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	<title>Chi sono e cosa fanno i politici in Parlamento</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 12 Mar 2026 13:29:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Meloni al Senato: «Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 11:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La premier riferisce al Senato sull'attacco all'Iran: nessuna richiesta per le basi militari, minaccia di tasse sugli speculatori.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>«Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra». Giorgia Meloni è intervenuta al Senato per quarantacinque minuti nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente, definendo quella in corso «una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni che impone di agire con serietà». L&#8217;attacco di Usa e Israele contro il regime iraniano, ha precisato, va collocato «in un contesto di crisi del sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale»: un intervento «a cui l&#8217;Italia non prende parte e non intende prendere parte».</p>



<p>La premier ha respinto le accuse piovute in questi giorni dall&#8217;opposizione: «Qui non c&#8217;è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese». E ha lanciato un appello alla coesione, chiedendo di sottrarre la discussione «a una polarizzazione politica che banalizzando non aiuta nessuno a ragionare con profondità», ricordando di aver fatto lo stesso «da unica leader di opposizione» durante l&#8217;attacco a Kiev. Nel caso in cui l&#8217;appello non fosse raccolto, ha assicurato, «il governo affronta la crisi con autorevolezza, serietà e abnegazione come sempre abbiamo fatto».</p>



<p>Sul tema delle basi militari americane in Italia, Meloni ha chiarito che «a oggi non è pervenuta alcuna richiesta» e che l&#8217;eventuale decisione spetterebbe al Parlamento. Ha poi puntato il dito contro chi critica l&#8217;Italia e insieme esalta la Spagna: «Il governo spagnolo ha detto che al di fuori dell&#8217;accordo bilaterale con gli Stati Uniti non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole — il che significa che l&#8217;accordo non viene messo in discussione. È quello che sta facendo anche l&#8217;Italia. Stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone».</p>



<p>L&#8217;unico applauso condiviso con le opposizioni è arrivato quando Meloni ha ricordato la strage nella scuola femminile di Minab, nel sud dell&#8217;Iran, dove sono morte oltre un centinaio di persone, per lo più bambine. «Intendiamo far sentire la nostra voce affinché venga preservata l&#8217;incolumità dei civili, a partire dai bambini», ha detto, esprimendo «ferma condanna» e chiedendo che si accertino le responsabilità.</p>



<p>Sui carburanti, la premier ha lanciato un avvertimento esplicito a chi volesse speculare sulla crisi: «Consiglio prudenza. Faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi, compreso recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili». Allo studio anche l&#8217;attivazione del meccanismo delle accise mobili «nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile».</p>



<p>Sul fronte europeo, Meloni ha chiesto di sospendere urgentemente l&#8217;applicazione dell&#8217;Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche almeno fino alla stabilizzazione dei prezzi energetici, e ha ribadito che l&#8217;Italia non considera «praticabile aggirare il principio dell&#8217;unanimità» richiesto per le modifiche al bilancio Ue, nonostante lo stallo legato alle obiezioni di Ungheria e Slovacchia sul dossier ucraino. Quanto ai centri in Albania, ha sottolineato che il meccanismo italiano «è in linea con il diritto internazionale ed europeo», pur ammettendo di temere che «non cesseranno le ordinanze di revoca dei trasferimenti».</p>



<p>Le opposizioni hanno risposto con risoluzioni separate: Pd, M5s e Avs &#8211; che avevano lavorato a un documento unitario &#8211; hanno alla fine presentato tre testi distinti. Pd e Avs chiedono entrambi un cessate il fuoco immediato, la de-escalation nel pieno rispetto del diritto internazionale e il no all&#8217;utilizzo delle basi militari italiane per attacchi contro l&#8217;Iran.</p>
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		<title>Dl Pnrr, via libera del Cdm: più digitale, meno certificati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:33:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Cdm ha approvato il nuovo decreto Pnrr, un provvedimento mirato ad accompagnare la fase finale del Piano di ripresa e resilienza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto Pnrr, un provvedimento mirato ad accompagnare la fase finale del Piano di ripresa e resilienza con un pacchetto di semplificazioni amministrative e strumenti di rafforzamento della governance. Il testo, composto da circa tredici articoli, si inserisce nel percorso che ha già portato alla revisione e snellimento di circa 400 procedure, con l’obiettivo di ridurre gli adempimenti per cittadini, imprese e amministrazioni e migliorare l’efficienza dell’attuazione.</p>



<p>Uno dei capitoli centrali riguarda la digitalizzazione dei servizi pubblici e il principio del “once only”, secondo cui le informazioni già in possesso della Pubblica amministrazione non devono essere richieste nuovamente ai cittadini. In questa direzione si colloca l’acquisizione automatica dell’Isee: scuole, università, comuni e altri enti competenti potranno ottenere direttamente dall’INPS, tramite la Piattaforma digitale nazionale dati, i soli elementi necessari per l’erogazione delle prestazioni agevolate, eliminando la necessità di presentare la certificazione a ogni domanda. Il decreto introduce anche presìdi antifrode e controlli più stringenti sull’utilizzo dell’indicatore.</p>



<p>Sempre sul fronte dell’identità e dei diritti civici, il provvedimento apre alla tessera elettorale in formato digitale, che potrà essere resa disponibile sulla base dei dati integrati nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente. Le modalità tecniche, l’eventuale integrazione nel portafoglio digitale italiano e le regole di utilizzo saranno definite con successivi decreti del ministero dell’Interno, lasciando comunque al cittadino la piena libertà di continuare a usare la versione cartacea. Per le identità digitali viene inoltre rafforzato il diritto alla trasparenza: attraverso un servizio dedicato, ogni cittadino potrà consultare le informazioni relative a Cie, Spid e Cns, agli attestati collegati, alle deleghe e ai domicili digitali, ricevendo notifiche in caso di nuove attivazioni a proprio nome.</p>



<p>Tra le misure più immediate rientra anche la carta d’identità elettronica a validità estesa per gli over 70. Per chi richiederà il documento dopo il compimento di questa età, la validità sarà fissata in cinquant’anni, pur restando la possibilità di rinnovo anticipato per esigenze legate ai certificati di autenticazione. Una scelta che mira a ridurre adempimenti ripetuti per una fascia di popolazione meno mobile.</p>



<p>Il decreto interviene poi sulla macchina organizzativa del Pnrr. Viene prorogata fino al 31 dicembre 2029 la durata delle unità di missione, delle strutture dirigenziali dedicate e del Nucleo Pnrr Stato-Regioni, così come l’incarico del commissario straordinario per le residenze universitarie. Parallelamente, per rafforzare il controllo sull’avanzamento della spesa e sul rispetto dei traguardi, il sistema ReGiS sarà aggiornato con cadenza mensile: i soggetti attuatori dovranno caricare entro il decimo giorno di ogni mese cronoprogrammi e stati di avanzamento, consentendo di individuare tempestivamente eventuali criticità e, se necessario, attivare poteri sostitutivi.</p>



<p>Sul versante universitario e della ricerca, il decreto alleggerisce alcuni vincoli di bilancio per l’assunzione di giovani ricercatori e semplifica l’accesso agli strumenti per il diritto allo studio, mentre in ambito ordinamentale vengono ridefinite le regole per il collocamento fuori ruolo dei magistrati, introducendo requisiti temporali più stringenti e confermando il tetto massimo numerico.</p>



