“Le industrie del farmaco sono convinte del Pnrr e di adattare il sistema socio-assistenziale alla realtà del futuro” Questa l’apertura del discorso di Lorenzo Wittum, membro del Comitato di Presidenza di Farmindustria, parole motivate da un confronto positivo con le istituzioni. Il momento di innovazione che sta vivendo l’industria farmaceutica, sia per la produzione di farmaci nuovi che per l’innovazione di prossimità, permette di promuovere degli investimenti aggiuntivi di circa 4,3mld. Le risorse verranno utilizzate tanto in ricerca quanto in produzione.

In cantiere 264 progetti con impatto su digitalizzazione, tecnologie verdi, partnership pubblico-privato e con l’affiancamento di piani relativi alla formazione. Uno degli obiettivi primari è quello di aumentare il livello di occupazione, motivo in più per considerare strategica la filiera farmaceutica. Il tema attira l’attenzione dell’Onorevole Elena Carnevali (PD) che vorrebbe sapere come si possa raggiungere un tale obiettivo. Il rappresentante di Farmindustria: “Molti dei nostri progetti hanno un impatto molto grande nell’indotto” e vanno d’accordo con la missione salute, l’assistenza di prossimità e la telemedicina.

Le priorità, secondo Wittum, sono l’individuazione di soluzioni innovative per l’analisi, sviluppo e monitoraggio di terapie per pazienti cronici; focus per l’assistenza domiciliare; iniziative a sostegno della prevenzione; miglioramento dei percorsi di cura. Infine ricorda che “l’industria farmaceutica è il più grande investimento di ricerca al mondo” che necessita di tre elementi fondamentali: infrastrutture materiali, strutture organizzative, infrastrutture digitali e di gestione dei dati materiali e immateriali. Affinchè le imprese continuino a investire su un sistema attrattivo bisogna promuovere l’incentivazione strutturale automatica, che “deve essere accessibile a tutte le aziende che creano valore economico e sociale”, e avere delle regole attrattive e adatte al trend dell’economia globale.

Differente la posizione di Gaetano Penocchio, Presidente Fnovi (Federazione nazionale ordini veterinari italiani), che denuncia l’assenza di riferimento alla sanità pubblica veterinaria all’interno del progetto salute, ambiente e clima che fa parte del sistema nazionale di prevenzione. Stringente la necessità di interventi per ricostituire gli organici del servizio sanitario nazionale. Un bisogno consapevole della richiesta di filiere più corte, data la stretta connessione tra la salute e gli ecosistemi, e quindi di un approvvigionamento di determinati modelli di consumo e di domande di prodotti meno lavorati. Senza trascurare che il settore dell’allevamento è tra i temi guida del Green Deal.

Inoltre Penocchio fa riferimento alla transizione digitale: “Classyfarm (sistema integrato di Big Data) che elabora e riassume informazioni sui farmaci relativi alla biosicurezza, al benessere animale, alla lesione al macello, all’alimentazione, ai dati produttivi e zootecnici.” Uno strumento che, oltre a dover essere implementato, assicurerebbe certificazioni più credibili, affiancato da una scuola di specializzazione sul modello utilizzato per la medicina.

L’Onorevole Carnevali aggiunge: “Come riusciamo a collocare la sicurezza alimentare nell’ambito individuato su sanità pubblica ed ecologica?” Il rappresentante della Fnovi specifica: “Il 60% delle malattie infettive sono trasferibili dall’animale all’uomo è evidente che la strutturazione dei servizi veterinari sia al centro. Ci sono organici carenti da costituire, bisogna implementare gli osservatori epidemiologici. Non c’è salute senza sicurezza alimentare, tante le cose da fare in ambito selvatico e malattie esotiche e credo che il presidio salute sia indispensabile.”

La parola passa alla Presidente Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche), Barbara Mangiacavalli, che insiste sulla grande opportunità offerta dal Recovery, ma spiega: “non deve essere investito su attuali modelli obsoleti ma su modelli innovativi”. Un’affermazione che non convince il deputato Carnevali, non crede che esitano modelli obsoleti bensì “non sono profilati ma con un’evoluzione delle case della salute dove non sono stati raggiunti gli obiettivi, piuttosto bisogna capire come implementarli su un modello che non sia standard”, la Mangiacavalli ritiene “obsoleto” continuare a curare modelli organizzativi di lavoro solitario, “chiediamo il coraggio delle istituzioni perché non possiamo permetterci di sostenere il concetto che si possa lavorare da soli, fare rete vuol dire condividere. Prenderci in carico dei bisogni dei cittadini vuol dire superare il sistema gerarchico e andare su sistemi orizzontali”. Prioritaria la valorizzazione delle competenze, con l’implementazione dell’offerta universitaria, ed il potenziamento delle reti territoriali allargate in modo da poter usufruire del contributo di più professionisti che possano lavorare in sinergia tra loro.

