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	<title>Ambiente - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 31 Jul 2026 08:09:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Fabrizio Penna è il nuovo direttore generale di Ispra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 08:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fabrizio Penna è il nuovo direttore generale di Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. La nomina conclude la procedura avviata lo scorso maggio per il conferimento dell'incarico, che avrà una durata di quattro anni. L'incarico durerà quattro anni.</p>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Fabrizio Penna</strong> è il nuovo direttore generale di Ispra, l&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. La nomina conclude la procedura avviata lo scorso maggio per il conferimento dell&#8217;incarico, che avrà una durata di quattro anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Penna succede a Maria Siclari, alla guida dell&#8217;Istituto dal 2022, e arriva al vertice amministrativo dell&#8217;ente dopo l&#8217;esperienza come capo del Dipartimento responsabile dell&#8217;Unità di missione per il Pnrr del Ministero dell&#8217;Ambiente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Diversi gli incarichi che ha avuto in carriera nel settore ambientale, come quello di dirigente dell&#8217;Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. Ha inoltre già fatto parte del consiglio di amministrazione di Ispra. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ambito ministeriale, lo si ricorda nella Commissione di esperti incaricata della stesura del Testo unico dell&#8217;Ambiente (decreto legislativo 152/2006). Sempre al Ministero dell&#8217;Ambiente, in passato rispettivamente Capo Segreteria del Ministro e del Sottosegretario di Stato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il curriculum comprende anche la presidenza di Poste Italiane Trasporti tra il 2005 e il 2008.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Penna coordinerà struttura amministrativa e scientifica di Ispra in un periodo importante, in cui va consolidato il lavoro connesso ai fondi del Piano di Ripresa e Resilienza, giunto nella sua fase di ultimazione. Altro principale mandato è il rafforzamento del Sistema nazionale per la protezione dell&#8217;ambiente e l&#8217;attuazione delle nuove strategie europee su clima, economia circolare e tutela delle risorse naturali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Laureato in Giurisprudenza all&#8217;Università La Sapienza di Roma, nel 2013 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l&#8217;onorificenza di Ufficiale dell&#8217;Ordine al Merito della Repubblica Italiana, riconoscimento assegnato per i meriti acquisiti nell&#8217;attività istituzionale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul fronte accademico e della formazione, è stato cultore della materia in Diritto dell&#8217;informazione nell&#8217;Unione europea presso la Lumsa, docente di diritto ambientale e relatore in numerosi convegni dedicati ai temi dell&#8217;ambiente, della sostenibilità, dei trasporti e dello sviluppo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Case green, procedura d&#8217;infrazione Ue contro l&#8217;Italia e tutti gli Stati membri</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/direttiva-case-green-procedura-infrazione-ue/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 09:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione europea avvia una procedura d'infrazione contro tutti gli Stati membri per il mancato recepimento della direttiva Case green. Le reazioni di Ferrante e Confedilizia.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Commissione europea ha avviato una procedura d&#8217;infrazione nei confronti di tutti gli Stati membri dell&#8217;Unione, Italia compresa, per il mancato recepimento della direttiva sull&#8217;efficienza energetica degli edifici, nota come direttiva sulle case green. Per il nostro Paese si tratta del secondo richiamo nel giro di pochi mesi, dopo quello aperto a marzo per la mancata presentazione della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bruxelles motiva la decisione ricordando che il patrimonio immobiliare rappresenta la principale fonte di consumo energetico nell&#8217;Unione europea. La direttiva è considerata uno strumento fondamentale per accelerare il ritmo delle riqualificazioni energetiche, oggi fermo a circa l&#8217;1% annuo, ridurre i costi delle bollette per famiglie e imprese, diminuire la dipendenza dai combustibili fossili importati e raggiungere l&#8217;obiettivo di un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento introduce nuovi standard minimi di efficienza energetica per gli edifici non residenziali e prevede un percorso graduale di riqualificazione per quelli residenziali. Sono inoltre contemplate misure per favorire la mobilità sostenibile, l&#8217;installazione di impianti solari sugli edifici, la creazione di sportelli dedicati all&#8217;assistenza dei cittadini e strumenti di sostegno finanziario, pubblici e privati, per rendere gli interventi più accessibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;apertura della procedura d&#8217;infrazione, la Commissione ha concesso agli Stati membri due mesi di tempo per adottare le misure necessarie e comunicare le iniziative intraprese. Se le risposte non saranno ritenute soddisfacenti, Bruxelles potrà passare alla fase successiva, con l&#8217;invio di un parere motivato. Solo successivamente, in assenza di un adeguamento, potrà decidere di deferire gli Stati interessati alla Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea chiedendo l&#8217;applicazione di eventuali sanzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione della Commissione ha suscitato l&#8217;immediata reazione del sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Tullio Ferrante, esponente di Forza Italia, che ha definito l&#8217;iniziativa la conferma di un&#8217;impostazione distante dalla realtà. «L&#8217;avvio della procedura di infrazione nei confronti di tutti gli Stati membri sulla direttiva Case green conferma ancora una volta l&#8217;approccio irrealistico con cui l&#8217;Unione europea ha affrontato il tema della riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare. È inaccettabile imporre diktat ideologici a suon di salassi a carico dei cittadini», ha dichiarato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla stessa linea anche il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che ha criticato duramente l&#8217;iniziativa di Bruxelles. «Sinceramente non si sa se indignarsi o prenderla a ridere. Un&#8217;istituzione con un minimo di contatto con la realtà comprenderebbe che, se una direttiva non viene recepita da nessuno degli Stati destinatari, il problema non è negli Stati, ma nella direttiva. E invece la Commissione europea arriva persino a celebrare l&#8217;avvio della procedura con un comunicato stampa», ha osservato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spaziani Testa ha quindi ribadito la necessità di una revisione sostanziale della normativa europea, ricordando che Confedilizia aveva espresso forti perplessità fin dalla prima bozza del provvedimento, resa pubblica nel 2021. Secondo il presidente dell&#8217;associazione, l&#8217;efficientamento energetico del patrimonio edilizio deve essere favorito attraverso incentivi e non imposto con obblighi che rischiano di avere effetti pesanti sui proprietari immobiliari. «Ci aspettiamo che la politica, almeno la sua parte più avveduta, pretenda una revisione profonda di un provvedimento sbagliato sin dalla sua impostazione. Il miglioramento delle prestazioni energetiche degli immobili va incentivato, non imposto».</p>
