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	<title>Articoli di Piero Tatafiore, autore presso The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
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		<title>Fitto, la scelta migliore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2024 15:06:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commissario]]></category>
		<category><![CDATA[Fitto]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scelta di Fitto come commissario europeo sembra la più indicata, in Europa gode di ampia credibilità e considerazione.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La scelta migliore. Leggendo le reazioni all’indicazione di Raffaele Fitto quale candidato italiano alla carica di Commissario Europeo, la sintesi che si può fare è proprio quella della scelta più indicata. Ora inizia l’iter che, auspicabilmente, lo porterà a ricoprire un incarico di livello, magari contando su quelle deleghe che gli consentano di lavorare nel solco di questi 2 anni di governo: il PNRR. Si può dire che Fitto sia stato sì un predestinato, ma che abbia lavorato duramente per ricoprire ruoli di responsabilità come presidente di Regione, ministro e, ora, commissario europeo. Figlio d’arte, privato precocemente (aveva 19 anni) del padre mentre quest’ultimo era presidente della Regione Puglia sul finire degli anni ’80, Fitto, dopo una breve parentesi al Parlamento Europeo è diventato il più giovane presidente di Regione della storia italiana, nel 2000 a 35 anni. Dopo qualche vicissitudine politica che lo ha portato da Silvio Berlusconi a Giorgia Meloni e qualche sconfitta elettorale come quella patita da Nicky Vendola nel 2005, Fitto è stato l’uomo che ha traghettato Fratelli d’Italia, allora piccolo partito di destra, all’interno dei Conservatori Europei, impedendo così altre derive più estreme o le sirene dei gruppi di Identità e Democrazia di cui ha fatto parte la Lega. E’ stato colui che, insieme a Carlo Fidanza, ha intessuto i rapporti a Bruxelles dando a Fratelli d’Italia una dimensione e una rete di rapporti forti in Europa. Forse perché, come alcuni dicono, è democristiano di indole e di sangue, o semplicemente per un intelligente calcolo politico, andando a occupare un’area rimasta orfana dei Tories inglesi. E magari la sua indole popolare (nel senso di PPE) è risultata fondamentale per avere un apprezzamento trasversale sul suo nome. Il più suffragato (come si dice in Puglia) del Partito Democratico nella circoscrizione Sud alle Europee , Antonio De Caro, su Fitto ha dichiarato al Foglio: “Posso dire che in questi anni in cui abbiamo lavorato insieme sull’attuazione del piano nazionale di ripresa nei comuni italiani, credo abbiamo dimostrato di sapere mettere l’interesse del paese davanti a tutto. Spero di poter continuare a lavorare allo stesso modo nei prossimi mesi in Europa”, affermazione a cui fanno seguito gli auguri del Commissario uscente Paolo Gentiloni. Ma Fitto ha anche ottimi rapporti con Ursula von der Leyen e col presidente del PPE Manfred Weber. Ma soprattutto Raffaele Fitto ha dimostrato di saper lavorare bene, pancia a terra, senza polemiche, senza dichiarazioni roboanti, sul PNRR, tanto che oggi l’Italia è tra i migliori Paesi che hanno conseguito gli obiettivi e i traguardi del Piano (<a href="https://www.confindustria.it/home/centro-studi/prodotti/previsioni/rapporto/focus/rapporto-previsione-economia-italiana-primavera-2024/4282f77a-70bb-4d41-ace9-76ae94bc0e18">29%, secondo un report di Confindustria, con una media europea del 21%</a>), dietro a Francia e Lussemburgo. Una nomina non scontata per chi non è tra i meloniani della prima ora e non appartiene ad alcuna corrente interna, risultando con Guido Crosetto (lui meloniano della prima ora) uno dei ministri più autonomi e autorevoli. Ora non resta che attendere le deleghe, anche se, da quanto emerge, sembra che saranno deleghe di carattere economico. E magari riuscirà a ottenere quella vicepresidenza esecutiva, negata a Gentiloni, che sarebbe una vittoria politica per Giorgia Meloni e un toccasana dopo una serie di sfibranti trattative susseguenti all’esito delle Elezioni Europee.</p>
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		<title>Un&#8217;anonima estate politica. Ma ci aspetta un autunno caldo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 08:57:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'estate politica 2024, a parte piccole polemiche, non si è infiammata. Ma ci aspetta un autunno caldo, anzi, caldissimo.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un’anonima estate italiana. Se ci fosse un titolo cinematografico in grado di sintetizzare l’agosto politico dello Stivale, forse sarebbe questo. A parte qualche piccola scaramuccia tra alleati o interna ai partiti come sta accadendo ai 5Stelle (anche se la diatriba Grillo-Conte rischia di essere ben più di una scaramuccia), ciò che ha fatto scalpore, che ha fatto il titolo è stata l’intervista di Arianna Meloni a <em>Il Foglio</em> in cui annunciava la fine del matrimonio con Francesco Lollobrigida. Un po’ poco per lo scenario politico italiano. A tenere banco e a catalizzare l’attenzione degli italiani è stato soprattutto lo sport, tra gli Europei, le gioie e i dolori di Sinner e le Olimpiadi col carico di medaglie e di polemiche, soprattutto sul sesso della pugile algerina. Oltre alla candidatura della prima donna nera alla carica di Presidente degli Stati Uniti, Kamala Harris. Ma soprattutto c’è stato il naufragio della Bayesian a interessare gli italiani, con le ipotesi di complotto e la dinamica dell’affondamento tutta da chiarire. Ora però la calma (piatta) è finita, ora si comincia a giocare duro. A partire dalla nomina del Commissario Europeo, dove il Premier Meloni gioca una partita non semplice, per riuscire a dare un portafoglio e un ruolo di livello a Raffaele Fitto, il suo candidato. Ma c’è anche una Legge di Bilancio da varare, con incognite e tinte in chiaro-scuro sui dati economici, come testimoniano i dati sul turismo, positivi, sì, ma soprattutto per merito degli stranieri, gli italiani in vacanza ci sono andati meno degli altri anni, come ha implicitamente ammesso il Premier nel suo video postato sui social al rientro a Palazzo Chigi. E poi la paura per nuove fiammate inflazionistiche, complice anche l’inasprirsi del conflitto ucraino che minaccia, nuovamente le forniture energetiche (a proposito: sarebbe il caso di puntare su una maggiore autonomia in campo energetico, partendo da progetti italiani, con capitali italiani, magari nel campo delle Rinnovabili, dove eccelliamo, a partire dall’eolico offshore); il rialzare la testa del terrorismo islamico; il dramma mediorientale; le elezioni americane. Un autunno caldo, insomma, con molte sfide all’orizzonte (tra queste anche il paventato referendum sull’Autonomia differenziata), a dispetto di un’estate moscia, rovente solo dal punto di vista climatico. Non sarà semplice seguire le evoluzioni dei tanti temi da affrontare nei prossimi mesi, ma soprattutto non sarà semplice prevedere ciò che accadrà. Gli ultimi anni ci hanno mostrato una notevole imprevedibilità, tra pandemia e guerre laddove si pensava non potessero accadere, con un presidente americano che molla per senilità. Occorre dunque sì programmare, soprattutto in campo energetico e industriale, ma anche vivere alla giornata, nella consapevolezza che ogni previsione potrebbe essere smentita dal contesto internazionale. E nel vivere alla giornata, per fortuna, italiani siamo maestri.</p>
