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	<title>Ambiente - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Oct 2026 10:45:48 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Italian Water Forum, l’acqua diventa una questione di sicurezza internazionale: da Roma la sfida della diplomazia idrica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 10:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’acqua non è più soltanto una risorsa ambientale o economica, ma un elemento sempre più centrale negli equilibri geopolitici internazionali. Dalla sicurezza alimentare alla produzione...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/italian-water-forum-lacqua-diventa-una-questione-di-sicurezza-internazionale-da-roma-la-sfida-della-diplomazia-idrica/">Italian Water Forum, l’acqua diventa una questione di sicurezza internazionale: da Roma la sfida della diplomazia idrica</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’acqua non è più soltanto una risorsa ambientale o economica, ma un elemento sempre più centrale negli equilibri geopolitici internazionali. Dalla sicurezza alimentare alla produzione energetica, fino al rischio di nuove tensioni tra Paesi, la gestione delle risorse idriche è ormai una questione strategica. È questo il filo conduttore del V <a href="https://www.thewatcherpost.it/the-watcher-photos/italian-water-forum-a-roma-il-confronto-su-sicurezza-idrica-diplomazia-e-cooperazione-internazionale/">Italian Water Forum</a>, ospitato il 23 ottobre a Roma dall’<em>Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti</em>, nell’ambito della 17ª edizione del Festival della Diplomazia. Un confronto tra istituzioni, imprese ed esperti che ha messo al centro la resilienza idrica, gli investimenti e la cooperazione tra Europa, Mediterraneo e Golfo, raccogliendo il testimone del Forum Euromediterraneo dell’Acqua di Roma e guardando alla Conferenza delle Nazioni Unite in programma ad Abu Dhabi dall’8 al 10 dicembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In uno scenario internazionale segnato dai cambiamenti climatici, dalla pressione demografica e dalla crescente competizione per le risorse, la diplomazia dell’acqua assume un ruolo che va ben oltre la gestione delle infrastrutture. La possibilità di garantire un accesso stabile alle risorse idriche può contribuire alla sicurezza economica e sociale dei territori, ma anche alla prevenzione di crisi e conflitti. Un aspetto sottolineato da <strong>Cons. Khaled Aljarman, Capo della Sezione Politica, Media e Diplomazia Pubblica, Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a Roma</strong>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Acqua, Cons. Aljarman &quot;Cooperazione più stretta delle risorse idriche per creare fiducia tra Paesi&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/lDvSugRCkBE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">«La sicurezza idrica è una questione di grande importanza, non soltanto per gli Emirati Arabi Uniti, ma per il mondo intero», ha spiegato Aljarman, indicando nella condivisione delle competenze tecnologiche una delle principali opportunità di collaborazione internazionale. «Gli Emirati e l’Europa possono mettere insieme competenze e investimenti per sviluppare soluzioni idriche sostenibili, tra cui la desalinizzazione e l’utilizzo di energie pulite».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cooperazione che, secondo il consigliere, può produrre risultati anche sul piano della stabilità geopolitica. «Investendo in progetti idrici nei Paesi più vulnerabili, in particolare in Medio Oriente e in Africa, possiamo contribuire a ridurre la scarsità d’acqua, alleviare le tensioni e affrontare alcune delle pressioni che costringono le persone ad abbandonare le proprie case». Il tema, dunque, non riguarda soltanto l’accesso a una risorsa essenziale, ma anche la capacità di costruire relazioni più stabili tra Stati. «Una cooperazione più stretta nella gestione delle risorse idriche e nella protezione delle infrastrutture strategiche può creare fiducia tra i Paesi e impedire che le controversie si trasformino in veri e propri conflitti», ha aggiunto Aljarman.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Forum si inserisce in un percorso internazionale che punta a tradurre il confronto politico in iniziative operative. La prossima tappa sarà la Conferenza ONU sull’Acqua, ospitata dagli Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo di accelerare il raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 6 dell’Agenda 2030, dedicato all’accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. «L’obiettivo principale è trasformare gli impegni in azioni concrete», ha sottolineato Aljarman. «Vogliamo vedere interventi capaci di garantire l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari alle comunità che ancora ne sono prive».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per raggiungere questi risultati, la strada passa anche dall’innovazione e dalla capacità di mobilitare capitali. «Ci aspettiamo nuove iniziative che sfruttino la tecnologia, l’intelligenza artificiale e le energie pulite per migliorare l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua e contrastarne la scarsità», ha proseguito il consigliere, indicando nel rafforzamento dei partenariati pubblico-privati una delle priorità della Conferenza. Aljarman ha infine rivolto un invito alle imprese del settore a partecipare all’appuntamento di Abu Dhabi e alle iniziative dell’Oasis Pavilion, lo spazio dedicato a favorire l’incontro tra operatori, investitori e istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una prospettiva che si intreccia con le priorità della nuova Strategia europea per la resilienza idrica, attraverso la quale Bruxelles punta a rafforzare l’efficienza dei sistemi, la digitalizzazione delle infrastrutture, il riutilizzo delle risorse e gli investimenti sostenibili. Proprio il rapporto tra politiche pubbliche, innovazione e sviluppo industriale ha rappresentato uno dei principali terreni di confronto del Forum.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Acqua, Montagnoli (A2A) &quot;Nel passato sulla risorsa l&amp;apos;Italia ha investito poco e gestito male&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ka0FL4gNJNA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Tra i partecipanti, <strong>Catia Tomasetti</strong>, partner di BonelliErede, <strong>Franco Masenello</strong>, amministratore delegato di Almaviva Bluebit, e <strong>Tullio Montagnoli</strong>, amministratore delegato di A2A Ciclo Idrico, espressione di competenze differenti ma complementari nella gestione della risorsa: dalla dimensione finanziaria e regolatoria all’innovazione digitale, fino alla modernizzazione delle reti.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Acqua, Ciarlo (One Water) «Essenziale investire per ridurre gli sprechi, riusare e conservare»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/FFS7TTgu7rY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito ha coinvolto anche <strong>Emilio Ciarlo</strong>, esperto di relazioni internazionali, ambiente e sviluppo presso Sogesid, <strong>Roula Khadra</strong> del CIHEAM Bari ed <strong>Enrico Petrocelli</strong> del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, portando nel confronto le dimensioni della cooperazione internazionale, della sicurezza alimentare e degli strumenti finanziari necessari a sostenere i progetti idrici.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Acqua, Bartolomucci (Festival della Diplomazia): &quot;La frammentazione necessita impegno&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/q17TmtmCQSk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A completare il quadro, la partecipazione di <strong>Giorgio Bartolomucci</strong>, segretario generale del Festival della Diplomazia, e di <strong>Giorgio Lupoi</strong>, presidente di OICE, l’associazione delle organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica. Una presenza, quest’ultima, che richiama anche il ruolo delle competenze progettuali e della filiera italiana dell’ingegneria nella realizzazione delle infrastrutture idriche.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Acqua, Lupoi (OICE) &quot;Le nuove tecnologie strumenti fondamentali per gestione risorse idriche&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/002ZS9A4W9o?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Il confronto romano ha così riportato al centro una questione destinata ad assumere un peso crescente nelle relazioni internazionali: la sicurezza dell’acqua non dipende più soltanto dalla sua disponibilità, ma dalla capacità dei Paesi di governarne l’utilizzo, finanziare le infrastrutture e condividere tecnologie e conoscenze. È su questo terreno che si misurerà anche l’efficacia della diplomazia idrica, chiamata a trasformare una risorsa potenzialmente divisiva in uno strumento di cooperazione e stabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Direttiva case green, il governo prepara il decreto. Procedura UE aperta</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/direttiva-case-green-decreto-recepimento-piano-nazionale-ue/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 07:55:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Direttiva case green, Pichetto Fratin aggiorna sul recepimento in Italia. Resta aperta la procedura UE sul Piano nazionale degli edifici.