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		<title>L&#8217;Italia supera il 77% di riciclo degli imballaggi nel 2025</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/riciclo-imballaggi-italia-conai-2025/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 09:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CONAI: nel 2025 riciclate quasi 11 milioni di tonnellate di imballaggi, il 77,3% del totale. Quota complessiva sottratta alla discarica all'86,6%. Ai Comuni 892 milioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 l&#8217;Italia ha riciclato 10 milioni e 970mila tonnellate di imballaggi, pari al 77,3% di un immesso al consumo di 14 milioni e 200mila tonnellate. Sommando ai numeri del riciclo quelli del recupero energetico, la quota complessiva di imballaggi usati sottratti alla discarica raggiunge l&#8217;86,6%. È quanto annuncia la Relazione generale CONAI, che documenta annualmente l&#8217;andamento del sistema nazionale di gestione degli imballaggi e del loro riciclo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È un traguardo importante che conferma il primato dell&#8217;Italia nell&#8217;economia circolare e l&#8217;efficacia di un modello fondato sulla collaborazione tra istituzioni, imprese, consorzi e cittadini», dichiara Vannia Gava, viceministro dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica. «Investire nel riciclo e nell&#8217;economia circolare significa coniugare sostenibilità, competitività e crescita. Il Governo continuerà a sostenere questo percorso, favorendo gli investimenti necessari e il rafforzamento del sistema sul territorio. L&#8217;economia circolare rappresenta una grande opportunità per il Paese e un modello che l&#8217;Italia può mettere a disposizione dell&#8217;Europa.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dettaglio, hanno trovato una seconda vita l&#8217;82,2% degli imballaggi in acciaio, pari a oltre 442mila tonnellate; il 69,5% degli imballaggi in alluminio, pari a 56mila tonnellate; il 92,6% dei pack in carta e cartone, ossia 4 milioni e 612mila tonnellate; il 69,7% degli imballaggi in legno, pari a 2 milioni e 493mila tonnellate; il 50,5% di pack in plastica, ossia 1 milione e 161mila tonnellate di plastica tradizionale e oltre 44mila tonnellate di bioplastica compostabile; e più dell&#8217;82% di pack in vetro, ossia 2 milioni e 155mila tonnellate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In crescita anche le quantità di imballaggi riutilizzati: quasi 1 milione e 355mila tonnellate sono stati regolarmente dichiarati al Consorzio, in aumento di oltre 100mila tonnellate rispetto al 2024, soprattutto grazie alla filiera degli imballaggi in legno, sulla quale crescono circuiti di riparazione e riutilizzo aperti e chiusi. Da più di dieci anni CONAI ha introdotto agevolazioni e semplificazioni per gli imballaggi riutilizzabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il supporto ai Comuni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati nazionali sono stati resi possibili anche dal lavoro portato avanti da CONAI e dal sistema consortile con i Comuni italiani tramite l&#8217;accordo nazionale con ANCI, rinnovato nel 2026 e trasformato nel nuovo Accordo di programma quadro nazionale. Nel 2025 sono stati più di 7.500 i Comuni che hanno stipulato almeno una convenzione con il sistema consortile, con una fetta di popolazione servita pari al 98% degli italiani. Per supportare le amministrazioni locali nel ritiro dei rifiuti di imballaggio in modo differenziato, CONAI ha riconosciuto loro 892 milioni di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli imballaggi a fine vita conferiti dai Comuni al sistema CONAI nel 2025 sono aumentati in tutte le macroaree del Paese, principalmente per l&#8217;andamento sfavorevole del mercato delle materie prime seconde. Rispetto al 2024, percentuali in crescita sia a Nord (+10,9%) sia nel Centro (+11,7%) e nel Sud (+11,6%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questo traguardo va tuttavia considerato una base di partenza, non un punto di arrivo», commenta Ignazio Capuano, presidente CONAI. «L&#8217;attenzione delle imprese, nei prossimi anni, dovrà concentrarsi sempre più sulla progettazione orientata al riutilizzo e alla riciclabilità, oltre che sull&#8217;impiego di materie prime seconde, che è fondamentale spingere per chiudere davvero il cerchio. Nel nuovo scenario che si sta delineando, il Consorzio manterrà il suo ruolo di supporto alle imprese, fornendo le competenze tecniche e gli strumenti necessari per adeguarsi anche ai nuovi standard comunitari, e di affiancamento alle pubbliche amministrazioni per promuovere sistemi efficaci ed efficienti di raccolta soprattutto per gli imballaggi domestici, con un&#8217;attenzione particolare ai consumi fuori casa. CONAI deve continuare a mettere a disposizione strumenti e servizi per favorire la transizione verso un modello sostenibile. Al tempo stesso, i risultati raggiunti ricordano che l&#8217;economia circolare si realizza solo quando obiettivi europei vanno di pari passo con la pianificazione territoriale e un&#8217;adeguata dotazione impiantistica: è questa la condizione indispensabile per garantire continuità ed efficienza al sistema. Per questo è essenziale continuare a lavorare per colmare il deficit impiantistico di cui ancora soffrono alcune aree del Paese.»</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>L&#8217;acqua diventa un asset strategico: il Super El Niño cambia la geografia dell&#8217;economia globale</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/el-nino-risorse-idriche-priorita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'acqua diventa un asset strategico: il Super El Niño cambia la geografia dell'economia globale</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;acqua non è più soltanto una risorsa naturale da gestire, ma un&#8217;infrastruttura economica strategica destinata a incidere sulla competitività dei Paesi, sulla sicurezza delle filiere produttive e sugli equilibri geopolitici. Il ritorno ciclico dei fenomeni di Super El Niño rappresenta una delle manifestazioni più evidenti di questo cambiamento: non un semplice evento climatico, ma un moltiplicatore di rischi economici capace di alterare contemporaneamente agricoltura, produzione energetica, commercio internazionale e investimenti. È la tesi che emerge dal rapporto del Comitato One Water, organizzatore del Forum Euromediterraneo dell’Acqua che si terrà a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre presso il centro congressi La Nuvola (<a href="http://www.euromedwarerforum.it">www.euromedwarerforum.it</a>. Le registrazioni per partecipare sono aperte). Il rapporto è dedicato agli effetti del Super El Niño sulle risorse idriche globali, che individua nella gestione dell&#8217;acqua uno dei principali fattori di resilienza economica dei prossimi decenni. Il Comitato One Water, presieduto dall’ On. Maria Spena e il cui direttore generale è Emilio Ciarlo, da anni porta avanti approfondimenti e analisi sul tema dell’acqua, finalizzando proposte e studi utili alla definizione delle politiche attive per il settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto più rilevante emerso dal rapporto è che il fenomeno non riduce semplicemente la disponibilità d&#8217;acqua, ma ne modifica profondamente la distribuzione geografica. Mentre alcune aree affrontano siccità sempre più severe, altre sono colpite da precipitazioni eccezionali e alluvioni che mettono sotto pressione infrastrutture, reti energetiche e sistemi logistici. Il risultato è un aumento della volatilità economica: diminuiscono le rese agricole, cresce la pressione sulle riserve idriche, rallenta la produzione idroelettrica e aumentano i costi assicurativi e di ricostruzione. Gli effetti si propagano rapidamente lungo le catene globali del valore, incidendo sui prezzi delle materie prime alimentari e sulla stabilità dei mercati internazionali. Basti pensare che il Super El Niño del 1997-1998 provocò danni economici stimati in circa 45 miliardi di dollari, mentre quello del 2023-2024 ha contribuito a una delle peggiori siccità mai registrate nel bacino amazzonico, evidenziando come la crisi idrica sia ormai una questione economica prima ancora che ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario cambia anche il paradigma degli investimenti. Se fino a pochi anni fa le politiche climatiche erano concentrate prevalentemente sulla mitigazione delle emissioni, oggi cresce l&#8217;attenzione verso l&#8217;adattamento e la resilienza delle infrastrutture. Il tema non riguarda soltanto nuove dighe o reti acquedottistiche, ma tecnologie digitali capaci di prevedere con mesi di anticipo gli effetti degli eventi estremi. L&#8217;integrazione tra osservazione satellitare, intelligenza artificiale e modelli climatici consente già oggi di simulare l&#8217;evoluzione delle riserve idriche, ottimizzare la gestione degli invasi e supportare le decisioni di governi e imprese. Si apre così un mercato destinato ad attrarre capitali pubblici e privati, dalla sensoristica alle piattaforme di gestione intelligente dell&#8217;acqua fino ai cosiddetti &#8220;digital twin&#8221;, repliche virtuali dei sistemi idrici che permettono di valutare scenari alternativi prima di intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida è anche finanziaria. Sempre più analisti considerano la resilienza idrica una nuova asset class sulla quale costruire strumenti dedicati, come blue bond, water credit e assicurazioni parametriche contro la siccità. Una prospettiva che si lega anche alla crescente centralità del Mediterraneo, dove infrastrutture energetiche, cavi sottomarini e reti idriche stanno diventando elementi di una stessa architettura strategica, come dimostra il crescente interesse verso i grandi corridoi infrastrutturali che attraversano il bacino. L&#8217;acqua entra così nella stessa categoria di energia, dati e materie prime critiche: risorse da proteggere, gestire e utilizzare come leva di sviluppo economico e cooperazione internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, il Super El Niño racconta qualcosa che va oltre il clima. Segna il passaggio da una gestione emergenziale dell&#8217;acqua a una politica industriale della sicurezza idrica. Perché la competitività dei sistemi economici del XXI secolo dipenderà sempre meno dalla sola disponibilità di risorse e sempre più dalla capacità di prevederne la scarsità, investirvi in anticipo e trasformare il rischio climatico in un vantaggio competitivo.</p>
