Nella settimana in cui si celebra il “Word immunization week” e nei giorni in cui l’Italia ha definito il suo Recovery Plan da inviare a Bruxelles, la nuova puntata del format “Le donne della salute” promosso dalla nostra testata, ha voluto approfondire il tema della ricerca ma soprattutto come “Valorizzare la ricerca per curare il futuro” che è stato proprio il titolo del talk condotto dalla giornalista Gaia De Scalzi. Ospiti in collegamento la Senatrice Annamaria Parente, l'On. Beatrice Lorenzin, la general manager di Takeda Italia Annarita Egidi, la ricercatrice all’Università del Piemonte Orientale Ambra Grolla, Barbara Leda Kenny della fondazione Brodolini e la giornalista de Il Messaggero Carla Massi. Gli ospiti si sono confrontati sull’importanza della ricerca scientifica su quanto il PNRR possa realmente incidere sullo sviluppo del settore.

“Quando si parla di salute non si può non parlare di ricerca scientifica. Il PNRR su questo va nella giusta direzione soprattutto con l’idea di creare un grande centro di ricerca per vaccini monoclonali. Questo è fondamentale per il futuro e per investire nel migliore dei modi risorse per studiare l’antibiotico resistenza. Dobbiamo cogliere una lezione da questa pandemia, non possiamo più farci cogliere impreparati come successo questa volta. I 20miliardi di investimento sulla medicina territoriale previsti dal Recovery sono un giusto punto di partenza ma bisognerà essere bravi per dar seguito a questo impegno. Pensare di mettere a punto e produrre vaccini è dà considerarsi un metodo di difesa del Paese” ha esordito nel suo primo intervento la Presidente della commissione Sanità, Parente.

Il talk è stato anche l’occasione per scoprire quali siano le difficoltà dei giovani ricercatori italiani. Su questo è intervenuta la ricercatrice Ambra Grolla: “Il percorso di noi ricercatori non è per niente facile. Io posso dirmi fortunata perché sono sempre stata supportata dalla gente che mi circonda. Per le donne poi, purtroppo, è ancora più complicato”. Il percorso accademico raccontato dalla ricercatrice non è per niente facile ne tanto meno rapido. “C’è un tema legato all’aspetto economico molto importante perché il ricercatore vive solo ed esclusivamente di fondi per i propri studi e le proprie ricerche, se non si trovano quelli è molto difficile andare avanti. I contratti sono sempre annuali e abbiamo pochissimi diritti. Questo per esempio genera pochissime certezze nei ricercatori e ancora di più nelle ricercatirici che devono far coesistere l’ambizione di diventare mamma con quello di portare avanti la propria carriera” ha sottolineato Grolla.

Tra coloro che investono nella ricerca e lo fanno a livello intercontinentale c’è la casa farmaceutica Takeda: “Il tema delle difficoltà delle ricercatrici e dei ricercatori lo stiamo affrontando proprio in questa settimana nell’ambito del progetto sulla Diversity, Equity and Inclusion (DE&I) con cui abbiamo voluto affermare l’importanza di valorizzare le diversità e ribadire l’impegno a confrontarci e a ragionare per creare un ambiente di lavoro sempre più inclusivo. Siamo un'azienda biofarmaceutica globale, presente in 80 paesi con circa 50.000 dipendenti e tre centri di eccellenza, basata sulla ricerca, che è un asset strategico e su cui investe il 15% del proprio fatturato, circa 4 miliardi e mezzo di dollari all'anno. Lavoriamo su specifiche aree terapeutiche, in particolare l'oncologia, malattie rare, gastroenterologia e neuroscienze. Parte delle ricerche che stiamo facendo è destinato anche ai vaccini. I nostri studi si svolgono in-house, nei nostri 3 centri interni, che vengono messi a disposizione per accogliere anche istituzioni e università, come succede in Giappone. Ma la ricerca in Takeda avviene anche attraverso le partnership, lavoriamo infatti con oltre 200 partner e andiamo a cercare l'innovazione dove questa viene sviluppata dal principio. In Italia promuoviamo anche il settore della ricerca indipendente, in diversi ambiti e con un occhio sempre vigile ad ascoltare nuovi bisogni emergenti" ha detto la General Manager Egidi nel corso del suo intervento.

