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	<title>Articoli di Gaia De Scalzi, autore presso The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/author/gaiadescalzi/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Jan 2026 08:46:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Macron taglia i fondi alle scuole francesi (all&#8217;estero!)</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/macron-fondi-scuole-francesi-estero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 08:46:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rincari fino al 40% per le rette del prestigioso liceo francese Chateaubriand di Roma. Il Governo di Macron ha deciso di tagliare i fondi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/macron-fondi-scuole-francesi-estero/">Macron taglia i fondi alle scuole francesi (all’estero!)</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Rincari fino al 40% per le rette scolastiche del prestigioso liceo francese Chateaubriand di Roma. Il motivo? Il Governo guidato da Emmanuel Macron ha deciso di tagliare i fondi all’Agenzia per l’istruzione francese all’estero&nbsp;(AEFE), incaricata dal Ministero dell’Europa e degli Affari Esteri di diffondere la lingua francese, coordinare il personale scolastico distaccato all’estero e gestirne i vitalizi. E qui casca l’asino. Perché, secondo una nuova disposizione, a farsi carico dei contributi previdenziali del corpo docente francese spetterà &#8211; da quest’anno &#8211; non solo ai cosiddetti “Edifici di Gestione Diretta”, come appunto i licei Chateaubriand di Roma, Dumas di Napoli e Stendhal di Milano, ma anche a quelli convenzionati e partner (seppur in maniera ridotta). Parliamo di oltre 600 scuole in 138 paesi. Risultato? Aumento delle rette fino al 40% in tre anni. Una stangata che molte famiglie non potranno permettersi.</p>



<p>Il pericolo maggiore è quello di una vera e propria emorragia che potrebbe tradursi in una riduzione delle iscrizioni pari al 20%. «Questa scuola &#8211; spiega <strong>Fabiana De Benedetto</strong>, membro del consiglio Associazione parenti degli allievi (APE) &#8211; non è mai stata elitaria. Qui studiano ragazzi con famiglie di diversi redditi. Un aumento così elevato diventa proibitivo, soprattutto considerato che per accedere alle borse di studio (da sempre precluse agli italiani ndr) i criteri reddituali sono molto stringenti, il che rende l’accesso allo strumento limitato a un numero esiguo di nuclei.»</p>



<p>Una misura deliberata il 18 dicembre del 2025, comunicata a inizio 2026 e che entrerà in vigore già a settembre di quest’anno. «Ci troviamo di fronte a un’emergenza &#8211; prosegue <strong>De Benedetto</strong> &#8211; poché molti alunni non riusciranno a terminare i cicli dell’istruzione obbligatoria. A Chateaubriand studiano più 1.400 ragazzi (la metà dei quali non sono francesi ndr) e lavorano oltre 60 docenti distaccati che vivono nel nostro Paese da 20 anni. Persone che hanno comprato casa e costruito una famiglia, e che oggi sono a rischio rimpatrio o mobilità qualora il numero delle iscrizioni dovesse calare drasticamente.»</p>



<p>Tutto lecito? Sebbene la misura sia stata definita “irreversibile”, l’APE continua a sollevare alcuni dubbi.</p>



<p>«In primis non si capisce per quale motivo a farsi carico dei contributi pensionistici degli insegnanti distaccati debbano essere gli istituti scolastici visto che, come datore di lavoro, figura l’AEFE. Inoltre, gli edifici che ospitano le classi sono di proprietà dello Stato francese, mentre da sempre i lavori di manutenzione straordinaria vengono sostenuti dall’AEFE che poi ne chiede il rimborso alle scuole. Cosa che ha contribuito a intaccare un tesoretto da 5 milioni di euro accumulato grazie a dei fondi di rotazione e che oggi avrebbe fatto comodo a molte famiglie meno abbienti. Senza parlare di spese ingiustificate di cui abbiamo chiesto conto ma senza risposte esaurienti.»</p>



<p>L’ultima cartuccia l’APE la sparerà oggi, quando farà appello a un accordo sottoscritto a Parigi nel 1949 dove all’articolo 2 si legge <em>“Il Governo Italiano e il Governo Francese continueranno ad accordare ogni facilitazione agli Istituti d’istruzione secondaria francesi e italiani attualmente esistenti in Italia e in Francia e cioè: Liceo Chateaubriand a Roma Liceo Leonardo da Vinci a Parigi”</em>. &nbsp;Un documento, prosegue il testo, <em>“senza limiti di tempo”</em> che resta in vigore<em> “fino a che non sia denunciato da una delle parti Contraenti”.</em></p>



<p>In attesa di vedere quali effetti produrrà la nuova legge di bilancio approvata dalla Francia, i genitori degli alunni iscritti ai licei italiani Chateaubriand, Dumas e Stendhal sono stati chiamati indirettamente a diventare azionisti delle scuole; ma senza alcun potere decisionale. Della serie “cornuti e mazziati”.</p>



<p>Les jeux sont faits?</p>
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		<title>Minori, Aifa lancia l&#8217;allarme psicofarmaci</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/minori-aifa-lancia-lallarme-psicofarmaci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 15:35:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[aifa]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[psicofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aifa denuncia il boom di psicofarmaci tra i giovanissimi: oltre un teenager su cento ne fa un uso quotidiano. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’era un tempo in cui la famiglia si sedeva attorno a un tavolo e, cenando, dialogava. Un tempo breve, ma sufficiente, per parlare della giornata appena trascorsa. E in quell’oretta, se eri fortunato, si finiva anche per discutere. E se eri molto fortunato si litigava pure! Era un rituale, una quotidiana riunione di famiglia dove nei racconti &#8211; apparentemente innocui dei figli &#8211; i genitori riuscivano a cogliere le sfumature della tristezza, della delusione, della frustrazione e del pericolo. Il tono della voce e le espressioni del volto venivano lette, interpretate e sviscerate. Celare le emozioni era molto complicato. E forse, noi figli di quel tempo non le nascondevamo più di tanto. In fin dei conti sapevamo che “vuotare il sacco” era decisamente più conveniente che “nascondere la polvere sotto il tappeto”, per due motivi: confrontarci con chi ci era già passato e ne era uscito indenne, trovare un alleato che ci avrebbe sicuramente aiutati in maniera pragmatica. Non servono anche a questo i genitori? Grazie a quelle discussioni abbiamo sviluppato il nostro carattere e la nostra personalità, attraverso quei litigi abbiamo acquisito maggiore sicurezza; scoprendo che non tutti la pensano allo stesso modo e che le opinioni si possono sia esprimere sia cambiare senza che il mondo ci crolli addosso. Abbiamo imparato a essere giudicati, non senza provare timore o imbarazzo. C’era quel tempo e adesso, leggendo l’ultimo rapporto OsMed 2024 e pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), forse non c’è più. In meno di dieci anni i consumi di psicofarmaci sono triplicati nella fascia d’età tra 0 e 17 anni. Oltre un teenager su cento ne fa un uso quotidiano. A registrare un vero boom sono soprattutto i medicinali per curare i disturbi da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), con un +25% di vendite in un solo anno. Il tutto facendo salire la spesa farmaceutica del 2024 a 37,2 miliardi di euro, di cui tre quarti a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Insomma, un trend in rapida crescita ma ben lontano da altri Paesi come gli Stati Uniti, dove un adolescente su quattro assume psicofarmaci. Le spiegazioni che si provano a dare sono sempre le stesse: il Covid con i suoi strascichi e le dipendenze dai social e dalla rete. Fatto sta che negli ultimi anni le richieste di aiuto psicologico sono aumentate, passando dal 29% nel 2020 al 39% nel 2024. I dati snocciolati sono incontrovertibili e ci mostrano una vera e propria piaga sociale chiamata “disagio giovanile”. E allora viene da chiedersi: ma quelle cene di famiglia, che fungevano un po’ da seduta psicologica rudimentale, che fine hanno fatto?</p>
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		<title>A Roma un flashmob per dire basta alla violenza digitale</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/a-roma-un-flashmob-per-dire-basta-alla-violenza-digitale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 14:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fill the gap]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Roma il flashmob “Non con la mia faccia - #iodenuncio” unisce giornaliste e politici contro i deepfake e la violenza digitale sulle donne.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cinque parole e un hashtag: “Non con la mia faccia &#8211; #iodenuncio”. Un appello chiaro quello lanciato dall’associazione <em>Giornaliste Italiane</em> questa mattina a Piazza Capranica, a Roma. In tante si sono date appuntamento per protestare contro la violenza digitale, quella che ha visto alcune di loro oggetto di <em>deepfake</em>: spogliate virtualmente, a loro insaputa, tramite l’intelligenza artificiale. «Immagini manipolate con il solo intento di denigrare e umiliare» – ha spiegato nei giorni scorsi Manuela Moreno, uno dei volti noti del Tg2 e vittima di queste piattaforme pornografiche insieme alla collega Paola Ferrari.</p>



