di Sergio Pizzolante

Ho letto commenti negativi sulla conferenza stampa di Draghi e sul decreto “sostegni”. Alcuni anche molto negativi. Anche da parte di persone che stimo. Pochi sostegni. È l’accusa. E non c’è dubbio che siano pochi rispetto al danno. 

Per le imprese, un minimo di 2 mila euro ed un massimo di 150 mila. Per i piccolo negozio, ad esempio, qualche migliaio di euro. Poi cassa integrazione, stralcio (ridotto) delle cartelle, aiuti alla montagna ect. Poco? Poco.

Anche Draghi dice che si tratta di un primo passo. Per andare dove? Nel precedente anno, ogni primo passo ha portato ad un successivo primo passo. Ogni passo non si sapeva in quale direzione andasse. E non si arrivava mai al secondo e al terzo. E così via. Non c’era orizzonte, visione. C’è una visione nel primo passo di Draghi? C’è futuro? La risposta è decisiva per capire il cambiamento, per capire Draghi. 

Secondo me si. E provo a dirlo. Vedete, i soldi del primo passo sono pochi, ma sono tanti, tantissimi, una enormità, 32 miliardi. Sommati a quelli dei precedenti primi passi arriviamo a 180 miliardi circa. Quasi i fondi per il Recovery Plan. Ai quali leghiamo il nostro destino. Per capire le dimensioni. 

Quindi io non voglio giudicare, più di tanto, il primo passo. Pur comprendendo che il commerciante ha ragione a lamentarsi. Voglio capire se ci saranno quelli successivi. E in quale direzione. 

E allora dico quello che ho capito di Draghi. L’uomo è di poche parole. Ed è questo un bene in se. Ma, ricordiamolo, con poche parole salvò l’Europa e l’Italia: “tutto quello che serve”.  E “sarà abbastanza”, aggiunse. Queste parole ebbero un effetto, sulla nostra vita, che non avrebbero avuto 1000 miliardi di spesa pubblica. Perché la visione e la lucidità e la determinazione sono tutto. Se spendi senza visione crei povertà. 

Adesso Draghi dice che non è il tempo per prendere soldi ma per darli. E aggiunge che non bisogna, adesso, guardare al debito. Ma il debito deve essere buono. Aggiunge. Ben speso. E ha messo alla guida dei ministeri economici e per la transizione digitale e ambientale, per il piano europeo, i migliori, da Giorgetti a Colao. Per spendere bene. Ecco. Ho quindi più fiducia nei secondi e nei terzi passi. 

Ha detto un’altra cosa decisiva, “se il coordinamento europeo funziona bene, altrimenti facciamo da soli”.  Chiaro? Chiaro. 
Doppio messaggio: primo, Europa sveglia, secondo, siamo pronti a comprare vaccini. Perché, senza 500 mila vaccini al giorno non c’è salute, non ci sono ristori, non ci sono sostegni. Non c’è futuro. Messaggio fortissimo per me. È la forza di un pensiero forte. Di un europeismo pragmatismo, non ideologico o di maniera, pro o contro che sia. 

Quindi più forte. Con il quale i leader europei devono fare i conti. Devono misurarsi con la novità di un Premier italiano più autorevole di molti di loro nel mondo. Con, nel telefonino, il numero di telefono dei più grandi.

Avanti. Un passo dopo l’altro.