I fondi Ue del Pnrr saranno elargiti in base ad indicatori di efficienza degli investimenti dei Paesi. L’Italia è dunque tenuta a dimostrare efficienza prima che questo processo abbia inizio, dando prova di un miglioramento rispetto al passato.

Nel Dl Fondone è previsto un Piano complementare, finanziato dal Fondo nazionale complementare al Pnrr che, secondo il Viceministro Laura Castelli audita in Senato, “è la base da cui ripartire”. All’interno sono compresi progetti necessari ma con tempistiche lunghe. Si tratta di temi come lo sviluppo dei porti, che necessitavano di una lunga negoziazione con la Commissione Ue, perché correvano il rischio di essere considerati come aiuti di Stato. Altri interventi rilevanti riguardano la costruzione di nuovi ospedali, ed incorrono in criticità a livello di tempistiche per la piena attuazione. Poi altri progetti, quali la Salerno-Reggio Calabria e la Brescia-Padova, compreso l'attraversamento d Vicenza. Castelli specifica: “Sono interventi corposi che evidentemente rispetteranno i tempi del 2026, ma sono interventi che hanno necessità di essere inseriti in questo Fondo e non nel Pnrr”.

Castelli porta all’attenzione della Commissione Bilancio i 10 progetti cofinanziati con il Recovery Plan: “Le notifiche digitali, la cittadinanza digitale, le tecnologie digitali, i contratti di filiera, i piani urbani integrati, il progetto degli ospedali sicuri e sostenibili, il progetto ecosistema, i centri di ricerca in ordine sanitario per la formazione e poi il superbonus, all’interno del quale c’è la norma del monitoraggio che impegna le risorse a poter proseguire nella scadenza prevista della misura allungandone il termine. Questa norma molto sentita dal Parlamento, ci consente di avere una programmaticità più lunga”.

Sul monitoraggio il Presidente Pesco (M5S): “A che punto siamo con quei decreti di monitoraggio?” Castelli specifica: “Sul tema ci sarà un dpcm che avrà il dettaglio di queste fasi". 

Apprezzamenti per le linee strategiche e politiche che verranno attuate arrivano dalla Sen. Modena (FI) che però immagina ci siano degli aspetti più specifici da riportare: “Si può avere un quadro della situazione? E di che tipo di lavoro si parla?”

Sui singoli progetti che verranno finanziati dal Fondo nazionale complementare al Pnrr Castelli risponde: "E’ in corso un'attività istruttoria e di progettazione con le singole amministrazioni, finalizzata a dettare le tempistiche precise per la realizzazione degli interventi, come ad esempio stabilire i tempi dei decreti attuativi, quando fare i bandi di gara. Ovviamente sono tutte cose che rientreranno nel dl Semplificazioni, che su questi dettagli darà le modalità. E quindi si sta costruendo in concomitanza con le nuove regole del dl Semplificazioni". 

Ai fini dell’emendabilità esprimono perplessità il Sen. Errani (Misto): “Non riesco a capire quale margine ci sia” e la Sen. Rivolta (Lega): “Quali sono i confini?”

Castelli spiega che nel Dl Fondone: “E’ complicato emendare ciò che incide sulla complementarietà degli interventi perché dobbiamo ricordarci tutti che questo Fondo non nasce in aggiunta - al Recovery Plan - ma nasce spontaneamente da quella che è stata l'attività istruttoria di chiusura del Pnrr”.

Sapendo che il momento delle specifiche arriverà Castelli aggiunge: “Il governo si prende la responsabilità di fornire il prima possibile un maggior dettaglio" sui progetti "anche questo Piano avrà le sue schede e le forniremo al Parlamento appena le avremo".

A rincuorare la situazione c’è la reazione positiva della Commissione europea, derivata dalla dimostrazione della consapevolezza delle problematiche interne, da parte di un Paese conscio di non poter risolvere tale situazione con norme ordinarie ma con interventi programmati. Se questa contezza basterà ancora non è dato saperlo ma rimane l’importanza, conclude Castelli, di “spiegare al Paese che questo piano integra la modalità con cui l’Italia dice ‘voglio cambiare passo’ soprattutto rispetto ad un processo che non è mai stata in grado di fare”.

 

 

Flavia Iannilli

 

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