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	<title>Cronache USA - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Apr 2026 11:35:36 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Trump tra negoziati in stallo e sviluppi sull&#8217;attentato</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/trump-negoziati-stallo-sviluppi-attentato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 08:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente Donald Trump e i principali media Usa appaiono divisi, questa mattina, tra lo stallo delle trattative con l’Iran, dove fa irruzione il presidente russo Vladimir Putin, a favore di Teheran, e gli sviluppi dell’inchiesta sul fallito attentato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/trump-negoziati-stallo-sviluppi-attentato/">Trump tra negoziati in stallo e sviluppi sull’attentato</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p>Il presidente Donald Trump e i principali media Usa appaiono divisi, questa mattina, tra lo stallo delle trattative con l’Iran, dove fa irruzione il presidente russo Vladimir Putin, a favore di Teheran, e gli sviluppi dell’inchiesta sul fallito attentato di sabato sera all’hotel Hilton International, segnati da uno strascico, tipicamente americano, di polemiche sulle carenze della sicurezza e complottismi.</p>



<p>I due temi distolgono l’attenzione dalla visita di Stato a Washington del re d’Inghilterra Carlo III, nel 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti, che avrebbe altrimenti avuto bel altro rilievo. Carlo III deve rammendare i rapporti tra i due Paesi: Trump e il premier britannico Keir Starmer si sono speso trovati sumposizioni diverse, in pasrticolare da ultimo sulla guerra all’Iran. Ma la missione di buoni uffici di re Carlo III non è sostenuta dall’opinione pubblica britannica: una metà degli intervistati per un sondaggio non l’avrebbe voluta.</p>



<p><strong>Iran: negoziati, Usa fermi, ministro Esteri iraniano una trottola</strong><br>Per il New York Times, Trump non è soddisfatto dei piani dell’Iran per la riapertura dello Stretto d’Hormuz, perché rinviano a un secondo momento la questione dei programmi nucleari iraniani. Ma, intanto, le compagnie aeree chiedono miliardi all’Amministrazione Trump per fare fronte all’aumento dei costi del carburante.</p>



<p>Invece, secondo il Wall Street Journal, l’Iran ha un problema opposto: un surplus di petrolio che non riesce a vendere o comunque ad esportare, a causa del blocco dei porti imposto dalla US Navy. Ne ha così tanto di invenduto che ne sta riempiendo petroliere in disuso: i negoziati tra Usa e Iran sono una corsa contro il tempo per vedere chi cede prima, se Teheran che ha la necessità di vendere il petrolio per rimpinguare le casse dello Stato; o Washington, sotto la pressione dei consumatori per l’aumento dei costi.</p>



<p>La Fox, su una foto di Trump in atteggiamento tracotante, stampiglia il banner “l’uomo che sa fare accordi”. Ma il titolo suggerisce l’opposto: “Le proposte dell’Iran per porre termine alla guerra sono difficili da accettare e Trump segnala il persistere di importanti divergenze con le richieste Usa”. E il Washington Post insiste sul fatto che il magnate presidente potrebbe, in fin dei conti, fare all’Iran concessioni simili a quelle fatte da Barack Obama nel 2015, per raggiungere un’intesa sui controlli dell’Aiea ai programmi nucleari iraniani, e da lui aspramente criticate, al punto da denunciare l’intesa nel 2018.</p>



<p>A fronte della carenza di mosse americana, nell’attesa di proposte accettabili da parte iraniana, c’è iun grande dinamismo della diplomazia iraniana: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, dopo tappe in Pakistan e in Oman, è stato a San Pietroburgo e ha incontrato Putin per due ore, ottenendo sostegno nel conflitto e incoraggiamento per una soluzione diplomatica.</p>



<p>Trump s’è invece limitato a riunire a consulto il Consiglio di Sicurezza nazionale, per esaminare quanto propone Teheran: trovare un’intesa per riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz e successivamente discutere del nucleare.</p>



<p><strong>Attentato: il rinvio a giudizio dello sparatore e le polemiche</strong><br>L’attentatore di sabato sera, Cole Tomas Allen, un insegnante di 31 anni, è stato formalmente accusato di avere attentato alla vita del presidente Trump e potrebbe essere successivamente incriminato per altri reati: rischia una condanna a vita. I suoi moventi restano confusi: soprattutto, non è chiara la causa scatenante del suo gesto.</p>



<p>Teorie cospirative fioriscono da destra e da sinistra dopo la sparatoria all’Hilton International, all’inizio del gala annuale dei corrispondenti dalla Casa Bianca, presenti Trump e la first lady Melania e anche il vice-presidente JD Vance con la moglie Usha.</p>



<p>Trump vorrebbe che l’evento sia riprogrammato a breve, ma non tutti ne appaiono convinti. Intanto, il National Trust, che si occupa della tutela dei monumenti di Washington, respinge la richiesta dell’Amministrazione di ritirare la denuncia contro la progettata ‘sala da ballo’ della Casa Bianca, la cui costruzione altererebbe in modo radicale il profilo dello storico edificio e i cui lavori sono ora bloccati dall’ingiunzione di un giudice.</p>



<p>Sul tema scrivono un po’ tutti. Il Wall Street Journal nota che Trump abbia subito preso spunto dall’attentato fallito per spingere avanti il suo progetto, che sarebbe, a suo avviso, più necessario che mai per ragioni di sicurezza. Politico esprime dubbi sulla volontà del Congresso di assecondare il presidente si questo punto. Tutti osservano che la fretta di Trump di promuovere la ‘sala da ballo’ dopo la sparatoria offre uno spunto in più ai complottisti.</p>



<p>La Cnn denuncia con grande evidenza “l’ipocrita crociata di Trump contro la retorica violenta”, che è sempre stata una sua caratteristica, e contro la crescente divisione degli Stati Uniti, che consegue dalla sua ascesa e dalle sue scelte</p>
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		<title>Trump sfugge a un attentato a Washington, rifugge dai negoziati con l’Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:12:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comparirà oggi davanti a un giudice per essere formalmente incriminato e rinviato a giudizio l’uomo che, sabato sera, a Washington, ha tentato d’introdursi armato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Comparirà oggi davanti a un giudice per essere formalmente incriminato e rinviato a giudizio l’uomo che, sabato sera, a Washington, ha tentato d’introdursi armato nella sala dei ricevimenti dell’Hotel Hilton, dove si stava svolgendo l’annuale banchetto dei corrispondenti dalla Casa Bianca, presenti il presidente Donald Trump e la first lady Melania, il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Guerra Pete Hegseth e numerosi altri esponenti dell’Amministrazione Trump 2.</p>



<p>Prima di scampare all’attentato, Trump aveva deciso che gli Stati Uniti non avrebbero partecipato, in questa fase, a un nuovo round di trattative con l’Iran e aveva annullato la missione a Islamabad della ‘coppia di fatto’ di negoziatori formata dall’immobiliarista Steve Witkoff e dal ‘primo genero’ Jared Kushner. La nuova linea del magnate presidente è di attendere che l’Iran presenti una bozza d’intesa, cui sta lavorando in queste ore il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, impegnato in una serie di contatti tra Pakistan, Oman e Russia.</p>



<p><strong>Il fallito attentato alla cena di gala dei giornalisti<br></strong>L’attentatore di Washinton, Cole Tomas Allen, 31 anni, di Torrance, in California, è stato bloccato dagli agenti del Secret Service, il corpo di polizia che protegge il presidente e il suo vice, dopo avere ‘forzato’, correndo per una ventina di metri, un controllo al metal detector: armato di pistola e coltello, ha sparato, ferendo leggermente un agente che indossava un giubbotto anti-proiettile, prima d’essere immobilizzato a terra, senza potere raggiungere la scala che conduce alla sala dei banchetti.</p>



<p>Secondo informazioni fornite da Trump stesso e confermate dagli inquirenti, Allen, che si definiva “l’amichevole assassino federale”, aveva informato dei propri propositi alcuni familiari, che, allarmati, avevano a loro volta avvertito le autorità. Allen, un docente, aveva recentemente partecipato a manifestazioni del movimento ‘No Kings’, contro gli abusi di potere dell’Amministrazione Trump 2.</p>



