L’estate 2021 sarà ricordata come Azzurra. Dopo la vittoria agli Europei di calcio e il primo tennista italiano della storia in finale a Wimbledon (Berrettini) arriverà probabilmente il record di medaglie olimpiche a Tokyo: il record italiano di podi di sempre. 

 

Successi che sono il miglior biglietto da visita post-Covid per il nostro Paese. Lo sport, d’altronde, è lo strumento d’eccellenza del cosiddetto soft power. Quando prende le forme della Dea Nike incuriosisce e attira non solo i cuori, ma anche capitali e investimenti. 

 

L’estate sportiva 2021 potrebbe essere una grande opportunità per il nostro Paese. Ma va colta fino in fondo. Anche il sistema sport Italia deve crescere e far crescere, con alle porte le Olimpiadi invernali in casa nel 2026 (Milano-Cortina).

 

Ne abbiamo parlato con il volto sportivo di Rai2: Marco Mazzocchi.


 

Mazzocchi, come definirebbe questa estate Azzurra?

 

Inaspettata, perché abbinare la vittoria dell’europeo di calcio che mancava dal ‘68 con un possibile record di medaglie, 3 medaglie d’oro per l’atletica alle Olimpiadi e avere per la prima volta nella storia un italiano in finale a Wimbledon sono risultati inattesi, ma anche emozionante perché ci sono state vittorie che dal punto di vista umano lasciano il segno.


 

Qual è l’impresa azzurra a Tokyo che l’ha sorpresa di più e perché?

 

Paltrinieri va alle Olimpiadi rischiando di saltarle causa malattia, vince la medaglia d’argento negli 800, arriva ai piedi del podio nei 1500 e pensi che non ce la faccia più. Invece vince il bronzo nella 10 km in acque libere. 

 

Jacobs, i 100mt sono la gara delle gare: sono 10 secondi di adrenalina pura. L’accoppiata Tamberi-Jacobs rimarrà nella storia. Tamberi che condivide l’oro con un amico dopo un infortunio, vittorie belle anche dal punto di vista morale. Atleti che si impegnano per avere risultati ogni 4 anni, questa volta addirittura 5. Le medaglie olimpiche hanno un sapore dolcissimo, i risultati vengono raggiunti da un lavoro pazzesco e potresti rimanere con un pugno di mosche in mano. 

 

Immaginate che felicità provano una volta raggiunto il risultato.

 

 

Ci racconta un aneddoto su un Azzurro andato a medaglia che non conosciamo?

 

Yuri Chechi nel ‘92 a ridosso delle Olimpiadi di Barcellona era il re incontrastato degli anelli, ma subisce un grave infortunio e quell’anno non riesce a partecipare. Si rimette sotto con gli allenamenti e nel ‘96 gareggia ad Atlanta e vince ancora. Si prepara per le Olimpiadi del 2000 e si rompe di nuovo e salta Sidney, annuncia: “Smetto, non ce la faccio più”. Nel 2003 lo incontro e mi dice: “ Lo sai che riprendo?”. Gli rispondo: “Ma dove vai, sei un vecchio”. “No, no riprendo e vado pure a medaglia. Scommettiamo?” Va ad Atene e vince un bronzo pazzesco che, per sua ammissione, vale più di un oro. Devo ancora pagare la scommessa... Yuri scusa, la pagherò! Forse un po’ quella medaglia gliel’ho fatta vincere anche io.

 

 

Come possiamo cavalcare l’onda e migliorare lo sport in Italia? C’è il rischio che l’attenzione su questi successi duri solo qualche settimana? Che opportunità c’è da cogliere per l'immagine internazionale del nostro Paese?

 

Il rischio che l’attenzione sullo sport che non sia il calcio scemi c’è sempre stato. Quest’anno non dev’essere così. C’è una contingenza internazionale che è la percezione che attualmente si ha dell’Italia all’estero ed è dovuta a quattro elementi per cui siamo percepiti in maniera migliore: Mario Draghi, i Måneskin (prima la musica italiana all’estero non era percepita così, ora siamo più rock), la vittoria degli Europei di calcio dopo un anno di pandemia e le Olimpiadi. Tutto questo fa capire al mondo che l’Italia è il Paese più resiliente e reattivo nella ripresa e l’impressione è che questo stia succedendo davvero. Il successo dello sport deve essere un volano anche per l'economia italiana, ma per far sì che diventi un'eccellenza bisogna lavorare. Bisogna che ci siano leggi sullo sport più stringenti, una legge che leghi sport e scuola dall’infanzia, dare occupazione ai laureati che le facoltà di Scienze Motorie sfornano. Questo governo non ha legami con tutto ciò che blocca le riforme, è stato scelto per farle e deve approvare delle leggi affinché lo sport diventi una vera materia di studio, fin dall’asilo. Magari i bambini così si appassionano alla corsa campestre piuttosto che a Fortnite.

