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	<title>Innovazione - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 19 Jun 2026 11:17:19 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Meglio averli in casa: perché all’Italia conviene costruire data center</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 10:38:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Data Center: non è solo una questione tecnologica: dove si concentra la capacità di calcolo si concentrano anche investimenti e filiere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/meglio-averli-in-casa-perche-allitalia-conviene-costruire-data-center/">Meglio averli in casa: perché all’Italia conviene costruire data center</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>La domanda di potenza di calcolo cresce ogni giorno che passa: la alimentano il cloud delle imprese e della pubblica amministrazione. Lo alimenterà sempre di più l’intelligenza artificiale che sta entrando nei processi produttivi, anche delle piccole e medie imprese. Il punto non è se i data center si faranno, bensì dove. L’Italia ha davanti una scelta secca: ospitarli sul proprio territorio o assecondare la pressione nimby, che rischia di replicare ingiustificate paure come sul 5G, e lasciare che i data center sorgano a Francoforte, a Madrid o nei paesi nordici, per poi servirsene pagando un “prezzo maggiore”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ospitare un data center non vuol dire semplicemente mettere dei server sul territorio. Vuol dire avere in Italia una filiera intera: le imprese che li costruiscono e li attrezzano, i contratti di fornitura elettrica, la manutenzione specializzata, la sicurezza fisica e informatica, le società di cloud e di gestione dati che attorno a quelle infrastrutture fanno mercato. Vuol dire gettito per i comuni che li accolgono e lavoro per i fornitori. E vuol dire, soprattutto, tenere in casa la capacità di calcolo da cui dipendono la digitalizzazione delle aziende e la crescita dell’intelligenza artificiale, invece di affittarla da infrastrutture che controlla qualcun altro. Perché quando i dati e la potenza di calcolo che li elabora stanno altrove, altrove si decidono anche le regole, i prezzi e le priorità. Rinunciare a costruirli in Italia non difende il territorio: lo impoverisce, e per giunta regala il valore oltre confine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’opportunità c’è, ma va colta nel modo giusto, ed è quello che una recente legge regionale della Lombardia prova a fare. Fino a ieri su dove e come costruire un impianto il singolo comune aveva un potere enorme, ognuno con regole proprie e senza alcuno sguardo d’insieme su qualcosa che pesa sulla rete elettrica, sul suolo e sul paesaggio. La legge mette ordine con un criterio chiaro: indirizzare gli operatori verso ex aree industriali invece che verso il suolo libero. Rigenerazione urbana, aree dismesse, cave esaurite, siti contaminati e sottoutilizzati diventano la prima scelta, premiata con iter più rapidi. Chi punta sul suolo agricolo paga invece un aumento del contributo di costruzione del 50 per cento, che sale al 75 nelle aree protette, e quei soldi sono vincolati al recupero ambientale. Chi consuma una risorsa scarsa aiuta a rigenerarne un’altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché tutto questo funzioni bisogna sapere dove sono le aree dismesse, e qui la legge fa una cosa che in Italia si vede di rado: trasforma la conoscenza in un obbligo. I comuni hanno centottanta giorni per mappare le proprie aree degradate e inutilizzate, altrimenti restano fuori dai bandi regionali. Regione, province e Città metropolitana di Milano devono pubblicare quei dati su un geoportale aperto, sempre a pena di esclusione dai fondi. Le autorizzazioni passano da un nuovo sportello regionale per i centri dati, che ha una propria task force tecnica, mentre una cabina di regia permanente siede allo stesso tavolo con Regione, enti locali, Arpa, università e gestori delle reti elettriche per tenere d’occhio gli effetti complessivi. Il tutto senza un euro in più a carico dei conti pubblici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello lombardo è un modello da imitare, non da temere. In questo modo si decide di governare la costruzione dei data center, attirandoli dove servono e preservando ciò che va protetto. È l’opposto del divieto ideologico, ma anche del liberi tutti: è il modo per trattenere in casa un’opportunità industriale, invece di guardarla andare altrove.</p>
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		<title>Difesa, in arrivo lo spazio cibernetico nazionale e lo specialista cyber</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/difesa-in-arrivo-lo-spazio-cibernetico-nazionale-e-lo-specialista-cyber/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una bozza di legge attribuisce al Capo di Stato Maggiore il ruolo di autorità cyber della Difesa e istituisce il brevetto di Specialista Cyber Militare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/difesa-in-arrivo-lo-spazio-cibernetico-nazionale-e-lo-specialista-cyber/">Difesa, in arrivo lo spazio cibernetico nazionale e lo specialista cyber</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Difesa italiana si avvicina a una definizione più organica del proprio perimetro cibernetico, con una catena di comando dedicata e più chiara. È quanto prevede l&#8217;articolo 7 di una bozza di disegno di legge intitolato Disposizioni per il rafforzamento e l&#8217;adeguamento della capacità di difesa nazionale, testo che circola in queste ore e che potrebbe arrivare martedì sul tavolo del Consiglio dei ministri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento interviene sul codice dell&#8217;ordinamento militare con l&#8217;obiettivo di portare la dimensione cyber dentro l&#8217;architettura ordinaria della Difesa. Non si tratterebbe più soltanto di proteggere reti informatiche, ma di gestire un perimetro operativo molto più ampio, che comprende dati, software, hardware, sistemi operativi tecnologici, sensori, connessioni fisiche ed elettromagnetiche, sistemi di controllo industriale, dispositivi mobili connessi e punti di interconnessione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo spazio cibernetico di interesse nazionale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima novità introdotta dall&#8217;articolo 7 è la definizione di spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa dello Stato. Secondo la bozza, questo spazio comprenderebbe l&#8217;insieme delle infrastrutture informatiche della Difesa, incluse capacità, dati, connessioni, sistemi cyber-fisici operativi, sensori, sistemi di controllo industriale, e le relazioni fisiche, logiche e cognitive che legano questi elementi tra loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini pratici, il testo riconosce che la sicurezza militare oggi non dipende più solo da basi, mezzi e armamenti tradizionali, ma anche dalla tenuta dei dati, delle reti, delle infrastrutture digitali, dei sistemi industriali e delle architetture tecnologiche che permettono alla Difesa di funzionare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Capo di Stato Maggiore al vertice della catena cyber</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio più significativo della bozza riguarda il ruolo del Capo di Stato Maggiore della Difesa, che verrebbe qualificato come autorità cyber del ministero, responsabile dell&#8217;organizzazione, della preparazione professionale, dell&#8217;approntamento e dell&#8217;impiego del personale cyber interforze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al Capo di Stato Maggiore spetterebbe inoltre il compito di concorrere, anche in tempo di pace, alla tutela degli interessi strategici nazionali legati alla difesa dello spazio