<p>Le detonazioni hanno creato momenti di panico nella sala dei banchetti: i giornalisti si riparavano sotto i tavoli, mentre il presidente, la first lady e le altre autorità presenti venivano fatti evacuare e portati al sicuro.</p>



<p>Allen era giunto a Washington dalla California in treno, via Chicago, e aveva preso alloggio proprio nell’hotel del ricevimento, una tradizione annale cui spesso partecipa il presidente – per Trump, però, era la prima volta, perché finora s’era sempre rifiutato di esserne ospite -. La tradizione vuole che, durante la cena di gala, il presidente pronunci un discorso divertente e sia, a sua volta, oggetto di battute.</p>



<p>Poco dopo l’episodio, Trump, ancora in smoking da banchetto, ha fatto una conferenza stampa e, successivamente, ha dato numerose interviste. “Nessuno mi aveva detto che il mestiere era così pericoloso”, ha scherzato, riferendosi agli altri attentati cui era sfuggito in campagna elettorale, uno in Pennsylvania, dove venne ferito a un orecchio – e una persona fu uccisa, oltre all’attentatore – e uno in Florida, durante una partita di golf,</p>



<p>Sui social, e in particolare nella galassia Maga, fioriscono, però, teorie complottiste, secondo cui questo attentato, come quello in Florida, sarebbero messe in scena, create per alimentare il mito della invulnerabilità del presidente. Queste voci senza alcun fondamento si basano, fra l’altro, sull’asserita inadeguatezza delle misure di sicurezza predisposte per la cena dei corrispondenti: controlli in merito sono in corso.</p>



<p>In base a quanto fin qui emerso dalle indagini, Allen avrebbe agito da solo e non avrebbe avuto complici: sarebbe, cioè, “un lupo solitario”, come l’ha definito lo stesso Trump, ma, contrariamente agli autori degli attentati in Pennsylvania e in Florida e all’uccisore, l’anno scorso, dell’attivista Charlie Kirk, non avrebbe radici di destra, ma un background progressista. Alla cena di Washington era stata invitata la vedova di Kirk, Erika, che è stata vista lasciare la scena piangendo.</p>



<p>In un messaggio, Allen scriveva di non volere più permettere che “un pedofilo stupratore e traditore sporchi di sangue le mie mani con i suoi crimini” – il riferimento pare essere al presidente Trump ed ai suoi legami con il magnate pedofilo Jeffrey Epstein -.</p>



<p>Trump progetta ancora di partecipare alla cena di gala dei corrispondenti, che dovrebbe essere riprogrammata nei prossimi 30 giorni, come ha detto Weijia Jiang, presidente dell’Associazione che organizza l’evento. “Non ho avuto paura –ha ripetuto in interviste televisive il magnate presidente-, viviamo in un mondo di pazzi…”.</p>



<p><strong>Iran: negoziati abortiti, ma la diplomazia continua<br></strong>La decisione di annullare la missione a Islamabad dei negoziatori americani è stata presa da Trump sabato sera, poco prima del previsto banchetto con il ‘corpo stampa’ della Casa Bianca, subito dopo che il ministro degli Esteri iraniano Araghchi aveva lasciato Islamabad dopo avervi incontrato esponenti pachistani.</p>



<p>Araghchi s’è recato in Oman, altro Paese mediatore fra Usa e Iran, dove avrebbe discusso l’ipotesi di un controllo congiunto tra Oman e Iran sullo Stretto di Hormuz – i due Paesi vi si affacciano -.</p>



<p>Il ministro è poi tornato in Pakistan e di lì è partito per San Pietroburgo. Dell’attivismo diplomatico iraniano, Trump dice che le nuove proposte presentate ai pachistani sono migliori delle precedenti, ma non ancora sufficienti, e che gli iraniani possono parlare con gli Stati Uniti quando vogliono, “basta che ci telefonino”.</p>



<p>Nell’analisi del Washington Post, Trump, pur di finire la guerra all’Iran, che è un pessimo affare sia politico che economico, sarebbe pronto ad accettare molte delle condizioni che il suo predecessore Barack Obama aveva accettato nell’accordo del 2015 con l’Iran da lui prima aspramente criticato e poi denunciato: alleggerimento delle sanzioni, arricchimento dell’uranio limitato e accresciuto ‘peso regionale’.</p>



<p>L’Iran, che avrebbe elaborato un piano in tre fasi, vorrebbe risolvere la questione della navigazione nello Stretto di Hormuz e del blocco navale statunitense ai porti iraniani e vorrebbe avere garanzie che i bombardamenti israeliani in Libano contro la milizia sciita filo-iraniana Herzbollah cessino, prima di affrontare la questione nucleare.</p>



<p>Inquieta Teheran, in particolare, proprio quanto sta avvenendo in Libano dove, nonostante la tregua, Israele continua a condurre operazioni militari nel Sud del Paese, che, solo domenica, hanno fatto 14 vittime.</p>



<p>Secondo Le Monde, la US Navy ha ordinato “a decine di petroliere” –il numero oscilla tra 31 e 37 &#8211;&nbsp; di lasciare le acque al largo dell’Iran e molte di esse si sono conformate alle disposizioni ricevute. L’Iran, a sua volta, dice di avere intercettato due navi che cercavano di superare lo Stretto.</p>



<p>A margine degli sviluppi negoziali e militari, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivelato che gli era stato diagnosticato due mesi or sono un cancro alla prostata, che sarebbe stato eliminato dal trattamento cui s’è sottoposto. Netanyahu non avrebbe reso nota la diagnosi prima per evitare che l’Iran utilizzasse l’informazione per la sua propaganda.</p>



<p><strong>I rovesci si sommano<br></strong>Nelle ultime settimane, dopo l’aggressione israelo-americana all’Iran, Donald Trump ha accumulato rovesci politici e giudiziari, mentre il suo tasso di gradimento è sceso al 30%: molti repubblicani non condividono la sua gestione dell’economia e dell’inflazione, mentre nel suo gabinetto si sono succedute dimissioni più o meno eccellenti e più o meno spontanee.</p>



