La Pac (Politica Agricola Comunitaria) per l'agricoltura italiana vale oltre 40 miliardi di euro. A questi si aggiungono gli 11 miliardi di euro del cofinanziamento statale, parte dal Governo centrale e parte dalle Regioni. Il totale disponibile per chi fa agricoltura nel nostro Paese supera quindi i 50 miliardi di euro, oltre 4 punti del nostro Pil.

E' un tesoro, quello disponibile per coltivare, innovare, produrre, certamente da preservare. Con un problema serio: troppa burocrazia. Questa è la più grande criticità del settore, sottolineata dal Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli in Commissione Agricoltura della Camera.

Di positivo ci sono l’equilibrio tra sostenibilità ambientale ed economica, il rispetto dei diritti dei lavoratori con contratti stabili e salari dignitosi. Ma la riforma della Pac a livello UE non ha semplificato l'Istituzione. Anzi.

Il focus su cui il Ministro ha insistito è la flessibilità, poiché l’agricoltura di ogni Stato membro ha una base diversa e necessita di strumenti differenti. Nella nuova Pac, dichiara Patuanelli, “è prevista una redistribuzione obbligatoria di almeno il 10% delle risorse attribuite ad ogni Stato membro in favore delle piccole aziende agricole”. L’Italia da questo punto di vista ne gioverà sicuramente. “La redistribuzione obbligatoria del 10% è un grande risultato, proposto dall'Italia e sostenuto in modo molto forte da molti Stati membri. Rappresenta il 3% dei pagamenti diretti destinati alla gestione del rischio” sottolinea Patuanelli.

Sulle differenze territoriali l’On. Pignatone (M5S): “Quali saranno le metodologie, nella nuova Pac, volte a ridurre il divario tra le varie agricolture del nostro Paese?” Patuanelli specifica: “Si tratta di risorse destinate al riequilibrio delle aree del Paese, però è il momento di un forte rafforzamento del focus sulla qualità della spesa, stiamo cercando di dare alle aree rurali un maggiore sviluppo dove c’è la necessità”.

All’interno della nuova Pac c’è un’agricoltura con una forte architettura verde, sostenibile a livello economico. Il 25% delle risorse del Primo pilastro sono per gli ecoschemi, mentre il 35% della dotazione finanziaria dello sviluppo rurale dovrà essere impiegato per interventi climatico-ambientali.

Sull’importanza del collegamento tra cibo e biodiversità l’On. Incerti (PD): “In riferimento all’aumento della produzione biologica si chiede il raggiungimento del 25%, bisogna avere delle direttive specifiche per incentivare questa produzione, noi partiamo da un 16%, perché se vogliamo arrivare ad una conversione significativa dobbiamo mettere in campo delle azioni qualche riferimento in più?” Premettendo che la richiesta del 25% è uno sforzo e una richiesta sfidante, Patuanelli risponde: “Noi partiamo da alcuni risultati raggiunti superiori all’attesa sul biologico, ma le proposte non sono state fatte al ribasso perché l’agricoltore non debba contribuire, ma non dobbiamo dare obiettivi che portino all’abbandono dei terreni. La tutela ambientale massima si fa attraverso la gestione, ma se non garantiamo un reddito a chi produce allora la conseguenza è l’abbandono e il danno ambientale è ancora più forte”.

Fondamentale arrivare all’obbligatorietà dell’assicurazione per gli agricoltori, così da spingere le imprese ad essere effettivamente più tutelate dai rischi d'impresa del settore. Ad oggi sono troppo pochi gli imprenditori che si assicurano  e questo non consente alle assicurazioni di mettere a punto prodotti di qualità. E' una spirale negativa, perché la tendenza delle polizze è ad essere meno attrattive e più costose. “Questo cane che si morde la coda – spiega Patuanelli - va interrotto con un Fondo nazionale con obbligatorietà dell’assicurazione e un forte sostegno al costo legato all’assicurazione per questo abbiamo richiesto risorse ingenti”.

Per rendere efficiente la macchina amministrativa che andrà a implementare la gestione del Piano e della nuova Pac sarà necessario potenziare le strutture esistenti. Per questo Patuanelli ricorda che tra il 2021/2022 verranno assunti al Mipaaf “140 unità di personale con competenza specifica nel campo della digitalizzazione e della gestione degli investimenti pubblici. Abbiamo anche autorizzato l'assunzione di 61 unità presso Agea, che è la struttura deputata ai pagamenti dei fondi europei, che intendiamo velocizzare”.

Sulla gestione della mole di lavoro l’On. Viviani (Lega) esprime una preoccupazione: “Il ministero deve gestire tante cose diverse con esigenze diverse, principi e obiettivi diversi da raggiungere. La preoccupazione maggiore è la capacità dell’Italia nel cercare di dare massimo aiuto al ministero e declinarlo al meglio nei nostri territori” Patuanelli risponde: “Il primo elemento è la quantità sia del ministero che degli enti partecipati. Il secondo elemento riguarda la gestione del piano nazionale, su questo il decreto governance consente ai ministeri un piano assunzionale anche a tempo determinato per la gestione del piano. Stiamo lavorando con il ministero della Pubblica Amministrazione e il Mef per implementare una struttura dedicata al monitoraggio del piano nazionale ma anche all’implementazione ai bandi. Terzo elemento è la qualità, le indennità di funzione non sono omogenee, quindi stiamo capendo come equilibrare e garantire che le migliori capacità possano rimanere”.

 

 

 

Alessandro Cozza

 

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