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	<title>Articoli di Ilaria Donatio, autore presso The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/author/ilariadonatio/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Apr 2026 15:46:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Agricoltura, politiche commerciali solidema siamo rallentati dalla solita logistica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’export agroalimentare nel 2025 ha superato 72 miliardi di euro su un totale di 643 miliardi. Un risultato che riconosce l’importanza del settore per l’economia del Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/agricoltura-politiche-commerciali-solidema-siamo-rallentati-dalla-solita-logistica/">Agricoltura, politiche commerciali solidema siamo rallentati dalla solita logistica</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>L’export agroalimentare nel 2025 ha superato 72 miliardi di euro su un totale di 643 miliardi. Un risultato che riconosce l’importanza del settore per l’economia del Paese e acquista valore anche nelle relazioni internazionali.<br>Mai come oggi è indispensabile una strategia complessiva per la valorizzazione del Made in Italy e la tutela delle nostre produzioni. Grazie a una rinnovata capacità di ascolto del governo, le politiche commerciali si sono rafforzate con l’obiettivo di un maggiore processo di internazionalizzazione delle imprese che ha spinto a una presenza più forte dell’Italia nelle grandi fiere internazionali. Un elemento rilevante che, come Confagricoltura, condividiamo per far fronte a una concorrenza sempre più agguerrita, anche sulle piazze consolidate.<br>Questo vale ad esempio per gli Stati Uniti, nostro primo mercato extra Ue, ma pure per la Germania, primo in ambito europeo. L’abbiamo visto di recente a Berlino, in occasione di Fruit Logistica: i nostri prodotti ortofrutticoli sono molto apprezzati per la qualità e il gusto, ma pagano un enorme deficit in termini di logistica e di costi di produzione.<br>Allargarsi a nuovi mercati e rafforzare gli attuali è fondamentale e in questa direzione gli accordi commerciali sono un valido strumento di aiuto: abbiamo raggiunto traguardi molto positivi, ad esempio, con il Giappone, con il Canada e, recentemente, con l’India, una piazza enorme che consentirà a numerosi comparti agricoli di crescere senza mettere a rischio le produzioni più sensibili, come invece accade per il Mercosur.<br>Questo ci porta a dire anche come sia necessario ragionare in un’ottica di multilateralismo, superando gli attuali accordi bilaterali, ma con un sistema di regole certe, a partire dal rispetto del concetto di reciprocità.<br>In Europa e in Italia siamo reduci da anni molto difficili, in cui gli agricoltori hanno investito e innovato garantendo standard sempre più elevati di sicurezza alimentare. Noi attualmente stiamo correndo, ma con una zavorra. Questo sforzo, che continua, non può essere cancellato a nostro sfavore, a maggior ragione in considerazione del fatto che, nonostante il record delle esportazioni, il nostro Paese torna ad essere un importatore netto di cibo, con una bilancia commerciale che nel 2025 segna un disavanzo di circa 760 milioni e un aumento delle importazioni di oltre il 10%.<br>Intorno a noi il mondo corre e muta velocemente: la Tunisia è diventata il secondo produttore mondiale di olio; la Russia, nonostante la guerra, si conferma leader per il frumento; il Brasile è il primo produttore di proteine; la Cina è detentrice dei principali titoli di commodity e attore fondamentale nello scacchiere internazionale.<br>Negli Stati Uniti l’agricoltura è considerata un asset strategico ed è sostenuta da importanti misure del governo a favore delle imprese. In un contesto così competitivo è fondamentale che l’Europa si liberi “di lacci e lacciuoli” e investa ancora di più sull’agricoltura, che ha sempre assicurato la sicurezza alimentare, anche in epoca di pandemia, con una politica dedicata forte e una visione davvero di respiro.<br>In Italia il governo ha dato al settore primario un ruolo di rilievo: mai il settore primario era stato così centrale nell’azione dell’Esecutivo.<br>L’ICE, l’istituto per il commercio estero, sia pure coi limiti degli strumenti a disposizione, grazie ad una guida lungimirante, ha cambiato passo negli ultimi anni facendo sentire la propria vicinanza al sistema produttivo creando occasioni di presenza e visibilità fuori dai confini nazionali.<br>Anche il recente riconoscimento Unesco alla cucina italiana patrimonio immateriale dell’Umanità conferisce nuova luce al settore agroalimentare. Occorre, come Paese, insistere e alzare l’asticella dei nostri obiettivi, coniugando il valore dei nostri prodotti a quello della sostenibilità delle nostre produzioni, a vantaggio dell’economia del Paese e a beneficio delle imprese e dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Massimiliano Giansanti è Presidente di Confagricoltura e Copa</p>
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		<title>L’accumulo energetico come infrastruttura abilitante della transizione energetica</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/laccumulo-energetico-come-infrastruttura-abilitante-della-transizione-energetica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 15:35:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La transizione energetica si gioca su tre pilastri: produzione, distribuzione e consumo. Per ognuno di questi il mercato sta generando soluzioni che poi il sistema industriale dovrà essere in grado di mettere a terra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/ambiente/laccumulo-energetico-come-infrastruttura-abilitante-della-transizione-energetica/">L’accumulo energetico come infrastruttura abilitante della transizione energetica</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Il Decreto Bollette è parte di un lavoro di lungo periodo necessario a trovare un equilibrio nel complesso contesto della transizione energetica. Aumentando la pressione fiscale sui produttori di energia, questo alleggerisce la bolletta di famiglie ed imprese; semplificando i processi autorizzativi per i datacenter, facilita l’attivazione di nuovi poli energivori; infine, pone le basi per lo scorporo degli ETS (Emissions Trading System).<br>Si tratta di leve impattanti sull’articolato sistema energetico italiano, caratterizzato da scarsità di risorse naturali, da incerti iter autorizzativi per le rinnovabili e da crescente domanda di energia centralizzata e distribuita.<br>La transizione energetica si gioca su tre pilastri: produzione, distribuzione e consumo. Sono indissolubilmente legati tra loro e per ognuno di questi il mercato sta generando soluzioni che poi il sistema industriale dovrà essere in grado di mettere a terra.<br>I sistemi BESS (Battery Energy Storage System) costituiscono un elemento di raccordo, poiché, essendo accumuli di energia utili a bilanciare le produzioni intermittenti delle fonti rinnovabili, consentono di modulare i picchi di domanda e di stabilizzare la rete. La riduzione costante del costo delle batterie e il progresso tecnologico per il controllo di funzionamento creano oggi le condizioni economiche ideali per una applicazione diffusa di tali strumenti.<br>In VINCI Energies Building Solutions crediamo che questa tecnologia sia centrale per il futuro energetico e in tal senso abbiamo sviluppato una competenza verticale per operare su tutte le fasi del progetto. Per esempio, abbiamo trasformato un’area incolta in una stazione di accumulo, come nel caso di Monfalcone dove, in collaborazione con la nostra consorella Omexom, siamo riusciti a creare un sistema BESS completo in poco più di sei mesi.<br>Istituzioni, imprese e utenza devono seguire una direttrice comune verso un contesto energetico al contempo sostenibile e affidabile. Il DL Bollette segna un passo avanti in questo percorso. Che, per avanzare, non può limitarsi a uno spostamento di costi ma si deve fondare su un sistema di progetti concreti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*Maurizio della Fornace è Managing Director di VINCI Energies Building Solutions Italia</p>