<p>Dal testo finale è invece uscita la cosiddetta norma “salva-imprenditori” nei contenziosi sul lavoro, già oggetto di precedenti tentativi legislativi e nuovamente accantonata dopo un confronto istituzionale. Nel complesso, il decreto punta a chiudere il Pnrr con un assetto amministrativo più snello e digitale, rafforzando al tempo stesso il monitoraggio e la capacità di gestione nella fase conclusiva del Piano.</p>
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		<title>Gioco pubblico, legge delega la base, cruciali le regioni</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/in-parlamento/gioco-pubblico-legge-delega-stato-regioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 10:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gioco pubblico in Italia è un tema che da sempre divide l’opinione pubblica. Ma dietro slogan e semplificazioni c’è una realtà molto più complessa: controlli continui, tecnologia avanzata e migliaia di persone che ogni giorno garantiscono legalità sul territorio.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il gioco pubblico in Italia è un tema che da sempre divide l’opinione pubblica. Ma dietro slogan e semplificazioni c’è una realtà molto più complessa: controlli continui, tecnologia avanzata e migliaia di persone che ogni giorno garantiscono legalità sul territorio.</p>



<p>Oggi il gioco fisico è uno dei sistemi più monitorati del Paese. Ogni apparecchio, sala di gioco, transazione è collegata alla rete statale: un flusso di dati che arriva ad ADM e Sogei. Significa sapere dove si gioca, quanto si gioca, come si gioca.<br>L’obiettivo è uno: trasparenza, sicurezza e tutela.</p>



<p>Ed è proprio questa presenza capillare dello Stato a rappresentare la prima barriera contro il gioco illegale. Perché dove c’è un punto di gioco autorizzato, c’è un presidio. Dove invece l’offerta legale arretra, l’illegalità avanza. Un fenomeno che vale, secondo le stime, tra i 20 e i 25 miliardi l’anno: un mercato parallelo senza controlli e tutele.</p>



<p>Il contrasto al gioco illegale è fondamentale: senza un presidio efficace aumentano i rischi per i giocatori, si indebolisce il controllo dello Stato e si penalizzano gli operatori che rispettano le regole.</p>



<p>Perché il gioco pubblico non è solo tecnologia. È soprattutto un settore fatto di persone — funzionari pubblici, concessionari, produttori, gestori, tecnici, esercenti —. Una filiera che ogni giorno garantisce il funzionamento di un settore che genera un valore economico e sociale molto rilevante.<br>Nel 2024 la raccolta ha infatti superato i 157 miliardi di euro: 136 miliardi sono tornati ai giocatori in vincite, mentre la spesa reale — 21,4 miliardi — ha assicurato allo Stato un gettito significativo attraverso il gioco su rete fisica.<br>Un sistema che nel complesso dà lavoro a oltre 300 mila persone e che produce 20,8 miliardi di valore aggiunto, pari all’1,1% del PIL nazionale.</p>



<p>Eppure il settore si scontra con un problema che arriva dai territori: regole diverse da città a città. Distanziometri, orari, divieti locali non sempre in linea con la normativa nazionale.<br>Un mosaico frammentato che rende il lavoro degli operatori più difficile e, in alcuni casi, ha spinto l’offerta legale fuori dai centri abitati.</p>



<p>Per questo oggi si parla di riordino: una riforma attesa da anni, che fissi regole chiare e uguali in tutto il Paese, che metta al centro la tutela del giocatore e introduca strumenti moderni come autoesclusione, formazione degli operatori di gioco e controlli sempre più evoluti.</p>



<p>A vent’anni dal modello concessorio, il dibattito è più aperto che mai. La domanda rimane: come trovare il punto di equilibrio per un’offerta di gioco regolata che sia in grado di garantire la legalità, proteggere il consumatore, tutelare imprese e lavoratori e, allo stesso tempo, generare utilità fiscale per lo Stato?</p>



<p>Il confronto di oggi nasce da qui: capire come sarà — e come dovrà essere — il gioco pubblico dei prossimi anni.</p>



<p>Questo il tema trattato nell&#8217;ultima puntata di <em>Largo Chigi</em>, il talk curato da The Watcher Post che va in onda su Urania Tv (Canale 260). Gli ospiti hanno detto la loro sul gioco. Vediamo in sintesi gli interventi.</p>



<p><strong>Cangianelli: il mosaico delle norme regionali indebolisce il presidio di legalità</strong><br>Il riordino del gioco pubblico passa dalla capacità di superare una frammentazione normativa che negli ultimi dieci anni ha prodotto più problemi che soluzioni.<strong> Emmanuele Cangianelli</strong>, presidente EGP-FIPE, ricorda come il modello regolatorio disegnato nel 2000 avesse costruito un perimetro chiaro, poi però complicato da interventi regionali in materia di salute che hanno introdotto distanze minime, limiti orari e restrizioni disomogenee. Una sovrapposizione che, lungi dal rafforzare le tutele, ha finito per ridurre l’efficacia del presidio pubblico, favorendo il riassestamento dell’illegalità e creando «un rischio concreto per il controllo statale dell’offerta». Le ipotesi di riforma oggi sul tavolo puntano al riordino strutturale del gioco fisico e alla revisione delle basi imponibili. «Le misure di tutela fin qui adottate non hanno funzionato – osserva Cangianelli – e la legge delega può finalmente portare a una distribuzione equilibrata dei prodotti, a punti vendita qualificati e facilmente riconoscibili come appartenenti al sistema concessorio».</p>



<p><strong>Squeri: serve un’intesa vera in Conferenza Stato-Regioni</strong><br><strong>Luca Squeri</strong> (Forza Italia), segretario della Commissione Attività produttive della Camera, richiama il peso economico del settore – «oltre l’1% del Pil» – per sottolineare la necessità di aggiornare una normativa ormai superata dall’evoluzione tecnologica. La legge delega, già approvata, rappresenta per l’esponente di Forza Italia lo strumento per ordinare un sistema segnato da forti asimmetrie territoriali, ma potrà funzionare solo se accompagnata da un’intesa politica chiara: «È indispensabile un accordo in Conferenza Stato-Regioni che armonizzi le regole e dia certezze agli operatori. Trasparenza e chiarezza non sono solo principi, ma condizioni per far lavorare in modo ordinato un comparto che ha un ruolo strutturale nell’economia italiana».</p>



<p><strong>Poso: il sistema concessorio resta un presidio di legalità e di tutela del giocatore</strong><br>A vent’anni dalla sua introduzione, il sistema concessorio continua ad assicurare tracciabilità, controlli e una rete di operatori qualificati. Lo ricorda <strong>Elisabetta Poso</strong>, direttrice dell’Ufficio Apparecchi da Intrattenimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, spiegando come il doppio binario tra licenze di pubblica sicurezza e concessioni selezionate garantisca standard elevati, confermati anche dalla delega fiscale del 2023. Il gioco fisico mantiene inoltre una dimensione sociale, grazie alla presenza degli operatori e alla possibilità di intercettare segnali di rischio. «La riforma – afferma Poso – dovrà attuare i principi della delega: contrasto all’illegalità, protezione dei minori e sostegno alle fasce vulnerabili. La tecnologia può aiutare, ma serve una cornice uniforme su tutto il territorio e una formazione sempre più solida per chi lavora nei punti fisici di gioco».</p>



<p><strong>Costa: un’infrastruttura tecnologica che fa scuola a livello internazionale</strong><br>Il sistema informativo che sostiene il gioco pubblico italiano è, per dimensioni e funzioni, un unicum internazionale. <strong>Claudio Costa</strong>, direttore Soluzioni e Servizi Economia di Sogei, ricorda come la società tech del MEF affianchi da cinquant’anni l’amministrazione finanziaria e da oltre vent’anni ADM nella regolamentazione di tutte le forme di gioco. Dal flusso in tempo reale dei dati dei concessionari alla mappatura dei punti vendita, dai conti di gioco alla geolocalizzazione, l’infrastruttura digitale alimenta banche dati utilizzate da Comuni, Regioni e Guardia di Finanza e ha permesso di sviluppare sistemi evoluti di controllo e contrasto all’illegalità. «È un modello che garantisce oltre 10 miliardi l’anno di gettito, tutele per i giocatori e certezze per gli operatori», spiega Costa. La sfida ora è proteggere questo patrimonio informativo e farlo crescere, anche attraverso algoritmi e modelli di intelligenza artificiale capaci di individuare anomalie, prevenire comportamenti irregolari e facilitare il rapporto tra amministrazione, operatori e contribuenti mediante assistenti virtuali addestrati su norme e prassi.</p>