<p>Ad aderire al flashmob molti nomi istituzionali, alcuni dei quali colpiti personalmente da questi fotomontaggi, come Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini (Noi Moderati), promotrici tra l’altro della proposta di legge contro la violenza e l’anonimato in rete. E accanto a loro numerosi esponenti della politica e del giornalismo, tra cui Lucio Malan e Marta Schifone (Fratelli d’Italia), Laura Ravetto (Lega), Maurizio Lupi e Martina Semenzato (Noi Moderati), Carlo Calenda ed Elena Bonetti (Azione), Roberto Inciocchi e Marco Carrara (<em>Agorà</em>), Giorgio Pacifici (Tg2).</p>



<p>Perché, come ha spiegato la deputata di Italia Viva Maria Elena Boschi, «questa non è una battaglia che le donne fanno per le donne, è una battaglia che facciamo insieme, in cui – per fortuna, rispetto al passato – molti più uomini si sentono coinvolti e sono al nostro fianco».</p>



<p>Una partecipazione trasversale, dunque, per una campagna che non ha colore politico né di genere. Una battaglia iniziata prima che questi fatti accadessero e che già può contare su una risposta legislativa consapevole dei rischi derivanti dall’uso spregiudicato dell’AI. Ma, siccome al peggio non c’è mai fine, a margine del flashmob la Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, non si tira indietro e avverte: «Eventualmente penseremo, se non basta, a un altro intervento legislativo».</p>



<p>In attesa di quel cambio culturale che tratti il corpo femminile con rispetto, in attesa che tutti – senza distinzione – si indignino seriamente per quel retaggio maschilista che fatica ad accettare la libertà della donna, in attesa che nessuno possa nascondersi dietro un nickname per perpetrare quello che è a tutti gli effetti uno stupro digitale, «l’unica arma possibile – ricorda Paola Ferazzoli, presidente di <em>Giornaliste Italiane</em> – è denunciare».<br><br><em>Qui alcune foto della manifestazione</em><br><br></p>



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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/a-roma-un-flashmob-per-dire-basta-alla-violenza-digitale/">A Roma un flashmob per dire basta alla violenza digitale</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Stessa famiglia, stesso tribunale: un bambino adottato, l&#8217;altro no. Lo strano caso di &#8220;Luca&#8221;</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/stessa-famiglia-stesso-tribunale-un-bambino-adottato-laltro-no-lo-strano-caso-di-luca/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 13:24:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fill the gap]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso del piccolo "Luca", allontanato in 48 ore dalla famiglia affidataria, continua: in molti contrari alla decisione del Tribunale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/stessa-famiglia-stesso-tribunale-un-bambino-adottato-laltro-no-lo-strano-caso-di-luca/">Stessa famiglia, stesso tribunale: un bambino adottato, l’altro no. Lo strano caso di “Luca”</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un rompicapo senza capo, dove la logica sembra fare spazio al caos nei tentativi di risolvere l’enigma. Diventa, infatti, sempre più intricata la <a href="https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/hai-spiattellato-tutto-alla-stampa-e-adesso-ti-tolgo-il-bambino/">gestione giudiziaria</a> di cui è protagonista “Luca”, il bambino di 4 anni strappato alla coppia affidataria che sin dalla sua nascita lo aveva accolto in famiglia.</p>



<p>«Non è un caso isolato &#8211; spiega l’<strong>Avvocato Sara Cuniberti </strong>al The Watcher Post &#8211; ma sicuramente non si è mai assistito a un trasferimento così veloce senza che vi sia un reale profilo d’urgenza. In appena 48 ore il bambino è stato allontanato dai genitori affidatari e da quelli biologici, che ogni settimana incontrava in quello che viene tecnicamente chiamato “spazio neutro” alla presenza degli assistenti sociali.»&nbsp;</p>



<p>Gli è stato tolto ogni punto di riferimento dall’oggi al domani: la casa, gli affetti, gli amici, le maestre dell’asilo. Non ha potuto salutare nessuno. &nbsp;</p>



<p>A disporre questa misura &#8211; utilizzata solo in casi di violenze o maltrattamenti – anche una Giudice Onoraria presso il Tribunale per i minorenni di Milano, laureata in psicologia, specializzata in psicoterapia psicoanalitica e che da anni lavora con bambini e adolescenti (così si legge nella suo biografia ndr). Ma nella vita di Luca maltrattamenti non ce ne sono mai stati, anzi. Solo un amore incondizionato da parte di una famiglia che da ben 10 anni ospita nella propria casa affidi temporanei senza mai aver avuto un problema con nessun progetto. Quella che in molti hanno definito “una risorsa per questi bambini”.</p>



<p>«La decisione del Tribunale ci ha lasciati senza parole &#8211; racconta l’Avvocato &#8211; anche perché lo stesso giorno in cui è stata rigettata la richiesta di adozione di Luca da parte dei genitori affidatari, il medesimo organo giudiziario ha accolto invece la richiesta di “affido sine die” (ossia senza scadenza ndr) del “fratellino” di Luca, un altro bimbo di nemmeno 3 anni che la stessa coppia aveva preso con sé.»&nbsp;</p>



<p><strong>Quindi le motivazioni addotte dal Tribunale, in cui si evidenzia che i due genitori affidatari non rispettavano i limiti d’età per l’adozione, valgono per un bambino di 4 e non per uno di due e mezzo?</strong></p>



<p>«Tenga conto che questi limiti addirittura non esistono per legge in base al ricorso per adozione in casi particolari, come quello che i miei assistiti hanno depositato il 7 febbraio; cioè nemmeno due mesi dopo che l’Ufficio Adozioni certificava, in una lunga e dettagliata relazione di 80 pagine, l’idoneità all’adozione di Luca.»</p>



<p>«Fatto sta &#8211; prosegue il legale &#8211; che se all’inizio avevamo notizie frammentarie sullo stato del bimbo da parte degli assistenti sociali che stavano seguendo il percorso di avvicinamento alla nuova famiglia, dopo che il caso è finito in TV il Tribunale ha deciso di interrompere ogni tipo di comunicazione. Il tempo che passa diventa un fattore cruciale per il benessere di Luca. Abbiamo anche chiesto un incontro tra lui e il “fratellino” in un ambiente neutro ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta.» &nbsp;</p>



<p><strong>Quali saranno i prossimi passi?</strong></p>



<p>«Non possiamo fare alcun tipo di previsione, ci sono troppe variabili in ballo. Però tra poco dovrebbe (e usa a ragion veduta il condizionale) esserci l’udienza dei genitori biologici di Luca che hanno impugnato anch’essi il nuovo decreto di adottabilità.» &nbsp;</p>



<p>Tutti contrari dunque, come i 94 pediatri che hanno firmato una lettera aperta depositata al Tribunale per esprimere “preoccupazione per il trauma causato al minore”, il noto psicoterapeuta Alberto Pellai che definisce la sentenza “contraria a tutta la letteratura clinica e la giurisprudenza” e il neuropsichiatra infantile che parla di “doppio lutto con effetti psicologici difficilmente recuperabili”.</p>



<p>Tutti contrari tranne l’organo giudiziario preposto a tutelare il bene supremo del minore che non ha gradito l’intromissione della stampa.</p>



<p>Ops!</p>



<p></p>
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		<title>Hai spiattellato tutto alla stampa e adesso ti tolgo il bambino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 14:58:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fill the gap]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[Matone]]></category>
		<category><![CDATA[minore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dramma di un bambino, strappato alla famiglia affidataria dopo anni d'affetto: la verità sull'affido ponte e gli errori della giustizia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Può riassumersi così la storia di Luca (nome di fantasia), un bimbo di 4 anni affidato a una coppia di Varese ad appena un mese di vita perché i suoi genitori biologici non erano in grado di badare a lui. Nella sua nuova casa Luca sarebbe dovuto restarci massimo 24 mesi; si chiama “affido ponte” ossia un’adozione temporanea. Invece, per una serie di lungaggini e dimenticanze, il bimbo cresce con i suoi nuovi genitori, quelli che per lui sono mamma e papà.</p>



<p>Nel 2023 – 3 anni dopo l’affidamento – la coppia deposita personalmente un’ “istanza di adozione nazionale mirata”, giacché il decreto di adottabilità del bambino, propostogli precedentemente dal Tribunale per i Minorenni di Milano, non era ancora stato emesso. Ma finalmente a dicembre 2024 gli assistenti sociali di Como mandano un’ e-mail agli affidatari in cui comunicano che Luca è diventato “adottabile”.&nbsp; Una buona notizia direte voi. Sì, se non fosse che il 31 gennaio dell’anno successivo (cioè nemmeno due mesi dopo), sempre gli stessi servizi sociali di Como stabiliscono che ad adottare (quindi in via definitiva) il bambino sarà un’altra coppia. Tutto è oramai pronto per il trasferimento previsto per il 3 febbraio; del 2025. Avete capito bene, tre giorni dopo la convocazione Luca viene affidato come un pacco ad un’altra famiglia.</p>



<p>Nessun calendario di incontri per l’avvicinamento graduale, nessun affiancamento piscologico, nessun progetto. Niente di tutto quello che è previsto in questi casi è stato fatto. Addirittura la cosa viene comunicata al piccolo Luca da un’assistente sociale, senza la presenza della sua &#8211; oramai &#8211; mamma.</p>



