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	<title>Ambiente - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 16:26:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Roma capitale della diplomazia blu: inizia il Forum Euromediterraneo dell&#8217;acqua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 16:26:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[forum euromediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[maria spena]]></category>
		<category><![CDATA[one water]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 29 settembre al 2 ottobre La Nuvola ospita il Forum Euromediterraneo dell’Acqua. Istituzioni, imprese e ricerca a confronto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/roma-capitale-della-diplomazia-blu-inizia-il-forum-euromediterraneo-dellacqua/">Roma capitale della diplomazia blu: inizia il Forum Euromediterraneo dell’acqua</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’acqua non è più soltanto una questione ambientale. È una risorsa che incrocia sicurezza, sviluppo economico, agricoltura, infrastrutture e stabilità politica, soprattutto in un Mediterraneo sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico. È da questa consapevolezza che nasce il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, in programma dal 29 settembre al 2 ottobre a La Nuvola di Roma, promosso dal Comitato Italiano One Water con l’Unione per il Mediterraneo e l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua di Marsiglia. Sono attesi oltre 5.000 partecipanti e più di 40 delegazioni straniere, con oltre cento conferenze e incontri tra istituzioni, imprese, ricerca, organizzazioni internazionali e società civile. <a href="https://www.euromedwaterforum.it/venue-information-registration">Qui</a> il link per registrarsi all&#8217;evento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A dare al Forum una dimensione ancora più politica è stata la conferenza stampa di presentazione che si è svolta venerdì 18 alla Farnesina con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, la presidente del Comitato One Water Italy Maria Spena e l’Inviato speciale della Farnesina per le politiche internazionali dell’acqua Marco Rago. «Faremo di Roma la capitale mondiale dell’acqua», ha detto Tajani, indicando un percorso che parte dalla riunione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo e prosegue con il Forum.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio il passaggio dalla discussione all’attuazione a rappresentare uno dei punti centrali dell’iniziativa. Tajani ha annunciato che alla ministeriale verrà adottata una Dichiarazione politica sulle priorità comuni e sarà lanciata la <strong>Rome Initiative on Water</strong>, pensata per mobilitare risorse e favorire progetti di rafforzamento delle capacità nel settore idrico dei Paesi della sponda Sud. Un’iniziativa già inserita nel percorso dell’Unione per il Mediterraneo sulla finanza per l’acqua, con l’obiettivo di facilitare investimenti e cooperazione regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Forum punta così a diventare un «laboratorio di pace, sviluppo e cooperazione» tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. L’obiettivo, ha spiegato Spena, è spostare il baricentro dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione, costruendo una «risposta non più emergenziale ma di lunga prospettiva». È il significato della cosiddetta «diplomazia blu»: utilizzare una risorsa condivisa e sempre più scarsa non come ulteriore fattore di competizione, ma come terreno sul quale costruire cooperazione, investimenti e relazioni tra Paesi. Nel comunicato di presentazione Spena sottolinea inoltre come l’acqua sia ormai «un elemento strategico per la sicurezza, la competitività e la resilienza» dei territori e come il Mediterraneo abbia bisogno di una cooperazione più forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dimensione politica si accompagnerà a quella industriale e tecnologica. Il programma comprende il CEO Water Summit, dedicato agli impegni di imprese e istituzioni, e il Festival dell’Acqua di Utilitalia, insieme a sessioni promosse da organizzazioni internazionali e centri di ricerca. Il punto è mettere sullo stesso tavolo governance e soluzioni: reti e riduzione delle perdite, riuso delle acque, desalinizzazione, innovazione, finanziamento e gestione integrata della risorsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Forum sarà preceduto il 28 settembre dalla Riunione Ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo alla Farnesina, prevista per la nuova Dichiarazione Mediterranea sull’Acqua. Il percorso guarda poi alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Acqua di dicembre ad Abu Dhabi, altro passaggio della nuova agenda internazionale sulla sicurezza idrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Urania News </strong>sarà media partner del Forum Euromediterraneo dell’Acqua e seguirà il confronto tra istituzioni, imprese ed esperti. Perché il valore dell’appuntamento di Roma si misurerà soprattutto su ciò che riuscirà a lasciare dopo il 2 ottobre: progetti, investimenti e strumenti di cooperazione capaci di trasformare una consapevolezza ormai acquisita in politiche concrete. La sicurezza idrica non è più un dossier settoriale, ma una delle condizioni della stabilità, della competitività e dello sviluppo del Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Inquinamento, l’Onu: ogni dollaro investito nell’aria pulita genera 15 dollari di benefici</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/inquinamento-atmosferico-report-unep-benefici-economici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 13:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un report Unep-Ccac stima che ogni dollaro investito contro l’inquinamento atmosferico possa generare 15 dollari di benefici economici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/inquinamento-atmosferico-report-unep-benefici-economici/">Inquinamento, l’Onu: ogni dollaro investito nell’aria pulita genera 15 dollari di benefici</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ridurre l’inquinamento atmosferico non rappresenta soltanto un obiettivo sanitario e ambientale, ma può trasformarsi in un investimento con ritorni economici molto elevati. Secondo un rapporto pubblicato il 7 settembre dal <strong>Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep)</strong> e dalla <strong>Coalizione per il Clima e l’Aria Pulita (Ccac)</strong>, ogni dollaro destinato a un pacchetto di 25 interventi integrati potrebbe produrre circa <strong>15 dollari di benefici complessivi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto invita così a considerare l’aria pulita anche come un asset economico e una questione di politica finanziaria. Gli interventi presi in esame comprendono il passaggio alle fonti rinnovabili, la riduzione delle emissioni nel comparto oil &amp; gas, controlli post-combustione più incisivi per industrie e centrali, il miglioramento dell’efficienza energetica e standard più severi sulle emissioni dei veicoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte di un investimento stimato attorno allo <strong>0,7% del Pil mondiale nel prossimo decennio</strong>, destinato a scendere allo <strong>0,5% entro il 2100</strong>, i benefici generati dalle misure raggiungerebbero un valore equivalente al <strong>2,8% del Pil globale entro il 2035</strong>, al <strong>4,5% nel 2050</strong> e all’<strong>11,4% entro la fine del secolo</strong>. Il rapporto mette questi costi a confronto con quelli sostenuti attualmente dai governi per i sussidi ai combustibili fossili, indicati nel <strong>2,18% del Pil globale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il peso dell’inquinamento sulla salute e sull’economia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una parte rilevante dei ritorni economici deriva dagli effetti sulla salute. La tesi è che considerare la sanità soltanto come una voce di spesa pubblica impedisca di cogliere il valore economico della salute della popolazione e dei lavoratori. L’inquinamento, al contrario, riduce il capitale umano e la capacità produttiva, generando contemporaneamente maggiori costi sanitari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>2025</strong>, secondo i dati riportati, l’inquinamento atmosferico avrebbe causato <strong>6,4 milioni di morti premature legate all’esposizione all’aperto</strong> e altri <strong>2 milioni di decessi dovuti all’inquinamento negli ambienti domestici</strong>. Tra le vittime figurano <strong>300mila bambini sotto i cinque anni</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’applicazione delle 25 soluzioni individuate permetterebbe, nell’orizzonte considerato dal rapporto, di evitare <strong>144 milioni di morti premature</strong>. A queste si aggiungerebbe una forte riduzione dell’incidenza di numerose patologie: <strong>62 milioni di casi di asma infantile, 87 milioni di infarti, 45 milioni di ictus, 63 milioni di casi di broncopneumopatia cronica ostruttiva, 56 milioni di casi di diabete di tipo 2, 36 milioni di demenza e 7 milioni di tumori polmonari</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Aria