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		<title>Costruzioni e infrastrutture: alla Camera confronto su digitalizzazione, sostenibilità e industrializzazione del settore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 09:52:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su iniziativa dell’On. Alberto Pandolfo, un confronto sulle strategie per accelerare l’innovazione dell’ambiente costruito. Al centro la presenza di INCO.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/costruzioni-e-infrastrutture-alla-camera-confronto-su-digitalizzazione-sostenibilita-e-industrializzazione-del-settore/">Costruzioni e infrastrutture: alla Camera confronto su digitalizzazione, sostenibilità e industrializzazione del settore</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Digitalizzazione, industrializzazione dei processi costruttivi, sostenibilità, innovazione tecnologica e nuove competenze rappresentano oggi le principali leve per rafforzare la competitività del sistema delle costruzioni e delle infrastrutture italiane. È questo il messaggio emerso dall’incontro ospitato presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, promosso su iniziativa dell’Onorevole <a href="https://www.deputatipd.it/deputati/pandolfo-alberto">Alberto Pandolfo</a>, che ha riunito Istituzioni, imprese e associazioni per affrontare una delle sfide più strategiche per il futuro del Paese: accompagnare la trasformazione dell’ambiente costruito verso modelli più industriali, digitali, efficienti e sostenibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fulcro dell’iniziativa è stata la presentazione di <strong>INCO – Industrialisation of Constructions</strong>, la nuova Associazione che riunisce aziende ed enti impegnati nello sviluppo dell’industrializzazione delle costruzioni. INCO nasce con l’obiettivo di contribuire, a livello europeo, alla trasformazione del settore, favorendo la diffusione di un ecosistema integrato fondato su cinque pilastri strategici – governance, regole, finanza, tecnologia e competenze – in grado di accompagnare l’evoluzione del comparto secondo gli indirizzi delineati dall’Unione europea. In questa visione, digitalizzazione e industrializzazione costituiscono i fattori abilitanti per realizzare un mercato delle costruzioni più moderno, competitivo, sostenibile e capace di rispondere alle nuove esigenze sociali, a partire dal tema dell’edilizia accessibile e della qualità dell’ambiente costruito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire i lavori è stato proprio <strong>Alberto Pandolfo</strong>, che ha voluto portare all’attenzione della Camera dei Deputati un confronto tra Parlamento, imprese e operatori del settore sui processi di innovazione che stanno interessando il comparto delle costruzioni e delle infrastrutture, confermando il proprio impegno istituzionale nel favorire il dialogo tra decisori pubblici e sistema produttivo sui temi della modernizzazione del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La modernizzazione del settore delle costruzioni e delle infrastrutture rappresenta una sfida strategica per la competitività del Paese. Innovazione, sostenibilità e digitalizzazione sono elementi essenziali per realizzare opere più efficienti, sicure e capaci di generare valore per i territori. Occasioni di confronto come questa consentono di mettere a sistema competenze, esperienze e visioni utili ad accompagnare l’evoluzione dell’ambiente costruito», ha dichiarato Pandolfo, dopo aver sottolineato l’importanza della garanzia della sicurezza nel comparto, un tema che non consente deroghe.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4086-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-65835" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4086-768x1024.jpeg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4086-225x300.jpeg 225w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4086-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4086.jpeg 1440w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il deputato Alberto Pandolfo</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La missione e gli obiettivi di INCO sono stati illustrati da <strong>Francesco Maraffini</strong>, Direttore Tecnico dell’Associazione, che ha presentato il percorso che ha portato alla sua costituzione e la visione strategica alla base del progetto. L’Associazione intende promuovere un nuovo modello industriale delle costruzioni, favorendo l’integrazione tra innovazione tecnologica, digitalizzazione, sistemi costruttivi evoluti, formazione, armonizzazione normativa e strumenti finanziari, elementi che dovranno procedere in maniera coordinata per sostenere la competitività della filiera italiana nel nuovo scenario europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A completare il quadro strategico, la dichiarazione del Presidente di INCO, <strong>Eugenio Kannès</strong>, che ha sottolineato la necessità di una visione industriale condivisa per accompagnare il cambiamento del settore: «L’Europa sta orientando il settore delle costruzioni verso modelli più industriali, digitali e scalabili. Per raggiungere questo obiettivo servono regole, competenze, tecnologie, strumenti finanziari e una governance capace di coordinare questi elementi nel tempo. L’industrializzazione delle costruzioni non rappresenta soltanto un’evoluzione dei processi produttivi, ma una risposta concreta a esigenze sociali sempre più rilevanti, dall’accessibilità abitativa alla sostenibilità, fino alla competitività del sistema produttivo europeo», ha dichiarato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’approccio proposto da INCO ha trovato una concreta applicazione nella case history presentata da <strong>Tecnostrutture</strong>, illustrata da <strong>Franco Daniele </strong>(VicePresidente di INCO e CEO di Tecnostrutture), che ha evidenziato come l’industrializzazione dei sistemi costruttivi consenta oggi di migliorare qualità, sicurezza, sostenibilità ed efficienza lungo l’intero ciclo di realizzazione delle opere. «Oggi l’innovazione del settore passa dalla capacità di industrializzare i processi costruttivi mantenendo al centro qualità, sicurezza e sostenibilità. Le tecnologie disponibili consentono di ridurre sprechi, ottimizzare i tempi e migliorare le prestazioni delle opere, offrendo una risposta concreta alle esigenze di un mercato in continua evoluzione», ha detto Daniele.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dell’incontro <strong>Paolo Odorizzi</strong>, Co-founder e Senior Partner di Harpaceas, ha presentato il <strong>Report di Sostenibilità 2026</strong> dell’azienda, che da questa edizione, oltre a registrare le performance aziendali, si propone come uno strumento attivo di diffusione della cultura della sostenibilità nei confronti degli stakeholder. Ha poi illustrato come BIM, Intelligenza Artificiale, Digital Twin e criteri ESG stiano trasformando i processi di progettazione, costruzione e gestione delle infrastrutture, contribuendo a generare maggiore efficienza, trasparenza e sostenibilità, spiegando: «La trasformazione digitale non può essere considerata un obiettivo in sé, ma uno strumento per generare valore misurabile. L’integrazione tra dati, processi e criteri ESG permette oggi di supportare decisioni più consapevoli e di accompagnare il settore verso modelli di sviluppo più efficienti, trasparenti e sostenibili lungo l’intero ciclo di vita delle opere».</p>



