Si parla tanto di digitalizzazione, ma l'atto pubblico telematico gestito dai notai in Italia non sta prendendo piede come dovrebbe.

Con la pandemia altri Paesi europei si sono attrezzati per stipulare atti non in presenza, mentre l'Italia ancora no.

The Watcher Post ne ha parlato con il notaio Riccardo Genghini, notaio consulente della Commissione europea in materia e

presidente del comitato ESI di ETSI, organismo che scrive le regole tecniche per i servizi fiduciari eIDAS.

 

Genghini, atto pubblico telematico in Italia. E’ già possibile tecnicamente stipulare in questo modo e ha lo stesso valore probatorio dell’atto pubblico?

Con gli opportuni accorgimenti tecnici è possibile stipulare atti telematici con valore uguale o superiore agli atti cartacei nel pieno rispetto della Legge Notarile.

Quali sono invece i rischi più temibili che comporta la diffusione dell’atto pubblico telematico?

Due sono i rischi atto telematico. Il primo è che in atti e trattative complessi e controversi la telematica non è ancora una tecnologia che consente di partecipare e discutere con la stessa libertà ed efficacia rispetto a quando lo si fa di persona. Dunque non è una modalità che va bene per qualsiasi tipo di atto. In secondo luogo c’è il rischio potenziale di una eccessiva concentrazione del lavoro. Ma questo è un rischio molto sopravvalutato perché nelle assemblee che si tengono in modo puramente virtuale per atti pubblici non si riscontra alcuna concentrazione. 

Chi resiste e perché alla diffusione dell’atto pubblico telematico?

Vista la prassi di stipulare atti pubblici informatici, che sono privi dei requisiti che un atto pubblico dovrebbe avere (valore probatorio), è normale che molti notai siano contrari perché lo considerano meno sicuro da questo punto di vista. La verità è che per stipulare un atto pubblico informatico conforme alla Legge notarile c’è bisogno degli stessi identici accorgimenti necessari per l’atto pubblico informatico tradizionale. Perciò chi ritiene l’attuale prassi sufficiente non può che ritenere che l’atto pubblico telematico sia impossibile. Ma questa convinzione è frutto di un evidente equivoco tecnologico. 

Come si posiziona il nostro Paese in Europa e nel mondo dal punto di vista della tutela del consumatore e della privacy nei rapporti telematici ed informatici?

Molti notariati (belga, francese ad esempio) hanno sdoganato l’atto telematico durante la pandemia. Altri Paesi come Italia e Germania non lo hanno fatto. Per quel che concerne la tutela del consumatore e della privacy online l’Italia non ha i primati in queste materie come la Germania (che se ne occupa da 60 anni), ma si colloca comunque in una fascia medio alta di effettiva tutela del contraente debole, mentre in una fascia medio bassa in materia di privacy, poiché va adeguato SPID ai principi del GDPR. 

Si parla spesso di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. A che punto sono i notai nel percorso di digitalizzazione?

I notai italiani sono tra i più avanzati d'Europa in quanto con poche eccezioni tutto ciò che il notaio fornisce alla PA italiana è già in forma digitale. Dal punto di vista della digitalizzazione siamo tutti buoni autisti del digitale, ma pochi di noi hanno davvero aperto il cofano dell'auto per capire bene il funzionamento del motore. La digitalizzazione è una grande opportunità per i notai, ed è un peccato che molti la vivano più come una minaccia che un’opportunità. Il digitale pone di nuovo il notaio al centro delle tecniche di documentazione legale, come mille anni fa con l’introduzione da parte dei Longobardi del contratto scritto. 

 

 

Paolo Bozzacchi