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il governo italiano prosegue i lavori per recepire la <strong>direttiva europea sulle case green</strong>, ma l&#8217;adozione del decreto legislativo resta subordinata all&#8217;approvazione definitiva della legge di delegazione europea 2026, attualmente in discussione al Senato. Parallelamente, l&#8217;Italia deve rispondere alla procedura d&#8217;infrazione avviata dalla Commissione europea per la mancata trasmissione del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fare il punto sull&#8217;iter normativo è stato il ministro dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza energetica <strong>Gilberto Pichetto Fratin</strong>, durante il Question Time al Senato. Il Ministero ha già avviato le attività preparatorie necessarie al recepimento della direttiva e sta lavorando con le altre amministrazioni coinvolte per definire il quadro degli interventi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Decreto legislativo è ancora in preparazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo intervento parlamentare, Pichetto Fratin ha spiegato che il Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza energetica ha già trasmesso una bozza di norma contenente i principi e i criteri direttivi per il recepimento della normativa europea, da inserire nella legge di delegazione europea 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mase «ha già trasmesso la bozza di norma che reca principi e criteri direttivi per il recepimento nell’ambito della legge di delegazione europea 2026», ha dichiarato il ministro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un passaggio distinto dalla predisposizione del decreto legislativo vero e proprio. Su quest&#8217;ultimo fronte, il Ministero sta ancora svolgendo gli approfondimenti tecnici e le attività istruttorie necessari alla redazione dello schema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono inoltre in corso interlocuzioni con le amministrazioni competenti per definire il quadro programmatorio attraverso il quale dare attuazione agli obiettivi europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;approvazione definitiva della <strong>legge di delegazione europea 2026</strong> consentirà al governo di procedere, secondo l&#8217;iter previsto, all&#8217;adozione del decreto legislativo di recepimento. La legge dovrà infatti stabilire i principi e i criteri ai quali l&#8217;esecutivo dovrà attenersi nell&#8217;esercizio della delega.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Efficienza energetica, gli interventi previsti per il patrimonio edilizio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il recepimento della direttiva si inserisce nel percorso di adeguamento del patrimonio immobiliare italiano agli obiettivi europei di efficienza energetica e decarbonizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo intervento, Pichetto Fratin ha richiamato il contributo di tre strumenti: il Piano Sociale per il Clima, il Piano Casa e la misura per l&#8217;efficientamento dell&#8217;edilizia residenziale pubblica prevista dal PNRR.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il ministro, questi interventi rappresentano componenti importanti della strategia nazionale per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta tuttavia da completare il quadro legislativo necessario al recepimento formale della direttiva, mentre proseguono gli approfondimenti tecnici e il coordinamento tra le amministrazioni coinvolte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Piano nazionale di ristrutturazione, resta aperta la procedura d&#8217;infrazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto al lavoro sul decreto legislativo, l&#8217;Italia deve affrontare la procedura d&#8217;infrazione avviata dalla Commissione europea nel marzo 2026 per la mancata trasmissione del <strong>Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo quanto riportato, il documento avrebbe dovuto essere inviato a Bruxelles entro il 31 dicembre 2025. L&#8217;Italia figura tra i Paesi che non hanno rispettato tale scadenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trascorsi sei mesi dall&#8217;avvio della procedura, la Commissione ha deciso di proseguire l&#8217;iter, concedendo agli Stati interessati un ulteriore termine di due mesi per trasmettere i rispettivi piani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In assenza dei documenti richiesti, Bruxelles potrebbe decidere di deferire i casi alla Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea. Il deferimento rappresenta dunque una possibilità prevista nell&#8217;evoluzione della procedura, non una decisione già assunta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione del Piano nazionale e quella del decreto legislativo di recepimento sono collegate agli obiettivi della direttiva sulle case green, ma riguardano adempimenti differenti.</p>
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		<title>Mediterraneo, la geopolitica dell&#8217;acqua: la nuova frontiera della sicurezza e della cooperazione internazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 12:54:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Mediterraneo sta tornando al centro degli equilibri geopolitici mondiali, ma accanto alle tradizionali questioni legate alla sicurezza, all'energia e alle rotte commerciali, emerge una sfida destinata a condizionare profondamente il futuro delle relazioni internazionali: la disponibilità e la gestione dell'acqua.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>*Articolo di Roberto Minerdo – Presidente dell&#8217;Osservatorio Nazionale Tutela del Mare (ONTM) – Direttore Generale Utopia</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mediterraneo rappresenta oggi uno degli snodi più delicati e strategici degli equilibri internazionali. Un&#8217;area nella quale le dinamiche geopolitiche si intrecciano sempre più strettamente con le sfide ambientali, la sicurezza energetica, la disponibilità delle risorse idriche e la competitività dei sistemi economici. In questo scenario, l&#8217;acqua assume una centralità crescente, diventando non soltanto una risorsa essenziale per la vita e lo sviluppo, ma anche un fattore determinante per la stabilità politica, la sicurezza e le relazioni tra gli Stati. I numeri aiutano a comprendere la portata di questa trasformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mediterraneo rappresenta meno dell&#8217;1% della superficie oceanica mondiale, ma ospita fino al 18% delle specie marine conosciute. È dunque uno dei più importanti patrimoni di biodiversità del pianeta, ma anche uno degli ecosistemi maggiormente esposti agli effetti del cambiamento climatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul versante economico, il Canale di Suez rappresentava nel 2023 una direttrice attraverso la quale transitava circa il 12-15% del commercio mondiale. Le crisi nel Mar Rosso hanno dimostrato quanto la sicurezza delle rotte mediterranee sia direttamente collegata alla competitività industriale europea, ai costi dell&#8217;energia e alla stabilità delle catene di approvvigionamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma esiste un altro dato, forse ancora più significativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Circa 180 milioni di persone nell&#8217;area mediterranea vivono in condizioni di scarsità idrica, un numero che, secondo le proiezioni disponibili, potrebbe superare i 250 milioni entro il 2050.</em></strong><em></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta soltanto di un&#8217;emergenza ambientale. È una questione di sicurezza, sviluppo economico e stabilità politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;acqua come nuova variabile geopolitica</strong><br>Nel Mediterraneo le risorse idriche sono distribuite in maniera profondamente diseguale. Francia, Italia e Turchia ricevono complessivamente circa la metà delle precipitazioni dell&#8217;area, mentre i Paesi della sponda meridionale ne raccolgono appena un decimo. In alcune aree del Nord Africa e del Medio Oriente, la crescente domanda di acqua per usi civili, agricoli e industriali si confronta con disponibilità naturali sempre più limitate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;agricoltura rappresenta circa il 60% dei prelievi idrici complessivi nei Paesi mediterranei, una quota che raggiunge l&#8217;82% nella sponda meridionale. Questa pressione è destinata ad aumentare per effetto della crescita demografica, dell&#8217;urbanizzazione e dell&#8217;innalzamento delle temperature. La scarsità idrica non determina automaticamente conflitti, ma può amplificare tensioni economiche e sociali già esistenti, accentuare le disuguaglianze territoriali e contribuire ai fenomeni migratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>L&#8217;acqua sta quindi assumendo una rilevanza strategica paragonabile, per alcuni aspetti, a quella dell&#8217;energia.