<p>Immaginatevi la scena. Un bambino di 4 anni, chiuso in una stanza qualunque con uno sconosciuto che gli dice: da domani vai “in un’altra casa più bella, rossa e gialla con tanti giochi”.</p>



<p>Luca piange, si dispera, ricomincia a farsi la pipì addosso, smette di mangiare. Esce dall’unica casa che per lui ha un significato dicendo ai suoi genitori: “Non porto tutti i giochi, tanto stasera torno”. Ma i suoi genitori da quel momento non li ha più rivisti, perché gli sono stati persino negati gli incontri per tutelare la &#8220;continuità affettiva”. Un diniego motivato dal tribunale per l’eccessiva “esposizione mediatica” che la coppia che ha cresciuto Luca ha generato per essersi rivolta al Tribunale per i Minorenni con un ricorso per “adozione in casi particolari”, rigettato poi il 7 aprile scorso.</p>



<p>Una storia definita dalla deputata leghista Simonetta Matone, durante un’interrogazione parlamentare di qualche giorno fa, “di una gravità inaudita”.&nbsp;</p>



<p>Aggiungendo che “da un punto di vista tecnico-giuridico ciò che il Tribunale per i Minorenni sostiene è errato, è falso, è menzognero e mi assumo la responsabilità di quello che dico, perché l&#8217;errore è stato fatto da loro”.</p>



<p>Infatti, l’errore sarebbe stato commesso a monte dalle autorità che affidarono a suo tempo il bambino a una coppia che non rispettava i limiti di età per l’adozione. Limiti che possono tuttavia essere derogabili, come in questo caso specifico.</p>



<p>Relativamente al passaggio contenuto negli atti in cui si punta il dito contro la scelta della coppia di “mediatizzare la vicenda”, Matone commenta duramente: “Scegli la strada di farlo sapere e allora paghi. (…) Questo non è un Paese democratico, è un Paese che deve mettere mano alla legislazione, deve dare voce alle famiglie affidatarie. (…) Lo Stato ha ucciso per questo bambino i genitori”.</p>



<p>Adesso la palla passa al Ministro per la Giustizia, Carlo Nordio, che si è detto pronto ad approfondire per garantire maggiore tutela ai minori.</p>



<p>Intanto Luca, a soli 4 anni, ha già dovuto fare i conti con la malagiustizia.&nbsp;</p>
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		<title>Adozione, un diritto tra veti e cavilli. L&#8217;impegno di Fatima Sarnicola</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/adozione-diritto-fatima-sarnicola-adoptlife/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 08:36:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fill the gap]]></category>
		<category><![CDATA[Adoptlife]]></category>
		<category><![CDATA[adozione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Fatima Sarnicola]]></category>
		<category><![CDATA[unicef]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'adozione, iter lungo e disagiante. E le nazioni spesso si ostacolano. Fatima Sarnicola è attiva sul tema e ci ha raccontato la sua storia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Italia la gestazione per altri è diventata reato universale. Sebbene fosse già considerata illegale nel nostro Paese, le pene si sono di fatto inasprite. Insomma, da oggi gli italiani che ricorreranno a questa pratica all’estero saranno esposti a procedure giudiziarie.</p>



<p>Non entreremo nel merito della questione, anche se ci sarebbe molto da dire. Non alterneremo giudizi positivi a pareri negativi ma c’è una considerazione su tutte che ci ha fatto riflettere. Quindi facciamo un passo indietro. Tempo fa, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Eugenia Roccella, Ministra per le Pari opportunità e la famiglia, disse: «In Italia si diventa genitori solo in due modi, o per rapporto biologico o per adozione».</p>



<p>E da qua riprendiamo. Nel mondo, <strong>secondo l’<a href="https://donazioni.unicef.it/lp/thatsall?wdgs=GAPM&amp;type=reg&amp;campaignname=CD_GA_SEA_PLEDGE_maln_GADS_BRAND_08082019&amp;gad_source=1&amp;gclid=Cj0KCQjw99e4BhDiARIsAISE7P9ilu9UpYzX6Dmc9Krq0esaqTy9Vm5Cov7aUYjk2NqAKmOOkmjrQNoaAmuXEALw_wcB#/home">Unicef</a> </strong>(anche se gli ultimi dati disponibili risalgono al 2011), <strong>i bambini orfani sono circa 150 milioni</strong>. Nel <strong>nostro Paese</strong>, i minori senza famiglia, <strong>dovrebbero essere più o meno 35mila</strong>, a cui si aggiungono circa 400 neonati abbandonati ogni anno. Diciamo dovrebbero perché, anche qui, non esiste un censimento ufficiale, così come non esiste una banca dati prevista dalla legge per collegare i 29 Tribunali minorili. Difficile a credersi ma tant’è.</p>



<p>Ma andiamo avanti. Sapete quanti bambini sono stati adottati quest’anno?</p>



<p>«Anche se il 2024 non si è ancora concluso, le domande accolte sono state poco sopra le 200 adozioni contro le 440 del 2023. Insomma, le richieste sono tantissime ma alla fine solo poche vengono evase».</p>



<p>A scattarci questa triste fotografia è <strong>Fatima Sarnicola</strong>, fondatrice della prima rivista dedicata alle adozioni, AdoptLife. Ventiseienne, di origini lituane e, come racconta lei, quando a 8 anni arrivò in Italia «nella valigia non avevo vestiti ma traumi».</p>



<p>L’adozione è stata la sua rinascita, un dono. Non solo per lei ma anche per sua sorella Anna, che di anni all’epoca ne aveva solo due.</p>



<p>Adesso dirige un magazine con 20mila iscritti grazie a una redazione composta da 17 volontari tra avvocati, psicologi ed esperti. La pagina AdoptLife conta 10mila follower e continua a crescere. Ma non è stato tutto rosa e fiori.</p>



<p>Entrambi i genitori biologici alcolisti, la madre che si prostituiva e che ha dato alla luce almeno 15 bambini (tutti di padri differenti, sottolinea), le violenze sessuali a 5 anni architettate da una sorellastra, il bullismo subito nelle scuole italiane. Sembra impossibile che Fatima non sia mai crollata.</p>



<p>«Non è stato semplice, però l’unione della mia famiglia mi ha permesso di guardare avanti. Anche se mia mamma me lo proponeva di continuo, non ho mai sentito il bisogno di affrontare le mie paure con uno psicologo. Avevo i miei genitori accanto che mi ascoltavano. I compagni mi deridevano per come parlavo, mi chiamavano “orfanella”. Ma mamma e papà avevano sempre la parola giusta da dirmi. Nei giorni più complicati papà mi veniva a prendere prima all’uscita e mi portava a mangiare la pizza».</p>



<p>Bullizzata non solo dai compagni ma persino dai loro genitori e dagli insegnanti.</p>



<p>«Una volta una mamma disse che ero troppo bionda per assomigliare ai miei, un’altra volta un professore alle medie, mentre leggevamo Oliver Twist, se ne uscì con questa frase: “Tu puoi capire questa storia perché anche lui è stato orfano”. Da lì l’inferno perché i miei compagni non conoscevano la mia storia. E ancora, al liceo, dopo che imparai il libro di biologia a memoria, il l’insegnante di scienze tuonò: “Tu queste cose non le puoi capire”. E intanto mi sto per laureare in biologia; una bella soddisfazione!».</p>



<p><strong>Hai mai cercato i tuoi parenti biologici?</strong></p>



<p>«No, sono loro ad aver trovato me. Ad un certo punto ho iniziato a ricevere delle lettere. Non dirmi come hanno fatto ad avere il mio indirizzo di casa perché questo rimarrà un mistero. Volevano che ritornassi in Lituania. Quando ho compiuto 18 anni ho chiesto alla mia attuale e unica famiglia di passare un week-end a Firenze. Sai perché? Perché i miei parenti biologici mi avevano minacciata di portarmi via dall’Italia, e io non volevo che ciò accadesse. Tramite i social network ho iniziato, poi, a essere contattata da alcuni miei fratelli, molti sparsi per il mondo. Sto ancora cercando di ricostruire il mio albero genealogico».</p>



<p><strong>Fatima, come mai in Italia le adozioni che arrivano a buon fine sono così poche?</strong></p>



<p>«Partiamo con il dire che siamo fermi alla legge 184 del 1983. I tempi sono troppo lunghi, mediamente parliamo di tre anni, sia per le adozioni nazionali sia per quelle internazionali. Le seconde poi sono praticamente bloccate. Ad esempio la Lituania tra il 2012 e il 2103 permetteva l’adozione internazionale, adesso non più. Così come Ucraina e Russia, dove i corridoi sono fermi per i conflitti. La Norvegia ha sospeso le adozioni internazionali fino al 2025. Ogni paese ha regole e meccanismi differenti».</p>