pulita e clima, una strategia comune</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La riduzione delle emissioni viene inoltre collegata direttamente alla lotta al cambiamento climatico, poiché i due fenomeni condividono alcune delle principali sorgenti emissive, a partire dai combustibili fossili. Di fronte a un superamento della soglia di <strong>1,5 gradi</strong> considerato ormai inevitabile nello scenario descritto, l’approccio integrato servirebbe sia a contenere il picco del riscaldamento sia a ridurne la durata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le stime riportate, il pacchetto di interventi consentirebbe di evitare <strong>0,34 gradi di riscaldamento entro il 2050</strong> e un ulteriore incremento di <strong>1,4 gradi entro il 2100</strong>. L’effetto si estenderebbe all’innalzamento del livello dei mari, che verrebbe contenuto da <strong>un metro a 0,8 metri</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli effetti economici riguarderebbero anche l’agricoltura. La riduzione delle emissioni di metano permetterebbe di evitare la perdita di <strong>26 milioni di tonnellate di raccolti</strong>, contribuendo a contenere le pressioni sui prezzi alimentari e a tutelare le bilance commerciali agricole. Entro il 2100, inoltre, il raffreddamento prodotto dalle misure consentirebbe di evitare circa <strong>600mila decessi all’anno</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un ritardo di otto anni può dimezzare i risultati</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il principale ostacolo non sarebbe dunque la mancanza di soluzioni disponibili, quanto la difficoltà di metterle in pratica. Il rapporto individua barriere nella frammentazione delle competenze, nello scarso coordinamento tra ministeri e nella limitata capacità amministrativa, alle quali si sommano vincoli finanziari, tecnici e sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’effetto combinato di questi fattori rischia di produrre un <strong>ritardo medio di circa otto anni</strong> nell&#8217;attuazione degli interventi. Ogni anno perso comporterebbe oltre <strong>1.500 miliardi di dollari di benefici economici e sanitari cumulativi non recuperabili</strong> e, secondo le stime, potrebbe portare a dimezzare il potenziale di riduzione delle emissioni raggiungibile entro il 2035.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per evitare questo scenario, Unep e Ccac indicano cinque direttrici: inserire gli obiettivi per aria e clima nei programmi nazionali di crescita e nelle politiche di bilancio; rafforzare le capacità istituzionali; privilegiare gli interventi rapidamente attuabili e ad alto rendimento, come il controllo delle emissioni di metano e il <em>clean cooking</em>; orientare maggiormente la cooperazione internazionale e i capitali verso i Paesi in via di sviluppo; potenziare infine le reti per la raccolta e il monitoraggio dei dati.</p>
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		<title>Dal granchio blu alla cimice asiatica: l’Italia scopre l’economia delle invasioni climatiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 09:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[granchio blu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal granchio blu alle invasioni biologiche, nuove emergenze ambientali stanno trasformando pesca, agricoltura e industria italiana.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La crisi è sempre un&#8217;opportunità. Per chi ha capacità di visione e positività. Per anni il granchio blu è stato raccontato come un predatore vorace capace di devastare gli allevamenti di vongole, oppure come una nuova risorsa da portare in tavola. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, nel Nord Adriatico, le due immagini coincidono: dalla crisi del Delta del Po è nata una filiera fatta di pesca, raccolta, selezione, cottura, congelamento, trasformazione, logistica refrigerata ed export. Nel 2025, tra Veneto ed Emilia-Romagna, sono state catturate oltre 3.700 tonnellate di granchio blu e circa 1.500 sono state commercializzate, il triplo dell’anno precedente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A Goro, uno dei centri della molluschicoltura italiana, cooperative e imprese hanno investito in celle frigorifere e impianti dedicati: circa 110 tonnellate sono state esportate, soprattutto verso Stati Uniti e Corea del Sud, per un valore vicino a 2,5 milioni di euro. La catena industriale si articola ormai in cinque segmenti: cattura e contenimento; lavorazione primaria; trasformazione in polpa, sughi, conserve e semilavorati; valorizzazione di gusci e carapaci per farine, fertilizzanti, mangimi, chitosano, cosmetica e biomedicale; export verso mercati dove il prodotto è già conosciuto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Tunisia, che lavora soprattutto un’altra specie invasiva, il Portunus segnis, dimostra che da un’emergenza può nascere un settore organizzato, con stabilimenti, logistica e vendite internazionali. Il modello contiene però un paradosso. Gli impianti hanno bisogno di materia prima abbondante e continua, mentre l’obiettivo ambientale dovrebbe essere ridurre drasticamente la popolazione invasiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La filiera deve quindi restare uno strumento di contenimento e non trasformarsi in un interesse economico alla conservazione della specie. Anche perché il nuovo business nasce sulle macerie di quello precedente: nel Delta il granchio ha divorato vongole, cozze, ostriche e novellame, facendo crollare in alcune aree la produzione di vongole di oltre il 70%. Le associazioni hanno stimato danni fino a 100 milioni di euro. Stato e Regioni hanno risposto con indennizzi, fondi per protezioni, ripopolamento, monitoraggio e catture, ma il valore dell’export non compensa ancora le perdite della molluschicoltura. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il granchio blu è soltanto il volto più visibile di un fenomeno molto più ampio. Le specie aliene arrivano soprattutto con navi, acque di zavorra, merci, piante, legname, acquacoltura e commercio di animali. Il cambiamento climatico non è sempre la causa dell’introduzione, ma ne moltiplica gli effetti: inverni miti riducono la mortalità, estati più lunghe accelerano la riproduzione, il Mediterraneo più caldo favorisce organismi tropicali, mentre siccità e perdita di biodiversità indeboliscono gli ecosistemi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia sono censite oltre 3.800 specie aliene e circa il 15% è considerato invasivo. In agricoltura il precedente più grave è la cimice asiatica, che attacca pere, mele, pesche, kiwi, ciliegie, nocciole, olive, mais, soia e ortaggi. Nel 2019 i danni furono stimati in oltre 700 milioni di euro. Le perdite non riguardano solo i campi, ma anche magazzini, impianti di selezione, confezionamento, trasporto, grande distribuzione ed export. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Drosophila suzukii colpisce invece fragole, ciliegie, lamponi, more e mirtilli, deponendo le uova nei frutti sani: aumentano così i costi per reti, monitoraggio, raccolta, refrigerazione e scarto. La Popillia japonica minaccia viti, frutteti, mais, soia, vivai e prati; essendo una specie da quarantena, può imporre restrizioni alla movimentazione di piante e terra, con effetti anche su campi sportivi, parchi e aeroporti. Il punteruolo rosso ha già trasformato il paesaggio di molte città costiere, colpendo florovivaismo, Comuni, alberghi, campeggi e stabilimenti balneari, costretti a sostenere spese per trattamenti, abbattimenti e sostituzioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La vespa velutina mette sotto pressione l’apicoltura e, indirettamente, tutte le colture dipendenti dall’impollinazione. Nutrie e gambero rosso della Louisiana danneggiano argini, canali, risaie e corsi d’acqua, facendo ricadere i costi su agricoltori, consorzi di bonifica e amministrazioni. Nel Mediterraneo, pesci palla, pesci scorpione, pesci coniglio e altri organismi tropicali pongono rischi alla pesca, al turismo e alla salute. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I pesci palla possono contenere tetrodotossina, quelli scorpione hanno spine velenose, mentre i pesci coniglio impoveriscono la vegetazione dei fondali e gli habitat delle specie commerciali. In Sicilia orientale cresce inoltre l’attenzione per il granchio nuotatore rosso, possibile nuovo invasore. Le zanzare Aedes, favorite da stagioni calde più lunghe, aumentano infine i rischi di dengue e chikungunya, con costi per sanità, disinfestazione, turismo e sicurezza delle donazioni di sangue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il danno più sottovalutato è però quello commerciale. Una specie da quarantena può bloccare esportazioni, imporre certificazioni, trattamenti e segregazione dei lotti. Per un Paese che fonda una parte della propria competitività sulla qualità agroalimentare, le invasioni biologiche sono ormai un rischio industriale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Servono allerta precoce, coordinamento tra porti, dogane, servizi fitosanitari, ricerca e imprese, oltre a fondi attivabili prima che il danno esploda. Il granchio blu dimostra che l’Italia sa reagire quando la crisi è già avvenuta. La vera sfida è organizzarsi prima che la prossima specie trovi un’altra filiera impreparata.</p>
