di Ettore Maria Colombo

A Siena si combatte la “guerra del pecorino”

“Eccellenze calabresi. Il mitico pecorino reggino e tanto altro…”. Quando i dem senesi hanno visto questo tweet di Enrico Letta, che l’altro giorno si trovava a Reggio Calabria, per la campagna elettorale a sostegno della candidata del centrosinistra, Amalia Bruni, nel Pd senese si sono messi le mani nei capelli.

“Ma come?! – sono insorti i democrat senesi - E il nostro pecorino che è il più buono del mondo, e non solo perché è DOP, ma proprio perché è il più buono?!”. Detto anche “il pecorino del Papa” (lo decantava papa Pio II Piccolomini) e ritenuto più pregiato del pecorino romano, anche di questi campanilismi è fatta una campagna elettorale…

Certo è che Letta ha detto, in modo esplicito, che “se perdo le elezioni a Siena mi dimetto” (da segretario del Pd, ndr.). Per la precisione, lo scorso 18 luglio, l’ha messa così, la questione: “Faccio questa battaglia con grande determinazione, sono convinto di poter vincere. Se perdo ne trarrò le conseguenze: esistono i sì e i no. L'ho già fatto una volta” (quando si è dimesso da premier, ndr.). Una frase impegnativa, di fronte alla quale i democrat toscani e senesi si sono messi subito le mani nei capelli: “Ma chi glielo ha fatto fare? Ma perché lo ha detto? Speriamo non lo dica ancora”. In effetti, nei giorni seguenti, Letta ha glissato, sull’argomento, per esempio alla Festa dell’Unità di Pistoia, ma la frase resta e pesa come macigno.

Senza dire che Letta, che è toscano, toscanissimo, è di Pisa, e in Toscana si vive di campanilismi: a Firenze i pisani sono odiati, a Siena non li amano.

 

I ‘conti della serva’ del collegio uninominale di Siena

Resta il punto. Il candidato alle elezioni suppletive – che si terranno nella stessa data del primo turno delle elezioni amministrative, quindi o il 3 o il 10 ottobre (data non ancora fissata) - del collegio uninominale detto ‘Toscana 12’, che comprende il comune di Siena e altri 35, sarà Enrico Letta. Il quale Letta concorre per subentrare a Pier Carlo Padoan (Pd) che – nel 2018 – vinse quel collegio per il rotto della cuffia (36,18% pari a 53.457 mila voti) contro l’allora candidato del centrodestra, il leghista Claudio Borghi (32,18% pari a 47.694 voti), poi recuperato nel proporzionale, e del M5s, che era tale Leonardo Franci (22,40% pari a 33.092 voti) con gli altri che si spartirono le briciole, e col modesto risultato del candidato di LeU, Fulvio Mancuso (3,76%, pari a 5.559 voti).

Padoan, ai tempi, era stato ‘imposto’ ai senesi – che non amano imposizioni dall’alto da nessuno e prediligono esprimere loro i candidati del loro ‘territorio’ - dall’allora segretario del Pd, Matteo Renzi, e già a novembre del 2020, lasciò il seggio per diventare membro del Cda di Unicredit, che poi lo ha eletto anche come suo presidente ‘non operativo’, e lo fece giusto in tempo, con una lettera inviata al presidente della Camera, Fico.

Infatti, la Giunta delle Elezioni della Camera dei Deputati stava per dichiararlo incompatibile, a causa del nuovo incarico per lui sopravvenuto.

Non che Padoan si fosse visto molto a Siena, come registravano i giornali locali: “All’ombra della Torre del Mangia – scrivevano ai tempi – non è che per la verità Padoan si sia visto spesso: “una visita a elezioni vinte e qualche altra sporadica apparizione nei due anni successivi: troppo poco, al punto di domandarsi quale era stato il guadagno effettivo per il territorio”.

Eppure, la sua candidatura era stata fortemente voluta dal Pd, anche se il risultato, come visto, non era stato dei più brillanti in un seggio che il Pd, da sempre, considera ‘blindato’ (vi sono stati catapultati, ed eletti, in passato, un po’ tutti i ‘mammasantissima’ del centrosinistra, da Franco Bassanini a Giuliano Amato), ma che, nel 2018, subiva e subì il rebound negativo delle polemiche sulle ‘banche’ contro i governi a guida Renzi e Gentiloni e il disastro-collasso della banca Mps.

In ogni caso, con l’attuale legge elettorale, il Rosatellum, per i collegi uninominali funziona così: se un deputato o un senatore decade o si dimette, si procede a nuove elezioni ‘suppletive’ (nella parte proporzionale, invece, scatta il seggio per il primo dei non eletti del partito che lascia).

 

Le ‘ragioni’ della candidatura di Enrico Letta

E così, dopo un ‘palleggiamento’ durato mesi, viene fuori che è lo stesso – e nuovo – segretario dem a ‘scendere in campo’ a Siena, la prima ‘suppletiva’ utile. Letta, ovvio, da un lato ambisce, comprensibilmente, a un seggio in Parlamento per ragioni personali, peraltro esplicitate in modo aperto e limpido: infatti, lasciando tutti gli incarichi precedenti, non ha uno stipendio e di qualcosa bisogna pur vivere.