<p>Un suo ex sostenitore, il giornalista Tucker Carlson, s’è scusato con il suo pubblico “per averlo male indirizzato” appoggiando Trump. Politico scrive che “l’anti-trumpismo unisce l’Europa”.</p>
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		<title>Quanto sono consistenti i sospetti di insider trading sull&#8217;amministrazione Trump</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/quanto-sono-consistenti-i-sospetti-di-insider-trading-sullamministrazione-trump/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 08:56:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
		<category><![CDATA[insider trading]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché ci sono elementi per pensare che le scelte politiche di Trump siano condizionate da movimenti finanziari. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è una soglia oltre la quale il sospetto smette di essere una suggestione partigiana e diventa un problema istituzionale. Quella soglia, per l’amministrazione Trump II, sembra essere stata superata da un fatto molto semplice: non c’è più un solo episodio, né una sola polemica, né una sola fonte. C’è invece una moltiplicazione di casi, di pattern e di testate autorevoli che, da angolazioni diverse, hanno posto la stessa domanda: chi sapeva cosa, e quando? Non è ancora una prova giudiziaria. Ma non è più nemmeno soltanto rumore. Nel giro di dodici mesi, tre aree ad altissimo impatto sui mercati — dazi, Iran, Ucraina — hanno generato movimenti finanziari perfettamente sincronizzati con decisioni o segnali della Casa Bianca trumpiana. E a sollevare dubbi non sono stati soltanto i democratici, i commentatori anti-Trump o l’ecosistema liberal. A farlo sono state Reuters, Wall Street Journal, TIME, PBS, The New Yorker e altre testate mainstream, con livelli diversi di cautela ma con un punto comune: la coincidenza è ormai sistemica. Il caso più noto, e per certi versi più didattico, è quello dell’aprile 2025. Trump annuncia una raffica di tariffe, i mercati vacillano, la volatilità esplode. Poi, all’improvviso, il presidente inverte parzialmente la rotta, sospendendo una parte del pacchetto. Wall Street rimbalza con violenza.<br>Fin qui, caos trumpiano ordinario. Il problema arriva poche ore prima dell’annuncio. Trump scrive sui social: “THIS IS A GREAT TIME TO BUY!!!”. Non è un dettaglio folkloristico. È un messaggio di un presidente in carica, dotato di informazione privilegiata sull’imminente mutamento di policy, rivolto a un mercato che di lì a poco verrà spostato da una sua decisione. TIME ha ricostruito proprio questo nodo: non solo il sospetto di insider trading in senso stretto, ma l’area grigia tra abuso di informazione di governo, manipolazione del sentiment e vantaggio selettivo. Reuters è andata oltre il framing politico e ha guardato ai numeri: opzioni e scommesse finanziarie piazzate in modo estremamente tempestivo prima della pausa sui dazi, con volumi che hanno attirato l’attenzione di operatori e osservatori di mercato. Il punto chiave del reportage Reuters non era “abbiamo la pistola fumante”, ma qualcosa di più serio: ci sono abbastanza anomalie da giustificare scrutinio regolatorio. Anche il Wall Street Journal ha riportato la pressione di parlamentari democratici per una verifica su eventuali operazioni collegate all’annuncio della sospensione. PBS, riprendendo il caso per il grande pubblico, ha sottolineato l’elemento più disturbante: il presidente degli Stati Uniti che, in sostanza, sembra fare il tifo per un movimento di mercato che solo lui sa di poter innescare di lì a poco. Qui il punto non è solo giuridico. È civilizzazionale.<br>In un sistema minimamente sano, un capo dell’esecutivo non dovrebbe poter twittare come un pump-and-dump ambulante senza che si apra immediatamente una questione di integrità pubblica.<br>Se il caso dazi poteva essere archiviato dai fedelissimi come “la solita isteria anti-Trump”, il 2026 ha reso quella difesa molto più fragile. Perché i sospetti hanno smesso di concentrarsi su un unico annuncio e hanno iniziato a disegnare un modello ricorrente: trade molto profittevoli, molto grandi, molto ben temporizzati, poco prima di svolte geopolitiche o commerciali decise dalla Casa Bianca.<br><br>È esattamente questo il cuore di una importante inchiesta Reuters di fine marzo 2026, che ha raccolto il giudizio di esperti e giuristi su una serie di operazioni che meritano scrutinio per la loro capacità quasi chirurgica di anticipare sorprese di policy trumpiane. Tra i casi citati: tariffe, Iran, mercati delle commodity, opzioni e prediction markets. Non una teoria del complotto, ma un repertorio di anomalie troppo consistente per essere liquidato come fortuna. Ed è a questo punto che il tema cambia natura.<br>Non si parla più solo di Trump che dice cose sconsiderate sui social. Si parla della possibilità che informazioni sensibili generate dal cuore dell’apparato federale — diplomazia, difesa, commercio, sicurezza nazionale — possano filtrare verso operatori in grado di monetizzarle prima del resto del mondo. In altre parole: la Casa Bianca come terminale informativo di un arbitraggio privato.<br>Se il dossier dazi era tossico, il dossier Iran è potenzialmente devastante. Secondo Reuters, i senatori Mark Warner e Adam Schiff hanno chiesto formalmente a SEC e watchdog federali di verificare scommesse eccezionalmente ben temporizzate prima di grandi annunci dell’amministrazione Trump, inclusi quelli legati all’Iran. La questione non è marginale: quando un segnale militare o diplomatico riguarda il Golfo, si muovono petrolio, indici, volatilità, trasporti, difesa, dollaro. È la forma più pura di informazione “market moving” che uno Stato possa generare. Il pezzo più duro, però, è arrivato da The New Yorker, che ha ricostruito l’episodio più inquietante: enormi posizioni su futures del petrolio e su equity index futures piazzate pochi minuti prima dell’annuncio di Trump di rinviare un’azione militare contro l’Iran. Tradotto in termini meno eleganti: qualcuno ha messo sul tavolo somme enormi esattamente nella direzione giusta, proprio nel momento giusto, prima che il mercato sapesse. Naturalmente, è ancora possibile invocare la coincidenza. Sempre possibile. Sempre comodo. Ma a un certo punto la coincidenza smette di essere una spiegazione e diventa una religione. Qui non si parla del trader brillante che “legge bene il momentum”. Qui si parla di operazioni che, se confermate nella loro tempistica e dimensione, sembrano costruite su una premessa molto più semplice: qualcuno sapeva. E se qualcuno sapeva, la domanda successiva non è finanziaria. È costituzionale. Il capitolo Ucraina è, al momento, il più difficile da inchiodare in un singolo episodio mediaticamente esplosivo come i dazi o l’Iran. Ma è anche il più istruttivo. Perché ci mostra come funziona il problema anche in assenza della “foto perfetta”. L’amministrazione Trump ha alternato nel tempo messaggi contraddittori, aperture improvvise, minacce di disimpegno, inversioni tattiche e segnali diplomatici sul dossier ucraino. Ogni volta che la Casa Bianca cambia tono su Kiev o su Mosca, si muovono immediatamente energia, difesa, valute, titoli industriali europei e sentiment di rischio globale.<br>Il punto qui è cruciale: anche senza un singolo “smoking gun” già pubblico, il dossier Ucraina rientra perfettamente nel problema più grande identificato da Reuters e da altri osservatori nel 2026, cioè l’esistenza di un ecosistema politico in cui annunci improvvisi e decisioni geopolitiche ad alto impatto economico sembrano talvolta preceduti da posizionamenti sospettosamente efficaci. Detta brutalmente: se il sistema perde compartimentazione, ogni file di politica estera diventa una potenziale opportunità di front-running.<br><br>E quando questo riguarda guerra, cessate il fuoco, forniture militari, sanzioni, energia e ricostruzione, non siamo più nella cronaca finanziaria. Siamo dentro una crisi di affidabilità dello Stato. La vera notizia non è il sospetto. È la normalizzazione del sospetto Il punto più tossico, in fondo, non è nemmeno stabilire oggi se esista già una prova processuale definitiva contro un singolo funzionario o un singolo trader. Il punto è che la struttura trumpiana del potere rende il sospetto perfettamente razionale. Perché Trump governa così: decisioni personalistiche, annunci erratici, politica come spettacolo, cerchie ristrette, messaggi spesso informali e opachi, confine poroso tra interesse pubblico, interesse privato e narrazione politica.<br>In un assetto del genere, il mercato non si limita a reagire alle decisioni. Comincia a scommettere  sull’accesso. E quando il premio non va al miglior analista ma a chi ha la miglior prossimità al potere, il mercato smette di essere un mercato e diventa un’arena feudale ad alta frequenza. È per questo che i reportage di Reuters contano più della polemica social del giorno. Perché Reuters non sta dicendo “Trump è colpevole”. Sta dicendo qualcosa di più destabilizzante: esiste abbastanza materiale anomalo da giustificare indagini serie e coordinate. E una democrazia matura dovrebbe trovare questo già sufficiente per allarmarsi. Non serve la prova definitiva per capire che il problema è già politico. Conviene essere intellettualmente onesti. Non esiste, allo stato delle fonti pubbliche, una prova definitiva e conclusiva che dimostri in tribunale un sistema coordinato di insider trading diretto dall’amministrazione Trump. Questo va detto chiaramente. Chi sostiene il contrario, oggi, sta forzando i fatti. Ma esiste qualcosa che, in una repubblica seria, è già abbastanza grave: trades anomali prima di annunci su dazi, trades anomali prima di annunci sull’Iran, preoccupazioni formali espresse da senatori e watchdog, copertura convergente di testate autorevoli, una struttura di governo che produce incentivi perfetti alla fuga selettiva di informazione. E allora la domanda non è più: “È solo una polemica democratica?” E&#8217; diventata un’altra:<br>quante volte ancora il mercato dovrà indovinare con precisione millimetrica le mosse della Casa Bianca prima che Washington smetta di fingere che sia tutto normale? </p>
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		<title>Iran, due aerei Usa abbattuti, Trump di nuovo sbugiardato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 11:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel discorso alla Nazione fatto mercoledì scorso, il presidente Usa Donald Trump aveva affermato che l’Iran non ha più “strumenti anti-aereo”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/iran-due-aerei-usa-abbattuti-trump-di-nuovo-sbugiardato/">Iran, due aerei Usa abbattuti, Trump di nuovo sbugiardato</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La vicenda dei due aerei abbattuti ieri da fuoco ostile nei cieli iraniani e le ricerche tuttora in corso per recuperare l’unico aviatore tuttora disperso dei tre a bordo dei due velivoli – gli altri due sono stati recuperati – domina le cronache di guerra questa mattina. Nel discorso alla Nazione fatto mercoledì scorso, il presidente Usa Donald Trump aveva affermato che l’Iran non ha più “strumenti anti-aereo” e che i suoi radar sono stati “annichiliti”: il Washington Post evidenzia in prima pagina come il magnate presidente sia stato per l’ennesima volta sbugiardato dai fatti.</p>