<p><strong>Ok, ma a livello nazionale, cosa accade?</strong></p>



<p>«Guarda, uno dei temi che spingono ad abbandonare l’iter – oltre alle lungaggini burocratiche &#8211; riguarda la famiglia d’origine. Molti di questi bambini e ragazzi vengono affidati alle case famiglia quando i genitori biologici sono ancora in vita. Vengono allontanati perché, come nel mio caso, vivono in condizioni disagiate. Questo spaventa l’80% dei richiedenti. Parliamo di bambini spesso maltrattati, con problemi psico-comportamentali. Bambini che un domani potrebbero voler ripristinare un rapporto con i familiari d’origine».</p>



<p><strong>Ed è sbagliato?</strong></p>



<p>«Un giorno quel bambino si chiederà da dove viene, perché non assomiglia al proprio papà o alla mamma. Crescendo acquisirà una maggiore consapevolezza. La verità, prima o poi, viene a galla. Lo dico con cognizione, lo dico perché sono anni che mi occupo di adozioni. Ogni bambino ha il diritto di conoscere la propria storia, con mia sorella è stato così; anche se quando fu adottata aveva solamene due anni».</p>



<p><strong>Fatima, se avessi una bacchetta magica, cosa cambieresti?</strong></p>



<p>«Accorciare i tempi per le adozioni, consentire l’accesso anche alle coppie gay e ai single come in Grecia. Ah, e sostenere nelle scuole il bilinguismo. I bambini stranieri ricordano la loro lingua d&#8217;origine, sarebbe bello non disperdere questo patrimonio».</p>



<p><strong>Ok, il terzo desiderio mi pare un’utopia considerando che abbiamo difficoltà a inserire bene l’inglese nei programmi scolastici…</strong></p>



<p>«Vero anche questo. Allora facciamo così: vorrei che venissero rispettate le linee guida che attualmente vi sono per tutelare i ragazzi adottati. Quelle che nessun professore si è sincerato di adottare nei miei confronti. Non dico che bisogna introdurre l’adozione come materia ma sensibilizzare la comunità scolastica sul tema sì, questo affinché bambini come me non si debbano sentire fuori luogo. La scuola, in fondo, è come una seconda casa e, pertanto, dovrebbe essere accogliente come quella che per me e mia sorella ha rappresentato una nuova e bellissima vita».</p>



<p>Fatima sogna di diventare una ricercatrice oncologica ma l&#8217;attivismo per semplificare l’iter delle adozioni resta comunque la sua priorità, e per farlo non esclude di avvicinarsi alla politica. Se è vero che adottare un bambino non cambierà il mondo, è altresì vero che adottarne uno cambierà il suo di mondo, così com’è stato per Fatima. E chissà che un giorno Fatima non lo cambi questo mondo.</p>
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		<title>C&#8217;era una volta un ragazzo…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2024 16:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[gaming]]></category>
		<category><![CDATA[luca de dominicis]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La morte improvvisa di Luca De Dominicis fa perdere uno dei più grandi esperti di industria del gaming in Italia.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Potrebbe iniziare così la nostra favola, se non fosse che dell’infanzia e adolescenza di questo bambino si sa ben poco. Se la vita di questo ragazzo potesse essere una storia rubata sarebbe quella di Adriano Olivetti, personaggio che citava spesso per introdurre la sua passione di sempre: i videogiochi.</p>



<p>“Con la sua scomparsa – diceva – l’Italia ha perso la chance di cavalcare l’industria informatica”; rivendicando il fatto che il primo personal computer nacque a Ivrea da un team di ricercatori della Olivetti. “La storia non è stata clemente con questa azienda”, chiosava.</p>



<p>E clemente la storia non è stata neppure con il nostro ragazzo, Luca De Domincis, scomparso a soli 51 anni la notte del 3 settembre. Figura geniale e poliedrica, Luca fondò nel 2004 l’Accademia Italiana dei Videogiochi (AIV). Una rivoluzione per tutti quei giovani che – fino a quel momento – non avevano mai immaginato di poter trasformare una passione in un vero e proprio mestiere. Infatti, AIV fu il primo Istituto di alta formazione videoludica nel nostro Paese. Un’Accademia che sfornò migliaia di programmatori e game designer, molti dei quali assunti in un batter d’occhio dalle più grandi multinazionali del gaming come Activision-Blizzard, Microsoft, Nintendo&nbsp;o Sony.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="821" height="1024" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2024/09/WhatsApp-Image-2024-09-04-at-17.38.36-e1725467988258-821x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-35989" style="width:410px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Luca è stato anche il papà di Eurogamer, la più importante testata online dedicata al mondo dei videogiochi, di MegaTube, uno dei primi gestori affiliati ai canali YouTube per la fornitura di servizi commerciali e digitali dei creator, e di Grow Up Network, piattaforma che connette e supporta giovani talenti e professionisti nei settori dei videogiochi e dei new media.</p>



<p>Romano e YouTuber certificato, si era da poco lanciato in una nuova avventura professionale assieme&nbsp; al suo storico socio, Alessandro Salvador, costituendo Dive. Luca, consapevole del potenziale dell’intrattenimento elettronico, aveva in testa da anni una missione: ottimizzare ogni forma di apprendimento tramite l’uso dell’AI e della realtà aumentata.</p>



<p>Luca sognava una scuola fatta, anche, di didattica immersiva. “Una didattica &#8211; raccontava già nel 2018 &#8211; capace di avvicinare lo studente alla cultura, regalando a tutti la chance di apprendere le materie più ostiche.” La scuola che immaginava Luca era inclusiva, proprio come lui che, scevro da preconcetti, osservava il mondo con occhi curiosi e attenti. Un genio gentiluomo che ci ha insegnato che <em>l’unico limite è l’immaginazione</em>.</p>
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		<title>Una mamma e una figlia che sfidano la grande muraglia dei cliché</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/una-mamma-e-una-figlia-sfidano-la-grande-muraglia-dei-cliche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2024 16:19:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fill the gap]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[ginevra]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il viaggio in Cina della Premier Giorgia Meloni, che ha portato con sé la figlia Ginevra, ha scatenato nuove inutili e sterili polemiche.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci risiamo, i leoni da tastiera si scatenano nuovamente contro la scelta del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di farsi accompagnare in missione all’estero dalla figlia Ginevra. </p>



<p>Paese diverso, stessa identica storia.</p>



<p>Già aspramente criticata un anno fa per aver fatto visita a Biden, portando con sé ciò che una madre ha più a cuore, Meloni torna a far discutere i social. </p>



<p>Stavolta al centro delle polemiche <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/italia-cina-al-via-piano-di-azione-in-tre-anni-per-nuove-forme-di-cooperazione/">il viaggio in Cina</a>, dove la piccola Ginevra è scesa mano nella mano con il Capo del Governo dal volo di Stato. </p>



<p>E poco importa se durante il soggiorno si sia divertita, come mostrano le immagini e i video diffusi in queste ore. Mamma e figlia non possono stare assieme quando la prima lavora, cioè sempre. </p>



<p>Del resto la vita del Presidente del Consiglio, così come quella delle più alte cariche di una Nazione, non è fatta di eccesso di tempo libero, piuttosto di impegni gravosi e scatti rubati anche quando si è in vacanza.</p>



<p>Tacciata di “strumentalizzare un minore a fini politici e propagandistici” o di aver architettato una “passerella con la figlia, vero indice rivelatore del momento di difficoltà”. </p>



<p>Critiche aspre, come quelle che la attesero al rientro dal vertice G20 in Indonesia e per cui persino il noto giornalista Furio Colombo si disturbò a chiosare su <a href="https://www.la7.it/laria-che-tira/video/furio-colombo-duro-con-giorgia-meloni-a-certi-bambini-spetta-la-top-class-per-bali-ad-altri-bambini-16-11-2022-460373">La7</a>: “Viviamo in una Repubblica in cui a certi bambini spetta la top class per Bali e ad altri bambini spetta il fondo del mare, economy class”. </p>



<p>Un polverone che costrinse Meloni a rispondere via social nel vano tentativo di sedare le polemiche. </p>



<p>Dico vano perché oggi, per l’appunto, ci risiamo.</p>



<p>Se per il deputato statunitense Jimmy Gomez, presentatosi a Capitol Hill con il figlio di 4 mesi nel marsupio, il Washington Post parlò di “svolta epocale”, il quotidiano La Stampa raccolse un’accurata analisi negativa dal titolo &#8220;Se mamma Giorgia va a Bali con Ginevra&#8221;. </p>



<p>Eppure, prima di Meloni altri Premier partirono in missione con la prole. </p>



<p>Giuseppe Conte, durante il G20 a Osakaportò con sé l’allora undicenne Niccolò, mentre nel 2015, sempre in Giappone, Matteo Renzi si presentò con la famiglia.</p>



<p>Da anni ci si batte per colmare ogni tipo di gap, per sfondare quel fastidioso tetto di cristallo, per abbattere ogni tipo di ostacolo all’empowerment femminile e ora che in Italia vantiamo due donne ai posti di comando (una a capo del Governo e l’altra all’opposizione) rimettiamo tutto in discussione? </p>