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		<title>The new granchio blu: è il gambero rosso della Louisiana che invade le acque italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 10:01:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non arriva dal mare e, nonostante il nome con cui viene spesso indicato, non è neppure un granchio. Il gambero rosso della Louisiana,</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/the-new-granchio-blu-e-il-gambero-rosso-della-louisiana-che-invade-le-acque-italiane/">The new granchio blu: è il gambero rosso della Louisiana che invade le acque italiane</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Non arriva dal mare e, nonostante il nome con cui viene spesso indicato, non è neppure un granchio. Il gambero rosso della Louisiana, Procambarus clarkii, è un crostaceo d’acqua dolce originario degli Stati Uniti meridionali che ha già colonizzato laghi, canali, fiumi, risaie e zone umide in gran parte d’Italia. Non esiste ancora una stima nazionale consolidata dei danni economici, ma la pressione sugli ecosistemi, sulle infrastrutture idrauliche e sulla filiera dell’acquacoltura è destinata ad aumentare. La distinzione rispetto al granchio blu è sostanziale. Quest’ultimo ha colpito direttamente la molluschicoltura dell’Adriatico e alcune lagune tirreniche; il gambero della Louisiana agisce invece soprattutto a monte, compromettendo gli ecosistemi d’acqua dolce, le risorse ittiche, gli allevamenti continentali e il reticolo idraulico che alimenta vaste aree agricole e produttive. La specie riesce però a tollerare anche ambienti salmastri, portando il fronte dell’invasione fino alle lagune costiere e alle zone di transizione tra terra e mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla Toscana a quasi tutta Italia</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza italiana viene fatta risalire alla fine degli anni Ottanta e ai primi anni Novanta, quando alcuni esemplari destinati all’allevamento sarebbero sfuggiti da un impianto situato vicino al lago di Massaciuccoli, in provincia di Lucca. Da allora il gambero rosso si è insediato in gran parte del territorio nazionale, comprese Sicilia e Sardegna. Ogni femmina può produrre fino a 600 uova per ciclo riproduttivo e raggiungere la maturità già durante il primo anno di vita: numeri che spiegano la rapidità dell’espansione. Il quadro più netto emerge dalla Pianura Padana. Uno studio condotto nella valle orientale del Po e nel Delta ha rilevato il Procambarus clarkii nel 100% dei dodici corpi idrici esaminati, distribuiti su un’area di circa 3.000 chilometri quadrati. La rete interconnessa dei canali irrigui ha di fatto trasformato il territorio in un’autostrada per la specie. Le aree maggiormente interessate comprendono Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, soprattutto lungo la fascia di pianura, le risaie e il sistema del Po. In Toscana i nuclei storicamente più rilevanti si trovano nel comprensorio di Massaciuccoli e nelle zone umide costiere; in Umbria il gambero è stabilmente presente nel lago Trasimeno. Nel Lazio è monitorato nel Parco nazionale del Circeo e nella Riserva naturale Nazzano Tevere-Farfa, mentre popolazioni consolidate sono state rilevate anche in Sardegna, inizialmente nel bacino del Coghinas e successivamente in diversi ambienti dell’isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prezzo pagato dalla biodiversità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo costo è ambientale. Il gambero della Louisiana è onnivoro, aggressivo e altamente adattabile: si nutre di vegetazione acquatica, molluschi, insetti, uova, larve di pesci e anfibi. Può quindi modificare contemporaneamente la vegetazione, la disponibilità di alimento e la struttura delle comunità presenti sui fondali. Tra le specie più esposte figura il gambero di fiume autoctono, Austropotamobius pallipes. Oltre alla competizione per cibo e rifugi, il gambero americano può trasportare senza manifestare sintomi l’Aphanomyces astaci, agente responsabile della cosiddetta peste del gambero, spesso letale per le popolazioni europee. Nel Parco del Circeo la specie viene indicata tra le principali minacce per anfibi come la rana dalmatina, il tritone crestato italiano e il tritone italiano. La predazione di uova e larve può rendere inutilizzabili interi siti riproduttivi e determinare estinzioni locali. In Emilia-Romagna la sua diffusione è associata anche al peggioramento delle condizioni di specie rare legate agli ambienti palustri. A questi effetti si aggiunge l’attività di scavo. Le tane possono indebolire sponde, argini e canali di drenaggio, aumentare la torbidità dell’acqua e ridurre la vegetazione sommersa. Nelle risaie il gambero può consumare semi e giovani piantine, sradicare i germogli e rendere più instabile il terreno, con danni che crescono all’aumentare della densità della popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pesca e acquacoltura, un impatto difficile da quantificare</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza del granchio blu, per il gambero rosso della Louisiana non è ancora disponibile una stima nazionale consolidata dei danni economici alla pesca e all’acquacoltura italiane. Attribuire oggi una cifra complessiva sarebbe quindi improprio. I costi potenziali sono tuttavia riconoscibili: riduzione delle popolazioni ittiche e dei molluschi d’acqua dolce, alterazione degli habitat di riproduzione, danneggiamento delle reti e degli attrezzi, maggiori spese per monitoraggio e cattura, manutenzione di argini e canali e rischi sanitari connessi alla diffusione di patogeni. Il settore italiano dell’acquacoltura comprende oltre 500 imprese, produce più di 130.000 tonnellate all’anno e genera un valore superiore a 550 milioni di euro. Circa il 75% della produzione è concentrato in acque marine e salmastre; la quota restante riguarda allevamenti d’acqua dolce, con trote, storioni, carpe, pesci gatto, salmerini e altre specie. Questi valori rappresentano la dimensione economica potenzialmente esposta, non una stima delle perdite già provocate dal gambero. Le conseguenze possono essere particolarmente pesanti per gli operatori che lavorano in laghi poco profondi, bacini irrigui e zone umide interconnesse. Nel lago Trasimeno gli studi sulla popolazione di Procambarus clarkii hanno coinvolto direttamente la Cooperativa Alba del Lago Trasimeno e i pescatori professionali locali. Nello stesso bacino opera anche la Cooperativa Pescatori del Trasimeno, una realtà storica già alle prese con il calo del pescato e con il deterioramento delle condizioni idriche del lago. La presenza del gambero costituisce un ulteriore fattore di pressione, ma le fonti disponibili non consentono di attribuirgli una quota specifica delle difficoltà economiche della cooperativa. Anche gli operatori del comprensorio di Massaciuccoli, della Pianura Padana, del Delta del Po, del Circeo e delle zone umide sarde rientrano tra i soggetti territorialmente esposti. Non risultano però pubblicati dati sufficienti per indicare singole aziende come già danneggiate: farlo significherebbe trasformare una valutazione geografica del rischio in un’affermazione economica non dimostrata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il costo futuro: contenere sarà più caro che prevenire</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero conto potrebbe arrivare nei prossimi anni. L’eradicazione delle popolazioni consolidate è considerata quasi impossibile, mentre il cambiamento climatico, la frammentazione degli habitat e la connessione tra i corsi d’acqua possono favorire nuovi insediamenti. Il Piano nazionale di gestione del Procambarus clarkii, approvato dal Ministero dell’Ambiente nel giugno 2023, punta quindi soprattutto su controllo, contenimento, prevenzione delle traslocazioni e tutela delle aree ancora libere dalla specie. Le sperimentazioni mostrano però anche una possibile via industriale. Dal 2019 il CREA ha rimosso oltre 400 chilogrammi di gamberi invasivi da aree protette, trasformandoli in una farina ricca di astaxantina da impiegare nei mangimi per acquacoltura. Una dieta contenente il 12% di questa farina, sperimentata sulle orate, non ha ridotto la crescita e ha migliorato alcuni parametri qualitativi dei filetti. È una prospettiva promettente, ma non una soluzione definitiva. La valorizzazione commerciale può contribuire a finanziare le catture e ridurre la biomassa presente; senza controlli rigorosi, tuttavia, la creazione di una filiera economica rischierebbe perfino di generare interesse nel mantenimento o nella diffusione della specie. Il gambero rosso della Louisiana rappresenta dunque un’emergenza meno visibile di quella del granchio blu, ma più capillare. Non svuota in pochi mesi gli allevamenti di vongole: lavora sotto la superficie, scavando argini, modificando fondali e sottraendo spazio alle specie autoctone. È proprio questa invasione lenta, diffusa e difficile