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Il “niet” OPEC+ all’aumento della produzione di greggio a settembre

03
Agosto 2022
Di Paolo Bozzacchi

Di inverno “caro, buio e freddo” avevamo già scritto qui. E che i Paesi OPEC+ non paressero intenzionati ad aumentare significativamente la produzione di greggio per calmierare i prezzi dell’oro nero e indirettamente della crisi energetica in atto a causa del conflitto in Ucraina lo si era capito già un mese fa a Vienna, quando la politica era stata lasciata fuori dalla stanza OPEC+ (sempre in teleconferenza), nella quale è utile tenere a mente che siede come membro anche la stessa Russia. 

Il mini-aumento per far scrivere “aumento”

La sola Arabia Saudita produce ben oltre 10 milioni di barili al giorno. E l’OPEC oggi ha deciso di aumentare la produzione quotidiana di 100mila barili al giorno: soddisfano la domanda globale per soli 86 secondi (avete letto bene). Il classico minimo aumento per far scrivere “aumento”. Da Vienna i Paesi OPEC+ che rappresentano il 40% della produzione mondiale e il 60% delle esportazioni globali hanno deciso in sostanza di mantenere invariata la produzione. Un “niet” pragmatico, di tutta risposta alle richieste del Presidente USA Joe Biden, espresse durante la visita ufficiale in Arabia Saudita. Biden aveva sollecitato un aumento sostanzioso di produzione, e si è ritrovato con un pugno di barili in mano. Il Presidente USA sta conducendo una doppia battaglia: quella commerciale alla Cina sedimentata sul binario delle sanzioni, e quella interna, con il popolo americano non abituato da tempo al caro greggio e ad un’inflazione galoppante. Di fatto non sta vincendo nessuna delle due.  

I motivi della cautela OPEC+

Lato OPEC+ la cautela sull’aumento della produzione è dettata da molti fattori, non ultimo un andamento della domanda globale di greggio piuttosto isterica di recente, che subisce forte pressioni anche dall’imprevedibilità dell’andamento della pandemia da Covid-19, che potrebbe nel prossimo autunno-inverno in presenza di una nuova ondata di contagi riservare amare sorprese. C’è un altro punto interrogativo che aleggia sui grandi produttori: la capacità reale di aumento in tempi brevi, visto che i livelli di produzione sono già piuttosto alti.

Dal resoconto del vertice di Vienna si legge: “è stato preso atto dei fondamentali dinamici e in rapida evoluzione del mercato petrolifero, che richiedono una valutazione continua delle condizioni di mercato”. Pi si spiega: “La disponibilità gravemente limitata di capacità in eccesso rende necessario utilizzarla con grande cautela, in risposta a gravi interruzioni dell’approvvigionamento”. 

Inoltre l’OPEC+ ha fatto sapere che le scorte di greggio sono ai minimi degli ultimi 30 anni. Dato non da poco.

La delusione italiana

Il primo commento arriva da Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori: “Un atto irresponsabile e scriteriato. Una decisione che avrà pesanti ripercussioni sull’inflazione e sulla crescita mondiale, Italia compresa. A giugno grazie all’aumento della produzione di petrolio, il prezzo della benzina è sceso ininterrottamente di settimana in settimana arrivando in modalità self service a quasi 20 cent al litro in meno, con un ribasso del 9.5%. Ora questo percorso virtuoso è destinato a cessare”.

Prossima riunione OPEC+ il 5 settembre. Al momento non ci sono motivi per cui la musica cambi.