di Ettore Maria Colombo

Il ‘luogo’ scelto dice Letta: primo set per lui

Non si parlavano, vis a vis, da 7 anni e 40 minuti. Le tossine, assai avvelenate, erano tante, troppe, e si erano stratificate per troppo, troppo, tempo. Letta, un timidone che veste i panni del duro, se avesse potuto ‘non’ incontrarlo, l’avrebbe fatto. Ma non poteva. Questioni di netiquette partitica o, meglio, di bon ton istituzionale. Letta, in fondo, si continua a ‘sentire’ e ‘percepire’ come un premier, non come un ex. Renzi è solo un ‘ex’, uno che del bon ton, delle ‘forme’, se n’infischia.

La sede dell’incontro non è vero che era ‘neutra’. L’Arel non è il Nazareno, certo, la ex casa di uno e l’attuale casa dell’altro, ma non è neppure un caffè in centro e, tantomeno, la sede di Italia viva.

E’ il centro studi fondato da Beniamino Andreatta e che, da tempo immemore, guida Enrico Letta. Ergo, è stato Renzi ad andare nella ‘tana del lupo’ o, meglio, ad ‘andare a Canossa’, non certo Letta.

Manca la ‘foto’. Renzi ride e agguanta il pari

Matteo, come al solito, come sempre, è un ribaldo e, insieme, un capitano di ventura mai a riposo: non gliene poteva fregare di meno, di incontrarlo, ma ha acconsentito e persino di andare a casa sua, negli eleganti, e freddi, uffici dell’Arel, tra libri, carte geografiche, tavoloni da studio e riunione, giovani operosi. Silenzio, altro che caos, creativo. “Tanto che mi frega? Non ho nulla da perdere!” gli hanno sentito dire, gioviale e ilare, andandoci. Traduzione, ovviamente maligna, di chi lo conosce bene: “a Matteo del suo partito non importa nulla. Dei suoi parlamentari neppure. Non gli importa nulla neppure di andare e tornare dall’Arabia saudita con tutti che lo azzannano. Già la gioia di vedere Letta ingrugnito lo ripaga”.

Quando Enrico gli ha spiegato che ‘non’ avrebbero fatto scattare nessuna foto insieme – “oh’ che senno’ mi tornava ingrugnito nella foto, come quando m’ha passato ‘a campanella!” pare ridesse, di gusto, dopo, con i suoi Renzi – Matteo gli ha aperto, largo, disteso, un sorriso: ma certo! E così, nessuna foto a ‘immortalare’ l’incontro, nessun tweet entusiasta, nessuno scalpitare di telecamere, cameramen, fotografi, cronisti da marciapiede a ingombrare l’ingresso dell’Arel come quando, invece, Giuseppe Conte è stato ricevuto in egual luogo, ma in pompa magna.

Qui siamo, piuttosto, all’incontro tra due amanti clandestini che ‘non’ si piacciono, sono stati insieme, per breve tempo e per puro caso, e hanno solo sofferto, nello stare insieme. Non hanno alcuna voglia di provarci di nuovo e, anzi, non vedono l’ora di salutarsi di nuovo, ma stavolta per sempre, tanto manco gli ‘alimenti’ da dover pagare e dover dividere ci sono, stavolta. Questo set lo vince Renzi: la sa sempre più lunga, è sempre più ‘uomo di mondo’, sa fare buon viso a cattivo gioco come nessun altro. Gli chiede pure come stanno i figli: “cresciuti, i tuoi, ormai, eh?”. Un capolavoro di perfidia canzonatoria, il suo.

“Alcune affinità”. Pietose bugie, ma set pari…

La ‘notizia’ – gioiscono, senza gioire, uomini e donne di punta dei rispettivi staff – è che “hanno ripreso a parlarsi”. Insomma, si odiano come sette anni fa, ma almeno non vengono alle mani, ecco. Poi, giù – da parte di entrambe le parti – alcune considerazioni stucchevoli, manco si trattasse dei colloqui tra Reagan e Breznev durante la Seconda Guerra Fredda: “colloquio franco e cordiale” (by Nazareno), “Hanno aperto entrambi al dialogo” (sempre dal Nazareno), “hanno riscontrato alcune affinità”. Quali, di grazia? L’appoggio al governo Draghi (notizia bomba/1), l’adesione al piano vaccinale del governo (notizia bomba/2), la necessità di riprogettare le riaperture (e fa tre…).

