di Daniele Capezzone

Da che mondo è mondo, il panico, la paura, e la relativa “applicazione politica” del project-fear, non hanno mai portato niente di buono, se non un avvitamento nelle crisi economiche, e un pericoloso mix di sfiducia dei cittadini e verticalizzazione autoritaria e illiberale dei governi.

Dunque, va respinto con forza – in primo luogo, attraverso un aperto dibattito pubblico – il tentativo di rialimentare intorno alle temute “varianti” il terrore per il Coronavirus. Nela cacofonia alla quale ci siamo purtroppo abituati, tra politica debole, narcisismo dei cosiddetti “esperti” e un’informazione ansiogena, già c’è chi preconizza nuove restrizioni autunnali, agitando lo spettro di ciò che – secondo questa narrazione – starebbe accadendo nel Regno Unito.

Ecco, questa settimana si incaricherà di fare giustizia di certi eccessi. E’ vero, in Uk a causa della variante indiana (presto ribattezzata Delta), c’è stata una salita significativa dei casi nelle ultime settimane. Ma le due buone notizie (quelle che avrebbero dovuto essere valorizzate e invece sono state largamente sottaciute) sono che la mortalità è rimasta pressoché azzerata, né si è registrata una pressione sul sistema ospedaliero.

Dunque, lo stesso governo britannico, che tra mille polemiche aveva rinviato (da fine giugno al 19 luglio prossimo) l’eliminazione delle ultime restrizioni residue, è orientato senza soverchi dubbi a confermare il calendario verso la libertà totale. Si passerà da un approccio basato sulle regole formali a un generalizzato appello al buon senso e al giudizio personale (in particolare rispetto all’uso della mascherina quando sarà opportuno), e lo stesso Boris Johnson ha ribadito all’opinione pubblica che il legame tra positività accertate e ricoveri ospedalieri è stato non solo allentato ma spezzato.

Va sottolineato che il governo britannico, curiosamente accusato in Ue di eccessivo lassismo, è invece stato (e giustamente) attaccato in patria dalla stampa conservatrice per la ragione opposta, e cioè per aver esagerato con il principio di precauzione, per aver posticipato eccessivamente la fine delle ultime restrizioni, nonostante una campagna vaccinale spettacolare, assolutamente migliore, più veloce e più estesa rispetto a quella dei paesi dell’Europa continentale.

Con un tasso di maggiore o minore ipocrisia, ci siamo ripetuti per un anno che avremmo dovuto “convivere con il Covid”. Bene, è finalmente arrivato il momento di farlo. L’efficacia della campagna vaccinale fa sì che, a meno di eventi per ora imprevedibili, il Coronavirus sarà nel prossimo autunno una delle ordinarie malattie respiratorie, con le quali siamo da anni ampiamente abituati a fare i conti.

E allora torniamo in Italia. Senza panico, si faccia da subito ciò che va fatto. Primo: accelerare la somministrazione delle seconde dosi. Secondo: informare (ma senza costrizioni e senza isterie) i circa 2,7 milioni di italiani over 60 che non si sono ancora vaccinati dell’opportunità di farlo, rispettando anche un eventuale loro diniego, che, in una certa percentuale, è naturale in qualunque campagna vaccinale. Terzo: ci si attivi da subito, in vista della ripresa delle scuole a fine settembre, per robusti accordi con le compagnie di trasporto privato ponendosi l’obiettivo di un raddoppio dei bus a disposizione. Quarto: si spenda qualcosa (basteranno meno dei 300 milioni sciaguratamente spesi per i banchi a rotelle) per installare nelle aule scolastiche impianti per la purificazione dell’aria.