<p>Come se desiderare di rimboccare le coperte ai propri figli in una stanza di albergo fosse una colpa. </p>



<p>Come se poterli abbracciare tra una cerimonia istituzionale e una visita di Stato fosse reato o, peggio, come se essere una madre single e al contempo impegnatissima fosse peccato.</p>



<p>Vogliamo, tuttavia, tranquillizzare chi &#8211; come Assia Neumann Dayan &#8211; sta pensando “che Meloni non avrebbe problemi a colloquiare con la Cina mentre aiuta Ginevra a fare le sottrazioni”, ricordando loro che la scuola è finita; a differenza delle polemiche sterili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/una-mamma-e-una-figlia-sfidano-la-grande-muraglia-dei-cliche/">Una mamma e una figlia che sfidano la grande muraglia dei cliché</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<item>
		<title>La lettura &#8220;Prima di andare a &#8230; votare&#8221;</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/cultura/la-lettura-prima-di-andare-a-votare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2024 14:22:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Chi mi ama mi voti”, trentadue interviste a professionisti della politica e del marketing a colpi di battute e racconti inediti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/cultura/la-lettura-prima-di-andare-a-votare/">La lettura “Prima di andare a … votare”</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Domenico Petrolo e Lorenzo Incantalupo sono gli autori di “Chi mi ama mi voti”, trentadue interviste a professionisti della politica e del marketing a colpi di battute e racconti inediti.</em></p>


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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="667" height="1000" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2024/05/copertina-in-alta.jpg" alt="" class="wp-image-31888" style="width:422px;height:auto" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2024/05/copertina-in-alta.jpg 667w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2024/05/copertina-in-alta-200x300.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 667px) 100vw, 667px" /></figure>
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<p>Ascolterò con interesse le storie che avete raccontato in questo libro, poi, come disse una volta qualcuno: proverò a leggerlo. </p>



<p><strong>“Chi mi ama mi voti”, di che parla?</strong><br><em>Lorenzo:</em> «Di politica e di marketing, di pubblicità e di storie. Siamo partiti da una pubblicità famosa di Oliviero Toscani di inizio anni ‘70, “Chi mi ama mi segua”. Era la reclame di una marca di jeans dove si vedeva il Lato B di una ragazza. All’epoca fece molto scandalo. Utilizziamo quel momento per raccontare un primo bacio fatale tra la pubblicità e la politica, perché poi in realtà tutto quello che ne conseguì fu di grande impatto sociale e politico. Parliamo anche della pubblicità della Milano da bere, quella dell&#8217;amaro Ramazzotti, del primo manifesto elettorale di Berlusconi, di Grillo e Casaleggio. E poi tante interviste a politici, portavoce e persino al consigliere personale di Zelensky, Mykhailo Podolyak».</p>



<p><strong>Quindi volevate parlare di politica partendo da un Lato B?</strong><br><em>Lorenzo:</em> «Beh, diciamo che un Lato B ci ha ispirato. O forse abbiamo cercato un Lato B perché sapevamo già che avremmo parlato di un libro guardando la politica o il marketing dal suo Lato B».</p>



<p><strong>Qual è stato però il primo politico che a vostro avviso ha rivoluzionato il mondo di fare comunicazione politica?</strong><br><em>Domenico:</em> «C&#8217;è un solo nome: Silvio Berlusconi».</p>



<p><strong>Ecco la “B” da cui tutto ebbe inizio …</strong><br><em>Domenico:</em> «Prima di lui ci sono vari tentativi, ma il vero innovatore è senza dubbio Berlusconi, che porta in politica tutte le tecniche di marketing e di comunicazione usate con successo nelle sue imprese e che ancora oggi vengono usate da partiti e politici. Basti pensare al nome e alla faccia dei candidati sui manifesti. Questi strumenti sono frutto della stagione berlusconiana che, come dice Antonio Palmieri (ex portavoce e responsabile comunicazione di Forza Italia <em>ndr</em>) nel nostro libro, “è ancora nel suo trentesimo anno di età”. Berlusconi ha sempre impiegato, raccontandolo senza imbarazzo o ipocrisia, i mezzi e le strategie di comunicazione più moderni, basti pensare ai sondaggi che usava e citava continuamente».</p>



<p><strong>Qual è stata l&#8217;intervista che vi è piaciuta di più?</strong><br><em>Lorenzo:</em> «Molto interessante quella di Luca Josi, segretario dei giovani socialisti all&#8217;epoca di Tangentopoli, una delle figure più vicine a Bettino Craxi durante gli ultimi anni della sua carriera. Josi era al fianco di Bettino il giorno in cui uscì dall’hotel Raphael. E sebbene gli avessero consigliato di uscire dal retro, Craxi rispose con un vigoroso no, prendendosi poi le monetine e tutto quello che ne conseguì. Ho toccato con mano la sua passione per la politica».</p>



<p><em>Domenico:</em> «Per me quella a Podolyak. È stata emozionante e unica. Di fatto l’intervista a un Paese in guerra».</p>



<p><strong>Siete riusciti a raggiungerlo facilmente?</strong><br><em>Domenico:</em> «Ci abbiamo lavorato tre mesi, grazie al supporto dell&#8217;Ambasciata italiana a Kiev. Ti dico soltanto che quando ci ha concesso l’intervista il libro era stato già chiuso e inviato alla casa editrice. Il 28 febbraio mandiamo il libro finito. Ma, poiché ci tenevamo molto, il 2 marzo &#8211; seguendo il principio “Casanova” ossia provarci sempre &#8211; mandiamo l’ennesimo whatsappino di sollecito e va a segno. Il giorno dopo, a libro chiuso, in due ore abbiamo bloccato le rotative, coinvolto due interpreti, avvisata l&#8217;ambasciata di Kiev in Italia, registrata, sbobinata e mandata l&#8217;intervista di Podolyak al nostro editore».</p>



<p><strong>Quale personaggio manca nel vostro libro? </strong><br><em>Lorenzo:</em> «Essendo l&#8217;anima più marketing, mi è mancato il punto di vista dello spin doctor di Salvini, Luca Morisi».</p>



<p><strong>Avrei scommesso su Berlusconi …</strong><br><em>Domenico: </em>«Questo libro lo avrebbe scritto direttamente lui».</p>



<p><strong>Tra i vari nomi anche quello di Rocco Casalino …</strong><br><em>Domenico:</em> «Si possono o meno condividere le sue affermazioni e le sue battaglie politiche &#8211; noi del Movimento 5 Stelle non condividiamo nulla -, però bisogna riconoscere che è un comunicatore di grandissime capacità. I pentastellati rappresentano quella che noi definiamo la seconda rivoluzione politica e comunicativa degli ultimi 30 anni. Casalino racconta il loro approccio bidirezionale alla rete, ossia ricevevano impulsi e in base a questi strutturavano le loro proposte. Partendo dalla rete, e grazie al genio di Casaleggio, sono arrivati a governare la settima potenza mondiale».</p>



<p><strong>Vi piace il modo in cui comunica Giorgia Meloni?</strong><br><em>Lorenzo:</em> «Secondo me esistono due fasi di Giorgia. Giorgia prima di essere capo del governo, l’outsider a cui non era stata data una chance, che usava alcuni stilemi ereditati dalla rivoluzione grillina, anche se con un forte rischio di over-promising. E Giorgia dopo la presidenza che sta catalizzando in maniera abile il consenso e la luna di miele che ha ancora con il Paese, senza fare grandi cose e senza grandi scivoloni. Per certi versi il suo approccio è simile a quello di Calenda: ricostruire i partiti brand dopo una fase di partiti personali».</p>



<p><strong>Ha fatto bene ad accogliere Chico Forti secondo voi?</strong><br><em>Domenico:</em> «Noi glielo avremmo sconsigliato. C&#8217;è un tema di sobrietà istituzionale che è totalmente saltato in questo Paese. Non bisogna tornare a Moro in giacca e cravatta sulla spiaggia, è evidente che quella stagione non c&#8217;è più. Anche in passato ci sono stati degli errori. Basta ricordare Silvia Romano che venne liberata, accolta ed esibita pubblicamente a Ciampino da Conte e Di Maio. Non fu una bella pagina neanche quella. Non si può trasformare tutto in propaganda, al di là della decenza istituzionale necessaria, la sovraesposizione non aiuta».</p>



<p><strong>Cosa ne pensate della candidatura di Ilaria Salis?</strong> <br><em>Lorenzo:</em> «Nel libro c&#8217;è un capitolo proprio sul tema. Il testimonial o influencer politico funziona quando è in grado di traghettare i valori del partito. Se sono semplicemente figurine appiccicate a un manifesto elettorale potranno &#8211; forse &#8211; portare voti nell&#8217;immediato, ma il giorno dopo prenderanno una strada diversa. Pensiamo a Vannacci; anche se portasse voti sarebbero volatili, cioè voti che non portano vantaggio alla causa della Lega. Lui e la Salis sono entrambi esempi di una politica alla ricerca del successo nello ieri, neanche nell&#8217;oggi.  È ciò che definiremmo un’operazione di marketing miope, quindi senza risultati di lungo periodo».</p>