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		<title>Il G7 degli &#8220;altri&#8221;: gli incontri con gli outreach. Il nostro racconto fotografico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2024 17:17:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[The Watcher Photos]]></category>
		<category><![CDATA[meloni]]></category>
		<category><![CDATA[milei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella giornata di venerdì si sono uniti al G7 i cosiddetti outreach, da Milei a Modi. Il summit apre le porte agli altri grandi del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/il-g7-degli-altri-gli-incontri-con-gli-outreach-il-nostro-racconto-fotografico/">Il G7 degli “altri”: gli incontri con gli outreach. Il nostro racconto fotografico</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La veste bianca, quasi abbacinante, ha squarciato la grande sala in cui il G7 + G20 era riunito. A metà del summit di Borgo Egnazia già possiamo dire di aver visto l’immagine simbolo di questo G7. Mai si era visto il Capo di Stato Vaticano partecipare alla riunione tra i grandi della Terra, e se c’è un momento storico della presidenza Meloni di questo vertice, è proprio la presenza del Santo Padre, per affrontare il complesso tema dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sull’etica. Una presenza che è stato il momento più alto di una giornata che ha visto la presenza di leader come Erdogan, Milei (lungo e salutato dal boato del Media Centre il suo abbraccio col Papa) e Lula, a guidare il plotone dei cosiddetti “outreach”, cioè dei leader invitati al G7. </p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era molta curiosità per questa prima uscita internazionale di peso, soprattutto per l’incontro che potrebbe aver avuto col presidente brasiliano Lula, e invece i due si sono sostanzialmente evitati. E poi il leader del Paese più popoloso, tra quelli democratici: Narendra Modi, che ha appena vinto con molte difficoltà le elezioni monstre in India, iniziate il 19 aprile e terminate il 31 maggio; chissà, con una durata di apertura delle urne così lunga, magari anche l’affluenza in Italia ne avrebbe giovato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il G7 è anche occasione per incontri bilaterali, spesso molto fruttuosi. Così è stato tra Giorgia Meloni e il premier giapponese Fumio Kishida e tra ques’ultimo e Javier Millei, in cui hanno sviluppato relazioni nel settore dell’energia e dei minerali. Modi, invece, ne ha approfittato per invitare il Papa in India, per una visita ufficiale che manca dal 1999 e per incontrare il Presidente francese Emmanuel Macron per parlare di partership e sostegno alla riforma della fiscalità internazionale. Di particolare interesse anche il bilaterale tra Papa Francesco e Recep Tayyip Erdogan, il premier della Turchia. “Ci aspettiamo un approccio più equo e inclusivo alle sfide globali”, ha dichiarato su X il premier turco a margine del bilaterale. La seconda giornata si sta concludendo, c’è attesa per la dichiarazione finale, soprattutto in relazione ai temi della guerra in Ucraina. Scende la sera su Borgo Egnazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em style="font-weight: bold;">Foto da Borgo Egnazia di Simone Zivillica</em>. </p>



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<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/il-g7-degli-altri-gli-incontri-con-gli-outreach-il-nostro-racconto-fotografico/">Il G7 degli &#8220;altri&#8221;: gli incontri con gli outreach. Il nostro racconto fotografico</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Sarebbe contento Berlusconi&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 19:37:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Elezioni europee e G7, due momenti che vanno a racchiudere l’anniversario di chi questi momenti li ha vissuti tante volte da protagonista, Silvio Berlusconi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/sarebbe-contento-berlusconi/">Sarebbe contento Berlusconi…</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Domenica si sono chiuse le urne delle <a href="https://www.thewatcherpost.it/video/elezioni-europee-2024-lanalisi-del-voto/">elezioni Europee</a> e tra 2 giorni inizierà ufficialmente il <a href="https://www.thewatcherpost.it/top-news/g7-borgo-egnazia-dossier-aperti-e-curiosita/">G7</a> presieduto dall’Italia. Due momenti che vanno a racchiudere l’anniversario di chi questi momenti li ha vissuti tante volte da protagonista, Silvio Berlusconi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei elezioni europee e ben tre G7 presieduti hanno segnato la storia politica italiana ed è già passato un anno da quella mattina quando un lancio di agenzia annunciò la morte di un grande protagonista della vita italiana. Sarebbe contento, Berlusconi, dell’apprezzamento per la sua creatura, Forza Italia, per i voti presi, nel solco della tradizione liberale e atlantica che lui aveva disegnato e che bene ha descritto nei suoi ultimi giorni di vita, così come si può leggere negli scritti postumi pubblicati da Paolo Del Debbio nel suo libro “<a href="https://www.lafeltrinelli.it/in-nome-della-liberta-audiolibro-paolo-del-debbio/e/9788858552872?gclid_CjwKCAjwjqWzBhAqEiwAQmtgT5zMlV1F5lx8EFtcBWJROK5eowYlWYUy7VcwVthHenQf1UK-IV6myhoCk80QAvD_BwE&amp;awaid=9507&amp;gad_source=1&amp;gclid=CjwKCAjwjqWzBhAqEiwAQmtgT5zMlV1F5lx8EFtcBWJROK5eowYlWYUy7VcwVthHenQf1UK-IV6myhoCk80QAvD_BwE&amp;awc=9507_1718220778_a4f6d64433ecb90ba5e73830a159e1af">In Nome della Libertà” (Edizioni Piemme)</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come sarebbe contento, nel complesso del successo di quel centrodestra che lui ha inventato e ha pervicacemente portato avanti per quasi 30 anni. Ma sarebbe contento anche del successo di Giorgia Meloni ed Elly Schlein, lui che per primo ha messo il suo nome nel simbolo elettorale, lui che ha sempre puntato sul bipolarismo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 13 giugno si apriranno i lavori del G7, uno dei momenti in cui lo charme di Berlusconi rifulgeva, come anche raccontato da Tony Blair nel suo libro <a href="https://www.amazon.it/viaggio-Tony-Blair/dp/8817043141">“Un viaggio”.