Manca poco più di un mese alle elezioni regionali e alcune partite sembrano già chiuse, come il caso del Veneto dove la riconferma di Zaia non è mai stata messa in discussione. Il centrosinistra arriva alla disputa elettorale da vincitore in carica in quattro regioni su sei, ma difficilmente pareggerà tale risultato. Vediamo cosa dicono i sondaggi. 

 

Partiamo proprio dal Veneto, dove non c’è competizioneLuca Zaia, presidente leghista uscente, secondo l’ultimo sondaggio Tecné verrebbe rieletto addirittura con il 70% dei voti. Sarebbe il terzo mandato per lui, dopo le vittorie del 2010 (con il 60,2%) e del 2015 (50,1%). La vera sfida, quindi, sarà tutta interna a casa Lega: sappiamo infatti che i rapporti tra Zaia e Salvini non sono sempre lineari, così come l’idea stessa di autonomia, che tende a dividere i due.  

 

La lista civica Zaia supererà la lista della Lega? Questa può essere un’interessante incognita per il voto di settembre. Stando al sondaggio di Fabbrica Politica del 10 agosto, sembrerebbe di sì: la lista Zaia potrebbe finire davanti alla Lega, con il 36,8% dei voti contro il 31,4%. Ben 5,4 punti percentuali di distacco, mica poco. Più distanziati gli sfidanti, con Lorenzoni (centrosinistra) fermo al 18% e Cappelletti (M5S) al 6%. Male Daniela Sbrollini (IV) inchiodata al 4%. 

 

Venendo all’altra regione uscente di centrodestra, la Liguria, anche qui Toti non dovrebbe avere difficoltà a trovare una riconferma. Questo nonostante l’accordo tra Pd e Movimento 5 Stelle, un unicum in questa tornata elettorale. Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, Giovanni Toti si attesterebbe tra il 53% (Tecnèe il 57% (Noto), mentre lo sfidante Sansa non supererebbe il 41%. Non sfonda invece il candidato centrista Massardo, sondato intorno al 3%. 

 

Il centrosinistra altrove non sta meglio. Dove potrebbe confermare le proprie regioni è in Toscana e Campania. Nella prima, Giani succede alla leadership di Rossi e i sondaggi per ora sembrano premiarlo. Gli ultimi lo accreditano in vantaggio tra il 45% e il 46,5%. La competitor, Susanna Ceccardi, si avvicinerebbe, ma non andrebbe oltre il 42% (l’ultimo sondaggio la dà addirittura al 40,5%). 

 

Più avvincente il sempreverde duello campano De Luca vs Caldoro. Ma secondo gli ultimi dati di Tecnèl’incumbent dem dovrebbe ottenere nuovamente la presidenza con il 44,5% dei consensi. Più defilati Caldoro (39%) e Ciarambino (15%). Le percentuali dei tre sarebbero simili a quelle ottenute cinque anni fa, con un lieve incremento di De Luca ai danni di Ciarambino. 

 

I sorrisi in casa dem potrebbero esaurirsi qui. Più difficili, infatti, le partite nelle Marche e in Puglia. Nelle Marche, il già citato sondaggio di Tecné vede il candidato di Fratelli d’Italia avanti con circa il 45,5% dei consensi. Il centrosinistra, che non ha ricandidato Ceriscioli in favore di Mangialardi, si attesterebbe solo al 38%. Qui potrebbe pesare la non intesa con il Movimento 5 Stelle, che sembrava invece possibile nelle settimane precedenti. Il candidato grillino Mercorelli, infatti, strapperebbe un discreto 14,5% di voti: troppo poco per coltivare sogni di vittoria, ma quel che basta per dare il la al successo del centrodestra. Un fatto, quest’ultimo, mai accaduto in regione da quando si elegge direttamente il presidente. 

 

Infine la Puglia, che rimane la sfida più incerta di questa contesa elettorale. Da una parte Emiliano, presidente di centrosinistra uscente ed appoggiato da ben 15 liste, ma che si è sentito dire due sonori “no”: quello del Movimento 5 Stelle, che candida Antonella Laricchia e quello di Italia Viva, Azione e + Europa, che candidano Ivan Scalfarotto. Dall’altra il sempre presente Raffaele Fitto, già presidente nel 2000 e poi sconfitto da Vendola nel 2005. 

 

Qui i sondaggi sono ondivaghi e testimoniano l’incertezza dell’esito finale. Secondo GPF, Michele Emiliano sarebbe avanti con il 42,3% dei voti, seguito da Raffaele Fitto col 37,9%. Ma per Tecné il risultato è l’opposto: vittoria di Fitto con il 42% e resa di Emiliano con il 37%. Secondo il più recedente Bidimedia dell’11 agosto, infine, i due candidati principali sono statisticamente pari: 38,8% per Emiliano contro il 31,1% di Fitto. Nulle le chance di Laricchia (15%-16%) e Scalfarotto (2%-4%). 

 

Dal quattro a due del centrosinistra, quindi, si può andare al quattro a due per il centrodestra. L’unica speranza dei dem è vincere in Toscana e Campania e sperare di riconfermarsi anche solo di un voto in Puglia. Già finire in pareggio, tre a tre, potrebbe far tirare un sospiro di sollievo a Sant’Andrea delle Fratte. 

 

 

 

Andrea Maccagno

 

 

 

 

 

 

Photo Credits: Il Giornale