Il Mite avrà a disposizione 40 milioni di euro al giorno per i prossimi 5 anni. Dal Pnrr nel suo complesso in Italia arriveranno ben 100 milioni al giorno. Cifre che comportano uno sforzo organizzativo notevole, sapendo che, prima dell’arrivo di Cingolani al Ministero dell’Ambiente, veniva gestito appena un miliardo l’anno.

Con l'operatività del Cite (Comitato interministeriale per la transizione ecologica) a breve arriverà anche l’approvazione del piano ed entro il 30 giugno sarà avviato l'iter della costruzione della sede del Ministero. Questo è quanto auspicato dal Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, che, presso le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttiva alla Camera, dichiara: “L'Enea, l'Ispra, il Gse sono le stazioni appaltanti, perché qui il problema fondamentale sarà seguire il progetto e avere delle stazioni appaltanti esperte che possano poi stringere diversi accordi di programma con le Regioni, con i Comuni o eventualmente fare gare e bandi o eventualmente creare delle strutture ad hoc pubblico-private su cui dovremo discutere”.

Una buona notizia arriva dal Ministero delle Finanze: non bisogna aspettare l’anticipo dei finanziamenti, ma si può già dare il via alle operazioni. La speranza di Cingolani è quella di poter iniziare a lanciare i primi bandi nelle prossime settimane, così da dare un segnale di accelerazione e, finalmente, di ripartenza.

Lo sforzo più grande sarà l’azione di riduzione dei gas serra con interventi radicali. L’obiettivo è quello di raggiungere 70-72% di elettricità prodotta da fonti rinnovabili. Cingolani specifica: “Questo 72% è l'abilitatore fondamentale, perché grazie a questa elettricità verde noi possiamo trattare i settori 'hard to abate' (acciaierie, cartiere, cementifici ecc.) ed elettrificare le sorgenti a temperatura elevata”.

Avere l’energia elettrica come sorgente primaria significa poter istallare circa 10mila colonnine di ricarica sul territorio e anche impianti per l’idrogeno per ricaricare i mezzi a energia verde. Questo significa, chiarisce Cingolani, “poter iniziare una politica seria, forte sull'idrogeno (ho tutti i benchmark europei sull’idrogeno, siamo assolutamente allineati in ambito Pnrr con i Paesi principali) e anche utilizzare l'idrogeno stesso ad esempio per le acciaierie o i settori hard to abate”.

Tra gli obiettivi da realizzare che trovano ostacoli sul percorso di attivazione c’è l’installazione di 70 GW (gigawatt) di rinnovabili fino al 2030, un equivalente di 8 GW l’anno. Per ora siamo fermi a 0,8 GW. Aumentare la capacità di 10 volte non è semplice, perché i sistemi da installare sono complessi, bisogna fare repowering con macchine più potenti che occupino una densità minore, c’è necessità di impiantare l’eolico offshore e onshore. “Questa è una sfida nella sfida perché questo fattore 10 deve partire adesso” aggiunge Cingolani.

Interviene l’On. Vallascas (Misto): “Le politiche energetiche sono la conseguenza delle politiche industriali che determinano in primo luogo l’orientamento energetico, quali sono gli orientamenti del governo sia per la transizione energetica e quindi quella industriale? La mobilità sostenibile è uno dei pilastri del Pnrr, quali sono le azioni del Mite in merito?” Cingolani risponde: “Sono convinto che si possa fare se diamo una rapidissima sterzata alla mobilità di tipo elettrico, decarbonizzando in fretta e curando il potenziamento di produzione di idrolizzatori per fare idrogeno, costituendo la giga factory che hanno già fatto Germania e Francia, potenziando le nostre filiere. La politica industriale passa da questo ossia come riuscire a potenziare la supply chain compatibilmente con i target vicinissimi da chi ci dà il mutuo. Abbiamo impegno a sviluppare i sistemi di trazione navale soprattutto per l’arrivo in porto, impegni su autobus leggeri a batterie, quindi trasporto long range o short range è una tecnologia diversa, tutto questo richiede attenzione alle poche aziende italiane che producono autobus e mezzi pesanti”.

Sul nucleare, una tecnologia che non ha respiro in Italia, l’On. Benamati (PD): “In Europa ci sono i grandi reattori a neutroni ad ampia energia che producono scorie a bassa vita e i piccoli reattori che sono una nuova frontiera di utilizzo, penso che se l’Ue li integra nel pacchetto green l’Italia debba tenere il punto di rimanere fuori da questa tecnologia” Cingolani, a fronte dell’incontro con John Kerry (inviato per il clima del Presidente Biden) e Frans Timmermans (vicepresidente della Commissione europea per il Green deal), chiarisce: “La Francia, con 9 paesi membri, ha richiesto la qualificazione di verde per l’energia prodotta da sorgenti micronucleari, sono oggetti grandi come un container che fanno circa 300megawatt. Se questa cosa dovesse avvenire la mia traduzione è semplice: stiamo giocando a calcio e l’arbitro a metà partita fischia e dice ‘adesso potete segnare anche con le mani’. Io sono molto preoccupato per il fatto che si possano trattare argomenti di questo tipo nel pieno di una trasformazione che si chiama Recovery Plan e c’è qualcuno che sta facendo una cosa trasversale. Che succede se questa cosa avviene e poi ci vendono l’energia elettrica prodotta con questi dispositivi a un terzo del prezzo che noi faticosamente produciamo con il fotovoltaico? Bisogna ragionarci, non favorisco nessuna soluzione perché non so i numeri, ma resta un problema di rapporti internazionali e negli Usa stanno vagliando la stessa ipotesi. Prepariamoci al fatto che potrebbe essere un argomento da affrontare in qualsiasi forma, io ho avvisato che qualcuno sta cercando di cambiare le regole del gioco”.

 

Vanessa Gloria  

 

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