</a> Sarebbe piaciuto al Cavaliere presiedere un G7 col vento in poppa delle elezioni vinte, un G7 complesso con scenari di guerra molto pesanti e la presenza del Santo Padre, avrebbe usato le sue doti di mediatore per tentare di risolvere le tensioni. E gli sarebbe piaciuta la riforma della giustizia a cui si è avvicinato tante volte, senza riuscire a compierla compiutamente. Così come avrebbe votato convintamente il Premierato, sistema che dovrebbe superare le difficoltà decisionali del Presidente del Consiglio, uno dei suoi crucci da sempre. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che resta di lui è nella sua creatura politica e nella sua azienda che continua a crescere. Oltre che nel ricordo di chi lo ha conosciuto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/sarebbe-contento-berlusconi/">Sarebbe contento Berlusconi&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>La danza dei numeri: le elezioni europee tra vittorie e illusioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2024 14:16:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[europee]]></category>
		<category><![CDATA[piero tatafiore]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[risultati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi scende e chi sale in questa sfida elettorale europea. Ridono Meloni e Forza Italia, male le sinistre, con eccezione di AVS.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Soleva dire un raffinatissimo politico poi caduto in disgrazia che “i numeri riescono a dire quello che vuoi tu, dipende da come li metti”. Con questa massima il politico, intelligentissimo, riusciva a giustificare débacle durissime o a massimizzare vittorie travolgenti. Aveva ragione e queste elezioni lo confermano. L’analisi del voto può avere tante sfaccettature diverse, a seconda di come la si guardi. Di sicuro Giorgia Meloni è uscita vincitrice: ha superato le percentuali delle politiche anche se è scesa nei voti assoluti, circa 600.000 voti in meno a causa della bassissima affluenza sotto al 50%, per la prima volta inferiore alla media europea. Ma “detta Giorgia” può gioire per le oltre 2 milioni di preferenze, obbiettivo di inizio campagna e per aver grossomodo quadruplicato gli eletti rispetto alle Europee 2019. A gioire c’è pure Elly Schlein, forte del 24% e dei 250.000 voti in più conquistati. Mentre i suoi amici/nemici del campo largo, i 5 Stelle, sono stati i grandi sconfitti, col 9.9%, in calo rispetto alle Politiche di oltre 5 punti, ma soprattutto dimezzando i voti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma qui entrano in gioco i numeri: in termini percentuali la somma tra Pd e 5Stelle alle Politiche 2022 era del 34%. Mentre alle Europee 2024 la somma dei due partiti è stata del….34% ! Nessuno scostamento, quindi, solo un travaso di voti dai 5S al Pd. Non si capisce dunque dove sia il trionfalismo della Schlein nell’affermare che “i voti dell’opposizione superano quelli della maggioranza”, visto che numericamente può anche aver ragione, ma era così anche due anni fa, quando ci furono le politiche. Anzi, in termini percentuali le forze di governo sono passate dal 43.79% del 2022 al 47.96% delle Europee, quindi gli italiani hanno promosso il governo. Quel che è certo è che il M5S ha pagato durissimo due aspetti: uno è la bassissima affluenza al Sud, storico bacino elettorale, con oltre 5 punti percentuali rispetto alle precedenti Europee e addirittura il 10% circa rispetto alle Politiche; l’altro è la mancata candidatura di Conte, soprattutto in rapporto a nomi poco noti presenti nelle liste gialle. E’ pure certo che, a destra, Forza Italia abbia vinto, guadagnando, rispetto alle Politiche, l’1.1% ma addirittura perdendo 38mila voti. Rispetto alle Europee precedenti (perché le mele andrebbero sempre raffrontate con le mele e le pere con le pere), FI guadagna lo 0.8% con grossomodo gli stessi voti. Insomma i 2.300.000 voti sembrano la soglia certa di Forza Italia, che ha ricevuto l’alloro della vittoria soprattutto per aver superato la Lega, dopo esserle stata dietro nelle due ultime competizioni nazionali. Lega che potrebbe, a ragione, dire di essere cresciuta, avendo preso lo 0.2% in più rispetto alle Politiche, ma in calo di oltre il 24% (!) rispetto alle Europee 2019 con ben 7 milioni di voti persi. Effetto Vannacci? Presto per dirlo, di sicuro per Salvini inizia un periodo difficile, sia internamente che nei rapporti con gli alleati. Chi ha vinto senza incertezze è stato AVS, Bonelli e Fratoianni, che con una campagna fortemente definita, quasi identitaria di sinistra e l’aggiunta del candidato-simbolo, Ilaria Salis, è riuscita a sfiorare il 7% con 7 eletti. Probabilmente parte dei voti in uscita dal 5S sono finiti in AVS, così come parte dei voti dei due grandi sconfitti, Stati Uniti d’Europa e Azione, entrambi sotto il 4% e dunque, come si suol dire, donatori di sangue. Voti (oltre 1.600.000), quelli di Renzi e Calenda, non convertiti in seggi a causa dello sbarramento e quindi redistribuiti tra tutti i partiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c’è un dato che non si presta ad alcuna interpretazione: l’affluenza. E’ andata malissimo con un delta di circa il 15% rispetto alle Amministrative. Cioè alle Amministrative ha votato circa il 15% in più rispetto alle Europee, forse sintomo di una disaffezione verso un’istituzione percepita come distante. L’augurio è che questi 5 anni di legislatura siano utili a riavvicinare gli elettori.</p>
