di Daniele Capezzone

Si ricomincia? Con l’occasione (per i mainstream media italiani, quando capita, è sempre una giornata di festa) di segnalare un rialzo di casi - peraltro contenuto e rarissimamente letale - nel Regno Unito, sembra ripartito il giochino ansiogeno di prospettare nuovi pericoli relativi alle possibili varianti del virus (variante indiana, brasiliana, eccetera).

Una comunicazione lucida, razionale e non ansiogena si concentrerebbe invece sulle notizie positive. In sintesi: i vaccini sono largamente efficaci contro il virus, e hanno complessivamente ridotto di oltre due terzi l’ospedalizzazione dei nuovi casi; la mortalità è crollata in tutto il mondo; e soprattutto, le evidenze mostrano che i vaccini mantengono la loro efficacia anche rispetto alle varianti. Resta la possibilità (comunque remota per chi abbia ricevuto una sola dose, e rarissima per chi le abbia ricevute entrambe) di contrarre una variante, ma in questo caso molto spesso si tratta di una forma blanda di Covid, a scarso rischio di ospedalizzazione.

Dunque? Dunque, occorrerebbe procedere con le vaccinazioni, accelerare i tempi della seconda iniezione, e riprendere una vita il più possibile normale. Informando chi non si è ancora vaccinato, fornendo a tutti gli elementi che suggeriscono di vaccinarsi, ma senza comprimere il diritto al dissenso e alla non vaccinazione (va garantito pure quello in una società minimamente libera e tollerante).

Per il resto, c’è da augurarsi che ovunque non torni a scattare un riflesso di freno rispetto al completamento delle riaperture.  Il livello di restrizioni che abbiamo sopportato per un anno e mezzo in tutto l’Occidente configura un esperimento di ingegneria sociale repressiva che è durato fin troppo a lungo (e che purtroppo è anche largamente riuscito, grazie alla collaborazione del virus più potente: cioè la paura), lasciando sul campo effetti collaterali devastanti.

Adesso è il momento della ripartenza economica, possibilmente senza dimenticare che si tratterà di un processo asimmetrico e disuguale. Vi saranno settori che avranno l’esperienza di una crescita tumultuosa, ma ve ne saranno altri (penso al lavoro autonomo di piccola e media dimensione) che si troveranno in una difficoltà estrema, peraltro senza alcuna rete di protezione.

Tutta l’attenzione politica (e mediatica) dovrebbe essere concentrata su questo aspetto: sui rischi di chiusure e fallimenti, peraltro legati a persone che - per età e formazione - sono spesso ben difficilmente ricollocabili in altri settori, e meno che mai “reinventabili” negli impalpabili ambiti “green” e “digitale”.

E, se proprio si vuole fare qualcosa all’insegna della prudenza, si pensi al prossimo autunno, quando il Covid potrebbe ripresentarsi. Certo, ci troverà quasi tutti vaccinati. Ma sarebbe una buona idea sin da ora, cioè dai primi di giugno, spingere per due iniziative. La prima è un mega accordo con i trasporti privati per puntare al raddoppio dei mezzi di trasporto urbano alla ripresa dell’anno scolastico. La seconda è un investimento (secondo alcune stime, costerebbe meno dei banchi a rotelle) per installare nelle aule scolastiche impianti di riciclo e purificazione dell’aria.

Dedichiamoci a questo e alla ripresa economica. Non a diffondere ancora il morbo della paura.