cibernetico, con un richiamo esplicito alla pianificazione e alla condotta di operazioni cibernetiche, sia in Italia che all&#8217;estero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La bozza gli attribuisce anche il potere di emanare direttive interforze sulla difesa dello spazio cyber, sulle tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione, sui dati raccolti ed elaborati in ambito Difesa e sullo spazio elettromagnetico, nei limiti di competenza delle Forze armate. Lo stesso Capo di Stato Maggiore verrebbe inoltre designato come responsabile unico dei dati del ministero: il dato viene trattato a tutti gli effetti come un asset strategico militare, non solo come informazione amministrativa o operativa, ma come risorsa da governare lungo l&#8217;intera catena della Difesa. Ne deriverebbero poteri di indirizzo, coordinamento e vigilanza sull&#8217;impiego, la condivisione, la gestione, la qualità e la sicurezza dei dati, oltre che sulle architetture e sulle infrastrutture tecnico-logistiche collegate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nasce lo Specialista Cyber Militare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;articolo 7 prevede anche l&#8217;istituzione di un nuovo brevetto, quello di Specialista Cyber Militare, pensato per creare una figura professionale cyber interna alla Difesa, con percorsi formativi dedicati e criteri specifici per il riconoscimento delle competenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il brevetto verrebbe rilasciato dal Capo di Stato Maggiore della Difesa al personale militare che abbia completato corsi formativi di elevato livello tecnico istituiti presso il ministero, oppure che possieda già competenze specialistiche di alto livello nel settore cyber. Un decreto del ministro della Difesa dovrebbe definire i livelli di qualifica, le modalità di rilascio, i requisiti per il mantenimento del brevetto e i casi di sospensione o decadenza, mentre il Capo di Stato Maggiore stabilirebbe gli iter formativi, le modalità di accertamento e assegnazione del livello di qualifica, oltre all&#8217;eventuale ritiro o sospensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ferma quinquennale e indennità dedicata</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi ottiene il brevetto sarebbe prevista una ferma di cinque anni, aggiuntiva rispetto a eventuali altri periodi di servizio in corso. Il vincolo decorrerebbe dall&#8217;inizio dei corsi specialistici, oppure dalla data di rilascio del brevetto nei casi in cui il riconoscimento avvenga sulla base di competenze già accertate. Al termine della ferma, il personale potrebbe richiedere un&#8217;ulteriore ferma volontaria biennale, rinnovabile fino a un massimo di quattro volte – una disciplina che riguarderebbe anche ufficiali generali e ufficiali superiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il personale impiegato presso reparti, comandi e unità cibernetiche individuati dal Capo di Stato Maggiore sarebbe inoltre prevista un&#8217;indennità cyber, aggiuntiva rispetto al trattamento economico fondamentale, oltre a incentivi specifici per ciascun biennio di ferma volontaria ulteriore.</p>
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		<title>Costituzione, IA e diritti digitali: il confronto di Roma sulle nuove regole della democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Promosso da Windtre, l'incontro di Roma ha acceso il dibattito su intelligenza artificiale, diritti digitali, democrazia e cittadinanza nell'era degli algoritmi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A ottant&#8217;anni dalla Costituente, il rapporto tra innovazione tecnologica e diritti torna al centro del dibattito pubblico. A Roma, nella sede dell&#8217;Associazione Civita, l&#8217;evento promosso da WINDTRE martedì 9 giugno ha riunito accademici, giornalisti ed esperti per riflettere su come l&#8217;intelligenza artificiale e la trasformazione digitale stiano modificando il rapporto tra cittadini, informazione e democrazia.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Diritti digitali, Basso (Wind Tre): &quot;Le regole servono a tutelare i cittadini&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Yw__r0LgQGI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire la riflessione è stato <strong>Roberto Basso</strong>, Direttore External Affairs &amp; Sustainability di WINDTRE, che ha sottolineato la necessità di accompagnare l&#8217;innovazione con un adeguato quadro di regole. «La tecnologia cambia i comportamenti e i costumi e questo spinge inevitabilmente anche a un cambiamento delle regole», ha osservato, ricordando però come i principi fondamentali della Costituzione continuino a rappresentare un punto di riferimento anche nell&#8217;era digitale. Per Basso la sfida consiste nel trovare un equilibrio tra sviluppo tecnologico e tutela dei cittadini, facendo tesoro anche degli errori commessi negli ultimi anni con l&#8217;affermazione delle piattaforme digitali e dei social network.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Diritti digitali, Celotto (RomaTre): &quot;La sfida è rendere democratico il mondo digitale&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/PPK0xWhi3zw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano costituzionale, <strong>Alfonso Celotto</strong>, professore di Diritto Costituzionale dell&#8217;Università Roma Tre, ha definito la rivoluzione digitale una vera e propria «rivoluzione copernicana». Secondo il costituzionalista, i diritti fondamentali restano invariati, ma devono essere reinterpretati all&#8217;interno di un contesto in cui la dimensione digitale rappresenta ormai una parte integrante della vita delle persone. «Oggi abbiamo quasi una nuova persona, perché spesso ci sdoppiamo nel mondo digitale», ha spiegato. Da qui la necessità di interrogarsi su come garantire libertà, partecipazione e cittadinanza anche negli spazi governati dagli algoritmi. Celotto ha inoltre evidenziato il rischio che gli utenti diventino «sudditi più che cittadini», indicando nella democratizzazione delle piattaforme una delle sfide decisive dei prossimi anni.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Diritti digitali, Pirozzi (Iai): &quot;L&amp;apos;Europa deve rendere l&amp;apos;IA compatibile con i diritti&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/X05k75_jHLA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La dimensione geopolitica dell&#8217;intelligenza artificiale è stata invece al centro dell&#8217;intervento di <strong>Nicoletta Pirozzi</strong>, Capo Programma Europa dell&#8217;Istituto Affari Internazionali. Per Pirozzi l&#8217;Europa si trova oggi stretta tra la leadership tecnologica degli Stati Uniti e quella della Cina, ma può giocare un ruolo specifico grazie alla propria capacità regolamentare. «La sfida europea consiste nel rendere l&#8217;intelligenza artificiale compatibile con i diritti individuali e con la coesione sociale», ha affermato. Un percorso che richiede però maggiori investimenti e una governance più integrata, superando la frammentazione che ancora caratterizza il mercato europeo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Diritti digitali, Luna: &quot;Occorre riflettere sugli effetti della rivoluzione digitale&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/RWsop_h3hMQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Più critica la riflessione di <strong>Riccardo Luna</strong>, giornalista e autore del volume <em>Qualcosa è andato storto</em>. Luna ha ricordato come le promesse iniziali della rivoluzione digitale fossero quelle di una società più aperta, collaborativa e connessa, evidenziando però come gli effetti reali siano stati spesso molto diversi. «Probabilmente dire che qualcosa è andato storto è persino un eufemismo», ha osservato, mettendo in guardia anche dalla crescente concentrazione di potere tecnologico, economico e politico che caratterizza l&#8217;attuale ecosistema digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto romano ha così riportato al centro una questione destinata a diventare sempre più rilevante nei prossimi anni: come garantire che l&#8217;evoluzione tecnologica proceda insieme alla tutela dei diritti, della partecipazione democratica e della libertà dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Start Up Competition Lombardia 2026: 900mila euro in palio</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/startup-competition-lombardia-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 11:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sostenere le nuove imprese ad alto contenuto tecnologico, rafforzare la competitività delle filiere produttive e avvicinare università e industria. Sono gli obiettivi della Start Up...