorse alle Regioni, oggi la legge è pienamente operativa su tutto il territorio nazionale. Si parte da una fascia d&#8217;età limitata, ma è già previsto un progressivo ampliamento verso i bambini più piccoli. È un passaggio fondamentale perché la prevenzione consente di intervenire prima che la malattia si manifesti nelle forme più gravi».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I risultati delle sperimentazioni confermano questa impostazione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sì. I progetti pilota realizzati su circa 5.000 bambini hanno mostrato una riduzione di quasi il 40% dei casi di chetoacidosi, dimostrando quanto la diagnosi precoce possa fare la differenza. Inoltre la legge valorizza il ruolo dei pediatri di libera scelta e della medicina territoriale come protagonisti della prevenzione».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il modello italiano sta attirando attenzione anche all&#8217;estero. Qual è la prossima sfida?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«La nostra legge viene osservata con interesse nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in diversi Paesi europei che stanno valutando iniziative analoghe. Essere stati i primi è motivo di soddisfazione, ma ora dobbiamo consolidare questo primato. La legge è stata approvata all&#8217;unanimità da Camera e Senato e sono convinto che continuerà a essere sostenuta indipendentemente dai futuri equilibri politici. La sfida è rafforzarne progressivamente l&#8217;attuazione e continuare a investire sulla prevenzione, perché significa migliorare la salute delle persone e ridurre, nel tempo, anche i costi per il Servizio sanitario nazionale».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/mfn-mule-leuropa-rischia-di-perdere-innovazione-e-investimenti-ora-servono-regole-piu-competitive/">MFN, Mulè: «L&#8217;Europa rischia di perdere innovazione e investimenti. Ora servono regole più competitive»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>L&#8217;acqua diventa un asset strategico: il Super El Niño cambia la geografia dell&#8217;economia globale</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/el-nino-risorse-idriche-priorita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'acqua diventa un asset strategico: il Super El Niño cambia la geografia dell'economia globale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/el-nino-risorse-idriche-priorita/">L’acqua diventa un asset strategico: il Super El Niño cambia la geografia dell’economia globale</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;acqua non è più soltanto una risorsa naturale da gestire, ma un&#8217;infrastruttura economica strategica destinata a incidere sulla competitività dei Paesi, sulla sicurezza delle filiere produttive e sugli equilibri geopolitici. Il ritorno ciclico dei fenomeni di Super El Niño rappresenta una delle manifestazioni più evidenti di questo cambiamento: non un semplice evento climatico, ma un moltiplicatore di rischi economici capace di alterare contemporaneamente agricoltura, produzione energetica, commercio internazionale e investimenti. È la tesi che emerge dal rapporto del Comitato One Water, organizzatore del Forum Euromediterraneo dell’Acqua che si terrà a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre presso il centro congressi La Nuvola (<a href="http://www.euromedwarerforum.it">www.euromedwarerforum.it</a>. Le registrazioni per partecipare sono aperte). Il rapporto è dedicato agli effetti del Super El Niño sulle risorse idriche globali, che individua nella gestione dell&#8217;acqua uno dei principali fattori di resilienza economica dei prossimi decenni. Il Comitato One Water, presieduto dall’ On. Maria Spena e il cui direttore generale è Emilio Ciarlo, da anni porta avanti approfondimenti e analisi sul tema dell’acqua, finalizzando proposte e studi utili alla definizione delle politiche attive per il settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto più rilevante emerso dal rapporto è che il fenomeno non riduce semplicemente la disponibilità d&#8217;acqua, ma ne modifica profondamente la distribuzione geografica. Mentre alcune aree affrontano siccità sempre più severe, altre sono colpite da precipitazioni eccezionali e alluvioni che mettono sotto pressione infrastrutture, reti energetiche e sistemi logistici. Il risultato è un aumento della volatilità economica: diminuiscono le rese agricole, cresce la pressione sulle riserve idriche, rallenta la produzione idroelettrica e aumentano i costi assicurativi e di ricostruzione. Gli effetti si propagano rapidamente lungo le catene globali del valore, incidendo sui prezzi delle materie prime alimentari e sulla stabilità dei mercati internazionali. Basti pensare che il Super El Niño del 1997-1998 provocò danni economici stimati in circa 45 miliardi di dollari, mentre quello del 2023-2024 ha contribuito a una delle peggiori siccità mai registrate nel bacino amazzonico, evidenziando come la crisi idrica sia ormai una questione economica prima ancora che ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario cambia anche il paradigma degli investimenti. Se fino a pochi anni fa le politiche climatiche erano concentrate prevalentemente sulla mitigazione delle emissioni, oggi cresce l&#8217;attenzione verso l&#8217;adattamento e la resilienza delle infrastrutture. Il tema non riguarda soltanto nuove dighe o reti acquedottistiche, ma tecnologie digitali capaci di prevedere con mesi di anticipo gli effetti degli eventi estremi. L&#8217;integrazione tra osservazione satellitare, intelligenza artificiale e modelli climatici consente già oggi di simulare l&#8217;evoluzione delle riserve idriche, ottimizzare la gestione degli invasi e supportare le decisioni di governi e imprese. Si apre così un mercato destinato ad attrarre capitali pubblici e privati, dalla sensoristica alle piattaforme di gestione intelligente dell&#8217;acqua fino ai cosiddetti &#8220;digital twin&#8221;, repliche virtuali dei sistemi idrici che permettono di valutare scenari alternativi prima di intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida è anche finanziaria. Sempre più analisti considerano la resilienza idrica una nuova asset class sulla quale costruire strumenti dedicati, come blue bond, water credit e assicurazioni parametriche contro la siccità. Una prospettiva che si lega anche alla crescente centralità del Mediterraneo, dove infrastrutture energetiche, cavi sottomarini e reti idriche stanno diventando elementi di una stessa architettura strategica, come dimostra il crescente interesse verso i grandi corridoi infrastrutturali che attraversano il bacino. L&#8217;acqua entra così nella stessa categoria di energia, dati e materie prime critiche: risorse da proteggere, gestire e utilizzare come leva di sviluppo economico e cooperazione internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, il Super El Niño racconta qualcosa che va oltre il clima. Segna il passaggio da una gestione emergenziale dell&#8217;acqua a una politica industriale della sicurezza idrica. Perché la competitività dei sistemi economici del XXI secolo dipenderà sempre meno dalla sola disponibilità di risorse e sempre più dalla capacità di prevederne la scarsità, investirvi in anticipo e trasformare il rischio climatico in un vantaggio competitivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/el-nino-risorse-idriche-priorita/">L&#8217;acqua diventa un asset strategico: il Super El Niño cambia la geografia dell&#8217;economia globale</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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