“Si vive di più ma si nasce di meno, la nostra è una medicina che cura sempre di più e guarisce sempre di meno ponendo il tema degli anni di vita sana e attiva”, questa la premessa di Luigi D’Ambrosio Lettieri, Vicepresidente Fofi (Federazione ordini farmacisti italiani). Il tema della cronicità, che ha una situazione preoccupante, è un punto focale nei nuovi modelli di governance. L’introduzione dei sistemi di correzione è essenziale per far fronte all’aumento delle spese, di chi affronta gli ultimi anni di vita durante i quali sale il consumo delle prestazioni sanitarie, che sono quattro volte superiori alla media. Si riconosce il vantaggio del documento programmatico, quando attuato in modo efficace, soprattutto per l’evoluzione del sistema. Un’innovazione in cui gioca un ruolo fondamentale anche la telemedicina. I passi avanti, secondo il rappresentante Fofi, devono essere attuati anche attraverso interventi di natura legislativa e con una trasformazione culturale degli operatori. L’ultimo è un passaggio essenziale per comprendere che “la politica sanitaria fatta per silos è un modello bocciato dalla storia e dai cittadini.”

Diverse sono le criticità portate alla luce da Gianmario Gazzi, Presidente Cnoas (Consiglio nazionale ordine assistenti sociali), che condivide con la Commissione Affari sociali il rischio che aumentino le tensioni. Premettendo che “la pandemia non è democratica” Gazzi suggerisce di dare certezze e speranze a chi è in difficoltà. Per procedere è necessario rimuovere gli ostacoli dei diritti costituzionali, che sono presenti tutt’ora, riconoscendo che un primo passaggio è stato fatto nella Legge di Bilancio, tuttavia manca un quadro organico. Bisogna introdurre meccanismi di semplificazione e un’attribuzione di ruoli e competenze, tra sanitario e sociale, nella costruzione delle reti per concretizzare le misure previste nel Piano. Inoltre specifica che non sono stati citati “enti locali, i comuni, le regioni, e il ministero politiche sociali, dimenticarsi degli attori sociali del territorio è un errore, senza la loro considerazione si rischia che una rete non lo diventi mai”.

L’Onorevole Rossini (Misto), sottolineando l’importanza della trasformazione digitale come tema trasversale, chiede: “qual è l’impatto nel migliorare i servizi e nell’efficientamento?”, secondo Gazzi bisogna agire con una riforma che punti all’aumento di competenza professionale e nella digitalizzazione stessa e specifica che “In Italia c’è solo un dottorato, gli unici in Europa, un investimento sul sociale passa anche per la formazione. Per fare ricerca servono dati e sistemi informativi che mettano a fattor comune le informazioni, questo faciliterebbe gli interventi di tutti i professionisti coinvolti, ma se le infrastrutture sono fragili o non ci sono c’è un problema e bisogna recuperare quei gap.” Anche l’Onorevole Noja (IV) prende la parola: “qual è il modello migliore per mettere in campo quella presa in carico multidisciplinare di cui si parla tanto? Quali sono gli aspetti su cui bisogna essere più specifici per evitare che ci siano duplicazioni?” Il Presidente Cnoas tiene a precisare che il rapporto pubblico del terzo settore è la forza vitale del Paese e “non può essere sostituivo delle funzioni pubbliche e non è un servizio in appalto” un problema reale è la ripartizione dei fondi che sono in ritardo, quindi c’è bisogno di riformare il finanziamento delle politiche sociali. Infine, aggiunge Gazzi, “va bene l’idea delle reti, ma bisogna avere i professionisti e mancano almeno 3mila assistenti nei territori per garantire un livello essenziale normale, senza calcolare la pandemia, quindi senza i professionisti non si fa nessuna rete e non si fa presa in carico multidimensionale”.

 

 

Valentina Ricci

 

 

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