Una parte del mondo dell’energia italiana - quella tradizionale, che sembra essere dimenticata dai decisori - è stata scossa tra Natale e Capodanno. In quella che, anche dal punto di vista istituzionale, avrebbe dovuto essere una settimana tranquilla, è bastata una disposizione per generare caos tra i produttori di energia da fonti fossili.

Nella bozza del Milleproroghe, infatti, era spuntata una previsione che puntava al “divieto di conferimento di nuovi titoli minerari”. Ma di cosa stiamo parlando?

È una storia travagliata, che nasce con la cosiddetta “moratoria sulle trivelle”, un nome - bisogna ammetterlo - abbastanza catching. Alla fine del 2018, con il decreto-legge 14 dicembre 2018, n.135, si è prevista l’approvazione (entro diciotto mesi) del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI), strumento propedeutico ad individuare le aree in cui fosse consentita l’attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.

Tutto bene, tutto in ordine, verrebbe da dire. Finalmente le disposizioni sono chiare: ci sarà una mappa che stabilirà dove è possibile procedere con l’attività estrattiva. E invece no, perché del PiTESAI, ad oggi, non c’è neanche l’ombra.

Nella stessa disposizione, infatti, era previsto che nelle more dell’adozione del suddetto Piano, i procedimenti relativi ai nuovi permessi di prospezione e coltivazione - compresi quelli pendenti - fossero sospesi ma che, allo stesso tempo, in caso di mancata adozione dello stesso (entro 24 mesi) i procedimenti sospesi avrebbero ripreso efficacia. Per “semplificare” il tutto, successivamente, sia il termine per l’approvazione del Piano che il termine per l’efficacia dei procedimenti sospesi sono stati prorogati, rispettivamente a 24 e a 30 mesi.

Quindi, per tirare le somme, secondo la normativa vigente, il Piano dovrebbe essere adottato entro il 13 febbraio prossimo, mentre la moratoria scadrebbe il 13 agosto 2021. Insomma, un sentiero definito, ma non semplice da percorrere.

La norma a cui facevamo riferimento inizialmente - quella inserita nella bozza del Milleproroghe - alla fine è stata espunta dall’articolato, ma il provvedimento ora è in fase di conversione alla Camera e sono stati presentati circa 2.500 emendamenti. Tra questi, ce ne sono alcuni che avrebbero una particolare incidenza sul tema che stiamo cercando di sviscerare.

Da un punto di vista politico - lo diciamo con le dovute precauzioni - è difficile che le proposte possano essere accolte positivamente e approvate, anche perché lo stesso Ministro dello Sviluppo economico, qualche settimana fa, ha affermato che il tema richiedesse un intervento legislativo ad hoc. Ma un emendamento presentato dal M5S punta, appunto, a prorogare ulteriormente i tempi di adozione del PiTESAI.

Non è questo il caso di affrontare il futuro degli idrocarburi nel merito, ma una cosa ci sembra chiara: in questi ultimi anni la regolamentazione del settore continua ad essere complicata e sembra che nessuno voglia fornire una risposta chiara.

 

Luca Grieco

 

 

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