<p><strong>Visto che si stanno avvicinando le europee, quale partito o quale candidato sta attuando la comunicazione migliore?</strong><br><em>Lorenzo:</em> «Non vediamo nulla di sconvolgente. Tuttavia, a parte il logo, mi sembra un oggetto di comunicazione molto potente la lista Stati Uniti d&#8217;Europa, proprio come nome».</p>



<p><strong>“Chi mi ama mi voti”: era un libro necessario?</strong><br><em>Domenico:</em> «Ma che scherzi? C&#8217;è gente che ci ha implorati di scrivere questo libro. Tra l&#8217;altro non vorrei dirlo ma c&#8217;è un tipo, tal Paolo Iabichino, uno dei più grandi pubblicitari italiani, che ha scritto la postfazione. Cito le sue parole: “Questo è un libro che ci ha parlato di politica, anzi no, è un libro, un libro bellissimo, che ci ha parlato di pubblicità. E se una cosa non contraddice l’altra, è evidente che forse un libro così era più che mai urgente e necessario”. E noi ci affidiamo al suo giudizio».</p>



<p><strong>Una guida per l’8 e il 9 giugno?</strong><br><em>Lorenzo:</em> «Di certo non ti aiuta a scegliere il candidato, ma ti fornisce gli strumenti per comprendere quali sono i maquillage di comunicazione che occultano e nascondono la parte più politica. Diciamo che è una buona lettura prima di andare a votare».</p>
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		<title>Europa meno attraente per le farmaceutiche</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/europa-meno-attraente-per-le-farmaceutiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2024 07:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[farmaceutica]]></category>
		<category><![CDATA[guenter]]></category>
		<category><![CDATA[interviste the watcher post]]></category>
		<category><![CDATA[pharma]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Peter Guenter (Merck) avverte: politiche troppo lente e pochi capitali di rischio. Secondo il nuovo CEO della più antica società farmaceutica al mondo, l'Europa è sempre meno attraente per le farmaceutiche.</p>
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<p><em>di Paolo Bozzacchi e Gaia De Scalzi</em></p>



<p>Con più di 350 anni di storia, <a href="https://www.merckgroup.com/en/company.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Merck</a> è la più antica società farmaceutica del mondo. Il Gruppo, presente in 65 paesi, nonostante le enormi difficoltà segnate dall’instabilità dei mercati, ha chiuso i conti 2023 in lieve contrazione. Tuttavia, sfogliando il bilancio, quello che balza agli occhi è la performance della divisione Healthcare, guidata da Peter Guenter, membro dell’executive board arrivato a gennaio 2021. La sua area ha infatti registrato un +8,5% di vendite nette. Oltre ad aver saputo intercettare i bisogni insoddisfatti dei pazienti, la strategia del nuovo CEO ha valorizzato ulteriormente uno dei pilastri di Merck, ossia “ricerca e innovazione”.</p>



<p>«Nel <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/200-milioni-per-farmaceutico-e-biomedicale-linvestimento-di-msd-investe-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">settore farmaceutico</a> &#8211; racconta Guenter al The Watcher Post &#8211; l’aumento della produttività nella ricerca e sviluppo sarà decisivo, permettendo di consegnare nuovi farmaci ai pazienti. Basti pensare al ruolo dell’Intelligenza Artificiale. Prima del suo arrivo fare ricerca era come tentare di trovare un ago in un pagliaio. Si testavano letteralmente diecimila o centomila molecole, sperando che una molecola centrasse il bersaglio e che poi, grazie alla chimica, si potesse migliorare ulteriormente la molecola stessa. Questo con la speranza &#8211; dopo i vari step clinici &#8211; che potesse diventare un farmaco innovativo. Con l’AI si potranno realizzare delle copie digitali di persone fisiche e simulare un trattamento con i farmaci, comparando i risultati con quelli reali. In questo modo la ricerca sarà meno costosa, più veloce e soprattutto più predittiva.»</p>



<p><strong>A breve si svolgeranno le elezioni per il Parlamento Europeo. Quindi la domanda sorge spontanea: dal suo punto di vista, come vede il sostegno di questa industria da parte dell’Unione Europea in termini di policy e regolamentazione?</strong></p>



<p>«Il mondo globalizzato, così come lo conosciamo, sta crollando. Che ci piaccia o no è quello che sta accedendo. Unione Europea, Cina, Stati Uniti: c’è una competizione tra questi blocchi per l’attrazione degli investimenti. Fino a vent’anni fa le case farmaceutiche investivano più o meno le stesse cifre in Europa e Stati Uniti. Oggi scelgono sempre più spesso gli USA, tanto che l’UE è indietro per investimenti in ricerca e sviluppo di circa 20 miliardi di euro rispetto agli Stati Uniti.»</p>



<p><strong>Come se lo spiega?</strong></p>



<p>«Il primo motivo riguarda la rapidità. Quando un nuovo farmaco arriva sul mercato, le autorità americane determinano velocemente prezzo e rimborso. Inoltre, molto spesso, il costo stabilito permette ad aziende come la nostra di reinvestire nuovamente in ricerca e sviluppo. Se un’azienda farmaceutica deve scegliere dove portare avanti i trial clinici, sceglie un paese dove tutto questo avviene rapidamente e non lentamente.»</p>



<p><strong>Non fa una piega. E il secondo motivo qual è?</strong></p>



<p>«La seconda ragione riguarda la disponibilità di venture capital. In Europa c’è molta ricerca di base, come quella universitaria, davvero ottima. Tuttavia, quando si tratta di passare dalla ricerca di base all’applicazione clinica, ad esempio passando per un’azienda biotech, è molto più facile farlo negli USA. Ad esempio, andando a Boston, o nella Bay Area di San Francisco, per ottenere finanziamenti di serie A. Ad un certo punto, poi, ci si quota anche in borsa, spesso al NASDAQ.»</p>



<p><strong>Quindi in Europa possiamo dire che, ad oggi, non c’è un ecosistema adatto…</strong></p>



<p>«Per essere totalmente onesto, risolvere questa criticità non è un’impresa facile. Nonostante ciò ci sono delle aziende biotech europee che vanno in controtendenza e che sono quotate in Europa. Questo per dire che finanziarsi in Europa è difficile, ma non impossibile. Tornando all’UE, dal punto di vista delle policy, credo che i decisori debbano riflettere su come far rientrare una quota di venture capital in Europa, magari con una defiscalizzazione per coloro che investono in biotech. Ma questa è una cosiddetta &#8220;noce difficile da rompere”.»&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Non chiamatemi &#8220;mammo&#8221;, faccio il papà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 12:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fill the gap]]></category>
		<category><![CDATA[Babbo]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Marchese]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Marzano]]></category>
		<category><![CDATA[Festa dei Papà]]></category>
		<category><![CDATA[Mammi]]></category>
		<category><![CDATA[Padre]]></category>
		<category><![CDATA[papa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Daniele Marchese, Daniele Marzano, Diego Di Franco, intervista ai papà influencer che non vogliono essere chiamati "mammo". </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/non-chiamatemi-mammo-faccio-il-papa/">Non chiamatemi “mammo”, faccio il papà</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando lo scorso anno il deputato statunitense Jimmy Gomez si presentò a Capitol Hill con il figlio di 4 mesi nel marsupio, il <a href="https://www.washingtonpost.com/lifestyle/2023/01/06/jimmy-gomez-baby-kids-house-congress/">Washington Post</a> parlò di “svolta epocale” ma per Daniele Marchese, 39 anni di Genova, occuparsi dei suoi 3 bambini 24 ore su 24 rappresenta “la normalità”. E lo racconta con un video su Instagram, assieme al piccolo Filippo (13 mesi) anche lui dentro il marsupio.</p>



<p>Questo papà è il creatore &#8211; assieme alla moglie Sara &#8211; del profilo <a href="https://www.instagram.com/famiglia.di.matti/">@Famiglia.di.matti</a> che nelle ultime settimane è cresciuto a dismisura, come ci spiega: “Prima eravamo una piccola famigliola, con la nostra piccola nicchia. Ora stiamo spopolando e quel video non l’ho neppure sponsorizzato. In pochi giorni siamo quasi arrivati a 450 mila visualizzazioni”.</p>



<p>A fare clamore è stata la scelta di Marchese, ossia quella restare a casa con i suoi 3 figli perché a sua moglie è arrivata “la classica offerta lavorativa che non si può rifiutare”. Sara, infatti, ha vinto un concorso pubblico e il suo nuovo incarico mal si sposa con la gestione famigliare.&nbsp;</p>



<p>«La scelta più logica era quella di abbandonare temporaneamente il mio impiego per dedicarmi ai bambini. D’altro canto in casa ci siamo sempre divisi equamente i compiti. Mia moglie si fida e a me stare con i bimbi non pesa affatto.» </p>