<p class="wp-block-paragraph">A moderare il confronto è stato <strong>Roberto Minerdo</strong>, esperto di relazioni istituzionali e comunicazione strategica, che ha guidato il dibattito tra i relatori favorendo il dialogo tra istituzioni, associazioni e imprese sui principali temi della trasformazione del comparto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="814" height="1024" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53-814x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-65834" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53-814x1024.jpeg 814w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53-239x300.jpeg 239w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53-768x966.jpeg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53-1222x1536.jpeg 1222w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53.jpeg 1527w" sizes="(max-width: 814px) 100vw, 814px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dell’incontro è emersa con forza la necessità di accelerare la transizione del settore verso modelli produttivi più industrializzati e digitali, valorizzando l’innovazione tecnologica, l’armonizzazione normativa, la formazione delle competenze e una governance condivisa come elementi indispensabili per rafforzare la competitività dell’industria italiana delle costruzioni nel contesto europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa promossa dall’Onorevole Alberto Pandolfo ha rappresentato un’importante occasione di confronto sulle prospettive del settore, evidenziando come il dialogo tra istituzioni, associazioni e imprese costituisca un fattore decisivo per accompagnare la modernizzazione delle costruzioni e delle infrastrutture e sostenere lo sviluppo di un ambiente costruito sempre più innovativo, resiliente e sostenibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/costruzioni-e-infrastrutture-alla-camera-confronto-su-digitalizzazione-sostenibilita-e-industrializzazione-del-settore/">Costruzioni e infrastrutture: alla Camera confronto su digitalizzazione, sostenibilità e industrializzazione del settore</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Solar &#038; Storage Live Italia, a ottobre di nuovo a Verona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 21:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solar & Storage Live Italia, fiera internazionale dedicata al fotovoltaico e ai sistemi di accumulo energetico, torna alla Fiera di Verona il 7 e l’8...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Solar &amp; Storage Live Italia, fiera internazionale dedicata al fotovoltaico e ai sistemi di accumulo energetico, torna alla Fiera di Verona il 7 e l’8 ottobre 2026 per la sua seconda edizione, confermandosi come appuntamento di riferimento per il settore del solare e dello storage energetico. Dopo il debutto nel 2025, la manifestazione è pronta a consolidare il proprio ruolo nel panorama fieristico nazionale delle energie rinnovabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Organizzata da Terrapinn con il supporto di Veronafiere, Solar &amp; Storage Live nel 2025 aveva registrato la partecipazione di oltre 100 tra espositori, startup e più dui 4.800 professionisti e operatori del comparto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma 2026 introduce importanti novità, sempre più orientate alle esigenze concrete della filiera. Tra queste, le Business Strategy &amp; Finance Sessions, un percorso dedicato al finanziamento dei progetti, alla strutturazione finanziaria e allo sviluppo di modelli di business solari scalabili. È prevista inoltre l’istituzione di un Advisory Board, un comitato composto da leader del settore con l’obiettivo di garantire contenuti allineati all’evoluzione del mercato italiano. Il calendario dei convegni vedrà la partecipazione di speaker di primo piano, con esperti provenienti da Edison Spa, Axpo, Centrica Energy, Huawei, Schneider Electric e JA Solar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solar &amp; Storage Live Italia fa parte del brand internazionale Solar &amp; Storage Live, una piattaforma globale ideata da Terrapinn, società leader nell’organizzazione di eventi dedicati all’innovazione e alla tecnologia. Con 20 appuntamenti in tutti i cinque continenti, questa rete favorisce il dialogo e la collaborazione tra grandi player internazionali e realtà locali attive nei settori dell’energia solare e dello storage.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evento rappresenta inoltre un punto di riferimento per installatori, proprietari immobiliari, imprese industriali e utility che desiderano individuare soluzioni concrete, efficaci e immediatamente applicabili per affrontare la transizione energetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sottolineare il valore del ritorno della manifestazione è anche <strong>Gianni Bruno</strong>, direttore generale vicario di Veronafiere: «La partnership con Terrapinn unisce due realtà fieristiche internazionali intorno a un obiettivo comune: accelerare la transizione energetica e favorire lo sviluppo di nuove opportunità di business. Per Veronafiere significa sostenere attivamente con le proprie competenze di organizzatori fieristici progetti che guardano avanti, e farlo nel modo più coerente con la missione di essere un luogo di incontro per l’innovazione, le imprese e le idee».</p>
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		<title>Acqua e resilienza, presentato a Roma l&#8217;acquedotto antisismico dei Sibillini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Lambiase]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 21:07:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Acqua e resilienza, presentato a Roma l'acquedotto antisismico dei Sibillini. Un modello innovativo per garantire acqua e continuità dei servizi in caso di terremoti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/acqua-e-resilienza-presentato-a-roma-lacquedotto-antisismico-dei-sibillini/">Acqua e resilienza, presentato a Roma l’acquedotto antisismico dei Sibillini</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Garantire l&#8217;accesso all&#8217;acqua anche durante terremoti, frane, alluvioni ed eventi climatici estremi. È questa la sfida al centro dell&#8217;evento &#8220;La gestione dell&#8217;acqua a prova di terremoto, frane, alluvioni, effetti climatici. Nuove tecnologie e infrastrutture made in Italy per impianti e reti idriche&#8221;, che si è svolto a Palazzo Wedekind a Roma. Nel corso dell&#8217;incontro è stato presentato ufficialmente l&#8217;acquedotto antisismico dei Sibillini, un&#8217;infrastruttura considerata unica nel panorama europeo e progettata per garantire la continuità dell&#8217;approvvigionamento idrico anche in presenza di eventi sismici di elevata intensità. Il progetto supera il tradizionale modello basato su una singola linea di adduzione, introducendo una rete fondata sulla ridondanza infrastrutturale, sulla duplicazione strategica delle dorsali e sull&#8217;interconnessione dei sistemi idrici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro ha rappresentato anche il lancio ufficiale del Forum Euromediterraneo dell&#8217;Acqua, che si svolgerà a Roma presso La Nuvola dal 29 settembre al 2 ottobre 2026. Un appuntamento che riunirà istituzioni, imprese, comunità scientifica e stakeholder internazionali per discutere di innovazione, sostenibilità e sicurezza delle risorse idriche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L&#8217;Italia oggi può avere l&#8217;orgoglio di presentare un progetto ingegneristico che consente la realizzazione di un acquedotto capace di resistere alle sollecitazioni di un terremoto», ha dichiarato il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci. «Dopo un sisma la mancanza d&#8217;acqua non rappresenta soltanto un ulteriore disagio per la popolazione colpita, ma diventa un serio problema di carattere igienico-sanitario». Musumeci ha inoltre richiamato l&#8217;attenzione sulla necessità di rafforzare la cultura della prevenzione. «Qualunque intervento istituzionale non può produrre risultati ottimali senza la partecipazione consapevole dei cittadini», ha spiegato, sottolineando come accanto alle opere infrastrutturali sia necessario investire nella formazione e nell&#8217;educazione al rischio, a partire dalle scuole.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Musumeci: &quot;Con l&amp;apos;acquedotto antisismico preserviamo l&amp;apos;acqua anche in eventi avversi&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/pWnh8TYYe1M?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">A evidenziare il valore strategico dell&#8217;opera è stata Maria Spena, presidente del Comitato One Water. «Si tratta della prima infrastruttura idrica antisismica in Europa», ha affermato. «È la dimostrazione dell&#8217;eccellenza italiana nell&#8217;ingegneria idraulica e della capacità di trasformare ricerca e innovazione in opere concrete». Secondo la presidente del Comitato One Water, proprio l&#8217;interconnessione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla crescente pressione sulle risorse idriche. Un principio che sarà al centro del primo Forum Euromediterraneo dell&#8217;Acqua, in programma a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre 2026, con la partecipazione di 43 Paesi dell&#8217;area euro-mediterranea. «L&#8217;Italia può rappresentare un ponte di dialogo e cooperazione in una regione nella quale l&#8217;acqua è sempre più un tema strategico, non solo ambientale ma anche geopolitico», ha osservato.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Spena (One Water): &quot;Forum Euromediterraneo dell&amp;apos;acqua pone l&amp;apos;Italia al centro&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/W2rxF7Yha10?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le origini del progetto affondano direttamente nell&#8217;esperienza del terremoto del Centro Italia del 2016. A ricordarlo è stato il Commissario Straordinario di Governo per la ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli. «Il 24 agosto 2016 non registrammo soltanto 299 vittime tra Amatrice, Arquata e Accumoli, ma anche la perdita di oltre il 60% dell&#8217;approvvigionamento idrico delle Marche», ha spiegato. «Quando abbiamo deciso di ricostruire quell&#8217;acquedotto ci siamo chiesti come fare in modo che, di fronte a un nuovo evento estremo, l&#8217;infrastruttura continuasse a funzionare. Da qui è nato quello che oggi rappresenta un vero modello europeo di acquedotto antisismico». Per Castelli, il progetto rappresenta un esempio concreto di come la ricostruzione possa trasformarsi in un&#8217;opportunità di innovazione. «Negli ultimi cinquant&#8217;anni l&#8217;Italia ha pagato circa 350 miliardi di euro di danni provocati da eventi estremi e catastrofali. Investire nella prevenzione significa ridurre drasticamente i costi futuri. Per ogni euro investito in prevenzione si può ottenere un risparmio di almeno dodici euro». </p>



