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	<title>Innovazione - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Sat, 25 Jul 2026 10:26:12 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La velocità non basta: cosa manca allo switch in 24 ore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 10:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cambio rapido di fornitore può rendere più dinamico il mercato dell’energia, ma senza maggiore trasparenza, sicurezza dei dati e controlli sulle pratiche commerciali rischia di moltiplicare frodi e passaggi inconsapevoli.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato sull&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo switch in 24 ore, il rapido passaggio tra fornitori di energia completato in estrema velocità, rappresenta una delle evoluzioni più significative del mercato libero dell’energia, promettendo maggiore efficienza, dinamicità e capacità di risposta alle esigenze dei consumatori. La riduzione drastica dei tempi di cambio fornitore appare, in linea teorica, come un progresso naturale in un contesto ormai maturo, caratterizzato da milioni di passaggi ogni anno. Tuttavia, proprio questa accelerazione impone una riflessione attenta sugli effetti sistemici che potrebbe generare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto non è la velocità in sé, ma il contesto in cui essa si inserisce. Oggi il mercato evidenzia un paradosso evidente: a fronte di ampie opportunità di risparmio, solo una parte dei consumatori riesce effettivamente a beneficiarne. Una quota rilevante di switch non produce vantaggi economici, e in molti casi determina addirittura un peggioramento della spesa. Tale fenomeno è riconducibile a persistenti asimmetrie informative e alla diffusione di pratiche commerciali aggressive, che orientano le scelte degli utenti in modo non consapevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, l’introduzione di uno switch più rapido rischia di amplificare dinamiche già critiche. In particolare, potrebbe intensificarsi il fenomeno del cosiddetto “baby churn”: consumatori che, appena completato il passaggio a un nuovo fornitore, vengono indotti a effettuare un ulteriore cambio nel giro di pochi giorni. Non si tratta di una fisiologica mobilità del cliente, ma spesso dell’effetto di contatti invasivi o fraudolenti, resi credibili dall’utilizzo di dati personali e tecnici estremamente precisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le evidenze disponibili mostrano come il fenomeno delle frodi nel settore energia sia tutt’altro che marginale, con milioni di cittadini coinvolti ogni anno, prevalentemente attraverso canali telefonici. La rapidità dello switch rischia di spostare semplicemente il momento di esposizione al rischio: non più durante il processo di cambio, ma immediatamente dopo, quando il cliente rimane comunque vulnerabile. Il risultato potrebbe essere un aumento significativo dei cambi ripetuti e non consapevoli, con effetti negativi per i consumatori e danni importanti per i fornitori di luce e gas, a discapito dell’efficienza complessiva del mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un mercato realmente efficiente non è solo rapido, ma anche trasparente e sicuro. Senza un rafforzamento dei presidi a tutela dei dati e senza strumenti che migliorino la comprensibilità delle offerte, la velocità rischia di tradursi in instabilità e perdita di valore. In particolare, appare essenziale garantire la massima sicurezza lungo il flusso informativo dello switch, riducendo al minimo il rischio di accessi indebiti e utilizzi impropri delle informazioni sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, è necessario rafforzare la trasparenza verso il consumatore, rendendo immediatamente leggibili e comprensibili le condizioni economiche e chiaramente identificabile il soggetto che ha intermediato l’offerta. In questo contesto, strumenti indipendenti di comparazione assumono un ruolo centrale nel riequilibrare le asimmetrie informative e nel consentire scelte realmente consapevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le aziende di comparazione online possono contribuire in modo decisivo a ridurre le asimmetrie informative, aiutando il consumatore a distinguere tra un’offerta realmente conveniente e una proposta solo apparentemente vantaggiosa &#8211; spiega Paolo Benazzi, di Assocompara &#8211; l’obiettivo deve essere quello di rendere il mercato più dinamico, ma anche più affidabile: rapidità e tutela devono procedere insieme».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo switch in 24 ore è, dunque, un’opportunità concreta, ma non neutrale. Perché produca benefici diffusi, deve essere accompagnato da un rafforzamento strutturale delle regole e dei controlli. In assenza di tali condizioni, il rischio è che l’innovazione procedurale si traduca in un aumento della volatilità e in un’ulteriore difficoltà per i consumatori nel cogliere il valore effettivo del mercato libero.</p>
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		<title>AI Act, al via le linee guida sulla trasparenza</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/ai-act-al-via-le-linee-guida-sulla-trasparenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'intelligenza artificiale europea entra in una nuova fase: la Commissione europea ha pubblicato le linee guida che chiariscono come dovranno essere applicati gli obblighi di trasparenza previsti dall'AI Act</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intelligenza artificiale europea entra in una nuova fase: la Commissione europea ha pubblicato le linee guida che chiariscono come dovranno essere applicati gli obblighi di trasparenza previsti dall&#8217;AI Act, destinati a diventare operativi dal 2 agosto 2026. Un passaggio che, al di là dell&#8217;aspetto tecnico, rappresenta uno dei tasselli più concreti della strategia con cui Bruxelles punta a coniugare innovazione, fiducia e tutela dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le indicazioni riguardano fornitori e utilizzatori di specifici sistemi di IA e definiscono quando sarà necessario informare gli utenti che stanno interagendo con un&#8217;intelligenza artificiale oppure che un contenuto è stato generato o modificato dall&#8217;IA. L&#8217;obiettivo è ridurre il rischio di inganno e manipolazione, rendendo immediatamente riconoscibili chatbot, deepfake e altri contenuti sintetici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le linee guida chiariscono inoltre il perimetro degli obblighi, offrendo esempi pratici ed eccezioni. Tra queste rientrano i comuni strumenti di supporto alla scrittura, come la correzione ortografica o grammaticale, che non ricadono negli obblighi di etichettatura. Diverso il caso dei contenuti, anche testuali, creati integralmente o in parte dall&#8217;IA, soprattutto quando riguardano temi di interesse pubblico e vengono diffusi senza revisione o controllo editoriale umano. In questi casi sarà necessario informare chiaramente gli utenti sull&#8217;origine del contenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i fornitori di sistemi di IA è previsto anche l&#8217;obbligo di integrare marcatori leggibili dalle macchine, così da facilitarne il riconoscimento automatico. I soggetti che impiegano tali sistemi dovranno invece segnalare l&#8217;utilizzo di deepfake, di sistemi di riconoscimento delle emozioni e di categorizzazione biometrica, rafforzando così il principio di trasparenza lungo tutta la filiera dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione sottolinea inoltre che il rispetto degli obblighi potrà essere dimostrato anche attraverso l&#8217;adesione al Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall&#8217;IA, uno strumento volontario pensato per offrire maggiore certezza giuridica e facilitare la conformità alle nuove regole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa arriva in un momento decisivo per la politica industriale europea. Nel confronto avviato tra la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e Mario Draghi sul rilancio della competitività dell&#8217;Unione, la capacità di tradurre rapidamente il quadro regolatorio in strumenti operativi è emersa come una delle condizioni essenziali per sostenere investimenti e innovazione. Le nuove linee guida vanno proprio in questa direzione: non introducono nuovi obblighi, ma rendono più prevedibile l&#8217;applicazione dell&#8217;AI Act, riducendo l&#8217;incertezza per imprese e sviluppatori. Dal 2 agosto entrerà infatti in vigore la maggior parte delle disposizioni del Regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale, comprese le competenze di vigilanza della Commissione e delle autorità nazionali. Per i sistemi di IA già immessi sul mercato prima di tale data, gli obblighi relativi alla marcatura e alla rilevabilità dei contenuti scatteranno invece dal 2 dicembre 2026. La sfida, ora, non è soltanto applicare le regole, ma far sì che la trasparenza diventi un fattore competitivo dell&#8217;ecosistema digitale europeo.</p>