</em></strong><em></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi sarà in grado di garantirne disponibilità, qualità e accessibilità disporrà di uno strumento fondamentale per sostenere la crescita economica e rafforzare la propria stabilità. Al contrario, l&#8217;assenza di politiche condivise rischia di trasformare una risorsa essenziale in un ulteriore elemento di competizione tra Stati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una visione che ho sostenuto in più occasioni: non esiste una tutela efficace del mare senza una tutela altrettanto efficace delle acque interne. Investire nella depurazione, nel riuso, nella manutenzione dei corsi d’acqua, nel monitoraggio dei bacini e nella prevenzione dell’inquinamento significa proteggere contemporaneamente la disponibilità idrica, la biodiversità, le attività economiche e la resilienza delle comunità costiere. La diplomazia dell’acqua deve quindi partire da un principio concreto: considerare il percorso dalla sorgente alla foce e dalla foce al mare come un’unica responsabilità ambientale e strategica. Questa continuità assume anche una valenza geopolitica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei bacini condivisi da più Stati, la gestione di dighe, prelievi e flussi idrici può diventare materia di cooperazione oppure di tensione, con conseguenze sulla produzione alimentare, sull’energia e sugli ecosistemi costieri. Nel Mediterraneo, dove le pressioni climatiche si sommano a quelle economiche e demografiche, occorre una governance capace di collegare le politiche di bacino a quelle marittime, superando confini amministrativi e competenze frammentate. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La riduzione delle portate fluviali, le siccità prolungate, il prelievo eccessivo di acqua e le alterazioni dei bacini incidono sugli equilibri delle foci, sulla salinità degli estuari, sul trasporto dei sedimenti e sulla capacità delle coste di contrastare l’erosione. Al tempo stesso, le piene e gli eventi meteorologici estremi possono convogliare verso il mare contaminanti e materiali accumulati nell’entroterra. La qualità delle acque costiere dipende dunque anche dalle scelte agricole, industriali, urbanistiche e infrastrutturali compiute lungo l’intero percorso dei corsi d’acqua. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La sicurezza del Mediterraneo si costruisce anche molto lontano dalle sue coste. Fiumi, laghi, falde acquifere, zone umide e bacini idrografici costituiscono un sistema strettamente connesso al mare, attraverso il quale si trasferiscono acqua, sedimenti, nutrienti e, quando la gestione del territorio è inadeguata, sostanze inquinanti e rifiuti. Separare la tutela delle acque interne da quella dell’ambiente marino significa intervenire sugli effetti senza affrontarne le cause. Dalle acque interne al mare: un unico sistema ambientale e geopolitico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Mediterraneo tra sicurezza energetica, rotte marittime e cambiamento climatico</strong><br>La geopolitica mediterranea non può essere letta attraverso compartimenti separati. Le crisi internazionali degli ultimi anni hanno dimostrato quanto siano interdipendenti le infrastrutture energetiche, le rotte commerciali e gli equilibri politici. Nel 2024, secondo UNCTAD, le perturbazioni del traffico marittimo avevano portato a una riduzione superiore al 50% dei transiti attraverso Suez rispetto ai precedenti livelli di picco. Le conseguenze si sono tradotte in maggiori distanze percorse dalle navi, aumento dei costi logistici, consumi energetici aggiuntivi e nuove pressioni sulle infrastrutture portuali. Parallelamente, il cambiamento climatico sta modificando le condizioni ambientali del bacino mediterraneo, incidendo sulla disponibilità di acqua dolce, sulla produttività agricola, sulla sicurezza delle coste e sulla resilienza delle città portuali. È proprio questa convergenza di fattori a rendere necessaria una nuova visione politica. Non possiamo immaginare di rafforzare la sicurezza energetica senza occuparci della resilienza climatica, né promuovere lo sviluppo portuale senza considerare la disponibilità di risorse idriche e la sostenibilità degli ecosistemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il Mediterraneo deve essere considerato un&#8217;unica grande infrastruttura naturale, economica e strategica, la cui stabilità dipende dalla capacità dei Paesi rivieraschi di costruire interessi comuni.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sfida delle tecnologie e degli investimenti</strong><br>L&#8217;innovazione può rappresentare uno dei principali strumenti per affrontare la crescente pressione sulle risorse idriche. Dissalazione, riutilizzo delle acque reflue depurate, riduzione delle perdite nelle reti, digitalizzazione dei sistemi di monitoraggio e gestione intelligente delle risorse costituiscono settori nei quali la cooperazione internazionale può produrre risultati concreti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Secondo un rapporto di Plan Bleu pubblicato nel 2025, la capacità di dissalazione nell&#8217;area mediterranea è passata, nell&#8217;arco del decennio analizzato, da circa 941 mila a oltre 5,14 milioni di metri cubi al giorno.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un incremento che testimonia quanto la sicurezza idrica stia diventando anche un importante mercato industriale e tecnologico. Tuttavia, la dissalazione comporta consumi energetici, costi infrastrutturali e problematiche ambientali che richiedono un&#8217;attenta valutazione. Per questo deve essere accompagnata da fonti rinnovabili, sistemi efficienti e adeguate misure di tutela degli ecosistemi marini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l&#8217;Italia si apre una prospettiva particolarmente interessante. Il nostro Paese dispone di competenze industriali, scientifiche e tecnologiche che possono contribuire allo sviluppo di una filiera mediterranea dell&#8217;acqua, capace di integrare ricerca, imprese, infrastrutture e cooperazione istituzionale. In questa prospettiva, anche i porti possono assumere un ruolo nuovo: non soltanto piattaforme logistiche, ma nodi di innovazione energetica, gestione sostenibile delle risorse e collaborazione tra sistemi produttivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il ruolo dell&#8217;Italia e una nuova diplomazia mediterranea</strong><br>La posizione geografica dell&#8217;Italia rappresenta una responsabilità prima ancora che un vantaggio competitivo. Essere al centro del Mediterraneo significa poter svolgere una funzione di collegamento tra Europa, Nord Africa, Balcani e Medio Oriente, contribuendo alla costruzione di un sistema di cooperazione fondato su sicurezza, sviluppo e sostenibilità. Il Piano Mattei, in questa prospettiva, può rappresentare uno strumento importante, a condizione che la dimensione ambientale e quella idrica diventino componenti strutturali dei programmi di partenariato. Non si tratta semplicemente di finanziare infrastrutture o trasferire tecnologie, ma di costruire relazioni durature, favorendo la formazione delle competenze locali, lo sviluppo delle imprese e la condivisione delle conoscenze scientifiche. Occorre passare da una cooperazione prevalentemente progettuale a una vera <strong>diplomazia blu</strong>, capace di mettere in relazione istituzioni, comunità scientifiche, sistemi portuali, imprese e territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esperienza di <strong><em>ONTM &#8211; Osservatorio Nazionale Tutela del Mare</em></strong> si inserisce proprio in questa visione: promuovere il Mediterraneo come spazio di dialogo, valorizzando la tutela ambientale quale elemento di convergenza tra interessi economici e responsabilità istituzionali. La sostenibilità, in questo contesto, non può essere considerata un vincolo esterno alle politiche di sviluppo. Deve diventare uno dei principali fattori della competitività e della sicurezza internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla gestione delle emergenze a una strategia comune</strong><br>L&#8217;Europa ha oggi l&#8217;opportunità di rafforzare la propria proiezione mediterranea attraverso una strategia che riconosca la sicurezza idrica come una priorità geopolitica. Servono investimenti coordinati, sistemi condivisi di monitoraggio, partenariati tecnologici e strumenti finanziari capaci di sostenere interventi strutturali, soprattutto nei territori maggiormente vulnerabili. Ma serve anche una maggiore integrazione tra le politiche dell&#8217;acqua, quelle energetiche, la pianificazione delle infrastrutture e la tutela degli ecosistemi marini. La sfida non riguarda soltanto i Paesi della sponda meridionale. Riguarda direttamente l&#8217;Italia e l&#8217;intera Unione europea, perché la stabilità del Mediterraneo è una condizione essenziale per la sicurezza economica e sociale del continente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il futuro del Mediterraneo non sarà determinato soltanto da chi controllerà le rotte commerciali o le infrastrutture energetiche, ma anche da chi saprà garantire un accesso sostenibile alle risorse idriche e costruire attorno a esse nuove forme di cooperazione.</em></strong><em></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario superare una visione frammentata del bacino mediterraneo e riconoscere che acqua, mare, energia e sicurezza appartengono ormai alla stessa agenda strategica. Per l&#8217;Italia questa è una sfida, ma soprattutto un&#8217;opportunità di leadership. Perché il Mediterraneo non deve essere soltanto il luogo nel quale si manifestano le crisi del nostro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il Mediterraneo deve diventare il laboratorio nel quale costruire le risposte geopolitiche, ambientali ed economiche del futuro.</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/mediterraneo-la-geopolitica-dellacqua-la-nuova-frontiera-della-sicurezza-e-della-cooperazione-internazionale/">Mediterraneo, la geopolitica dell&#8217;acqua: la nuova frontiera della sicurezza e della cooperazione internazionale</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>ZE Energy accelera sullo storage in Italia: acquisito in Puglia un progetto da 200 MW</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’impianto di Troia, con oltre 1 GWh di capacità di accumulo, porta a 300 MW il portafoglio italiano del gruppo. Obiettivo 1,5 GW installati in Europa entro il 2030.