Milano negli anni è diventata un modello da seguire: una città dinamica, attrattiva, giovane, dedita al lavoro e capace di offrire luoghi di svago. Oggi la crisi Covid rischia di destabilizzarla, legando un presente incerto a un futuro olimpico che è lì ad attenderla. Ma quali sono i temi da sviluppare per la Milano del domani, che quest’anno affronterà le elezioni comunali? Lo abbiamo chiesto ai massimi vertici cittadini, ognuno per il proprio settore di competenza.

“Ridurre l’inquinamento e realizzare una città ad emissioni neutrali di Co2 sono tra gli obiettivi principali del prossimo futuro”, ha dichiarato Lorenzo Lipparini, assessore alla Partecipazione del Comune di Milano. “Se il turismo lentamente tornerà, è necessario altresì investire nella promozione del territorio per chi è alla ricerca di esperienze di qualità. Bisogna poi ridare vitalità ai quartieri, con servizi e infrastrutture disponibili entro i 15 minuti a piedi dalla casa di ognuno – ha proseguito Lipparini – Ma per fare in modo che i cambiamenti che stiamo vivendo non lascino indietro nessuno, è necessario lavorare sulla coesione sociale. Bene la ricandidatura di Sala”.

 

Lorenzo Lipparini dal 2016 è assessore alla Partecipazione della Giunta Sala con delega alle politiche per garantire l'accesso ai dati. Quale situazione ha trovato sugli Open data prima del suo arrivo e su cosa è intervenuto in questi anni? 

“Il progetto Open Data del Comune di Milano è stato istituito nel 2012, ma si tratta di un ambito in evoluzione continua. In questi anni abbiamo lanciato un nuovo servizio, il Geoportale, che pubblica su mappa l’informazione geografica, consentendo di visualizzare la distribuzione dei servizi sul territorio, oltre a informazioni come il patrimonio immobiliare del Comune o l’anagrafe del verde. È anche un raccoglitore della cartografia storica, di quella tecnica e uno strumento di promozione turistica. Per quello che riguarda le informazioni gestionali e statistiche del Comune, abbiamo puntato da subito sulla configurazione di un nuovo portale, interamente open source. Questo sito, sicuro e di facile utilizzo, è popolato di rappresentazioni grafiche delle informazioni più rilevanti, come nel caso del bilancio comunale: un elemento fondamentale per garantire la comprensione e l'utilizzo dei dati anche da parte di persone non esperte. In questi giorni, inoltre, abbiamo deliberato la realizzazione del “Portale Unico del Dato” - dov’è possibile cercare tutti i dati aperti dell’Amministrazione comunale - e l’adozione di un piano di pubblicazione semestrale. I dataset disponibili sono già cresciuti di oltre il 400% da inizio mandato: questo sforzo ci ha visto riconoscere il primo posto in Italia per le politiche Open Data, secondo il Rapporto ICityRate”.  

 

Lei è stato tra i fondatori del Comitato MilanoSiMuove che ha portato, tra gli altri obiettivi, alla riqualificazione della Darsena. Sul fronte Navigli, quanto è concretizzabile una riapertura? Quale impatto genererebbe sulla città?

“Il progetto di fattibilità per la riapertura dei Navigli, avviato grazie alla larghissima affermazione del referendum del 2010, è stato sottoposto a un lungo e articolato Dibattito Pubblico, che ha consentito di analizzare le caratteristiche progettuali, le posizioni di cittadini e soggetti organizzati, nonché le problematiche aperte. È stato un percorso che ha permesso di estendere l’ambito e il contesto dell’intervento,  unendo Milano al territorio della regione e rendendo possibile la navigabilità, la percorrenza ciclopedonale, la gestione di infrastrutture verdi come le pompe di calore e la promozione territoriale in un’area vasta. Milano ne uscirebbe così strutturalmente cambiata da un punto di vista del paesaggio, della mobilità sostenibile, della qualità della vita e della connessione con le reti sovra comunali. Sono tutti elementi strategici per la ripartenza della nostra città e dell’Italia, pienamente compatibili con le strategie europee per lo sviluppo ambientale sostenibile. Per questo puntiamo sul Next Generation EU per trovare un cofinanziamento all’opera. Con gli strascichi dell’emergenza sanitaria sui bilanci degli enti locali, il tema è oggi tutto legato alle risorse, ma la riapertura dei Navigli è ancora più strategica che in passato”.

 

Uno dei suoi ultimi impegni è stato il Piano per l’Aria e per il Clima, attraverso un’indagine online che ha coinvolto la cittadinanza. Quali i temi prioritari per i milanesi? Su quali direttrici ha deciso di muoversi l’amministrazione?