<p>.</p>
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		<title>Damiani: “La manovra difende i conti ma sostiene redditi e imprese, il ceto medio torna centrale”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 14:28:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[damiani]]></category>
		<category><![CDATA[manovra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il senatore di Forza Italia, uno dei relatori della legge di bilancio, spiega l’impronta liberale nella manovra 2025: meno tasse, più incentivi alla crescita e attenzione al Mezzogiorno come motore di sviluppo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/in-parlamento/damiani-la-manovra-difende-i-conti-ma-sostiene-redditi-e-imprese-il-ceto-medio-torna-centrale/">Damiani: “La manovra difende i conti ma sostiene redditi e imprese, il ceto medio torna centrale”</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Intervista pubblicata su L’Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>«La salute dei conti pubblici non è in contrasto con la crescita, anzi: solo la stabilità finanziaria può creare le condizioni per politiche espansive e durature». Da questa convinzione parte l’analisi del senatore Dario Damiani (Forza Italia), uno dei relatori della legge di bilancio 2025, che difende la manovra del governo Meloni come un equilibrio tra prudenza e sostegno all’economia reale. Il senatore sottolinea il ruolo centrale del ceto medio, la necessità di una spending review strutturale e la centralità del credito come leva per lo sviluppo del Mezzogiorno.<br><br><strong>Senatore, come relatore della legge di bilancio, qual è il messaggio economico che questa manovra intende mandare ai mercati e ai cittadini: prudenza contabile o spinta alla crescita?</strong> <br>«Entrambi gli aspetti sono presenti in questa manovra finanziaria. Di sicuro è una manovra che mira a mantenere i conti pubblici sotto controllo, anche in vista degli ingenti oneri futuri, stimati in 40 miliardi di euro nel 2026, derivanti dal Superbonus. Ma ciò non vuol dire che non lasci spazio alla crescita. Contiene, infatti, anche misure di sostegno al potere d&#8217;acquisto, come la riduzione confermata e diventata strutturale del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti; misure a supporto delle famiglie, della spesa sociale e per incentivare la natalità; 500 milioni per le pensioni minime e infine incentivi per le imprese, per investimenti e assunzioni».<br><br><strong>L’azione di Forza Italia è sempre stata orientata al sostegno dei redditi medi e delle imprese. In che modo questa legge di bilancio rispecchia l’impronta economica del partito? </strong><br>«Il ceto medio rappresenta circa il 63% del gettito dell&#8217;Irpef, è quindi la vera ossatura del Paese e non può essere abbandonato in caduta libera come purtroppo accaduto negli ultimi anni, per svariate motivazioni tra cui i grossi shock economici internazionali causati da pandemia e conflitti bellici. La legge di bilancio per il 2025 riflette l&#8217;impronta economica di Forza Italia proprio nelle misure volte alla riduzione della pressione fiscale per i redditi medi e le imprese. Tra queste, la riduzione dell&#8217;aliquota IRPEF per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro dal 35% al 33% e il sostegno alle imprese per investimenti, transizioni industriali, digitali ed energetiche, in linea con l&#8217;obiettivo del partito di stimolare la crescita economica».<br><br><strong>La manovra nasce in un contesto di rialzo del debito e crescita debole. Ritiene che serva una revisione più ampia della spesa pubblica, magari in chiave di spending review strutturale?</strong><br> «Il Governo Meloni ha intrapreso già la revisione della spesa pubblica, concentrandosi su specifici settori. Potrei citare misure di risparmio come la sostituzione del Reddito di Cittadinanza con il Fondo per il sostegno alla povertà e all&#8217;inclusione attiva, la revisione dei bonus edilizi come il Superbonus. Inoltre, sono state previste delle riforme per rafforzare le strutture dedicate alla revisione della spesa all&#8217;interno del Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze proprio per un&#8217;analisi sistematica e profonda di tutta la spesa pubblica in vista di una revisione strutturale in chiave di efficacia ed efficienza».<br><br><strong>Da uomo di credito, come valuta oggi la capacità del sistema bancario di accompagnare famiglie e imprese in una fase di tassi ancora elevati? E quale ruolo può giocare la politica nel garantire accesso al credito nel Mezzogiorno? </strong><br>«Il quadro attuale è complesso ma le prospettive di una riduzione dei tassi sono positive, per cui una efficiente canalizzazione della liquidità verso l&#8217;economia reale è un&#8217;opportunità per sostenere la crescita. Il Mezzogiorno è una priorità del governo e i risultati lo confermano: il Sud sta crescendo con numeri che definire storici non è esagerato. La politica può svolgere un ruolo chiave nel garantire l&#8217;accesso al credito nel Mezzogiorno attraverso incentivi, garanzie, agevolazioni fiscali, aiuti diretti alle imprese o co-finanziamento di progetti, investendo in infrastrutture logistiche e digitali per rendere le attività economiche del Sud più attraenti per gli investitori e più produttive. Se le politiche economiche sono in grado di creare un ambiente più stabile e favorevole alla crescita economica, ciò a sua volta incentiva il credito».<br><br><strong>L’Italia continua a registrare un forte divario territoriale negli investimenti. Le misure per Sud e coesione previste in manovra possono davvero incidere sulla crescita del Mezzogiorno o restano più un segnale politico? </strong><br>«Si tratta di misure che già hanno dimostrato la loro efficacia per la crescita del Sud che, a guardare i dati, mai aveva registrato, per esempio, oltre il 50% di occupati. A sorpresa, poi, il Mezzogiorno cresce per esempio in settori innovativi come le tecnologie informatiche. La manovra ha reso strutturale per i prossimi anni il credito d&#8217;imposta per la Zona Economica Speciale (ZES) unica, una misura giudicata positiva anche da Svimez; il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione continua a essere uno dei pilastri delle politiche di sviluppo, con risorse assegnate al ciclo 2021-2027 per circa 43 miliardi di euro. Anche la proroga della decontribuzione per le assunzioni è un&#8217;altra misura chiave. Infine, le risorse del Pnrr. Naturalmente l&#8217;efficacia delle misure non dipende solo dalla loro approvazione, ma anche dalla capacità amministrativa di regioni ed enti locali di attuare i progetti e di attrarre investimenti privati».<br><br><strong>Lei è tra i promotori delle proposte sull’educazione finanziaria nelle scuole. Quanto ritiene urgente inserire questa competenza nel percorso formativo, anche per costruire una cittadinanza economica più consapevole? </strong><br>«Urgente e indispensabile, poiché i nostri ragazzi sono immersi in una realtà economico-finanziaria sempre più complessa, che richiede conoscenze e competenze specifiche per orientarsi. Saper gestire le proprie risorse con consapevolezza fin da subito è una skill che dà sicurezza al singolo ma che mette in sicurezza anche l’intero sistema, sempre più esposto, come abbiamo visto in anni recenti, a forti shock economici».</p>
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		<title>Legge di bilancio, Garavaglia: «Uscire dalla procedura Ue ci permette di salvare la sanità»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 16:33:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[legge di Bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Garavaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dai vincoli europei alle riforme territoriali: il presidente della Commissione Finanze rivendica la scelta di aumentare il Fondo sanitario e rilancia sulla razionalizzazione del sistema</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Intervista pubblicata su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>“La salute è il primo dovere della vita”, scriveva in <em>A Woman of No Importance Oscar Wilde</em>. Più di un secolo dopo, l’OCSE ne ha fatto una traduzione economica e concreta: “Investire in salute è investire in crescita. Ogni euro speso in prevenzione e sanità pubblica genera valore economico e sociale”. Due realtà che, almeno nelle promesse e nelle scelte di bilancio, provano a intrecciarsi nella Manovra 2026, dove la sanità torna al centro del confronto politico: non più solo un costo da contenere, ma una leva di stabilità e sviluppo. Ne parliamo con <strong>Massimo Garavaglia</strong>, presidente della Commissione Finanze del Senato.</p>