 

 

Cosa manca al sistema sport italiano per essere davvero competitivo a livello internazionale?

 

Competitivo lo è perché i risultati li vediamo. Essere i primi è impossibile perché non abbiamo i mezzi economici per essere i primi. Quello che serve è che lo sport diventi materia di studio già dalle scuole elementari, in modo che i ragazzi lo vivano prima come passione e poi come fonte di soddisfazione personale e chissà anche economica. Bisogna far sì che associazioni sportive e i privati siano collegati con le scuole e che ci sia una forma di tempo pieno a scuola occupato in grandissima parte dallo sport. Non so se avremo atleti più forti, ma ne avremo sicuramente di più e con una percentuale più bassa di bambini obesi, e di conseguenza adulti più sani. Ciò non garantisce le vittorie, ma amplia la platea dei protagonisti.

 

 

Se dovesse indicare tre urgenze per lo sport italiano, quali sarebbero?

 

L’impiantistica per prima, sia grande che piccola. Esistono periferie, paesi e regioni, soprattutto al centro-sud, che non hanno impianti. La seconda è l’insegnamento da cui deriva la terza ossia gli esempi. Ne abbiamo visti di vincenti, e non solamente questa estate, mi riferisco anche a ottimi esempi di italiani sconfitti.


 

 

Su Twitter lei ha lanciato una provocazione ai candidati a Sindaco di Roma sugli impegni locali da prendere a favore dello sport…perché lo ha fatto? Che risposte ha ricevuto?

 

Perchè leggevo su Twitter in questo periodo che molti politici, compresi i candidati a Sindaco di Roma, ad ogni medaglia si sono sentiti trasportati a tal punto da twittare l’entusiasmo. Sono cose che ho già visto, ho provocatoriamente chiesto quali fossero le loro proposte sullo sport. Solitamente non rispondono sui social, invece ho ricevuto 3 risposte su 4 e non me lo aspettavo. Non erano risposte dovute, si sono esposti e sono contento perché vuol dire che ascoltano: è una buona sensazione. Mi hanno sorpreso. 


 

 

I candidati hanno promesso l’impossibile? Manterranno queste promesse? 

 

Ovviamente ci sono candidati che sono più avanti. Calenda si è candidato prima di Gualtieri e Michetti, quindi ha un programma più strutturato, mentre gli altri due mi hanno risposto con bozze di programma. Sono convinto che quando un politico presenta un programma scriva un libro dei sogni, perchè deve allargare l’orizzonte ai cittadini. Non penso che tutto ciò che hanno scritto sia realizzabile, ma ho percepito anche dal tono delle risposte che per loro lo sport è importante e questo mi fa ben sperare. Roma è una città molto difficile da governare e non so se i programmi verranno realizzati, ma se Roma-città e Roma-Stato collaborano secondo me ci sono delle cose che possono essere realizzabili. Il tasto su cui hanno battuto è il recupero degli stadi e degli impianti distrutti nelle periferie. Questo c’è in tutti e tre i programmi. L'importante è che il cittadino non spenga l’attenzione.

 

 

Su cosa?

 

Un aneddoto: nel 2004 per le Olimpiadi di Atene conducevo una trasmissione con grande seguito. Non c’erano i social e mi arrivavano delle mail. Tornai a Roma con 2mila mail che portai ai vertici della Rai perché la gente voleva si parlasse di più anche di altri sport, non solo del calcio. La “Domenica Sportiva”, che io conducevo, veniva divisa in due: una prima parte sul calcio e una seconda parte sugli altri sport. Risultato? Una differenza abissale di ascolti quando si passava agli altri sport. Il programma perdeva due terzi del pubblico nella seconda parte. Quindi anche gli italiani non devono spegnere l’attenzione. Cominciamo tutti ad appassionarci anche agli altri sport, anche perchè non so per quanto ancora si reggerà in piedi il carrozzone del calcio.

 

 

 

Flavia Iannilli

 

 

 

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