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sviluppo delle rinnovabili sta rendendo sempre più centrale il tema dello stoccaggio energetico, soprattutto nelle aree del Paese dove la produzione da solare ed eolico è più concentrata. In questo scenario si inserisce l’acquisizione, da parte di ZE Energy, del progetto Elena, un sistema di accumulo a batterie stand-alone da 200 MW e oltre 1 GWh previsto a Troia, in provincia di Foggia. L’operazione porta a 300 MW la capacità complessiva dei progetti di storage acquisiti dal gruppo in Italia e riflette il crescente interesse degli operatori europei per un segmento destinato ad assumere un ruolo sempre più importante nella transizione del sistema elettrico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto, acquisito dalla britannica Aura Power, è già autorizzato e pronto per la costruzione. L’impianto sarà collegato alla rete ad altissima tensione a 380 kV nell’area di Troia e avrà una durata di accumulo superiore alle sei ore, caratteristica che consentirà di immagazzinare energia nei momenti di maggiore disponibilità e reimmetterla in rete quando la domanda o le condizioni del sistema lo richiedono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta della Puglia non è casuale. Il Mezzogiorno concentra una quota rilevante della capacità italiana di produzione da fonti rinnovabili e proprio l’aumento di solare ed eolico rende più urgente la disponibilità di strumenti capaci di compensarne l’intermittenza. I sistemi BESS, Battery Energy Storage System, consentono infatti di separare temporalmente produzione e consumo, contribuendo alla stabilità della rete e riducendo il rischio che parte dell’energia rinnovabile disponibile non possa essere valorizzata nei momenti di sovrapproduzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ZE Energy si tratta del secondo progetto stand-alone in Italia dopo quello sviluppato a Sessa Aurunca, in Campania. L’espansione italiana rientra in una strategia europea che comprende anche Francia e Germania e punta a raggiungere 1,5 GW di capacità installata entro il 2030.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le energie rinnovabili potranno crescere su larga scala solo se associate a soluzioni di flessibilità in grado di integrarle pienamente nella rete», ha spiegato Nicolas Wolff, presidente di ZE Energy. Con Elena, ha aggiunto, il gruppo raggiunge «una nuova tappa nello sviluppo della nostra piattaforma in Italia», consolidando la propria presenza in un mercato considerato in forte crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’operazione non dovrebbe essere l’ultima. Rocco Mauro, Head of M&amp;A and Business Development Italy di ZE Energy, ha sottolineato che «diversi altri progetti sono attualmente in fase avanzata di acquisizione» e potrebbero rafforzare ulteriormente la piattaforma italiana nei prossimi mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita dello storage rappresenta del resto uno dei passaggi decisivi per accompagnare l’aumento della generazione rinnovabile senza scaricarne l’intermittenza sulla rete. In questo senso l’investimento di Troia si inserisce in un mercato nel quale capacità di accumulo, flessibilità e infrastrutture di rete stanno diventando componenti sempre più strettamente integrate della politica energetica.</p>
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		<title>Clima: zanzare anche in Islanda. Mancano solo in Antartide</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/clima-zanzare-anche-in-islanda-mancano-solo-in-antartide/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 08:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il clima cambia, la fauna si adatta. E si espande. L'insetto più letale al mondo per l'uomo, la zanzara, ha conquistato anche l'Islanda ed è in forte espansione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/clima-zanzare-anche-in-islanda-mancano-solo-in-antartide/">Clima: zanzare anche in Islanda. Mancano solo in Antartide</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il clima cambia, la fauna si adatta. E si espande. L&#8217;insetto più letale al mondo per l&#8217;uomo, la zanzara, ha conquistato anche l&#8217;Islanda ed è in forte espansione. Nel 2025 i primi esemplari sono stati trovati anche sull’isola nordica. Oggi i Culicidae risultano presenti in tutti i continenti tranne l’Antartide. Ma il dato più importante non è dove vivono: è quanto rapidamente le specie capaci di trasmettere malattie stanno conquistando nuovi territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per decenni l’Islanda è stata una delle ultime grandi eccezioni nella geografia mondiale delle zanzare. Poi, nell’ottobre 2025, anche quel primato è caduto. Tre esemplari di Culiseta annulata sono stati trovati nella zona di Kjós, nell’ovest del Paese, e identificati dall’Istituto islandese di storia naturale. Era la prima volta che zanzare venivano rinvenute all’aperto sul territorio islandese: in passato singoli insetti erano occasionalmente arrivati a bordo di aerei, senza però insediarsi. La specie individuata è comune in Europa e particolarmente resistente al freddo, tanto da poter superare l’inverno rifugiandosi in stalle, cantine e altri ambienti protetti. Da allora il quadro è diventato ancora più interessante. Nel 2026 in Islanda è stata segnalata anche Culex pipiens, mentre gli entomologi stanno ancora verificando se Culiseta annulata sia riuscita a stabilirsi in modo permanente dopo il primo inverno. La notizia ha un valore quasi simbolico: oggi le zanzare risultano presenti in tutti i continenti tranne l’Antartide. Ma sarebbe riduttivo raccontarla come semplice curiosità geografica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le zanzare sono infatti uno dei principali vettori di malattie al mondo. La sola malaria ha provocato nel 2024 circa 282 milioni di casi e 610 mila morti, con il 95% dei decessi concentrato nella regione africana dell’Oms. Tre quarti delle vittime africane avevano meno di cinque anni. È per questo che la zanzara viene spesso definita l’animale più letale per l’uomo: non uccide direttamente, ma trasmette parassiti e virus come malaria, dengue, febbre gialla, chikungunya, Zika e West Nile. La parte più preoccupante è che la mappa continua a cambiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2025 ha ricostruito l’espansione globale delle zanzare vettori: 45 specie capaci di trasmettere patogeni umani sono state introdotte fuori dal loro areale originario e 28 sono riuscite a stabilirsi almeno in una nuova regione. Quasi metà di tutti i primi ritrovamenti registrati è avvenuta dopo il 1950 e ben 12 specie sono state osservate per la prima volta fuori dall’area di origine soltanto dal 2000 in poi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motore principale non è soltanto il clima. È la globalizzazione. Uova e larve viaggiano nei container, nei pneumatici usati, nelle piante e nelle merci. Il commercio internazionale crea le occasioni di trasporto; temperature più elevate e inverni più miti aumentano poi le probabilità che le specie introdotte sopravvivano e si riproducano. Il caso più evidente è quello della zanzara tigre, Aedes albopictus, originaria dell’Asia ma ormai stabilmente insediata in buona parte dell’Europa. Secondo l’Ecdc, ad aprile 2026 era presente in 384 unità amministrative dell’Ue e dello Spazio economico europeo. In Italia risulta ormai stabilita in tutte le 107 aree considerate dal monitoraggio europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando il vettore arriva, cambia anche la geografia delle malattie. In Europa continentale il rischio di trasmissione locale della dengue è ormai considerato concreto nelle zone dove Aedes albopictus è stabilmente presente, soprattutto quando il virus viene introdotto da viaggiatori infetti. La storia islandese, dunque, conta meno per i tre esemplari trovati che per quello che rappresenta.<br>Per secoli la geografia delle zanzare è sembrata legata a confini climatici relativamente stabili. Oggi quei confini sono molto più mobili. Trasporti globali, urbanizzazione e riscaldamento modificano contemporaneamente le rotte degli insetti e quelle delle malattie che trasportano. Cambia il clima, gli animali si adattano. E purtroppo per noi, in qualche caso, proliferano.</p>
