di Daniele Bernardi

Draghi all’EUMed lamenta il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati dagli accordi di Parigi, il segretario ONU Guterres si mostra preoccupato e i giovani di Fridays For Future ne approfittano per tornare a incalzare i governi di tutto il mondo dopo due anni costretti a protestare da remoto.

Hanno suscitato un certo clamore le parole di qualche giorno fa del presidente del consiglio Mario Draghi: “Con l'accordo di Parigi ci siamo impegnati a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. La maggior parte dei nostri Paesi ha rinnovato questo impegno nelle recenti riunioni del G20. Tuttavia, dobbiamo essere onesti nei confronti di noi stessi: stiamo venendo meno a questa promessa. Se continuiamo con le politiche attuali, raggiungeremo quasi 3 gradi di riscaldamento globale entro la fine del secolo con conseguenze catastrofiche”. Per alcuni un vero e proprio monito per tutti i paesi d’Occidente, che troppo a lungo si sono fatti portatori di una rivoluzione verde ma che poi alle parole non hanno mai fatto seguire davvero dei fatti.

La risposta da parte degli altri governi non si è fatta comunque attendere, il presidente Biden ad esempio ha prontamente affermato: “Dobbiamo agire e dobbiamo agire ora contro il cambiamento climatico”, anche la presidente della commissione Ursula von der Leyen ha tenuto a precisare il proprio ruolo: “L'Unione europea ha stabilito una tabella di marcia e invita gli altri a fare altrettanto. Rafforzeremo l'Alleanza per la riduzione del metano. I nostri partner devono intensificare i finanziamenti per il clima”. Ma alla fine, come ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres: “C'è un alto rischio di fallimento della Cop26 […] La lotta al cambiamento climatico avrà successo solo se tutti in questa stanza si uniranno per promuovere più ambizione, più cooperazione e più credibilità”. Credibilità appunto, il passare dalle parole ai fatti.

Se c’è qualcuno che invece alle parole di Mario Draghi ha risposto coi fatti, questi sono i giovani, anzi, i giovanissimi. Per lo più liceali, età compresa tra i 15 e i 20 anni, sono gli attivisti di Fridays For Future, l’associazione internazionale fondata, e nata quasi spontaneamente, da Greta Thunberg, la ragazza passata alla ribalta per i suoi scioperi per il climate change: ogni venerdì, mentre i suoi compagni andavano a scuola, lei si sedeva davanti al parlamento svedese e chiedeva fatti (per l’appunto) nel contrasto al cambiamento climatico. Dopo quasi due anni di stop (in verità, si erano solo spostati online), lo scorso venerdì, è tornato un nuovo sciopero mondiale: tutti i ragazzi delle scuole superiori del mondo sono scesi nelle piazze delle rispettive città per manifestare e chiedere interventi seri ai loro governi. Al di là della goliardia che spesso affianca questi eventi (cartelloni con scritte quali: “ma se se scioglie ‘l ghiaccio, come lo famo ‘l mojito?”), i temi portati avanti dai giovani sono molto seri e sfatano il mito che vuole le nuove generazioni inerti e senza ideali. Gli attivisti recriminano al governo una scarsa attenzione alla problematica, soprattutto durante l’emergenza sanitaria da COVID-19: “Gli ultimi due anni non si è fatto quello che doveva essere fatto e adesso abbiamo meno tempo di prima” afferma Filippo Sotgiu, uno dei portavoce del movimento.

Forti critiche piovono anche sul nuovo ‘super’ Ministero della Transizione Ecologica (che ha preso il posto del molto meno affascinante Ministero dell’Ambiente) e sul suo padrone di casa, il ministro tecnico, fortemente voluto da Draghi, Roberto Cingolani (ex-responsabile transizione energetica per la compagnia aerospaziale italiana Leonardo) che tempo fa, dopo aver proposto di risolvere il problema delle emissioni di CO2 passando al nucleare, alle accuse dei movimenti e delle forze politiche ambientaliste aveva ribattuto definendoli ‘radical chic’ peggiori della crisi climatica. Pronta la risposta di Martina Comparelli, altra portavoce di Fridays For Future Italia: “Noi radical chic? È Cingolani il ministro della finzione ecologica”. Le accuse al ministro si spostano poi sul rincaro delle bollette: “Si dice che la riconversione green sarà un bagno di sangue ma per noi non deve essere così. O almeno non per tutti […] transizione subito, ma transizione giusta ed equa”.

Lo sciopero dello scorso 24 settembre non resterà isolato il movimento dei Fridays For Future fa sapere che in occasione della Pre-Cop26 (l’evento che precede la Cop26, ovvero la ventiseiesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) tra il 28 settembre e il 2 ottobre a Milano si terranno diverse manifestazioni, con la partecipazione speciale della fondatrice degli FFF Greta Thunberg. È sempre Martina Comparelli ad affermare: “Se i governi internazionali credono che mettendo dei delegati in una stanza non ci sentiranno più con la nostra visione di un mondo diverso si sbagliano perché noi ci faremo sentire fino a quando il cambiamento che chiediamo non diventerà realtà”.

Insomma, il tempo scorre e purtroppo questo è un fatto, speriamo quindi che dai prossimi appuntamenti della politica in tema di ambiente si esca fuori con una visione nuova e che, almeno questa volta, alle parole seguiranno i fatti, come da tempo chiedono i giovani di tutto il mondo.

 

 

Photo Credits: Governo