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		<title>Tra Stati Uniti e Cina, l’Europa cerca una via autonoma all’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/tra-stati-uniti-e-cina-leuropa-cerca-una-via-autonoma-allintelligenza-artificiale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 14:08:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Palazzo Madama il confronto promosso da Boccia sulla strategia europea per l’IA, tra autonomia tecnologica, lavoro e rapporti Usa.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La questione non è più soltanto quanto rapidamente avanzerà l’intelligenza artificiale, ma chi ne governerà lo sviluppo, controllerà i dati e distribuirà i benefici economici e sociali. È il filo che ha attraversato «Costruire il domani. Tra Europa, Stati Uniti e intelligenza artificiale», il <a href="https://www.thewatcherpost.it/the-watcher-photos/costruire-il-domani-a-palazzo-madama-il-confronto-su-europa-stati-uniti-e-intelligenza-artificiale/">convegno</a> promosso nella Sala Koch di Palazzo Madama dal presidente del gruppo del Partito Democratico al Senato <strong>Francesco Boccia</strong>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="IA, Boccia (PD): Ue costruisca strategia autonoma, no dipendenza da Usa e Cina" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/5OxKDuW5FEM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un confronto nato dalla crisi dell’ordine internazionale e arrivato fino alla nuova dimensione del potere tecnologico, con l’obiettivo di individuare uno spazio autonomo per l’Europa tra il predominio delle piattaforme statunitensi e il modello di controllo cinese. L’Unione, ha sostenuto Boccia, «non può scegliere tra la dipendenza dalle grandi piattaforme private americane e il modello di controllo statale cinese», ma deve dotarsi di una propria strategia, investendo nella ricerca pubblica, nella capacità di calcolo e nella costruzione di modelli europei. Da qui il rilancio della proposta di un Cern europeo dell’intelligenza artificiale, concepito non soltanto come centro di ricerca, ma come infrastruttura comune attraverso la quale ridurre la dipendenza tecnologica e considerare l’innovazione un bene collettivo. Per Boccia la nuova sfida democratica del XXI secolo coincide infatti con il rapporto tra potere tecnologico e cittadinanza: se l’intelligenza artificiale è un’infrastruttura destinata a influenzare lavoro, informazione, servizi e decisioni pubbliche, non è sufficiente regolarne gli effetti dopo che si sono prodotti, ma occorre intervenire sullo sviluppo dei modelli, sulla trasparenza degli algoritmi e sull’accesso ai dati.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Esteri, Provenzano (PD) &quot;l’Europa risponda al nuovo ordine internazionale con più unità e autonomia&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ZZ_nYs9zFgQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">La ricerca di un’autonomia europea non può tuttavia essere separata dalla ridefinizione dei rapporti con gli Stati Uniti. Alla sessione dedicata alle relazioni transatlantiche hanno preso parte, tra gli altri, il responsabile Esteri del Pd <strong>Peppe Provenzano</strong> e <strong>Alessandro Alfieri</strong>, capogruppo democratico nella Commissione Esteri del Senato. Alfieri ha richiamato la crisi dell’assetto internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale e le difficoltà delle istituzioni multilaterali, sottolineando però che la risposta non può consistere nel loro abbandono. La costruzione di un rapporto più maturo e paritario con Washington passa, nella sua analisi, dal rafforzamento dell’autonomia strategica europea, da una maggiore capacità comune in materia di sicurezza e dal consolidamento del pilastro europeo della Nato. Non una sostituzione immediata dell’Alleanza atlantica, dunque, ma un percorso graduale, fondato su capacità condivise e su meccanismi decisionali che permettano all’Unione di agire anche davanti ai veti dei singoli Stati.</p>



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<iframe title="Esteri, Alfieri (PD): autonomia strategica e pilastro europeo per rafforzare la Nato" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/GWZAGO62PNA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-embed is-provider-youtube wp-block-embed-youtube"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="IA, Grillo (Bocconi): &quot;senza imprese e infrastrutture proprie l’Ue resta solo regolatore&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/sPuGTaZeFOY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo dell’autonomia è anche economico e industriale. <strong>Francesco</strong> <strong>Grillo</strong>, docente dell’Università Bocconi, ha collegato il divario tecnologico europeo alla difficoltà del continente di produrre grandi imprese digitali, infrastrutture proprie e investimenti adeguati alla scala della competizione globale. La distanza rispetto ai principali gruppi tecnologici mondiali non rappresenta soltanto un problema di capitalizzazione o di mercato, ma una vulnerabilità politica: senza capacità autonoma nei dati, nel cloud, nell’energia e nelle tecnologie strategiche, l’Europa rischia di limitarsi a stabilire le regole di un’innovazione realizzata altrove. Il continente conserva un vantaggio nel modello sociale, nella qualità della vita e nella capacità di attrarre competenze, ma deve trasformare questi elementi in forza produttiva e competitiva.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="IA, Nicita (PD): &quot;sovranità digitale possibile solo a livello europeo&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/qTEHuUcUI0Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">A riportare il confronto sui diritti della cittadinanza digitale è stato <strong>Antonio Nicita</strong>, vicepresidente del gruppo Pd al Senato. La sovranità tecnologica, ha osservato, non può essere costruita a livello nazionale, perché l’economia dei dati richiede dimensioni, investimenti e infrastrutture continentali. Nicita ha inoltre respinto l’idea che gli algoritmi siano neutrali: ogni sistema incorpora scelte, priorità e criteri che determinano quali informazioni valorizzare e quali comportamenti favorire. La regolazione, quindi, non rappresenta un ostacolo esterno all’innovazione, ma una parte della sua stessa architettura. Le norme europee già approvate costituiscono una base, ma non risolvono il problema dei dati generati quotidianamente attraverso voce, volto, movimenti e interazioni, che possono essere trasformati dalle piattaforme in valore privato senza una piena consapevolezza degli utenti.</p>