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<iframe loading="lazy" title="Castelli: &quot;Acquedotto antisismico modello europeo che testimonia la resilienza dei territori&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/igDK1RP3f64?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">La dimensione internazionale della gestione dell&#8217;acqua è stata al centro dell&#8217;intervento di Alain Meyssonnier, presidente dell&#8217;Istituto Mediterraneo dell&#8217;Acqua, che ha sottolineato l&#8217;importanza di investire nella prevenzione e nello scambio di buone pratiche tra i Paesi del Mediterraneo. Meyssonnier ha evidenziato come il Forum Euromediterraneo rappresenti un&#8217;occasione unica per condividere esperienze e soluzioni sulla gestione delle inondazioni, della scarsità idrica e dei rischi naturali. «È fondamentale anticipare gli investimenti necessari per ridurre gli impatti delle emergenze future», ha osservato, sottolineando come la cooperazione internazionale sia oggi uno strumento indispensabile per affrontare sfide che non conoscono confini.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Alain Meyssonnier: &quot;Forum Euromediterraneo importante per prevenire terremoti e inondazioni&quot;." width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Z2gudO3wF6k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli interventi anche quello di Erasmo D&#8217;Angelis, coordinatore del Comitato Italiano One Water e della Fondazione EWA, che ha definito il progetto dei Sibillini «un vero orgoglio nazionale». «Per la prima volta in Europa abbiamo un intero acquedotto costruito con tecniche antisismiche e in grado di resistere anche alle grandi frane», ha dichiarato. «Quando manca l&#8217;acqua dopo un sisma o dopo una grande frana si determinano condizioni di rischio molto elevate, anche dal punto di vista sanitario. Quest&#8217;opera dimostra le capacità tecniche e tecnologiche italiane e può rappresentare una svolta per il futuro delle infrastrutture idriche». D&#8217;Angelis ha inoltre richiamato l&#8217;attenzione sulla necessità di rafforzare la capacità del Paese di accumulare e gestire le risorse idriche. «L&#8217;Italia dispone di una quantità di acqua che molti Paesi ci invidiano. La vera sfida è dotarsi delle infrastrutture necessarie per conservarla e utilizzarla nei periodi di maggiore necessità».</p>



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<iframe loading="lazy" title="D&amp;apos;Angelis (One Water): &quot;Acquedotto antisismico dei Sibillini un orgoglio nazionale&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/FXA9qPZRXKw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">A sottolineare il valore strategico dell&#8217;infrastruttura è stato Luigi Ferrara, del Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha definito il nuovo acquedotto «una prova concreta dell&#8217;eccellenza italiana nel campo dell&#8217;ingegneria applicata alla prevenzione dei rischi naturali». Secondo Ferrara, l&#8217;opera rappresenta non soltanto una risposta alle esigenze dei territori colpiti dal sisma, ma anche un modello esportabile. «Può diventare un esempio per molti Paesi europei e mediterranei caratterizzati da elevata vulnerabilità sismica», ha spiegato. «Si tratta di un&#8217;esperienza che può essere condivisa e replicata, contribuendo a rafforzare il ruolo dell&#8217;Italia come punto di riferimento internazionale nella gestione delle infrastrutture idriche resilienti».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Ferrara: &quot;Forum Euromediterraneo occasione per esportare i nostri saperi sulla gestione dell&amp;apos;acqua&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/71D6C3J15rE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Riprese e montaggio di Simone Zivillica</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/acqua-e-resilienza-presentato-a-roma-lacquedotto-antisismico-dei-sibillini/">Acqua e resilienza, presentato a Roma l&#8217;acquedotto antisismico dei Sibillini</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Transizione energetica, Vigilante: «Oggi il GSE affianca cittadini, imprese ed enti locali»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/transizione-energetica-vigilante-oggi-il-gse-affianca-cittadini-imprese-ed-enti-locali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:16:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=64581</guid>

					<description><![CDATA[<p>La transizione energetica cambia natura: non solo ambiente, ma anche sicurezza, autonomia e costo dell'energia. Vinicio Vigilante sull’evoluzione del ruolo del GSE tra imprese, cittadini e territori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/transizione-energetica-vigilante-oggi-il-gse-affianca-cittadini-imprese-ed-enti-locali/">Transizione energetica, Vigilante: «Oggi il GSE affianca cittadini, imprese ed enti locali»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>La transizione energetica non si misura soltanto nei megawatt installati. Si misura anche nella capacità di trasformare strumenti, incentivi e opportunità in benefici concreti per famiglie e imprese. È una sfida che riguarda la diffusione delle rinnovabili, ma anche la semplificazione dei processi, l’accesso alle informazioni e il rapporto tra istituzioni e territori. Un terreno sul quale, secondo Vinicio Vigilante, Amministratore Delegato del Gestore dei Servizi Energetici, si gioca una parte importante della competitività energetica del Paese. Intervistato da Urania News a margine del Festival dell’Energia di Lecce, Vigilante ha delineato un modello nel quale il ruolo del GSE evolve insieme alle esigenze della transizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mentre fino a qualche tempo fa dicevamo che il GSE finanziava la transizione energetica, oggi parliamo di un GSE che affianca cittadini, imprese ed enti locali per attuare le misure che contrastino il caro energia», spiega. Un cambiamento che riflette l’evoluzione dello scenario energetico. Per Vigilante la transizione non può più essere considerata soltanto una questione ambientale. È diventata anche una questione di sicurezza energetica, autonomia e indipendenza. È per questo che insiste sul concetto di «buona transizione energetica», ovvero una transizione capace di trasferire ai consumatori il valore economico delle fonti rinnovabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La buona transizione energetica è quella che consente di trasferire ai consumatori il valore delle rinnovabili che è rappresentato dal basso costo», osserva. L’obiettivo non è quindi soltanto aumentare la produzione di energia pulita, ma fare in modo che i benefici economici derivanti dalle rinnovabili arrivino concretamente a famiglie e imprese. È su questo terreno che il GSE concentra una parte crescente della propria attività. Informazione e supporto rappresentano due condizioni essenziali per favorire la diffusione degli strumenti oggi disponibili. Un esempio è quello delle comunità energetiche rinnovabili, che il GSE considera una delle principali innovazioni degli ultimi anni. Strumenti che consentono a cittadini, enti e organizzazioni di condividere l’energia prodotta localmente e che hanno come obiettivo quello di coniugare sostenibilità e riduzione dei costi energetici. «Soprattutto informazione e soprattutto accompagnamento nell’utilizzo di questi nuovi strumenti», sottolinea, indicando una delle direttrici principali dell’attività dell’ente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai cittadini, uno degli interlocutori prioritari resta il mondo delle imprese. Il costo dell’energia continua infatti a rappresentare un elemento di pressione per il sistema produttivo italiano e il GSE punta a sostenere il percorso di investimento delle aziende nelle fonti rinnovabili. In questa direzione si inserisce la convenzione recentemente sottoscritta con Confindustria, richiamata dallo stesso Vigilante come uno strumento di collaborazione per accompagnare le imprese nell’utilizzo delle misure disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra