Rafforzare la posizione italiana nel mondo a tutela degli interessi strategici, tenendo saldi valori e principi e mantenendo il dialogo con il Parlamento. Questa la priorità della politica estera italiana, espressa dal Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in audizione presso le Commissioni congiunte di competenza di Camera e Senato. Punti fermi di riferimento dell'Italia rimangono europeismo, Atlantismo e multilateralismo.

Sul multilateralismo l’On. Picchi (Lega): “Condividiamo l'approccio ma per essere efficaci bisogna essere forti nelle relazioni bilaterali con gli altri paesi. Noi siamo fortemente contrari alla ratifica del Comprehensive Agreement on Investments perché riteniamo che le violazioni dei diritti umani che stanno avvenendo in alcune zone della Cina non siano compatibili per procedere ad accordi di questo tipo tra l'UE e la Cina”. Di Maio specifica: “La globalizzazione dei diritti umani e l'efficacia dei fori multilaterali sul tema vanno migliorate. Non si può attuare una politica estera fatta di sanzioni, anche se le sanzioni sono un chiaro segnale di unità dei 27 Stati membri UE. È chiaro anche che l'autonomia strategica dell’UE non si realizzerà, in particolare nel settore difesa, finché non avremo un’unità di intenti come paesi e troppo spesso siamo stati divisi”.

La certezza è una sola secondo il Ministro: “La pandemia ha provocato uno shock simmetrico, e senza interventi mirati il ritorno alla normalità sarà asimmetrico. Non possiamo rischiare di consolidare asimmetrie che aumenterebbero la frammentazione del mercato interno e consegnerebbero alle prossime generazioni un'Europa debole sulla scena globale. Interrompere troppo presto lo stimolo fiscale significherebbe ripetere gli errori di dieci anni fa durante la crisi finanziaria. La clausola di salvaguardia generale del Patto di Stabilità e Crescita va mantenuta almeno fino al 2022. Ma non solo: dobbiamo riflettere su come riscrivere le regole di bilancio europee. Perché il mondo dopo il Covid non sarà uguale a quello precedente”.

L'Italia punta anche a promuovere un gioco di squadra con i Paesi del Mediterraneo per affrontare sfide e opportunità che includano tutti. Punto di partenza di quest apolitica le relazioni con il Vicinato Sud.

“Vogliamo contribuire al dibattito sull'autonomia strategica dell'Unione europea e renderla capace di agire in scenari di crisi anche da sola se necessario. In questi anni l'UE si è dotata di strumenti per lo sviluppo e di capacità in ambito sicurezza e difesa. Per gestire le crisi attraverso operazioni e missioni militari e civili occorre cooperare in maniera più efficace con i partner e fornire loro un sostegno tangibile” spiega Di Maio. Il lavoro svolto a livello comunitario punta ad adottare entro un anno la cosiddetta 'Bussola strategica' (Strategic Compass), per individuare gli obiettivi della politica di sicurezza e difesa e delineare il percorso che permetta all'Europa di incidere di più sulla scena internazionale.

Altro asse tradizionale della politica estera italiana è l'Atlantismo. L’incontro tra Di Maio e il Segretario di Stato USA Blinken, a margine della Ministeriale NATO, è stata l'occasione per riaffermare il 'rapporto privilegiato' con gli Stati Uniti. Confermata un'eccellente sintonia che rispecchia l'approccio collaborativo dell'Amministrazione Biden, in particolare nei confronti degli Alleati tradizionali: Europa e NATO.

Sul ruolo degli Usa il Sen. Alfieri (PD): “Voglio sottolineare solo un aspetto della relazione che è quello che riguarda la vittoria di Biden negli Stati Uniti. Gli Stati Uniti come possono tornare a essere un partner strategico per noi nel Mediterraneo alla luce del ritiro delle truppe straniere dalla Libia?”, Di Maio concorda: “Sono d'accordo sul fatto che abbiamo bisogno di più Stati Uniti nel Mediterraneo”.

“Il ritorno degli Usa agli Accordi di Parigi e nel Consiglio Diritti umani come osservatori, l'interruzione del recesso dall'Oms e la sospensione dell'applicazione dei dazi Airbus/Boeing segnano una nuova attenzione statunitense verso il multilateralismo” specifica Di Maio. Un'opportunità importante per rafforzare la collaborazione su temi essenziali: Mediterraneo, terrorismo, sicurezza e difesa, diritti umani, commercio e investimenti, cooperazione culturale e scientifica.

Altro punto fondamentale la partnership tra Italia e Regno Unito per la Presidenza della Cop26, la 26esima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si terrà a Glasgow. Di Maio sottolinea: “Le diplomazie italiana e britannica stanno lavorando per creare il consenso necessario al buon esito dei negoziati e incoraggiare i Paesi parte della Convenzione ad elevare la propria ambizione climatica”.

“Abbiamo creduto nello sforzo diplomatico e la diplomazia ha prevalso” dichiara Di Maio. Ma non bisogna abbassare la guardia. Ad esempio la strada verso la stabilizzazione della Libia resta complessa. E’ necessario evitare che sulla crisi libica si ripercuotano le tensioni in corso nel Mediterraneo orientale, area attraversata dalla competizione per i diritti di sfruttamento delle risorse energetiche e da crescenti frizioni. E’ fondamentale anche la cooperazione con la Turchia, in particolare su dossier quali immigrazione, lotta al terrorismo e il territorio libico è importante soprattutto in chiave di stabilità regionale.

Il Sen. Ferrara (M5S): “Uno dei dossier fondamentali per l'Italia rimane comunque la relazione con la Libia che si rafforza giorno dopo giorno. In vista della preparazione della prossima visita del presidente Mario Draghi e sul fronte dei rapporti tra Roma e Tripoli vorrei sapere quali sono i nostri principali obiettivi in particolare sotto il profilo economico commerciale?” Di Maio risponde: “Se pensiamo alla Libia giustamente c'è chi dice che adesso dobbiamo far andar via le truppe, però finalmente abbiamo un metodo perché tutto è cominciato con la Conferenza di Berlino. Ora tutti gli attori siedono attorno a un tavolo, anche quelli che avevano truppe sul territorio locale libico. Nessuno pensava si potesse arrivare a un governo di unità nazionale, ci siamo arrivati in meno di un anno e in piena pandemia. Abbiamo un governo di unità nazionale unitario che adesso è disposto ad aprire le sedi diplomatiche in tutta la Libia”.

Sull’Iran l’On. Orsini (FI): “Giustissimo un approccio pragmatico e negoziale, non dimenticando però che questo implica richiamare l'Iran a cessare di essere un elemento di destabilizzazione di pericolo nei confronti di uno stato come Israele che è uno stato nostro amico e alleato e nei confronti anche di molti altri paesi dell'area del vicino Oriente e del mondo sunnita e l'Iran non può permettersi né di continuare a violare i diritti umani (come fa sistematicamente) né di essere un continuo elemento di instabilità” Di Maio specifica: “Per quanto riguarda il tema dell’Iran confermo che non c'è nessuna volontà di sottovalutare il fattore destabilizzante nella regione, ma l'Italia storicamente ha un canale di dialogo con l'Iran che può essere molto utile anche ai nostri alleati”.

 

Andrea Maccagno

 

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