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		<title>Paola De Micheli: “Europa, ma partendo da noi. Senza infrastrutture e innovazione non reggiamo la competizione tra continenti”</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/paola-de-micheli-europa-ma-partendo-da-noi-senza-infrastrutture-e-innovazione-non-reggiamo-la-competizione-tra-continenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 10:14:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo la deputata Pd, senza una vera politica industriale europea e un grande piano di infrastrutture, l’Italia rischia di restare schiacciata nella competizione<br />
tra continenti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Intervista pubblicata su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Brillante, diretta, pragmatica. Paola De Micheli ragiona da politica, ma con un riflesso da impresa. Prima di arrivare ai vertici istituzionali è stata imprenditrice agricola e manager nel settore agroalimentare, esperienza che emerge nel modo in cui parla di filiere, costi e concorrenza internazionale. “Sono emiliana”, dice a un certo punto, quasi a rivendicare un metodo: meno parole, più cose da far funzionare. Deputata Pd, ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti nel Conte II, oggi componente della Commissione Attività produttive della Camera, legge dazi, agricoltura, automotive ed energia come pezzi di un’unica partita: la competitività europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dazi e nuova fase globale: l’Italia deve puntare su una maggiore integrazione industriale europea oppure rafforzare strumenti nazionali di sostegno alle imprese?  </strong><br>«L’interdipendenza tra Italia e Paesi europei in tutte le filiere industriali porta a una risposta quasi scontata: Europa. Non abbiamo risorse di bilancio sufficienti per fare politiche industriali attive da soli. Detto questo, l’Europa è lenta: i meccanismi decisionali e il diritto di veto rendono difficile adottare politiche profonde e veloci. Per questo alcune scelte vanno comunque fatte a livello nazionale, per poi condizionare l’Europa. Penso all’acciaio, alla subfornitura dell’automotive, alla chimica verde, alla moda. Si parte da noi per arrivare a una vera politica industriale europea».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il settore agricolo italiano opera in un mercato globale in cui gli standard ambientali, sanitari e sociali non sono sempre omogenei. Come si può coniugare apertura commerciale e tutela della qualità produttiva senza scivolare in logiche puramente difensive?  </strong><br>«La parola chiave è reciprocità. L’agricoltura italiana non è tutta uguale: c’è una parte competitiva sui mercati internazionali, integrata con l’agroalimentare, che può reggere il confronto globale se accompagnata da un rapporto continente su continente. Poi c’è un’agricoltura collinare e montana, più fragile, che va difesa e non caricata sulle spalle della competizione globale. Se apriamo i mercati, dobbiamo avere strumenti per verificare che standard ambientali, sanitari e produttivi siano gli stessi. Senza reciprocità, la competizione non è leale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei ha vissuto direttamente questo tema. Perché è così decisivo?</strong><br>«Perché la differenza di prezzo spesso non è nella qualità, ma nelle regole. Ho gestito un’azienda agricola e una fabbrica di trasformazione del pomodoro. A un certo punto la competizione con la Cina si giocava su costi dimezzati a parità di prodotto. Le tecnologie erano le stesse, ma nei campi si usavano sostanze vietate in Europa. Non era vietata l’importazione, però. Se le regole non sono simmetriche, perdi competitività anche se sei più efficiente. E questo vale per fitofarmaci, antibiotici, benessere animale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ragionando di semplificazioni e investimenti, quali riforme sono davvero prioritarie per ridurre l’incertezza normativa e rendere l’Italia più attrattiva per le produzioni strategiche?  </strong><br>«Non esiste la “riforma della burocrazia” come slogan. Esistono riforme verticali e puntuali. Primo: un quadro urbanistico nazionale più forte, meno frammentato tra Regioni e Comuni. Secondo: norme ambientali applicate in modo omogeneo. Oggi lo stesso impianto può avere regole diverse a seconda del territorio. Terzo: passare dal controllo formale al controllo sostanziale, responsabilizzando chi deve autorizzare. L’innovazione corre più veloce delle norme e chi deve decidere spesso si trova in un contesto incerto. La certezza insieme alla continuità delle regole sono la prima forma di attrattività».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La filiera automotive italiana è attraversata da una transizione che riguarda tecnologia, catene del valore e occupazione. Ritiene che il quadro regolatorio europeo garantisca sufficiente gradualità o sia necessario un ripensamento dei tempi e degli strumenti di accompagnamento?  </strong><br>«La transizione nei trasporti è la più complessa. La scelta dell’elettrico è ineluttabile, ma servivano gradualità e strumenti adeguati. Primo, valorizzare anche tecnologie complementari. Secondo, sostenere economicamente la subfornitura, non solo i grandi produttori: in Europa il settore occupa milioni di lavoratori. Terzo, l’errore di fondo è non aver costruito una filiera elettrica interamente europea. Senza una catena del valore continentale, i tempi e i costi diventano più difficili da gestire».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Filiere strategiche: l’Italia deve concentrarsi su alcune filiere prioritarie o rafforzare in modo sistemico l’intero ecosistema industriale? Con quali leve?  </strong><br>«Le leve sono due e stanno insieme: tecnologia e finanza. I tempi della maturazione tecnologica hanno bisogno di finanza paziente, e in Europa ce n’è poca. Abbiamo perso propensione al rischio. Negli Stati Uniti il fallimento non è un marchio definitivo, da noi può avere conseguenze anche giuridiche. Questo frena l’innovazione. L’Italia ha pezzi di quasi tutte le filiere: trasporti, aerospazio, chimica, componentistica. Non credo nella scelta di poche filiere salvifiche, credo nella costruzione di campioni europei e nel rafforzamento di tutta la rete dei fornitori. Perché il campione resiste, ma chi sta sotto rischia di più. Anche l’acciaio, pur senza materie prime, resta strategico: nel mondo nuovo possiamo davvero farne a meno? La competizione è tra continenti, non più tra singoli Paesi».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parliamo di infrastrutture e competitività: quali investimenti in energia e trasporti sono oggi indispensabili per sostenere crescita e coesione territoriale?  </strong><br>«Oggi spesso l’infrastruttura deve precedere lo sviluppo. Nel Novecento le infrastrutture seguivano l’industria; oggi, se vogliamo ridurre le disuguaglianze territoriali e rendere più omogenea la competitività, dobbiamo investire prima nelle aree meno consolidate. Questo implica investimenti pubblici importanti, perché molte aree non partono a mercato. Sul fronte energetico, con l’espansione delle rinnovabili e gli obiettivi del Pniec, servono gestori di rete capaci di accelerare: per farlo, devono essere messi nelle condizioni di essere più reattivi, coordinandosi con il resto d’Europa. I singoli Paesi non ce la fanno da soli. Sui trasporti la priorità è l’intermodalità delle persone, che porta con sé intermodalità delle merci. Se integri ferro, gomma, porti e aeroporti riduci i costi logistici interni ed esterni al continente. L’Italia è un hub naturale, con portualità estesa, reti ferroviarie strategiche e un sistema aeroportuale capillare. La vera sfida è metterli a sistema, non ragionare per compartimenti separati».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Negli ultimi anni le politiche economiche hanno spesso risposto a emergenze successive. Quali pilastri dovrebbe avere una strategia industriale italiana stabile e coerente, capace di accompagnare il Paese nei prossimi dieci anni?</strong><br>  «La concentrazione sulle emergenze ha fatto perdere la prospettiva. Salvare l’oggi è necessario, ma non può diventare l’unica bussola. Europa e Italia devono uscire dalla zona di comfort. “Abbiamo sempre fatto così” è la frase che non possiamo più permetterci. Le politiche industriali non possono essere conservative: le migliori pratiche del passato vanno usate solo se servono alle strategie del futuro. Il punto centrale resta l’innovazione. Gli Stati Uniti restano forti perché non si spaventano dell’innovazione, la finanziano e la trasformano in industria. La competizione oggi è tra continenti: Cina, India, Sudamerica, Africa. Pensare di affrontarla con strumenti frammentati o con politiche difensive non basta. Serve una strategia europea, ma anche una responsabilità nazionale nell’orientare investimenti, infrastrutture e propensione al rischio».</p>
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		<title>Referendum giustizia, Tajani mobilita Forza Italia: “Dialogo anche con la sinistra per il sì”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:04:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[forza italia]]></category>
		<category><![CDATA[tajani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vicepremier riunisce il Consiglio nazionale azzurro e chiede mobilitazione per il referendum sulla separazione delle carriere.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Mobilitazione totale in vista del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. È il messaggio che il segretario di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani ha lanciato riunendo a Roma il Consiglio nazionale del partito, nell’Auletta dei gruppi parlamentari della Camera, chiedendo agli esponenti azzurri uno sforzo straordinario per sostenere la campagna referendaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’appuntamento alle urne del 22 e 23 marzo viene descritto dal leader azzurro come una sfida decisiva per il sistema giudiziario e, più in generale, per il funzionamento delle istituzioni. “Il referendum è una battaglia tra chi vuole cambiare il Paese e chi no”, ha detto Tajani, invitando il partito a intensificare la mobilitazione sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il segretario di Forza Italia ha anche aperto alla possibilità di un confronto con esponenti dell’opposizione favorevoli alla riforma. “Una parte della sinistra è favorevole alla separazione delle carriere”, ha ricordato citando tra gli altri l’eurodeputata del Partito democratico Pina Picierno. “Bisogna aprirsi al dialogo”, ha aggiunto rivolgendosi ai dirigenti e agli amministratori locali presenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo, nelle parole del vicepremier, è costruire un consenso il più ampio possibile attorno a quella che considera una riforma necessaria per rafforzare l’imparzialità della magistratura e garantire processi più equi. “Chiunque ha diritto ad avere un processo penale giusto”, ha sottolineato Tajani, ribadendo che la riforma non mira a mettere sotto pressione i magistrati ma a “renderli al di sopra di ogni sospetto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo intervento il leader azzurro ha chiesto al partito una mobilitazione capillare. “Non possiamo risparmiarci. Ogni deputato, senatore, consigliere comunale e sindaco dia il massimo, casa per casa”, ha detto, avvertendo che il risultato non può essere dato per scontato. “Se non facciamo così rischiamo di non vincere anche se i sondaggi dicono che gli italiani sono favorevoli. Non si vince con i sondaggi ma con i voti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tajani ha spiegato che, a causa degli impegni internazionali legati al suo ruolo di ministro degli Esteri, non potrà partecipare alla campagna referendaria come vorrebbe. Per questo ha chiesto agli esponenti del partito di rappresentarlo sui territori. “Fate come se foste candidati con il sistema delle preferenze”, ha detto. “Data la situazione internazionale non potrò fare la campagna come vorrei: rappresentatemi nel modo migliore”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il segretario azzurro ha invitato anche a mantenere un tono misurato nei confronti della magistratura, pur nel confronto politico sulla riforma. “Non dobbiamo essere aggressivi nei confronti dei magistrati anche se ci attaccano”, ha osservato, sostenendo che una parte significativa delle toghe guarderebbe con favore alla separazione delle carriere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Tajani, un esito positivo del referendum rappresenterebbe “un salto di qualità per il Paese”, segnando – nelle sue parole – l’avvio di un cambiamento strutturale del sistema giudiziario italiano. Una riforma che, secondo il leader di Forza Italia, contribuirebbe a rendere l’Italia “più moderna e più europea”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/referendum-giustizia-tajani-mobilita-forza-italia-dialogo-anche-con-la-sinistra-per-il-si/">Referendum giustizia, Tajani mobilita Forza Italia: “Dialogo anche con la sinistra per il sì”</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Droni, in Italia quasi 150mila velivoli registrati: il mercato vale 168 milioni</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/droni-in-italia-quasi-150mila-velivoli-registrati-il-mercato-vale-168-milioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 11:11:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mercato professionale vale 168 milioni di euro (+5%). I dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano presentati a Palazzo Giustiniani in vista di Dronitaly 2026.