queste figura l’Energy Release, pensato per i grandi consumatori di energia e finalizzato a favorire nuovi investimenti nelle fonti rinnovabili. Ma l’attenzione non riguarda soltanto le realtà più energivore. «Non ci sono soltanto le grandi imprese, anche le piccole e medie imprese». Per queste ultime, ricorda Vigilante, nell’ambito del Decreto Energia si è pensato a strumenti come i contratti a lungo termine, che consentono di accedere a prezzi dell’energia inferiori rispetto a quelli di mercato e di aumentare la prevedibilità dei costi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il raggiungimento degli obiettivi energetici richiede però il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali. Vigilante sottolinea il ruolo centrale di regioni e comuni, ricordando come una parte significativa delle autorizzazioni per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili sia di competenza delle amministrazioni territoriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo percorso la semplificazione rappresenta una delle priorità dichiarate. «Questa è un’altra stella polare dell’azione del GSE», afferma Vigilante. L’obiettivo è ridurre il peso della burocrazia e rendere più semplice l’accesso agli incentivi e agli strumenti esistenti. Il caso delle comunità energetiche viene indicato come uno degli esempi più significativi. «Siamo partiti da zero», osserva. Da qui la scelta di costruire una vera e propria «cassetta degli attrezzi» per accompagnare concretamente chi intende investire in questi progetti. Un approccio che sintetizza anche l&#8217;evoluzione del ruolo del GSE descritta da Vigilante: non soltanto gestire strumenti e risorse, ma aiutare cittadini, imprese ed enti locali a utilizzarli. Perché la sfida della transizione energetica, oggi, non sembra essere soltanto quella di mettere a disposizione nuove opportunità, ma di renderle davvero accessibili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/transizione-energetica-vigilante-oggi-il-gse-affianca-cittadini-imprese-ed-enti-locali/">Transizione energetica, Vigilante: «Oggi il GSE affianca cittadini, imprese ed enti locali»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Italia delle materie prime critiche: quando la sfida passa da riciclo, tecnologia e competenze</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/riciclo-materie-prime-economia-circolare-daprile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 09:44:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Italia delle materie prime critiche: quando la sfida passa da riciclo, tecnologia e competenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/riciclo-materie-prime-economia-circolare-daprile/">L’Italia delle materie prime critiche: quando la sfida passa da riciclo, tecnologia e competenze</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br><br>Per anni l&#8217;economia circolare è stata raccontata soprattutto come una politica ambientale. Oggi, però, la crescente competizione globale sulle materie prime critiche la sta trasformando in qualcosa di diverso: una questione industriale. Perché mentre la transizione energetica accelera e l&#8217;intelligenza artificiale aumenta la domanda di risorse strategiche, il tema non è più soltanto ridurre gli sprechi ma costruire nuove filiere capaci di garantire approvvigionamenti, tecnologia e competitività. Intervenendo ai microfoni di URANIA News a margine del Festival dell&#8217;Energia di Lecce, Laura D&#8217;Aprile, Capo Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile del Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha indicato proprio nelle materie prime critiche uno dei terreni su cui si giocherà una parte della competitività europea dei prossimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L&#8217;Italia è uno dei campioni europei per l&#8217;economia circolare perché tradizionalmente siamo poveri di materie prime e quindi abbiamo dovuto fare anche a livello industriale di necessità virtù», osserva D&#8217;Aprile. Una caratteristica che oggi assume un valore diverso. Le nuove tecnologie e l&#8217;intelligenza artificiale richiedono infatti quantità crescenti di terre rare e materie prime critiche, rendendo sempre più strategica la capacità di recuperare e reimmettere queste risorse nei processi produttivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo contesto che l&#8217;economia circolare smette di essere soltanto una politica di gestione dei rifiuti e diventa uno strumento di approvvigionamento industriale. «Le nuove tecnologie, l&#8217;intelligenza artificiale e quanto ad essa collegato hanno bisogno di materie prime critiche e di terre rare», spiega D&#8217;Aprile, sottolineando la necessità di sviluppare nuove filiere dedicate proprio al recupero di questi materiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La direzione è la stessa seguita dall&#8217;Unione europea. La Commissione ha infatti avviato programmi di finanziamento destinati a progetti e impianti per le materie prime critiche. Un segnale significativo arriva dall&#8217;ultima tornata di approvazioni: dei sette progetti europei presentati dall&#8217;Italia, sei riguardano il riciclo. Un dato che conferma come il recupero delle risorse sia ormai parte integrante delle strategie industriali europee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo D&#8217;Aprile il Paese dispone già di competenze importanti sviluppate sia dal sistema industriale sia dal mondo della ricerca. Startup, università e istituti tecnologici lavorano da anni sul riciclo e sul recupero delle materie prime, contribuendo alla costruzione di un patrimonio di conoscenze che rappresenta uno dei principali punti di forza italiani. «Abbiamo tanti brevetti e ne potremmo avere anche di più oggettivamente: è un asset tecnologico e di know-how che noi dobbiamo anche esportare all&#8217;estero».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La competizione globale, tuttavia, non può essere affrontata sul terreno delle quantità. «Noi non potremo mai competere in termini quantitativi con la produzione di materie prime seconde, di terre rare e di materie prime critiche con i Paesi extra Ue, in primis con la Cina». La sfida, secondo il Ministero, è quindi tecnologica prima ancora che produttiva. «Possiamo infatti competere in termini tecnologici. Di skills e di know-how».</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo percorso un contributo importante è arrivato dal PNRR. Le risorse sono state utilizzate per rafforzare l&#8217;infrastruttura impiantistica dedicata al riciclo, con particolare attenzione al Centro-Sud, ma anche per sviluppare sistemi digitali destinati al monitoraggio ambientale. Un doppio investimento che punta a rafforzare sia la capacità industriale sia quella tecnologica del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alle filiere resta poi aperta la questione autorizzativa. D&#8217;Aprile distingue tra il livello nazionale e quello territoriale. Se negli ultimi anni si è registrata una forte accelerazione nel rilascio del permitting delle fonti rinnovabili, a livello regionale persistono ancora frammentazioni dovute sia alla carenza di personale sia alla mancanza di indirizzi e competenze omogenee. Per questo il Ministero sta lavorando attraverso programmi di affiancamento alle amministrazioni territoriali e strumenti come l&#8217;Interpello Ambientale, con l&#8217;obiettivo di rendere più uniforme l&#8217;applicazione delle norme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fondo resta però una sfida che attraversa imprese, ricerca e pubblica amministrazione: quella delle competenze. «Le università stanno perdendo tanti studenti nelle discipline tecniche e questo è un problema», avverte D&#8217;Aprile. Un tema che va oltre l&#8217;economia circolare e che tocca direttamente la capacità dell&#8217;Italia di costruire le filiere della transizione. Perché se le materie prime critiche rappresentano uno dei terreni su cui si misurerà la competitività dei prossimi anni, la differenza non sarà determinata soltanto dalla disponibilità delle risorse. Sarà determinata dalla capacità di recuperarle, trasformarle e valorizzarle attraverso tecnologia, know-how e competenze. Ed è proprio su questo terreno che l&#8217;Italia può giocare la sua partita più importante.</p>