<p>I due aerei abbattuti ieri sono i primi raggiunti da fuoco ostile in questa guerra che giunge al termine delle cinque settimane.</p>



<p>Un’altra notizia che riguarda il conflitto è in grande rilievo sui maggiori media Usa questa mattina: la richiesta al Congresso, da parte della Casa Bianca, di una spesa senza precedenti per la difesa nell’anno fiscale prossimo venturo, dell’ordine di 1500 miliardi di dollari, con un aumento del 44%, solo parzialmente compensato dal taglio di 73 miliardi di dollari per spese federali non militari.</p>



<p>Fra gli investimenti proposti, l’attuazione del sistema di difesa anti-missile propugnato da Trump ‘Golden Dome’, un aumento del 7% del soldo per i militari e investimenti per un utilizzo militare dell’Intelligenza artificiale.</p>



<p>Al di fuori degli scenari di guerra, desta interesse la notizia che l’economia statunitense ha creato nel mese di marzo 178 mila posti di lavoro senza contare l’agricoltura e che la disoccupazione s’è lievemente ridotta al 4,3%. Un dato ben migliore delle previsioni, dopo che a febbraio c’era stata una perdita di 133 mila posti di lavoro.</p>



<p><strong>Iran: guerra, gli aerei abbattuti e le operazioni di soccorso</strong><br>Facciamo il punto sulla vicenda dei due aerei abbattuti nella giornata di ieri in momenti e luoghi diversi: un caccia bombardiere F-15E con due persone a bordo, caduto sul sud-ovest dell’Iran – almeno uno degli occupanti s’è eiettato ed è stato recuperato -; e un aereo d’attacco A-10, con solo il pilota, che s’è schiantato “nella regione del Golfo”.</p>



<p>Si ignora in che missioni i due aerei fossero impegnati. E non si conoscono neppure le circostanze del recupero dei due piloti e le loro condizioni. Due elicotteri Black Hawk coinvolti nelle operazioni di soccorso sono statu a loro volta colpiti: ci sono stati feriti a bordo, ma i due velivoli hanno potuto rientrare alla base.</p>



<p>Dall’inizio dell’aggressione israelo-americana all’Iran il 28 febbraio, s’era finora avuta notizia solo di un incidente aereo: una collisione in volo fra due aerei cisterna Usa, che aveva causato la morte di sei militari a bordo di uno dei due velivoli. Il bilancio delle perdite americane in questa guerra era, fino a ieri, di 13 caduti e quasi 300 feriti.</p>



<p>Nonostante gli episodi di ieri, le fonti ufficiali israeliane e americane confermano i loro resoconti positivi sull’andamento del conflitto, che va avanti con bombardamenti e lanci di missili sull’Iran che risponde in modo sporadico su Israele e i Paesi del Golfo, colpendo anche interessi americani nella Regione. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ieri vantato che &#8220;l&#8217;aviazione israeliana ha distrutto il 70 per cento dell&#8217;industria dell&#8217;acciaio in Iran&#8221;. Israele porta pure avanti le operazioni in Libano.</p>



<p>Resta il problema della chiusura alla navigazione dello Stretto di Hormuz, che rallenta i rifornimenti di gas e di petrolio per mezzo Mondo. Davanti ai rischi di un’emergenza energia, la premier italiana Giorgia Meloni ha intrapreso una missione lampo in Arabia Saudita e nel Golfo &#8211; Emirati e Qatar -: è la prima leader occidentale a recarsi in visita nell’area del conflitto, con gli obiettivi intrecciati della sicurezza energetica, della riapertura dello Stretto di Hormuz e delle cessazione del conflitto.</p>



<p>Alla Casa Bianca, si ipotizzano a giorni ulteriori avvicendamenti nella squadra di governo. Dopo l’uscita di scena di Kristi Noem – sicurezza interna &#8211; e di Pam Bondi – giustizia -, Trump vorrebbe evitare un grosso rimpasto, ma il responsabile del Commercio Howard Lutnick, il cui nome compare nei ‘files Epstein’, e la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer sono giudicati “vulnerabili” da fonti interne all’Amministrazione Trump 2, mentre le quotazioni della pur discutissima direttrice della National Intelligence Tulsi Gabbard sarebbero in rialzo,</p>



<p>Todd Blanche ha assunto l’interim della Giustizia, al posto di Bondi: da un avvocato di Trump all’altro, la priorità resta quella di perseguire coloro che il magnate presidente considera suoi nemici.</p>
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		<title>Trump scuote il fronte interno, via ministra e generale, ponti bombardati in Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 09:59:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scosse di terremoto nell'Amministrazione Trump 2 e ai vertici delle forze armate degli Stati Uniti, nel pieno della guerra all'Iran.</p>
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<p>Scosse di terremoto nell&#8217;Amministrazione Trump 2 e ai vertici delle forze armate degli Stati Uniti, nel pieno della guerra all&#8217;Iran: il presidente Usa caccia la segretaria alla Giustizia Pam Bondi, già sua avvocata personale, una sua fedelissima, che paga una gestione non condivisa dei &#8216;files Epstein&#8217;; il segretario alla Guerra Pete Hegseth costringe a congedarsi il capo di Stato Maggiore dell&#8217;Esercito, generale Randy George, che paga i dubbi sulle operazioni militari in corso e progettate contro l&#8217;Iran e nel Golfo Persico.</p>



<p>Sui fronti di guerra, gli Stati Uniti hanno bombardato un ponte in costruzione nei pressi di Teheran, facendo otto vittime, poche ore dopo che Donald Trump aveva minacciato di iniziare a distruggere le infrastrutture civili iraniane.</p>



<p>Notizia positiva fra tante brutture: Artemis II, la navicella spaziale con quattro astronauti a bordo – tre uomini e una donna, tra statunitensi e un canadese, tre bianchi e un nero – ha preso la direzione della Luna, dopo una giornata passata orbitando intorno alla Terra. Lunedì prossimo, Artemis II ruoterà intorno alla Luna, prima di iniziare il viaggio di ritorno sulla Terra.</p>



<p>La cacciata di Bondi, che, secondo Politico, non dovrebbe rimanere un fatto isolato, fa i titoli d&#8217;apertura stamane di molti media Usa: Trump sta valutando, secondo il sito, altri avvicendamenti nella sua Amministrazione. Si ripeterebbe lo scenario che aveva già caratterizzato il primo mandato di Trump alla Casa Bianca: giri di valzer fra i ministri e i consiglieri dopo il primo anno.</p>



<p>I media notano che finora sono solo le donne a fare le spese della volubilità del magnate presidente: a essere finora cacciate, sono state tre sue &#8216;suffragette&#8217;. Prima c&#8217;era stata la rottura con la deputata della Georgia Marjoree Taylor-Greene; poi l&#8217;allontanamento della segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem; e ora è la volta di Bondi, sostituita ad interim dal suo &#8216;numero due&#8217;, Todd Blanche, altro ex avvocato personale di Trump.</p>



<p>Il Washington Post scrive che il Congresso vuole ancora chiamare Bondi a deporre sulla gestione dei &#8216;files Epstein&#8217;, l&#8217;enorme quantità di documenti relativi al magnate pedofilo Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere a New York nel 2019, la cui diffusione ha rivelato una vasta rete di contatti e di influenze, che coinvolgono, fra gli altri, l presidente Trump.</p>