Dall’altro, la ‘non presenza’ di Letta – che, dopo la caduta del suo governo, nel 2015, si dimise da parlamentare della precedente legislatura, la XVII per trasferirsi a Parigi - in Parlamento è sempre un problema, se sei un leader di partito. Tranne Berlusconi, decaduto, e tranne, oggi, Conte, tutti i leader sono presenti, in Parlamento: da Salvini alla Meloni passando per Renzi e gli altri. Insomma, in Parlamento ci ‘devi’ essere, se vuoi guidare un partito e, a maggior ragione, controllare meglio gruppi parlamentari che, per quanto Letta abbia cambiato entrambi i capigruppo di Camera e Senato (Delrio per Serracchiani e Marcucci per Malpezzi), sempre sulla base di liste fatte, nel 2018, restano e sono.

A maggior ragione se si avvicinano, a grandi passi, le grandi manovre per eleggere il nuovo Capo dello Stato e sta iniziando il semestre bianco.

 

Due fattori positivi: la debolezza del candidato del centrodestra e la ‘unità’ dei giallorossi

Ad agevolare le cose, due fattori molto ‘politici’. Il primo è che la coalizione di centrodestra schiera un nome assolutamente ‘battibile’ e alla portata di un ‘peso massimo’ come il leader dem, tale Tommaso Marrocchini Marzi - dal cognome stile ‘contessa Mazzanti Serbelloni vien dal mare’ – che è un imprenditore nel settore del vino (manager di un’azienda vinicola del Chianti) e del petrolio (sic), nonché presidente del cda di Air Bp Italia. Signore distinto, 54 anni, proposto dalla Lega, ha ricevuto l’ok di FI-FdI-Cambiamo, ma di certo il suo nome poco dice, e poco scalda, i corpulenti e sanguigni senesi, una vita a sinistra. L’altro fattore politico che porta ‘bene’ a Letta è che la coalizione di centrosinistra o ‘rossogialla’ è già al gran completo.

Inoltre, si punta – come sempre, dentro il Pd – sul ‘civismo’, cioè sulle varie associazioni locali. Insomma, tutto è bene quel che finisce bene, pare.

Del resto, dice il ‘mago’ di sistemi elettorali dem, il senatore Dario Parrini, “altro che chiacchiere. Quello di Siena è un collegio blindato e non ho, né abbiamo, alcuna paura. Inoltre – ammette – alle suppletive vota circa il 30% dell’elettorato e, di sicuro, vanno a votare i nostri. A Siena si vince con oltre il 50% dei voti, ci scommetto sopra”.

Al netto delle previsioni, e calcoli su percentuali che è sempre difficile basarsi su quelli ‘vecchi’, restava un problema grosso come una casa, per Letta: era rappresentato da Italia Viva di Renzi.

 

La ‘strambata’ di Renzi: Iv appoggerà Letta

Il quale, però, ieri sera, alla fine ha ‘strambato’ e, nonostante l’ostilità – a dir poco preconcetta – dei suoi, che non ne volevano sapere di appoggiare Letta, ha deciso di scendere a più miti consigli.

Sembra, infatti, essere arrivato a una svolta il caso della posizione di Italia Viva rispetto alla candidatura di Enrico Letta a Siena per le suppletive. A sciogliere il nodo è il leader del partito, Matteo Renzi. Lo fa in diretta televisiva, proprio ieri sera, ospite di Rete4: “Sono convinto che si debba dare una mano a Letta a Siena, può fare molto bene. Lì c'è stato un corto circuito legato ad alcune vicende toscane”, dice riferendosi all'altolà arrivato a Letta dagli esponenti renziani. “Il Pd - aggiunge - ha fatto un inciucio con la Lega per aumentare le poltrone. Oggi in Toscana ci sono crisi aziendali, è assurdo aumentare le poltrone”. Poi conclude: “È stato chiesto a Letta di fare una iniziativa sua. Chiederò agli iscritti di Italia Viva di sostenere Letta a Siena. Oggi ha detto parole importanti, ha fatto un passo avanti nella direzione di un allargamento della coalizione, spero si possa chiudere nelle prossime ore per sostenere Letta a Siena”. Poi aggiunge, sul filo dell'ironia: “Così ci togliamo dalla storia dello ‘stai sereno’…”.

Per una volta, infatti, a tendere ‘il trappolone’ a Letta non è stato Renzi in persona, ma i renziani che, in pratica, gli avevano già detto di ‘no’. Ora, Renzi rimette le cose a posto: Iv appoggerà Letta. Forse, per Renzi, le porte del centrosinistra, in questo modo, si riaprono. Di certo, Letta ha, di fatto, già vinto le suppletive. E il pecorino senese Dop? Si farà un selfie addentandone un pezzo…