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		<title>Europee, la campagna elettorale della comunicazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2024 18:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[europee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come hanno comunicato i partiti in questa campagna elettorale per le Europee 2024. L’analisi. E un giudizio. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">In principio fu Quinto Tullio Cicerone, fratello del ben più celebre Marco, ma soprattutto suo spin doctor fin dalla candidatura dell’Arpinate a console. “Commentatorium petitionis”, nella sua originale versione latina, è un agile vademecum per supportare un candidato alla vita politica, con un punto fondamentale per i candidati: “far credere”. Un po’ la base di una parte del pensiero di Nicolò Machiavelli che ne <em>Il Principe</em> scriveva “Un principe non deve realmente possedere tutte le qualità, ma deve far credere di averle”. E qui entra in gioco la campagna elettorale, entrano in gioco le tecniche di marketing, entrano in gioco sentimenti universalmente apprezzati ma non per forza posseduti da chi li ostenta. Non sfugge a questa regola la campagna elettorale per le Europee che va terminando. Una campagna non particolarmente brillante, orfana del duello Meloni-Schlein che avrebbe potuto ravvivarla, ma con qualche spunto di interesse. Il primo lo aveva (involontariamente) preconizzato Totò: vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio. Solo il nome, basta il nome. Tranne che nel simbolo, dove compare il nome associato al cognome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così Giorgia (Meloni) ha furbescamente giocato sulla sua “popolanità” puntando tutto sul nome di battesimo, forte già di un convegno diventato tormentone techno (“Io sono Giorgia, sono una donna, sono cristiana), di un libro autobiografico, “Io sono Giorgia” e di un libro intervista di Alessandro Sallusti, “La versione di Giorgia”. Nel mezzo gli appunti di Giorgia, Telemeloni , la presa in giro de La7 e l’ormai famoso “sono la stronza della Meloni” riferito al presidente della Campania Vincenzo De Luca. Insomma, se c’è stato un candidato che ha fatto agenda setting è stata lei. Catalizzando anche tutta la campagna di Fratelli d’Italia.<br>Sponda Lega ha colpito la scelta grafica, probabilmente guidata da Giuseppe Inchingolo, di una propaganda che ricalca la cosiddetta &#8220;pubblicità comparativa&#8221;. Salvini ha deciso che il paragone vincente è quello tra l&#8217;Italia e l&#8217;Europa: del resto, lo stesso slogan della campagna è &#8220;meno Europa, più Italia&#8221;. Così, per spiegare che per la Lega solo gli italiani sono per la &#8220;famiglia tradizionale&#8221;, via libera ai manifesti in cui, per descrivere il raffronto tra l’Ue e il nostro Paese, si mette da una parte una donna con barba al nono mese di gravidanza e dall&#8217;altra una famiglia tradizionale sorridente. E ancora, l’improbabile eliminazione dei tappi di plastica che non si staccano dalle bottigliette e fanno arricciare il naso diventa motivo per votare la Lega, a presidio dell&#8217;italianità. Il simbolo è quello solito, con l’icona di Alberto da Giussano e la scritta Salvini Premier. D’accordo il nome, ma perché pure il titolo visto che premier non è? Al massimo potevano mettere vice premier. Ma nella Lega hanno fatto parlare le intemerate del Generale Vannacci che, oltre ad uscite sopra le righe (“i neri hanno un odore diverso, forse per l’alimentazione”), ha invitato a votare apponendo una “decima” sul simbolo della Lega, mimando la X con due dita incrociate. Decima, X, come la X Mas, corpo militare della seconda guerra mondiale molto popolare tra i fascisti. Così come hanno fatto polemica i video del candidato uscente Angelo Ciocca, così, con le sue quattro giovani ragazze intente a ballare e cantare. «Made in Italy da tutelare e i mutui da abbassare. La Turchia non deve entrare»: questi solo alcuni punti fondamentali del suo programma.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Più pacata, come da copione, la campagna di Forza Italia. “Una forza rassicurante al centro dell’Europa”, lo slogan scelto da Antonio Tajani, mutuato da quanto ideato da Jacques Séguéla per François Mitterand oltre 40 anni fa. Una scelta sottolineata anche dai manifesti con l’immagine di Tajani insieme a Berlusconi, con polemiche annesse per l’utilizzo dell’immagine del defunto fondatore di Forza Italia, assurto sempre più a icona contemporanea. Anche nel simbolo, visto che Forza Italia è l’unico partito di governo che non ha il nome del leader, Tajani, ma quello di Berlusconi Presidente. Colori blu e giallo in stile Partito Popolare Europeo, FI non avuto sbavature nella sua campagna, puntando a prendere chi potrebbe sentirsi poco rassicurato dalla destra dello schieramento di governo. Al centro, appunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Il Partito Democratico, col simbolo semplice, pulito, senza scritte accessorie, né il nome del leader, era partito col botto, con l’immagine del generale Roberto Vannacci con il viso oscurato dalla scritta &#8220;ignoralo!&#8221;. L’idea dell’agenzia Lievito ha scatenato molte polemiche, anche per l’uso fatto dallo stesso Vannacci che si è presentato sui social con tanto di t-shirt con su l&#8217;immagine della campagna pubblicata dal partito di Elly Schlein. Il Pd che fa la comunicazione al generale: il mondo all’incontrario, come direbbe lui. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Consenso quasi unanime, invece, per lo spot di Antonio Decaro, candidato Pd per il Sud, il quale si mostra alle prese con severi insegnanti di Calabria, Puglia, Campania, Abruzzo e Molise che cercano di impartirgli i rudimenti dei dialetti locali. La prova attoriale di Decaro è promossa dagli utenti del web: &#8220;Un candidato del Pd che fa una campagna comunicativa non cringe? C&#8217;è speranza per l&#8217;opposizione&#8221;, dice taluno; “Viene quasi voglia di votarlo”, chiosa un altro. Sicuramente efficace ed esemplificativo della varietà dialettale italiana, una nuova medaglia per l’agenzia pugliese Pro Forma che l’ha ideato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Ci sono poi gli Stati Uniti d’Europa, l’alleanza tra Emma Bonino e Matteo Renzi. Un nome fortemente evocativo, quasi potente, e una collocazione chiara. Il logo, forse, un po’ meno, a causa dei molti simboli presenti all’interno, ben 6. Nulla, però rispetto ai 17 (DICIASSETTE!) simboli presenti in Sud Chiama Nord di Cateno De Luca. E tra i candidati di Stati Uniti d’Europa sta facendo parlare molto di sé lo spot di Alfonso Maria Gallo: ‘Se l’Europa è un pollaio, vota Gallo’. Semplice e intuitivo, no?<br>E il vecchio alleato di Matteo Renzi, Carlo Calenda, ha scelto un simbolo dai colori blu e verde fluo, sicuramente accattivanti, ma con non poca confusione all’interno, dovuta agli 8 simboli delle associazioni o partiti alleati, al nome di Renew Europe e Siamo Europei, e al nome di Calenda, ovviamente. Un’insalata, insomma. Peccato, perché Calenda le campagne elettorali le sa fare, alternando momenti alti (come quando fa proposte concrete, a cominciare dalla politica estera) a momenti decisamente pop, come la spiegazione fornita a Salvini via tutorial di come “salvarsi” dai tappi di bottiglia mentre si beve. Nel mezzo, la bravura e la competenza di Elena Bonetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Chi soffre di visibilità è il Movimento 5 Stelle, che si è fermamente opposto al confronto solo tra Meloni e Schlein, rivendicando pari dignità per Giuseppe Conte. Non ha avuto particolari fiammate e ha puntato soprattutto a una politica pacifista, esplicitata nell’hashtag #pace presente nel simbolo elettorale, tutto sommato pulito e senza il nome del leader. Mentre la campagna è stata incentrata sull’immagine e sulla spendibilità mediatica del suo leader. Il momento forse più ricordabile lo spot elettorale per l’ex calciatrice e allenatrice, Carolina Morace, in cui Conte scende letteralmente in campo e, dopo qualche palleggio, recita in camera: “Facciamo insieme gol in Europa”. Come direbbero in Boris: Genio!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Ma alla fine, qualsiasi sia il simbolo, quale che sia lo slogan, quale che sia la campagna condotta, ciò che conta è il voto finale degli elettori. Quindi: Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza. Cit.</p>