<p><strong>Senatore, la manovra aumenta di oltre due miliardi il Fondo Sanitario Nazionale. È una cifra sufficiente a rispondere ai bisogni del sistema?</strong><br> «È il massimo che si poteva fare nel contesto macroeconomico. Il Governo ha scelto una linea di rigore per uscire dalla procedura di infrazione, e questo è un obiettivo strategico. Non si tratta solo di rispettare i parametri europei: uscire dalla procedura un anno prima produce vantaggi concreti, come il miglioramento del rating, la riduzione dello spread e un minor costo sul debito. Ma soprattutto &#8211; e questo è un dettaglio che molti sottovalutano &#8211; consente di destinare, dal prossimo anno, più risorse alla difesa senza dover toccare la sanità e il sociale. È una mossa che mette il Fondo Sanitario al riparo per il futuro, garantendo continuità ai servizi essenziali».<br></p>



<p><strong>Un messaggio chiaro: la tenuta dei conti pubblici come condizione per la stabilità della sanità. Ma resta il tema dei meccanismi di spesa. Il payback, per esempio, continua a generare tensioni tra Stato, Regioni e imprese. Come se ne esce, sia per la farmaceutica sia per i dispositivi medici? </strong><br>«A mio avviso il sistema è già superato nei fatti. Il payback era nato molti anni fa come misura di contenimento, ma oggi è diventato tutt’altro: uno strumento surrettizio per coprire i buchi di bilancio delle Regioni. Paradossalmente, finisce per incentivare la spesa. Mi spiego: la norma prevede che se una Regione sfora, metà del disavanzo lo copre l’impresa. Ma se quei soldi tornano poi alla Regione che ha sforato, è evidente che il meccanismo diventa un premio a chi sfora di più. Più spendi, più incassi. È un controsenso. La quota a carico delle aziende andrebbe quindi eliminata, lasciando alle Regioni la piena responsabilità della programmazione, con un tetto di spesa chiaro e vincolante. Sarebbe una soluzione semplice, che riporterebbe razionalità e trasparenza».<br><br><strong>Negli ultimi anni la spesa sanitaria è cresciuta meno dell’inflazione. Come garantire sostenibilità al Servizio sanitario senza mettere a rischio i conti pubblici? </strong><br>«Con una scelta politica precisa: investire di più in sanità, tagliando altrove. Le nuove regole europee impongono un contenimento medio della spesa intorno al 5 per cento. Questo significa che, al netto dell’inflazione, i margini reali sono quasi nulli. Eppure il Governo ha scelto di aumentare il Fondo Sanitario di oltre il 5,5 per cento, cioè più del limite. È un segnale politico forte, che dice chiaramente: la salute dei cittadini viene prima. In un quadro di bilancio molto rigido, destinare risorse aggiuntive a questo comparto è la dimostrazione che la sanità è tornata una priorità».<br><strong><br>Tra i nodi strutturali, quello della sanità territoriale rimane il più complesso. Crede che la manovra possa rafforzare davvero l’assistenza di prossimità, o resterà un obiettivo sulla carta?</strong> <br>«Nel PNRR si è scelto di puntare sulle Case della Salute, ma è un modello ormai vecchio di vent’anni. La tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, ha già superato quella logica. La sfida oggi è riempire di contenuti quelle strutture, altrimenti resteranno scatole vuote costate miliardi. Serve ripensare la figura del medico di medicina generale, che può diventare il perno del sistema territoriale. Non un semplice “firma ricette”, ma un professionista capace di connettere il paziente alle tecnologie digitali e alle reti di assistenza».<br><br><strong>Il riferimento alla tecnologia apre uno scenario di trasformazione profonda. Il personale sanitario è sotto pressione. Come conciliare nuove assunzioni e stipendi adeguati con i vincoli di spesa pubblica?</strong> <br>«Serve distinguere fotografia e prospettiva. La fotografia dice che il Fondo Sanitario è calcolato pro capite: le Regioni ricevono risorse in base al numero di abitanti, con differenze minime. Eppure il Veneto, la Lombardia o l’Emilia-Romagna funzionano molto meglio di altre. Questo significa che il problema non è solo di soldi, ma di modelli organizzativi. Bisogna avere il coraggio di copiarli. Guardando avanti, l’intelligenza artificiale cambierà le piante organiche: meno personale amministrativo, più risorse per medici, infermieri e tecnici. Non si tratta di licenziare, ma di evolvere. Gli uffici pieni di scartoffie saranno presto un ricordo. Le macchine potranno occuparsi delle pratiche, lasciando agli operatori umani il tempo per curare davvero le persone».<br><br><strong>Digitalizzazione e IA stanno entrando nei processi clinici e gestionali. Servono fondi dedicati?</strong> <br>«Non credo. Non si ferma il vento con le mani: la tecnologia avanza comunque. A parità di risorse, la direzione degli investimenti andrà naturalmente verso le soluzioni digitali che migliorano efficienza e qualità. Creare capitoli di spesa “ad hoc” rischierebbe di moltiplicare la burocrazia e di rallentare l’innovazione. È più utile garantire interoperabilità tra i sistemi regionali e accelerare l’uso dei dati in modo intelligente e sicuro».<br><br><strong>Un’altra frontiera è quella del rapporto tra pubblico e privato. Sempre più cittadini pagano di tasca propria una parte crescente delle cure. Serve una leva fiscale o assicurativa per bilanciare il sistema? </strong>«Prima di tutto, guardiamo i fatti: la componente pubblica gratuita in Italia è unica in Europa. Nemmeno in Gran Bretagna o in Francia esiste un servizio sanitario universalistico di questo livello. L’immigrato che arriva e viene operato gratuitamente è la prova concreta di un sistema che funziona e di cui dobbiamo essere orgogliosi. Detto questo, è inevitabile che la componente privata cresca: aumenta la domanda di salute e, di conseguenza, cresce l’offerta. Più che inventare nuovi strumenti fiscali, servirebbe mettere ordine in ciò che già esiste. Per esempio, razionalizzare le assicurazioni sanitarie, evitare doppioni, far conoscere meglio ai cittadini i fondi integrativi. Scopriremmo che molte tutele ci sono già, ma pochi le conoscono davvero».<br><br><strong>E in questo scenario il medico di base può avere un ruolo più centrale?</strong> <br>«Assolutamente sì. Bisogna valorizzarlo, anche semplificando le procedure. Faccio un esempio: chi assume farmaci per la pressione o per terapie croniche deve rinnovare la ricetta ogni mese. È un non senso. Basterebbe rendere valide le prescrizioni ripetitive per un anno intero. Si risparmierebbero tempo e risorse, liberando i medici da compiti burocratici inutili e restituendo loro il ruolo di consulenti di prossimità, capaci di orientare il paziente e prevenire le patologie».<br><br><strong>L’ultima riflessione riguarda la dimensione politica del tema. Dopo anni di tagli ed emergenze, la sanità può tornare a essere una priorità economica nazionale?</strong><br> «Vedo un ravvedimento operoso, soprattutto a sinistra. Oggi tutti parlano di investimenti in sanità, ma non dobbiamo dimenticare che i tagli più pesanti risalgono ai governi Renzi, Letta e Gentiloni, quando la spesa scese dal 6,9 al 6,2 per cento del Pil. In quegli anni la sanità era descritta come fonte di sprechi: una visione miope che ha prodotto danni. Oggi, per fortuna, si torna a considerarla un investimento per il progresso del Paese. Ora che tutti sembrano d’accordo, sarebbe utile lasciare da parte le polemiche e concentrarsi su come spendere meglio».</p>