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		<title>La crisi idrica come leva di competitività per il Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 09:18:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il report Italy for Climate lancia l’allarme: eventi estremi in crescita e stress idrico sempre più elevato mettono a rischio economia e infrastrutture.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/la-crisi-idrica-come-leva-di-competitivita-per-il-paese/">La crisi idrica come leva di competitività per il Paese</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’acqua è diventata il vero ago della bilancia per la competitività del sistema Italia. Molto più dell&#8217;inflazione o del costo dell&#8217;energia, è la gestione della risorsa idrica a dettare la nuova agenda economica e infrastrutturale del Paese. A tracciare questo scenario è il rapporto “<a href="https://italyforclimate.org/wp-content/uploads/Troppa-o-troppo-poca-lacqua-in-Italia-in-un-clima-che-cambia-Report-2026-Italy-for-Climate.pdf">Troppa o troppo poca</a>”, realizzato da Italy for Climate e presentato in questi giorni alla Venice Climate Week 2026. L&#8217;Italia viaggia a un ritmo di riscaldamento superiore alla media globale, con un aumento delle temperature di 2°C negli ultimi cinquant&#8217;anni. Questa dinamica impone un rapido aggiornamento dei nostri modelli di sviluppo, perché le ricadute sui bilanci sono fin troppo evidenti: tra il 1980 e il 2024, gli eventi meteo estremi hanno generato danni per 145 miliardi di euro. L&#8217;accelerazione recente, in particolare, è un chiaro campanello d&#8217;allarme per gli investitori. In soli sei anni alluvioni e grandinate sono praticamente triplicati, passando dai 660 episodi del 2019 agli oltre 1.670 registrati nel 2025. Nessun catastrofismo, ma un forte richiamo all&#8217;efficienza per proteggere le infrastrutture e l&#8217;economia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore della sfida risiede nella &#8220;sete&#8221; strutturale del nostro apparato produttivo, che si trova a operare in un quadro di forte stress idrico. Prelevando il 27% dell&#8217;acqua disponibile, l&#8217;Italia supera la soglia di guardia internazionale fissata al 20%. Di fatto, condividiamo la stessa vulnerabilità di nazioni dal clima storicamente arido come Malta, Cipro e Spagna. I numeri evidenziano un primato europeo nei consumi che va necessariamente razionalizzato: con 36 miliardi di metri cubi assorbiti nel 2023, distacchiamo nettamente la Spagna (33 miliardi), la Francia (26) e la Germania (24). Questa immensa mole d&#8217;acqua alimenta a pieno ritmo i motori dell&#8217;agricoltura, dell&#8217;industria e delle reti civili. Tutto questo, però, si scontra con una risorsa in costante contrazione a causa del ritiro dei ghiacciai. Oggi la nostra dotazione idrica pro capite si è dimezzata rispetto alla media europea, segnando un netto calo del 20% rispetto a un secolo fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo nuovo assetto climatico ridisegna la mappa dei rischi e delle priorità d&#8217;investimento sul territorio. Andrea Barbabella, responsabile scientifico di Italy for Climate, ricorda come il riscaldamento del Mediterraneo imponga nuove tutele per le coste, minacciate dall&#8217;innalzamento dei mari, oltre a imporre una gestione attenta dei mutamenti della biodiversità marina. Sulla terraferma, il tessuto economico si trova invece ad affrontare un clima sempre più polarizzato. Al Nord le precipitazioni sono diventate improvvise e violente, imponendo nuove difese idrogeologiche per mettere al sicuro le filiere. Al Sud, al contrario, le estati sempre più lunghe e secche stanno spingendo le amministrazioni a trasformare i razionamenti idrici in una misura ordinaria. Una prassi che richiede interventi strutturali rapidi per non frenare lo sviluppo industriale e il fondamentale comparto turistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lungi dal subire il cambiamento in modo passivo, l&#8217;Italia ha oggi l&#8217;occasione di guidare una transizione virtuosa attraverso una vasta opera di ammodernamento. Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, suggerisce una rotta molto pragmatica: abbandonare la vecchia logica del consumo lineare per abbracciare un modello pienamente circolare. Serve un piano capillare di investimenti per azzerare le dispersioni delle reti colabrodo, promuovere il risparmio idrico in ogni settore e spingere sul riuso irriguo delle acque depurate. Persino i fanghi di scarto possono trasformarsi in miniere preziose per recuperare risorse strategiche come fosforo e azoto. Parallelamente, è fondamentale limitare l&#8217;impermeabilizzazione del suolo, creando invece aree di espansione fluviale e bacini di accumulo per l&#8217;acqua piovana nei centri urbani. È un cantiere senza precedenti che, per decollare, richiederà non solo una lucida analisi dei rischi, ma soprattutto risorse finanziarie stabili e durature, capaci di sostenere gli investimenti ben oltre la naturale scadenza dei fondi del Pnrr.</p>
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		<title>La nuova sfida italiana: trasformare la dipendenza in vantaggio strategico</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/la-nuova-sfida-italiana-trasformare-la-dipendenza-in-vantaggio-strategico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 09:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)Nel nuovo grande gioco geopolitico dell’energia, l’Italia si trova davanti a un paradosso. Da un lato, è uno...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/la-nuova-sfida-italiana-trasformare-la-dipendenza-in-vantaggio-strategico/">La nuova sfida italiana: trasformare la dipendenza in vantaggio strategico</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Nel nuovo grande gioco geopolitico dell’energia, l’Italia si trova davanti a un paradosso. Da un lato, è uno dei Paesi europei più esposti alla volatilità dei mercati energetici; dall’altro, è anche uno dei mercati che più rapidamente stanno attirando investimenti nelle infrastrutture per la transizione. È su questa tensione — tra vulnerabilità e opportunità — che si gioca oggi una parte decisiva della competitività industriale europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso che al Festival dell’Energia il tema della sicurezza energetica sia tornato al centro del confronto tra istituzioni, utility, operatori infrastrutturali e industria. Perché l’energia non è più soltanto una questione ambientale o industriale: è diventata un tema di sovranità economica, resilienza geopolitica e sicurezza strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo dimostrano gli ultimi anni. La crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina e le recenti tensioni in Medio Oriente hanno reso evidente quanto il prezzo dell’energia possa incidere sulla tenuta economica di un Paese. Andy Kinsella, founder e CEO di Aer Soléir, sintetizza il punto in modo netto: «I recenti sviluppi geopolitici hanno dimostrato quanto l’indipendenza energetica strategica sia vitale per la competitività e la sicurezza di lungo periodo dell’Europa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo, per l’Italia, è strutturale. Il sistema energetico nazionale continua a dipendere in larga misura dalle importazioni di gas e, in generale, da una produzione ancora fortemente esposta alle oscillazioni internazionali. Aer Soléir osserva come, durante le recenti tensioni sui mercati energetici, i prezzi elettrici italiani siano arrivati a essere fino a dieci volte superiori rispetto a quelli di Paesi come Spagna o Norvegia, caratterizzati da una maggiore disponibilità di produzione domestica e rinnovabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una differenza che racconta molto più di una semplice dinamica di mercato. Significa che i sistemi energetici fondati su una maggiore autonomia produttiva riescono ad assorbire meglio gli shock geopolitici. E significa anche che la transizione energetica non può più essere letta soltanto come una questione climatica: è anche una politica industriale e di sicurezza nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui la corsa agli investimenti in rinnovabili, reti e sistemi di accumulo. Non basta produrre energia pulita: occorre renderla stabile, distribuibile e disponibile nei momenti di picco. In questo quadro si inserisce la strategia di Aer Soléir, gruppo irlandese che considera oggi l’Italia il principale mercato europeo di crescita. Dopo l’avvio del progetto BESS di Rondissone, in Piemonte — uno dei più grandi sistemi di accumulo in costruzione nel Paese, con 250 MW di potenza e 1 GWh di capacità — la società punta a sviluppare nel mercato italiano un portafoglio da circa 1.500 MW tra eolico, fotovoltaico e storage.