da misurare a renderlo uno dei dossier ambientali ed economici che le filiere dell’acqua dolce non possono più permettersi di sottovalutare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/the-new-granchio-blu-e-il-gambero-rosso-della-louisiana-che-invade-le-acque-italiane/">The new granchio blu: è il gambero rosso della Louisiana che invade le acque italiane</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Siccità, oltre 3 miliardi di danni all’agricoltura. Laghi e Po ai minimi</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/danni-agricoltura-siccita-caldo-incendi-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 08:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caldo e siccità causano oltre 3 miliardi di danni all’agricoltura. Laghi e Po ai minimi, mentre quasi 80mila ettari sono bruciati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Caldo estremo, siccità, grandinate e incendi hanno già provocato <strong>oltre 3 miliardi di euro di danni all’agricoltura italiana</strong>. È la prima stima di Coldiretti, secondo cui il bilancio potrebbe aggravarsi ulteriormente se la carenza di precipitazioni dovesse proseguire. Le maggiori criticità si concentrano al Nord, dove la scarsità d’acqua sta mettendo a rischio diverse produzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcune aree il raccolto di mais rischia di essere completamente compromesso, mentre per il riso si registrano situazioni con perdite fino al 40%. Particolarmente difficile il quadro in Piemonte, alle prese con un marcato deficit di precipitazioni e riserve idriche inferiori di circa il 30% rispetto alla norma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze riguardano riso, mais, ortofrutta, noccioleti, prati e pascoli. Di fronte all&#8217;emergenza, Coldiretti torna a chiedere un’accelerazione del piano degli invasi e l’attivazione dello stato di calamità, richiesta avanzata anche per la Liguria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La disponibilità idrica si è ridotta fino alla metà in Lombardia e nelle principali aree risicole del bacino del Po. Sotto particolare pressione sono il mais e le altre colture estive, con perdite che in alcune zone raggiungono il 70%. Nel Mantovano l’allarme riguarda anche la produzione di zucche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Veneto ed Emilia-Romagna le imprese stanno aumentando il ricorso all’irrigazione nel tentativo di salvaguardare i raccolti, sostenendo però costi più elevati. Sotto osservazione restano pomodoro, soia, barbabietola e foraggi. A rendere ancora più difficile la situazione contribuisce l’avanzamento del cuneo salino, che riduce ulteriormente la disponibilità di acqua dolce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il Centro Italia deve fare i conti con gli effetti delle temperature elevate, che stanno mettendo sotto pressione ortaggi, frutta, oliveti e vigneti. Nel Lazio, secondo Coldiretti, il caldo prolungato sta colpendo soprattutto ortofrutta, foraggi e mais. Per alcune produzioni ortofrutticole i cali delle rese arrivano al 20%, mentre per i foraggi le perdite oscillano tra il 20% e il 30%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà interessano anche gli allevamenti. Le temperature elevate stanno determinando una riduzione della produzione di latte che può raggiungere il 10% al giorno. Alla contrazione delle produzioni si aggiunge l’aumento delle spese sostenute dalle aziende per irrigazione, energia e gasolio, con un&#8217;ulteriore riduzione dei margini. Al Sud e nelle Isole, invece, lo stress idrico interessa soprattutto ortaggi e pomodoro, con il rischio di una diminuzione delle rese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla siccità si somma l’emergenza incendi. <strong>In Sardegna i roghi hanno già devastato migliaia di ettari di pascoli e coltivazioni</strong>, causando la perdita di animali, alveari, foraggi e strutture agricole. Dall’inizio dell’anno, a livello nazionale, sono quasi <strong>80mila gli ettari di boschi e terreni andati in fumo</strong>, secondo l’analisi di Coldiretti su dati Effis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A restituire la dimensione della crisi idrica sono anche i livelli dei grandi laghi. Secondo l’elaborazione di Coldiretti sui dati Laghi.net, il riempimento del lago di Como è sceso a circa il <strong>7% del volume teorico</strong>, quello del lago Maggiore al <strong>3%</strong>, mentre l’Iseo è all’11% e il Garda al 46%. Critica anche la situazione del Po, che registra un livello di 6,90 metri sotto lo zero idrometrico a Pontelagoscuro e di 8,50 metri a Cremona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numeri che rafforzano la richiesta di Coldiretti di procedere con un piano nazionale degli invasi. <strong>L’Italia riesce oggi a trattenere appena l’11% dell’acqua piovana</strong>, una quota ritenuta insufficiente di fronte a periodi di siccità sempre più frequenti e intensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta prevede bacini dotati di sistemi di pompaggio in grado anche di produrre energia elettrica, realizzati con materiali naturali e senza ricorso al cemento. L’acqua accumulata durante l’anno potrebbe essere utilizzata sia per gli usi agricoli sia per quelli civili, mentre gli invasi contribuirebbero alla produzione di energia idroelettrica e alla riduzione degli effetti di eventi meteorologici estremi, comprese esondazioni e allagamenti. Il piano contempla inoltre il recupero delle infrastrutture idriche esistenti, insieme alla manutenzione dei corsi d’acqua e al potenziamento delle reti di distribuzione.</p>
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		<title>Fabrizio Penna è il nuovo direttore generale di Ispra</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/fabrizio-penna-e-il-nuovo-direttore-generale-di-ispra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 08:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fabrizio Penna è il nuovo direttore generale di Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. La nomina conclude la procedura avviata lo scorso maggio per il conferimento dell'incarico, che avrà una durata di quattro anni. L'incarico durerà quattro anni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Fabrizio Penna</strong> è il nuovo direttore generale di Ispra, l&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. La nomina conclude la procedura avviata lo scorso maggio per il conferimento dell&#8217;incarico, che avrà una durata di quattro anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Penna succede a Maria Siclari, alla guida dell&#8217;Istituto dal 2022, e arriva al vertice amministrativo dell&#8217;ente dopo l&#8217;esperienza come capo del Dipartimento responsabile dell&#8217;Unità di missione per il Pnrr del Ministero dell&#8217;Ambiente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Diversi gli incarichi che ha avuto in carriera nel settore ambientale, come quello di dirigente dell&#8217;Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. Ha inoltre già fatto parte del consiglio di amministrazione di Ispra. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ambito ministeriale, lo si ricorda nella Commissione di esperti incaricata della stesura del Testo unico dell&#8217;Ambiente (decreto legislativo 152/2006). Sempre al Ministero dell&#8217;Ambiente, in passato rispettivamente Capo Segreteria del Ministro e del Sottosegretario di Stato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il curriculum comprende anche la presidenza di Poste Italiane Trasporti tra il 2005 e il 2008.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Penna coordinerà struttura amministrativa e scientifica di Ispra in un periodo importante, in cui va consolidato il lavoro connesso ai fondi del Piano di Ripresa e Resilienza, giunto nella sua fase di ultimazione. Altro principale mandato è il rafforzamento del Sistema nazionale per la protezione dell&#8217;ambiente e l&#8217;attuazione delle nuove strategie europee su clima, economia circolare e tutela delle risorse naturali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Laureato in Giurisprudenza all&#8217;Università La Sapienza di Roma, nel 2013 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l&#8217;onorificenza di Ufficiale dell&#8217;Ordine al Merito della Repubblica Italiana, riconoscimento assegnato per i meriti acquisiti nell&#8217;attività istituzionale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul fronte accademico e della formazione, è stato cultore della materia in Diritto dell&#8217;informazione nell&#8217;Unione europea presso la Lumsa, docente di diritto ambientale e relatore in numerosi convegni dedicati ai temi dell&#8217;ambiente, della sostenibilità, dei trasporti e dello sviluppo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Case green, procedura d&#8217;infrazione Ue contro l&#8217;Italia e tutti gli Stati membri</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/direttiva-case-green-procedura-infrazione-ue/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 09:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione europea avvia una procedura d'infrazione contro tutti gli