<p>Il giornale ricorda “il discutibile comportamento di una lealista trumpiana che ha tradito la cultura d&#8217;indipendenza dalla Casa Bianca del Dipartimento della Giustizia, ha licenziato funzionari in serie e ha avviato inchieste aggressive contro i percepiti nemici del magnate presidente&#8230; La sua gestione dei &#8216;file Epstein&#8217; l&#8217;ha resa obiettivo di conservatori arrabbiati, per quanto stretto fosse il suo rapporto&nbsp; con Trump”.</p>



<p>Il Wall Street Journal sostiene di conoscere “la vera storia” dietro l&#8217;allontanamento di Bondi, che è stata messa da parte proprio quando riteneva di avere superato il momento peggiore, anche perché la guerra distraeva l&#8217;opinione pubblica (ma evidentemente non il presidente) dalla &#8216;vicenda Epstein&#8217;. Fox News s&#8217;interroga su quel che Bondi potrà ora fare e riferisce che la sua uscita di scena è stata salutata da una soddisfazione bipartisan in Congresso, dove veniva giudicata “settaria, petulante e un hacker politico”.</p>



<p>Axios dà invece più rilievo al congedo forzato del generale George, ricordano che si tratta solo dell&#8217;ultimo di oltre una dozzina di avvicendamenti ai vertici delle forze armate da quando Hegseth è alla guida del Pentagono, ma è il primo che avviene mentre gli Usa sono in guerra in Iran.</p>



<p>Guerra che resta protagonista nei titoli d&#8217;apertura del New York Times e della Cnn, secondo cui, dopo cinque settimane di bombardamenti israelo-americani, l&#8217;Iran conserva una capacità di lanciare missili “significativa”: secondo fonti di intelligence Usa, Teheran continua a disporre di buona parte dei suoi lanciatori, il che contraddice, una volta di più, le affermazioni del presidente Trump, fatte l&#8217;altra notte in diretta televisiva, di avere annientato le difese iraniane.</p>



<p>Il New York Times sostiene che i Paesi rivali degli Stati Uniti, come la Cina, ma anche gli alleati, o ex alleati, cerano proprie vie per affrontare la crisi energetica innescata dall&#8217;aggressione all&#8217;Iran e/o per mettere in difficoltà l&#8217;economia statunitense, dopo essere stati colpiti dai dazi. Il giornale punta sulla reazione alle provocazioni di Trump del presidente francese Emmanuel Macron, che riflettono – scrive &#8211; “l&#8217;ira crescente” dell&#8217;Europa nei confronti del magnate presidente.</p>



<p>Sono ormai numerosi i leader europei insofferenti degli effetti cumulativi negativi delle decisioni sull&#8217;Iran di Trump e delle critiche alla Nato. E mentre gli europei cercano di risolvere il problema della chiusura dello Stretto di Hormuz, che Trump considera “cosa loro”, dopo averlo innescato, borse e mercati reagiscono male alle ultime sortite del magnate presidente.</p>



<p>In Libano, un razzo ha colpito, senza conseguenze per le persone, la base italiana dell&#8217;Unifil, l&#8217;inutile forza di interposizione delle Nazioni Unite.</p>
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		<title>Iran: guerra, Trump annuncia un discorso, verso la fine del conflitto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:35:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente Usa Donald Trump darà un importante aggiornamento sulla guerra in Iran, questa sera, alle 21 ora della Costa Est degli Stati Uniti, le tre di notte in Italia.</p>
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<p>Il presidente Usa Donald Trump darà un importante aggiornamento sulla guerra in Iran, questa sera, alle 21 ora della Costa Est degli Stati Uniti, le tre di notte in Italia: l’annuncio campeggia sui siti e sulle prime pagine di tutti i più importanti media americani, che lo caricano di attese, ma che ne danno anticipazioni diverse.</p>



<p>Per il New York Times, Trump si appresta a comunicare che la campagna militare si sta avviando alla conclusione, dichiarando raggiunti gli obiettivi prefissati, anche se ciò non è vero. “Ce ne andremo molto presto, fra due o tre settimane, anche senza un’intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz… Ce ne andremo, perché non abbiamo più motivo di restare”, aveva detto ai giornalisti nello Studio Ovale, poco prima che fosse annunciato il suo discorso.</p>



<p>Altri media sono più cauti del NYT. Fox News ha un titolo enfatico, ma neutro: “Il Mondo guarda”. Il Wall Street Journal preconizza un allargamento del conflitto e un’escalation. Ovunque, si dà evidenza alla frattura fra Stati Uniti e alleati europei, testimoniata da quanto avvenuto a Sigonella e da episodi analoghi in Gran Bretagna Francia, Spagna: i governi emanano divieti di sorvolo e/o utilizzo delle basi per aerei statunitensi coinvolti nel conflitto.</p>



<p>La tv ‘all news’ conservatrice scrive: “Sempre più alleati chiave degli Stati Uniti bloccano i voli, mentre la distanza da Trump sulla guerra in Iran si allarga… Il segretario alla Difesa – <em>la Fox scrive proprio così, non ‘alla Guerra’ come vorrebbe l’Amministrazione Trump, ndr</em> – Pete Hegseth se la prende con la Royal Navy, la marina britannica… Trump sollecita gli alleati europei a ‘recuperare un po’ del loro coraggio’ e a rendere sicura loro stessi la navigazione nello Stretto di Hormuz”. Marco Rubio, segretario di Stato, fa sapere che Washington “rivaluterà il ruolo della Nato”, in base a quanto sta accadendo in Iran e nel Golfo.</p>



<p>La Cnn e Politico restano ancorati alle dichiarazioni fatte da Trump nello Studio Ovale, secondo cui la guerra “potrebbe durare ancora due o tre settimane” e collegano la fretta del presidente di tagliare corto il conflitto con l’impennata del prezzo della benzina alla pompa negli Stati Uniti: dall’inizio della settimana, la media nazionale è ormai superiore ai quattro dollari al gallone. La Cnn chiosa: “Il presidente dice agli altri Paesi di andarsi a prendere il loro petrolio”, dopo avere lui reso incerti e messo a repentaglio gli approvvigionamenti energetici. Secondo Politico la Casa Bianca paventa che il prezzo del petrolio al barile, che ieri era salito a 118 dollari, possa arrivare a 150 dollari.</p>



<p>Di segno diverso dagli altri media, l’approccio del Wall Street Journal: “Gli Emirati arabi uniti vogliono forzare la riapertura dello Stretto di Hormuz e sono pronti a scendere in guerra. Lo Stato del Golfo cerca di persuadere gli Stati Uniti e altri Paesi ad aprire la via d’acqua con tutti i mezzi necessari”. In quest’ottica, la guerra sarebbe, dunque, vicina a un’escalation, non a una conclusione: anche ieri, Stati del Golfo, come il Kuwait e il Bahrein, sono stati oggetto di attacchi iraniani-</p>



<p>Le notizie dal fronte si succedono e si ripetono: nuovi attacchi israelo-americani con aerei e missili sull’Iran; sporadiche risposte iraniane – stamane, un missile è caduto su Tel Aviv -; bombardamenti e combattimenti in Libano, dove Israele minaccia di ridurre a cumuli di macerie il Sud del Paese, come ha fatto nel Nord della Striscia di Gaza. Secondo fonti di stampa, o tre caschi blu indonesiani uccisi nei giorni scorsi sarebbero stati vittime da un ordigno fatto esplodere lungo la strada. In Iraq, una giornalista freelance americana, Shelly Kittleson, è stata rapita: la vicenda è in divenire.</p>



<p>I media americani analizzano in modo critico alcune affermazioni del presidente Trump. Il NYT nota che il presidente, per la seconda volta in pochi giorni, ha ieri dichiarato di avere raggiunto l’obiettivo di eliminare la minaccia nucleare iraniana, cioè la possibilità che l’Iran si doti dell’atomica. “Ma le prove dicono il contrario”, afferma l’autorevole quotidiano. Del resto, Trump aveva fatto analoghe affermazioni dopo la ‘guerra dei 12 giorni’ del giugno scorso, rivelatesi poi infondate.</p>