<p>Quando Sara esce di casa all’alba, Marchese prepara la colazione e alle 7 sveglia tutti, li lava, li veste e accompagna i più grandi a scuola. Poi la sua giornata prosegue con le varie incombenze domestiche, come la spesa e le pulizie, sempre in compagnia del piccolo Filippo. &nbsp;</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/C3sAxjcLaCz/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/reel/C3sAxjcLaCz/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank" rel="noopener"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:550; line-height:18px;">Visualizza questo post su Instagram</div></div><div style="padding: 12.5% 0;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;"><div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div></div><div style="margin-left: 8px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/reel/C3sAxjcLaCz/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da Daniele e Sara due genitori felicemente esauriti (@famiglia.di.matti)</a></p></div></blockquote> <script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script>



<p><strong>Qual è la cosa che più ti pesa?</strong><br>«Essere chiamato “mammo”. Voglio essere chiamato papà, perché è ciò che sono. La parola “mammo” è denigratoria. Implica che l’accudimento di casa e figli debba ricadere solo sulle donne. Mentre quando a occuparsene è un uomo si parla di “supporto”. Non è così. Nella casa ci vivo pure io quindi è giusto che a pulirla sia anche io. Una donna non deve sentirsi dire che è fortuna ad avere accanto un marito che la aiuta, questo dovrebbe essere scontato.»</p>



<p>Per Marchese la famosa “work life balance” è una vera e propria rivincita: «Dopo tanti anni di lavoro lontano dai miei figli mi riprendo il tempo che ho perso».</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/Cp9r2Tos7Sn/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/Cp9r2Tos7Sn/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank" rel="noopener"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:550; line-height:18px;">Visualizza questo post su Instagram</div></div><div style="padding: 12.5% 0;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;"><div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div></div><div style="margin-left: 8px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/Cp9r2Tos7Sn/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da WeWorld Onlus (@weworld.onlus)</a></p></div></blockquote> <script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script>



<p><strong>Sai cos’è il “carico mentale”?</strong><br>«Assumerti e trovati sulle spalle tutto ciò che riguarda la gestione di una famiglia: scuola, registro elettronico, bollette, quaderni o pannolini da comprare, dentista, attività sportive. Sono troppi tasselli per una sola persona. Vieni letteralmente sepolto. Dividersi il carico mentale fa bene alla coppia.»</p>



<p>Chi, invece, non ha mai smesso di lavorare ma della genitorialità condivisa ha fatto una sorta di movimento politico è un altro Daniele; Daniele Marzano (40 anni), meglio noto sui social come <a href="https://www.instagram.com/guidasenzapatente/">@guidasenzapatente</a> (che poi è anche il titolo del suo primo libro). La sua comunità conta oramai circa 100 mila famiglie che condividono le sue battaglie contro gli stereotipi di genere. Marzano e Marchese sono amici da anni ed è stato il primo a spronare il secondo a fare divulgazione su Instagram: «Più siamo, più ci facciamo sentire e più riusciamo a cambiare le cose».&nbsp;</p>



<p>Lui e la moglie Mickol lavorano a tempo pieno, vivono a Milano, hanno 3 bambini e per loro la gestione familiare non ha sesso. Tuttavia gli inserimenti dei figli li ha voluti seguire lui. «All’inizio ero l’unico padre, mentre l&#8217;ultima volta eravamo quasi la metà. Mia moglie ed io abbiamo deciso di essere un modello, vogliamo abbattere barriere e preconcetti.»</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/C4mv5aIoB_S/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/reel/C4mv5aIoB_S/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank" rel="noopener"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:550; line-height:18px;">Visualizza questo post su Instagram</div></div><div style="padding: 12.5% 0;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;"><div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div></div><div style="margin-left: 8px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/reel/C4mv5aIoB_S/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da Daniele Marzano e Mickol Lopez (@guidasenzapatente)</a></p></div></blockquote> <script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script>



<p><strong>Quindi anche tu, come Marchese, sei nelle chat di classe…</strong><br>«Sì e ti assicuro che, anche in questo caso, all’inizio ero l’unico papà mentre adesso ce ne sono tantissimi. Poi magari si pentono il minuto dopo esserci entrati perché le chat di scuola sono il male. Tra mille comunicazioni inutili ce ne sono due utili, quindi meglio quattro occhi per non perdersi messaggi importanti.»</p>



<p><strong>Perché c’è tutta questa reticenza da parte dei padri a entrare in certi processi?&nbsp;</strong><br>«Perché ai papà è sempre stato detto che non era affar loro la gestione dei figli o della casa. Proprio come agli uomini è sempre stato detto di non piangere, perché li avrebbe resi meno virili, autoritari o autorevoli. Di battaglie ne abbiamo fatte parecchie. Adesso puntiamo all’estensione del congedo di paternità e, assieme a Unicef, abbiamo inviato al Ministro Calderone una petizione. E poi tanta divulgazione presso scuole, istituzioni e aziende.» &nbsp;</p>



<p><strong>La gioia nel concorrere alla gestione familiare e non è davvero da tutti…</strong><br>«Non ci siamo voluti perdere la parte più bella di questo viaggio: i nostri figli. Anche sapere che le nostre compagne stanno bene, ci fa stare bene.»</p>



<p><strong>Happy wife, happy life…</strong><br>«Una donna che riesce a coltivare le proprie passioni e le proprie amicizie è una donna maggiormente disposta a portare avanti la vita di coppia. Troppo spesso, quando diventano madri, le donne si dimenticano di essere anche donne. Vengono totalmente fagocitate dalla cura della casa e dalla gestione dei propri figli. E questo non va bene, bisogna dividersi i compiti equamente laddove possibile.»</p>



<p><strong>Marchese è figlio di genitori separati e la sua storia famigliare non gli è stata di ispirazione. Per te è stato diverso?&nbsp;</strong><br>«Mio padre molte cose in casa non le faceva; era un’epoca diversa ma non penso affatto di essere migliore di lui.&nbsp; Mio nonno aveva 10 figli, lavorava 20 ore al giorno nelle fognature, non ha mai cambiato un pannolino ma portava letteralmente il pane a casa. Mi sento migliore di mio nonno? Assolutamente no. Ora i tempi sono cambiati e, soprattutto se entrambi i genitori lavorano, è giusto spartirsi la gestione domestica e famigliare.»&nbsp;</p>



<p>Ed effettivamente, a sentire Diego Di Franco, alias <a href="https://www.instagram.com/ilmeravigliosomondodeipapa/">@ilmeravigliosomondodeipapa</a> (come il titolo del suo libro), qualcosa si è smosso. «Vedo sempre più papà che hanno voglia di vivere questa paternità, soprattutto quelli che non hanno avuto un bel rapporto con i propri genitori.»</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/C4sKQaMorcF/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/reel/C4sKQaMorcF/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank" rel="noopener"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/reel/C4sKQaMorcF/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da Fem (@allfem)</a></p></div></blockquote> <script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script>



<p>Il suo è un osservatorio privilegiato perché quando sbarcò sui social nel 2010 di uomini che seguivano la sua pagina ce n’erano pochi. «Volevo un confronto con altri papà ma esistevano solo pagine dedicate alle mamme. All’inizio gli unici padri con cui interagivo erano separati e avevano bisogno di sfogarsi.» <br><br>Quando Di Franco ha perso il lavoro nel 2019 ha deciso di restare a casa con i suoi due figli, si è aperto la partita iva ed è diventato content creator. La moglie Raffaella, invece, è ingegnere e la sera rincasa tardi.</p>



<p><strong>Stai sperimentando anche tu il carico mentale?</strong><br>«Solo adesso che mi occupo dei miei figli e della casa l’ho capito. Quando lavoravo dodici ore al giorno, inclusi i week-end, non ero così stanco. E’ qualcosa che ti distrugge mentalmente. Pensa che ogni volta che metto a letto i bambini mi sento Dio, poi crollo sul divano. Ma la cosa più brutta di questa parte è quando qualcuno entra in casa e trova i giochi sparsi a terra ed esclama: “ma allora non hai fatto nulla!” Dopo che ti sei fatto il mazzo tutto il giorno, senza nemmeno poterti fare una doccia, certi giudizi fanno male. Mi capita di discutere con le mamme che lavorano e che sminuiscono il ruolo di quelle che restano a casa con i figli, o il mio che ho deciso di vivere la paternità a 360 gradi. Non siamo nullafacenti o mantenuti.»</p>



<p><strong>E gli altri papà ti giudicano?</strong><br>«Diciamo che non comprendono questa cosa del padre a tempo pieno. Quindi quando continuano a chiedermi di cosa mi occupo con esattezza, taglio corto e dico che ho la partita iva e faccio il content creator. Così smettono di farmi domande. Ma, ripeto, ho molta fiducia nelle generazioni future. Stare a casa con i figli non deve essere più un tabù, per questo ho scelto di fare divulgazione.»</p>



<p>A Di Franco non piace neppure sentirsi dire “bravo”, sebbene lo sia.&nbsp;</p>



<p>«Faccio esattamente le stesse cose che hanno sempre fatto le mamme, ma a loro nessuno dice “brave”, si dà per scontato. E’ un atteggiamento sessista, come sessista lo sono alcuni termini o espressioni che devono sparire dal nostro vocabolario.»</p>