Stati membri per il mancato recepimento della direttiva Case green. Le reazioni di Ferrante e Confedilizia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/direttiva-case-green-procedura-infrazione-ue/">Case green, procedura d’infrazione Ue contro l’Italia e tutti gli Stati membri</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Commissione europea ha avviato una procedura d&#8217;infrazione nei confronti di tutti gli Stati membri dell&#8217;Unione, Italia compresa, per il mancato recepimento della direttiva sull&#8217;efficienza energetica degli edifici, nota come direttiva sulle case green. Per il nostro Paese si tratta del secondo richiamo nel giro di pochi mesi, dopo quello aperto a marzo per la mancata presentazione della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bruxelles motiva la decisione ricordando che il patrimonio immobiliare rappresenta la principale fonte di consumo energetico nell&#8217;Unione europea. La direttiva è considerata uno strumento fondamentale per accelerare il ritmo delle riqualificazioni energetiche, oggi fermo a circa l&#8217;1% annuo, ridurre i costi delle bollette per famiglie e imprese, diminuire la dipendenza dai combustibili fossili importati e raggiungere l&#8217;obiettivo di un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento introduce nuovi standard minimi di efficienza energetica per gli edifici non residenziali e prevede un percorso graduale di riqualificazione per quelli residenziali. Sono inoltre contemplate misure per favorire la mobilità sostenibile, l&#8217;installazione di impianti solari sugli edifici, la creazione di sportelli dedicati all&#8217;assistenza dei cittadini e strumenti di sostegno finanziario, pubblici e privati, per rendere gli interventi più accessibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;apertura della procedura d&#8217;infrazione, la Commissione ha concesso agli Stati membri due mesi di tempo per adottare le misure necessarie e comunicare le iniziative intraprese. Se le risposte non saranno ritenute soddisfacenti, Bruxelles potrà passare alla fase successiva, con l&#8217;invio di un parere motivato. Solo successivamente, in assenza di un adeguamento, potrà decidere di deferire gli Stati interessati alla Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea chiedendo l&#8217;applicazione di eventuali sanzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione della Commissione ha suscitato l&#8217;immediata reazione del sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Tullio Ferrante, esponente di Forza Italia, che ha definito l&#8217;iniziativa la conferma di un&#8217;impostazione distante dalla realtà. «L&#8217;avvio della procedura di infrazione nei confronti di tutti gli Stati membri sulla direttiva Case green conferma ancora una volta l&#8217;approccio irrealistico con cui l&#8217;Unione europea ha affrontato il tema della riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare. È inaccettabile imporre diktat ideologici a suon di salassi a carico dei cittadini», ha dichiarato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla stessa linea anche il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che ha criticato duramente l&#8217;iniziativa di Bruxelles. «Sinceramente non si sa se indignarsi o prenderla a ridere. Un&#8217;istituzione con un minimo di contatto con la realtà comprenderebbe che, se una direttiva non viene recepita da nessuno degli Stati destinatari, il problema non è negli Stati, ma nella direttiva. E invece la Commissione europea arriva persino a celebrare l&#8217;avvio della procedura con un comunicato stampa», ha osservato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spaziani Testa ha quindi ribadito la necessità di una revisione sostanziale della normativa europea, ricordando che Confedilizia aveva espresso forti perplessità fin dalla prima bozza del provvedimento, resa pubblica nel 2021. Secondo il presidente dell&#8217;associazione, l&#8217;efficientamento energetico del patrimonio edilizio deve essere favorito attraverso incentivi e non imposto con obblighi che rischiano di avere effetti pesanti sui proprietari immobiliari. «Ci aspettiamo che la politica, almeno la sua parte più avveduta, pretenda una revisione profonda di un provvedimento sbagliato sin dalla sua impostazione. Il miglioramento delle prestazioni energetiche degli immobili va incentivato, non imposto».</p>
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			</item>
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		<title>L&#8217;Italia supera il 77% di riciclo degli imballaggi nel 2025</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/riciclo-imballaggi-italia-conai-2025/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 09:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CONAI: nel 2025 riciclate quasi 11 milioni di tonnellate di imballaggi, il 77,3% del totale. Quota complessiva sottratta alla discarica all'86,6%. Ai Comuni 892 milioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/riciclo-imballaggi-italia-conai-2025/">L’Italia supera il 77% di riciclo degli imballaggi nel 2025</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 l&#8217;Italia ha riciclato 10 milioni e 970mila tonnellate di imballaggi, pari al 77,3% di un immesso al consumo di 14 milioni e 200mila tonnellate. Sommando ai numeri del riciclo quelli del recupero energetico, la quota complessiva di imballaggi usati sottratti alla discarica raggiunge l&#8217;86,6%. È quanto annuncia la Relazione generale CONAI, che documenta annualmente l&#8217;andamento del sistema nazionale di gestione degli imballaggi e del loro riciclo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È un traguardo importante che conferma il primato dell&#8217;Italia nell&#8217;economia circolare e l&#8217;efficacia di un modello fondato sulla collaborazione tra istituzioni, imprese, consorzi e cittadini», dichiara Vannia Gava, viceministro dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica. «Investire nel riciclo e nell&#8217;economia circolare significa coniugare sostenibilità, competitività e crescita. Il Governo continuerà a sostenere questo percorso, favorendo gli investimenti necessari e il rafforzamento del sistema sul territorio. L&#8217;economia circolare rappresenta una grande opportunità per il Paese e un modello che l&#8217;Italia può mettere a disposizione dell&#8217;Europa.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dettaglio, hanno trovato una seconda vita l&#8217;82,2% degli imballaggi in acciaio, pari a oltre 442mila tonnellate; il 69,5% degli imballaggi in alluminio, pari a 56mila tonnellate; il 92,6% dei pack in carta e cartone, ossia 4 milioni e 612mila tonnellate; il 69,7% degli imballaggi in legno, pari a 2 milioni e 493mila tonnellate; il 50,5% di pack in plastica, ossia 1 milione e 161mila tonnellate di plastica tradizionale e oltre 44mila tonnellate di bioplastica compostabile; e più dell&#8217;82% di pack in vetro, ossia 2 milioni e 155mila tonnellate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In crescita anche le quantità di imballaggi riutilizzati: quasi 1 milione e 355mila tonnellate sono stati regolarmente dichiarati al Consorzio, in aumento di oltre 100mila tonnellate rispetto al 2024, soprattutto grazie alla filiera degli imballaggi in legno, sulla quale crescono circuiti di riparazione e riutilizzo aperti e chiusi. Da più di dieci anni CONAI ha introdotto agevolazioni e semplificazioni per gli imballaggi riutilizzabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il supporto ai Comuni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati nazionali sono stati resi possibili anche dal lavoro portato avanti da CONAI e dal sistema consortile con i Comuni italiani tramite l&#8217;accordo nazionale con ANCI, rinnovato nel 2026 e trasformato nel nuovo Accordo di programma quadro nazionale. Nel 2025 sono stati più di 7.500 i Comuni che hanno stipulato almeno una convenzione con il sistema consortile, con una fetta di popolazione servita pari al 98% degli italiani. Per supportare le amministrazioni locali nel ritiro dei rifiuti di imballaggio in modo differenziato, CONAI ha riconosciuto loro 892 milioni di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli imballaggi a fine vita conferiti dai Comuni al sistema CONAI nel 2025 sono aumentati in tutte le macroaree del Paese, principalmente per l&#8217;andamento sfavorevole del mercato delle materie prime seconde. Rispetto al 2024, percentuali in crescita sia a Nord (+10,9%) sia nel Centro (+11,7%) e nel Sud (+11,6%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questo traguardo va tuttavia considerato una base di partenza, non un punto di arrivo», commenta Ignazio Capuano, presidente CONAI. «L&#8217;attenzione delle imprese, nei prossimi anni, dovrà concentrarsi sempre più sulla progettazione orientata al riutilizzo e alla riciclabilità, oltre che sull&#8217;impiego di materie prime seconde, che è fondamentale spingere per chiudere davvero il cerchio. Nel nuovo scenario che si sta delineando, il Consorzio manterrà il suo ruolo di supporto alle imprese, fornendo le competenze tecniche e gli strumenti necessari per adeguarsi anche ai nuovi standard comunitari, e di affiancamento alle pubbliche amministrazioni per promuovere sistemi efficaci ed efficienti di raccolta soprattutto per gli imballaggi domestici, con un&#8217;attenzione particolare ai consumi fuori casa. CONAI deve continuare a mettere a disposizione strumenti e servizi per favorire la transizione verso un modello sostenibile. Al tempo stesso, i risultati raggiunti ricordano che l&#8217;economia circolare si realizza solo quando obiettivi europei vanno di pari passo con la pianificazione territoriale e un&#8217;adeguata dotazione impiantistica: è questa la condizione indispensabile per garantire continuità ed efficienza al sistema. Per questo è essenziale continuare a lavorare per colmare il deficit impiantistico di cui ancora soffrono alcune aree del Paese.»