<p>Analogo discorso per il cambio di regime a Teheran, che non c’è stato, nonostante la decapitazione dei leader operata in modo sistematico con il concorso dell’intelligence israeliana – 250 le figure di spicco eliminate -. Washington e anche il governo israeliano cercano ora di sostenere che il regime “è stato trasformato” con la guerra, pur se ciò non emerge dalle dichiarazioni e dai comportamenti dei leader iraniani superstiti o nuovi.</p>
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		<title>Trump esalta economia e anti-immigrazione, spiega perché attaccare l&#8217;Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 08:47:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel discorso sullo stato dell'Unione più lungo della storia, il presidente Usa Donald Trump ha esaltato i risultati a suo giudizio ottenuti nel primo anno del suo secondo mandato alla Casa Bianca.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel discorso sullo stato dell&#8217;Unione più lungo della storia – con un&#8217;ora e 47&#8242; battuto il record che era di Bill Clinton, un&#8217;ora e 39&#8242; -, il presidente Usa Donald Trump ha esaltato i risultati a suo giudizio ottenuti nel primo anno del suo secondo mandato alla Casa Bianca, specie sui fronti dell&#8217;economia e dell&#8217;immigrazione, e ha spiegato perché è giusto prepararsi ad attaccare l&#8217;Iran, pur asserendo d&#8217;anteporre la diplomazia alle armi.</p>



<p>Sul discorso del presidente, titoli e giudizi dei principali media degli Stati Uniti sono simili. Eccone una carrellata: il <em>New York Times</em>, “Trump esalta le sue politiche economiche e anti-immigrazione e dà dei pazzi ai democratici”; il <em>Washington Post</em>, “Trump parte con toni positivi, poi cambia registro e attacca l&#8217;opposizione”; il <em>Wall Street Journal</em>, “Trump enfatizza una svolta dell&#8217;economia di cui molti elettori non si sono accorti”; la Cnn, “il presidente mette alla berlina i democratici sull&#8217;immigrazione, fa l&#8217;elogio dei dazi e inanella una cascata di affermazioni false”.</p>



<p>La Fox, conservatrice, titola: “Il presidente celebra &#8216;una svolta storica&#8217; nell&#8217;economia, in un discorso zeppo di risultati e di moniti e fortemente centrato sull&#8217;economia”; e, poi, cita la frase “Non avete ancora visto nulla”.</p>



<p>Il sito Axios punta sull&#8217;Iran: “Trump dice di preferire la diplomazia, ma poi elenca i motivi per fare la guerra all&#8217;Iran”. Sull&#8217;Iran, il magnate presidente s&#8217;impegna “a non permettere mai che abbia l&#8217;atomica” e afferma che Teheran &#8220;ha già sviluppato missili che possono minacciare – oltre che Israele, ndr &#8211; l&#8217;Europa e le nostre basi all&#8217;estero&#8221; e “sta lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti&#8221;, senza fornire ulteriori dettagli.</p>



<p>Quanto alla guerra in Ucraina – la parola è stata pronunciata dopo oltre un&#8217;ora e mezza di discorso -, Trump sostiene di stare lavorando “duramente” per porvi fine; ripete che, se ci fosse stato lui, non sarebbe mai cominciata e deplora la morte, ogni mese, di 25 mila soldati sull&#8217;uno e sull&#8217;altro fronte, senza indicare la fonte del dato. E, naturalmente, ricorda di avere “già risolto otto guerre”.</p>



<p>Politico centra, invece, l&#8217;attenzione sui risvolti di politica interna del discorso di Trump. I sostenitori del presidente – scrive il sito – “sono sollevati, perché Trump è rimasto concentrato sui suoi temi, l&#8217;economia e l&#8217;immigrazione, anche se avrebbero voluto un&#8217;agenda più dettagliata delle cose da fare” di qui alle elezioni di midterm del 5 novembre. I democratici hanno reagito al discorso in vari modi, alcuni restando assenti, altri vociando proteste, altri in silenzio, e “hanno sciorinano le loro divisioni su come avvicinarsi al voto”. Fra le deputate che hanno lasciato l&#8217;aula a discorso quasi concluso, due icone della sinistra democratica, Ilhan Omar, la deputata del Minnesota di origini somale, e Rashida Tlaib, la deputata del Michigan musulmana.</p>



<p>La risposta ufficiale democratica allo stato dell&#8217;Unione di Trump, che ha promesso “di rimpiazzare le tasse con i dazi”, è stata affidata alla governatrice della Virginia Abigail Spanberger, centrista, eletta lo scorso novembre sottraendo lo Stato ai repubblicani, che ha puntato sul costo della vita. Alla visione di Trump di un&#8217;Unione “che cresce, è sicura e sta vincendo”, Spanberger ha replicato che il presidente “semina paura e mente sull&#8217;economia”.</p>



<p>Sul <em>Washington Post</em>, Amber Philips sintetizza così il discorso e il momento del presidente Trump: “E&#8217; impopolare come lo era dopo l&#8217;attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e una maggioranza degli elettori disapprova la sua gestione di ciascuna delle sue priorità, dall&#8217;economia all&#8217;immigrazione”, come indica l&#8217;ultimo sondaggio Ipsos per conto di WP e Abc, che colloca il tasso di disapprovazione al 60%. Inoltre, “la scorsa settimana, la Corte Suprema ha giudicatio illegittimi la maggior parte dei suoi dazi, che sono l&#8217;elemento centrale della sua politica economica. E, quest&#8217;autunno, il suo partito rischia di perdere il controllo del Congresso”. Eppure, “nonostante tutti questi venti contrari, Trump ha fatto un discorso aggressivo, sostenendo che i prezzi sono scesi, che i criminali sono stati deportati e che l&#8217;economia sta crescendo”. C&#8217;era tutto nelle parole d&#8217;esordio: “La nostra Nazione è tornata. Più grande, più ricca e più forte che mai prima”.</p>



<p>Da notare che il sondaggio Ipsos indica che economia e immigrazione sono i temi più polarizzanti della presidenza Trump: sono, cioè, quelli su cui ottiene il massimo dei consensi dai suoi sostenitori e il massimo delle critiche dai suoi oppositori.</p>



<p>Con il Congresso riunito in sessìione plenaria, ad ascoltare il discorso, com&#8217;è tradizione, c&#8217;erano vertici militari e giudici della Corte Suprema, con il loro presidente John Roberts. Trump ha definito “infelice” la sentenza con cui la Corte ha bocciato i suoi dazi.</p>



