Fatta eccezione per il boom della micromobilità con in testa i monopattini elettrici e le biciclette, il settore del trasporto italiano che funziona meglio è ancora oggi quello su gomma. Con una buona rete autostradale al Nord (manutenzione permettendo), sufficiente al Centro e comunque insoddisfacente al Sud e nelle Isole. La fotografia del trasporto su gomma testimonia quanto lavoro ci sia ancora da fare per ammodernare ed efficientare i trasporti tradizionali in Italia. Il quasi unicum del trasporto su gomma che in qualche modo funziona è l’esatto opposto di quello che ci chiede l’Unione europea, cioè intermodalità, sostenibilità dei trasporti, economia circolare di settore e innovazione. La nostra Alta Velocità ferroviaria, vale la pena ricordarlo, è ferma agli anni ‘90, fatta eccezione per quella linea e mezza (solo passeggeri) Milano-Napoli e Torino-Brescia. Con la retromarcia costantemente inserita per quel che riguarda le reti interne e il trasporto pubblico locale (con il triste nodo del pendolarismo abbandonato o quasi). Non è un caso che il Dl Concorrenza allo studio del governo preveda solo due cluster dedicati direttamente ai trasporti che non vanno. Il primo è dedicato ai trasporti locali, con la chiara indicazione di varare un Testo Unico dei Servizi pubblici locali in grado di ridimensionare il meccanismo dell’in-house providing (aziende pubbliche locali), e l’altro sui porti, che punta a nuove norme per introdurre (finalmente) criteri trasparenti e certi per il rilascio di concessioni per la gestione dei porti stessi. D’altronde il sistema portuale italiano sconta una forte arretratezza, che ha il suo picco negativo negli interporti, molti dei quali in Italia sono rimasti ad oggi solo sulla carta. Per i voli basta ricordare che solamente i 5 salvataggi di Alitalia sono costati alle tasche degli italiani 10 miliardi di euro, con previsione di spesa di ulteriori due per tornare a veder volare una compagnia nettamente ridimensionata anche solo rispetto a pochi anni fa. Secondo Assoaeroporti nel 2020 hanno viaggiato in Italia 53 milioni di passeggeri, contro i 193 milioni del 2019. Nel solo semestre nero 2020 dei lockdown (tra marzo e ottobre) ne sono stati persi 130 milioni sul 2019. In sintesi nel 2020 in Italia non hanno volato 7 passeggeri su 10, con un calo di 81,2% delle destinazioni extra-UE.  

 

 LA CASE HISTORY DEL SETTORE AUTOBUS - Prendiamo ad esempio il settore autobus, esemplificativo di alcuni miglioramenti a portata di mano, molti dei quali ancora tutti da conquistare. Recenti dati ANAV sottolineano come “le restrizioni imposte dall'emergenza sanitaria hanno avuto un impatto pesantissimo sui servizi di trasporto commerciale con autobus e molte piccole e medie imprese oggi rischiano seriamente il default”. Da marzo 2020 ad aprile 2021 il fatturato del settore autobus ha fatto registrare un pesante -75% (rispetto al 2019), con una perdita di 2,6 miliardi di euro. E’ lo specchio di una crisi senza precedenti che richiede interventi eccezionali a supporto delle imprese che attendono un “adeguato rifinanziamento di tutte le misure verticali di sostegno sino ad oggi adottate, oltre allo sblocco immediato dei 135 milioni di euro già stanziati e non ancora erogati”. Il primo semestre 2021 per il settore trasporto commerciale con autobus ha chiuso con un ulteriore perdita con punte del 30%. E i livelli pre-Covid del settore del noleggio autobus che fatturava 2,2 miliardi impiegando 25mila addetti e 24mila autobus oggi sono un sogno lontano.

 

BOOM MICROMOBILITA’ - Assosharing conta 42mila monopattini elettrici in sharing autorizzati in Italia ad aprile 2021, con ben 40 città già raggiunte da servizi attivi di micromobilità. Il settore è tanto giovane quanto in crescita: cuba già 200 milioni di fatturato e dà lavoro a 2mila persone, in gran parte giovani. Oltre ai 42mila monopattini dello sharing ci sono i 500mila privati in circolazione, con vendite annuali già a 230mila unità. Non solo. I monopattini hanno consentito nel 2020 un risparmio di 2 milioni di kg di CO2 solo con lo sharing. Facendo una dovuta proporzione quelli privati hanno fatto risparmiare 23,8 milioni di kg di CO2.

 

RICONVERSIONE DEL SETTORE - Dal documento “Infrastrutture per il rilancio Italia 2020-2022” a cura del Comitato di esperti in materia economico e sociale per il governo Draghi e reso pubblico appena qualche settimana fa, l’indicazione di come si potrebbe ottenere una riconversione sostenibile delle infrastrutture di trasporti e logistica. Uno dei nodi allo studio sono gli incentivi al rinnovo del parco auto. L’età media dei mezzi è 12-13 anni e l’obiettivo UE arrivare entro il 2030 al 14% dei veicoli a energia rinnovabile (Direttiva RED).  

 

 

Redazione