di Alessandro Caruso

Xiaomi è una delle aziende che sta crescendo di più nel settore degli smartphone. Il loro market share in termini di spedizioni di telefonini è il secondo a livello globale, nel secondo trimestre del 2021. Hanno creato la più grande piattaforma IoT consumer con 374,5 milioni di dispositivi intelligenti connessi, esclusi smartphone e laptop. I loro prodotti sono presenti in oltre 100 mercati in tutto il mondo, ma quello italiano è uno dei prioritari perché, spiega Davide Lunardelli, Head of marketing di Xiaomi Italia: «Gli italiani storicamente hanno una particolare predisposizione agli smartphone». Ad agosto 2021, l’azienda è entrata per la terza volta nella classifica Fortune Global 500, posizionandosi al 338° posto, guadagnando 84 posizioni rispetto all’anno precedente. Una cavalcata che, come racconta Lunardelli, rivela delle scelte di marketing innovative.

Da tempo state dialogando con il mondo dell’industria creativa, dal cinema all’arte contemporanea. Come mai questa scelta?
«Perché nel mondo dell’immagine una delle sfide principali nel mondo della telefonia è la produzione e riproduzione di immagini di alta qualità. E il mondo dell’industria creativa in questo campo è una garanzia di affidabilità. La nostra sfida quindi è quella di mettere sul mercato smartphone in grado di soddisfare le esigenze espressive del cinema o degli artisti contemporanei che lavorano con il video. In passato abbiamo ingaggiato Gabriele Muccino per girare un cortometraggio con un nostro smartphone, diventato poi virale sul web. Quest’anno siamo stati presenti ad Artissima, la fiera internazionale di arte contemporanea a Torino, dove abbiamo prodotto una mostra di giovani studenti della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, che hanno realizzato opere digitali utilizzando il nostro ultimo modello».

In termini di branding qual è il ritorno dell’investimento sui linguaggi creativi e artistici?
«Noi siamo in un momento in cui stiamo ampliando la qualità e la gamma dei prodotti, abbiamo bisogno quindi di alzare il tono della comunicazione: non più una strategia focalizzata solo sul prodotto ma un tono più alto, che riesca a ispirare le persone e migliorare lo standing del nostro».

Quanto sta incidendo la crisi dell’approvvigionamento di materie prime nel mondo della telefonia?
«Si tratta di una situazione che stanno pagando tutti, che va ad aumentare il numero di competitor nella nostra industry. Sul fronte della comunicazione e delle politiche di marketing in fondo non cambia molto».

Però avete lanciato da poco un nuovo modello, tra l’altro uno strategico, che abbassa il tempo di ricarica dello smartphone a 20 minuti. Non temete problemi di distribuzione per via della crisi?
«Noi localmente cerchiamo di organizzarci per avere tutte le risorse disponibili per il mercato a cui puntiamo. Per Xiaomi il mercato italiano, ad esempio, è prioritario, perché storicamente gli italiani hanno una particolare predisposizione agli smartphone. Quindi ci siamo organizziamo per non fare mancare nulla ai nostri utenti, ma certamente non è facile».

In Italia siamo in piena transizione digitale. Quali sono gli investimenti che un’azienda come la vostra ritiene strategici in ottica PNRR?
«Sicuramente un maggiore allineamento sull’educazione digitale. Ma soprattutto la formazione di competenze scientifiche, sia per l’utenza, ma anche per alimentare l’industria tecnologica».

Quali sono i terreni di sfida per il futuro? Cosa dobbiamo aspettarci dalle nuove frontiere della telefonia?
«Penso che il futuro ci vedrà molto concentrati a sviluppare prodotti in grado di applicare i criteri dell’intelligenza artificiale alla quotidianità delle persone. In Xiaomi, ad esempio, parliamo molto di smart home, di oggetti interconnessi, di internet of things. Immaginiamo una casa che grazie ai nostri dispositivi possa intuire i nostri comportamenti e preparare gli ambienti in funzione di essi. Predisporsi, ad esempio, per preparare l’ambiente se stiamo tornando a cena accompagnati, o per farci vedere un evento sportivo, o un film. È un segmento davvero molto ampio, ma credo che sia la vera sfida del futuro».

Foto: Alex Parrotto, opera per la mostra "Sensi digitali" nello stand Xiaomi ad Artissima. Courtesy Xiaomi