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/startup-competition-lombardia-2026/">Start Up Competition Lombardia 2026: 900mila euro in palio</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sostenere le nuove imprese ad alto contenuto tecnologico, rafforzare la competitività delle filiere produttive e avvicinare università e industria. Sono gli obiettivi della Start Up Competition, programma promosso da Regione Lombardia giunto alla sesta edizione, presentato al Politecnico di Milano. Per il 2026 il montepremi complessivo ammonta a 900 mila euro, distribuiti in 36 premi da 25 mila euro ciascuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le Start Up Competitions rappresentano uno strumento concreto della politica industriale regionale», ha dichiarato Guido Guidesi, assessore regionale allo Sviluppo economico. L&#8217;obiettivo, secondo Guidesi, è mettere innovazione, ricerca e nuove tecnologie al servizio delle filiere lombarde, incluse quelle più tradizionali. «Quando ricerca e impresa collaborano, si generano innovazione, competitività e nuove opportunità per il territorio», ha aggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma coinvolge dieci atenei lombardi. Marco Bocciolone, delegato del Rettore al Trasferimento Tecnologico del Politecnico di Milano, ha sottolineato come le università non siano più soltanto luoghi di formazione e ricerca, ma ambienti in cui idee, tecnologie e competenze possono trasformarsi in soluzioni concrete per il mercato. Fabrizio Grillo, presidente di Federated Innovation @Mind, ha evidenziato la capacità del programma di favorire il dialogo tra tutti gli attori dell&#8217;ecosistema dell&#8217;innovazione, accelerando il trasferimento tecnologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A misurare l&#8217;efficacia del modello sono i risultati di StartCup Lombardia, competizione giunta alla 24esima edizione e promossa dalla Regione insieme al sistema universitario locale. Nell&#8217;ultimo decennio il programma ha portato alla costituzione di 54 nuove imprese innovative, più dell&#8217;80% delle quali risulta ancora attivo. Le realtà nate nell&#8217;ambito di StartCup hanno raccolto complessivamente oltre 70 milioni di euro di investimenti privati. Il montepremi dell&#8217;edizione 2026 è di 150 mila euro, articolato in quattro premi di categoria – Ict &amp; services, Industrial technologies, CleanTech &amp; energy, Life sciences &amp; MedTech – più due premi speciali dedicati a sostenibilità e impatto sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma prevede anche il coinvolgimento diretto delle imprese, chiamate a indicare le aree di innovazione su cui orientare le proposte. È il caso del gruppo Saviola, realtà mantovana specializzata in pannelli di legno riciclabili, che ha finanziato il premio speciale «Progetto pannello ecologico» da 20 mila euro per esplorare soluzioni come l&#8217;utilizzo di rifiuti tessili nella produzione di pannelli. «L&#8217;innovazione è la leva che mantiene competitive le realtà imprenditoriali lombarde», ha dichiarato Pierluigi Zambelli, head of innovation del gruppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla presentazione ha portato la propria testimonianza Isaac Antisismica Srl, azienda vincitrice di StartCup Lombardia 2018, che ha sviluppato e brevettato una tecnologia per la messa in sicurezza sismica degli edifici senza interventi strutturali. Il chief financial officer Pietro Ravanelli ha ricordato come il sostegno regionale sia stato determinante nel percorso di crescita dell&#8217;azienda, dal riconoscimento iniziale fino all&#8217;ingresso nel capitale da parte di 360 Capital Partners, anche attraverso il Fondo Parallelo LV 360 partecipato da Lombardia Venture, iniziativa di Regione Lombardia gestita da Finlombarda. «La collaborazione tra ricerca, impresa, istituzioni e investitori», ha concluso Ravanelli, «può trasformare l&#8217;innovazione in crescita economica e valore per il territorio».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Coscienza e consapevolezza: la Biennale inaugura l&#8217;Archivio Storico</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/coscienza-consapevolezza-biennale-archivio-storico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 14:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venezia accoglie una nuova Biennale e questa volta lo fa con la storia. Arte e intermediazione si intrecciano, arricchendo la capacità di vedere e comprendere, per un'istituzione che vuole essere al servizio del visitatore.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Venezia accoglie una nuova Biennale e questa volta lo fa con la storia. Arte e intermediazione si intrecciano, arricchendo la capacità di vedere e comprendere, per un&#8217;istituzione che vuole essere al servizio del visitatore. Questo luogo sviluppa il discorso sull&#8217;arte come espressione di un organismo che crede nella libertà, nell&#8217;autonomia e nell&#8217;apertura, capace di offrire costantemente nuovi spunti di riflessione al visitatore, anche più giovane, nel solco di una Repubblica democratica fondata sulla Costituzione. Attività &#8211; questa &#8211; intrinseca alla Biennale, ma anche storia di cooperazione tra gli stessi Presidenti. La storia serve a democratizzare la mostra ed è così che, nel complesso di circa ottomila metri quadrati che comprende le Tese cinquecentesche adiacenti alle celebri Corderie dell&#8217;Arsenale di Venezia, è nato un centro di ricerca aperto tutto l&#8217;anno: l’Archivio Storico della Biennale di Venezia. Il nuovo spazio, realizzato grazie ai finanziamenti del Ministero della Cultura, ha accolto, nel corso di una tre giorni dedicata ai linguaggi universali delle arti contemporanee, un programma sviluppato dai Direttori Artistici della Biennale a partire dai materiali custoditi nell&#8217;Archivio stesso. Una riflessione trasversale sui linguaggi universali della contemporaneità, che pone al centro l&#8217;Archivio quale spazio dinamico della memoria: viva, custode del passato e in continuo rinnovamento, proiettata verso il futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è a un futuro &#8220;In Chiave Minore&#8221; che si ispira l&#8217;intera Esposizione Internazionale d&#8217;Arte curata da Koyo Kouoh, che, dal 9 maggio, occupa l&#8217;intera superficie espositiva, dai Giardini all&#8217;Arsenale, e attraversa Venezia come un filo rosso nei vari spazi della città lagunare, tra monumenti e sciabordii d&#8217;acqua, fino al 22 novembre. Un&#8217;edizione orfana della sua curatrice, prematuramente scomparsa nel maggio 2025, ma che resta messaggera postuma del progetto da lei concepito, volto a preservare, valorizzare e diffondere il significato di una mostra sintonizzata sulle tonalità minori, che invita ad ascoltare &#8211; nelle parole di Kouoh &#8211; i segnali persistenti della terra e della vita. E mentre il mondo intero grida e le