di Ettore Maria Colombo

Simone Baldelli (classe 1972, romano), deputato ‘storico’ di Forza Italia, nonostante la sua giovane età, stakanovista dei lavori della Camera dei Deputati, di cui è stato nella scorsa legislatura vicepresidente, autore nel 2016 di un libro utile e divertente (“W Montecitorio! Guida pratica ai misteri dell'Aula della Camera”, con prefazione di Silvio Berlusconi, Rubbettino Editore), non solo è un protagonista della politica italiano che una ne fa e cento ne pensa, ma anche un tifoso appassionato delle riforme istituzionali ed elettorali. Un ‘pallino’ che ha portato Baldelli ad animare il comitato elettorale per il No al referendum istituzionale sul taglio dei parlamentari e che lo vede sempre in prima fila nelle battaglie innovative sul tema delle riforme, come nella – recentissima - presentazione di un testo di legge per introdurre un’assemblea parlamentare monocamerale. Testo su cui Baldelli, sia con l’Intergruppo parlamentare degli “Amici degli Avanti!” sia in modo autonomo, sta cercando in queste settimane consensi, sostegni e firme. The Watcher Post lo ha intervistato su questo.

 

Onorevole Baldelli, la Camera dei Deputati ha approvato, in terza e quindi quasi definitiva lettura, il voto ai 18 enni per il Senato. E’ una riforma importante e che segna un cambio di passo nell’ambito dei correttivi che erano stati promessi da tutte le forze politiche dopo l’entrata in vigore del taglio del numero dei parlamentari?

“Ci vuole un certo coraggio a chiamarla riforma. Diciamo che è la modifica di un solo comma di un articolo della Costituzione. Sembra il solito indigeribile spezzatino in salsa populista. Si modifica l'elettorato attivo, e non quello passivo, del Senato. Dicono che serve a non avere maggioranze diverse tra i due rami, ma è una fesseria: chi impedisce a un diciottenne di votare per tizia/o alla Camera e caio/a al Senato? Manca una visione d'insieme. O, se c'è, è sbagliata, e forse anche pericolosa”.

 

Lei sta lavorando a una proposta di legge per la creazione di un’Assemblea unica del Parlamento italiano di 600 parlamentari, fondendo Camera e Senato sempre in base alla riforma del taglio dei parlamentari. Le sembra un obiettivo plausibile e fattibile, in quest’ultimo scorcio di legislatura?

“Due anni non sono un ‘ultimo scorcio di legislatura’. Se si volesse prendere in mano il tema delle riforme con responsabilità i tempi per lavorare e approvare una riforma seria ci sarebbero eccome.

Il ragionamento da fare è semplice: invece di avere due camere con lo stesso elettorato e le stesse funzioni, ma azzoppate, in particolare il Senato, a causa di un taglio dei parlamentari fatto senza criterio, avrebbe più senso fonderle in un'unica assemblea nazionale in grado di funzionare e rappresentare”.

 

Come si dovrebbe comporre questa Assemblea e quali poteri dovrebbe avere?

“I poteri di un parlamento sovrano. 600 componenti (quelli usciti dal referendum) più i senatori a vita, con alcuni elementi di bilanciamento: due letture per correggere gli errori, un presidente con almeno 40 anni, una commissione affari regionali molto forte, magari allargata ai rappresentanti indicati dalle regioni. E altri correttivi. Io invito chiunque abbia voglia, e sto ricevendo contributi e adesioni da destra a sinistra, ad arricchire e a migliorare questa proposta. È importante che questo dibattito, a cui di recente hanno autorevolmente contribuito ex presidenti come Pera e Violante, si sviluppi in modo costruttivo. In subordine non resta che appaltare questo lavoro a una assemblea costituente da eleggere con la prossima legislatura, ma sarebbe una sconfitta (un'altra) per questo Parlamento”.

 

Ha senso pensare anche a poteri diversi per una Conferenza Stato-Regioni dotata di poteri autonomi?

“Tutto può avere senso in una fase del genere. Da tempo abbiamo un problema sul Titolo V. Chi si prende la briga di affrontarlo? Serve un lavoro importante sulle fonti, sulla revisione del procedimento legislativo, sulla decretazione d'urgenza e su una montagna di altre cose da fare, a partire dall'adeguamento dei regolamenti parlamentari. Io, da relatore, ho presentato, insieme a Lega e Italia Viva, una proposta trasversale. E sto per presentare una pdl che riduce il numero componenti delle commissioni bicamerali in seguito al taglio. Questi temi non muovono l'opinione pubblica, ma sono fondamentali per la democrazia. Se vogliamo salvarla non possiamo rimanere fermi”. 

 

Passiamo all’attualità politica. Salvini ha lanciato l’idea di una Federazione del centrodestra di governo e Berlusconi ha detto sì, anche se con tempi e modalità in parte diversi. Lei ci crede?

“Non ho ancora un'idea precisa su questa ipotesi di operazione, sulla quale leggo e ascolto opinioni discordanti. Il momento politico è fluido e c'è grande disorientamento, non solo tra gli elettori, ma anche nella classe politica. Per questo, se si vogliono cogliere le opportunità, è necessario fare le cose perbene, volare il più alto possibile e darsi obbiettivi di grande respiro, superando la tentazione di arrocchi tattici e di scorciatoie suicide per un presunto consenso facile, come populismo, giustizialismo e antipolitica”.

 

Che ruolo avrà, in questo scenario, Forza Italia?

“Forza Italia può puntare sui contenuti per essere in prima linea su temi come le riforme istituzionali, la politica estera e la giustizia. Sulle riforme istituzionali dico da mesi che dobbiamo diventare il riferimento di quei milioni di elettori democratici e consapevoli che hanno liberamente scelto il No al referendum sul taglio dei parlamentari. O almeno di quelli più vicini al centrodestra, che comunque sono tra i 2 e i 4 milioni. E poi, nell'era dello strapotere delle grandi multinazionali, dobbiamo declinare in chiave moderna il ruolo di movimento liberale vicino ai cittadini, spingendo in Parlamento e nelle istituzioni, sulla difesa dei diritti di utenti e consumatori, anche nel senso più lato del termine, dai contribuenti alle vittime della malagiustizia o degli errori delle pubbliche amministrazioni, passando per gli anziani vittime di vario genere di truffe e per gli automobilisti vessati e tartassati”.