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/droni-in-italia-quasi-150mila-velivoli-registrati-il-mercato-vale-168-milioni/">Droni, in Italia quasi 150mila velivoli registrati: il mercato vale 168 milioni</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il settore dei droni in Italia entra in una fase più matura. Nel 2025 i velivoli registrati sulla piattaforma d-flight hanno superato quota <strong>148 mila</strong>, mentre gli <strong>operatori attivi sono oltre 185 mila</strong>. Crescono anche gli spazi di volo autorizzati e si avvicina lo sviluppo dei <strong>vertiporti</strong>, infrastrutture destinate alla mobilità aerea avanzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati emergono dall’ultimo <strong>Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano</strong>, presentato a Palazzo Giustiniani durante un incontro di anticipazione di <strong>Dronitaly 2026</strong>, la manifestazione dedicata ai droni civili a uso professionale in programma a Bologna dall’11 al 13 marzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 il <strong>mercato professionale dei droni in Italia</strong> – tra applicazioni per imprese e pubbliche amministrazioni – ha raggiunto <strong>168 milioni di euro</strong>, con una crescita del <strong>5% rispetto al 2024</strong>. Parallelamente sono aumentate anche le imprese attive nel settore, salite a <strong>675</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto censisce <strong>oltre 650 progetti di utilizzo dei droni</strong> nel Paese. La grande maggioranza riguarda le <strong>Aerial Operations</strong>, cioè attività come soccorso, ricerca di dispersi, monitoraggi ambientali, riprese video e agricoltura di precisione. Solo <strong>un progetto su dieci</strong> riguarda invece il trasporto di merci o persone attraverso droni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una parte crescente di queste applicazioni è già operativa: <strong>il 16% dei progetti</strong> ha infatti sostituito o affiancato attività tradizionali di imprese e pubbliche amministrazioni, mentre altre iniziative restano in fase di sperimentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Dronitaly nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare i casi d’uso più innovativi e favorire la nascita di partnership strategiche», spiega <strong>Paolo Angelini</strong>, amministratore delegato di BolognaFiere Water&amp;Energy e organizzatore della manifestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>ENAC</strong>, il settore è ormai entrato in una fase di sviluppo concreto. «La mobilità aerea avanzata non è più uno scenario lontano, ma una realtà fatta di sperimentazioni e nuove opportunità per il Paese», osserva <strong>Benedetta Fiorini</strong>, componente del consiglio di amministrazione dell’ente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/innovazione/droni-in-italia-quasi-150mila-velivoli-registrati-il-mercato-vale-168-milioni/">Droni, in Italia quasi 150mila velivoli registrati: il mercato vale 168 milioni</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Minacce ibride e guerra delle narrazioni, alla Camera il confronto sul nuovo fronte dei conflitti globali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 10:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla Camera il confronto sul paper di ECFR e Comunità italiana di politica estera sulle nuove forme di conflitto tra disinformazione, cyberattacchi e competizione geopolitica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le guerre del XXI secolo non si combattono soltanto sui campi di battaglia. Sempre più spesso si giocano nello spazio informativo, tra social network, campagne di disinformazione e competizione per il controllo delle narrazioni. È il tema al centro dell’incontro «Minacce ibride e disordine globale. Un punto sull’Italia e sull’Europa», promosso alla Camera dei deputati dalla Segretaria della commissione Esteri e Rappresentante speciale sull’Intelligenza Artificiale dell’OSCE PA<strong> Federica Onori</strong> (Azione), in occasione della presentazione del paper «<strong>Narrative warfare e guerra ibrida nel disordine globale. Quale impatto nelle aree di interesse strategico per l’Italia</strong>», realizzato nell’ambito della Comunità italiana di politica estera con il contributo di diversi think tank.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’evento hanno partecipato Teresa <strong>Coratella</strong>, deputy head dell’ufficio di Roma dello European Council on Foreign Relations, Mattia <strong>Caniglia</strong>, affiliate lecturer all’Università di Glasgow e senior intelligence and policy analyst presso GDI, e la giornalista Giulia <strong>Pompili</strong>, Asia desk de <em>Il Foglio</em>. Nel suo intervento introduttivo, Onori ha sottolineato come le minacce ibride e la guerra delle narrazioni stiano diventando una dimensione sempre più centrale della competizione geopolitica, richiedendo strumenti di analisi e risposta più efficaci da parte delle democrazie europee.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il «distordine globale» e la nuova competizione tra potenze</strong><br>Il documento presentato durante l’evento parte da una constatazione netta: il sistema internazionale è entrato in una fase di «distordine globale» &#8211; un neologismo che indica la combinazione di disordine e distorsione dell’ordine mondiale &#8211; in cui l’assenza di un polo egemone e la frammentazione del potere hanno prodotto un assetto internazionale più fluido e competitivo. In questo scenario, definito dagli autori come un mondo «multiplex», si moltiplicano gli attori e le sfere di influenza, rendendo più instabili gli equilibri geopolitici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo contesto favorisce l’emergere di nuove forme di conflitto che operano nella cosiddetta «zona grigia» tra pace e guerra, dove le azioni ostili rimangono sotto la soglia di una risposta militare diretta ma producono effetti concreti sulla stabilità politica e sociale degli Stati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La guerra ibrida: colpire nella “zona grigia”</strong><br>La guerra ibrida si basa proprio su questa logica. Non si tratta più soltanto di confronto militare tradizionale, ma dell’uso combinato di strumenti convenzionali e non convenzionali: cyberattacchi, sabotaggi, coercizione economica, uso di milizie proxy, operazioni di influenza politica e attacchi alle infrastrutture critiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è erodere la resilienza delle società bersaglio, sfruttando vulnerabilità economiche, tecnologiche o informative e riducendo al minimo i costi politici e il rischio di escalation.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati citati nello studio, il ricorso a queste operazioni è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni. Gli attacchi ibridi attribuiti alla Russia, in Europa, sono passati da tre incidenti registrati nel 2022 a oltre trenta nel 2024, colpendo non solo istituzioni governative ma anche infrastrutture energetiche, aziende della difesa e sistemi di trasporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La guerra delle narrazioni</strong><br>Al centro di questa nuova forma di conflitto si colloca il narrative warfare, cioè la guerra delle narrazioni. Non si tratta soltanto di propaganda o disinformazione, ma di una competizione per orientare il significato degli eventi e plasmare il contesto cognitivo in cui opinione pubblica e decisori politici interpretano la realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso campagne coordinate sui media e sulle piattaforme digitali, queste operazioni mirano a indebolire la coesione delle società bersaglio, alimentando polarizzazione e sfiducia nelle istituzioni e creando le condizioni per azioni di pressione politica o strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le campagne di manipolazione informativa stanno inoltre diventando sempre più sofisticate grazie all’uso di tecnologie