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		<title>Industria ed energia, il nodo resta il costo</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/industria-ed-energia-il-nodo-resta-il-costo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 08:59:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le filiere italiane scontano prezzi elevati e forte dipendenza dall’estero. Il confronto alla Camera rilancia il tema di una strategia energetica legata alla competitività.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione energetica torna a essere, oltre che ambientale, una questione industriale. È questo il filo che ha attraversato il convegno “Imprese italiane e sfida energetica, tra geopolitica e competitività internazionale”, ospitato martedì alla Camera: il costo dell’energia non è più una variabile esterna alla politica economica, ma uno dei fattori che decidono dove si produce, dove si investe e quali filiere riescono a restare sul mercato. Il punto di partenza è il cambio di scenario globale. Stati Uniti e Cina hanno costruito strategie molto diverse, ma accomunate dalla priorità assegnata alla sicurezza energetica e alla difesa della propria base produttiva: Washington attraverso shale gas, Gnl, reshoring e controllo tecnologico; Pechino mantenendo il carbone alla base del sistema mentre accelera su nucleare, rinnovabili e minerali critici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa invece sembra concentrare una parte rilevante della propria azione sulla regolazione della decarbonizzazione, senza dotarsi con la stessa forza di strumenti capaci di proteggere la competitività industriale. È qui che ETS, ETS2 e CBAM diventano non soltanto dossier climatici, ma variabili di costo. Nel quadro presentato dall’analista Sergio Giraldo, il prezzo della CO2 si colloca intorno agli 80 euro a tonnellata, mentre l’ETS2, rinviato al 2028, allargherà il carbon pricing a riscaldamento e trasporti, con ricadute potenziali anche sulla logistica delle filiere. Sullo sfondo resta poi il nodo strutturale del gas. L’andamento del prezzo unico nazionale (pun) continua a risentire fortemente delle quotazioni del title transfer facility di Amsterdam: prima la rottura degli equilibri di approvvigionamento con la Russia, poi le nuove tensioni sulle rotte internazionali hanno mostrato quanto il prezzo europeo dell’energia resti esposto alla geopolitica. E anche una volta superata l’attuale fase di crisi, le curve illustrate al convegno indicano per una parte significativa dei prossimi anni quotazioni del gas ancora superiori ai livelli precedenti al 2021. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui la tesi che la politica energetica debba tornare a essere anche politica industriale: diversificazione degli approvvigionamenti, capacità e stoccaggi, infrastrutture, produzione nazionale e un mix tecnologico più ampio. Sul piano politico, Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive, e Tullio Patassini, responsabile energia della Lega, hanno tradotto questa impostazione nella linea del Carroccio: affiancare nucleare, solare, eolico, idroelettrico e biomasse, investire sull’efficienza e chiedere una revisione dell’ETS, giudicato dai due esponenti un aggravio per le imprese con benefici ambientali limitati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta è anche quella di destinare agli investimenti in efficienza energetica i 14 miliardi di scostamento richiamati da Gusmeroli e Patassini, con l’obiettivo di intervenire sui consumi e quindi sui costi per famiglie e imprese. Ma il tema va oltre il confronto sulle singole tecnologie o sugli strumenti europei. La questione che il convegno lascia aperta è quale equilibrio l’Europa voglia costruire tra decarbonizzazione, autonomia strategica e difesa della manifattura. Per un Paese come l’Italia, fortemente dipendente dall’estero per le fonti energetiche e allo stesso tempo caratterizzato da un’importante base manifatturiera, la risposta non riguarda soltanto la bolletta: riguarda la capacità di mantenere sul territorio produzioni, investimenti e competenze in un mercato globale nel quale l’energia è tornata a essere una leva di competitività e di potere economico.</p>
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		<title>Acqua: la materia critica più preziosa del petrolio</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/acqua-materia-critica-piu-preziosa-del-petrolio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 08:28:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è quotata come il rame, il litio o il petrolio, ma l’acqua sta assumendo tutte le caratteristiche di una materia critica: disponibilità limitata, domanda crescente e dipendenza diretta di interi sistemi produttivi. Con una differenza decisiva: è insieme diritto umano, infrastruttura pubblica e fattore di produzione. È questa sovrapposizione a renderla una delle variabili economiche e geopolitiche più complesse dei prossimi decenni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non è quotata come il rame, il litio o il petrolio, ma l’acqua sta assumendo tutte le caratteristiche di una materia critica: disponibilità limitata, domanda crescente e dipendenza diretta di interi sistemi produttivi. Con una differenza decisiva: è insieme diritto umano, infrastruttura pubblica e fattore di produzione. È questa sovrapposizione a renderla una delle variabili economiche e geopolitiche più complesse dei prossimi decenni.<br>Una centralità emersa con forza anche al Forum Euromediterraneo dell’Acqua, in corso a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre, organizzato dal Comitato One Water e che ha riunito oltre 40 delegazioni nazionali attorno all’obiettivo della sicurezza idrica del Mediterraneo. Aprendo i lavori, il direttore generale della FAO Qu Dongyu ha ricordato come una carenza d’acqua incida direttamente su cosa gli agricoltori possono produrre, sugli alimenti che arrivano sui mercati e sui prezzi pagati dalle famiglie. Sistemi idrici, mercati alimentari ed economie, ha sottolineato, sono ormai strettamente interconnessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri spiegano la dimensione del problema. Secondo l’ultimo World Water Development Report delle Nazioni Unite, 2,1 miliardi di persone non dispongono ancora di acqua potabile gestita in modo sicuro. Solo lo 0,5% dell’acqua presente sul pianeta è acqua dolce utilizzabile e disponibile e circa metà della popolazione mondiale sperimenta una grave scarsità idrica almeno per una parte dell’anno. La pressione crescerà: la FAO stima che entro il 2050 l’agricoltura dovrà produrre il 50% in più di alimenti, mangimi e fibre rispetto al 2012, mentre la domanda di acqua dolce potrebbe aumentare di un ulteriore 25%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel solo Mediterraneo la questione ha già assunto dimensioni strutturali: oltre 180 milioni di persone vivono in condizioni di scarsità idrica, un dato che al Forum è stato assunto come punto di partenza per discutere non soltanto di siccità, ma di infrastrutture, tecnologie, governance e accesso ai capitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto, però, non è soltanto ambientale. È economico. L’agricoltura assorbe circa il 72% dei prelievi mondiali di acqua dolce; industria ed energia un altro 19%. Raffreddamento delle centrali, semiconduttori, data center, chimica, farmaceutica, acciaio, miniere e industria alimentare dipendono tutti dalla disponibilità di acqua. La scarsità può quindi tradursi in minore produzione, maggiori costi e interruzioni delle catene del valore. È lo stesso approccio adottato dal Forum, che ha inserito tra i propri temi centrali il nesso acqua-energia e i nuovi utilizzi della risorsa nell’industria tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Banca Mondiale ha stimato che scarsità idrica e cambiamento climatico potrebbero ridurre il Pil di alcune regioni fino al 6% entro il 2050. L’OECD quantifica in circa 260 miliardi di dollari l’anno le perdite legate a servizi idrici e igienico-sanitari inadeguati, cui si aggiungono 120 miliardi di danni da alluvioni urbane e 94 miliardi di perdite per l’agricoltura irrigua. Tra il 2002 e il 2021, secondo UNESCO, le inondazioni hanno generato perdite economiche per 832 miliardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto vale allora l’acqua? Non esiste un prezzo unico. UNESCO ricorda che prezzo, costo del servizio e valore economico non coincidono. Nell’agricoltura a basso valore aggiunto, il valore attribuito all’acqua può essere inferiore a 5 centesimi di dollaro al metro cubo; per colture ad alto valore, usi industriali o servizi urbani può essere molto superiore. E c’è un mercato che rende visibile questa ambivalenza: quello dell’acqua in bottiglia, che secondo la United Nations University valeva circa 270 miliardi di dollari e potrebbe arrivare a 500 miliardi entro il 2030.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui emerge la dicotomia tra acqua pubblica e acqua privata. L’accesso all’acqua potabile è riconosciuto dalle Nazioni Unite come diritto umano e il finanziamento del settore resta in larghissima parte pubblico. Nei Paesi in via di sviluppo, secondo la Banca Mondiale, la spesa annua per l’acqua è pari a circa 164,6 miliardi di dollari: il 91% proviene da governi e imprese pubbliche, meno del 2% dal settore privato. Ma per colmare il ritardo infrastrutturale e centrare gli obiettivi globali serviranno fino a 7.000 miliardi di dollari entro il 2030.