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<iframe loading="lazy" title="IA, Cucinelli: &quot;tecnologia al servizio dell’uomo, non sostituirà intuizione e creatività&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ocIQmHHkDZg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla dimensione istituzionale è emersa quella del lavoro e dell’impresa. <strong>Brunello Cucinelli</strong>, presidente esecutivo e direttore creativo dell’azienda che porta il suo nome, ha descritto l’intelligenza artificiale come una collaboratrice dotata di straordinarie capacità di calcolo e memoria, ma incapace di sostituire intuizione, creatività e dimensione umana. Il tema, nella sua prospettiva, non è opporsi alla tecnologia, ma impedire che la trasformazione digitale riduca il lavoro a una funzione priva di dignità, impoverendo relazioni, tempi di vita e qualità degli ambienti produttivi. <strong>Andrea Pezzi </strong>ha invece posto l’accento sul rischio che imprese e professionisti, caricando contratti, processi e conoscenze nei sistemi di intelligenza artificiale, trasferiscano gratuitamente il proprio patrimonio informativo alle piattaforme. Da qui la richiesta di nuove garanzie, dalla non appropriazione computazionale alla riservatezza predefinita, fino alla necessità di mantenere una responsabilità umana per le decisioni dei sistemi artificiali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="IA, Pezzi: &quot;responsabilità umana resti centrale nelle decisioni degli algoritmi&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/iFKJRErCaKM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di convergenza è una concezione dell’intelligenza artificiale non come forza autonoma alla quale adattarsi, ma come infrastruttura da orientare politicamente. Costruire il domani significa allora evitare che la capacità tecnologica si traduca automaticamente in concentrazione economica e potere privato, affiancando ai diritti tradizionali nuove tutele sul lavoro, sui dati e sulla trasparenza degli algoritmi. Una sfida che obbliga l’Europa a superare il ruolo di semplice regolatore e a diventare anche produttore di innovazione, ricerca e infrastrutture, mantenendo al centro la persona e la qualità della democrazia.</p>
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			</item>
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		<title>Most Favoured Nation, la sfida per l&#8217;Europa non riguarda il prezzo dei farmaci ma la sua leadership nell&#8217;innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 11:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista) La discussione sulla Most Favoured Nation (MFN) rischia di essere letta esclusivamente come una controversia sui prezzi...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/most-favoured-nation-la-sfida-per-leuropa-non-riguarda-il-prezzo-dei-farmaci-ma-la-sua-leadership-nellinnovazione/">Most Favoured Nation, la sfida per l’Europa non riguarda il prezzo dei farmaci ma la sua leadership nell’innovazione</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La discussione sulla Most Favoured Nation (MFN) rischia di essere letta esclusivamente come una controversia sui prezzi dei farmaci. In realtà, la decisione degli Stati Uniti di collegare il costo di alcuni medicinali ai prezzi praticati nei principali Paesi OCSE rappresenta un passaggio destinato ad avere effetti ben più ampi, incidendo sugli equilibri globali della ricerca farmaceutica, sulla capacità di attrarre investimenti e sulla competitività industriale dell&#8217;Europa. È questo il tema affrontato nel corso di una tavola rotonda svoltasi a Strasburgo, dove rappresentanti delle istituzioni europee hanno discusso le possibili conseguenze del nuovo scenario internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione assume una rilevanza che va oltre il comparto farmaceutico. L&#8217;industria delle scienze della vita rappresenta infatti uno dei pochi settori nei quali l&#8217;Europa continua a mantenere una posizione di leadership mondiale, grazie a un ecosistema composto da università, centri di ricerca, startup biotech, imprese ad alta tecnologia, ospedali e personale altamente qualificato. In questo contesto, qualsiasi modifica degli incentivi economici che regolano gli investimenti in ricerca e sviluppo rischia di produrre effetti sull&#8217;intera filiera dell&#8217;innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo centrale riguarda il possibile cambiamento delle strategie delle aziende farmaceutiche. Se il prezzo praticato nei mercati europei dovesse diventare un parametro determinante per la definizione dei prezzi negli Stati Uniti, alcune imprese potrebbero valutare un rinvio del lancio dei nuovi farmaci nei Paesi europei per evitare effetti indesiderati sul mercato americano. Una scelta di questo tipo avrebbe ricadute che andrebbero ben oltre il piano commerciale, traducendosi in un ritardo nell&#8217;accesso alle terapie innovative per milioni di pazienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impatto sarebbe particolarmente significativo in un continente caratterizzato da un rapido invecchiamento della popolazione. L&#8217;aumento delle patologie croniche e oncologiche sta già esercitando una pressione crescente sui sistemi sanitari nazionali, rendendo l&#8217;innovazione terapeutica uno degli strumenti più efficaci per migliorare gli esiti clinici e contenere, nel medio periodo, la crescita della spesa sanitaria. Farmaci più efficaci significano infatti minori ospedalizzazioni, una migliore gestione delle malattie croniche e una maggiore autonomia dei pazienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questa ragione il tema non può essere affrontato esclusivamente sotto il profilo della spesa pubblica. La salute rappresenta anche un fattore di crescita economica. Una popolazione che accede rapidamente alle cure più innovative mantiene più a lungo la propria capacità lavorativa, riduce il ricorso ai servizi assistenziali e contribuisce ad accrescere la produttività complessiva del sistema economico. In questa prospettiva, le politiche sanitarie diventano parte integrante delle politiche industriali e della strategia di competitività europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto agli effetti sui pazienti, emerge poi una questione di natura strategica. La competizione internazionale non riguarda più soltanto la produzione dei farmaci o la sicurezza delle catene di approvvigionamento, tema emerso con forza durante la pandemia, ma si concentra sempre di più sulla capacità di attrarre ricerca clinica, brevetti, capitale e talenti scientifici. Ogni investimento che si sposta verso altri mercati non comporta soltanto una perdita economica immediata, ma riduce la capacità dell&#8217;Europa di generare innovazione anche negli anni successivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro, la Most Favoured Nation appare meno come una misura contingente e più come il tassello di una strategia americana orientata a rafforzare la propria leadership tecnologica e industriale. Negli Stati Uniti la pressione politica per ridurre il costo dei farmaci precede l&#8217;attuale amministrazione e si accompagna a una più ampia politica di rilocalizzazione degli investimenti strategici. Per l&#8217;Europa, dunque, il rischio sarebbe quello di interpretare questa evoluzione come un fenomeno temporaneo, sottovalutandone invece il carattere strutturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui la necessità di una risposta coordinata a livello europeo. L&#8217;obiettivo non è difendere interessi di settore né preservare l&#8217;attuale equilibrio dei prezzi, ma costruire un modello capace di coniugare accesso alle cure, sostenibilità dei sistemi sanitari, attrazione degli investimenti e tutela della capacità innovativa del continente. La posta in gioco riguarda infatti il ruolo che l&#8217;Europa intende occupare nella futura geografia mondiale della ricerca scientifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La discussione aperta a Strasburgo evidenzia come il dibattito sulla Most Favoured Nation rappresenti, in realtà, una riflessione sul modello di sviluppo europeo. La vera sfida non consiste soltanto nel definire il prezzo dei farmaci, ma nel preservare un ecosistema che produce conoscenza, occupazione qualificata e crescita economica. In un contesto internazionale sempre più competitivo, la capacità di continuare a sviluppare innovazione sul territorio europeo potrebbe rivelarsi uno degli elementi decisivi per la competitività del continente nei prossimi decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/most-favoured-nation-la-sfida-per-leuropa-non-riguarda-il-prezzo-dei-farmaci-ma-la-sua-leadership-nellinnovazione/">Most Favoured Nation, la sfida per l&#8217;Europa non riguarda il prezzo dei