<p>Fra le polemiche che hanno preceduto e accompagnato il discorso sullo stato dell&#8217;Unione, quella relativa all&#8217;invito ad assistervi rivolto alle squadre di hockey maschile e femminile degli Stati Uniti appena reduci dai trionfi olimpici. Gli uomini lo hanno accettato, le donne lo hanno rifiutato, citando difficoltà logistiche. In realtà, molte atlete non hanno gradito il modo in cui l&#8217;invito è stato loro rivolto (“Devo invitare anche loro: se non lo faccio, mi becco un &#8216;impeachment&#8217;”, ha detto Trump parlando alla squadra maschile) e alcune sono sue dichiarate oppositrici.</p>
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		<title>Iran, Medio Oriente e Ucraina: negoziati aperti, ma nessuna svolta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 12:29:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
		<category><![CDATA[negoziati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negoziati con Teheran aggiornati a marzo, dialogo su Kiev ancora aperto e attesa per il Board of Peace di Trump: dossier diversi che si intrecciano in una giornata chiave per gli equilibri internazionali.</p>
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<p>L’andamento e le prospettive dei negoziati con l’Iran a Ginevra, aggiornati – pare – a inizio marzo; gli sviluppi delle trattative sull’Ucraina, che proseguono oggi; e le attese per la prima riunione, domani, del Board of Peace voluto dal presidente Usa Donald Trump per gestire il piano di pace varato a inizio ottobre per la Striscia di Gaza, ma destinato a diventare una sorta di Onu privata e parallela: gli argomenti si inrtrecciano, sull’agenda internazionale di questa giornata.<br><br>Dai negoziati con l’Iran, emerge la decisione di proseguirli senza che siano stati fatti passi avanti decisivi, mentre sullo sfondo gli Stati Uniti rafforzano il loro dispositivo militare nella Regione e l’Iran, per bocca della sua guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, formula minacce d’affondamento delle portaerei nel Golfo – in sé, una smargiassata ‘trumpiana’ -.<br><br>Con le trattative, gli Stati Uniti puntano a bloccare il programma nucleare iraniano in cambio dell’allentamento delle sanzioni contro l’Iran, ma vogliono anche discutere dei missili di Teheran capaci di colpire Israele e dell’appoggio di Teheran alle milizie sciite attive in Medio Oriente, dall’Iraq alla Siria, dal Libnao alla Cisgiordania e, in particolare, alla Striscia di Gaza.<br><br>Nelle trattative, mediate dall’Oman, restano significative differenze, ad esempio sul tema chiave dell’arricchimento dell’uranio iraniano. Il presidente Usa Donald Trump e leader politici iraniani esprimono speranze d’accordo, ma l’opzione militare resta possibile se i negoziati fallissero. E c’è chi teme che Washington e Teheran stiano solo prendendo tempo: gli americani per meglio attrezzarsi all’attacco; gli iraniani per meglio proteggere i loro assets e garantirsi una reazione.<br><br>Quanto a Israele, c’è chi preferisce una soluzione militare al problema iraniano, che possa anche essere una spallata al regime, piuttosto che un’intesa negoziale. E, intanto, alla vigilia dell’esordio del Board of Peace, il governo guidato da Benjamin Netanyahu continua a fare passi che puntano all’annessione della CisGiordania, nonostante l’opposizione finora espressa dal presidente Trump e il carattere totalmente illegale dell’iniziativa, dal punto di vista del diritto internazionale.<br><br>Sul fronte ucraino, i colloqui tra Russia e Ucraina mediati dagli Usa riprendono oggi a Ginevra, mentre i bombardamenti con missili e droni proseguono ogni notte: Washington vuole un’intesa e Steve Witkoff, il ‘negoziatore in capo’ di Trump, insieme al ‘primo genero’ Jared Kushner, manifesta ottimismo sulla fine al conflitto più mortale in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. New York Times e Washington Post sottolineano l’anomalia americana d’una diplomazia di pace senza diplomatici coinvolti: Dipartimento di Stato e consiglio per la Sicurezza nazionale sono fuori dai giochi affidati alla ‘strana coppia’ Witkoff / Kushner.<br><br>A ricordare che l’opzione militare è sempre attuale per l’Amministrazione Trump, c’è la notizia che, su un fronte di guerra dimenticato, il Venezuela e i Caraibi, c’è stato l’ennesimo affondamento di una imbarcazione di presunti narcotrafficanti: 11 le persone a bordo uccise.<br>Il bilancio della ‘guerra al narcotraffico’, che sarebbe stato gestito dal presidente venezuelano Nicolas Maduro catturato e trasferito negli Stati Uniti la notte tra il 3 e il 4 gennaio, ammonta attualmente a 43 imbarcazioni affondate e 133 persone uccise, nessuna delle quali era stata giudicata colpevole di un qualsiasi reato e tanto meno condannata a morte da un tribunale Usa.<br><br>In vista della riunione, domani, a Washington, del Board of Peace, la Commissione europea ha oggi precisato il mandato della commissaria per il Mediterraneo, la croata Dubravka Šuica, che – è detto in un comunicato – “parteciperà ai colloqui sul piano di pace per Gaza nel contesto di una riunione del Board of Peace”.<br>La sua partecipazione – si precisa – “è in linea con l’impegno dell’Ue per l’attuazione della tregua nella Striscia, nonché con gli sforzi internazionali per la ripresa e la ricostruzione… L&#8217;Ue sostiene con forza una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, con Israele sicuro e uno Stato palestinese vitale. In questo contesto, l’Ue ha un ruolo importante da svolgere in quanto maggiore fornitore di assistenza ai palestinesi… Nel novembre 2025, l&#8217;Ue ha istituito il gruppo dei donatori per la Palestina per raccogliere sostegno internazionale all&#8217;attuazione del programma di riforme dell&#8217;Autorità palestinese, anche in linea con il punto 19 del piano di pace per Gaza”.<br><br>Il comunicato, le cui norme di linguaggio potrebbero anche essere utili nel definire la presenza dell’Italia a Washington come osservatore, indica che la Commissaria Šuica parteciperà ai colloqui “per facilitare il coordinamento e la complementarità delle nostre azioni con gli sforzi internazionali per la ripresa e la ricostruzione postbellica di Gaza”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/iran-medio-oriente-e-ucraina-negoziati-aperti-ma-nessuna-svolta/">Iran, Medio Oriente e Ucraina: negoziati aperti, ma nessuna svolta</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Polizia anti-migranti in ritirata, sviluppi sul caso Epstein e retromarcia sul clima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 09:32:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
		<category><![CDATA[Epstein]]></category>
		<category><![CDATA[Ice]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante l’intrecciarsi di appuntamenti internazionali, specie i negoziati sull’Ucraina e con l’Iran, l’attenzione dei media negli Usa è concentrata sulle vicende interne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/polizia-anti-migranti-in-ritirata-sviluppi-sul-caso-epstein-e-retromarcia-sul-clima/">Polizia anti-migranti in ritirata, sviluppi sul caso Epstein e retromarcia sul clima</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nonostante l’intrecciarsi di appuntamenti internazionali, specie i negoziati sull’Ucraina e con l’Iran, che riprendono a Ginevra rispettivamente domani e mercoledì, l’attenzione dei media negli Usa è concentrata sulle vicende interne: le vicissitudini dell’ormai famigerata polizia anti-migranti, l’Ice; gli sviluppi del ‘caso Epstein’; le iniziative sconcertanti del magnate presidente Donald Trump sull’ambiente e non solo.<br><br><strong>Minneapolis e altrove: polizia anti-migranti e Guardia Nazionale ‘battone in ritirata’ </strong><br>L’Ice ‘batte in ritirata‘ da Minneapolis e da altre città, e contemporaneamente la Guardia Nazionale lascia la California e altri Stati dov’era stata mobilitata, in coincidenza con uno shutdown parziale del Dipartimento della Sicurezza interna, cui la polizia anti-migranti fa capo, perché il Congresso è partito in vacanza per una settimana senza avere raggiunto un accordo sul suo finanziamento.<br>Sotto i riflettori dei media, ma forse è meglio dire nel mirino, c’è la responsabile del Dipartimento, una contestatissima Kristi Noem, mentre Politico mette in rilievo una conseguenza dello shutdown: i repubblicani temono che la vicenda oscuri il discorso sullo stato dell’Unione che Trump farà, davanti al Congresso riunito in sessione plenaria, la sera di martedì 24 febbraio.<br><br>Molto rilievo ha avuto, nei giorni scorsi, la notizia della sospensione di due agenti dell’Ice che avrebbero reso false testimonianze sul ferimento di un immigrato venezuelano a Minneapolis, teatro delle peggiori imprese della polizia anti-migranti, a partire dall’uccisione a gennaio di due cittadini americani.<br>Se ‘batte in ritirata’ da Minneapolis e altrove, ufficialmente perché ha esaurito la sua missione, l’Ice non desiste da iniziative che suscitano polemiche e interrogativi: chiede ai social networks di darle informazioni sugli accounts che la criticano; e progetta di spendere 38,3 miliardi di dollari nella trasformazione di magazzini in centri di detenzione per migranti.<br><br><strong>Caso Epstein: scossoni più in affari che in politica</strong><br> Il ‘caso Epstein’ riserva, ogni giorno, qualche novità, che esce dagli oltre tre milioni di documenti inediti pubblicati a fine gennaio dal Dipartimento di Giustizia. La vicenda, per il momento, scuote più gli ambienti finanziari che quelli politici.<br><br>Casey Wasserman, lambito dallo scandalo, ha deciso di vendere la sua agenzia di artisti famosi, perché il suo coinvolgimento, sia pure marginale, nell’ ‘affaire’ la danneggiava: Wasserman scambiava email ammiccanti con Ghislaine Maxwell, compagna e procacciatrice di prede sessuali di Epstein. Kathy Ruemmler, l’’avvocata in capo della banca d’affari Goldman Sachs, s’è dimessa sotto il peso dei suoi rapporti professionali e personali con il magnate pedofilo – lei sostiene che fossero solo professionali -.<br>Politico e la Cnn trattano la vicenda sotto altre angolature. La Cnn scrive che Steve Bannon, il guru della campana di Trump nel 2016 e l’ideologo iniziale del suo movimento, cercò di coinvolgere Epstein nei suoi tentativi di fare cadere Papa Francesco – non si capisce bene come -. Politico punta sul tentativo di Trump, ma soprattutto di suoi accoliti, di costruire in Europa una rete di think tanks ‘Maga-friendly’, sul modello della Heritage Foundation, cui spetta il compito di individuare potenziali interlocutori europei da finanziare.<br><br><em>Le Monde</em> spiega come Epstein era riuscito a creare una rete mondiale di contatti e d’influenze che lo ha protetto: “Con i suoi intrighi e le sue manipolazioni, il predatore sessuale di modeste origini s’è aperto le porte delle élites globali… La sua influenza era tale che molti potenti hanno continuato a frequentarlo, anche dopo la sua prima condanna nel 2008<br><br><strong>Ambiente: Trump smantella pilastro politiche climatiche </strong><br>L’agenzia per l’ambiente degli Stati Uniti, l’Epa, ha revocato le basi scientifiche su cui poggiavano tutte le decisioni relative alla lotta al riscaldamento globale e alla riduzione delle emissioni nocive: per i media ‘liberal’, la mossa dell’Amministrazione Trump 2 può comportare lo smantellamento delle politiche ambientali, perché vengono meno le premesse scientifiche che comportamenti umani e consumi di energie fossili danneggiano la salute e alterano il clima.<br>Il magnate presidente sostiene di avere vinto la ‘battaglia della sostenibilità’, dopo che i dati dell’inflazione di gennaio indicano che l’aumento dei prezzii su base annua è stato del 2,4%, inferiore al previsto e non lontano dal livello del 2% indicato come ottimale dalla Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti.<br><br>Anche i dati di gennaio sul mercato del lavoro sono stati positivi, migliori delle aspettative: 130.000 i posti di lavoro creati. I due segnali possono preludere a un’ulteriore riduzione del costo del denaro da parte della Fed, in tempi pù rapidi di quanto finora previsto.<br><br><strong>Scontri giudiziari e baruffe politiche</strong><br> Sui fronti giudiziari, un Grand Giurì ha respinto la richiesta del Dipartimento della Giustizia d’incriminare sei parlamentari democratici con un passato militare o nell’intelligence ‘colpevoli’ d’avere ricordato ai militari il loro diritto a disobbedire a ordini ingiusti. Le iniziative si riferivano allo schieramento della Guardia nazionale in funzione anti-migranti contro il volere dei governatori degli stati interessati e all’affondamento nei Caraibi di imbarcazioni di presunti narcotrafficanti – azioni che hanno fatto oltre cento vittime -. La figura di maggiore spicco era quella del senatore dell’Arizona Mark Kelly, un ex astronauta, potenziale candidato alla nomination democratica 2028.<br><br>Per il <em>Washington Post</em>, è stato l’ennesimo smacco giudiziario per l’Amministrazione Trump, che cerca di perseguire nemici personali del magnate presidente o avversari politici. Va invece avanti l’inchiesta sul voto in Georgia nel 2020, che Trump ha voluto riaprire alla ricerca di presunti brogli, basandosi su illazioni già respinte dai tribunali.</p>
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		<title>Monaco: l’Europa celebra i riti della separazione dall’America di Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 09:52:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Monaco si è celebrato uno strappo dell'Unione europea nei confronti degli Stati Uniti. Fase storica dei rapporti geopolitici.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non basta un discorso di maniera del segretario di Stato Usa Marco Rubio, alla conferenza di Monaco, ieri, a cancellare i discorsi ‘di pancia’ &#8211; aggressivi ed ‘europafobici’ &#8211; del presidente Usa Donald Trump, al Forum di Davos, a gennaio, e del vice-presidente Usa JD Vance, a Davos e a Monaco, l’anno scorso. Le parole ‘diplomatiche’ di Rubio, che il giorno prima aveva snobbato un incontro con i leader europei presenti a Monaco, ricevono applausi di sollievo, ma sulla vicinanza tra l’America di Trump e l’Europa possono imbambolare solo che vuole farsi illudere o è in malafede.</p>