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio il finanziamento uno dei nodi emersi con maggiore chiarezza a Roma. Secondo le stime alla base dei lavori del Forum, nel solo Mediterraneo il deficit strutturale di investimenti nel settore idrico è compreso tra 40 e 80 miliardi di dollari l’anno. Il presidente di Cassa Depositi e Prestiti Giovanni Gorno Tempini ha ricordato che gli investimenti mondiali nel settore hanno raggiunto quasi 50 miliardi di dollari nel 2024, ma che il fabbisogno rimane enorme. Per trasformare le necessità infrastrutturali in investimenti concreti, ha osservato, occorre mobilitare nuovo capitale, rafforzare le partnership e soprattutto aumentare il numero dei progetti effettivamente “bankable”, attraverso strumenti finanziari, competenze tecniche e meccanismi di condivisione del rischio adeguati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitale privato, dalle concessioni ai blue bond fino ai partenariati pubblico-privati, sarà quindi sempre più necessario, ponendo al centro tariffe, regolazione e l’equilibrio tra rendimento e accessibilità. La sfida non è semplicemente trovare più denaro, ma costruire progetti capaci di attrarlo senza compromettere la natura pubblica e universale della risorsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine c’è la diplomazia dell’acqua. Il 60% dei flussi mondiali di acqua dolce attraversa confini nazionali e 153 Paesi condividono almeno un bacino o acquifero transfrontaliero. Solo 43 dispongono però di accordi operativi che coprono almeno il 90% delle acque condivise. Negoziare dighe, falde e portate diventa così politica industriale, sicurezza alimentare e politica estera insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una dimensione che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha posto esplicitamente al centro del Forum, definendo l’iniziativa di Roma un nuovo tassello della “diplomazia dell’acqua” e annunciando la costruzione di una piattaforma permanente di contatti, progetti e collaborazioni tra governi, imprese, banche, università e organizzazioni internazionali. Il messaggio politico era stato preparato il giorno precedente dalla riunione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo, nella quale i Paesi membri hanno ribadito la necessità di rafforzare la cooperazione regionale per una gestione sostenibile e integrata dell’acqua. Prossimo appuntamento internazionale di alto livello la UN Water Conference, che si terrà a dicembre ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi. Gli Emirati sono presidente di turno insieme al Senegal.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma perché l’acqua non è semplicemente il “nuovo petrolio”? È qualcosa di più difficile da sostituire, da trasportare e, soprattutto, da separare dal territorio in cui si trova. Il Forum di Roma lo ha reso evidente: la sicurezza idrica è ormai contemporaneamente una questione di competitività, investimenti, sicurezza alimentare, resilienza climatica e politica estera. Ed è proprio per questo che il valore economico dell’acqua è destinato a crescere ben oltre il prezzo pagato in bolletta. La cooperazione internazionale sarà decisiva.</p>
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		<title>Vetro e carta, la transizione si scontra con il costo dell’energia</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/vetro-e-carta-la-transizione-si-scontra-con-il-costo-dellenergia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 08:32:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due filiere strategiche del made in Italy chiedono interventi sui costi e una strategia di lungo periodo. Il nodo è continuare a investire nella transizione senza perdere produzione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella del vetro e quella della carta sono due filiere strategiche dell’industria made in Italy, ma oggi vivono un momento di difficoltà molto serio: il costo dell’energia sta diventando un vincolo alla competitività e, soprattutto, alla capacità di programmare gli investimenti necessari per continuare a produrre in Italia. È il messaggio emerso al convegno “Imprese italiane e sfida energetica” alla Camera, dove Marco Ravasi, vicepresidente di Assovetro, e Carlo De Lullis, vicepresidente di Assocarta, hanno raccontato due settori energivori già molto all’avanguardia sul fronte della sostenibilità, ma sempre più esposti a prezzi energetici difficili da assorbire. Nel vetro l’energia può arrivare a pesare per circa un quarto sul costo complessivo; nella carta il gas resta centrale, in particolare attraverso la cogenerazione. In entrambi i casi, il problema non è soltanto quanto costa produrre oggi, ma con quale prospettiva un’impresa possa decidere investimenti che hanno orizzonti di dieci o dodici anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paradosso è che proprio le imprese chiamate a investire di più nella transizione rischiano di avere meno risorse per farlo. Ravasi rivendica una filiera del vetro già fortemente orientata al riciclo e indica nell’elettrificazione «la strada maestra» per ridurre ulteriormente le emissioni. De Lullis sottolinea invece come le cartiere italiane abbiano già spinto molto sull’efficienza dei processi e sulla valorizzazione della materia recuperata: «Abbiamo fatto tutto quello che è il massimo tecnologico per decarbonizzare», osserva. Ma per entrambi la transizione può funzionare soltanto se accompagnata da una politica energetica capace di garantire prezzi sostenibili, infrastrutture adeguate e una direzione chiara nel lungo periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel vetro la questione diventa particolarmente evidente perché i forni richiedono investimenti elevati e vengono rinnovati dopo cicli molto lunghi. Una maggiore elettrificazione è tecnicamente possibile, ma presuppone disponibilità di energia a prezzi competitivi e reti in grado di sostenere consumi più elevati. Ravasi richiama il confronto con Paesi come Francia e Spagna, dove condizioni energetiche più favorevoli possono orientare le scelte di investimento delle multinazionali. «Se devo fare un forno ibrido in Italia oggi non lo faccio, perché non ho la garanzia che l’elettricità sarà competitiva con Francia e Spagna di qui a cinque anni», sintetizza. Il punto, dunque, è avere oggi una strategia che renda possibile programmare gli investimenti di domani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la carta l’emergenza è invece legata soprattutto al prezzo del gas. De Lullis spiega che gli aumenti non possono essere trasferiti immediatamente sui clienti, soprattutto in una fase di mercato debole, e parla di una perdita progressiva di produzione e competitività. «Le nostre aziende non possono resistere più di tanto», avverte, chiedendo nell’immediato «un aiuto temporaneo» che possa passare da interventi sul prezzo del gas o da crediti d’imposta. Il rischio industriale si intreccia qui con quello ambientale: meno cartiere significa anche meno capacità di riciclare sul territorio la carta raccolta in Italia, con la possibilità di esportare materia recuperabile per poi riacquistare dall’estero prodotti trasformati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui le richieste al mondo istituzionale. Sul breve periodo, entrambe le filiere chiedono strumenti capaci di attenuare l’impatto dei prezzi energetici. De Lullis indica interventi sul costo del gas e crediti d’imposta; sia lui sia Ravasi chiedono una revisione, o nella fase attuale una sospensione, dell’ETS. Sul sistema europeo delle emissioni De Lullis è netto: «È diventato una tassa, una sorta di carbon tax», mentre Ravasi ritiene che nella situazione attuale una sospensione sarebbe il segnale della consapevolezza della gravità della crisi. Ma il punto centrale riguarda il dopo-emergenza: costruire una strategia energetica che consenta alle imprese di sapere su quali fonti, prezzi e infrastrutture potranno contare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="775" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/10/Foto-Gusmeroli-Art.-energia1-1024x775.jpeg" alt="" class="wp-image-68318" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/10/Foto-Gusmeroli-Art.-energia1-1024x775.jpeg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/10/Foto-Gusmeroli-Art.-energia1-768x581.jpeg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/10/Foto-Gusmeroli-Art.-energia1-300x227.jpeg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/10/Foto-Gusmeroli-Art.-energia1.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Deputato della Lega Alberto Gusmeroli.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È questa, in fondo, la richiesta comune che arriva da vetro e carta, due mondi che insieme rappresentano un’eccellenza industriale: nella produzione di vetro l’Italia ha superato la Germania diventando la prima produttrice in Europa, con un fatturato integrato che si aggira intorno ai 9 miliardi di euro; la carta, dal canto suo, genera l’1,2% del Pil, impiega 162.000 addetti e vale 26 miliardi di euro di fatturato. Se il divario energetico con i concorrenti diventa strutturale, il rischio non è soltanto una riduzione dei margini: è lo spostamento fuori dall’Italia di investimenti, produzioni e pezzi di filiera che, una volta persi, difficilmente possono essere ricostruiti.</p>