farmaci ma la sua leadership nell&#8217;innovazione</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Digitalizzazione, il paradosso dei Comuni: miliardi dal PNRR ma nei bilanci pesa ancora meno dell&#8217;1%</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/digitalizzazione-paradosso-spesa-comuni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 15:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo studio del Centro REP evidenzia che la spesa per il digitale pesa in media appena lo 0,9% sui bilanci dei Comuni capoluogo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/digitalizzazione-paradosso-spesa-comuni/">Digitalizzazione, il paradosso dei Comuni: miliardi dal PNRR ma nei bilanci pesa ancora meno dell’1%</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione digitale della Pubblica amministrazione italiana è stata uno dei pilastri del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Cloud, interoperabilità, cybersicurezza, piattaforme digitali e servizi online hanno assorbito negli ultimi anni risorse senza precedenti con l&#8217;obiettivo di modernizzare gli enti locali e rendere più efficiente il rapporto tra cittadini e amministrazioni. Eppure, se si osservano i bilanci dei Comuni italiani, emerge un dato che sembra raccontare una realtà diversa: nel 2024 la spesa destinata alla digitalizzazione rappresenta in media appena lo 0,9% delle risorse complessivamente impegnate dai Comuni capoluogo. Più della metà degli enti si ferma addirittura sotto l&#8217;1% e nessuno supera il 3%. È il quadro che emerge dall&#8217;analisi realizzata dal Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici (REP), spin-off tecnico-scientifico di Fondazione Etica, che ha rielaborato i dati OpenBDAP nell&#8217;ambito dell&#8217;Indice di Capacità Amministrativa delle Pubbliche Amministrazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato, tuttavia, non racconta soltanto quanto si investe, ma soprattutto quanto sia ancora difficile misurare gli investimenti. Ed è proprio questo il punto centrale dello studio. La digitalizzazione non coincide semplicemente con la realizzazione di nuovi servizi online, ma comprende infrastrutture tecnologiche, gestione dei sistemi informativi, manutenzione software e hardware, sicurezza informatica, competenze e organizzazione amministrativa. Nei bilanci comunali, però, tutte queste voci confluiscono spesso nello stesso programma di spesa, insieme ad attività molto diverse tra loro, rendendo complicato distinguere gli investimenti realmente innovativi dalla gestione ordinaria. In alcuni casi, inoltre, parte delle spese viene contabilizzata in altri capitoli di bilancio, rendendo ancora più difficile qualsiasi confronto tra amministrazioni. Il risultato è che oggi il Paese dispone di risorse importanti, ma non di strumenti sufficientemente omogenei per capire dove vengano effettivamente investite e quale impatto producano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fotografia territoriale mostra comunque alcune realtà particolarmente dinamiche. In rapporto al totale delle risorse impegnate guidano la classifica Enna con il 2,82%, seguita da Pesaro (2,17%), L&#8217;Aquila (2,11%), Torino (2,04%), Bologna e Siracusa (2%). Poco sotto si collocano Como, Milano e Aosta. Sul versante opposto compaiono invece amministrazioni che registrano valori estremamente bassi o addirittura pari a zero, come Messina, Caltanissetta e Vibo Valentia. Un quadro che evidenzia come la capacità di investire non dipenda esclusivamente dalla dimensione del Comune, ma anche dalla capacità amministrativa di progettare interventi, intercettare i finanziamenti disponibili e rendicontare correttamente le spese sostenute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora più interessante è l&#8217;analisi degli investimenti in conto capitale. La media nazionale raggiunge 5.707 euro ogni mille abitanti, ma la mediana si ferma a 2.165 euro, segnale di una distribuzione fortemente disomogenea. Alcuni grandi progetti alterano infatti il dato medio nazionale. Il caso più evidente è L&#8217;Aquila, che supera i 233 mila euro ogni mille abitanti grazie a un insieme di interventi sostenuti dal PNRR, dai fondi per la ricostruzione e dal progetto &#8220;L&#8217;Aquila Smart City&#8221;. Anche Milano, Bologna, Enna, Oristano, Aosta, Campobasso, Nuoro, Reggio Calabria e Potenza figurano tra i Comuni con i maggiori investimenti pro capite nel digitale, dimostrando che la geografia dell&#8217;innovazione è molto più articolata di quanto spesso si immagini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto con il 2023 conferma una tendenza solo parzialmente incoraggiante. Alcuni enti registrano una crescita significativa della quota di spesa destinata alla digitalizzazione, come L&#8217;Aquila, Enna e Potenza, mentre altri mostrano valori sostanzialmente stabili o addirittura in calo, nonostante la spinta arrivata negli ultimi anni dai finanziamenti europei. Secondo il Centro REP, proprio questa eterogeneità dimostra come il vero investimento ancora da realizzare sia quello nella qualità dei dati. Senza una rendicontazione più dettagliata, capace di distinguere tra manutenzione ordinaria, innovazione tecnologica e servizi digitali ai cittadini, diventa difficile valutare l&#8217;efficacia delle politiche pubbliche, confrontare le performance delle amministrazioni e comprendere se le ingenti risorse destinate alla transizione digitale stiano realmente trasformando la macchina pubblica. Per questo lo studio propone classificazioni più puntuali, indicatori standardizzati e dati confrontabili tra enti, affinché la digitalizzazione possa essere misurata non soltanto attraverso le risorse stanziate, ma soprattutto attraverso i risultati ottenuti</p>
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		<title>AI e cybersicurezza: Europa e NATO testano le tecnologie del futuro</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/ai-cibersicurezza-europa-nato-tecnologia-futuro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 10:29:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver definito negli ultimi anni un articolato quadro normativo su intelligenza artificiale e cybersicurezza, la Commissione europea prova ora a tradurre quelle regole in iniziative concrete. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/ai-cibersicurezza-europa-nato-tecnologia-futuro/">AI e cybersicurezza: Europa e NATO testano le tecnologie del futuro</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver definito negli ultimi anni un articolato quadro normativo su intelligenza artificiale e cybersicurezza, la Commissione europea prova ora a tradurre quelle regole in iniziative concrete. Con la pubblicazione dell’Action Plan on Cybersecurity and Artificial Intelligence, Bruxelles delinea una serie di interventi destinati a favorire l’utilizzo dell’AI nella difesa informatica e, allo stesso tempo, a gestire i rischi che la stessa tecnologia può introdurre. Il piano parte da un presupposto ormai condiviso dagli operatori del settore: l’IA sta modificando il modo in cui vengono individuate vulnerabilità e contrastati gli attacchi informatici, ma sta anche offrendo nuovi strumenti a gruppi criminali e attori ostili. Algoritmi sempre più avanzati possono essere impiegati per automatizzare campagne di phishing, accelerare la ricerca di punti deboli nei sistemi informatici o sviluppare malware più sofisticati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, la Commissione propone un approccio basato su tre direttrici. La prima riguarda l’utilizzo sicuro dei modelli di AI avanzata. L’esecutivo europeo intende rafforzare la capacità di valutare e testare questi sistemi prima della loro diffusione sul mercato europeo, in linea con quanto previsto dall’AI Act. E&#8217; inoltre previsto un lavoro con l’agenzia europea per la cybersicurezza, ENISA, per definire un quadro di riferimento sull’accesso sicuro ai sistemi di AI utilizzati per finalità di sicurezza informatica. Una delle misure annunciate riguarda la creazione di una piattaforma di test dedicata alle organizzazioni che operano in settori considerati critici, come energia, trasporti, sanità, finanza e pubblica amministrazione. L’idea è consentire a questi soggetti di sperimentare applicazioni basate sull’intelligenza artificiale in ambienti protetti prima della loro adozione su larga scala. Il secondo asse del piano riguarda la resilienza digitale. La Commissione incoraggia infatti l’utilizzo dell’AI per attività quali il rilevamento delle vulnerabilità, l’analisi delle minacce e il supporto alle operazioni di risposta agli incidenti. Allo stesso tempo, richiama l’attenzione sull’attuazione delle normative europee già approvate in materia di cybersicurezza, a partire dalla direttiva NIS2 e dal Cyber Resilience Act.