voci si sovrappongono fino ad annullare i significati, in questo luogo di intrinseca cooperazione artistica si tenta di creare una zona d&#8217;ascolto sintonizzata su una frequenza minore, dove possano manifestarsi le Note Persistenti di gioia, consolazione, speranza, umana accoglienza e trascendenza. Sono 110 i partecipanti, provenienti da differenti contesti geografici, selezionati dalla curatrice privilegiando soprattutto risonanze, affinità e possibili convergenze tra pratiche anche lontane: partecipazioni che arricchiscono il pluralismo di voci che caratterizza la mostra in un contesto geopolitico complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Materiali, forme e suoni inediti portano il visitatore a sperimentare una nuova dimensione del sé e dell&#8217;altro, dove l&#8217;immersività dell&#8217;esperienza artistica reca il segno dell&#8217;immanenza. Lo fa la Cina con Dream Stream, unendo l&#8217;antica tradizione artistica e culturale cinese &#8211; pittura e calligrafia &#8211; alle tecnologie moderne, tra cui intelligenza artificiale, modellazione algoritmica e installazioni interattive con un robot che scrive grazie all&#8217;insegnamento di una donna. Come rinnovare la tradizione attraverso l&#8217;innovazione e come integrare arte, scienza e tecnologia è la sfida della mostra, che mette in scena un sistema visivo e uno schema cognitivo immersivo e tangibile. &#8220;Elevazione&#8221; come trasformazione fisica della forma, ma anche come metafora di ottimismo collettivo e autorealizzazione. Da questo concetto trae origine il Padiglione degli Stati Uniti, intitolato &#8220;Call Me The Breeze&#8221;, in un ambiente dominato da grandi sculture <em>site specific</em>, realizzate attraverso un processo ibrido che combina intaglio manuale, modellazione artigianale e tecnologie robotiche, con l&#8217;obiettivo di celebrare la permanenza della materia e della memoria nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche l&#8217;edizione delle richieste di esclusione, delle contestazioni, delle dimissioni dalla Giuria Internazionale, delle istanze di maggiore autonomia nelle procedure di valutazione e dello scrutinio sul ruolo dell&#8217;istituzione. In un ossimoro a pelo d’acqua tra silenzi e assenze, rumore e permanenze, si delinea una geopolitica delle dissonanze, dove l&#8217;Arte conquista il proprio spazio e pretende &#8211; per sua natura libera &#8211; un esercizio rigoroso e scrupoloso del discernimento.</p>
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		<title>Il Vaticano e la sfida dell’IA: Leone XIV richiama il mondo a difendere l’umano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 08:31:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non un documento tecnico sull’intelligenza artificiale ma una riflessione sul destino della civiltà contemporanea. Con Magnifica humanitas, la sua prima enciclica, Papa Leone XIV ha scelto di collocare la questione dell’IA.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Non un documento tecnico sull’intelligenza artificiale ma una riflessione sul destino della civiltà contemporanea. Con <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html">Magnifica humanitas</a>, la sua prima enciclica, Papa Leone XIV ha scelto di collocare la questione dell’IA dentro un orizzonte molto più ampio: quello della dignità umana, del potere, della guerra, del lavoro, della verità e della libertà. La presentazione del testo, ieri nell’Aula del Sinodo, ha assunto così il tono di un vero confronto globale sul futuro dell’uomo nell’epoca degli algoritmi. L’enciclica, firmata il 15 maggio nel 135° anniversario della Rerum novarum di Leone XIII, si propone esplicitamente come una nuova tappa della dottrina sociale della Chiesa. Come alla fine dell’Ottocento il cattolicesimo cercò di interpretare la rivoluzione industriale, oggi il Vaticano tenta di leggere la trasformazione digitale come la nuova grande “questione sociale” del nostro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Emerge con forza un’idea centrale: l’intelligenza artificiale non è uno strumento neutrale. Dietro gli algoritmi agiscono modelli culturali e visioni dell’uomo. Per questo la Chiesa ritiene insufficiente lasciare il futuro tecnologico nelle mani dei soli laboratori o delle competizioni geopolitiche. E’ così che la transizione digitale diviene, nelle parole del Cardinale Pietro Parolin, un prisma attraverso cui si rifrangono tutte le grandi questioni contemporanee: lavoro, libertà, pace, giustizia sociale, qualità delle relazioni umane e cura del creato. Il vero rischio, secondo il Segretario di Stato, è che la crescita della potenza tecnica proceda molto più velocemente della maturazione morale necessaria per governarla. Emerge un elemento nuovo nel rapporto tra Chiesa e innovazione tecnologica: il dialogo diretto con il mondo dell’IA, segnato, durante l’evento, dalla presenza di Christopher Olah, cofondatore di Anthropic e tra i più noti ricercatori nel campo dell’interpretabilità dei modelli che ha riconosciuto apertamente le pressioni commerciali e geopolitiche che guidano oggi lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e ha sostenuto la necessità di “voci morali” capaci di resistere agli incentivi economici del settore. I modelli avanzati, ha spiegato, non funzionano come macchine progettate pezzo per pezzo, ma come strutture cresciute dall’enorme accumulo di linguaggio e pensiero umano. Una complessità che, secondo il Vaticano, rende ancora più urgente un discernimento etico condiviso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei nuclei più forti dell’enciclica riguarda la critica alle ideologie transumaniste e postumaniste. Il cardinale Víctor Manuel Fernández ha presentato queste visioni come il tentativo di superare la fragilità umana attraverso la tecnologia, finendo però per svuotare l’esperienza umana di relazioni, spiritualità e senso. Contro la promessa di una perfezione artificiale, Magnifica humanitas rivaluta invece il limite come luogo in cui maturano compassione, solidarietà e apertura all’altro, tanto che, la prospettiva del Sud globale occupa uno spazio centrale nel dibattito teso a non lasciare ai margini le comunità. L’enciclica affronta inoltre anche il tema della guerra tecnologica. Leone XIV denuncia il rischio che l’IA renda il conflitto sempre più impersonale, abbassando la soglia morale della violenza. Nel suo intervento finale il Papa ha usato parole destinate a segnare il dibattito internazionale: l’intelligenza artificiale, ha detto, “deve essere disarmata”. Non rifiutata, ma liberata dalle logiche di dominio, esclusione e morte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur nei toni severi dell’analisi, il Vaticano non propone una visione tecnofobica, riconoscendo le enormi potenzialità dell’IA nella medicina, nella ricerca scientifica, nell’educazione e nello sviluppo umano. La questione, però, è decidere quale idea di uomo guiderà questa trasformazione. Appare dunque chiaro il tentativo della Santa Sede di restare nel dibattito globale sull’intelligenza artificiale non come autorità tecnica, ma come voce morale e antropologica. La domanda posta da Magnifica humanitas non riguarda soltanto ciò che le macchine saranno capaci di fare ma soprattutto ciò che l’umanità rischia di diventare nell’epoca degli algoritmi in un contesto geopolitico segnato da disparità e conflitti. La tecnologia che guida la nuova rivoluzione in corso sarà fondamentale per la costruzione di ponti di dialogo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Infrastrutture digitali, il vero capitale è umano: INWIT lega crescita, sostenibilità e competitività a competenze e governance</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 12:34:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Intervista tratta da L’Economista, inserto economico del Riformista) INWIT ha pubblicato il Bilancio Integrato 2025, una rappresentazione chiara, coerente e integrata del modello di business...