A tre settimane dal voto sul referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari esaminiamo, attraverso l’analisi prodotta da Utopia, società di public affairs e comunicazione, i sentiment prevalenti su Twitter nel periodo 16-31 agosto. Partiamo anzitutto dal volume delle conversazioni: stiamo parlando di oltre 47mila tweet, di 133mila retweet e di ben 9196 utenti coinvolti.

Ciò che risalta subito agli occhi è la preponderanza di uno degli hashtag utilizzati dai contrari alla riforma, cioè “#iovotono”. È stato questo infatti l’hastag maggiormente usato nel periodo di riferimento, con una incidenza del 75,8%. Al contrario, solo nel 18,2% dei tweet è comparso l’hashtag “#iovotosi”.

Perché questo scarto? Sicuramente perché “io voto no” è ormai diventato uno slogan a se stante, che già aveva funzionato nel 2016 per l’allora referendum Renzi-Boschi. Non solo, come spesso avviene per questi tipi di consultazione, è facile che chi si faccia maggiormente sentire siano i detrattori della riforma e non i suoi sostenitori: quindi potremmo essere di fronte alla classica maggioranza silenziosa contro una minoranza più rumorosa.

Staremo a vedere. Certo chi si è attivato per dare voce al “no” sui social è stato Simone Baldelli, deputato di Forza Italia. Baldelli risulta essere il politico che si classifica al primo posto nella classifica “Top share”, davanti a Cottarelli e Nannicini. Tra i “top 10 tweets” ne troviamo proprio uno suo, dove invita i suoi follower a portare l’hashtag “#iovotono” in tendenza.

Anche a livello di like Baldelli sale sul podio, classificandosi secondo alle spalle di Carlo Cottarelli, che addirittura lo doppia. Terza voce prevalente è, ancora, quella di Tommaso Nannicini che twitta il suo articolo su “Il Foglio” nel quale sostiene le posizioni del no.

Per quanto riguarda i partiti, i due ad oggi più polarizzati sono quelli che ottengono un maggiore indice di share. Stiamo parlando da un lato del Movimento 5 Stelle, schierato come si sa per il sì alla riforma. Dall’altro di +Europa, che approfitta anche delle buone performance della propria leader Emma Bonino: un suo tweet è uno dei migliori 10 nel periodo di riferimento.

Chi invece non sembra volersi esprimere, o quanto meno esporre, sono i membri del governo. Su Twitter, infatti, non vi sono state recenti prese di posizioni pubbliche in merito.

L’analisi del worldcloud, infine, testimonia quanto il fronte del “no” sia stato attivo sul social non solo tramite l’hashtag “#iovotono”, ma anche per l’espressione “affondiamo m5s” che è stata una delle più utilizzate in riferimento all’appuntamento referendario. Può essere questa una nuova strategia della campagna? Tralasciare i tecnicismi per trasformare il referendum in un sì o un no al Movimento 5 Stelle e al governo Conte? È presto per dirlo e al momento non sembra ancora possibile. Certo da monito deve rimare l’esperienza del referendum del 2016, perso da Renzi (anche) per la personalizzazione che ne è conseguita.

 

 

Redazione

 

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