<p></p>
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		<title>Il difficile equilibrio della legge di bilancio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 16:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[legge bilancio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche nel 2026, la discussione attorno alla manovra si stia intrecciando con tensioni interne alla maggioranza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La legge di bilancio è il principale strumento di politica economica dei governi italiani. Ogni anno, entro tempi strettissimi, deve tradurre in norme le priorità politiche, i vincoli di finanza pubblica e le richieste provenienti da una pluralità di attori: istituzioni europee, ministeri, categorie economiche, partiti. Per questo non sorprende che, anche nel 2026, la discussione attorno alla manovra si stia intrecciando con tensioni interne alla maggioranza e con una gestione tecnica che lascia margini di manovra limitati alla politica.</p>



<p>L’episodio della tassazione sugli affitti brevi è emblematico. La misura è stata approvata dal Consiglio dei ministri insieme al resto del testo, ma è stata contestata subito dopo da Forza Italia, Lega e, con toni più sfumati, da Fratelli d’Italia. È accaduto anche in passato con altri provvedimenti: dall’aumento del canone RAI alla digital tax, fino alle accise su carburanti e tabacchi. Ogni volta si assiste allo stesso copione: approvazione compatta in Consiglio dei ministri, seguita da un rapido disconoscimento di alcune norme non appena diventano oggetto di critiche pubbliche.</p>



<p>Il meccanismo non va letto soltanto come opportunismo politico. In realtà i ministri approvano spesso un testo che conoscono in maniera parziale. La complessità della legge di bilancio, che quest’anno conta 137 articoli e oltre cento pagine di riferimenti tecnici e giuridici, rende inevitabile che solo le misure principali vengano discusse in dettaglio. Il resto è frutto del lavoro del ministero dell’Economia, che centralizza la redazione della manovra e si confronta con la presidenza del Consiglio, le autorità di controllo nazionali ed europee, e i dati macroeconomici aggiornati dall’ISTAT.</p>



<p>Il ruolo del ministro dell’Economia è quindi determinante. Giancarlo Giorgetti ha scelto un approccio fortemente accentrato, riducendo i margini di influenza dei partiti e mantenendo per sé la responsabilità di inserire misure anche controverse. Secondo diverse interpretazioni, alcune norme “scomode” vengono introdotte proprio con l’intento di diventare oggetto di trattativa parlamentare, da sacrificare per ottenere consenso su altri capitoli più strategici. In questo modo la manovra diventa un cantiere aperto, in cui il testo approvato in Consiglio dei ministri rappresenta più un punto di partenza che un esito conclusivo.</p>



<p>Questo metodo non è privo di conseguenze. Da un lato garantisce il rispetto delle scadenze europee, evitando che il dibattito interno rallenti l’invio del Documento programmatico di bilancio a Bruxelles. Dall’altro, però, produce l’impressione di un governo che approva provvedimenti senza piena consapevolezza, alimentando il sospetto di improvvisazione e rendendo più fragile la comunicazione politica. I cittadini assistono così a una sequenza ricorrente: annunci trionfali alla presentazione della manovra, seguiti da correzioni, distinguo e polemiche nelle settimane successive.</p>



<p>Il parlamento, in questo quadro, assume un ruolo di “secondo tempo” della manovra. È lì che le norme più controverse vengono ridiscusse, corrette o cancellate, spesso in seguito a negoziati interni alla maggioranza o a pressioni delle categorie interessate. Ciò rende la legge di bilancio un processo in continua trasformazione, meno lineare rispetto ad altri ordinamenti europei, ma funzionale a un sistema politico in cui le coalizioni di governo sono composite e le esigenze da bilanciare molto diverse tra loro.</p>
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		<title>Recensioni online, il Parlamento ammorbidisce la stretta: «Più libertà per gli utenti, più responsabilità per le imprese»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 09:18:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel mercato della reputazione digitale si gioca una partita economica cruciale. Una recensione falsa può orientare i consumi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Nel mercato della reputazione digitale si gioca una partita economica cruciale. Una recensione falsa può orientare i consumi, alterare la concorrenza e pesare sulla credibilità di un brand più di qualunque campagna pubblicitaria. Per questo il Parlamento sta lavorando a nuove regole per le recensioni online: il <strong>disegno di legge n. 1484</strong>, la <em>Legge annuale per le PMI</em>, che al suo Capo IV definisce criteri e tutele contro le recensioni ingannevoli.</p>



<p>Il provvedimento nasce con l’obiettivo di rendere il commercio digitale più affidabile, proteggendo sia i consumatori sia le imprese corrette che subiscono danni da comportamenti scorretti. Dopo il confronto con la <strong>Commissione europea</strong>, la <strong>Commissione Industria del Senato</strong> ha modificato il testo per allinearlo alle regole del mercato unico e alle normative sulla privacy. L’obbligo di identificazione preventiva dell’autore è stato eliminato e sostituito dall’<strong>onere della prova</strong>: chi recensisce dovrà poter dimostrare, se richiesto, di aver realmente usufruito del servizio o acquistato il prodotto.</p>



<p>Resta invece il <strong>divieto di acquisto, vendita o cessione </strong><strong>“</strong><strong>a qualsiasi titolo” di recensioni, apprezzamenti o interazioni online</strong>, anche indipendentemente dalla loro diffusione. La <strong>vigilanza</strong> spetterà all’<strong>Autorità garante della concorrenza e del mercato</strong>, che definirà linee guida e procedure di controllo. L’<strong>Agcom</strong> disciplinerà invece i futuri codici di condotta per le piattaforme, con regole comuni sulla trasparenza, sulla gestione delle segnalazioni e sulla rimozione dei contenuti falsi.</p>



<p>Tra i punti più discussi c’è il <strong>termine temporale</strong> per la pubblicazione delle recensioni. Il limite dei quindici giorni, fissato nella versione originaria, è ora oggetto di revisione: si punta ad estendere la finestra fino a <strong>novanta giorni</strong>, in risposta alle critiche delle piattaforme, delle associazioni e degli operatori del turismo, che avevano giudicato la soglia iniziale troppo ristretta. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra la verificabilità delle esperienze e la libertà di espressione degli utenti.</p>



<p>Su questo punto è intervenuto anche <strong>Roberto Liscia</strong>, presidente di <strong>Netcomm</strong>, il Consorzio del commercio digitale italiano, secondo cui “una regolamentazione efficace deve vietare le pratiche scorrette senza penalizzare le aziende”. Liscia sottolinea la necessità di “un approccio equilibrato, che vieti le attività fraudolente ma consenta la libera circolazione di opinioni autentiche”, e propone di ampliare ulteriormente il periodo utile per rilasciare le recensioni, fino a <strong>180 giorni</strong>, “per permettere valutazioni basate su esperienze complete”. Netcomm chiede inoltre di evitare “obblighi di prova irrealistici per gli utenti”, che rischierebbero di ostacolare il funzionamento delle piattaforme e penalizzare i consumatori onesti.</p>



<p>Il principio di equilibrio evocato da Netcomm trova riscontro nel <strong>diritto di cancellazione</strong> previsto dal disegno di legge: le imprese potranno chiedere la rimozione di recensioni false, ingannevoli o manipolate, previa verifica delle autorità competenti. L’Antitrust dovrà tradurre le nuove regole in pratiche operative, sanzionando eventuali violazioni come pratiche commerciali scorrette ai sensi del Codice del Consumo. L’intervento sarà accompagnato da <strong>linee guida</strong> e da un monitoraggio periodico sul rispetto delle norme.</p>



<p>La fiducia generata da sistemi di recensione affidabili rappresenta oggi un asset economico vero e proprio: influenza i ricavi, determina le scelte di investimento e incide sulla competitività dei marchi sui mercati internazionali.</p>