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		<title>Caso Toti, in trent’anni non è cambiato nulla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 May 2024 14:51:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[caso toti]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Liguria]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Toti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso Toti ci ricorda come in Italia negli ultimi trent’anni non sia cambiato nulla nel rapporto tra i poteri dello Stato. L’analisi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La legge ci dice che, in Italia, la campagna elettorale inizia con l’indizione dei comizi elettorali, in genere 45 giorni prima della data del voto. La consuetudine, invece, ci dice che le elezioni importanti, quelle che hanno un rilievo nazionale, iniziano quando partono i primi avvisi di garanzia (oppure gli arresti) contro esponenti politici di rilievo. Consuetudine che si ripete da almeno 30 anni, elemento&nbsp;inaggirabile per qualsiasi governo nazionale o locale, di centrodestra o centrosinistra e finanche tecnico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così è accaduto nei giorni scorsi (a circa 30 giorni dal voto) in <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/smash-25/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Liguria</a>, andando a colpire il mondo politico, imprenditoriale e manageriale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Basandoci solamente sulle fonti pubbliche, ovvero il comunicato stampa della <a href="https://www.quotidiano.net/politica/toti-dimissioni-piu-vicine-orlando-si-offre-a-sinistra-per-la-destra-bucci-in-pole-impazza-gia-il-totonomi-807e1d04" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Procura di Genova</a> e le gocce di atti riservati o depositati pubblicati dai giornali, apprendiamo che vi è una totale disparità di motivazioni tra le persone coinvolte. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per alcuni, si parla in maniera estremamente circostanziata di pagamenti in contante, regali e soggiorni gratuiti presso prestigiose località; per altri, si fa riferimento a dei contributi economici all&#8217;attività politica, canalizzati attraverso comitato elettorale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, il personaggio più importante coinvolto nella vicenda, Governatore della Regione, viene privato della propria libertà personale e della propria capacità lavorativa, sulla base di fatti risalenti a 3-4 anni fa e su una richiesta di arresto depositata dalla Procura circa 5 mesi fa.&nbsp;Cioè, la richiesta è stata depositata il 27 dicembre, ma, forse complici le vacanze di Natale prima, di Pasqua poi e la serie di ponti tra aprile e maggio, siamo arrivati al’8 maggio. Ricordiamo che si vota il 9 e 10 giugno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che fa sorgere spontanea&nbsp;una serie di domande&nbsp;con le risposte incorporate:&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; reiterazione del reato? In 4 anni avrebbe potuto replicarlo all&#8217;infinito.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; pericolo di fuga? Il Governatore è in carica e pareva anche intenzionato a ricandidarsi l&#8217;anno prossimo&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; inquinamento delle&nbsp;prove? Vale quanto scritto sopra e comunque, essendo l&#8217;inchiesta basata prevalentemente su intercettazioni, appare difficile cancellare il passato, a meno che non ci si trovi dentro&nbsp;<em>Ritorno al Futuro</em><em>.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Premesso quindi che tutti sono sempre innocenti fino a sentenza definitiva di colpevolezza, e che saranno i Magistrati giudicanti a stabilire le eventuali responsabilità penali degli indagati, ne conseguono alcune domande:&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">1) Era proprio necessario arrestare la persona più in vista della politica ligure, nonché una delle più note in Italia, sulla base di fatti ed elementi d&#8217;indagine&nbsp;così risalenti nel tempo? Non sarebbe bastato un avviso di garanzia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">2) Considerate le disparità a carico degli indagati e che la responsabilità penale è sempre personale, non sarebbe stato più corretto separare le inchieste rispetto a più precisi elementi di colpevolezza?</p>



<p class="wp-block-paragraph">3) Era davvero necessario farlo ora, piuttosto che a dicembre o gennaio, quando il PM aveva richiesto gli arresti? Proprio ora che siamo ad un mese dal voto e ai blocchi di partenza di una Riforma costituzionale della Giustizia che sarà anche oggetto dell’Assemblea nazionale dell&#8217;Associazione Nazionale Magistrati?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">4) Da ultimo, per tutti noi che leggiamo e ascoltiamo, saremo in grado di distaccarci dal giudizio immediato sulle guasconate dette al telefono dagli indagati e che, è bene esserne sempre coscienti, non costituiscono fonti di prova sufficienti per condannare una persona?&nbsp;Saremo in grado di distinguere il giudizio penale da quello di pancia del momento?&nbsp;Ricordiamoci che non è l’indagato, non è Toti a dover dimostrare la propria innocenza, ma la Procura a dimostrare la colpevolezza del Governatore ligure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra anni avremo forse le risposte a queste domande, nel prossimo mese assisteremo al giudizio della corte mediatica, purtroppo agevolata dalle grida dagli spalti degli spettatori interessati alla vicenda: i politici, di maggioranza e opposizione, che per l&#8217;ennesima volta vedranno un&#8217;inchiesta come l&#8217;occasione per accrescere i consensi o deviare l&#8217;attenzione dai propri guai.&nbsp;Oppure assisteremo, magari al termine dei&nbsp;3&nbsp;gradi di giudizio, ad assoluzioni. Come toccato A Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria; o a Vasco Errani, Presidente della Regione&nbsp;Emilia Romagna; o a Mario Oliviero, Presidente della Regione Calabria. Tutti indagati, qualcuno condannato in primo grado, tutti assolti in Cassazione e tutti non hanno continuato il proprio mandato regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In 30 anni è cambiato poco o nulla, confidiamo almeno nella Riforma della Giustizia.</p>