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		<title>La mobilità sostenibile si costruisce insieme: città, imprese e sharing per cambiare gli spostamenti quotidiani</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/mobilita-sostenibile-voi-technology-sharing/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:47:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla collaborazione tra amministrazioni, aziende e operatori alla sfida del primo e ultimo miglio: sharing, trasporto pubblico e mobility management diventano leve decisive per rendere sostenibile la mobilità quotidiana.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(<em>*</em>Articolo di Sergio Tilotta, Responsabile di Mercato di Voi Technology Italia,  pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Settimana Europea della Mobilità ha rappresentato anche quest&#8217;anno un’occasione per interrogarsi su come cambino le nostre città, e, concretamente, su come la mobilità sostenibile possa trasformarsi per i cittadini da obiettivo a scelta quotidiana. La risposta non arriva da un singolo attore. La transizione richiede una collaborazione sempre più stretta tra amministrazioni pubbliche, aziende e operatori. È nella capacità di fare ecosistema, infatti, che si gioca una parte importante della competitività futura delle città. In Voi vediamo lo sharing come un tassello fondamentale. Non l&#8217;alternativa al trasporto pubblico ma strumento per renderlo più accessibile e capillare. Bici e monopattini risolvono il primo e l&#8217;ultimo miglio, quei due chilometri tra la stazione e l&#8217;ufficio che oggi decidono se una persona prende il treno o accende il motore. Perché questo modello funzioni, però, occorre superare la visione nella quale pubblico e privato procedono su binari paralleli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli operatori possono mettere a disposizione tecnologia, investimenti, capacità operativa e conoscenza del mercato; le amministrazioni hanno il compito fondamentale di programmare lo spazio urbano, definire regole chiare e costruire infrastrutture adeguate. Dalla collaborazione tra questi due mondi possono nascere servizi migliori e, soprattutto, più coerenti con le esigenze delle persone. Non si tratta soltanto di autorizzare nuovi servizi. Significa condividere obiettivi, analizzare i flussi, individuare le aree nelle quali la domanda è maggiore, realizzare parcheggi dedicati, migliorare la sicurezza e integrare lo sharing con le reti del trasporto pubblico e con le piattaforme digitali della mobilità. C’è poi un terreno sul quale questa collaborazione può compiere un ulteriore salto di qualità: gli spostamenti casa-lavoro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni giorno una quota significativa della domanda di mobilità è determinata proprio dagli spostamenti sistematici dei lavoratori. È quindi difficile immaginare politiche efficaci per la mobilità sostenibile senza coinvolgere direttamente le imprese e i mobility manager. Il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) non è quindi un semplice adempimento amministrativo, ma uno strumento di politica aziendale e urbana capace di modificare concretamente le abitudini di mobilità. Le imprese possono incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico e dei servizi condivisi; mettere a disposizione dei dipendenti formule di mobilità integrate; organizzare hub e parcheggi dedicati; costruire, insieme agli operatori, soluzioni calibrate sugli orari e sulle caratteristiche dei propri insediamenti. Anche la mobilità condivisa entra stabilmente in questo sistema, soprattutto quando consente di completare un viaggio iniziato in treno, metropolitana o autobus. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I benefici non sono solo ambientali. Ridurre la dipendenza dall’auto significa meno congestione nello spazio urbano, luoghi di lavoro più accessibili e spostamenti meno faticosi. La mobilità diventa così welfare aziendale e, più in generale, uno dei motivi per cui un territorio attrae persone e investimenti. Per questo servono città capaci di dialogare stabilmente con gli operatori, e imprese disposte a considerare la mobilità dei propri dipendenti come una componente della propria responsabilità organizzativa e ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia, da sola, non risolverà i problemi della mobilità. Servono infrastrutture, regole, investimenti e soprattutto una governance capace di mettere intorno allo stesso tavolo amministrazioni, trasporto pubblico, aziende e operatori privati. La Settimana Europea della Mobilità serve anche a ricordarci questo: la mobilità sostenibile non si costruisce contrapponendo pubblico e privato, automobile e sharing, trasporto collettivo e nuove forme di mobilità, ma, al contrario, integrandoli. La città del futuro non sarà quella con il maggior numero di mezzi condivisi o con la tecnologia più avanzata. Sarà quella in cui, ogni mattina, lasciare l’auto a casa sarà diventata la scelta più semplice.</p>
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		<title>Acqua, dal Mediterraneo la sfida dell’accesso universale</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/acqua-dal-mediterraneo-la-sfida-dellaccesso-universale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 14:33:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[forum euromediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[maria spena]]></category>
		<category><![CDATA[tajani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Forum Euromediterraneo dell’Acqua, accesso universale, società civile e cooperazione diventano il cuore della sicurezza idrica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’acqua è una risorsa strategica, ma prima ancora è una condizione essenziale della vita, della salute e dello sviluppo delle comunità. È da questa prospettiva che il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, in programma dal 29 settembre al 2 ottobre a La Nuvola di Roma, prova ad allargare il confronto oltre la dimensione ambientale e geopolitica: parlare di sicurezza idrica significa parlare anche di accesso, disuguaglianze, servizi essenziali e capacità dei territori di garantire a tutti una risorsa che il cambiamento climatico sta rendendo sempre più fragile e contesa. Promosso dal Comitato Italiano One Water con l’Unione per il Mediterraneo e l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia, il Forum riunirà oltre 5.000 partecipanti e più di 40 delegazioni straniere, con oltre cento appuntamenti che coinvolgeranno istituzioni, imprese, ricerca, organizzazioni internazionali e società civile. Ed è proprio quest’ultima presenza a dare all’iniziativa una dimensione che va oltre il confronto tra governi: perché le politiche sull’acqua producono effetti concreti sulla vita quotidiana delle persone, sull’agricoltura, sui servizi pubblici, sulle periferie urbane e sulle aree più vulnerabili del Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto non è soltanto avere più acqua, ma garantire che quella disponibile sia accessibile, sicura e gestita in modo equo. In un’area in cui scarsità idrica, crescita demografica, siccità e infrastrutture insufficienti si sovrappongono, il rischio è che le differenze tra territori e fasce sociali si allarghino ulteriormente. È qui che la cooperazione euromediterranea assume anche un significato sociale: reti più efficienti, riduzione delle perdite, riuso delle acque, desalinizzazione e innovazione tecnologica non sono semplicemente investimenti infrastrutturali, ma strumenti che possono incidere sulla qualità e sulla continuità dell’accesso alla risorsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conferenza di presentazione alla Farnesina ha dato al Forum anche una forte dimensione politica. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato l’obiettivo di fare di Roma «la capitale mondiale dell’acqua», mentre la presidente del Comitato One Water Italy Maria Spena ha definito l’appuntamento un «laboratorio di pace, sviluppo e cooperazione». Una formula che acquista un significato particolare se letta dal punto di vista delle comunità: cooperare sull’acqua significa prevenire conflitti, ma anche costruire servizi più resilienti e ridurre quelle vulnerabilità che colpiscono soprattutto chi dispone di meno strumenti economici e infrastrutturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio dalla gestione delle emergenze alla prevenzione diventa quindi centrale. Spena ha indicato la necessità di una «risposta non più emergenziale ma di lunga prospettiva»: una strategia che non intervenga soltanto quando siccità e crisi idriche hanno già prodotto conseguenze sociali ed economiche, ma che investa prima nelle reti, nella gestione e nella capacità dei territori di adattarsi. In questa direzione si inserisce anche la Rome Initiative on Water, che sarà lanciata in occasione della riunione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo e punta a mobilitare risorse e rafforzare le capacità dei Paesi della sponda Sud.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosiddetta diplomazia blu assume così un significato più ampio. L’acqua può diventare un terreno di collaborazione tra Stati, ma perché questa cooperazione abbia effetti reali deve arrivare fino ai cittadini. Il Forum proverà a mettere allo stesso tavolo decisori pubblici, aziende, ricerca e società civile proprio per collegare le grandi strategie internazionali alle necessità dei territori. Perché la sicurezza idrica non può essere misurata soltanto nella quantità di risorsa disponibile o negli investimenti mobilitati: si misura anche nella possibilità che famiglie, comunità e attività produttive possano accedervi in modo continuo e sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso di Roma guarderà alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Acqua di dicembre ad Abu Dhabi, ma il banco di prova sarà soprattutto ciò che resterà dopo il Forum: progetti, finanziamenti, infrastrutture e forme di cooperazione capaci di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla risorsa. In un Mediterraneo sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico, l’acqua non è soltanto una leva di sicurezza e competitività. È anche una questione sociale. E renderne l’accesso il più possibile universale significa trasformare la politica idrica in una politica di coesione, sviluppo e tutela delle comunità.<br><br> <a href="https://www.euromedwaterforum.it/venue-information-registration">Qui</a> il link per registrarsi all’evento.</p>
