Ad oggi i Pnrr dei Paesi membri arrivati a Bruxelles sono 23. L’ultimo in ordine di tempo è pervenuto ieri dalla Repubblica Ceca, che ha chiesto 7,1 mld di Euro di sovvenzioni e nessun prestito. E' probabile che dei 19 Paesi che hanno richiesto i prestiti SURE solo una decina ne faranno realmente ricorso. Il motivo è chiaro: sono Stati membri le cui condizioni economiche rendono più vantaggiosi i tassi dei prestiti UE. Al momento solo Italia e Grecia ne faranno ricorso al 100%.

E’ da specificare che Next Generation EU e SURE non sono strumenti permanenti. Soprattutto se si guarda con attenzione all’orizzonte del 2023, anno in cui dovrebbero rientrare in vigore le regole del Patto di stabilità e crescita. Misure che vedono governi di fatto costretti all’utilizzo di politiche fiscali restrittive.

Su tutto questo si mostra ottimista il Commissario UE all’Economia Paolo Gentiloni, che, per quanto sia consapevole della condizione provvisoria degli strumenti messi a disposizione, ospite al Festival dell’Economia di Trento sottolinea: “Dopo oltre 60 anni di storia dell’UE abbiamo imparato che se le cose funzionano possono essere ripetute”.

La discussione sulle regole del Patto di stabilità e crescita era già stata avviata nel gennaio del 2020, poco prima dell’inizio della pandemia. In ballo c’era una scadenza che prevedeva una revisione di un pacchetto di regole di attuazione, accantonata per far fronte all’emergenza sanitaria, che verrà ripresa in esame verso la seconda metà di quest’anno.

A dimostrazione del fatto che i tempi cambiano, quando è stato firmato il trattato di Maastricht il debito dei Paesi era, in media, al 60% del Pil. Ora, con tassi di interesse negativi, o comunque molto bassi, il debito sarà del 102% per alcuni Stati e se guardiamo all’Italia la situazione è ben più critica.

Dopo la crisi finanziaria la storia economica racconta un abbassamento degli investimenti, che con gli anni si sono notevolmente ridotti. Modificare i Trattati UE è difficile sia per l’osservanza della regola dell’unanimità sia per la funzione puramente da "guardiana dei trattati" che esercita la Commissione europea. Gentiloni: “Le regole, anche legislative, in vigore per l’attuazione di questi obiettivi possono essere cambiate e, a mio parere, devono essere cambiate per adeguarle al contesto in cui ci troviamo, anche per renderle credibili e applicabili”.

Sulle tasse rimane la grande incognita che riguarda le big-tech. La speranza per arrivare ad un accordo globale, per tassare i giganti del web, arriva dalla nuova posizione presa dagli Usa con l’Amministrazione Biden. In materia fiscale, all’interno dell’UE, è sempre necessaria l’unanimità per arrivare ad un accordo. Ma con un trend globale comune Gentiloni si è detto “molto fiducioso che, anche grazie alla presidenza G20 dell'Italia, si possa arrivare entro l'anno” al risultato.

Fondamentali per il Pnrr sono i termini a livello quantitativo (progetti, investimenti ecc..) e i passi relativi all’attuazione delle riforme. Per l’Italia si fa riferimento a quelle del fisco, della giustizia e della concorrenza. Sfide che impegnano il Paese per accedere alle risorse UE nei tempi stabiliti.

E se uno Stato membro non soddisfa queste prerogative che succede? L’Unione mette a disposizione i fondi, ma bisogna rispettare tempi e regole. Quando si parla di ritardi non ci si riferisce a pochi giorni, che non comportano esclusioni o sanzioni “ma il metodo deve essere rispettato – ammonisce Gentiloni - l'Italia è chiamata a rispondere alla sfida forse più importante della sua storia moderna. La pandemia ha sospeso le consuete pagelle europee di fine anno, ma non ha interrotto i giudizi complessivi sulle economie”.

 

Flavia Iannilli

 

Photo Credits: Adnkronos