L’iniziativa messa in campo dall’Unione Europea per una strategia militare comune porta il nome di “Strategic Compass”, alla lucedei nuovi equilibri internazionali legati ai rischi e minacce emersi con la pandemia Covid19.

Lo “Strategic Compass” è il prossimo livello della politica di sicurezza e difesa dell’Unione europea, inserito all’interno di un quadro più generale della strategia globale europea. Le nuove direttive del Consiglio europeo definiscono le linee guida politiche e gli obiettivi della politica comune di sicurezza: gestione della crisi, sviluppo di capacità, resilienza e partnership strategiche.

Ha illustrato il tutto il Generale Claudio Graziano, Presidente del Comitato Militare dell’Unione europea, in Commissione Difesa del Senato: “Si potrà dare organicità alla politica dell’Unione, cercando di agire insieme ai partner laddove possibile. L’UE ha l’ambizione di essere un global provider di sicurezza e si ritiene che i margini per il rafforzamento di questo ruolo siano ampi. Un obiettivo raggiungibile solo con il convinto coinvolgimento di tutti gli Stati membri, conditio sine qua per la riuscita del progetto".

Lo sviluppo dello “Strategic Compass” deve essere attuato tramite un documento snello e di facile consultazione, nel quale vengano dettagliate le minacce che mettono a rischio l’Ue, in modo da mettere in atto la strategia migliore. Per avere un quadro generale dei rischi ci si appoggia alle agenzie dei Paesi membri dell’Unione. Da qua deriva il possibile problema dei dati incompleti o, peggio, filtrati dalla lente degli interessi dello Stato che li fornisce. Il focus del documento sarà relativo ai possibili pericoli che rappresentano le politiche messe in campo in particolare dalla Turchia con i confinanti paesi del Mediterraneo, e dalla Russia.

La Sen. Donno (M5S): “Individuare dei punti relativi alla diversa percezione del rischio da parte degli Stati membri, come verrebbe affrontato secondo lei?” Graziano risponde: “Da questo deriva il ruolo fondamentale degli Stati membri, per la presenza e l’incisività perché un parere forte dei Paesi militarmente più significativi ha un peso e incide anche in relazione alla diversa percezione. Dobbiamo raggiungere un punto di fusione, la visione di ciò che avviene nei luoghi di crisi deve avere l’attenzione di tutti, e ciascun Paese deve esserne motore. Perché così come noi siamo fermi nell’evidenziare le minacce del Sud, dobbiamo aiutare la percezione delle minacce che arrivano da altri attori”.

“L'impegno dell’UE nel rafforzare la propria difesa non è un lusso ma una necessità” dichiara Graziano. La Threat Analysis è la prima analisi completa di rischi e minacce su base comune che punta a incrementare l’efficienza operativa, calibrare lo sviluppo delle capacità e conferire una giusta importanza alla cooperazione a partire dall’Alleanza Atlantica.

Un terzo passaggio è dato dall’elaborazione dello Scoping Paper, frutto dei contributi degli Stati membri. Si tratta di linee guida che consentono, alla componente militare, di risultare efficace (il cosiddetto military input): l'esigenza di dotarsi di robusti sistemi di comando e controllo, capacità di pianificazione avanzata, procedure di force generation più efficaci e piani di sviluppo capacitivo coerenti. Inoltre è necessario sviluppare un pacchetto di forze ad ampio spettro, sostenere l’industria della difesa, guardare alla resilienza cyber e hybrid e ottimizzare il Next Generation Fund.

La prima bozza completa dello “Strategic Compass” vedrà la luce a novembre di quest’anno e dovrà dettagliare il ruolo attuale dell’Ue come attore e cosa dovrà mettere in atto per diventare un protagonista nel settore di sicurezza e difesa.

Sulla richiesta di inserimento di una clausola di valutazione etica in riferimento alle armi letali autonome il Sen. Candura (Lega): “Non è rischioso che il Parlamento europeo venga a dire cosa sviluppare o meno in relazione agli obiettivi strategici, visto che non c’è nessuna convenzione internazionale per le armi autonome? Secondo lei è opportuno, per paura, bloccare una tecnologia di cui gli altri Paesi dispongono e che potrebbe essere usata contro di noi, noi inteso come Europa?” Graziano risponde: “L’European Defence Fund, che prevede 8 mld in 7 anni, l’intelligenza artificiale (IA) è un elemento fondamentale ma non è un sistema d’arma. Avendo una visione da oggi a 30 anni è un elemento importante, ma partiamo dal presupposto che verrà usata dai cattivi e che dovremmo difenderci da questo, si tratta di qualcosa che sviluppa autonomamente capacità. Noi diamo la nostra opinione militare in modo serio e non prevenuto da interessi politici. Il decisore politico decide poi quale usare, noi indichiamo qual è la parte in cui non si può fallire”.

In riferimento all’approvazione dello strumento europeo della Pace la Presidente di Commissione, Pinotti (PD): “A suo giudizio questo strumento può aiutare la force generation o è ancora uno strumento debole? Per la missione Irini in Libia, tra l’ambizione e gli strumenti messi in campo dagli Stati membri esiste un bel divario, sarà possibile dare un ruolo maggiore a questa missione visto che questo scenario ci propone un ruolo importante che, ad oggi, hanno acquisito altre realtà come la Turchia e la Russia?” Graziano specifica: “Dopo molti anni di operazioni di pace è difficile virare l’attenzione sulle minacce sotto pandemia, vediamo in Mozambico la situazione si sta deteriorando come nel corno d’Africa e questo riverbera sull’Italia, in questo senso è stata operata la Peace Facility. Non è fuori luogo parlare di attività incentivante delle force generation, la Peace Facility può essere usata per sostenere esercitazioni, attivazioni o trasferimento delle forze. Gli stati europei hanno la facoltà di dare priorità alle esigenze. Il ruolo italiano in Libia è trainante, la presenza e l’assertività in ambito europeo di sicurezza può fare la differenza”.

 

 

Vanessa Gloria

 

 

Photo Credits: Sassate