avanzate come intelligenza artificiale generativa, micro-targeting e analisi dei dati, che consentono di indirizzare messaggi mirati a specifici segmenti della popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Russia, Cina e le nuove strategie di influenza</strong><br>Nel panorama della guerra ibrida emergono modelli di azione differenti. La Russia rappresenta l’attore più aggressivo, combinando cyberattacchi, propaganda, sabotaggi e operazioni clandestine per destabilizzare i paesi avversari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cina adotta invece un approccio più indiretto, basato soprattutto su leve economiche, tecnologiche e comunicative, oltre che su operazioni di influenza politica e spionaggio industriale. Accanto a queste potenze globali si muovono anche attori regionali come Turchia e Paesi del Golfo, che utilizzano strumenti narrativi, investimenti economici e reti culturali per rafforzare la propria presenza geopolitica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le aree strategiche per l’Italia</strong><br>Lo studio individua tre aree di particolare interesse strategico per l’Italia in cui queste dinamiche risultano più evidenti: i Balcani occidentali, l’Europa orientale e diverse regioni dell’Africa, in particolare Sahel, Africa occidentale e Libia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei Balcani occidentali, la Russia utilizza una combinazione di media filogovernativi, attori religiosi, influencer e gruppi paramilitari per diffondere narrative antioccidentali e anti-NATO. La Cina, invece, si muove soprattutto attraverso investimenti economici e cooperazione tecnologica, cercando di presentarsi come alternativa all’Unione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Africa, infine, la competizione tra potenze assume forme ancora più complesse: l’uso di compagnie militari private, campagne di disinformazione e strumenti economici si intreccia con l’instabilità politica di molte regioni, trasformando il continente in uno dei principali laboratori della guerra ibrida contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro che emerge dal report è quello di una trasformazione profonda della competizione internazionale. Le operazioni ibride e la manipolazione delle narrazioni non sono più strumenti marginali, ma componenti strutturali delle strategie di potenza nel sistema globale. In un contesto sempre più frammentato e competitivo, rafforzare la resilienza informativa e sviluppare strategie coordinate di risposta diventa quindi una priorità crescente per l’Europa e per i suoi Stati membri.</p>
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		<title>Iran-Golfo, Tajani e Crosetto al Senato: “Crisi che tocca la sicurezza italiana”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 15:32:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Informativa urgente alle Commissioni Esteri e Difesa: allarme su Hormuz, energia e rotte commerciali. Dalle opposizioni richiesta di de-escalation e chiarezza sulla linea con gli Usa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <strong>crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele </strong>entra direttamente nell’agenda della sicurezza italiana. Davanti alle Commissioni Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato, il ministro degli Esteri <strong>Antonio Tajani </strong>e il ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto </strong>hanno delineato uno scenario definito “di elevata ampiezza”, con possibili ripercussioni sui militari italiani nell’area, sulle rotte energetiche e sull’economia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La crisi in atto incide direttamente sulla nostra <strong>sicurezza nazionale</strong>”, ha spiegato Tajani, collegando l’escalation non solo alla tutela dei connazionali presenti nella regione, ma anche alla stabilità delle forniture energetiche e delle catene commerciali globali. Il ministro ha parlato di “profonda preoccupazione”, assicurando però che il governo sta lavorando “con pazienza e determinazione” per favorire un allentamento della tensione e garantire la libertà di navigazione. I contingenti italiani, ha precisato, risultano al sicuro in Libano, in Giordania e nelle altre aree di dispiegamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dai <strong>Paesi del Golfo </strong>è arrivata una richiesta di<strong> aiuto logistico</strong> e di rafforzamento delle capacità difensive. Tajani ha confermato che, qualora si rendessero necessari ulteriori passi, ci sarà un passaggio parlamentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più tecnico l’intervento di Crosetto, che ha descritto una crisi “di elevata ampiezza”, con operazioni pianificate da Stati Uniti e Israele contro centri di comando, sistemi di difesa e programmi missilistici iraniani ritenuti una minaccia imminente. La risposta di Teheran, con il lancio di missili balistici, apre – secondo il ministro – “scenari finora mai considerati”, con il rischio di un’escalation “controllata, ma estensiva” e possibili attacchi contro assetti occidentali nel Golfo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della sicurezza, il ministro della Difesa ha spiegato che i rischi per il personale italiano sono stati mitigati già da settimane attraverso l’alleggerimento delle presenze non indispensabili, la revisione delle misure operative e l’aggiornamento dei piani di evacuazione. Al momento si registrano soltanto danni materiali limitati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un passaggio centrale dell’informativa ha riguardato lo <strong>Stretto di Hormuz</strong>, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale – tra 17 e 20 milioni di barili al giorno – e oltre il 30% del commercio globale di gas naturale liquefatto. Anche una riduzione parziale del traffico o un aumento della percezione del rischio, ha avvertito Crosetto, può generare effetti immediati sui prezzi e sui premi assicurativi, con un aumento dei costi di trasporto fino al 30-40%. “Dove non arrivano i missili arrivano gli effetti di questa guerra”, ha osservato, evocando il rischio di una guerra commerciale parallela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema degli approvvigionamenti energetici rappresenta dunque un’ulteriore criticità, con effetti già visibili sui mercati. In questo contesto, Crosetto ha anche sollecitato una riflessione sugli strumenti normativi che disciplinano la partecipazione italiana alle missioni internazionali: la rapidità dell’evoluzione della crisi, ha detto, richiede in alcuni casi maggiore flessibilità operativa, sempre nel rispetto del Parlamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dai Paesi del Golfo è arrivata anche una richiesta di supporto per sistemi di difesa, in particolare antidrone. Si tratta, ha precisato il ministro, di un tema “molto delicato”, anche alla luce delle capacità già fortemente sollecitate dal sostegno assicurato finora all’Ucraina.<br><br>Dai <strong>banchi dell’opposizione</strong> sono arrivate richieste di de-escalation e di maggiore chiarezza sulla linea di politica estera. La segretaria del Partito democratico Elly <strong>Schlein</strong> ha chiesto massimo impegno per il cessate il fuoco e per la tutela dei connazionali e dei militari italiani, ribadendo che la via deve essere diplomatica e non militare. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe <strong>Conte</strong> ha invece sollecitato il governo a chiarire l’atteggiamento nei confronti degli Stati Uniti e le linee di indirizzo complessive della politica estera italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Milano, l’ultima sfilata (e tutto quello che resta quando si spengono le luci)</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/cultura/milano-lultima-sfilata-e-tutto-quello-che-resta-quando-si-spengono-le-luci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 13:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Milano Fashion Week]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla lingerie che conquista la strada ai cappotti avvolgenti, fino ai momenti virali delle celebrity: la Milano Fashion Week Women AI 2026-2027 chiude tra glamour, ironia e una città che non smette di dirigere lo stile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/cultura/milano-lultima-sfilata-e-tutto-quello-che-resta-quando-si-spengono-le-luci/">Milano, l’ultima sfilata (e tutto quello che resta quando si spengono le luci)</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si spengono le luci, si svuotano le navette, si sgonfiano i palloncini dell’after party e Milano torna a essere – quasi – una città normale. La <a href="https://milanofashionweek.cameramoda.it/it">Milano Fashion Week</a> Autunno/Inverno 2026-2027 chiude il sipario lasciando dietro di sé quello che ogni fashion week lascia: qualche tendenza destinata a durare, molte destinate a sparire e un numero imprecisato di foto street style che sopravvivranno più delle collezioni stesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest’anno Milano ha scelto di non scegliere. Il nero è tornato sovrano, ma non come rifugio minimalista: piuttosto come dichiarazione di potere. Nero lucido, nero opaco, nero boudoir, nero severo. Accanto a lui, cappotti avvolgenti come trapunte di lusso, maglioni con zip che sembrano usciti da un weekend in montagna ma finiscono sotto i flash dei fotografi, e un’estetica da “camera da letto sofisticata” che ha trasformato pizzi e trasparenze in uniforme urbana. La lingerie non si nasconde più, prende un taxi e va a cena in centro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto fuori dalle sfilate, come sempre, andava in scena lo spettacolo parallelo. Lo street style milanese non si limita a interpretare le tendenze: le anticipa, le tradisce, le estremizza. Tra via Montenapoleone e Porta Venezia si è vista una fauna elegantissima e leggermente teatrale, con palette cromatiche accese come un tramonto filtrato da Instagram e borse strutturate che sembravano uscite dall’armadio di una “sciura” con senso dell’ironia. Milano, in fondo, non è mai davvero eccentrica: è calibrata. Anche quando esagera, lo fa con metodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi ci sono stati i momenti che hanno fatto più rumore delle cuciture. Madonna ha attraversato la settimana con un corsetto gotico che sembrava un promemoria vivente del fatto che il pop non invecchia, si reinventa. Bella Hadid ha flirtato con l’estetica milanese più classica, tra vintage e ironia anni Novanta. Emily Ratajkowski ha trasformato un dettaglio di abbronzatura in un piccolo caso virale, dimostrando che nel 2026 il confine tra passerella e meme è definitivamente caduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, la città vive un momento particolare. A pochi mesi dalle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, Milano sembra allenarsi anche sul fronte estetico: disciplina, velocità, precisione. La moda e lo sport condividono più di quanto si pensi – ritmo, preparazione, performance – e questa edizione ha avuto il sapore di una prova generale di visibilità globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa resta, allora, quando tutto finisce? Resta l’idea che Milano continui a essere il luogo dove l’eleganza non ha bisogno di urlare per farsi notare. Resta la sensazione che il vero lusso, oggi, sia la coerenza: sapere chi si è, anche mentre si cambia. Resta una città che per una settimana si è guardata allo specchio con compiacimento e autoironia, consapevole che la moda è insieme industria, teatro e linguaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mentre gli ospiti ripartono e le redazioni archiviano le gallery, Milano si sistema il cappotto, chiude la zip – sì, proprio quella – e torna alla sua quotidianità produttiva. Con la certezza che, tra sei mesi, sarà di nuovo pronta a trasformarsi. Perché qui le sfilate finiscono. Lo stile, molto meno.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Autonomia differenziata, non solo competenze: il nodo è la sostenibilità finanziaria </title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/autonomia-differenziata-non-solo-competenze-il-nodo-e-la-sostenibilita-finanziaria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 14:33:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia differenziata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’avvio formale dell’iter, l’autonomia entra nella fase tecnica. La tenuta della riforma dipenderà dalla definizione dei LEP, dai costi standard e dal coordinamento della finanza sanitaria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/autonomia-differenziata-non-solo-competenze-il-nodo-e-la-sostenibilita-finanziaria/">Autonomia differenziata, non solo competenze: il nodo è la sostenibilità finanziaria </a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>L’autonomia differenziata entra nella sua fase attuativa e riporta al centro una questione rimasta a lungo sospesa nel regionalismo italiano: come misurare e responsabilizzare la spesa pubblica territoriale.<br>Il via libera del Consiglio dei ministri agli schemi di intesa preliminare con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto avvia formalmente il percorso previsto dalla legge 86 del 2024. Si tratta di un passaggio istituzionale che apre la fase dei pareri e delle successive approvazioni parlamentari. Ma il significato della riforma non si esaurisce nella sequenza procedurale.<br><br>Le materie oggetto delle pre-intese &#8211; tutela della salute con riferimento al coordinamento della finanza pubblica, protezione civile, professioni e previdenza complementare &#8211; incidono su ambiti nei quali il rapporto tra autonomia amministrativa e sostenibilità dei conti è particolarmente delicato. Non si tratta soltanto di attribuire nuove competenze alle Regioni, ma di ridefinire il quadro entro cui queste competenze saranno esercitate.<br><br>Il punto di equilibrio è rappresentato dai Livelli essenziali delle prestazioni. I LEP costituiscono la soglia minima dei diritti da garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. In termini finanziari, la loro definizione implica la quantificazione dei costi standard dei servizi e il progressivo superamento della spesa storica come criterio di riferimento.<br><br>Qui si concentra la vera discontinuità. L’autonomia non si limita a trasferire funzioni, ma richiede di tradurre diritti costituzionali in parametri misurabili e finanziariamente sostenibili. Senza una definizione rigorosa dei LEP e delle relative coperture, il sistema rischierebbe di spostare responsabilità senza introdurre criteri oggettivi di valutazione. Con LEP solidi e pienamente finanziati, invece, l’autonomia può diventare un meccanismo di comparabilità tra amministrazioni e di maggiore trasparenza nell’uso delle risorse.