</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/riciclo-imballaggi-italia-conai-2025/">L&#8217;Italia supera il 77% di riciclo degli imballaggi nel 2025</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>L&#8217;acqua diventa un asset strategico: il Super El Niño cambia la geografia dell&#8217;economia globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'acqua diventa un asset strategico: il Super El Niño cambia la geografia dell'economia globale</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;acqua non è più soltanto una risorsa naturale da gestire, ma un&#8217;infrastruttura economica strategica destinata a incidere sulla competitività dei Paesi, sulla sicurezza delle filiere produttive e sugli equilibri geopolitici. Il ritorno ciclico dei fenomeni di Super El Niño rappresenta una delle manifestazioni più evidenti di questo cambiamento: non un semplice evento climatico, ma un moltiplicatore di rischi economici capace di alterare contemporaneamente agricoltura, produzione energetica, commercio internazionale e investimenti. È la tesi che emerge dal rapporto del Comitato One Water, organizzatore del Forum Euromediterraneo dell’Acqua che si terrà a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre presso il centro congressi La Nuvola (<a href="http://www.euromedwarerforum.it">www.euromedwarerforum.it</a>. Le registrazioni per partecipare sono aperte). Il rapporto è dedicato agli effetti del Super El Niño sulle risorse idriche globali, che individua nella gestione dell&#8217;acqua uno dei principali fattori di resilienza economica dei prossimi decenni. Il Comitato One Water, presieduto dall’ On. Maria Spena e il cui direttore generale è Emilio Ciarlo, da anni porta avanti approfondimenti e analisi sul tema dell’acqua, finalizzando proposte e studi utili alla definizione delle politiche attive per il settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto più rilevante emerso dal rapporto è che il fenomeno non riduce semplicemente la disponibilità d&#8217;acqua, ma ne modifica profondamente la distribuzione geografica. Mentre alcune aree affrontano siccità sempre più severe, altre sono colpite da precipitazioni eccezionali e alluvioni che mettono sotto pressione infrastrutture, reti energetiche e sistemi logistici. Il risultato è un aumento della volatilità economica: diminuiscono le rese agricole, cresce la pressione sulle riserve idriche, rallenta la produzione idroelettrica e aumentano i costi assicurativi e di ricostruzione. Gli effetti si propagano rapidamente lungo le catene globali del valore, incidendo sui prezzi delle materie prime alimentari e sulla stabilità dei mercati internazionali. Basti pensare che il Super El Niño del 1997-1998 provocò danni economici stimati in circa 45 miliardi di dollari, mentre quello del 2023-2024 ha contribuito a una delle peggiori siccità mai registrate nel bacino amazzonico, evidenziando come la crisi idrica sia ormai una questione economica prima ancora che ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario cambia anche il paradigma degli investimenti. Se fino a pochi anni fa le politiche climatiche erano concentrate prevalentemente sulla mitigazione delle emissioni, oggi cresce l&#8217;attenzione verso l&#8217;adattamento e la resilienza delle infrastrutture. Il tema non riguarda soltanto nuove dighe o reti acquedottistiche, ma tecnologie digitali capaci di prevedere con mesi di anticipo gli effetti degli eventi estremi. L&#8217;integrazione tra osservazione satellitare, intelligenza artificiale e modelli climatici consente già oggi di simulare l&#8217;evoluzione delle riserve idriche, ottimizzare la gestione degli invasi e supportare le decisioni di governi e imprese. Si apre così un mercato destinato ad attrarre capitali pubblici e privati, dalla sensoristica alle piattaforme di gestione intelligente dell&#8217;acqua fino ai cosiddetti &#8220;digital twin&#8221;, repliche virtuali dei sistemi idrici che permettono di valutare scenari alternativi prima di intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida è anche finanziaria. Sempre più analisti considerano la resilienza idrica una nuova asset class sulla quale costruire strumenti dedicati, come blue bond, water credit e assicurazioni parametriche contro la siccità. Una prospettiva che si lega anche alla crescente centralità del Mediterraneo, dove infrastrutture energetiche, cavi sottomarini e reti idriche stanno diventando elementi di una stessa architettura strategica, come dimostra il crescente interesse verso i grandi corridoi infrastrutturali che attraversano il bacino. L&#8217;acqua entra così nella stessa categoria di energia, dati e materie prime critiche: risorse da proteggere, gestire e utilizzare come leva di sviluppo economico e cooperazione internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, il Super El Niño racconta qualcosa che va oltre il clima. Segna il passaggio da una gestione emergenziale dell&#8217;acqua a una politica industriale della sicurezza idrica. Perché la competitività dei sistemi economici del XXI secolo dipenderà sempre meno dalla sola disponibilità di risorse e sempre più dalla capacità di prevederne la scarsità, investirvi in anticipo e trasformare il rischio climatico in un vantaggio competitivo.</p>
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		<title>Costruzioni e infrastrutture: alla Camera confronto su digitalizzazione, sostenibilità e industrializzazione del settore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 09:52:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su iniziativa dell’On. Alberto Pandolfo, un confronto sulle strategie per accelerare l’innovazione dell’ambiente costruito. Al centro la presenza di INCO.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Digitalizzazione, industrializzazione dei processi costruttivi, sostenibilità, innovazione tecnologica e nuove competenze rappresentano oggi le principali leve per rafforzare la competitività del sistema delle costruzioni e delle infrastrutture italiane. È questo il messaggio emerso dall’incontro ospitato presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, promosso su iniziativa dell’Onorevole <a href="https://www.deputatipd.it/deputati/pandolfo-alberto">Alberto Pandolfo</a>, che ha riunito Istituzioni, imprese e associazioni per affrontare una delle sfide più strategiche per il futuro del Paese: accompagnare la trasformazione dell’ambiente costruito verso modelli più industriali, digitali, efficienti e sostenibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fulcro dell’iniziativa è stata la presentazione di <strong>INCO – Industrialisation of Constructions</strong>, la nuova Associazione che riunisce aziende ed enti impegnati nello sviluppo dell’industrializzazione delle costruzioni. INCO nasce con l’obiettivo di contribuire, a livello europeo, alla trasformazione del settore, favorendo la diffusione di un ecosistema integrato fondato su cinque pilastri strategici – governance, regole, finanza, tecnologia e competenze – in grado di accompagnare l’evoluzione del comparto secondo gli indirizzi delineati dall’Unione europea. In questa visione, digitalizzazione e industrializzazione costituiscono i fattori abilitanti per realizzare un mercato delle costruzioni più moderno, competitivo, sostenibile e capace di rispondere alle nuove esigenze sociali, a partire dal tema dell’edilizia accessibile e della qualità dell’ambiente costruito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire i lavori è stato proprio <strong>Alberto Pandolfo</strong>, che ha voluto portare all’attenzione della Camera dei Deputati un confronto tra Parlamento, imprese e operatori del settore sui processi di innovazione che stanno interessando il comparto delle costruzioni e delle infrastrutture, confermando il proprio impegno istituzionale nel favorire il dialogo tra decisori pubblici e sistema produttivo sui temi della modernizzazione del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La modernizzazione del settore delle costruzioni e delle infrastrutture rappresenta una sfida strategica per la competitività del Paese. Innovazione, sostenibilità e digitalizzazione sono elementi essenziali per realizzare opere più efficienti, sicure e capaci di generare valore per i territori. Occasioni di confronto come questa consentono di mettere a sistema competenze, esperienze e visioni utili ad accompagnare l’evoluzione dell’ambiente costruito», ha dichiarato Pandolfo, dopo aver sottolineato l’importanza della garanzia della sicurezza nel comparto, un tema che non consente deroghe.