di Paolo Bozzacchi

Professor Abrignani, lei è un Immunologo membro del nuovo Cts, personalmente eletto dalle Regioni e in carica da appena tre settimane. Come sta andando la collaborazione tra Comitato Tecnico Scientifico, Governo e Regioni?

La collaborazione tecnica del Comitato Tecnico col Governo e le Regioni va bene e va tutto come deve andare.


Il Generale Figliuolo ha dichiarato oggi: “Centreremo il target delle vaccinazioni entro fine mese”

Ho tanta fiducia nel Generale Figliuolo, persona molto capace e motivata. Figliuolo sa come si fanno le cose perché è un grande esperto di logistica militare. Sono convinto che ci possiamo riuscire, anche se ovviamente non sono in possesso di tutte le informazioni di cui il Generale dispone. Spero vivamente da italiano che abbia ragione e secondo il mio punto di vista ce la possiamo fare a raggiungere l’obiettivo delle 500mila dosi somministrate al giorno.


La parola chiave di questi giorni è “all’aperto”. Le riaperture di bar, ristoranti, gli eventi culturali e sportivi. Quanto all’aperto si riduce la possibilità di contagio? 

La possibilità di contagio all’aperto si riduce tantissimo. Una malattia che si trasmette per via aerea come il Sars-Cov2 ha molta, ma molta più possibilità di trasmettersi al chiuso, nei luoghi meno arieggiati. 


Parliamo dell’estate. L’estate 2021 sarà diversa in termini di restrizioni da quella 2020? A cosa state pensando per evitare una nuova ondata di contagi dopo le vacanze estive?

Arriveremo a inizio estate 2021 in una situazione profondamente diversa da quella dell’estate 2020. Lo scorso anno siamo arrivati all’estate dopo due mesi e mezzo di lockdown durissimo e con una bassissima circolazione del virus. Poi abbiamo fatto un pò le cicale, facendo quasi finta fosse tutto finito. A inizio giugno arriveremo con 25-27 milioni di vaccinati, ma dobbiamo fare molta attenzione perché la circolazione virale non sarà affatto azzerata. Teniamo conto che scenderanno prima gli infettati, poi dopo 2-3 settimane i morti. Ricordiamoci sempre che i morti che vediamo oggi sono gli infetti di almeno 2-3 settimane prima. 


La Germania ha approvato un inasprimento della sua legge di protezione contro le infezioni da coronavirus. Oltre una soglia di 100 nuovi contagi ogni 100mila abitanti nell’arco di tre giorni si può attivare coprifuoco notturno, riduzione contatti tra privati e chiusura delle attività commerciali non essenziali. E’ un esempio da seguire? Esiste un caso Italia? 

Anzitutto non c’è un caso Italia. Ciò che ha fatto la Germania è esattamente in linea con quanto sta facendo l’Italia e il resto dell’Unione europea. Anche da noi con 250 casi per 100mila abitanti scatta automaticamente la zona rossa. Lo stesso Regno Unito che viene preso in questi giorni spesso ad esempio ha fatto esattamente ciò che ha fatto l’Italia nel 2020: due mesi e mezzo di lockdown durissimo. Bisogna tener conto che siamo di fronte ad una pandemia epocale, che in Italia uccide 12-14 mila persone al mese. 


Sul vaccino AstraZeneca Berlino e Parigi hanno pensato di completare la vaccinazione con una seconda dose Pfizer o Moderna. Perché l’Italia non ha seguito questa strada?

Anzitutto perché non ci sono molti dati disponibili su questa opzione da prendere in considerazione. E’ per questo che per ora in Italia chi ha ricevuto la prima dose Astrazeneca riceverà anche la seconda. La questione si pone solamente per gli under 60 che hanno già ricevuto la prima dose e fissato la seconda dopo 3 mesi, come da protocollo. Teniamo conto che ad oggi le rarissime reazioni avverse a questo vaccino si sono manifestate esclusivamente dopo la prima dose. Tengo poi a precisare che non c’è alcun tipo di problema per gli over 60.


Al momento la priorità è la piena adesione della popolazione anziana alla campagna vaccinale. Purtroppo il caso AstraZeneca ha determinato preoccupazioni nei confronti del vaccino, per superare ogni tipo di diffidenza sugli effetti collaterali, Ha senso sottoporsi a controlli preventivi? 