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		<title>Primo Maggio, una festa di tutti?</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/lavoro/primo-maggio-una-festa-di-tutti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2024 09:06:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[primo maggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo Primo Maggio sotto l'egida di un governo di destra. E le avversioni tolgono spazio al confronto sano su temi fondamentali.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Primo Maggio, la festa di tutti. Quando si scrive un articolo su una festa ricorrente come il 1 maggio il rischio è di essere ripetitivi. I temi sul tavolo, i problemi che si cerca di affrontare sono gli stessi dal 1949 almeno, cioè da quando la Festa dei lavoratori (o del lavoro) è stata ufficialmente inserita tra le festività nazionali. La nostra Costituzione si basa proprio sul lavoro, su di esso si fonda, a stabilire l’assoluta priorità nell’ambito dei principi su cui il nostro Stato poggia. Eppure, dal dopoguerra il lavoro è cambiato profondamente, lasciando però intatto il valore della Festa. I morti sul lavoro oggi, secondo i dati ufficiali INAIL, sono 1/5 di quelli accertati nell’immediato dopoguerra, ma, se comprendiamo il lavoro nero, il numero stimato sale quasi raddoppiando i decessi ufficiali: un numero comunque inaccettabile. C’è poi il cambiamento del lavoro, il progressivo allentamento del posto fisso, i nuovi lavori creati dalle piattaforme tecnologiche, il fenomeno della “Great Resignation”, il tema dello smart working. Una sequela di innovazioni tali da rendere difficile il quadro legislativo che dovrebbe sottendere alle novità, lasciando spesso un vuoto a cui la politica fatica a rispondere stretta tra strumenti pensati per epoche diverse e molto più lente. Pensiamo solo ai cambiamenti imposti dal Covid, a cominciare dallo smart working, visto come un diritto da molti lavoratori. Un cambio di prospettiva, di visione che segna una cesura netta tra il mondo del lavoro del passato e quello attuale, come sempre con grande velocità, tale da risultare difficoltosa da interpretare per i sindacati che oggi si trovano a rappresentare più i pensionati o chi il lavoro ce l’ha già, piuttosto che chi deve trovarlo, reinventandosi ogni giorno. Il Primo Maggio (scritto così, come fosse un brand), chiude anche la settimana di feste a forte carattere politico aperta tradizionalmente dal 25 Aprile. E, coerentemente con la Festa della Liberazione, diventa una festa di parte, che trova il suo culmine nel cosiddetto Concertone, in diretta Rai prima da piazza San Giovanni e ora dal Circo Massimo, in Roma. Una kermesse canora e di contenuto che non di rado è stata usata per attaccare la politica, soprattutto se di destra. E, come nel caso del 25 Aprile, è un peccato, perché sono due momenti che dovrebbero essere di tutti, non di parte. Ma in Italia risulta difficile e così, sulla scia dell’antifascismo oggetto di dissertazioni almeno a partire dal 10 aprile di ogni anno, si arriva a tematiche non troppo dissimili e altrettanto partigiane anche nel caso della Festa del Lavoro. Ed è un peccato, perché, alla fine, così serve a poco, al massimo a far ballare decine di migliaia di persone a un concerto.</p>
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		<title>Il vino italiano piace sempre di più: continua la crescita dal Vinitaly di Verona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2024 11:26:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food]]></category>
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		<category><![CDATA[veronafiere]]></category>
		<category><![CDATA[vinitaly]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il vino l’appuntamento immancabile, il “place to be” è il Vinitaly di Verona, giunto alla 56^ edizione. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">Esistono alcuni appuntamenti internazionali immancabili. Un pò come il Gran Premio di Formula 1 di Montecarlo o di Monza. Oppure come Wimbledon o il Roland Garros di tennis. Per il <a href="https://www.thewatcherpost.it/food/con-le-nuove-tecnologie-il-vino-diventa-smart/">vino</a> l’appuntamento immancabile, il “place to be” è il <a href="https://www.vinitaly.com/">Vinitaly</a> di Verona, giunto alla 56^ edizione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È sempre un’esperienza avvolgente passare da una regione all’altra, in un viaggio ideale attraverso la diversità di vigneti e lavorazioni, tra vini bianchi, rossi, rosé, spumantizzati e tutti gli strumenti necessari alla produzione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un momento anche di incontro e dibattito, con la presenza, sempre massiccia, delle istituzioni, a cominciare dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, come l’anno scorso, ha voluto essere presente come capofila di un governo che è accorso in massa alla Fiera di Verona. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Istituzioni, sì, ma soprattutto business. Perché, al di là dell’aspetto relazionale, del boost comunicativo, dell’opulenza espositiva, al Vinitaly ci si va soprattutto per fare business, sia da parte degli espositori che dei visitatori/buyer. E i numeri della 56^ edizione lo confermano: in leggero incremento gli operatori esteri da 140 paesi a quota 30.070 (31% sul totale), di cui 1200 top buyer (+20% sul 2023) da 65 nazioni selezionati, invitati e ospitati da Veronafiere in collaborazione con Ice Agenzia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Bilancio positivo anche per Vinitaly Plus, la piattaforma di matching tra domanda e offerta con 20mila appuntamenti business, raddoppiati in questa edizione, e per il fuori salone Vinitaly and the city, che ha superato le 50mila degustazioni (+11%). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto che per il presidente di Veronafiere, <strong>Federico Bricolo</strong>: “Vinitaly consolida il proprio posizionamento business e un ruolo sempre più centrale nella promozione internazionale del vino italiano. I dati della manifestazione, unitamente al riscontro positivo delle aziende, confermano gli obiettivi industriali dell’attuale governance di Veronafiere fortemente impegnata a potenziare il brand fieristico del made in Italy enologico nel mondo”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un mondo che ha dimostrato anche quest’anno di gradire particolarmente il Vinitaly: tra le presenze estere gli Stati Uniti si confermano in pole position con un contingente di 3700 operatori presenti in fiera (+8% sul 2023). Seguono Germania, Uk, Cina e Canada (+6%). In aumento anche i buyer giapponesi (+15%). Un settore in piena salute, dunque, che trova nel Vinitaly il momento di sintesi tra business e “winelover”, tra passione e fatturato. Appuntamento al 6 aprile 2025, per l’apertura della 57^ edizione.</p>
