di Alessandro Caruso

Un ponte tra Roma e Washington per avvicinare ancora di più Italia e USA nelle sfide globali che lo scacchiere internazionale sta affrontando. Con questa mission negli ultimi tempi si è lavorato alla creazione del Transatlantic investment committee, inaugurato ieri al Centro studi americani di Roma. Formalmente, si tratta di una piattaforma istituzionale per alimentare un dibattito fruttuoso tra Italia e Stati Uniti, aumentando il potenziale competitivo congiunto dei due paesi in ambito industriale, dell’innovazione e della ricerca. Di fatto, costituisce un driver strategico per lavorare a questi obiettivi favorendo e supportando i rapporti commerciali e di investimento. Non a caso ieri alla presentazione del committee c’era un panel di primo livello, che ha riunito il Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, l’Ambasciatrice Italiana negli Stati Uniti, Mariangela Zappia, il Chargè d’Affaires ad interim degli Stati Uniti d’America in Italia, Thomas Smitham, nonché numerosi manager, investitori e ricercatori italiani e americani.

Il comitato nasce su iniziativa dell’associazione Amerigo, che raggruppa in Italia gli alumni dei programmi di scambio culturale del Dipartimento di Stato Americano, dell’American Chamber of Commerce of Italy, del Centro Studi Americani e di Federmanager. Ma il contesto che ne ha favorito la creazione è quello di un riposizionamento geopolitico a cui fanno da sfondo profonde trasformazioni tecnologiche, sociali, economiche ed ambientali, che stanno mettendo in luce i limiti del multilateralismo e l’utilità di nuovi formati su cui costruire le relazioni internazionali. Parliamo di modelli come l’US-EU Trade and Technology Council, che mira, ad esempio, a valorizzare la collaborazione in ambito commerciale e innovativo di due aree del mondo che hanno in comune numerosi valori e punti di riferimento. E tra Italia e Stati Uniti, in effetti, la storia parla di un’affinità consolidata, come dimostrano i numeri stessi. Proprio su queste colonne, infatti, in occasione dell’11 settembre Simone Crolla, della American Chamber of Commerce in Italy, parlava di ben 2.400 imprese italiane attive sul territorio federale USA, che generano più di 250.000 posti di lavoro e un fatturato complessivo di circa 129 miliardi di euro.

Nei prossimi dodici mesi il Transatlantic Investment Committee si muoverà su molteplici linee di azione: innanzitutto stilerà un rapporto che individui, attraverso il coinvolgimento di personalità del mondo politico, della finanza, dei think tank e delle aziende in Italia e Stati Uniti, scenari di investimento congiunto e gli strumenti per accelerarli; sarà organizzato un roadshow, in Italia e negli Stati Uniti, per accrescere la conoscenza delle opportunità su cui i sistemi produttivi e della ricerca dei due Paesi possano co-investire insieme nei prossimi anni; e saranno realizzati percorsi formativi per aumentare la consapevolezza di manager ed imprenditori, ma anche del mondo delle istituzioni e della finanza, rispetto alle collaborazioni potenziali.

Sia il Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza in Italia, che il Piano per le Infrastrutture che il Congresso americano sta discutendo in questi giorni potranno rappresentare, nel concreto, dei potenti acceleratori di una strategia finalizzata a rendere la collaborazione tra imprese, ricercatori e investitori italiani e americani, il sostrato su cui costruire il posizionamento competitivo dei nostri Paesi per il decennio a venire.