di Paolo Bozzacchi 

 

E’ una difesa convinta e a tutto campo quella di Pasquale Tridico, Presidente INPS, nella presentazione del XX Rapporto 2021 dell’Istituto. Difesa delle politiche dei governi Conte e Draghi sul lavoro durante i lunghissimi 15 mesi di era Covid. Lunghissimi per le imprese, eterni per i lavoratori. Convinta difesa anche delle novità introdotte sulle pensioni, con puntuale sottolineatura della bontà della sua stessa proposta di riforma delle pensioni.

 

Secondo Tiridico: “Gli strumenti di sostegno al reddito, il Reddito di cittadinanza poi Emergenza, l’indennità di disoccupazione Naspi e la Cassa integrazione in deroga hanno costituito una tutela contro il peggioramento delle condizioni di povertà nel periodo della crisi”.

 

“Nel sistema di welfare categoriale l’impatto della pandemia ha sortito effetti differenziati sui lavoratori e gli strumenti di sostegno economico hanno aiutato diverse fasce di popolazione, in relazione alle diverse coperture assicurative”.

 

I numeri del XX Rapporto sottolineano come 515mila famiglie hanno esteso i congedi dal lavoro per favorire la conciliazione lavoro-vita familiare, 850mila hanno usufruito del bonus baby-sitter, ben 1 milione e 800mila hanno beneficiato del Reddito di Cittadinanza e 722mila nuclei in difficoltà economica  hanno ottenuto il Reddito di Emergenza. 

 

Notizia nella notizia, tra marzo 2020 e febbraio 2021 sono stati preservati 330mila posti di lavoro grazie al blocco dei licenziamenti, due terzi dei quali in piccole imprese con meno di 15 dipendenti. Prima della pandemia i licenziamenti per motivi economici superavano il mezzo milione l’anno, si tratterà di vedere cosa succederà nei prossimi mesi col recente sblocco dei licenziamenti. I dipendenti di aziende private a febbraio 2021 sono diminuiti di 37mila unità rispetto allo stesso mese del 2020. 

 

La recessione ha colpito molto duramente in particolare le Pmi e gli autonomi. La domanda di lavoro nelle piccole e medie aziende in Italia risulta ad Inps nel 2020 calata del 16,6%. E tra l’ultimo trimestre 2019 e il primo 2020 gli occupati tra gli indipendenti sono calati del 5,1%.

 

Rispetto ai lavoratori dipendenti il calo degli autonomi è più che doppio (-2,1% contro -5,1%).

 

La fotografia di Tridico sull’andamento della spesa pensionistica è chiara. Il passaggio da Quota 100 a Quota 41 (chiesta dalla curiosa coppia Lega-sindacati) costerebbe dai 4,3 miliardi del primo anno ai 9,2 miliardi dell’ultimo di 10 anni di percorso. E sarebbe comunque più dispendiosa della proposta 64 anni età più 36 di contributi a assegno interamente contributivo, a sua volta più costosa della proposta Tridico stesso di anticipo di pensionamento per la sola quota contributiva ai 63 anni di età e con almeno 20 anni di versamenti, con importo minimo 1,2 volte quello della pensione sociale. Quest’ultima peserebbe per le casse dello Stato per soli 443 milioni il primo anno fino a superare di poco i 2 miliardi al decimo anno.