Sui ricercatori e sulle loro condizioni è intervenuta l’On. Lorenzin: “I ricercatori italiani ci chiedono da anni di intervenire sulla condizione in cui versa la ricerca in Italia,  la loro insoddisfazione è dimostrata dal continuo migrare all'estero (allettati da condizioni lavorative o economiche migliori) di miglia di talenti, formati dal nostro sistema d’istruzione pubblica , perché non si è in grado di fare una radicale e complessiva riforma del "mondo ricerca" capace non solo di trattenere i nostri, ma soprattutto di essere attrattivi per i ricercatori dal resto del Mondo. Ci tengo a sottolinearlo anche qui: il Pnrr è una occasione fondamentale di rilancio del nostro Paese, ma da solo non basta perché va accompagnato da riforme di sistema e orizzontali: la ricerca è il nostro petrolio, ma per sfruttarla bisogna farne comprendere, a tutti i livelli, l’importanza strategica che ha, così come sono strategici i fondi per la ricerca di base, per la ricerca traslazionale, il regolatorio, il ruolo e gli strumenti per i ricercatori e loro team, l'industria e il territorio, tutti parte di una strategia che deve essere on top nell’agenda politica” ha specificato l’ex Ministra alla Sanità.

La parola ricerca, poi, si può declinare in tanti modi è tra questi c’è la ricerca di genere. Su questo aspetto particolare, è intervenuta Carla Massi: “Se oggi parliamo di medicina e soprattutto sperimentazione di genere questo lo dobbiamo soprattutto all’On. Lorenzin, e di questo la voglio ringraziare pubblicamente. Non è una banalità. Basti pensare che lo stesso Covid ha colpito diversamente uomini e donne. Fino a oggi ricerca e sperimentazione dei farmaci veniva fatta senza dare peso alla diversità di genere e non si faceva attenzione a questo aspetto, anzi il modello di riferimento era maschile. Questa pandemia ci ha insegnato anche quanto sia importante questo aspetto. Ora io mi auguro che anche la ricerca diventi più egualitaria magari anche facendo una indagine post covid per verificare come i due generi hanno risposto”, ha raccontato la giornalista.

Un grande tema sul quale si sta dibattendo negli ultimi mesi riguarda la difficoltà delle donne nell’emergere nelle materie STEM. Su questo si è espressa Barbara Leda Kenny: “Più donne negli STEM è un obiettivo condiviso da tutte le istituzioni internazionali. La presenza delle donne nel settore della medicina e farmacologia è legata fortemente a un insieme di valori: il 63% degli iscritti sono donne e sono motivate non solo dall’aspetto economico del lavoro ma da ciò che per loro rappresenta e il ruolo di responsabilità nei confronti della comunità. Il problema si pone nell’avanzamento della carriera con solo il 12% nei ruoli apicali aziendali: quando la conoscenza diventa impresa le donne diventano di meno. Nel Pnrr c’è una parte dedicate alle STEM e un fondo dedicato a startup innovative in ambito farmacologico, inoltre, dal 2022, sarà obbligatoria l’attuazione del Gender Equality Gap per accedere al programma Horizon che diventerà volano di competitività all’accesso ai fondi dedicati”, ha dichiarato l’esperta delle politiche di genere.

Il confronto ha fatto emergere necessità ma anche tante opportunità che il nostro Paese può e deve cogliere nel futuro prossimo. Sulla cura del futuro, poi, ci sono tante idee diverse e tante opzioni possibili ma le ospiti intervenute concordano tutte su un aspetto: la cura è donna, e il futuro pure.

 

Qui il link della diretta: https://www.facebook.com/thewatcherpost/videos/765755740605049

 

Alessandro Cozza

 

Photo Credits: OggiScienza