<br><br>Particolarmente rilevante è il coordinamento della finanza sanitaria. La sanità rappresenta la principale voce di spesa regionale e il terreno su cui si misura l’equilibrio tra flessibilità gestionale e vincoli macroeconomici nazionali. L’eventuale ampliamento dei margini decisionali dovrà restare compatibile con la tenuta del Fondo sanitario nazionale e con gli obiettivi complessivi di bilancio. In questo senso, l’autonomia differenziata non riduce il ruolo dei vincoli di finanza pubblica, ma ne ridefinisce l’applicazione, spostando l’attenzione dal controllo preventivo dei capitoli di spesa alla verifica dei risultati.<br><br>La riforma riporta così al centro una questione già emersa nella stagione del federalismo fiscale: la necessità di superare la logica dei trasferimenti basati sulla spesa consolidata e di ancorare l’allocazione delle risorse a fabbisogni standard e parametri verificabili. L’autonomia differenziata ripropone questo nodo in termini operativi, legandolo alla concreta attribuzione di competenze.<br>Resta il tema dell’equilibrio tra differenziazione e coesione. L’introduzione di margini decisionali più ampi può favorire una maggiore aderenza delle politiche pubbliche alle esigenze territoriali. Al tempo stesso, la garanzia uniforme dei diritti impone che i meccanismi di perequazione e di finanziamento siano definiti in modo trasparente e coerente con gli obiettivi di stabilità finanziaria.<br><br>Il percorso istituzionale ora delineato &#8211; pareri della Conferenza Unificata, atti di indirizzo parlamentari, definizione delle intese definitive e legge di approvazione &#8211; evidenzia la natura progressiva e negoziale della riforma. Ma il giudizio sulla sua tenuta non sarà politico, né simbolico.<br>Si misurerà sulla solidità dei parametri finanziari che ne sosterranno l’attuazione, sulla capacità di trasformare i diritti in costi standard credibili e sulla compatibilità tra autonomia territoriale e disciplina di bilancio. È su questo terreno che l’autonomia differenziata diventa un banco di prova per l’intero modello di governance della spesa pubblica italiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/autonomia-differenziata-non-solo-competenze-il-nodo-e-la-sostenibilita-finanziaria/">Autonomia differenziata, non solo competenze: il nodo è la sostenibilità finanziaria </a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>EUCA, Roma candida competenze e infrastruttura per la nuova sicurezza economica europea</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/cultura/euca-roma-candida-infrastruttura-europea-sicurezza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 10:10:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma entra ufficialmente nella corsa per ospitare la sede della futura Autorità doganale dell’Unione europea (EUCA).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/cultura/euca-roma-candida-infrastruttura-europea-sicurezza/">EUCA, Roma candida competenze e infrastruttura per la nuova sicurezza economica europea</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Roma entra ufficialmente nella corsa per ospitare la sede della futura Autorità doganale dell’Unione europea (EUCA), proponendo non soltanto un edificio, ma un modello amministrativo e operativo costruito negli anni sul controllo dei flussi commerciali e sul contrasto alle frodi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova European Union Customs Authority nasce dalla riforma doganale europea e avrà un compito centrale: gestire il Data Hub europeo, armonizzare le procedure e coordinare l’analisi dei rischi tra le amministrazioni nazionali. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche, ridefinizione delle catene globali del valore e crescita esponenziale dell’e-commerce, la governance dei flussi di merci diventa una leva strutturale della sicurezza economica europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel presentare la candidatura, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito l’EUCA un investimento strategico per la protezione delle frontiere e la competitività dell’Europa. Le dogane, ha spiegato, non sono più soltanto un presidio amministrativo tradizionale, ma uno strumento essenziale per garantire concorrenza leale, tutelare i consumatori e contrastare traffici illeciti, contraffazione e frodi. L’istituzione dell’Authority rappresenta, nelle parole del ministro, un passo decisivo verso un sistema europeo più moderno, integrato e resiliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La candidatura italiana si fonda sulle competenze maturate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, guidata da Roberto Alesse, e sul lavoro integrato con la Guardia di Finanza diretta dal comandante generale Andrea De Gennaro. «L’Italia porta con sé competenze consolidate e un’esperienza operativa di lungo periodo nel settore doganale», ha sottolineato Giorgetti, richiamando il know-how sviluppato nel contrasto ai traffici illeciti e nella sicurezza dei flussi di merci attraverso le frontiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alesse ha spiegato con maggiore dettaglio la portata della riforma: l’EUCA sarà «un’unica centrale dei rischi» capace di leggere in modo omogeneo i profili di rischio su tutto il territorio europeo, completando di fatto il processo di integrazione doganale dell’Unione. Non solo coordinamento, dunque, ma una cabina di regia amministrativa in grado di monitorare l’intero commercio internazionale con criteri comuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il direttore dell’Adm, l’Italia rappresenta «un polo di eccellenza doganale» che negli ultimi anni ha contribuito in modo significativo a rafforzare l’integrazione europea nel settore. L’Agenzia, ha ricordato, è considerata all’avanguardia in Europa per innovazione e digitalizzazione delle procedure, con un utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale a supporto dei controlli. Un’evoluzione che punta a coniugare maggiore efficacia nella lotta alle frodi con semplificazione per il sistema economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È su questo terreno tecnico che Roma rivendica una candidatura «autorevole», forte di un’amministrazione che ha già investito nell’integrazione dei dati, nell’analisi avanzata dei rischi e nell’attuazione del Codice doganale dell’Unione. La cooperazione operativa con la Guardia di Finanza rafforza ulteriormente la capacità di presidio, integrando dimensione amministrativa e investigativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto al profilo operativo, la proposta italiana include un elemento finanziario non secondario. L’edificio individuato nella Capitale sarà destinato esclusivamente alla nuova Autorità e, come ha evidenziato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, i costi della struttura saranno interamente sostenuti dall’Italia, senza oneri per il bilancio europeo. In una fase di vincoli stringenti sui conti comunitari, si tratta di un segnale politico che rafforza la competitività della candidatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione sulla sede sarà assunta non prima di un mese da Parlamento e Consiglio europei. La candidatura italiana si misura con una concorrenza ampia: oltre a Roma sono in lizza Liège in Belgio, Malaga in Spagna, Lille in Francia, Zagabria in Croazia, L’Aia nei Paesi Bassi, Varsavia in Polonia, Porto in Portogallo e Bucarest in Romania. Una competizione che riflette la rilevanza crescente dell’Authority nella nuova architettura economica dell’Unione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sindaco Roberto Gualtieri ha definito Roma la sede ideale per storia, ruolo internazionale e qualità della vita. Ma la partita si gioca soprattutto sul piano strategico. Ospitare l’EUCA significa partecipare direttamente alla definizione degli standard operativi e digitali che governeranno i flussi commerciali europei nei prossimi anni. E in un’Europa che lega sempre più sicurezza e competitività, la candidatura della Capitale ambisce a trasformare esperienza amministrativa e centralità logistica in un vantaggio strutturale.</p>