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/infrastrutture-digitali-il-vero-capitale-e-umano-inwit-lega-crescita-sostenibilita-e-competitivita-a-competenze-e-governance/">Infrastrutture digitali, il vero capitale è umano: INWIT lega crescita, sostenibilità e competitività a competenze e governance</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">(Intervista tratta da L&#8217;Economista, inserto economico del Riformista) <br><br>INWIT ha pubblicato il Bilancio Integrato 2025, una rappresentazione chiara, coerente e integrata del modello di business della digital infrastructure company. Accanto ai risultati economici, emerge con forza il ruolo del capitale umano, elemento che diventa sempre più decisivo in un settore in cui la realizzazione delle infrastrutture dipende non solo da capitali e tecnologia, ma anche da competenze, organizzazione e sempre più dalla qualità del contesto regolatorio, che oggi rappresenta uno dei principali fattori abilitanti per lo sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che ruolo hanno le persone per INWIT?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Hanno il ruolo principale. Noi operiamo su infrastrutture strategiche, che richiedono piani e investimenti di lungo periodo. Lo scenario in cui agiamo però si evolve continuamente: &nbsp;cambiano gli assetti di mercato, il quadro regolatorio e normativo. Le persone che lavorano con noi devono essere in grado di gestire tantissime variabili e riadattare i programmi. Serve flessibilità e la determinazione a far accadere le cose. Mentre le tecnologie si comprano, queste competenze si creano nel tempo».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali competenze sono oggi più rilevanti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sempre più competenze ibride. Servono solide basi tecniche e competenze industriali. Ogni infrastruttura digitale ha dietro un progetto. In questi anni abbiamo investito sulle competenze di project management per renderle diffuse nell’organizzazione e guidare il cambiamento. Lavoriamo anche sulla collaborazione tra i diversi team perché accanto alle competenze tecniche, la sensibilità economica e la capacità di comprendere il contesto normativo sono essenziali per il successo del progetto».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto pesa l’aggiornamento continuo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«È un investimento strategico. &nbsp;L’evoluzione tecnologica è rapidissima e in questa fase di complessità del contesto di mercato è ancora più importante guardare all’innovazione e prepararsi al futuro. Per questo nel 2025 abbiamo erogato più di 13.000 ore di formazione, circa 41 ore per ogni dipendente».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È difficile attrarre talenti in questo settore?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«È difficile in tutti i settori attrarre ma soprattutto trattenere talenti. E’ anche un tema generazionale, i giovani cercano nuove esperienze con maggiore facilità rispetto al passato. Le aziende che si occupano di infrastrutture sono meno note al grande pubblico ma per fortuna i giovani sono attenti agli aspetti di sostenibilità e valutano le aziende anche da questo punto di vista: smartworking, offerta formativa, strategie ambientali, welfare, sono elementi chiave di attrazione su cui si fonda la nostra people strategy e che ci aiuta a mantenere un alto livello professionale, con il 64% del personale laureato, a fronte di una media del settore Telco del 43% e della media italiana del 16,7%».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>State lavorando molto su diversità e inclusione. Perché è rilevante anche industrialmente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Perché rappresenta concretamente un fattore di competitività per le aziende, migliora la qualità delle decisioni e la capacità di affrontare contesti complessi. In un settore come il nostro, dove le variabili tecnologiche, operative e regolatorie si intrecciano, avere punti di vista diversi è un vantaggio concreto. INWIT ha ottenuto la certificazione UNI PdR 125 per la parità di genere, e su questo fronte siamo fortemente impegnati attraverso programmi e piani dedicati, che ci hanno portato, ad esempio, ad incrementare la presenza di donne in posizioni manageriali dal 24% del 2020 al 34% nel 2025. Diversità che non è solo di genere, ma anche generazionale: nel 2025 abbiamo avviato un percorso strutturato di mentoring interno, con l’obiettivo di favorire lo scambio di competenze, esperienze e prospettive tra generazioni diverse».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come si integra la sostenibilità nella strategia industriale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«INWIT si è dotata di un piano sostenibilità strutturato sui 3 pilastri ESG, che coinvolge trasversalmente tutte le funzioni aziendali con obiettivi concreti. Il piano è parte integrante della strategia industriale, garantendo piena coerenza con gli obiettivi di business.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Alcuni dei target del piano sono, inoltre, inseriti tra gli obiettivi legati ai sistemi di incentivazione del management e di tutto il personale. Un’integrazione che si riflette anche nel nostro modello organizzativo, grazie ad un Sistema di Gestione Integrato certificato, che include Salute e Sicurezza, Energia, Ambiente, Qualità, Anticorruzione e Parità di Genere. Il nostro è anche un modello organizzativo snello, innovativo e flessibile, che ci consente di sostenere la nostra crescita accompagnata da una sempre maggiore creazione di posti di lavoro sia interni che esterni. Un modello che nel 2025 ha consentito a INWIT di sostenere di oltre 3.400 posti di lavoro in Italia, con un moltiplicatore occupazionale pari a 10,1x: ciò significa che per ogni dipendente diretto, vengono attivati ulteriori 9,1 posti di lavoro lungo le filiere economiche collegate, come misurato da uno studio di impatto realizzato da TEHA Ambrosetti sul nostro modello di business».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono le iniziative di INWIT che fanno bene alle persone?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«INWIT ha consolidato un ecosistema di welfare che va dalla flessibilità e il rafforzamento del lavoro agile, per favorire il bilanciamento tra vita privata e professionale, alla salute e prevenzione &#8211; attraverso programmi di check-up medico gratuito, coperture assicurative sanitarie estese ai familiari &#8211; e numerosi servizi per sostenere i dipendenti nelle sfide familiari con programmi di supporto ai genitori e ai caregiver».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È il terzo anno di Bilancio Integrato, e lei è anche Chief “Sustainability” Officer, cosa significa sostenibilità per INWIT?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«La sostenibilità per INWIT è una leva strategica per la creazione di valore e un elemento chiave della nostra cultura aziendale. Sostenibilità per noi significa considerare gli impatti e le opportunità del nostro business sulle persone, sull’ambiente e sui territori in cui operiamo. Il Bilancio Integrato riflette in modo molto concreto questo approccio, mostrando come le performance e le variabili non finanziarie siano strettamente correlate alle performance economico-finanziarie».</p>