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4086-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-65835" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4086-768x1024.jpeg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4086-225x300.jpeg 225w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4086-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4086.jpeg 1440w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il deputato Alberto Pandolfo</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La missione e gli obiettivi di INCO sono stati illustrati da <strong>Francesco Maraffini</strong>, Direttore Tecnico dell’Associazione, che ha presentato il percorso che ha portato alla sua costituzione e la visione strategica alla base del progetto. L’Associazione intende promuovere un nuovo modello industriale delle costruzioni, favorendo l’integrazione tra innovazione tecnologica, digitalizzazione, sistemi costruttivi evoluti, formazione, armonizzazione normativa e strumenti finanziari, elementi che dovranno procedere in maniera coordinata per sostenere la competitività della filiera italiana nel nuovo scenario europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A completare il quadro strategico, la dichiarazione del Presidente di INCO, <strong>Eugenio Kannès</strong>, che ha sottolineato la necessità di una visione industriale condivisa per accompagnare il cambiamento del settore: «L’Europa sta orientando il settore delle costruzioni verso modelli più industriali, digitali e scalabili. Per raggiungere questo obiettivo servono regole, competenze, tecnologie, strumenti finanziari e una governance capace di coordinare questi elementi nel tempo. L’industrializzazione delle costruzioni non rappresenta soltanto un’evoluzione dei processi produttivi, ma una risposta concreta a esigenze sociali sempre più rilevanti, dall’accessibilità abitativa alla sostenibilità, fino alla competitività del sistema produttivo europeo», ha dichiarato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’approccio proposto da INCO ha trovato una concreta applicazione nella case history presentata da <strong>Tecnostrutture</strong>, illustrata da <strong>Franco Daniele </strong>(VicePresidente di INCO e CEO di Tecnostrutture), che ha evidenziato come l’industrializzazione dei sistemi costruttivi consenta oggi di migliorare qualità, sicurezza, sostenibilità ed efficienza lungo l’intero ciclo di realizzazione delle opere. «Oggi l’innovazione del settore passa dalla capacità di industrializzare i processi costruttivi mantenendo al centro qualità, sicurezza e sostenibilità. Le tecnologie disponibili consentono di ridurre sprechi, ottimizzare i tempi e migliorare le prestazioni delle opere, offrendo una risposta concreta alle esigenze di un mercato in continua evoluzione», ha detto Daniele.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dell’incontro <strong>Paolo Odorizzi</strong>, Co-founder e Senior Partner di Harpaceas, ha presentato il <strong>Report di Sostenibilità 2026</strong> dell’azienda, che da questa edizione, oltre a registrare le performance aziendali, si propone come uno strumento attivo di diffusione della cultura della sostenibilità nei confronti degli stakeholder. Ha poi illustrato come BIM, Intelligenza Artificiale, Digital Twin e criteri ESG stiano trasformando i processi di progettazione, costruzione e gestione delle infrastrutture, contribuendo a generare maggiore efficienza, trasparenza e sostenibilità, spiegando: «La trasformazione digitale non può essere considerata un obiettivo in sé, ma uno strumento per generare valore misurabile. L’integrazione tra dati, processi e criteri ESG permette oggi di supportare decisioni più consapevoli e di accompagnare il settore verso modelli di sviluppo più efficienti, trasparenti e sostenibili lungo l’intero ciclo di vita delle opere».</p>



<p class="wp-block-paragraph">A moderare il confronto è stato <strong>Roberto Minerdo</strong>, esperto di relazioni istituzionali e comunicazione strategica, che ha guidato il dibattito tra i relatori favorendo il dialogo tra istituzioni, associazioni e imprese sui principali temi della trasformazione del comparto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="814" height="1024" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53-814x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-65834" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53-814x1024.jpeg 814w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53-239x300.jpeg 239w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53-768x966.jpeg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53-1222x1536.jpeg 1222w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-03-at-14.26.53.jpeg 1527w" sizes="(max-width: 814px) 100vw, 814px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dell’incontro è emersa con forza la necessità di accelerare la transizione del settore verso modelli produttivi più industrializzati e digitali, valorizzando l’innovazione tecnologica, l’armonizzazione normativa, la formazione delle competenze e una governance condivisa come elementi indispensabili per rafforzare la competitività dell’industria italiana delle costruzioni nel contesto europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa promossa dall’Onorevole Alberto Pandolfo ha rappresentato un’importante occasione di confronto sulle prospettive del settore, evidenziando come il dialogo tra istituzioni, associazioni e imprese costituisca un fattore decisivo per accompagnare la modernizzazione delle costruzioni e delle infrastrutture e sostenere lo sviluppo di un ambiente costruito sempre più innovativo, resiliente e sostenibile.</p>
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		<title>Solar &#038; Storage Live Italia, a ottobre di nuovo a Verona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 21:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solar & Storage Live Italia, fiera internazionale dedicata al fotovoltaico e ai sistemi di accumulo energetico, torna alla Fiera di Verona il 7 e l’8...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Solar &amp; Storage Live Italia, fiera internazionale dedicata al fotovoltaico e ai sistemi di accumulo energetico, torna alla Fiera di Verona il 7 e l’8 ottobre 2026 per la sua seconda edizione, confermandosi come appuntamento di riferimento per il settore del solare e dello storage energetico. Dopo il debutto nel 2025, la manifestazione è pronta a consolidare il proprio ruolo nel panorama fieristico nazionale delle energie rinnovabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Organizzata da Terrapinn con il supporto di Veronafiere, Solar &amp; Storage Live nel 2025 aveva registrato la partecipazione di oltre 100 tra espositori, startup e più dui 4.800 professionisti e operatori del comparto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma 2026 introduce importanti novità, sempre più orientate alle esigenze concrete della filiera. Tra queste, le Business Strategy &amp; Finance Sessions, un percorso dedicato al finanziamento dei progetti, alla strutturazione finanziaria e allo sviluppo di modelli di business solari scalabili. È prevista inoltre l’istituzione di un Advisory Board, un comitato composto da leader del settore con l’obiettivo di garantire contenuti allineati all’evoluzione del mercato italiano. Il calendario dei convegni vedrà la partecipazione di speaker di primo piano, con esperti provenienti da Edison Spa, Axpo, Centrica Energy, Huawei, Schneider Electric e JA Solar.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solar &amp; Storage Live Italia fa parte del brand internazionale Solar &amp; Storage Live, una piattaforma globale ideata da Terrapinn, società leader nell’organizzazione di eventi dedicati all’innovazione e alla tecnologia. Con 20 appuntamenti in tutti i cinque continenti, questa rete favorisce il dialogo e la collaborazione tra grandi player internazionali e realtà locali attive nei settori dell’energia solare e dello storage.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evento rappresenta inoltre un punto di riferimento per installatori, proprietari immobiliari, imprese industriali e utility che desiderano individuare soluzioni concrete, efficaci e immediatamente applicabili per affrontare la transizione energetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sottolineare il valore del ritorno della manifestazione è anche <strong>Gianni Bruno</strong>, direttore generale vicario di Veronafiere: «La partnership con Terrapinn unisce due realtà fieristiche internazionali intorno a un obiettivo comune: accelerare la transizione energetica e favorire lo sviluppo di nuove opportunità di business. Per Veronafiere significa sostenere attivamente con le proprie competenze di organizzatori fieristici progetti che guardano avanti, e farlo nel modo più coerente con la missione di essere un luogo di incontro per l’innovazione, le imprese e le idee».</p>