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Action Plan non introduce nuovi obblighi normativi. Si inserisce invece all’interno di un ecosistema regolatorio che negli ultimi anni si è progressivamente ampliato. L’AI Act impone ai fornitori di modelli avanzati di identificare e mitigare i rischi associati ai propri sistemi, mentre il General-Purpose AI Code of Practice ne dettaglia le modalità di applicazione. Le relative disposizioni inizieranno a essere applicate dal 2 agosto 2026. Entro la fine del 2027 entrerà inoltre pienamente in vigore il Cyber Resilience Act, che introduce requisiti di sicurezza per hardware e software commercializzati nel mercato europeo. Una parte consistente del piano è dedicata allo sviluppo di capacità tecnologiche europee. La Commissione prevede il lancio di una EU Grand Challenge on AI for Cybersecurity, iniziativa che coinvolgerà imprese, centri di ricerca e sviluppatori nella realizzazione di applicazioni di cybersicurezza basate sull’intelligenza artificiale. Il documento richiama inoltre gli investimenti previsti nelle AI Factories e nelle future Gigafactories, considerate elementi centrali della strategia europea sull’AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa arriva mentre il tema delle tecnologie emergenti occupa uno spazio crescente anche nel dibattito sulla sicurezza internazionale. Negli stessi giorni in cui Bruxelles presenta il piano, ad Ankara si riuniscono rappresentanti dei Paesi dell’Alleanza Atlantica per discutere, tra gli altri temi, dell’impiego di intelligenza artificiale, sistemi autonomi e tecnologie emergenti in ambito sicurezza e difesa. In questo contesto c&#8217;è anche l’Italia, alla guida della Task Force X-Central Mediterranean, programma sperimentale dedicato all’integrazione di sistemi autonomi e strumenti basati sull’IA in attività multidominio. Il progetto coinvolge diversi Paesi alleati e viene utilizzato per testare applicazioni che spaziano dalla sorveglianza all’impiego coordinato di sistemi con e senza equipaggio. Piani, entrambi, che arrivano in una fase in cui l’attenzione si sta progressivamente spostando dalla regolazione all’impiego delle tecnologie di frontiera e in momento in cui Europa e NATO&nbsp; affrontano un nodo cruciale per la propria tenuta strategica. Oggi l’obiettivo è comprendere come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata nella protezione di reti, infrastrutture e servizi essenziali. È su questo terreno che si misurerà una parte dell’efficacia della strategia europea nei prossimi anni.</p>
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		<title>La stretta sul telemarketing punisce un settore in affanno</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/la-stretta-sul-telemarketing-punisce-un-settore-in-affanno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 09:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da poche settimane proporre al telefono un contratto luce e gas è vietato a pena di nullità, salvo richiesta o consenso specifico del cliente. Per i servizi di telecomunicazione invece questo non vale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Da poche settimane proporre al telefono un contratto luce e gas è vietato a pena di nullità, salvo richiesta o consenso specifico del cliente. Per i servizi di telecomunicazione invece questo non vale: è il curioso risultato del DL bollette. Così un operatore energetico non potrà più vendere energia per telefono ai nuovi clienti, ma potrà continuare a offrire alla propria clientela la fibra o una SIM; un operatore di telecomunicazioni, al contrario, non potrà più proporre ai propri clienti un contratto energia. Di fatto la politica ha deciso di chiudere la porta del mercato energetico in faccia a chi stava provando a entrarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un po’ di tempo, infatti, le telco avevano ampliato la propria offerta, con assicurazioni ed energia, ad esempio, per ricavare di più da ogni cliente. E si capisce perché. Secondo Asstel, dal 2010 i ricavi delle telecomunicazioni italiane sono scesi del 33 per cento. I prezzi, nello stesso periodo, sono calati del 40 per cento, mentre il traffico dati è cresciuto di 23 volte: gli operatori trasportano ventitré volte più dati di quindici anni fa facendosi pagare il 40 per cento in meno, e con quei ricavi in calo hanno continuato a costruire le reti fisse e mobili su cui quel traffico viaggia. Nell’energia è successo l’esatto contrario: prezzi su del 115 per cento e consumi praticamente fermi, tenuti a freno anche dai guadagni di efficienza. Chi compra energia paga più del doppio per la stessa cosa; chi compra connettività paga molto meno per un servizio qualitativamente sempre più grande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se in Italia c’è un mercato che ha bisogno di concorrenza è proprio quello energetico. E la concorrenza stava funzionando come deve: le telco smuovevano il mercato con offerte a prezzo fisso o a plafond, con un legame chiaro tra quanta energia si consuma e quanto si paga, provocando la risposta delle utility di energia che si sono messe a vendere la connessione a internet. Il divieto interrompe questo processo: un operatore come Fastweb+Vodafone o WindTre non potrà più contattare la propria base clienti per proporre un contratto energia, nemmeno chiedendo il consenso, perché la legge riserva quella possibilità a chi ha già clienti energia. L’operatore energetico con milioni di clienti, invece, potrà continuare a contattarli per proporre contratti internet. Le regole dovrebbero proteggere la concorrenza, non i concorrenti: qui invece lo Stato decide chi può cercare clienti e chi no, cioè distribuisce per legge quote di mercato. La scusa sono le telefonate moleste, che però non spariranno: chi chiamava fuori dalle regole ieri continuerà a farlo domani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è infine un danno che va oltre il mercato dell’energia. Vendere energia serviva alle telco per continuare a finanziare le reti su cui il Paese ha costruito i suoi obiettivi di connettività. Il paradosso è servito: il settore che ha subito prezzi di connettività tra i più bassi d’Europa ma ha garantito al Paese investimenti costanti viene escluso da un mercato adiacente, mentre il settore che ha più che raddoppiato i prezzi si vede blindare la base clienti e resta libero di vendere servizi di comunicazione. Un libero mercato funziona se i clienti restano contendibili, cioè liberi di essere conquistati da chi offre condizioni migliori, e se le regole valgono per tutti allo stesso modo. Un governo che considera le reti un’infrastruttura strategica dovrebbe chiedersi come sostenere le telecomunicazioni, non decidere per legge chi può vendere che cosa, e a chi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La via italiana alla sovranità digitale: una strategia aperta, sicura e collaborativa</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/via-italiana-cloud-gigantino-google/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 13:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La competitività e la sicurezza dei dati sono essenziali per imprese, istituzioni e cittadini. Per raggiungere questi obiettivi in un panorama in rapida evoluzione, l'Italia deve continuare a investire.