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		<title>Bruxelles apre il cantiere del nuovo copyright nell’era dell’IA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 08:19:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bruxelles apre una consultazione pubblica sul futuro del copyright nell’Unione, inaugurando una stagione di confronto politico e industriale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Commissione europea ha aperto una vasta consultazione pubblica sul futuro del diritto d’autore nell’Unione, inaugurando così una nuova stagione del confronto politico e industriale su come le regole della proprietà intellettuale debbano evolvere di fronte all’accelerazione tecnologica, alla centralità delle piattaforme digitali e all’irrompere dell’IA generativa nel mercato dei contenuti. L’iniziativa mira a raccogliere contributi da parte di autori, editori, imprese tecnologiche, ricercatori, organizzazioni culturali e cittadini sull’efficacia dell’attuale sistema europeo del copyright e su possibili interventi mirati per modernizzarlo. Al centro della revisione vi è la Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale del 2019, una delle riforme più significative adottate dall’Unione europea negli ultimi anni per adeguare la normativa alla crescente diffusione delle piattaforme online e dei nuovi modelli di distribuzione digitale dei contenuti. A sette anni dalla sua approvazione, Bruxelles vuole ora valutare se la direttiva abbia realmente raggiunto i suoi obiettivi principali: facilitare l’utilizzo dei contenuti protetti nel contesto digitale, migliorare le pratiche di licenza e creare un mercato più equo per creatori e titolari dei diritti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La revisione si inserisce in una fase di profonda ridefinizione degli equilibri economici e culturali che governano le industrie creative europee. Piattaforme di streaming, social network e strumenti basati sull’intelligenza artificiale stanno modificando rapidamente il modo in cui musica, film, libri e contenuti giornalistici vengono prodotti, distribuiti e consumati. Le istituzioni europee sono in misura sempre crescente chiamate a garantire che la normativa sul copyright resti adeguata alle nuove realtà digitali, preservando al tempo stesso un equilibrio tra innovazione, concorrenza e tutela degli autori. La consultazione ha l’obiettivo di raccogliere elementi utili sia per valutare l’impatto concreto della direttiva del 2019 sia per affrontare le nuove sfide derivanti dall’evoluzione tecnologica. Il processo potrebbe inoltre preparare il terreno a una futura iniziativa legislativa mirata a rafforzare il quadro europeo del copyright a sostegno della creatività e dell’innovazione. Il nodo più sensibile dell’intera revisione riguarda tuttavia l’intelligenza artificiale generativa. La rapida diffusione di sistemi capaci di creare testi, immagini, musica e video ha infatti aperto interrogativi cruciali sull’utilizzo delle opere protette per addestrare gli algoritmi e sulla possibilità per gli aventi diritto di far rispettare le proprie prerogative in un ecosistema digitale sempre più automatizzato. La Commissione chiede agli stakeholder di esprimersi su possibili meccanismi di licenza per i dati utilizzati nell’addestramento dell’IA, sugli obblighi di trasparenza e sulle difficoltà nell’identificare l’uso di opere protette da parte dei modelli generativi. I settori culturali e creativi europei denunciano da tempo il rischio che le norme attuali non offrano sufficienti garanzie di tutela rispetto all’utilizzo massivo di contenuti coperti da copyright. Sul fronte opposto, le grandi piattaforme tecnologiche e gli operatori dell’innovazione avvertono che un irrigidimento eccessivo delle norme rischierebbe di compromettere la competitività europea nella corsa globale all’intelligenza artificiale. Tra gli altri temi affrontati, quello della lotta alla pirateria online. I titolari dei diritti ritengono da tempo che gli strumenti di contrasto oggi disponibili siano ancora troppo lenti e frammentati per affrontare efficacemente le violazioni che avvengono in tempo reale. La Commissione europea intende inoltre raccogliere osservazioni sul sistema di remunerazione di artisti e produttori quando la musica registrata viene diffusa all’interno dell’Unione europea. Il tema dell’equa remunerazione è tornato al centro del dibattito con la trasformazione del mercato musicale legata alla crescita delle piattaforme di streaming.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La consultazione si preannuncia quindi come un terreno di confronto particolarmente sensibile tra due mondi &#8211; quello della cultura e quello della tecnologia &#8211; che dovrebbero trovare una sintesi dialogica per competere equamente e rendere ai cittadini europei parità di accesso ai contenuti. La revisione di Bruxelles sarà supportata da uno studio esterno accompagnato da un’indagine rivolta agli stakeholder, già in corso. La call for evidence resterà aperta fino al 25 giugno e consentirà a tutti i soggetti interessati di presentare osservazioni e contributi. L’esito della consultazione potrebbe incidere in maniera determinante sulla prossima generazione delle politiche europee in materia di copyright, in una fase storica in cui governi e autorità di regolazione di tutto il mondo cercano di aggiornare i propri strumenti normativi alle sfide poste dall’economia dei contenuti digitali e dall’impiego dell’intelligenza artificiale. Si apre dunque una nuova riflessione sul futuro dell’economia creativa, consapevoli che il confronto appena avviato potrebbe trasformarsi in uno dei dossier più rilevanti della politica digitale europea dei prossimi anni.</p>
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		<title>AI, cyber security e compliance: la governance del rischio diventa leva strategica per le imprese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Lambiase]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 16:08:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[csqa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>AI, cyber security e il ruolo strategico della compliance al centro del confronto promosso da Formiche e CSQA.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/ai-cyber-security-e-compliance-la-governance-del-rischio-diventa-leva-strategica-per-le-imprese/">AI, cyber security e compliance: la governance del rischio diventa leva strategica per le imprese</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale e la crescente complessità delle minacce cyber stanno cambiando rapidamente il modo in cui aziende e istituzioni lavorano, prendono decisioni e gestiscono i rischi. Allo stesso tempo, le nuove normative europee – dall’AI Act alla NIS2 fino al DORA – chiedono alle organizzazioni di adottare modelli sempre più sicuri, trasparenti e affidabili. In questo contesto, sicurezza, gestione del rischio e compliance non rappresentano più soltanto obblighi normativi da rispettare, ma diventano elementi strategici per garantire stabilità, fiducia e competitività sul mercato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È da queste premesse che nasce l’incontro che si è svolto presso la sede dell&#8217;Associazione CIVITA organizzato da Formiche, in collaborazione con CSQA, dedicato al confronto tra istituzioni e imprese sul tema della governance dell’innovazione e sul ruolo delle certificazioni come strumenti di fiducia e sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Maria Chiara Ferrarese, Direttore Generale e Amministratore Delegato di CSQA, il momento storico impone alle imprese una riflessione profonda sul rapporto tra innovazione e responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Siamo certamente in un momento storico importante dove l’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente tutto: modelli organizzativi, modalità di lavorare, prospettive. È una velocità che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente e non sappiamo quale sarà il punto di atterraggio”, spiega Ferrarese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, sottolinea, la compliance non