"Poco più di sessanta anni fa una storica sentenza della Corte costituzionale - la numero 33 del 1960 - ebbe a cancellare una legge anacronistica del 1919, allora ancora in vigore, che escludeva le donne da tutti gli incarichi pubblici. Fu il ricorso di una donna tenace e coraggiosa, Rosa Oliva, a provocare la cancellazione di una norma ingiusta e discriminatoria, in palese contrasto con la Costituzione. Per sanare una ferita così grave sul piano dei diritti intervenne la Corte costituzionale, non il Parlamento: una circostanza che fa riflettere e fa comprendere quanti ritardi e resistenze culturali abbiano costellato la via dell'effettiva parità", così il Capo dello Stato Sergio Mattarella parlava l’8marzo scorso durante la cerimonia organizzata al Quirinale in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna.

“Quest’anno, per la prima volta, non sono potuta andare di persona alla ricorrenza organizzata dalla Presidenza della Repubblica. Ero a casa, davanti alla televisione, quando ho sentito pronunciare quelle parole al Presidente ed è subito stata un’emozione forte, indescrivibile. Dopo qualche giorno, mi hanno chiamata dal Quirinale per comunicarmi che il Presidente avrebbe voluto incontrarmi”, inizia così, Rosa Oliva, il racconto a The Watcher Post della sua storia che l’ha portata fino a Sergio Mattarella.

“Non avevo idea del perché il Presidente mi avesse convocata. Anche se mi ero fatta una mia idea considerando che 10 anni fa il Presidente Napolitano mi aveva conferito la riconoscenza di Cavaliere Ufficiale della Repubblica. Una volta arrivata al Colle, il cerimoniale della Presidenza mi ha informato che avrei ricevuto l’Onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, mi sono sentita davvero onorata”, aggiunge Oliva.

“Il Presidente è una persona gentilissima, un vero signore, mi sono emozionata. Mi è dispiaciuto non poterlo vedere bene in faccia dovendo tenere noi la mascherina ma si capiva dai suoi occhi quando sorrideva e quanto tenesse agli argomenti di cui abbiamo parlato. È stato un lungo incontro durante il quale ci siamo confrontati sulla situazione femminile in Italia e nel quale ho avuto la possibilità di sottoporgli alcuni dei problemi ancora aperti che impediscono la parità formale e sostanziale voluta dalla nostra Costituzione. Ho avuto la possibilità anche di illustrare le attività - spiega Oliva - che porto avanti con l’Associazione Rete per la Parità, fondata nel 2010, in occasione dei 50 anni dalla ricorrenza della sentenza della Corte”.

Ma cosa è successo 60 anni fa? Rosa Oliva era una neolaureata in Scienze Politiche, quando decise di presentare la domanda per partecipare al bando per accedere alla carriera prefettizia. Il problema, però, era che la domanda la potevano presentare solo gli uomini. Questo non fermò Oliva che decise di presentare ugualmente la domanda. Chiaramente le fu respinta, ma contro quella esclusione fece ricorso, patrocinata dal suo Professore Costantino Mortati, costituzionalista, col quale si era laureata un avvocato e fece ricorso. Passarono circa due anni prima che la Corte Costituzionale esprimesse la storica sentenza che le dava ragione. E quello fu solo l’inizio. Nel 1963 il parlamento approvò una legge con cui cancellava tutte le limitazioni all’accesso alle carriere pubbliche alla donna tranne a quella militare. Solo dal 2000, infatti, le donne possono accedere anche alle carriere militari.

“Da quel momento non mi sono mai fermata e mi sono sempre battuta per i diritti delle donne. Ora con l’Associazione Rete per la Parità stiamo lavorando su due filoni molto importanti. Il primo si concentra sulla riforma del cognome, il secondo su lavoro e professioni. Sulla riforma del cognome abbiamo ottenuto un primo successo nel 2016 quando con l’approvazione della legge n.286 la Corte costituzionale ha dato la possibilità di aggiungere al cognome del padre anche quello della madre. Ma non ci siamo fermate. Ora stiamo lavorando per una riforma che preveda il doppio cognome per legge. Pur nel rispetto della volontà dei genitori

 Sulla questione del lavoro c’è un grande tema del quale si parla poco: quello del professionismo delle donne nel mondo dello sport. La riforma approvata lo scorso mese nel mondo del calcio recentemente è solo il primo passo di una lunga strada ancora tutta da percorrere”, racconta Oliva.

La stretta attualità racconta di come questa pandemia abbia fortemente colpito il genere femminile, costretto a subire le conseguenze maggiori delle restrizioni imposte per contenere il contagio. “L’aumento dei compiti di cura e familiari dentro casa è ricaduto sulle donne e la chiusura delle scuole certamente non ha aiutato. C’è un grande lavoro da fare sulla nostra società per diffondere la cultura della condivisione delle mansioni familiari, bisogna lavorare sul senso di responsabilità di ognuno di noi. Non solo, però. È necessario che i fondi del Recovery Plan vengano investiti per creare quei servizi essenziali di assistenza che oggi, soprattutto in alcune regioni del nostro Paese, scarseggiano come ad esempio gli asili nido. Gli investimenti devono essere mirati a mettere le donne nelle condizioni di non dover scegliere tra la famiglia e il lavoro. Purtroppo, i dati dell’occupazione femminile in Italia parlano chiaro, e in particolar modo al sud sono numeri allarmanti. Proprio di questo parlerò in un webinar pubblico domenica con il Ministro Orlando, è giunto il momento che il nostro Governo si impegni concretamente su questi temi”, conclude Oliva.

Probabilmente il percorso per raggiungere la tanto sospirata parità di genere è ancora lungo e tortuoso ma per fortuna ci sono persone come Rosa Oliva che ci fanno sperare che il traguardo non sia poi così lontano.

 

Per vedere li link della consegna dell’Onoreficienza, clicca qui: https://www.youtube.com/watch?v=eDzLsPoIxEY&ab_channel=PresidenzadellaRepubblicaItalianaQuirinale

 

 

Alessandro Cozza

 

 

Photo Credits: La Repubblica