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(*Articolo di Raffaele Gigantino, Country Manager Italia di Google Cloud, pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La competitività e la sicurezza dei dati sono essenziali per imprese, istituzioni e cittadini. Per raggiungere questi obiettivi in un panorama in rapida evoluzione, l&#8217;Italia deve continuare a investire nella propria capacità digitale, dall’adozione del cloud fino alle infrastrutture necessarie per supportare l&#8217;AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Google Cloud, riteniamo che la sovranità digitale debba fondarsi su apertura, partnership e concorrenza leale. Non esiste un approccio univoco: la sovranità richiede risposte diverse a seconda del settore e della sensibilità dei dati di ogni organizzazione. Il nostro obiettivo è fornire un ecosistema di soluzioni per rispondere a questa pluralità di requisiti, offrendo massima libertà senza forzare una scelta&nbsp; tra il rispetto delle normative e l&#8217;accesso all&#8217;eccellenza tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa visione prende forma nella strategia &#8220;Made with Europe&#8221;, realizzata attraverso profonde collaborazioni sul territorio. In Italia, operiamo al fianco di partner strategici per fornire resilienza operativa e controlli giurisdizionali in linea con gli standard normativi nazionali, supportando la digitalizzazione sicura del settore pubblico e privato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sovranità efficace deve basarsi su strumenti avanzati che assicurano ai clienti un controllo diretto. Google Cloud offre soluzioni come External Key Manager che consentono di mantenere le chiavi di crittografia fuori dall&#8217;infrastruttura del fornitore, permettendo di collaborare in un ecosistema globale e al contempo mantenere il controllo assoluto sulle proprie informazioni sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i settori nevralgici e la gestione di dati classificati, dove i requisiti impongono un isolamento totale, abbiamo sviluppato soluzioni che consentono di operare in ambienti cloud &#8220;disconnessi&#8221;, permettendo di portare l&#8217;agilità del cloud e l&#8217;AI fino all&#8217;edge e di elaborare i dati dove vengono generati. Un&#8217;offerta tecnologica avanzata che si affianca al nostro lavoro in sinergia con partner europei di rilievo per offrire modelli cloud dedicati gestiti e mantenuti da queste aziende. Questo approccio consente di mantenere la piena operatività e trattenere le informazioni critiche entro confini delimitati, senza mai rinunciare all&#8217;innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, la sovranità deve tradursi in possibilità di scelta. Un ecosistema sano si basa su fondamenta aperte che prevengono il &#8220;vendor lock-in&#8221; e riducono i costi. Promuoviamo un approccio aperto a ogni livello: abbiamo eliminato le tariffe per il trasferimento dati in uscita, sosteniamo modelli di IA aperti come Gemma e supportiamo applicazioni su standard condivisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, non c&#8217;è sovranità digitale senza un&#8217;infrastruttura solida e sostenibile. Imprese e istituzioni italiane necessitano di fondamenta che offrano sicurezza, <em>disaster recovery</em> e resilienza operativa per abbracciare l&#8217;AI con totale fiducia. Il nostro impegno verso l&#8217;Italia è concreto e dimostrato dalle due Cloud Region a Milano e Torino: una presenza sul territorio che ottimizza le performance avvicinando la capacità computazionale alle imprese e permette di gestire i dati localmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia ha l’opportunità di costruire un futuro digitale resiliente, competitivo e aperto. Unendo l&#8217;innovazione globale con le eccellenze industriali locali, possiamo preservare la sicurezza senza mai compromettere l’innovazione nell&#8217;era dell&#8217;Intelligenza Artificiale.</p>
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		<title>Progetto Storm: nuovo motore europeo a razzo ad alta spinta per trasporto spaziale UE</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/progetto-storm-the-exploration-company/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 13:22:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parla Sebastien Reichstadt, il cofondatore di The Exploration Company racconta il progetto che punta a sviluppare un motore ad alte prestazioni interamente europeo, tra competitività industriale, innovazione tecnologica e indipendenza strategica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/progetto-storm-the-exploration-company/">Progetto Storm: nuovo motore europeo a razzo ad alta spinta per trasporto spaziale UE</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Se si vuole garantire un trasporto spaziale affidabile e scalabile, è necessario avere il controllo sulle tecnologie di base». È da questa convinzione che nasce Storm, il programma sviluppato da The Exploration Company per rafforzare le capacità europee nel settore della propulsione spaziale. Per Sébastien Reichstadt, cofondatore della società che sta costruendo il veicolo spaziale Nyx, la sfida non riguarda soltanto un nuovo motore, ma la creazione di una filiera industriale capace di sostenere l&#8217;autonomia tecnologica europea in uno dei comparti più strategici della nuova economia dello spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>The Exploration Company è il principale player europeo che opera nel settore del trasporto orbitale. In che modo Storm si inserisce nella visione a lungo termine di TEC e nella catena del valore europea?</strong><br>«Storm punta a sviluppare una capacità di propulsione fondamentale in Europa. Se si vuole garantire un trasporto spaziale affidabile e scalabile, è necessario avere il controllo sulle tecnologie di base e la propulsione è fondamentale in questo senso. Per noi, questo progetto integra il nostro lavoro sui sistemi di trasporto merci e equipaggio come Nyx e rappresenta il passo successivo nella costruzione di un ecosistema europeo di mobilità spaziale più ampio. Più in generale, Storm riunisce competenze industriali, istituzionali e ingegneristiche in tutta Europa per sviluppare un motore ad alta spinta in grado di alimentare i futuri sistemi di lancio, contribuendo a una catena del valore europea più indipendente e competitiva».&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono le principali sfide tecniche e perché la scelta della combustione a stadi a flusso pieno?</strong>&nbsp;&nbsp;<br>«La combustione a stadi a flusso pieno è una delle architetture di propulsione più impegnative, con requisiti estremi in termini di turbomacchine, stabilità della combustione e materiali che operano ad alta pressione e temperatura. Il nostro approccio consiste nell’affrontare queste sfide in modo progressivo, sviluppando e testando sottosistemi critici quali prebruciatori, turbomacchine e componenti di combustione attraverso un processo iterativo basato sull’hardware. Abbiamo scelto questa architettura perché offre solide prestazioni a lungo termine e un elevato potenziale di crescita. Pone le basi per motori riutilizzabili e ad alta efficienza, in grado di adattarsi alle future esigenze dei lanciatori».&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che passo avanti rappresenta Storm per l’autonomia strategica europea?</strong>&nbsp;<br>«Storm è uno sforzo concreto che The Exploration Company sta compiendo per rafforzare le capacità tecnologiche dell’Europa in uno dei settori più strategici del trasporto spaziale: la propulsione ad alte prestazioni. Il nuovo motore contribuisce sviluppando know-how in materia di progettazione, produzione e collaudo europei. È anche un chiaro esempio di cooperazione europea, che unisce il sostegno istituzionale e l’esecuzione industriale, per sviluppare capacità che nessun singolo paese potrebbe realizzare da solo».&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è lo stato dell’industria spaziale europea e di cosa ha più bisogno?&nbsp;<br></strong>«L’Europa dispone di un solido patrimonio di talenti ingegneristici, istituzioni e tradizione industriale. La sfida sta nel fatto che la domanda globale di servizi spaziali sta crescendo più rapidamente della capacità europea di fornire soluzioni competitive. Ciò che serve ora sono investimenti sostenuti nelle tecnologie critiche — in particolare la propulsione e il lancio — combinati con cicli di sviluppo più rapidi e un più stretto allineamento tra attori pubblici e privati. Programmi come Storm riflettono questo cambiamento: lo sviluppo graduale delle capacità, basato sull’hardware e sulla producibilità, piuttosto che su cicli di sviluppo lunghi e scollegati tra loro».