di Daniele Capezzone 

Premessa a scanso di equivoci, contro l’aggressione preventiva degli ecoayatollah: qualunque persona di buon senso è interessata alla conservazione dell’ambiente (anche senza gli apocalittismi di chi continua a predicare sciagure), e - ancora - qualunque persona di buon senso guarda con positività all’obiettivo di una progressiva decarbonizzazione. Si tratta di un fine desiderabile da perseguire: il punto è chiarire con quali mezzi lo si intenda realizzare.

Finora, in Occidente, si sono seguite tre strade perniciose. O mega accordi internazionali che obbligano noi, ma lasciano totalmente liberi i paesi maggiori inquinatori. O ricette di penalizzazione fiscale. O micidiali pacchetti di regolamentazione, specie a livello europeo. Risultato? Nuovi oneri e nuova zavorra a carico delle nostre imprese, delle quali si riduce drammaticamente la competitività, mentre ad altri si lascia mano libera.

Dunque, è questa la cornice entro cui occorrerebbe collocare - con razionalità ed equilibrio – il tema della transizione ecologica. C’è invece da temere che accada altro, con eccessi ideologici e relative enfatizzazioni mediatiche. La tattica ormai la conosciamo bene. Se aggredire il capitalismo liberale, il modello occidentale, i valori atlantici in modo immediato e diretto, prendendo il toro per le corna, è esercizio troppo rischioso per i volponi politicamente corretti, allora - dicono a se stessi - meglio cercare vie laterali, percorsi ammiccanti e suggestivi.

Lo strumento (politico e culturale) è già in rampa di lancio: un’ondata verde che arriverà dalle elezioni tedesche, e che qualcuno cercherà di importare anche in Italia. Ci si spiegherà, a partire dal voto in Germania, che i Verdi sono una forza in ascesa (vero), che sono un po’ meno ideologici del passato (falso), che vogliono governare (vero), che stanno erodendo consenso a sinistra e anche a destra (vero). Resterà invece sullo sfondo (lo si scoprirà solo a disastro conclamato) l’insieme delle brutte notizie: che buona parte dell’operazione Recovery Fund è concepita per mettere a carico dell’intera Ue la transizione ecologica tedesca; che arriverà una bella scarica di tasse “europee”; che gli oneri fiscali e regolatori a carico delle nostre imprese rischieranno di appesantirsi.

Parliamoci chiaro: i tassatori sono sempre gli stessi, ma hanno cambiato metodo. Non se la sentono più di dire che le tasse sono “bellissime”, e allora hanno scelto un astuto maquillage, una furbissima operazione cosmetica di make up tributario. Per un verso mimetizzano le nuove richieste fiscali, e per altro verso le caricano di una valenza morale, di una dimensione etica per renderle ”buonissime”, e per additare al pubblico ludibrio chi osi contestarne i fini.

A maggior ragione, prepariamoci. Si è cominciato con Greta, si proseguirà con il voto tedesco, si continuerà con la prevedibile valanghetta su giornali e tv italici. Occorrerà equilibrio, moderazione, capacità di distinguere. E spiegare a tutti, in primo luogo ai più giovani, che non bisogna confondere i fini (desiderabili) con i mezzi (sbagliati). Ma fissare obiettivi realizzabili e perseguirli senza azzoppare il nostro sistema produttivo, il nostro benessere, il nostro stile di vita.