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		<title>Basilicata, niente sorprese. Vince Bardi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 17:48:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<category><![CDATA[regionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il centrodestra unito batte in Basilicata il centrosinistra, nonostante il campo largo. La vera sfida adesso sarà alle elezioni europee.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tutto come previsto. Vito Bardi, governatore uscente della Basilicata, è stato rieletto agevolmente e il campo largo ha subìto la seconda sconfitta consecutiva, dopo quella in Abruzzo. In comune con le tre elezioni <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/basilicata-elezioni-scrutini-centrodestra-centrosinistra/">Regionali </a>che si sono succedute in due mesi (Sardegna, Abruzzo e, appunto, Basilicata) c’è un solo dato e non positivo: l’affluenza al 50%, o giù di lì. La competizione sarda aveva rinvigorito l’opposizione, con paginate a descrivere l’ineluttabile sequela di vittorie che avrebbe caratterizzato il percorso del campo largo, sostanzialmente l’alleanza tra PD e 5 Stelle, arrivando a prefigurare una crisi politica stante l’inevitabile successo del campo largo alle elezioni europee. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece l’Abruzzo prima e la Basilicata poi hanno certificato la forza di un centrodestra ancora in piena salute, in grado di fronteggiare un campo largo senza sostanziali patemi. In Abruzzo, addirittura, si era trattato di un campo larghissimo, con l’inserimento di Azione, ininfluente in Sardegna e Abruzzo ma determinante in Basilicata, arrivando vicino alla doppia cifra. Quali scenari si aprono, quindi, alla luce di queste tre elezioni? Nulla di nuovo, nella sostanza. Come detto, il governo è forte e tonico, tanto da relegare la sconfitta sarda in una vicenda “locale”, conseguenza di una serie di errori tattici, senza nessun cambio di vento, insomma. Certamente un viatico complesso per l’opposizione, in vista delle elezioni europee. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esperimento campo largo non ha funzionato ed è legittimo attendersi un inasprimento dei toni in vista della campagna elettorale, come già dimostrato in occasione della vicenda, anzi, delle vicende, pugliesi, in cui è stato coinvolto il Presidente della Regione Michele Emiliano. I motivi di questo flop possono essere molti, ma uno salta all’occhio: provate a digitare “comizio Basilicata” su Google e fate una ricerca per immagini, troverete solo foto del centrodestra unito su un palco, con tutti presenti, da Giorgia Meloni fino a Maurizio Lupi. Se poi fate lo stesso esercizio per l’Abruzzo o la Sardegna il risultato sarà lo stesso. E’ forse questo il lascito politico più importante di Silvio Berluconi, aver creato un centro destra che potrà anche discutere fino a litigare, ma che nel momento importante, quando si va al voto, sa sospendere ogni dissapore e dare un’immagine di unità. Tutto questo è stato sicuramente favorito da un sistema elettorale che facilita le aggregazioni, quando si hanno leadership forti. Resta da capire come reagirà il centrodestra alle prossime Europee, quando il sistema proporzionale costringerà a lottare tutti contro tutti. Prossimo appuntamento 9 giugno, a Bruxelles.</p>
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		<title>Nasce l&#8217;edizione europea di The Watcher Post</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 13:43:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[edizione europea]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[the watcher post]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nasce Thewatcherpost.eu, con una redazione plurilingue basata a Bruxelles e composta da giornalisti di diversi Paesi.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Se, oggi 17 aprile 2024, si pensa al 2019, si pensa a qualcosa di molto in là nel tempo, come se il Covid abbia segnato una cesura epocale, come se ci fosse un prima e un dopo l’emergenza pandemica. Se poi pensiamo che il 2019 è stato l’anno delle elezioni Europee la distanza si acuisce. In quelle elezioni la Lega di Salvini, al suo apice, era arrivata al 34% con 28 eletti, il Movimento 5 stelle aveva portato a casa 14 seggi, mentre Giorgia Meloni poteva contare su 5 eletti in tutto: numeri lontanissimi dagli attuali. In quelle elezioni Angela Merkel era ancora Cancelliere della Germania e, di fatto, leader dell’Europa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A giugno prossimo si voterà di nuovo per le Europee e gli scenari ipotizzati dai sondaggi sono ben diversi. Così come è diverso il contesto internazionale, tra tensioni geopolitiche fortissime, guerre alle porte dell’Europa, una certa recrudescenza del terrorismo e uno scenario economico ancora incerto, caratterizzato da tassi di interesse molto alti. Da queste colonne abbiamo raccontato tutti i cambiamenti che si sono succeduti nell’ultimo quinquennio, sempre coerenti con nostro motto di non voler essere i primi, ma di voler spiegare il perché di ciò che accade. Abbiamo raccontato le iniziative dei governi così come le difficoltà delle imprese. Abbiamo raccontato le riaperture e la ripartenza dell’economia. Abbiamo cercato di raccontare quanto accadeva in Italia con lo sguardo sempre riferito all’Europa che, con Next Generation EU, è stata decisiva per supportare i governi colpiti dalla pandemia. Abbiamo raccontato le preoccupazioni di una road map troppo ambiziosa e veloce imposta dallo European Green Deal. Ma per descrivere e decrittare al meglio i cambiamenti della nostra società e della nostra economia, le evoluzioni, interpretarne i segnali e anticiparne la portata è necessario essere sul posto, in loco. E’ necessario annusare l’aria, vedere coi propri occhi, ascoltare le testimonianze dirette delle diverse anime che compongono l’Europa. Parlare lingue diverse per carpire sfumature diverse. Interagire coi soggetti decisori a prescindere dalla nazionalità. