di Paolo Bozzacchi

 

Purtroppo c’è molta Italia e tanta Pianura Padana nella nuova classifica dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) delle città più inquinate dell’Unione europea negli anni 2019 e 2020. Anche Milano e Roma non se la passano bene in termini di qualità dell’aria misurata in base al livello medio di particolato fine (PM 2,5).

 

Seconda città più inquinata è Cremona con 25,9 di concentrazione di particolato. Che ha fatto meglio della sola Nowy Sacz (27,3) in Polonia. Al quarto posto Vicenza (25,6). Nona e decima Brescia (24) e Pavia (22,9). Da sottolineare come il particolato fine sia l’inquinante atmosferico con la maggiore incidenza sulla salute in termini di morti premature e malattie. L’esposizione a lungo termine al PM2,5 causa malattie cardiovascolari e respiratorie. 

 

Tra le altre città italiane Milano ha fatto registrare un preoccupante livello di concentrazione di particolato (20,1), e anche Roma (12,9) supera il livello considerato “buono” dell’aria.

 

Se l’Italia insieme alla Polonia è dunque maglia nera per numero di città tra le 10 più inquinate, le città con l’aria più sana nell’Unione europea sono nell’ordine in: Svezia (Umeå con 3,7), Finlandia (Tampere con 3,8), Portogallo (Funchal con 4,2), Estonia (Tallin con 4,4) e Norvegia (Bergen con 4,6). 

 

Delle 323 città presenti nella mappa Aea, 127 hanno una qualità dell'aria classificata come buona, al di sotto degli orientamenti sanitari per l’esposizione a lungo termine al PM2,5 - pari a 10 microgrammi per metro cubo d’aria (10 μg/m3) - fissati dall’Oms. L’Unione europea ha fissato un valore limite annuale per il PM2,5 pari a 25 μg/m3. La mappa considera la qualità dell’aria a lungo termine molto scarsa quando i livelli di PM2,5 sono pari o superiori a tale soglia. Rientrano in questa categoria cinque città (situate in Polonia, Croazia e Italia).

 

“Sebbene negli ultimi dieci anni si sia registrato un netto miglioramento della qualità dell’aria in Europa, dall’ultima valutazione annuale effettuata dall’Aea emerge che nel 2018 l’esposizione al particolato fine ha causato circa 417mila morti premature in 41 Paesi europei”, si legge nel Report.

 

Il Report Aea impone una riflessione sugli effetti del lockdown prolungato durante il 2020 in termini di miglioramento della qualità dell’aria. Evidentemente sull’ambiente c’è ancora molto da lavorare. Soprattutto in Italia.