può essere interpretata come un semplice adempimento burocratico. “La normativa comunitaria dice innovazione sì, ma all’interno di alcune regole, regole che servono per garantire utenti, mercato e organizzazioni. Garantire la compliance significa dotarsi di sistemi robusti e di una governance robusta, in grado non solo di rispondere agli obblighi di legge, ma anche di assicurare maggiore efficacia ed efficienza”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Ferrarese (CSQA): &quot;Compliance leva strategica per fiducia e competitività delle imprese”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Ms7xNOm4Wmc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Un approccio che, secondo Ferrarese, può trasformarsi in una vera leva strategica di sviluppo. “La certificazione diventa anche un atto di trasparenza verso i mercati, che parlano un linguaggio comune”, evidenzia, sottolineando come fiducia e capacità di differenziazione siano oggi elementi chiave per la competitività delle imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema assume particolare rilevanza in un contesto in cui molte aziende percepiscono l’aumento della regolamentazione come un ostacolo. Ma proprio i modelli integrati di gestione del rischio possono rappresentare un vantaggio competitivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La certificazione è uno strumento che consente di andare oltre la conformità”, osserva Ferrarese. “L’adozione di norme internazionali consente di avere una metodologia di lavoro per organizzarsi meglio e rispondere agli obblighi di legge in maniera più efficace ed efficiente. Se invece si affronta la compliance come un mero atto burocratico, molto probabilmente si perde tempo e anche efficacia”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui la necessità di “metabolizzare” i sistemi organizzativi in una logica strategica, capace di coniugare conformità e crescita. “Questa duplice visione consente alle aziende di differenziarsi e di garantire ciò che oggi poche imprese sono in grado di assicurare”, aggiunge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro resta anche la tutela dell’utente finale, sempre più esposto ai rischi derivanti dalla digitalizzazione e dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale. “Le norme volontarie, abbinate alla certificazione, diventano una strategia non solo di conformità ma anche di comunicazione verso terzi e rappresentano un grande atto di trasparenza”, conclude Ferrarese. “La certificazione significa entrare nelle organizzazioni e valutare se il modello adottato sia realmente efficace rispetto agli obiettivi dichiarati. È un atto di trasparenza verso utenti e mercati”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Foto, riprese e montaggio di Simone Zivillica</em></p>
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		<title>L&#8217;unica battaglia che conta: un manifesto per l&#8217;innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 10:41:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diciamolo chiaramente, senza girarci intorno: sul fronte del lavoro l’Italia ha bisogno di una vera e propria mobilitazione culturale.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo di Claudio Velardi, pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamolo chiaramente, senza girarci intorno: sul fronte del lavoro l’Italia ha bisogno di una vera e propria mobilitazione culturale. Non basta più commentare i dati sull’occupazione &#8211; compreso il record storico del 53% di donne al lavoro &#8211; esultando per qualche punto percentuale in più. Se vogliamo affrontare davvero i rischi del declino del sistema, va lanciata una vera e propria campagna di advocacy per l’innovazione, unica e sola vera garanzia per il nostro futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di partenza non può che essere il riconoscimento di un problema ormai più che trentennale: la nostra produttività è drammaticamente ferma. Non cresce perché abbiamo paura del cambiamento e ci rifugiamo in vecchie ricette. Il salario minimo per legge è una di queste: una risposta burocratica a un problema di valore. La strada corretta è quella tracciata dalla contrattazione collettiva e dal &#8220;salario giusto&#8221;, che lega la busta paga alla produttività reale e alla capacità delle imprese di stare sul mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma per innovare servono le persone giuste. Oggi il 40% delle imprese non trova profili adeguati. C’è un cortocircuito inaccettabile tra scuola e lavoro. Dobbiamo smettere di considerare i licei come unica via nobile e trasformare le università in laboratori aperti ai capitali privati, capaci di rispondere alle esigenze tecnologiche del tessuto produttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innovare significa anche smettere di guardare alla digital economy con sospetto. La gig economy vale quasi il 2% del nostro Pil. Certo, servono regole e legalità, ma non possiamo pensare di normare il futuro con gli strumenti del secolo scorso. Serve una buona dose di robusto liberismo: se soffochiamo le piattaforme con troppi vincoli, l&#8217;innovazione traslocherà altrove, lasciandoci più poveri e meno competitivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E anche il nodo del Sud e dell’occupazione femminile va affrontato con questa mentalità. Gli stessi incentivi del Dl Lavoro — come i bonus per chi assume nelle zone ZES — sono strumenti utili, ma se servono a innescare processi produttivi moderni, non a finanziare l&#8217;assistenzialismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco il perché di questa chiamata alle armi che insieme promuovono il Riformista e l’Economista. Una campagna di sensibilizzazione, di mobilitazione e di advocacy che rivolgiamo alle aziende, ai professionisti, alle forze sociali. O scegliamo insieme l&#8217;innovazione come bussola di ogni politica industriale e formativa, o continueremo a gestire un&#8217;economia difensiva che non ha futuro. La scelta è tra il coraggio della modernità e la rassegnazione del declino. Noi abbiamo già scelto.</p>
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		<title>Save the Children a Copenaghen: «La protezione dei minori online non può più aspettare»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 13:44:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Summit AI di Copenaghen, Save the Children denuncia il vuoto Ue sulla tutela dei minori online e chiede l'attuazione immediata del DSA.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">«L&#8217;Europa ha oggi una responsabilità storica: costruire un ecosistema digitale che metta al centro i minori. Regole solide che responsabilizzino le aziende tecnologiche, politiche integrate che uniscano istruzione, salute e protezione, e un quadro normativo capace di mettere la sicurezza e i diritti dei minori al primo posto. La protezione dei minori non può tradursi solo in esclusione o divieti: deve diventare la precondizione per una cittadinanza digitale piena, dove bambini e adolescenti possano crescere tutelati e al tempo stesso partecipi». Lo ha dichiarato Giorgia D&#8217;Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children, a margine del Summit «Keeping Our Children and Families Safe in the AI Era» organizzato a Copenaghen da Save the Children Danimarca e dall&#8217;ONG americana Common Sense Media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Rendere gli ambienti digitali sicuri per i minori non è più rinviabile: serve un&#8217;assunzione di responsabilità condivisa tra istituzioni, famiglie, imprese e terzo settore. Le norme introdotte a livello europeo e nazionale – dalla verifica dell&#8217;età ai sistemi di parental control – devono essere attuate senza ritardi e in modo uniforme. È cresciuta la consapevolezza del ruolo cruciale di genitori, educatori e adulti di riferimento, che vanno sostenuti concretamente nell&#8217;accompagnare bambini e adolescenti verso un uso consapevole delle tecnologie. Ma questo non basta: l&#8217;innovazione corre più veloce delle risposte politiche e impone un cambio di passo immediato. È pertanto urgente garantire la piena attuazione delle tutele per i minori previste dal Digital Services Act e l&#8217;adozione di un Regolamento europeo contro l&#8217;abuso sessuale sui minori».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;organizzazione sottolinea l&#8217;urgenza di colmare il vuoto legislativo creato a inizio aprile dalla mancata proroga della deroga all&#8217;ePrivacy, che finora permetteva alle aziende tecnologiche dell&#8217;UE di effettuare la rilevazione volontaria di immagini e video di abusi a danno dei minori. Allo stesso tempo, secondo Save the Children, è necessario rafforzare in modo deciso le azioni di prevenzione e contrasto, puntando su codici di condotta efficaci, canali di segnalazione rapidi e una presa in carico adeguata e tempestiva delle vittime.</p>