<p><strong>Cosa intendi?</strong><br>«Quando un papà che si occupa dei figli non verrà più chiamato mammo, quando una donna che lavora non verrà definita “in carriera”, quando normalizzeremo il fatto che una donna e un uomo siano in grado di fare esattamente le stesse cose sia a casa sia per i figli – e senza elogiare nessuno – allora saremo a buon punto.»</p>



<p>Marchese, Marzano e Di Franco sono tre papà che, assieme alle loro compagne, stanno crescendo 8 figli (di cui 7 maschi!) in un ambiente di genitorialità condivisa. Sebbene non si sentano speciali, fanno notizia e &#8211; provocatoriamente &#8211; abbiamo voluto raccontare le loro storie nel giorno in cui si festeggiano i papà.&nbsp;</p>



<p>E no, non sono perfetti, altrimenti stirerebbero anche!&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/non-chiamatemi-mammo-faccio-il-papa/">Non chiamatemi &#8220;mammo&#8221;, faccio il papà</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Quando una vita può considerarsi tale? Intervista con Filippo Maria Ubaldi</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/quando-una-vita-puo-considerarsi-tale-intervista-con-filippo-maria-ubaldi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia De Scalzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 17:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[embrione]]></category>
		<category><![CDATA[fecondazione]]></category>
		<category><![CDATA[filippo maria ubaldi]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parla Filippo Maria Ubaldi, membro del tavolo tecnico sulle tematiche relative alla Procreazione Medicalmente Assistita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/quando-una-vita-puo-considerarsi-tale-intervista-con-filippo-maria-ubaldi/">Quando una vita può considerarsi tale? Intervista con Filippo Maria Ubaldi</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p>La sentenza della Corte Suprema dell’Alabama che, citando la Bibbia, ha stabilito che gli embrioni formati attraverso la fecondazione in vitro sono esseri umani (e che la loro distruzione potrebbe essere considerata al pari di un omicidio) è notizia oramai vecchia. Eppure lo sgomento suscitato da questa decisione resta ancora freschissimo. Se anche tra i più ferventi cattolici, come gli ultraconservatori, questa tesi non convince (tanto da aver costretto Trump a prenderne le distanze), la domanda sorge spontanea: quando una vita può considerarsi tale? Lo abbiamo chiesto alla scienza riproduttiva o meglio a uno dei massimi esperti di questa branca: <strong>Filippo Maria Ubaldi</strong>, ginecologo, Past President della Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFES) e membro del tavolo tecnico sulle tematiche relative alla <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/maternita-surrogata-primo-si-per-farne-un-reato-universale-il-caso/">Procreazione</a> Medicalmente Assistita, istituito dal Ministero della Salute. «Secondo la definizione scientifica, l’inizio di una vita si ha quando compare il sistema nervoso, ossia intorno alla dodicesima settimana di gestazione».</p>



<p><strong>Quindi tutto quello che vi è prima non può essere considerato essere umano?</strong><br>«Nei concepimenti spontanei, la maggior parte degli embrioni che si formano hanno delle alterazioni cromosomiche e quando ciò si verifica la natura li elimina, interrompe cioè gli errori del concepimento o non facendo impiantare l’embrione non corretto o interrompendo la gravidanza nel primo trimestre. Errori cromosomici che aumentano in maniera proporzionale all’avanzare dell’età anagrafica della donna. Recentemente abbiamo pubblicato sulla rivista Science la percentuale di alterazioni cromosomiche negli ovociti in relazione all’età».</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2024/03/Dr._Filippo_Maria_Ubaldi.jpg" alt="" class="wp-image-28565" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2024/03/Dr._Filippo_Maria_Ubaldi.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2024/03/Dr._Filippo_Maria_Ubaldi-300x300.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2024/03/Dr._Filippo_Maria_Ubaldi-100x100.jpg 100w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2024/03/Dr._Filippo_Maria_Ubaldi-768x768.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2024/03/Dr._Filippo_Maria_Ubaldi-250x250.jpg 250w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Filippo Maria Ubaldi</figcaption></figure>
</div>


<p><strong>E cosa ne è emerso?</strong><br>«Grazie a circa 15 anni di diagnosi genetica preimpianto sapevamo che negli embrioni, cioè il prodotto del concepimento generato dalla fusione fra un ovocita e uno spermatozoo, lo stato cromosomico era funzione dell&#8217;età della donna. Quello che abbiamo scoperto è che anche negli ovociti la struttura cromosomica è esattamente corrispondente all’età di quest’ultima. Per cui a 25 anni 8 uova su 10 sono sane, a 30 anni ne sono sane 6 su 10, a 35 solo 4 su 10 e a 43 solo un uovo su 10. Pertanto non possiamo considerare la distruzione di un embrione alla stregua di un omicidio di un essere umano, sia perché non sappiamo se l’impianto proseguirà nel tempo, sia perché potrebbe essere alterato geneticamente ed essere espulso naturalmente».</p>



<p><strong>Abbiamo capito che l’età della donna è un fattore dirimente quando si cerca una gravidanza. Eppure sempre più donne pensano alla maternità superati i 32 anni, per non dire 37. L’ultimo rapporto Eurostat parla di “Europa senza figli”, perché ci troviamo di fronte a un inesorabile crollo demografico. In questo contesto quante sono le coppie che in Italia fanno ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA)?</strong><br>«Stando al registro nazionale di PMA, che contempla sia i dati dei centri privati sia di quelli pubblici, nel 2021 nel nostro Paese sono stati effettuati 108 mila trattamenti di PMA in circa 80 mila coppie; registrando un incremento del 30-40% rispetto all&#8217;anno precedente, quello della pandemia. Nel 2022 le coppie che si sono sottoposte a trattamenti di PMA sono aumentate di un ulteriore 5-10%. Ma, al di là delle ragioni socio economiche per le quali si rinvia una gestazione, io noto ancora una grande disinformazione. Visito quotidianamente donne che a 40 anni non sanno che restare incinta a quella età è complicatissimo. Queste cose andrebbero spiegate al liceo o all’università». </p>



<p><strong>Una soluzione potrebbe essere il congelamento degli ovociti per preservare la propria fertilità ma ha un costo abbastanza elevato. Ammesso e non concesso che ci pensino, quante ragazze potrebbero permetterselo a 25-30 anni?</strong><br>«Nelle ultime linee guida ministeriali abbiamo fatto inserire la preservazione della fertilità per motivi oncologici e medici, cosa che fino a ora non c’era. La tendenza è tuttavia quella di provare a fare altrettanto con la preservazione della fertilità per motivi “sociali”».   </p>



<p><strong>Parliamo per un secondo del futuro degli embrioni congelati, un tema poco dibattuto. Quando non vengono impiantati che fine fanno?</strong><br>«L&#8217;attuale normativa prevede che questi embrioni vengano conservati nei contenitori di azoto liquido. Restano di fatto in un limbo, anche quelli sui quali è stata fatta la diagnosi preimpianto e che sono stati giudicati aneuploidi (alterati cromosomicamente ndr), quindi non abili al trasferimento. Anche in questo caso non possono essere distrutti o donati alla ricerca, sebbene a chiedercelo sia la coppia stessa».</p>



<p><strong>E quanti embrioni testati e abili al trasferimento vengono, per così dire, abbandonati nel limbo?</strong><br>«Pochi, molto pochi. Nelle donne sopra i 35 anni &#8211; che rappresentano 85% delle pazienti che si sottopongono a tecniche di PMA &#8211; il numero medio di embrioni sani è uno, che si riduce a 0,5 tra i 40 e i 43 anni. I conti sono presto fatti: una coppia su due dopo i 40 anni ha un solo embrione a disposizione. Discorso differente per gli embrioni non cromosomicamente sani e quelli non testati geneticamente, questi ultimi “potenzialmente vitali”. Lì il numero sale di parecchio ma, come le dicevo, non possiamo né donarli, né distruggerli, né destinarli alla ricerca».</p>



<p><strong>Siamo di fronte a un caso “tutto italiano”?</strong><br>«Diciamo che in moltissimi paesi vi sono disposizioni di legge che regolamentano il futuro di questi embrioni e che prevedono i tre scenari accennati poc’anzi. Posso però anticiparle che nel tavolo tecnico istituito presso il Ministero della Salute, dove siedo da qualche anno, il destino degli embrioni aneuploidi sarà uno dei prossimi punti di discussione».</p>



<p><strong>Mentre per gli embrioni sani o non ancora testati quale futuro?</strong><br>«Un passo alla volta. Un’idea potrebbe essere quella della donazione, sempre che la coppia che dichiara l’abbandono sia d’accordo. In ogni caso sarà sempre la coppia a decidere, siano essi embrioni cromosomicamente fallaci, giudicati sani o non testati».</p>



<p><strong>E nel frattempo?</strong><br>«I pazienti pagano per il mantenimento degli embrioni congelati dal secondo anno di stoccaggio, secondo le nuove linee guida».</p>



<p>Come si dice in questi casi: “Stay tuned”!</p>
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