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		<title>Riforma elettorale, il centrodestra deposita il testo: tre articoli, iter al via dalla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 17:32:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[legge elettorale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il provvedimento, composto da tre articoli e firmato dai capigruppo di maggioranza, è stato presentato al Senato ed è in corso di deposito alla Camera, da dove dovrebbe partire l’iter parlamentare.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il centrodestra ha depositato in Parlamento il testo della riforma della legge elettorale. Il provvedimento, composto da tre articoli e firmato dai capigruppo di maggioranza, è stato già presentato al Senato ed è in corso di presentazione anche alla Camera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo quanto si apprende, sarà Montecitorio ad avviare l’iter parlamentare. La scelta di partire dalla Camera indica la volontà della maggioranza di imprimere un’accelerazione al confronto sulla nuova architettura del sistema di voto, uno dei dossier politici più sensibili della legislatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento non sono stati diffusi dettagli sul contenuto della proposta, ma il deposito formale del testo segna l’apertura ufficiale della partita parlamentare. La riforma della legge elettorale, per sua natura, è destinata a incidere sugli equilibri politici e sui futuri assetti istituzionali, e si preannuncia terreno di confronto serrato tra maggioranza e opposizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>L’IA entra nella Difesa: la sfida della sovranità tecnologica italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Donatio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 16:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Approvata la Strategia 2026 del Ministero della Difesa: supercalcolo, controllo dei modelli e governance dedicata per ridurre le dipendenze tecnologiche e rafforzare l’autonomia strategica del Paese.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non è un documento tecnico e non è neppure soltanto una strategia settoriale. È una presa di posizione politica. Con l’approvazione della strategia “<a href="https://www.difesa.it/ia-e-difesa-2026/90197.html">IA e Difesa – Edizione 2026</a>” il Ministero della Difesa mette al centro una scelta netta: l’intelligenza artificiale non è più una tecnologia accessoria o sperimentale, ma una leva strutturale della sicurezza nazionale. Il punto non è introdurre qualche algoritmo nei processi esistenti, ma integrare l’IA in modo rapido, sistemico e permanente in tutti gli ambiti della Difesa, dalle operazioni ai processi organizzativi, dalla formazione alla relazione con l’industria.<br><br><strong>Sovranità tecnologica e controllo dei modelli</strong><br>Il concetto che attraversa l’intero documento è quello di autonomia strategica. La Difesa afferma esplicitamente la necessità di mantenere un “controllo profondo” sui sistemi di intelligenza artificiale . Significa poter addestrare i modelli con dati aggiornati, comprenderne il funzionamento, valutarne limiti e bias, intervenire per modificarli e garantirne la conformità al Diritto internazionale umanitario. In altre parole, non basta acquistare tecnologia sviluppata altrove. Occorre saperla governare dall’interno, mantenerla operativa anche in contesti ad alto rischio e ridurre le dipendenze critiche da fornitori esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo la strategia insiste sulla necessità di infrastrutture di calcolo proprietarie ad alte prestazioni, capaci di sostenere l’addestramento e lo sviluppo dei modelli fino a livelli petascale o exascale. La potenza computazionale non viene descritta come un elemento tecnico, ma come condizione di sovranità. Più capacità di calcolo significa più modelli addestrati, più sperimentazione, più autonomia decisionale. È un ciclo che si autoalimenta e che oggi definisce il peso geopolitico degli Stati.<br><br><strong>Uomo al centro, ma con meno carico cognitivo</strong><br>Accanto all’autonomia tecnologica c’è un altro tema centrale: il fattore umano. L’intelligenza artificiale, nella visione della Difesa, deve ridurre il carico cognitivo dell’operatore e non aumentarlo. In scenari caratterizzati da una densità crescente di dati e informazioni, l’IA diventa uno strumento per filtrare, supportare e velocizzare la decisione, lasciando alla linea di comando la responsabilità finale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mantenimento del controllo umano e la responsabilità permanente della catena di comando sono indicati come criteri fondamentali, insieme al rispetto del diritto internazionale e a requisiti di spiegabilità dei modelli. In un dibattito globale segnato dalle polemiche sulle armi autonome, questa è una dichiarazione che ha un peso politico oltre che operativo.<br><br><strong>Governance, industria e talenti: la partita decisiva</strong><br>La strategia non si limita ai principi. Ridisegna anche la governance interna, prevedendo la costituzione di un Ufficio per l’IA con funzioni di regia strategica e di un Laboratorio di IA per la Difesa pensato come polo di eccellenza e centro di sviluppo operativo. Entro tre mesi dovrà essere emanato un piano attuativo con azioni, responsabilità e indicatori di monitoraggio . I tempi indicati sono stretti: breve termine entro un anno, medio entro due, lungo entro tre. Per una macchina complessa come quella della Difesa è un’accelerazione che segnala consapevolezza del ritmo imposto dall’evoluzione tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un capitolo decisivo riguarda l’ecosistema industriale nazionale, fatto di grandi gruppi ma anche di PMI e startup ad alta intensità tecnologica, considerato patrimonio strategico da valorizzare. Tuttavia, il nodo vero è quello delle competenze. Il documento distingue tra professionalità essenziali per garantire l’autonomia strategica e talenti di alto livello, contesi dal mercato . Rendere attrattiva la Difesa significa offrire percorsi formativi specialistici, ambienti di lavoro adeguati, accesso a infrastrutture avanzate e prospettive di carriera coerenti con il valore delle competenze digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La strategia si colloca infine in una cornice internazionale precisa, richiamando l’allineamento con NATO e Unione Europea. L’intelligenza artificiale viene riconosciuta come elemento determinante per la sicurezza nazionale e settore altamente critico per gli interessi del Paese. Controllare dati, algoritmi e potenza di calcolo significa controllare margini di autonomia politica. L’IA, in ambito militare, non è soltanto una questione tecnologica. È una questione di sovranità.</p>



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