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		<title>Eolico offshore, Taranto chiede certezze sui fondi</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/eolico-offshore-taranto-chiede-certezze-sui-fondi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 14:18:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[eolico offshore]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[taranto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ridotte le risorse 2026 per l'eolico offshore di Taranto. Pichetto assicura il reintegro. L’Autorità portuale: serve un quadro stabile.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’eolico offshore italiano ha un problema che precede perfino l’installazione delle turbine: costruire una filiera industriale capace di assemblare, movimentare e mettere in mare impianti di dimensioni sempre maggiori. È per questo che i porti sono diventati uno degli snodi decisivi della politica energetica nazionale e che la vicenda di Taranto va letta oltre la semplice rimodulazione di un capitolo di spesa. Il porto ionico, insieme ad Augusta, è stato individuato come hub nazionale prioritario per la cantieristica dell’eolico galleggiante, con interventi su banchine, aree logistiche e infrastrutture destinati a sostenere produzione, assemblaggio e varo delle piattaforme. La scelta non parte da zero: Taranto dispone già di una base industriale legata all’eolico e punta a diventare un punto di riferimento mediterraneo per la nuova filiera. Proprio per questo la riduzione delle risorse assume un peso industriale superiore alla sua dimensione contabile. A fronte di una dotazione iniziale complessiva di 78 milioni di euro per lo sviluppo della filiera, le risorse oggi disponibili sui relativi capitoli del ministero dell’Ambiente ammontano a 38,3 milioni; per il solo porto di Taranto il finanziamento previsto nel 2026 scende a circa 13,9 milioni, rispetto ai 28 milioni assegnati all’Autorità portuale. Secondo quanto riportato da fonti di stampa, la rimodulazione sarebbe legata ai tagli operati sui capitoli ministeriali per liberare risorse destinate anche ad altre misure, tra cui la riduzione delle accise sui carburanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha però assicurato che si tratterebbe di una riduzione temporanea e che le somme verrebbero reintegrate nel 2027; gli uffici del ministero avrebbero inoltre confermato l’invarianza della dotazione per il prossimo anno e la possibilità di recuperare le risorse 2026 sulla base dell’avanzamento dei cronoprogrammi. È su questa rassicurazione che l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio costruisce oggi una posizione meno allarmata rispetto alle prime notizie sulla riduzione. Il presidente Giovanni Gugliotti sottolinea che il Ministero non avrebbe modificato il rilievo strategico degli interventi né gli obiettivi della misura e parla di un quadro «meno allarmante». Resta però un punto sostanziale: perché la prospettiva del reintegro possa tradursi in investimenti servono tempi e disponibilità finanziarie formalmente definite. L’AdSP chiede quindi una rapida conferma delle risorse residue sul bilancio 2027 e un quadro finanziario stabile, necessario per adeguare il progetto e procedere con gli interventi programmati. Non è una richiesta meramente amministrativa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’eolico offshore, soprattutto galleggiante, la capacità portuale è parte integrante della catena industriale: senza banchine adeguate, spazi di assemblaggio e infrastrutture logistiche è difficile costruire una produzione su larga scala, mentre l’incertezza sui tempi può indebolire la capacità di attrarre investimenti e commesse. È questo il nodo che rende il caso Taranto indicativo di una questione più ampia. L’Italia ha individuato gli asset portuali su cui provare a costruire una propria filiera offshore, ma la credibilità della strategia dipenderà dalla continuità con cui quelle scelte saranno finanziate e realizzate. A Taranto, inoltre, la partita si intreccia con quella della diversificazione industriale e con la ricerca di nuove attività produttive. Per questo Gugliotti lega la richiesta di chiarezza anche all’evento Offshore Wind Revolution dell’8 e 9 ottobre, auspicando la presenza del ministro per fare il punto sui piani nazionali. Il messaggio dell’Autorità portuale, in sostanza, non è che la partita sia compromessa, ma che una filiera industriale non può essere costruita senza una cornice finanziaria prevedibile. Se Taranto deve davvero diventare uno degli hub italiani dell’eolico offshore, la certezza delle risorse è parte della stessa strategia energetica.</p>
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		<title>Roma capitale della diplomazia blu: inizia il Forum Euromediterraneo dell&#8217;acqua</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/roma-capitale-della-diplomazia-blu-inizia-il-forum-euromediterraneo-dellacqua/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 16:26:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[forum euromediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[maria spena]]></category>
		<category><![CDATA[one water]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 29 settembre al 2 ottobre La Nuvola ospita il Forum Euromediterraneo dell’Acqua. Istituzioni, imprese e ricerca a confronto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’acqua non è più soltanto una questione ambientale. È una risorsa che incrocia sicurezza, sviluppo economico, agricoltura, infrastrutture e stabilità politica, soprattutto in un Mediterraneo sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico. È da questa consapevolezza che nasce il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, in programma dal 29 settembre al 2 ottobre a La Nuvola di Roma, promosso dal Comitato Italiano One Water con l’Unione per il Mediterraneo e l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia. Sono attesi oltre 5.000 partecipanti e più di 40 delegazioni straniere, con oltre cento conferenze e incontri tra istituzioni, imprese, ricerca, organizzazioni internazionali e società civile. <a href="https://www.euromedwaterforum.it/venue-information-registration">Qui</a> il link per registrarsi all&#8217;evento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A dare al Forum una dimensione ancora più politica è stata la conferenza stampa di presentazione che si è svolta venerdì 18 alla Farnesina con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, la presidente del Comitato One Water Italy Maria Spena e l’Inviato speciale della Farnesina per le politiche internazionali dell’acqua Marco Rago. «Faremo di Roma la capitale mondiale dell’acqua», ha detto Tajani, indicando un percorso che parte dalla riunione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo e prosegue con il Forum.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio il passaggio dalla discussione all’attuazione a rappresentare uno dei punti centrali dell’iniziativa. Tajani ha annunciato che alla ministeriale verrà adottata una Dichiarazione politica sulle priorità comuni e sarà lanciata la <strong>Rome Initiative on Water</strong>, pensata per mobilitare risorse e favorire progetti di rafforzamento delle capacità nel settore idrico dei Paesi della sponda Sud. Un’iniziativa già inserita nel percorso dell’Unione per il Mediterraneo sulla finanza per l’acqua, con l’obiettivo di facilitare investimenti e cooperazione regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Forum punta così a diventare un «laboratorio di pace, sviluppo e cooperazione» tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. L’obiettivo, ha spiegato Spena, è spostare il baricentro dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione, costruendo una «risposta non più emergenziale ma di lunga prospettiva». È il significato della cosiddetta «diplomazia blu»: utilizzare una risorsa condivisa e sempre più scarsa non come ulteriore fattore di competizione, ma come terreno sul quale costruire cooperazione, investimenti e relazioni tra Paesi. Nel comunicato di presentazione Spena sottolinea inoltre come l’acqua sia ormai «un elemento strategico per la sicurezza, la competitività e la resilienza» dei territori e come il Mediterraneo abbia bisogno di una cooperazione più forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dimensione politica si accompagnerà a quella industriale e tecnologica. Il programma comprende il CEO Water Summit, dedicato agli impegni di imprese e istituzioni, e il Festival dell’Acqua di Utilitalia, insieme a sessioni promosse da organizzazioni internazionali e centri di ricerca. Il punto è mettere sullo stesso tavolo governance e soluzioni: reti e riduzione delle perdite, riuso delle acque, desalinizzazione, innovazione, finanziamento e gestione integrata della risorsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Forum sarà preceduto il 28 settembre dalla Riunione Ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo alla Farnesina, prevista per la nuova Dichiarazione Mediterranea sull’Acqua. Il percorso guarda poi alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Acqua di dicembre ad Abu Dhabi, altro passaggio della nuova agenda internazionale sulla sicurezza idrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Urania News </strong>sarà media partner del Forum Euromediterraneo dell’Acqua e seguirà il confronto tra istituzioni, imprese ed esperti. Perché il valore dell’appuntamento di Roma si misurerà soprattutto su ciò che riuscirà a lasciare dopo il 2 ottobre: progetti, investimenti e strumenti di cooperazione capaci di trasformare una consapevolezza ormai acquisita in politiche concrete. La sicurezza idrica non è più un dossier settoriale, ma una delle condizioni della stabilità, della competitività e dello sviluppo del Mediterraneo.</p>



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