di Alessandro Caruso

Sulla cybersecurity si gioca una sfida cruciale per il futuro. In ballo c’è il destino dell’Europa, che si trova in secondo piano rispetto a Usa e Cina nella battaglia per la supremazia digitale. Il tema è molto ampio e soprattutto di interesse generale. Perché la cybersecurity è una priorità che si interseca con gli interessi di tutti, dal pubblico al privato, dai piccoli player ai grandi stakeholder. E il motivo lo ha spiegato qualche settimana fa molto efficacemente su queste colonne Gastone Nencini, country manager di Trend Micro Italia, che da esperto conoscitore del problema ha spiegato: «Oggi tutto è così interconnesso che i cybercriminali potrebbero colpire un punto apparentemente inutile per entrare in una rete molto più vasta e arrivare al reale obiettivo».

Per questo proprio Trend Micro ha promosso un interessante confronto in programma il 26 ottobre alle 11 dagli Utopia Studios, riunendo allo stesso panel istituzioni e aziende per parlare di protezione delle reti, un intervento che rappresenta le fondamenta per la digitalizzazione del Paese. Intervengono, oltre a Gastone Nencini, anche Adolfo Urso, presidente del Copasir, Fabio Lazzini, chief security officer di Sogei, Mirella Liuzzi, deputato membro della commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni, Mario Nobile, direttore generale per i sistemi informativi e statistici del Ministero infrastrutture e mobilità sostenibile e Massimo Ravenna, responsabile cybersecurity di Acea spa.

La transizione digitale, velocizzata dal contesto pandemico nell’ultimo anno e mezzo, ha reso ancora più necessaria la definizione di una strategia nazionale per contrastare le minacce cibernetiche. Dalla relazione annuale 2020 sulla politica dell’informazione e della sicurezza, emerge, infatti, un quadro preoccupante sull’incremento degli attacchi nel 2020 rispetto al 2019. Parliamo del 20% in più, che hanno riguardato per lo più i sistemi IT di soggetti pubblici (83%, in aumento di 10 punti percentuali). Tra questi i più colpiti sono le amministrazioni locali (48%, oltre 30 punti percentuali in più), unitamente ai ministeri titolari di funzioni critiche (+2% nel confronto anno su anno). Le azioni digitali ostili verso i soggetti privati hanno interessato soprattutto il settore bancario (11%, in aumento di punti percentuali), il farmaceutico/sanitario (7%) e dei servizi IT (11%).

Ma all’hacktivismo sono state ascritte anche incursioni digitali nei confronti di concerie campane, un’informazione che dà l’idea di quanto il fenomeno possa interessare anche le piccole attività artigianali diffuse sul territorio nazionale.

In generale la pandemia è stata un evento determinante anche in termini di impatto sulla società, sulle tecnologie in uso alla popolazione, sulla digitalizzazione di attività e servizi nonché sul conseguente ampliarsi della superficie di rischio cibernetico per l’individuo e per l’intero sistema Paese. Le minacce alla sicurezza e al funzionamento delle reti, degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti hanno quindi acquisito maggiore attualità e concretezza.

Anche per questo Roberto Baldoni, direttore generale dell’Agenzia della cybersicurezza, ha auspicato un sistema nazionale in grado di prevenire il maggior numero di attacchi e mitigare gli effetti di quelli che, invece, arriveranno all’obiettivo. Per farlo servono alleanze internazionali a scopo di prevenzione, coadiuvate da un significativo sforzo di intelligence, il rilancio di una strategia industriale per un’autonomia nell’ICT, l’incremento delle competenze e partnership pubblico-privato.

Per seguire il talk mercoledì 26 ottobre alle 11: https://www.youtube.com/watch?v=1a2djUGHgpA