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per questo motivo da oggi nasce <a href="http://www.thewatcherpost.eu">Thewatcherpost.eu</a>, con una redazione plurilingue basata a Bruxelles e composta da giornalisti di diversi Paesi. È il nostro contributo (la mission, si direbbe oggi con linguaggio business) per avvicinare le istituzioni iper burocratizzate alle imprese, non soltanto italiane</strong>. E a giugno avremo a disposizione anche gli studi di produzione televisiva, replicheremo così il modello vincente di Roma e Milano, con trasmissioni dedicate a raccontare e spiegare quanto avviene nelle istituzioni. I format TV multilingua consentiranno un coinvolgimento diretto dei principali policy e opinion maker europei, nonché dei manager aziendali, per approfondire i grandi temi delle politiche europee. Andrea Vodanovic, croata, assumerà la carica di Head of EU Policy di Urania Media (la società editoriale che edita questa testata), mettendo a disposizione di <a href="http://www.thewatcherpost.eu">Thewatcherpost.eu</a> la sua profonda conoscenza delle istituzioni europee. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I contenuti video verranno in collaborazione con Total.eu, agenzia europea specializzata nella produzione di video news, fondata e diretta da Alessio Pisanò, giornalista specializzato in affari europei. L’appuntamento è dunque, per gli Studios di Bruxelles è per gli election days dal 6 al 9 giugno, durante i quali seguiremo, in diretta, gli esiti delle competizioni europee, con testimonianze di politici, manager, giornalisti, di diverse nazionalità, una sfida che ci rende orgogliosi, ma anche spietati e rigorosi, come direbbero gli All Blacks. Quindi, oggi più che mai è il caso di dire “Noi ci saremo, voi non mancate!”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/lavoro/nasce-ledizione-europea-di-the-watcher-post/">Nasce l&#8217;edizione europea di The Watcher Post</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Un&#8217;Italia che provò a diventare moderna</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/un-italia-che-provo-a-diventare-moderna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Piero Tatafiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2024 11:22:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[fini]]></category>
		<category><![CDATA[occhetto]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una scena della serie tv 1994 che spiega, meglio di tanti libri o articoli, il successo di Silvio Berlusconi in politica. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/un-italia-che-provo-a-diventare-moderna/">Un’Italia che provò a diventare moderna</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C’è una scena della serie tv 1994 che spiega, meglio di tanti libri o articoli, il successo di <a href="https://www.thewatcherpost.it/cultura/le-nuove-sfide-televisive-di-piersilvio-berlusconi/">Silvio Berlusconi</a> in politica. Da Enrico Mentana su Canale 5 nella trasmissione Braccio di Ferro, i leader dei due principali schieramenti politici, Silvio Berlusconi e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Achille_Occhetto">Achille Occhetto</a>, si confrontano in occasione delle elezioni politiche del 1994. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La serie voluta e intrepretata da Stefano Accorsi testimonia bene cosa accadde in quel confronto, dietro le quinte. Soprattutto in tema di proposizione al pubblico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un lato un sorridente Silvio Berlusconi con il sorriso più smagliante che mai e con il sole in tasca, dall’altra un grigio Achille Occhetto, anzi, marrone come la sua giacca. Da un lato l’impeccabile doppio petto di Caraceni con cravatta puntaspilli blu Marinella di Berlusconi, dall’altra una cravatta dal colore indefinibile (peggiorato dalla scarsa fedeltà nei colori delle tv dell’epoca) e un vestito stazzonato di Occhetto, quasi sovietico nella sua austera sobrietà. </p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è chi dice che quell’immagine costò la vittoria all’allora Partito Democratico della Sinistra, con Occhetto che poi confessò di non aver pensato a come si sarebbe dovuto vestire per il confronto e che quel completo venne acquistato in emergenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto si tenne il 22 marzo 1994. Cinque giorni prima delle elezioni che il 27 marzo di 30 anni fa avrebbero consacrato la folle (nel senso più erasmiano del termine) idea di un imprenditore che in pochi mesi decise di fondare un partito e vincere le prime elezioni della II Repubblica, come vennero allora definite mutuando il termine dalla politica francese. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Furono elezioni storiche anche per la vittoria di questo parvenu della politica che sbaragliò i politici tradizionali, ma non solo. Furono le prime elezioni col sistema maggioritario, le prime post Tangentopoli, le prime seguenti al sistema elettorale locale che prevedeva l’elezione diretta di sindaci e presidenti di provincia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Elezioni di rottura. Berlusconi, contro ogni pronostico, vinse, sconfiggendo anche Mariotto Segni, colui che, come si disse, smarrì il biglietto della lotteria dopo averla vinta. Sembrava davvero un alieno allora, Berlusconi. Con i sondaggi, col marketing applicato alla politica, con l’attenzione alla forma, con l’uso intensivo dei sondaggi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vinse con una serie di immagini rimaste nella storia di tutti noi: dal confronto con Occhetto al discorso della discesa in campo, dalla libreria con le foto, al kit del candidato per coloro che si affacciavano per la prima volta a una campagna elettorale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nomi come Via dell’Anima, sede della prima residenza romana del Cavaliere, o via dell’Umiltà, sede del neonato partito Forza Italia divennero familiari a tutti gli italiani. Durò poco, il governo Berlusconi. Le alleanze al nord con la Lega di Umberto Bossi e al sud con i postmissini di Gianfranco Fini gli consentirono la vittoria, ma dopo pochi mesi Bossi si staccò dalla maggioranza e l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nominò Lamberto Dini Presidente del Consiglio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’inesperienza politica e la scarsa dimestichezza con le manovre di palazzo furono determinanti e negli anni successivi Berlusconi imparò a districarsi anche nelle stanze istituzionali, arrivando a formare altri 3 governi e risultando protagonista della scena politica fino allo scorso giugno. Ma tutto partì dal quel 27 marzo in cui l’Italia provò a diventare moderna e radiosa senza riuscirci completamente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/un-italia-che-provo-a-diventare-moderna/">Un&#8217;Italia che provò a diventare moderna</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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