Pensare a controlli preventivi prima di sottoporsi al vaccino non ha alcun senso. I rarissimi casi di trombosi trombocitopenica avvenuti con Astrazeneca (e non solo) non ci forniscono una caratteristica comune che può essere individuata in anticipo per evitare l’evento. Consideri che il 95% dei vaccinati Astrazeneca over 65 non hanno effetti collaterali, al massimo un po’ di febbre gestibile con un semplice antipiretico. 

La realtà è che abbiamo urgente necessità di vaccinare tutti gli over 60 perché il Covid19 è letale con l’avanzare dell’età. Al momento stiamo vaccinando 310mila persone al giorno. Ricordiamo che gli over 80 hanno il 20% di rischio di morte contraendo il virus, gli over 70 il 10%, gli over 60 il 5%.  

Ad oggi abbiamo vaccinato 4,7 milioni di over 70. Mancano 13 milioni di over 60 che possiamo vaccinare nei prossimi 30-45 giorni.


Lei già nel novembre 2020 sui virus come la Sars ha dichiarato “è altamente probabile che ne arrivino altri”. Ritiene questa pandemia un primo test di molte altre che verranno? 

Il XXI è senza dubbio il Secolo dei salti di specie del Coronavirus. Sars prima, Mers poi e oggi Sars-Cov2 sono tutti virus con origine nei pipistrelli, poi passati a ospiti intermedi di varie specie (lo zibetto nel caso del virus attuale) per poi arrivare all’uomo. Con la Sars chi si infettava aveva tosse e febbre, si riguardava e perciò il virus non ha circolato alla velocità della luce. Il problema della circolazione del Covid19 è che si è infettivi 2-3 giorni prima della comparsa dei sintomi. L’uomo per il Covid19 non è l’ospite definitivo. Noi lo abbiamo trasmesso ai visoni. Gli allevamenti intensivi di visoni hanno dimostrato la capacità del virus di generare molteplici varianti quando i contatti sono stretti e numerosi. Per questo si è deciso di macellare 20 milioni di visoni, di cui 17 in Danimarca e 500mila anche in Italia. I salti di specie del virus dal 2002 ad oggi ci dicono che è probabile che ci sarà un altro virus. Anche perché non abbiamo cambiato, ad esempio, le abitudini di allevamento intensivo degli animali. Entro 10 anni è molto probabile un nuovo salto di specie del Covid. E speriamo che sia come la Sars o la Mers. Perché sulla carta potrebbe essere come la Spagnola, che uccideva dal neonato all’anziano e ha provocato 80 milioni di morti.

A differenza del Covid che uccide per oltre il 90% solo gli anziani. Dobbiamo perciò essere pronti a nuove pandemie, facendo tesoro della grande lezione in corso su organizzazione della sanità, tracciabilità dei contagi, presenza di impianti di produzione di vaccini in ogni Paese ecc.


Parliamo della durata dell’efficacia dei vaccini. Cosa si sa e quale scenario sui richiami è più plausibile?

Ad oggi sappiamo che i vaccini anti-Covid hanno un'efficacia di 10 mesi, che sono quelli trascorsi da quelli delle prime dosi somministrate. Mediamente gli altri vaccini rimangono efficaci per anni, tranne quello per l’influenza perché il virus influenzale muta molto ogni anno. Ciò significa che non si conosce ancora la durata dell’efficacia del vaccino anti Covid, ma statisticamente si presume possa essere di qualche anno. Bisogna comunque aspettare per poterlo dire con certezza.
Discorso diverso quello delle varianti, per le quali potrebbe essere necessario un richiamo del vaccino nel tempo. Ad esempio la variante inglese che domina lo scenario italiano attuale si mostra più diffusiva e letale (+50%) rispetto al virus comparso nel 2020, ma fortunatamente non sfugge ai vaccini che stiamo somministrando. Diverso il discorso per la variante brasiliana, al momento molto poco diffusa in Italia ma più sfuggente ai vaccini disponibili. In sintesi non c’è nulla che possa predire la memoria del virus.    

 

Qual è la lezione che abbiamo imparato da questa pandemia?

Sicuramente abbiamo capito che è la scienza che ci ha salvato da questa pandemia. Avere 4 vaccini disponibili a soli 14 mesi dalla comparsa del virus è un miracolo della scienza senza precedenti. Un inno a scienza e ricerca. Ora che abbiamo i vaccini disponibili, usiamoli! Israele e Regno Unito insegnano che vaccinando il virus si sconfigge. E’ l’unica strada da seguire.

 

 

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