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		<title>The Bologna Gathering 2026: 500 leader dell&#8217;innovazione a Bologna per la quarta edizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 13:37:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'11 e 12 maggio 500 leader dell'innovazione a Bologna per il TBG. Oltre 50 miliardi di fondi, focus sulla sovranità tecnologica europea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/bologna-gathering-2026-venture-capital-innovazione-sovranita-tecnologica/">The Bologna Gathering 2026: 500 leader dell’innovazione a Bologna per la quarta edizione</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;11 e 12 maggio Bologna e l&#8217;Emilia-Romagna tornano a ospitare quello che si è affermato come uno degli appuntamenti più attesi dedicati a venture capital, start-up e tecnologie emergenti: la quarta edizione di The Bologna Gathering (TBG). I partner fondatori sono ART-ER, Città metropolitana e Comune di Bologna e Regione Emilia-Romagna. L&#8217;evento riunirà oltre 500 leader dell&#8217;innovazione provenienti da Europa, America e Asia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I capitali gestiti dai fondi partecipanti superano quest&#8217;anno i 50 miliardi di euro, rispetto ai 39 dell&#8217;edizione precedente, mentre i capitali raccolti dalle start-up e scale-up partecipanti superano 1,2 miliardi di euro. L&#8217;evento è accessibile solo su invito e ha l&#8217;obiettivo di mettere in contatto i più importanti attori dell&#8217;innovazione: fondi di investimento, top manager di corporate italiane e internazionali e founder di unicorni e scale-up attive in oltre 15 settori tecnologici, dall&#8217;intelligenza artificiale e la space economy fino al cloud e alla cybersecurity.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La quarta edizione si inserisce in due dinamiche chiare: l&#8217;Europa ha deciso di costruire una propria sovranità tecnologica, accelerando lo sviluppo dell&#8217;ecosistema start-up europeo, e l&#8217;Italia rappresenta un polo tecnologico in crescita, dove venture capitalist da tutto il mondo vogliono investire. In questo percorso, Bologna e l&#8217;Emilia-Romagna rafforzano il proprio ruolo come piattaforma strategica per l&#8217;innovazione, attraverso The Bologna Gathering e grazie ad asset come il DAMA Tecnopolo – dove ha sede Leonardo, uno dei dieci AI supercomputer più potenti al mondo – e IT4LIA AI Factory, progetto di rilievo internazionale che promuove l&#8217;adozione dell&#8217;intelligenza artificiale in Italia e in Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In uno scenario geopolitico sempre più delicato, questa edizione mette in luce come l&#8217;Europa stia costruendo la propria indipendenza tecnologica nei settori più strategici del prossimo decennio: dall&#8217;intelligenza artificiale alla difesa e cybersecurity, dallo spazio alla guida autonoma, fino alle infrastrutture cloud sovrane. Tra i protagonisti figurano realtà che stanno costruendo tecnologie europee strategiche come Axelera AI, Cubbit, Exein, Niulinx, SiPearl e molte altre, a conferma di un ecosistema tecnologico che sviluppa i propri campioni e diventa sempre più competitivo su scala globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«ART-ER è tra i fondatori di The Bologna Gathering perché rappresenta un&#8217;opportunità unica per connettere l&#8217;ecosistema dell&#8217;innovazione dell&#8217;Emilia-Romagna con le reti internazionali più avanzate del venture capital e della tecnologia. Il nostro obiettivo è rafforzare il posizionamento della regione come hub strategico per la sovranità tecnologica europea, attirando talenti, investimenti e progetti ad alto impatto. In virtù di questo, proprio in contemporanea a TBG abbiamo lanciato la prima edizione di R2I Research to Innovate Italy, un evento organizzato da ART-ER insieme alla Regione Emilia-Romagna e alla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome che nasce con l&#8217;obiettivo di mettere al centro delle politiche nazionali ed europee proprio i territori e gli ecosistemi regionali dell&#8217;innovazione», afferma Marina Silverii, Direttrice Operativa ART-ER.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Bologna si conferma sempre più come un punto di riferimento europeo per l&#8217;innovazione e le tecnologie emergenti», dichiara Matteo Lepore, Sindaco di Comune e Città metropolitana di Bologna. «The Bologna Gathering rappresenta un&#8217;occasione concreta per connettere talenti, capitali e imprese, rafforzando il ruolo della nostra città e dell&#8217;Emilia-Romagna come piattaforma strategica per lo sviluppo di un ecosistema tecnologico competitivo e aperto al mondo. In un contesto globale complesso, investire in ricerca, intelligenza artificiale e nuove imprese significa costruire il futuro dell&#8217;Europa partendo dai territori, e Bologna è pronta a fare la propria parte con visione e responsabilità. Il nostro impegno è continuare a rafforzare questo percorso, facendo di Bologna un laboratorio urbano dove sviluppo tecnologico e coesione sociale crescono insieme, e dove l&#8217;innovazione diventa uno strumento concreto per migliorare la vita delle persone».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mai come oggi in Europa ci si chiede come far diventare campioni globali le nuove aziende tecnologiche del continente. In una fase in cui il tech made in Europe sarà sempre più strategico, l&#8217;Italia deve avere un ruolo centrale in questo percorso. The Bologna Gathering nasce proprio per connettere i migliori investitori internazionali con le migliori aziende italiane creando, in un formato riservato e ad alta intensità relazionale, le condizioni perché il meglio del nostro ecosistema possa crescere con ambizione europea e globale», commentano Stefano Onofri e Alessandro Cillario, co-fondatori di Cubbit, scale-up leader europea di tecnologie cloud distribuite, e ideatori dell&#8217;evento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">The Bologna Gathering è un esempio concreto di collaborazione pubblico-privata: prodotto da associazione StartYouUp e Cubbit. I key partner dell&#8217;edizione 2026 sono il Competence Center BI-REX e IT4LIA AI Factory, con SAP come gold sponsor, FNDX come silver sponsor e il supporto di CTE-COBO, G-Factor (Fondazione Golinelli), Almacube, Gianni &amp; Origoni, MUG Magazzini Generativi e Qonto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/bologna-gathering-2026-venture-capital-innovazione-sovranita-tecnologica/">The Bologna Gathering 2026: 500 leader dell&#8217;innovazione a Bologna per la quarta edizione</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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