&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono i prossimi passi e le tappe fondamentali verso i test integrati dei motori?&nbsp;<br></strong>«Il progetto Storm è strutturato in modo molto simile all’avvio di una nuova linea di produzione industriale: prima si convalida ogni componente singolarmente, poi li si collega passo dopo passo, prima di far funzionare l’intero sistema insieme in condizioni reali. Attualmente il lavoro si concentra sui sottosistemi chiave — tra cui precombustori, turbomacchine e componenti di combustione — con campagne di test in corso in diversi siti europei. La prossima tappa fondamentale è il primo test del prototipo del motore previsto per il 2028, che segnerà il passaggio alla validazione del sistema completamente integrato».&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qual è la tempistica prevista per il primo utilizzo del sistema di propulsione?</strong>&nbsp;<br>«Puntiamo a un primo test del prototipo nel 2028 come passo fondamentale verso la maturità del progetto. Oltre a ciò, il programma procede passo dopo passo verso la realizzazione di un motore qualificato, con tempistiche orientate al raggiungimento di prestazioni affidabili, producibili e scalabili piuttosto che a date fisse».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/progetto-storm-the-exploration-company/">Progetto Storm: nuovo motore europeo a razzo ad alta spinta per trasporto spaziale UE</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>IA sovrana, la via italiana passa dal controllo di dati, modelli e infrastrutture</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/ia-sovrana-modelli-infrastrutture/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 13:06:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La strategia italiana sull'intelligenza artificiale sta entrando nella fase più delicata: quella dell'attuazione. Dopo l'AI Act europeo e la legge nazionale sull'IA, i primi decreti attuativi iniziano a tradurre il principio della governance in strumenti concreti: autorità di vigilanza, formazione, sandbox regolatorie, responsabilità, uso pubblico dell'IA e tutela dei diritti.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La strategia italiana sull&#8217;intelligenza artificiale sta entrando nella fase più delicata: quella dell&#8217;attuazione. Dopo l&#8217;AI Act europeo e la legge nazionale sull&#8217;IA, i primi decreti attuativi iniziano a tradurre il principio della governance in strumenti concreti: autorità di vigilanza, formazione, sandbox regolatorie, responsabilità, uso pubblico dell&#8217;IA e tutela dei diritti. Il punto politico e industriale è chiaro: l&#8217;intelligenza artificiale non può essere trattata solo come una tecnologia da adottare, ma come un&#8217;infrastruttura strategica da governare. AgID e Agenzia per la Cybersicurezza nazionale assumono un ruolo centrale nel modello italiano, rispettivamente sul fronte della notifica e della vigilanza, mentre la formazione diventa uno degli assi portanti della nuova architettura, con risorse dedicate alla scuola e all&#8217;alfabetizzazione digitale. La direzione è quella di una regolazione che non si limiti a contenere i rischi, ma provi a orientare l&#8217;innovazione, soprattutto nei settori più sensibili: pubblica amministrazione, sanità, lavoro, finanza, sicurezza. È dentro questo quadro che si colloca la proposta di Engineering con IS-IA, Italy&#8217;s Sovereign Intelligence Architecture, presentata come un modello di intelligenza artificiale governabile, ispezionabile e coerente con l&#8217;impianto europeo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema non è soltanto disporre di un modello linguistico nazionale, ma costruire una filiera nella quale dati, infrastrutture, algoritmi e applicazioni restino verificabili e adattabili ai contesti regolati. «L&#8217;adozione pervasiva della GenAI è un passaggio urgente per la competitività del Paese, ma deve essere pienamente governabile per evitare espropri di competenze e know how distintivi delle nostre aziende e istituzioni», ha spiegato il CEO di Engineering Aldo Bisio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La piattaforma su cui poggia questa architettura è EngGPT 2, un modello sviluppato in Italia con 16 miliardi di parametri e addestrato da zero su 2,5 trilioni di token, con una quota significativa di dati in lingua italiana. La scelta punta a migliorare la comprensione dei contesti normativi, economici e industriali nazionali, senza inseguire soltanto la dimensione dei grandi modelli internazionali. Tra gli elementi più rilevanti ci sono l&#8217;efficienza energetica, la possibilità di integrazione in ambienti ibridi e la verificabilità dei processi di addestramento e utilizzo, aspetti decisivi per applicazioni in ambiti regolamentati. La sfida, tuttavia, resta più ampia della singola piattaforma: trasformare la sovranità digitale da formula politica a capacità industriale, con competenze, domanda pubblica qualificata e trasferimento tecnologico. Anche per questo Engineering ha portato il tema nel dibattito istituzionale con l&#8217;evento &#8220;AI Italia – L&#8217;AI tra innovazione e sovranità digitale&#8221;, organizzato il 21 aprile nella Sala Zuccari del Senato. Un confronto che ha indicato il nodo dei prossimi anni: non solo usare l&#8217;IA, ma renderla comprensibile, controllabile e utile alla competitività del sistema Paese.</p>
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		<title>Data Center, mercato oltre gli 11.000 miliardi nel 2030</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/data-center-mercato-11-000-miliardi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 09:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'espansione dell'intelligenza artificiale, del cloud computing e dei servizi digitali sta accelerando la trasformazione globale delle infrastrutture IT. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;espansione dell&#8217;intelligenza artificiale, del cloud computing e dei servizi digitali sta accelerando la trasformazione globale delle infrastrutture IT. Al centro di questa evoluzione si collocano i data center, chiamati a sostenere carichi computazionali sempre più elevati e volumi di elaborazione in continua crescita. Secondo il Data Center Equipment &amp; Infrastructure Market Report 2025-2030 di IoT Analytics, la spesa mondiale per apparecchiature e infrastrutture destinate ai data center ha raggiunto i 290 miliardi di<br>dollari nel 2024 e supererà i 1.000 miliardi entro il 2030, con una crescita superiore al +250%. L&#8217;aumento della densità di calcolo, guidato soprattutto dalle applicazioni di Intelligenza Artificiale generativa e High Performance Computing, sta però portando in<br>primo piano una nuova sfida: la gestione termica. Per garantire continuità operativa, efficienza energetica e affidabilità dei sistemi, le tecnologie di liquid cooling stanno diventando un elemento sempre più strategico nello sviluppo delle infrastrutture digitali.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;allocazione dei capitali (CAPEX) per i data center vede una netta predominanza delle infrastrutture IT (server, reti e archiviazione), che catalizzano oltre il 70% delle risorse complessive, seguite dall&#8217;infrastruttura degli impianti, con sistemi elettrici e di raffreddamento che rappresentano il 12%. A trainare l&#8217;impennata della spesa, in particolare per i server, è la crescente domanda di intelligenza artificiale. Con l&#8217;accelerazione degli investimenti in intelligenza artificiale generativa (GenAI) da parte degli hyperscaler, ovvero i grandi operatori che gestiscono infrastrutture cloud su scala globale, e delle principali aziende tecnologiche, si prevede che il mercato globale dei server per data center crescerà rapidamente, quasi quintuplicando da 204 miliardi di dollari nel 2024 a 987 miliardi di dollari entro il 2030. Una crescita testimoniata anche dal fatto che i data center sono diventati il settore immobiliare di punta a livello mondiale, rappresentando il 37% della raccolta fondi totale nel 2025 (circa 82 miliardi di dollari, secondo il Data Center Market Report di Colliers).