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		<title>Acqua e resilienza, presentato a Roma l&#8217;acquedotto antisismico dei Sibillini</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/acqua-e-resilienza-presentato-a-roma-lacquedotto-antisismico-dei-sibillini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Lambiase]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 21:07:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Acqua e resilienza, presentato a Roma l'acquedotto antisismico dei Sibillini. Un modello innovativo per garantire acqua e continuità dei servizi in caso di terremoti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/acqua-e-resilienza-presentato-a-roma-lacquedotto-antisismico-dei-sibillini/">Acqua e resilienza, presentato a Roma l’acquedotto antisismico dei Sibillini</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Garantire l&#8217;accesso all&#8217;acqua anche durante terremoti, frane, alluvioni ed eventi climatici estremi. È questa la sfida al centro dell&#8217;evento &#8220;La gestione dell&#8217;acqua a prova di terremoto, frane, alluvioni, effetti climatici. Nuove tecnologie e infrastrutture made in Italy per impianti e reti idriche&#8221;, che si è svolto a Palazzo Wedekind a Roma. Nel corso dell&#8217;incontro è stato presentato ufficialmente l&#8217;acquedotto antisismico dei Sibillini, un&#8217;infrastruttura considerata unica nel panorama europeo e progettata per garantire la continuità dell&#8217;approvvigionamento idrico anche in presenza di eventi sismici di elevata intensità. Il progetto supera il tradizionale modello basato su una singola linea di adduzione, introducendo una rete fondata sulla ridondanza infrastrutturale, sulla duplicazione strategica delle dorsali e sull&#8217;interconnessione dei sistemi idrici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro ha rappresentato anche il lancio ufficiale del Forum Euromediterraneo dell&#8217;Acqua, che si svolgerà a Roma presso La Nuvola dal 29 settembre al 2 ottobre 2026. Un appuntamento che riunirà istituzioni, imprese, comunità scientifica e stakeholder internazionali per discutere di innovazione, sostenibilità e sicurezza delle risorse idriche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L&#8217;Italia oggi può avere l&#8217;orgoglio di presentare un progetto ingegneristico che consente la realizzazione di un acquedotto capace di resistere alle sollecitazioni di un terremoto», ha dichiarato il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci. «Dopo un sisma la mancanza d&#8217;acqua non rappresenta soltanto un ulteriore disagio per la popolazione colpita, ma diventa un serio problema di carattere igienico-sanitario». Musumeci ha inoltre richiamato l&#8217;attenzione sulla necessità di rafforzare la cultura della prevenzione. «Qualunque intervento istituzionale non può produrre risultati ottimali senza la partecipazione consapevole dei cittadini», ha spiegato, sottolineando come accanto alle opere infrastrutturali sia necessario investire nella formazione e nell&#8217;educazione al rischio, a partire dalle scuole.</p>



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<iframe title="Musumeci: &quot;Con l&amp;apos;acquedotto antisismico preserviamo l&amp;apos;acqua anche in eventi avversi&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/pWnh8TYYe1M?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">A evidenziare il valore strategico dell&#8217;opera è stata Maria Spena, presidente del Comitato One Water. «Si tratta della prima infrastruttura idrica antisismica in Europa», ha affermato. «È la dimostrazione dell&#8217;eccellenza italiana nell&#8217;ingegneria idraulica e della capacità di trasformare ricerca e innovazione in opere concrete». Secondo la presidente del Comitato One Water, proprio l&#8217;interconnessione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla crescente pressione sulle risorse idriche. Un principio che sarà al centro del primo Forum Euromediterraneo dell&#8217;Acqua, in programma a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre 2026, con la partecipazione di 43 Paesi dell&#8217;area euro-mediterranea. «L&#8217;Italia può rappresentare un ponte di dialogo e cooperazione in una regione nella quale l&#8217;acqua è sempre più un tema strategico, non solo ambientale ma anche geopolitico», ha osservato.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Spena (One Water): &quot;Forum Euromediterraneo dell&amp;apos;acqua pone l&amp;apos;Italia al centro&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/W2rxF7Yha10?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Le origini del progetto affondano direttamente nell&#8217;esperienza del terremoto del Centro Italia del 2016. A ricordarlo è stato il Commissario Straordinario di Governo per la ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli. «Il 24 agosto 2016 non registrammo soltanto 299 vittime tra Amatrice, Arquata e Accumoli, ma anche la perdita di oltre il 60% dell&#8217;approvvigionamento idrico delle Marche», ha spiegato. «Quando abbiamo deciso di ricostruire quell&#8217;acquedotto ci siamo chiesti come fare in modo che, di fronte a un nuovo evento estremo, l&#8217;infrastruttura continuasse a funzionare. Da qui è nato quello che oggi rappresenta un vero modello europeo di acquedotto antisismico». Per Castelli, il progetto rappresenta un esempio concreto di come la ricostruzione possa trasformarsi in un&#8217;opportunità di innovazione. «Negli ultimi cinquant&#8217;anni l&#8217;Italia ha pagato circa 350 miliardi di euro di danni provocati da eventi estremi e catastrofali. Investire nella prevenzione significa ridurre drasticamente i costi futuri. Per ogni euro investito in prevenzione si può ottenere un risparmio di almeno dodici euro». </p>



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<iframe loading="lazy" title="Castelli: &quot;Acquedotto antisismico modello europeo che testimonia la resilienza dei territori&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/igDK1RP3f64?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">La dimensione internazionale della gestione dell&#8217;acqua è stata al centro dell&#8217;intervento di Alain Meyssonnier, presidente dell&#8217;Istituto Mediterraneo dell&#8217;Acqua, che ha sottolineato l&#8217;importanza di investire nella prevenzione e nello scambio di buone pratiche tra i Paesi del Mediterraneo. Meyssonnier ha evidenziato come il Forum Euromediterraneo rappresenti un&#8217;occasione unica per condividere esperienze e soluzioni sulla gestione delle inondazioni, della scarsità idrica e dei rischi naturali. «È fondamentale anticipare gli investimenti necessari per ridurre gli impatti delle emergenze future», ha osservato, sottolineando come la cooperazione internazionale sia oggi uno strumento indispensabile per affrontare sfide che non conoscono confini.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Tra gli interventi anche quello di Erasmo D&#8217;Angelis, coordinatore del Comitato Italiano One Water e della Fondazione EWA, che ha definito il progetto dei Sibillini «un vero orgoglio nazionale». «Per la prima volta in Europa abbiamo un intero acquedotto costruito con tecniche antisismiche e in grado di resistere anche alle grandi frane», ha dichiarato. «Quando manca l&#8217;acqua dopo un sisma o dopo una grande frana si determinano condizioni di rischio molto elevate, anche dal punto di vista sanitario. Quest&#8217;opera dimostra le capacità tecniche e tecnologiche italiane e può rappresentare una svolta per il futuro delle infrastrutture idriche». D&#8217;Angelis ha inoltre richiamato l&#8217;attenzione sulla necessità di rafforzare la capacità del Paese di accumulare e gestire le risorse idriche. «L&#8217;Italia dispone di una quantità di acqua che molti Paesi ci invidiano. La vera sfida è dotarsi delle infrastrutture necessarie per conservarla e utilizzarla nei periodi di maggiore necessità».</p>



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<p class="wp-block-paragraph">A sottolineare il valore strategico dell&#8217;infrastruttura è stato Luigi Ferrara, del Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha definito il nuovo acquedotto «una prova concreta dell&#8217;eccellenza italiana nel campo dell&#8217;ingegneria applicata alla prevenzione dei rischi naturali». Secondo Ferrara, l&#8217;opera rappresenta non soltanto una risposta alle esigenze dei territori colpiti dal sisma, ma anche un modello esportabile. «Può diventare un esempio per molti Paesi europei e mediterranei caratterizzati da elevata vulnerabilità sismica», ha spiegato. «Si tratta di un&#8217;esperienza che può essere condivisa e replicata, contribuendo a rafforzare il ruolo dell&#8217;Italia come punto di riferimento internazionale nella gestione delle infrastrutture idriche resilienti».</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><em>Riprese e montaggio di Simone Zivillica</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/acqua-e-resilienza-presentato-a-roma-lacquedotto-antisismico-dei-sibillini/">Acqua e resilienza, presentato a Roma l&#8217;acquedotto antisismico dei Sibillini</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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