di Alessandro Caruso

 

Stefano Patuanelli nell’informativa in Senato questa mattina è stato chiaro, la “linea del Piave” sul riconoscimento europeo del Prosek croato non può essere travalicata. Il ministro delle Politiche agricole ha promesso battaglia in tutte le sedi per tutelare lo storico marchio italiano del Prosecco dalla minaccia dell’italian sounding che ne potrebbe compromettere l’autorevolezza e la riconoscibilità sul mercato. «Ci sono molti argomenti a sostegno delle nostre ragioni – ha spiegato il ministro - che mi fanno ben sperare sul lieto fine della vicenda». E quali sono? Innanzitutto c’è una questione di indirizzo politico che il ministro ha sintetizzato riferendo la posizione del commissario europeo Janusz Wojciechowski: «Ha asserito che la questione del Prosecco è assai specifica e che il punto di vista dell'Italia sarà preso in seria considerazione, rilevando che i riconoscimenti DOP e IGP sono elementi da rafforzare e non da indebolire». E poi c’è la questione giuridica: «Ci appelleremo a quanto statuito dalla Corte di giustizia dell'Unione europea sull’evocazione abusiva – ha aggiunto -. Un principio che ricorre se l'uso di una denominazione produce nella mente di un consumatore europeo medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, un nesso sufficientemente diretto e univoco tra tale denominazione e la DOP. L'esistenza di un tale nesso può risultare da diversi elementi, in particolare dall'intercorporazione parziale della denominazione protetta, dall'affinità fonetica e visiva tra le due denominazioni e dalla somiglianza che ne deriva».

 

L’Italia farà opposizione formale entro i 60 giorni decorrenti dalla pubblicazione della richiesta di registrazione in Gazzetta Ufficiale, pubblicazione ad oggi non ancora avvenuta. E lo farà in modo adeguato e compatto, sia con l'ausilio delle strutture tecniche del Ministero, sia con la pressione, l'azione e l'interlocuzione politica che si eserciterà nei confronti di Bruxelles.

 

LA QUESTIONE OMS

 

La linea di difesa della filiera vitivinicola italiana passa anche da Federvini, che oggi per bocca del suo presidente Micaela Pallini, ospite del talk “Largo Chigi”, ha spiegato la strategia in atto per proteggere un intero settore dal calo radicale dei consumi: «È ormai chiaro l’indirizzo dell’Organizzazione mondiale della sanità di penalizzare il consumo di alcol a livello globale. Ma l’Italia è il principale produttore di vino al mondo e non possiamo permettere che venga limitato e demonizzato il consumo di alcol. Piuttosto sarebbe più efficace una campagna di sensibilizzazione per un consumo responsabile e consapevole soprattutto in riferimento ai minori. Entro la fine di ottobre è fondamentale che l’Italia faccia arrivare la sua posizione all’UE affinché venga poi presentata all’OMS». Il rischio, se questo non dovesse avvenire, sarebbe di un calo dei consumi del 20% entro il 2030.

 

IL NUTRISCORE

 

La levata di scudi generale passa anche dal lavoro che Confagricoltura sta facendo da tempo contro il sistema di etichettatura “Nutriscore”. Secondo Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, ospite anche lui del talk di The Watcher Post “Largo Chigi”, «il rischio nel futuro è la contrapposizione tra cibi sintetici e quelli naturali, il Nutriscore nasconde grandi interessi economici dietro la standardizzazione dei modelli produttivi. In agricoltura si vuole demonizzare il prodotto agricolo a favore di quello artificiale, in favore di un modello alimentare tarato su una dieta costruita a tavolino. Ma siamo impegnati a tutti i livelli nella difesa della dieta mediterranea e di un maggiore riconoscimento del criterio di territorialità». 

 

L’OCCASIONE DEL PNRR

 

La strategia di difesa a vari livelli del marchio italiano può essere corroborata anche da un rafforzamento dell’intero settore agricolo, in modo che possa garantire più alti livelli di produttività in linea con gli obiettivi di sostenibilità ribaditi anche all’ultimo G20 agricoltura. Ma in tal senso il PNRR è l’occasione giusta che non deve essere sprecata. Lo ha detto Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura alla Camera, anche lui ospite di “Largo Chigi”: «Sarà fondamentale lavorare di sponda con il mondo delle imprese. Dobbiamo sfruttare bene l’occasione del PNRR, anche per rispondere all’aumento del costo delle materie prime. È un’opportunità che dobbiamo sfruttare agendo sulla duplice direzione dell’innovazione e della semplificazione burocratica».

 

 

 

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