Insomma, pura aria fritta. Al netto del fatto che, ai tempi della Prima Repubblica, definire ‘franco’ un incontro voleva dire che i due interlocutori se le erano date di santa ragione, venendo alle mani, la verità è che Renzi e Letta si sono lasciati come quando si sono incontrati, dopo sette lunghi anni: senza essere d’accordo su nulla, ma proprio nulla, e consapevoli che le loro strade si separeranno, nel senso che mai si uniranno, per la gioia di tutti.  

Alleanze: “Matteo, sei fuori!”. Letta fa ‘ace’

Ma il punto dolente, su cui ‘non’ potevano che ‘non’ essere d’accordo è il vero tema e la unica ragion d’essere dell’incontro più infelice e meno riuscito di tutti quelli che il neo-segretario del Pd ha avuto con tutti i leader politici (gli manca solo Salvini…), sia alleati che neutri d’opposizione, rispetto al nuovo centrosinistra che vuol federare.

“Matteo – ha cercato di spiegargli Letta, soave – non sono io che non ti voglio, è Conte e i 5Stelle che proprio non ti vogliono rivedere dipinto. Io, rispetto ai nostri burrascosi trascorsi, potrei anche passarci sopra, ma i 5Stelle sono intransigenti…”. “Enrico – ha ribattuto Renzi, pugnace e sagace – tu non mi vuoi, nell’alleanza, come non mi vuole Conte, ma va bene così. Sappi solo che perderai. I 5Stelle si sfasceranno presto, già ora lo fanno. Zingaretti ci ha rimesso il posto, Bersani pure. Inoltre, non portano voti, te li fanno solo perdere. Vedrai. Poi non dire che non ti avevo avvertito”. Insomma, la “diversità di valutazione di giudizio” – per dirla in francese – tra Pd e Iv permane tutta.

Per Letta l’alleanza con M5s “è strategica”, e dunque la teorica alleanza ‘da Renzi a Fratoianni’ è una fiaba per bambini: non sta in piedi, ovvio (non la vuole Renzi né Fratoianni né i 5Stelle…). Per Renzi l’alleanza con i 5Stelle è un errore “tattico e strategico” che “porterà il Pd a perdere” con lui pronto, in teoria, a raccoglierne le spoglie per usarle in un – ipotetico – centro a metà strada tra boniniani, calendiani, azzurri, altri Ufo in giro. Oggettivamente, con l’attuale legge elettorale o anche una nuova, Letta e il Pd hanno chanche di vittoria, seppur ridotte, Renzi no, di fatto nessuna. Il set della ‘politica delle alleanze’ è di Letta. E, onestamente, appare la mossa decisiva. Il fatidico ‘game, set, match’ di quando stai per vincere, dopo aver messo alle corde l’avversario con un ace micidiale che quello neppure ha visto passare.

Renzi come al solito butta la palla fuori campo

Ma Renzi, che aveva promesso a Letta di tenere segreto l’incontro (luogo, ora, conversazione), poco dopo essere uscito dall’Arel si presenta ospite, di Myrta Merlino, all’Aria che tira, su La 7, anchormen guarda caso molto frendly con lui: lì spiattella il contenuto dell’incontro in diretta tv. Al Nazareno sudano sette camicie per dare una lettura mainstream, per poi allargare le braccia: “E’ il solito Renzi…”. Renzi, ormai in palla, e in vena di spararle grosse, aggiunge: “Letta sta facendo un serio lavoro per rilanciare il Pd, e sostiene il governo. Onore a lui. Restano aperte, però, delle questioni. A partire dalle alleanze”. E, tanto per non smentire la fama del ‘Franti’ che è (proprio come, nel libro Cuore, Letta è Derossi), la butta là: “alle comunali sono tutti maschi, i candidati. Allora dico, a Bologna, candidiamo la avvocatessa Isabella Conti, ex sindaco di Lazzaro di Savena, brava e competente”. Peccato sia di Iv.

Game over, ma per ora non ha vinto nessuno

Peccato che, se il Pd, già spaccato in due e dilaniato dalla lotta tra due assessori di Merola (Lepore, area Zinga, e Altini, area Lotti-Guerini), perde la città, e magari perde pure Roma – dove Iv appoggia la corsa di Calenda e il Pd per nulla - Letta come minimo si dovrebbe dimettere. Per la gioia sublime di Renzi, per la disperazione di Letta. Perché farsi fregare, al tavolo del poker, dal baro, una volta, capita, due volte proprio no: passi per il pollo da spennare, ma in eterno.