<p>La riforma, che si inserisce nel percorso di attuazione del <em>Digital Services Act</em> e della <strong>Direttiva Omnibus</strong> europea, punta a introdurre in Italia una <strong>co-regolazione</strong> tra istituzioni, piattaforme e utenti. Un modello che potrebbe diventare riferimento anche a livello europeo, in un momento in cui la fiducia digitale è un vero fattore competitivo per le imprese.</p>



<p>Nel mondo dell’economia online la reputazione è capitale: per questo l’affidabilità non è più solo un principio etico ma una condizione di mercato. Il legislatore cerca ora di costruire una regola che garantisca libertà di parola, tutela del consumatore e concorrenza leale.</p>
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		<title>Festa San Francesco, Matterella promulga la legge ma fa dei rilievi</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/in-parlamento/festa-san-francesco-mattarella-legge/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2025 11:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>San Francesco, Mattarella promulga la legge ma avverte: «Testo non chiaro, il 4 ottobre c'è anche santa Caterina».</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>, ha promulgato la legge che istituisce la <strong>festa nazionale di S<a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/santo-francesco-d-assisi/">an Francesco d’Assisi</a></strong>, pur segnalando alcune criticità del testo, che ha comunicato ai Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Ho proceduto alla promulgazione della legge – scrive Mattarella – nonostante presenti alcuni aspetti critici che ritengo doveroso segnalare, considerando però il valore simbolico del provvedimento e il fatto che le osservazioni non riguardano profili di natura costituzionale».</p>
</blockquote>



<p>Il Quirinale precisa che la legge, approvata dalla Camera il 23 settembre 2025 e dal Senato il 1º ottobre 2025, è stata promulgata l’8 ottobre 2025. Nella lettera inviata ai Presidenti delle due Camere, Mattarella espone nel dettaglio le sue osservazioni.</p>



<p>L’articolo 1 della legge istituisce la festa nazionale di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, da celebrarsi il 4 ottobre di ogni anno, con l’obiettivo di promuovere i valori della pace, della fratellanza, della tutela dell’ambiente e della solidarietà. Il secondo comma inserisce quindi il 4 ottobre tra i giorni festivi nazionali, con le relative conseguenze sul riposo lavorativo e sul divieto di compiere determinati atti giuridici.</p>



<p>Il terzo comma, invece, modifica la legge del 4 marzo 1958 n. 132, eliminando da essa ogni riferimento a San Francesco. Da ora in poi, la norma del 1958 riconosce il 4 ottobre come “solennità civile e giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra culture e religioni diverse”, dedicata esclusivamente a Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia insieme a San Francesco.</p>



<p>In questo modo, la nuova legge produce una situazione particolare: il 4 ottobre risulta essere, allo stesso tempo, festa nazionale in onore di San Francesco e solennità civile in onore di Santa Caterina da Siena. Entrambe le ricorrenze celebrano valori simili e prevedono iniziative educative e culturali nello stesso giorno, ma con regimi giuridici differenti. Tuttavia, poiché il 4 ottobre diventa ora una giornata festiva, non sarà più possibile svolgere in quella data le attività scolastiche previste dalla legge del 1958.</p>



<p>Il Capo dello Stato sottolinea dunque la necessità di un intervento correttivo, per coordinare le due normative: non è possibile che la stessa giornata sia contemporaneamente festività nazionale e solennità civile, poiché le due definizioni comportano effetti diversi. Occorrerà quindi scegliere tra le due – probabilmente mantenendo la festività nazionale – e chiarire se la giornata debba essere dedicata solo a San Francesco o anche a Santa Caterina.</p>
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		<title>Dl Infrastrutture quasi al traguardo, novità per il Ponte sullo Stretto</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/in-parlamento/dl-infrastrutture-stretto-messina-spa-stazione-appaltante/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 10:08:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Camera dei Deputati ha dato il via libera con la fiducia al Dl Infrastrutture. Ora il testo passa ora al Senato. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Camera dei Deputati ha dato il via libera con la fiducia richiesta dal Governo sul decreto legge Infrastrutture, approvato in precedenza dal Consiglio dei ministri il 19 maggio. Il testo passa ora al Senato per la seconda lettura, con l’intento di completare l’iter parlamentare e convertirlo in legge entro il 20 luglio. Durante il passaggio alla Camera è stata reintrodotta una norma significativa: quella che assegna alla società <a href="https://strettodimessina.it/web/">Stretto di Messina Spa</a>, responsabile della costruzione del Ponte sullo Stretto, la qualifica di stazione appaltante. Tale emendamento, presentato dai relatori e approvato dall’Aula, consente alla società di gestire direttamente tutte le gare pubbliche relative a lavori, forniture e servizi connessi all’opera.</p>



<p>La disposizione era presente nella versione iniziale del decreto, ma era stata successivamente eliminata in seguito a dubbi espressi dal Quirinale e dal Ministero dell’Economia. Ulteriori disposizioni riguardano gli espropri: la società o l’eventuale general contractor potranno siglare con i proprietari degli immobili atti di cessione volontaria, che avranno lo stesso valore legale dei decreti di esproprio.</p>



<p>Tra i punti chiave del Dl Infrastrutture, rientrano interventi su diversi fronti, come quelli inerenti alla circolazione dei veicoli, passando per la regolamentazione degli autovelox e l’aggiornamento delle norme sugli appalti.</p>



<p><strong>Verifiche antimafia: niente ruolo per la Struttura speciale del Viminale</strong><br>Come previsto, non è stato accolto l’emendamento che prevedeva di affidare le verifiche antimafia a un’unità speciale del Ministero dell’Interno. Dopo le tensioni politiche e le perplessità del Quirinale, si è deciso di mantenere la gestione ordinaria: saranno le Prefetture a occuparsi dei controlli sul Ponte.</p>



<p><strong>Diesel Euro 5: rinvio dei divieti al 2026 e più flessibilità regionale</strong><br>Slittano al 1° ottobre 2026 le restrizioni alla circolazione dei veicoli <a href="https://www.thewatcherpost.it/trasporti/rinvio-stop-diesel-euro-5/ù">diesel Euro 5</a> previste per Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. In base alla normativa precedente, i divieti sarebbero scattati nell’ottobre 2025 nei comuni con oltre 30.000 abitanti. Il nuovo decreto non solo rinvia di un anno la scadenza, ma offre anche alle Regioni la possibilità di evitare restrizioni strutturali, a patto che adottino misure alternative capaci di garantire una riduzione delle emissioni coerente con le direttive europee. Cambia anche il perimetro dei Comuni coinvolti: le limitazioni riguarderanno solo quelli con più di 100.000 abitanti.</p>



<p><strong>Autovelox: obbligo di mappatura e approvazione ministeriale</strong><br>Arriva la stretta sull’uso degli autovelox: i dispositivi dovranno essere ufficialmente censiti presso il Ministero delle Infrastrutture. I Comuni saranno tenuti a fornire dettagli su ogni apparecchio, incluso tipo, marca e modello approvati o omologati. L’invio dei dati diventa condizione necessaria per rendere legittimo l’uso degli strumenti per rilevare le infrazioni di velocità. Un decreto successivo definirà le modalità tecniche per l’invio delle informazioni. Si chiude così la lunga disputa tra il Ministero e l’ANCI sulla mappatura degli autovelox.</p>



<p><strong>Appalti pubblici: anticipi per progettazione e revisione prezzi</strong><br>Il decreto introduce una novità molto attesa da architetti e ingegneri: sarà possibile prevedere nei bandi un anticipo fino al 10% dell&#8217;importo del contratto per i servizi di architettura e ingegneria. Questo garantirà liquidità immediata per la fase di progettazione, con le somme già incluse nel quadro economico degli affidamenti.</p>



<p>Due, invece, le modifiche rilevanti alla <strong>disciplina della revisione prezzi</strong>: I ribassi dei prezzari previsti dal nuovo Codice degli Appalti si applicheranno solo ai lavori eseguiti o contabilizzati nel 2024. I contratti aggiudicati con offerte presentate tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2023 saranno inclusi nei meccanismi di revisione già previsti dalla normativa.</p>



