Nuova tappa del viaggio di The Watcher Post tra i Presidenti delle Commissioni parlamentari. Gianni Girotto (M5S) è Presidente della Commissione permanente Industria, Commercio e Turismo del Senato. Temi affrontati nell'intervista: Legge di Bilancio, fiducia sul Dl Ristori, superbonus, transizione 4.0 e comunità energetiche.

Presidente Girotto, siamo in piena corsa contro il tempo per l'approvazione della Legge di Bilancio. Quali sono le priorità di queste ore?

Tra tutti i provvedimenti c'è la priorità di prorogare il superbonus al 2023, e vorremmo allargarlo anche al settore turistico. Al momento infatti alberghi e località termali non sono inclusi dal provvedimento. Avendo le possibilità di spesa il superbonus a mio parere sarebbe ottimo anche per le imprese e gli enti pubblici. Ma dall'inizio dell'emergenza Covid abbiamo già fatto debiti per circa 140 miliardi di euro e 100 miliardi di euro li abbiamo presi in prestito. Non ci sono risorse infinite.

Come state ascoltando gli stakeholder direttamente impattati dal superbonus?

Stiamo chiedendo loro di presentare istanze sempre più collegiali. Più fanno squadra ad esempio le imprese o le associazioni di categoria e più la politica sarà rapida a dare risposte, senza impiegare troppo tempo e lavoro per trovare i giusti compromessi e senza poter più usare l'alibi del "devo ascoltare tutti, poi prenderò una decisione". Un esempio per tutti: pensiamo alle produzioni agrivoltaiche, con pannelli fotovoltaici costruiti a 4-5 metri d'altezza senza togliere nemmeno un ettaro alle coltivazioni a terra. Su questi progetti Confagricoltura e Cia sono già d'accordo, e manca solo Coldiretti per avere l'ok di tutte le principali realtà del settore. 

Quanto costerà in termini di spesa allargare il superbonus al settore turistico? Avete già fatto delle stime?

Si tratta di una spesa dell'ordine di grandezza dei miliardi di euro.

Perché non rendere il superbonus una misura strutturale?

Per il semplice motivo che se non si mette un termine le persone aspettano e non si innesca un circolo virtuoso economico immediato che può aiutare la ripresa.

A marzo terminerà il blocco dei licenziamenti legato all'emergenza Covid. E dopo?

Il Covid è stata una sciagura completamente imprevedibile che ha provocato danni immensamente superiori a qualsiasi possibile aspettativa. La priorità attuale è arginare in ogni modo l'emergenza sanitaria, economica e sociale. Ci vorranno 2-3 manovre anticicliche per recuperare.

Quali altri provvedimenti del governo ritiene strategici per la ripresa?

Senza dubbio la proroga di 3 anni di quello che era Impresa 4.0, oggi Transizione 4.0. Una misura nettamente sottovalutata anche dai mezzi d'informazione e che invece porterà dei benefici importanti per le imprese. Poi l'entrata in vigore del decreto sulle comunità energetiche rinnovabili, che creeranno moltissimi posti di lavoro e soprattutto abbasseranno sia il costo di produzione che il prezzo dell'energia. Grazie alla diffusione degli impianti di energia rinnovabile il prezzo all'ingrosso dell'energia si è più che dimezzato dal 2010 a oggi. Peccato però che gli oneri generali hanno mantenuto inalterato il prezzo per i consumatori finali. Con la diffusione delle comunità energetiche gli oneri generali inizieranno a scendere dal 2022 e saranno azzerati entro il 2030, con risparmi importanti per imprese e consumatori. Inoltre cambia il paradigma Nimby (not in my back yard) della produzione energetica italiana, perché l'energia rinnovabile sarà prodotta quasi a kilometro zero, con zero dispersione dovuta al trasporto. E tutto questo renderà il risparmio ancora più significativo.

Veniamo al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Quali le priorità secondo Lei?

Priorità delle priorità evitare gli sbagli del passato. In altre parole a mio parere bisogna combattere i finanziamenti a pioggia per i soliti furbi e limitare al massimo la burocrazia. Arriveranno cifre molto importanti che vanno impiegate con saggezza. Tra le priorità la messa in sicurezza del Paese, con grande attenzione all'assetto idrogeologico e ai temi energetici. Bisogna poi agevolare al massimo le riconversioni di settori di business maturi, come ad esempio l'automotive, settore energia e quello delle plastiche. Aiutare le conversioni è senza dubbio una priorità. 

Il turismo è in crisi nera. Come sostenerlo e rilanciarlo?

Già prima dell'emergenza Covid la Commissione che presiedo stava lavorando al rilancio del turismo, che vale il 13% del nostro Pil. Il governo è impegnato per approvare una misura complessiva di riordino e aiuto del settore, che partirà dal dotare delle necessarie infrastrutture la cosiddetta "Italia minore". Sarebbe miope concentrarsi sulla ripartenza delle grandi località turistiche, senza valorizzare l'Italia dei borghi, delle colline e delle zone interne. Magari dotando queste aree delle necessarie linee ferroviare o di servizi adegauti. 

Domani in Senato si vota la fiducia sui Dl Ristori. Siete preoccupati della tenuta del governo?

Nessuna preoccupazione. Le opposizioni chiedono di più ed è giusto che sia così. Ma il governo ha già dimostrato la tenuta in altre occasioni e siamo fiduciosi.

 

 

 

Paolo Bozzacchi