di Daniele Capezzone

“Missing”, o, se preferite, “Chi l’ha visto?”. Eh sì: ormai c’è un tema che fa al caso della trasmissione della bravissima Federica Sciarelli, quella dedicata a cose e persone scomparse.

Mi riferisco alla questione delle tasse e della loro riduzione, inspiegabilmente uscita dall’agenda politica e mediatica, tranne poche e meritorie eccezioni.

Si dirà: ma il Covid e le polemiche sulla strategia per contrastarlo stanno occupando molto spazio nel dibattito pubblico. Ed è ovviamente verissimo.

Eppure rilevantissimi spunti di cronaca avrebbero suggerito e suggerirebbero di discutere anche del problema fiscale. Così come la situazione delicatissima di milioni di famiglie ed imprese italiane. Del resto proprio la leva fiscale potrebbe essere uno strumento decisivo per la ripresa economica post Covid.

Ricapitoliamo. Già eravamo, siamo e restiamo uno dei paesi con il più alto livello di tassazione, specie sulle imprese, gravate da un total tax rate impressionante. Poi, nella prima fase dell’emergenza pandemica, nonostante un mega-stanziamento complessivo di 140-165 miliardi (senza vincoli europei), la parte dedicata dal governo Conte bis alle sospensioni fiscali è stata tutto sommato limitata, mentre sono state respinte le proposte volte a istituire (in tutto o almeno in parte) un anno bianco fiscale.

E adesso? Dal 1° settembre è ripartita la riscossione. Si dice che sarà una ripartenza soft, e che – bontà sua – la macchina fiscale invierà solo 4 milioni di atti da qui a fine anno. C’è perfino chi si accontenta di un ordine del giorno (il più tenue atto parlamentare immaginabile) che invita il governo a procedere selettivamente. Ma chi invece una cartella la riceverà? Un ipotetico ristoratore destinatario di ristori irrisori e a cui invece arriverà tra capo e collo un’Iva non pagata in periodo di pandemia? Qualcuno immagina la giusta rabbia di quel contribuente?

Non solo. Come recupero delle scadenze eventualmente saltate, qualche geniale stratega ha fissato questo surreale scadenziario per il pagamento di quattro maxi-rate: 15 settembre, 16 settembre, 16 ottobre, 16 novembre. Avete capito bene: quattro super-pagamenti in 60 giorni, di cui i primi due da fare entro 48 ore! E non basta ancora: perché il 30 novembre c’è già da pagare l’acconto per l’anno successivo.

Se non parlassimo di cose tragiche, ci sarebbe perfino da ridere di queste provocazioni rispetto alla pazienza dei contribuenti.

C’è da augurarsi che qualcuno rifletta e provveda a modificare le cose: a meno che il distacco dalla realtà non abbia definitivamente colpito il ceto politico.