<p><strong>Settore balneare: stagione estesa oltre settembre</strong><br>Viene rivista la norma sulle concessioni balneari: la stagione potrà ora concludersi a fine settembre, anche superando il limite dei quattro mesi complessivi. Una maggiore flessibilità dunque per la durata della stagione, a vantaggio degli operatori del settore.</p>



<p><strong>Logistica: nasce il Cruscotto per la regolarità degli appalti tra privati</strong><br>Infine, debutta il &#8220;CIGAL&#8221; – Cruscotto informativo per la gestione dei contratti di appalto nel settore della logistica tra privati. La piattaforma consentirà la verifica della regolarità fiscale, contributiva e lavorativa delle imprese appaltatrici. L’obiettivo è prevenire irregolarità, danni ai lavoratori e all’erario, e migliorare la pianificazione delle attività ispettive grazie all&#8217;integrazione delle banche dati disponibili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/in-parlamento/dl-infrastrutture-stretto-messina-spa-stazione-appaltante/">Dl Infrastrutture quasi al traguardo, novità per il Ponte sullo Stretto</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Decreto Infrastrutture: Pmi, digitale e opere pubbliche il sentiero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 11:09:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Decreto Infrastrutture, approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 maggio e attualmente all’esame del Parlamento.</p>
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<p>Il Decreto Infrastrutture, approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 maggio e attualmente all’esame del Parlamento, ha l’obiettivo di imprimere una svolta nella realizzazione delle grandi opere, soprattutto in contesti critici o emergenziali. Il provvedimento tocca diversi settori, dagli autotrasporti alle concessioni portuali fino al controverso tema dello Stretto di Messina, ma uno dei punti più discussi riguarda le nuove modifiche al Codice degli Appalti.</p>



<p>Il Codice vigente, riformato nel 2023 ed entrato in vigore nel 2024, era stato pensato per semplificare, digitalizzare e accelerare le procedure. Tuttavia, a meno di un anno e mezzo dalla sua adozione, ha già subito due interventi correttivi. Con il nuovo Decreto Infrastrutture si amplia infatti il ricorso agli affidamenti diretti, si alleggeriscono alcune verifiche e si introduce la possibilità di attivare procedure semplificate già alla semplice previsione di un&#8217;emergenza, senza attendere che si manifesti effettivamente.</p>



<p>Misure nate anche in risposta a un sistema percepito come troppo rigido. Nel 2024 sono state indette in Italia 267.000 gare pubbliche per un valore complessivo di oltre 270 miliardi di euro, pari a quasi il 14% del PIL. <strong>Eppure, le gare relative alle opere pubbliche sono diminuite del 39% in un solo anno</strong>. Una flessione che molti imputano proprio alla complessità delle regole e alla lentezza burocratica.</p>



<p><strong>Le voci del settore: tra sostegno, dubbi e proposte</strong><br>Tra chi opera quotidianamente nel settore, i pareri sono articolati. A esprimersi positivamente su alcune novità è <strong>Roberto Rossi</strong>, presidente di Assistal: «I continui aggiornamenti del codice appalti rendono più complicato il lavoro delle imprese. Ci sono alcune misure dell&#8217;ultima modifica che abbiamo accolto positivamente, come ad esempio tutti gli interventi finalizzati a velocizzare gli iter burocratici. Ci sono poi delle criticità. In primo luogo la soglia del 5% per la revisione prezzi nei servizi, per le imprese è difficile da raggiungere. In secondo luogo le ATI (associazioni temporanee di imprese) con le piccole aziende sono diventate difficili da fare».</p>



<p>Rossi sottolinea anche la necessità di un maggiore coordinamento normativo tra i vari territori: «Legiferare in Italia è difficile, ci sono tanti interessi complessi che non è facile conciliare. Tutti gli interventi che mirano a una sburocratizzazione e a una velocizzazione dei processi avranno il nostro sostegno. Inoltre in Italia ci sono tante differenze tra livelli amministrativi: un progetto identico presentato a Milano o a Messina segue procedure molto differenti, per questo chiediamo alla politica di lavorare anche all&#8217;uniformazione delle normative, proprio per semplificare il lavoro delle imprese».</p>



<p>Anche la deputata leghista<strong> Elisa Montemagni</strong>, tra i relatori del Dl Infrastrutture, difende il provvedimento e ne sottolinea la genesi condivisa: «Le modifiche apportate tramite il Dl infrastrutture sono utili anche perché ci erano state richieste. Abbiamo rivisto l&#8217;aspetto delle certificazioni e vogliamo avere impatti nelle aree più critiche del Paese, dove ci sono urgenze e questioni di prevenzione. Abbiamo semplificato e sburocratizzato, in parte recuperando impostazioni precedenti e sono in corso dialoghi con il Ministero per capire come risolvere le altre criticità».</p>



<p>Montemagni riconosce le difficoltà, soprattutto per le PMI, ma guarda con favore al rafforzamento della figura del RUP (Responsabile Unico del Procedimento): «Oggi negli appalti vanno conciliate le norme europee e il principio della concorrenza con le esigenze reali del Paese, intanto la Figura del Rup è diventata ancora più centrale, così da venire incontro alle imprese siccome spesso il Rup è difficile da individuare, dunque auspichiamo di trovarlo all&#8217;interno della PA». Sulla prevenzione: «Nel Decreto Infrastrutture sono state differenziate le somme urgenze di carattere nazionale da quelle di ambito della Protezione Civile; le emergenze nazionali sono più cogenti sul tipo di azioni da intraprendere, ad ogni modo la Protezione Civile può contribuire alla prevenzione, a calmierare gli effetti dei danni e all&#8217;opera di riduzione del danno».</p>



<p>La deputata di FdI sottolinea infine la necessità di investimenti più efficienti: «Tutto il tema costruzioni ha sullo sfondo la faccenda dei fondi. A volte il vero problema è la lentezza nello spenderli e di sicuro dobbiamo lavorare, fino al 2026 per la scadenza del Pnrr, e anche dopo, nell&#8217;essere più efficienti».</p>



<p>Più critico il punto di vista del Movimento 5 Stelle, per voce della deputata <strong>Patty L’Abbate</strong>, componente della <a href="https://www.camera.it/leg19/99?shadow_organo_parlamentare=3508">Commissione Ambiente</a>: «Sul Dl Appalti va detto che affidare in via diretta senza gara costituisce una criticità, così come l&#8217;affidamento al prezzo più basso. La transizione si effettua evitando gli errori del passato. Con le nuove norme mi auguro che il governo riesca davvero a sostenere le Pmi, che sono state poco ascoltate in questi anni in cui il settore delle costruzioni ha abbracciato la transizione verde».</p>



<p>Per L’Abbate, le politiche di sostegno devono essere accompagnate da un ripensamento anche della formazione: «Ci sono imprenditori che non riuscivano ad accedere a fondi necessari allo sviluppo e all&#8217;innovazione della loro impresa. Ma è anche assai necessario che nelle scuole superiori e nelle università ci sia una formazione più adatta alle competenze della transizione ecologica nell&#8217;edile, continuiamo a insegnare vecchi metodi».</p>



<p>La deputata pentastellata punta inoltre il dito contro la mancanza di una strategia a lungo termine: «Non c&#8217;è abbastanza nei decreti del governo, allo stesso tempo manca un piano industriale che vada di pari passo. Senza una chiara pianificazione ci si muove solo in base alle urgenze. Il che va anche bene ma perché siamo lenti sulla politica di prevenzione? Perché scarseggia il personale nei ministeri e il contesto globale complesso non aiuta».</p>



<p>Critiche anche alla gestione delle risorse del PNRR: «Non reputo buono poi che con le modifiche del Pnrr si siano drenate risorse per il dissesto idrogeologico e si siano spostati soldi dall&#8217;energia a idrogeno a favore del gas».</p>