“Il Piano Aria Clima è un documento che raccoglie azioni e interventi da tutti i settori di attività dell’amministrazione. Impegnerà il Comune negli anni futuri per la riduzione dell’inquinamento e la realizzazione di una città ad emissioni neutrali di Co2. Sono obiettivi importanti, per questo stiamo lavorando a un piano partecipato e condiviso, realizzando una combinazione di diverse attività di ascolto: dall’indagine sul cambiamento climatico ai tavoli territoriali realizzati in ogni Municipio, dai laboratori con gli esperti al lavoro con la Consulta provinciale degli studenti delle scuole superiori di Milano e provincia. Confermata la grande preoccupazione dei cittadini per i temi legati all’ambiente, l’impegno per la gestione efficiente dei rifiuti, l’attenzione per il consumo sostenibile di alimenti e la riduzione dello spreco. Sulla mobilità, l’energia e l’edilizia siamo invece ancora di fronte a molti vincoli strutturali. Qui servono più incentivi e semplificazioni per portare i cittadini sia ad usare di più i mezzi a basso impatto sia a rinnovare edifici e abitazioni. Il Piano agirà in questa direzione, intervenendo sul patrimonio pubblico, l’efficientamento dei mezzi, l’aumento del verde e delle superfici permeabili, ma anche incentivando l’adozione di comportamenti virtuosi da parte dei privati. Alcuni interventi sono stati attivati fin da subito: è il caso del Regolamento per l’aria, che mette limiti stringenti a tutte le attività che ancora oggi costituiscono le principali fonti di inquinamento”.

 

La crisi generata dal coronavirus ha sconvolto le abitudini di Milano. In particolare, il lavoro ha visto una trasformazione significativa a causa del massiccio ricorso allo smart working. Come sarà la città del post-Covid?

“L’emergenza sanitaria ha provocato cambiamenti repentini e sostanziali nella nostra vita e nella modalità di fruizione della città. C’è sì da aspettarsi una fase di ripresa lunga e graduale, ma molte cose non saranno più come prima. Lo smart working e la digitalizzazione di molte attività che abbiamo sperimentato hanno dimostrato che una diversa organizzazione del lavoro è possibile, in qualche caso con risparmio di tempo e maggiore flessibilità. Questo si tradurrà in una minore pressione sul centro cittadino e una maggiore vitalità nei quartieri, con servizi e infrastrutture che dovranno essere disponibili entro i 15 minuti a piedi dalla casa di ognuno. Il turismo, lentamente, tornerà. Nel frattempo dovremo investire nella promozione e attrattività del nostro territorio per chi è alla ricerca di esperienze e luoghi di qualità. Milano ne è piena, e la stiamo ripensando a misura delle persone, con nuove piazze aperte, pedonalizzate e restituite alla loro fruizione aggregativa, con l’aumento del verde e la rigenerazione urbana. Per farlo è fondamentale ricorrere all’ingegno e alla modalità collaborativa della cittadinanza attiva, un motore che abbiamo avviato grazie all’introduzione dei patti di collaborazione”.

 

Quali elementi di forza, debolezza, minaccia e opportunità osserva per la Milano dell’oggi e del domani?

“Dobbiamo lavorare ad ogni costo per la coesione sociale, per fare in modo che i cambiamenti che stiamo vivendo non lascino indietro nessuno e le iniziative innovative introdotte non siano vissute come  opportunità solo per alcuni a discapito di altri. Possiamo intervenire sullo spazio pubblico, sull’efficienza dei servizi, sulla sostenibilità urbana, ma abbiamo bisogno che tutti si sentano protagonisti della Milano del futuro. Per questo serviranno politiche per il lavoro, l’imprenditorialità, l’accessibilità degli spazi e l’abitare, in modo da conservare l’attrattività del nostro comune. E servirà lavorare sulla struttura di governo e le competenze degli enti locali. Milano è pronta a fare la sua parte per contribuire al rilancio nei prossimi anni, ma è confinata in un perimetro amministrativo rigido e troppo piccolo rispetto al bacino di persone che gravitano sulla città per ragioni di lavoro, studio e per i suoi servizi.  Sull’ambiente, la mobilità e il governo del territorio, il Comune non basta più: serve dare concretezza alla Città metropolitana, con diverse competenze, risorse e autonomia rispetto ad oggi”.

 

Nel 2016 si è presentato agli elettori con una lista radicale in appoggio a Marco Cappato, salvo poi apparentarvi con Sala al ballottaggio. Alle prossime elezioni ci sarà un simbolo Radicali/+Europa nel centrosinistra? Come giudica la ricandidatura di Sala?

“La ricandidatura di Sala è un’ottima notizia, che aspettavamo da tempo. I grandi progetti di sviluppo coprono più amministrazioni e non sarebbero possibili se si continuasse a fare e disfare tra un mandato e l’altro. Nel 2016 la Lista Radicali Federalisti Laici Ecologisti muoveva dall’esperienza delle mobilitazioni per la definizione di una agenda ambientale e per i diritti civili, attraverso l’iniziativa popolare. Quelle istanze di partecipazione, trasparenza e sostenibilità sono entrate a far parte dell’amministrazione e serve ora completarle, attualizzarle e rilanciarle. Vedo necessario un impegno per ripensare il governo democratico degli enti locali, per la definizione di politiche antiproibizioniste come risposta ai problemi di sicurezza e di rilancio delle città a partire dall’innovazione economica e dalla ricerca scientifica, per una transizione ecologica basata sulla conoscenza e sui dati, per l’accessibilità della città e dei suoi spazi. Lavoreremo in continuità con il lavoro di questi anni per una lista che metta insieme Radicali e +Europa con chi condivide questa visione”.

 

 

Andrea Maccagno

 

Photo Credits: Radicalimilano.it