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Kinsella, il tema non riguarda soltanto la capacità produttiva, ma la tenuta complessiva del sistema infrastrutturale europeo. «L’Italia deve rafforzare e diversificare la propria produzione energetica domestica, anche attraverso infrastrutture rinnovabili e di accumulo», osserva. Ma il vero collo di bottiglia, aggiunge la società nei suoi documenti strategici, è ormai la rete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto è cruciale. Negli ultimi vent’anni il problema principale per gli sviluppatori era assicurarsi contratti di acquisto dell’energia. Oggi, invece, la sfida è ottenere capacità di connessione e accesso alle infrastrutture di trasmissione. La transizione energetica europea rischia infatti di rallentare non tanto per mancanza di tecnologia o capitali, quanto per l’insufficiente velocità autorizzativa e infrastrutturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che si apre il vero confronto politico ed economico dei prossimi anni. Perché rendere l’Italia energeticamente più indipendente significa accelerare su autorizzazioni, reti, accumuli e capacità produttiva domestica. Ma significa anche decidere quanto velocemente il Paese vuole trasformare la propria vulnerabilità energetica in un vantaggio competitivo industriale e geopolitico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/la-nuova-sfida-italiana-trasformare-la-dipendenza-in-vantaggio-strategico/">La nuova sfida italiana: trasformare la dipendenza in vantaggio strategico</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Pichetto Fratin: «Servono più rinnovabili, ma senza ideologie. Il nucleare integrerà il mix energetico»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/pichetto-fratin-servono-piu-rinnovabili-ma-senza-ideologie-il-nucleare-integrera-il-mix-energetico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 08:37:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha tracciato al Festival dell’Energia di Lecce una panoramica sulle principali sfide che attendono l’Italia nei prossimi anni, ribadendo la necessità di un approccio pragmatico fondato sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla complementarità delle fonti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/pichetto-fratin-servono-piu-rinnovabili-ma-senza-ideologie-il-nucleare-integrera-il-mix-energetico/">Pichetto Fratin: «Servono più rinnovabili, ma senza ideologie. Il nucleare integrerà il mix energetico»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>L’energia è ormai al centro delle sfide economiche, industriali e geopolitiche del Paese. Dalla volatilità dei prezzi legata alle tensioni internazionali fino alla necessità di accelerare la transizione energetica, passando per il nodo delle autorizzazioni, il ruolo del nucleare e le opportunità offerte dal Mediterraneo, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha tracciato al Festival dell’Energia di Lecce una panoramica sulle principali sfide che attendono l’Italia nei prossimi anni, ribadendo la necessità di un approccio pragmatico fondato sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla complementarità delle fonti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ministro, il claim della quattordicesima edizione del Festival è “L’energia spiegata”. Fino a pochi anni fa era un tema per addetti ai lavori, oggi invece è al centro del dibattito pubblico. Come è cambiato il suo ruolo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ne parlano tutti perché l’energia sta diventando il fulcro dello sviluppo e quindi la chiave del futuro. È centrale per la decarbonizzazione, per mantenere e creare condizioni di benessere economico e, di conseguenza, di benessere sociale. Oggi l’energia è il tema del giorno».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il costo dell’energia incide direttamente sulla vita delle famiglie. Alla luce delle tensioni internazionali, è previsto un nuovo intervento del Governo sulle accise?<br></strong>«In questo momento dobbiamo osservare come evolve lo scenario internazionale, che cambia di ora in ora. L’impennata dei prezzi è legata alle tensioni nell’area del Golfo Persico e alle difficoltà che hanno interessato lo Stretto di Hormuz. I grandi consumatori asiatici, come Cina, Giappone e Corea del Sud, si sono rivolti ad altri mercati internazionali, contribuendo all’aumento dei prezzi. Se la situazione dovesse normalizzarsi, probabilmente non nell’immediato ma progressivamente, i prezzi potrebbero trovare un nuovo equilibrio. Gli analisti indicano una tendenza al ribasso».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei ha richiamato anche il tema degli stoccaggi energetici. A che punto siamo in vista della prossima stagione invernale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Siamo assolutamente tranquilli. Abbiamo già contratti che coprono oltre il 90% degli acquisti previsti ed è iniziata la fase di immissione del gas nei giacimenti esausti utilizzati come siti di stoccaggio. La situazione è sotto controllo».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno dei temi centrali del dibattito energetico riguarda il rapporto tra sostenibilità, tutela del territorio e sviluppo industriale. Sul fronte delle rinnovabili, qual è oggi il principale ostacolo da superare?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’obiettivo del Piano nazionale integrato energia e clima è arrivare a 131 gigawatt di capacità installata entro il 2030. Solare ed eolico possono dare un contributo molto rilevante a un Paese che continua ad aumentare il proprio fabbisogno energetico. Le difficoltà riguardano soprattutto i processi autorizzativi, le valutazioni ambientali e la distribuzione delle competenze tra i diversi livelli istituzionali. Nella maggior parte dei casi le autorizzazioni sono di competenza regionale e quindi spetta alle Regioni effettuare le valutazioni necessarie».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto pesa il tema delle opposizioni territoriali ai progetti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le opposizioni delle comunità locali e degli enti rappresentativi sono legittime, ma spesso rallentano i processi. Per questo è fondamentale individuare con chiarezza le aree idonee. In passato si è spesso proceduto senza una pianificazione adeguata, con la possibilità di realizzare impianti ovunque. Un Paese come l’Italia, caratterizzato da una straordinaria biodiversità, da un patrimonio paesaggistico unico e da una forte vocazione turistica, non può permettersi il disordine. Una volta individuate le aree idonee, però, bisogna essere automatici e non ideologici nelle autorizzazioni. Non può esistere un no pregiudiziale come posizione di principio».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Spesso il modello spagnolo viene indicato come riferimento nel dibattito energetico. Quali sono le principali differenze rispetto all’Italia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«La Spagna dispone di condizioni molto diverse dalle nostre. Ha una disponibilità enorme di superfici per il fotovoltaico, soprattutto in Andalusia, che presenta caratteristiche quasi desertiche. Inoltre, abbina le rinnovabili a una significativa produzione nucleare che garantisce stabilità al sistema. C’è poi un altro elemento fondamentale: la Spagna dispone di una capacità di rigassificazione estremamente superiore rispetto alla propria domanda interna, mentre noi abbiamo cinque rigassificatori che coprono circa il 50% del fabbisogno nazionale. Questa ridondanza infrastrutturale offre una sicurezza maggiore negli approvvigionamenti».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Veniamo al nucleare. Durante il suo intervento ha parlato della necessità di “integrare, non sostituire”. Che cosa significa concretamente?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Un sistema energetico equilibrato deve poter contare su molteplici fonti. L’Italia dispone di risorse idroelettriche, fotovoltaiche, eoliche e geotermiche. Per alcuni decenni avremo ancora bisogno del gas, il cui peso dovrà progressivamente diminuire con la crescita delle fonti decarbonizzate. In questo quadro il nucleare non sostituisce le altre tecnologie, ma si aggiunge ad esse per rafforzare la stabilità del sistema. Dobbiamo costruire un mix energetico equilibrato, capace di garantire sicurezza, sostenibilità e competitività».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra le tecnologie emergenti c’è anche l’idrogeno. Quale ruolo potrà avere?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’idrogeno avrà una sua rilevanza nel prossimo decennio. La sua diffusione è più lenta perché richiede ancora un’evoluzione dei sistemi di utilizzo e consumo. Oggi, in molti casi, è più facile produrre idrogeno che impiegarlo in modo efficiente. Ma resta una tecnologia destinata ad avere un ruolo importante».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’Italia dispone anche di una grande risorsa naturale: il mare. Quanto può incidere nella strategia energetica nazionale?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il Mediterraneo rappresenta un asset strategico. È già oggi un crocevia di infrastrutture fondamentali, dai gasdotti ai cavi sottomarini per le telecomunicazioni. Proprio osservando la distribuzione dei nuovi data center in Italia ho notato una forte concentrazione tra Bari e Brindisi. La ragione è semplice: da lì transitano i principali collegamenti digitali tra Europa, Regno Unito, Commonwealth e India. Il mare è una straordinaria infrastruttura invisibile che contribuisce ad attrarre investimenti e attività ad alta intensità energetica. Per questo il suo ruolo sarà sempre più centrale nello sviluppo del Paese».</p>
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