<p><em>La puntata integrale di Largo Chigi</em></p>
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		<title>La borsa di Paolo Borsellino esposta per la prima volta alla Camera: «Un simbolo e un monito»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 07:15:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione di una cerimonia in memoria di Paolo Borsellino, l'esposizione della borsa che il magistrato aveva il giorno della strage. </p>
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<p>Per la prima volta dal giorno della strage di via D’Amelio, il 19 luglio 1992, la borsa in pelle che apparteneva al giudice Paolo Borsellino è stata mostrata pubblicamente. L’oggetto, rimasto per decenni al centro di interrogativi e misteri irrisolti, è stata esposta ieri alla Camera dei Deputati, nel Transatlantico di Montecitorio, alla presenza delle più alte cariche dello Stato.</p>



<p>Dentro quella borsa, Borsellino custodiva la sua agenda rossa, un quaderno in cui annotava riflessioni, nomi, fatti e sospetti legati alle sue indagini. L’agenda è misteriosamente scomparsa dopo l’esplosione che uccise il magistrato e cinque uomini della sua scorta. Da allora, è diventata un simbolo dell’omertà, delle zone d’ombra ancora presenti nei rapporti tra mafia, Stato e istituzioni. Come ha ricordato il colonnello dei carabinieri Carmelo Canale, presente alla cerimonia, «con l’agenda rossa avremmo visto e capito cosa aveva scritto Paolo Borsellino pochi giorni prima di morire».</p>



<p>La cerimonia, promossa dalla Commissione parlamentare antimafia, ha voluto essere non solo un momento di memoria, ma anche un atto concreto di trasparenza e impegno civile. La presidente della Commissione, Chiara Colosimo, ha spiegato che l’esposizione resterà aperta fino al 30 ottobre. Al termine, la borsa sarà affidata alla stessa Commissione, che ne curerà la custodia e lo studio.</p>



<p>Presenti all’evento il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i Presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, oltre ai familiari del giudice Borsellino e di Manuela Canale, figlia del maresciallo Carmelo Canale, storico collaboratore del magistrato.</p>



<p>La diretta televisiva dell’iniziativa è stata trasmessa dal Tg1, che ha anche mostrato in anteprima la valigetta, ancora oggi un oggetto carico di forza emotiva. Nella stessa trasmissione, il colonnello Canale ha dichiarato che Borsellino era sul punto di aprire un’indagine a carico dell’allora procuratore capo di Palermo, Pietro Giammanco, da lui ritenuto inadeguato. Secondo Canale, l’agenda rossa conteneva «elementi cruciali» sulle sue ultime intuizioni investigative.</p>



<p>Il presidente della Camera, <strong>Lorenzo Fontana</strong>, ha voluto sottolineare <a href="https://presidente.camera.it/foto-video/a-montecitorio-la-borsa-di-paolo-borsellino-cerimonia-alla-presenza-del-presidente-mattarella-partecipano-fontana-la-russa-meloni-colosimo">l&#8217;importanza simbolica</a> dell’oggetto, affermando: «Il suo insegnamento deve essere custodito dalle Istituzioni a beneficio delle nuove generazioni». Un monito, dunque, a non dimenticare che la battaglia contro la mafia non è solo giudiziaria, ma anche culturale e politica.</p>



<p>Anche il presidente del Senato, <strong>Ignazio La Russa</strong>, ha ricordato la figura del magistrato siciliano: «Questa borsa rappresenta un prezioso simbolo di giustizia, integrità e amore per la Patria e i cittadini». Ha poi aggiunto che, a distanza di oltre trent’anni, l’emozione per la sua morte è ancora viva nella memoria collettiva del Paese.</p>



<p>Nel suo intervento, la premier <strong>Giorgia Meloni</strong> ha parlato con toni netti, affermando: «Il popolo italiano ha il diritto di conoscere la verità». Ha poi definito la borsa di Borsellino «un simbolo visibile e un monito che ci ricorda il prezzo della legalità», evidenziando come dopo le stragi mafiose del 1992 «milioni di italiani hanno scelto l’onore e la nazione contro il finto onore di chi si proclama uomo d’onore».</p>



<p>L’esposizione, accessibile al pubblico fino all’autunno, non vuole essere solo commemorazione, ma anche occasione di impegno e consapevolezza: affinché la lotta di Paolo Borsellino non resti confinata al passato, ma continui a ispirare presente e futuro.</p>
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		<title>La Camera celebra il 25 Aprile, ribadito il valore della Resistenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 16:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 24 aprile 2025, la Camera dei Deputati ha celebrato l’80° anniversario della Liberazione d’Italia dall’occupazione nazista e fascista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/in-parlamento/camera-25-aprile-anniversario-80-anni/">La Camera celebra il 25 Aprile, ribadito il valore della Resistenza</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 24 aprile 2025, la Camera dei Deputati ha celebrato l’80° anniversario della Liberazione d’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista, un momento solenne che ha riunito deputati, autorità e rappresentanti dei gruppi parlamentari per commemorare una data cruciale della storia italiana. La seduta, svoltasi nell’Aula di Montecitorio, è stata un’occasione per riflettere sui valori di libertà, democrazia e resistenza, incarnati dalla lotta partigiana e sanciti dalla Costituzione del 1948. L’evento, trasmesso in diretta sul canale satellitare e con traduzione nella lingua dei segni, ha sottolineato l’importanza di un ricordo condiviso e unitario, come evidenziato dai numerosi interventi.</p>



<p>Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha aperto la cerimonia con un discorso che ha posto l’accento sul significato universale della Liberazione: «Una ricorrenza che rappresenta un monito a ripudiare ogni forma di sopraffazione e a impegnarsi, giorno dopo giorno, nella costruzione di una società saldamente ancorata ai valori della libertà e della democrazia e capace di rigenerare speranza». Il suo intervento, accolto da un lungo applauso, ha ribadito il ruolo della Resistenza come fondamento della rinascita democratica italiana.</p>



<p>Durante la seduta, i deputati iscritti a parlare in rappresentanza dei gruppi parlamentari hanno offerto riflessioni che, pur con sfumature diverse, hanno converto sull’importanza di custodire la memoria storica. Non sono mancati richiami alla necessità di <strong>superare le divisioni del passato per fare del 25 aprile una «festa di tutti»</strong>, come auspicato dal presidente del Senato <strong>Ignazio La Russa</strong> in un intervento parallelo riportato da ANSA: «Forse è il tempo sufficiente perché si guardi con sempre maggiore condivisione, e mai con strumentalizzazione, a quello che fu uno dei momenti fondanti dell’antica storia d’Italia». Tuttavia, alcuni interventi hanno evidenziato il rischio di revisionismi storici, ribadendo il ruolo centrale della Resistenza antifascista come pilastro della Repubblica.</p>



<p>La cerimonia si è svolta in un clima di rispetto, ma non sono mancate voci che hanno richiamato l’attualità dei valori resistenziali di fronte a nuove sfide, come l’erosione dei diritti democratici e le tensioni geopolitiche. È stato ricordato il sacrificio di partigiani, deportati, internati e civili, con un omaggio particolare alla Costituzione, definita dal Forum delle Associazioni antifasciste come «il frutto di questa lotta, un dettato civile che riguardava e riguarda tutti: libertà, eguaglianza, solidarietà, lavoro, pace, dignità della persona»</p>



<p>L’evento si è inserito in un contesto nazionale di celebrazioni diffuse, come il corteo di Milano e le iniziative dell’ANPI, che hanno enfatizzato l’unitarietà e la partecipazione popolare. A Montecitorio, la giornata si è conclusa con un rinnovato impegno a trasmettere alle nuove generazioni il valore della Liberazione, attraverso l’educazione civica e la memoria attiva, affinché l’80° anniversario non sia solo una ricorrenza, ma un’occasione per riaffermare i principi democratici in un’epoca complessa.</p>
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