<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">E in Italia? Secondo le stime di Mordor Intelligence, il mercato italiano dei data center è destinato a registrare una crescita sostanziale, passando da 7,5 miliardi di dollari nel 2025 a 8,5 miliardi di dollari nel 2026, per poi sfiorare i 15 miliardi di dollari entro il 2031, con un notevole tasso di crescita annuale composto (CAGR) del +12,1% dal 2026 al 2031.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini di capacità di carico IT, si prevede che il mercato crescerà da 1,08 mila megawatt nel 2025 a 4,09 mila megawatt entro il 2030, riflettendo un CAGR del +30,5% durante il medesimo periodo, rafforzando il ruolo dell&#8217;Italia come uno dei principali hub emergenti per i data center nell&#8217;area mediterranea. Questa crescita è trainata dalla continua espansione del cloud hyperscale, dalle iniziative di digitalizzazione del settore pubblico e dalla crescente domanda di capacità computazionale legata all&#8217;intelligenza artificiale.</p>
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		<title>Tech italiano, le prime 9 scaleup made in Italy vicine al miliardo di valutazione</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/tech-italiano-scale-up-made-in-italy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:21:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi emerge con sempre maggiore evidenza un fenomeno differente: quello delle aziende tecnologiche capaci di scalare rapidamente il mercato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’ecosistema tech italiano continua a crescere e, soprattutto, a consolidarsi. Se negli ultimi anni il dibattito si è concentrato prevalentemente sulla nascita di nuove startup innovative, oggi emerge con sempre maggiore evidenza un fenomeno differente: quello delle aziende tecnologiche capaci di scalare rapidamente il mercato, strutturarsi e avvicinarsi concretamente alla soglia del miliardo di euro di valutazione. È proprio da questa evoluzione che nasce il concetto di “<strong>Soonicorn</strong>”, introdotto per la prima volta dall’<strong><em>Italian Tech Landscape 2026</em></strong>, il principale studio sul settore tecnologico italiano realizzato da <a href="https://email.mediaddress.espressocommunication.it/c/eJxMzzFuAyEQheHTQInYAXZxQZHG17AGGOyRYFkZHCs5fbRpkup139Ofg3YXKE5SWDYP4L0zTlJDrrdxUOZv7juFBaM2qaADYXUb9xVUo8yY85PGUDzlI0DccCG9Fh83631cYqQ1lmwsmQweJAfQsOoVrPbaO6eWeLGUNFqwxaTya_9TaRzn9tRbe-2ccHLfz68aHnMeQ5gPAVcB1_f7rSpOSo-GmXjnifVLpd4EXOUz3FXinWplYfVr9oOxYjydv8Ab5wDebE7LGeRngJ8AAAD__9c9Wiw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La Tech Made in Italy</a> in collaborazione con <strong><em>Altermind</em></strong>, che dal 2024 mappa, classifica e valorizza l’eccellenza tecnologica italiana con l’obiettivo dichiarato di renderla visibile e competitiva a livello globale. Il termine<strong> “Soonicorn”</strong>, fusione tra<strong> “soon”</strong> e<strong> “unicorn”</strong>, viene utilizzato per descrivere quelle scaleup già strutturate, con modelli di business consolidati, ricavi significativi, mercati di riferimento ampi e metriche di crescita compatibili <strong>con un futuro raggiungimento della valutazione da un miliardo di euro</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti insieme i 9 “Soonicorn” identificati <strong>fatturano complessivamente 354 milioni di euro</strong>, un numero già destinato a crescere. Il primo è<strong> Unobravo</strong>, piattaforma italiana specializzata nella psicologia online, seguono <strong>BizAway</strong>, società attiva nel business travel management B2B, e <strong>Musixmatch</strong>, il più grande database mondiale di testi musicali. Le prime tre aziende concentrano da sole quasi il 90% dei ricavi complessivi dell’intero gruppo, evidenziando una forte concentrazione di valore e una crescente polarizzazione del mercato verso player sempre più strutturati. Completano l’elenco dei Soonicorn italiani <strong>CoreView</strong>, <strong>D-Orbit</strong>, <strong>Buzzoole</strong>, <strong>Leaf Space</strong>, <strong>Exein</strong> e<strong> Akamas</strong>. Nelle ultime settimane anche <strong>WeRoad</strong> e <strong>Lexroom</strong> con grandi rounds presi, hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per entrare presto in questa élite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’identificazione delle aziende è avvenuta attraverso una metodologia proprietaria basata su crescita dei ricavi, dimensione del mercato di riferimento, posizionamento competitivo e benchmark di valutazione settoriali. Il risultato è una fotografia precisa della fascia più avanzata dell’ecosistema tech italiano che rappresenta oggi il segmento più maturo e ambizioso dell’innovazione made in Italy. “Questi nove nomi dimostrano che il tech italiano ha superato la fase delle sole promesse ed è entrato in quella della maturità industriale.”&nbsp; – spiega&nbsp;<strong>Max Brigida</strong>, Founder de&nbsp;<strong><em>La Tech Made in Italy</em></strong>. – “Parliamo di aziende che generano valore reale, occupazione qualificata e competitività internazionale. I Soonicorn rappresentano oggi il segmento più vivo del nostro ecosistema e il prossimo unicorno italiano è probabilmente già tra loro.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello dei Soonicorn è del resto un fenomeno che valica i confini nazionali. Secondo i dati pubblicati dal professor&nbsp;<strong>Ilya Strebulaev</strong>&nbsp;della&nbsp;<strong><em>Stanford Graduate School of Business</em></strong>, nel mondo esistono&nbsp;<strong>oltre 4.400 Soonicorn distribuiti in più di 77 paesi</strong>. A guidare la classifica globale sono gli&nbsp;<strong>Stati Uniti</strong>, con 2.194 aziende pari al 49% del totale, seguiti dalla&nbsp;<strong>Cina&nbsp;</strong>con 1.030 (21%) e dal&nbsp;<strong>Regno Unito</strong>&nbsp;con 222 (5%). Completano la top 10&nbsp;<strong>India</strong>&nbsp;(174),&nbsp;<strong>Francia&nbsp;</strong>(106),&nbsp;<strong>Germania</strong>&nbsp;(79),&nbsp;<strong>Canada</strong>&nbsp;(64),&nbsp;<strong>Israele</strong>&nbsp;(59),&nbsp;<strong>Giappone</strong>&nbsp;(45) e&nbsp;<strong>Spagna&nbsp;</strong>(45). In questo contesto, l’Italia si colloca al&nbsp;<strong>15° posto mondiale con 34 Soonicorn in totale</strong>, sesta in Europa dopo&nbsp;<strong>Regno Unito</strong>&nbsp;(222),&nbsp;<strong>Francia</strong>&nbsp;(106),&nbsp;<strong>Germania</strong>&nbsp;(79),&nbsp;<strong>Svezia&nbsp;</strong>(39) e&nbsp;<strong>Spagna</strong>&nbsp;(45), e&nbsp;<strong>davanti a paesi come Australia</strong>&nbsp;(33),&nbsp;<strong>Belgio</strong>&nbsp;(27),&nbsp;<strong>Paesi Bassi</strong>&nbsp;(23) e&nbsp;<strong>Svizzera</strong>&nbsp;(22). Un posizionamento che conferma come l’ecosistema tech italiano stia emergendo con sempre maggiore autorevolezza anche sul palcoscenico internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di realtà appartenenti a comparti molto differenti tra loro, <strong>dalla space economy</strong> <strong>alla cybersecurity</strong>, passando per <strong>cloud management, intelligenza artificiale, creator economy e software enterprise</strong>, ma accomunate da una forte vocazione internazionale e da importanti prospettive di crescita. Il report evidenzia inoltre come il settore tech italiano stia attraversando una fase di progressiva maturazione industriale. “L’introduzione del segmento Soonicorn rappresenta in questo contesto un ulteriore passo evolutivo: non più soltanto startup emergenti, ma aziende che iniziano a mostrare dimensioni, ricavi e capacità competitive tipiche dei grandi player internazionali. La vera sfida adesso è creare le condizioni affinché queste realtà possano continuare a crescere in Italia e diventare campioni globali.” conclude Brigida.</p>
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