21 dicembre 2020, questa è la scadenza prevista per il recepimento, nelle legislazioni nazionali, del nuovo Codice Europeo delle comunicazioni elettroniche non rispettata dall’Italia e da altri Stati membri formalmente ripresi dalla Commissione. In attuazione della Direttiva UE 2018/1972 del Parlamento Europeo e del Consiglio, gli Stati dovrebbero dotarsi di tale strumento volto ad armonizzare il settore TLC dal punto di vista regolamentare.

La promozione di una convergenza delle reti di trasmissione, dei media e delle tecnologie dell’informazione costituisce tappa obbligata del percorso di Digital Trasformation avviato nel nostro Paese in ottemperanza del PNRR. Nella stessa direzione, come dichiarato Massimo Sarmi, Presidente di Asstel Assotelecomunicazioni, “si inserisce il Piano Italia a 1 Giga compreso nel progetto Reti Ultraveloci”.

Nel corso dell’audizione presso la IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera, il Presidente ha definito “indispensabile” la necessità di riunire in un unico quadro normativo le singole regolamentazioni per non creare disparità fra gli Stati membri “avendo cura di non porre l’Italia in una condizione diversa rispetto agli altri Paesi Europei”. Ha poi aggiunto, sottolineando il ritardo e l’importanza strategica di questo recepimento, che deve “migliorare l’equilibrio complessivo del mercato italiano per renderlo più attrattivo sia verso gli investitori, sia verso gli headquarters delle multinazionali. Alla luce, infatti, degli ambiziosi obiettivi che il nostro Paese si è dato per accelerare ed estendere le reti VHCN sull’intero territorio nazionale, l’impegno delle Istituzioni per il settore, anche nel recepire il nuovo quadro normativo, deve riguardare la sostenibilità dell’industria, il processo di digitalizzazione e la semplificazione delle norme e delle procedure sotto il profilo consumeristico e per quanto attiene alle autorizzazioni amministrative per la realizzazione delle reti”.

A riprova della complessità della materia in oggetto basta ricordare il numero dei “considerando” che precedono la direttiva europea, ben 326. Quest’ultima interviene, con riguardo alle Autorità nazionali di regolamentazione, prevedendo per loro la possibilità di raccogliere informazioni presso gli operatori di telecomunicazione - ciò permetterebbe quindi di garantire una gestione più efficiente delle comunicazioni elettroniche – ed a tal fine promuove la realizzazione di opere pubbliche e l’applicazione di celle in lampioni e semafori. In ultimo, interessa l’accesso ai servizi di emergenza istituendo un “centro di raccolta delle chiamate di emergenza”, (public safety answering point — PSAP).

A destare preoccupazione, come è possibile notare nelle parole di Massimo Sarmi, sono i costi associati a queste misure e l’incertezza su chi dovrà sostenerli.

“In un momento come quello attuale nel quale la Filiera TLC è impegnata a realizzare un progetto così ambizioso come il Piano Italia 1 Giga, il recepimento del Codice europeo deve rappresentare un’opportunità e quindi non comportare ulteriori oneri a carico del settore, in un contesto in cui da tempo l’Associazione denuncia forti difficoltà per la sua sostenibilità”.

Il Presidente ha concluso il suo intervento, infatti, auspicando maggiore ascolto e chiarezza sul quadro normativo da parte delle Istituzioni: “Recepimento assicuri chiarezza al quadro normativo, all’insegna della semplificazione e con attenzione all’equilibrio del mercato”.

 

 

Vanessa Gloria

 

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