<p>Non si discute l’amicizia e la riconoscenza dell’Europa verso l’America. Si prende però atto della rottura della comunanza di valori tra l’America di Trump e l’Europa del diritto e della democrazia.</p>



<p>Nei discorsi a Monaco del cancelliere tedesco Friedrich Merz, del presidente francese Emmanuel Macron e del premier britannico Keir Starmer, l’Europa pare esserne finalmente consapevole, sia pure con accenti e sfumature diversi. Una voce dissonante è quella della premier italiana Giorgia Meloni, che a Monaco non c’era e che sta dalla parte dei Maga e di Trump.</p>



<p>E’ una scelta legittima dettata da considerazioni opportunistiche e dalla vicinanza politica: nazionalismo, xenofobia e percepita superiorità dell’esecutivo sugli altri poteri statali sono tratti comuni al ‘trumpismo’ e alle destre europee. Ma è una scelta diversa da quella dei maggiori partner europei dell’Italia; e, a mio avviso, è contraria agli interessi dell’Italia e basta da sola a distruggere le fantasie sull’intesa italo-tedesca alimentate da letture mediatiche ingenue e acritiche.</p>



<p>Nei prossimi giorni, tra martedì e mercoledì, a Ginevra, gli Stati Uniti di Trump, con Russia e Ucraina, torneranno a discutere di una pace che premia l’aggressione russa; e, con l’Iran, di un’intesa che garantisca la sicurezza di Israele. Giovedì ci sarà a Washington la prima riunione del ‘Board of Peace’ per la Striscia di Gaza: un’iniziativa privatistica, cui l’Italia ha deciso di partecipare come osservatore, avallando di fatto quello che è un obbrobrio dal punto di vista del diritto internazionale.</p>



<p>Sono tutti tavoli negoziali dove l’Europa o non c’è – Ucraina e Iran – o ha voci comprimarie (nel Board of Peace, quelle di Ungheria e Bulgaria). A Monaco, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky denuncia l’assenza dell’Europa dalle trattative con la Russia “un grande errore”: un’assenza subita dall’Europa, non certo voluta.</p>



<p>Nella seconda giornata della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco i discorsi diplomatici di Rubio e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che si appella all’unità transatlantica e alla reciproca difesa, fanno, in qualche misura, da contraltare a quelli di Merz, Macron e Starmer e mettono la sordina ai contrasti. Ma c’è la forma e c’è la sostanza: Rubio parla dei “destini intrecciati” d’America e Europa, ma insiste per una “Europa forte” e ne denuncia il declino economico e culturale individuandone le cause “nel culto del clima” e nella migrazione di massa. E’ un discorso ‘trumpiano’ con toni educati e non beceri; e, del resto, non ci si poteva aspettare altro. Per Euractiv, l’America sciorina con Rubio “il volto meno feroce del ‘trumpismo’”.</p>



<p>Prima di Monaco, che qualcosa sia profondamente cambiato nelle relazioni Europa – America era già emerso dalla riunione a Bruxelles dei ministri della Difesa dei Paesi della Nato. Politico, che ne vede emergere un’Alleanza 3.0, vi aveva letto “un effetto delle politiche di Trump”, cioè “un’Europa che spende di più per la difesa, ma che tiene testa all’America”.</p>



<p>Anche il segretario generale della Nato Marc Rutte riconosce che I Paesi europei stanno assumendo sempre più le redini di un’Alleanza in cui l’America crede, o almeno investe, di meno: Rutte prospetta una nuova era dell’Alleanza militare occidentale, anche se, per lui, “un&#8217;Europa forte in una Nato forte significa che il legame transatlantico sarà più forte che mai&#8221;.</p>



<p>A Monaco, il cancelliere Merz dichiara la fine del vecchio ordine mondiale, dice che c’è “una frattura” con gli Usa e lancia un appello per una leadership europea basata sul partenariato. Il presidente Macron difende a spada tratta i valori europei. Il premier svedese Ulf Kristersson ammette l’esistenza di una crisi delle relazioni transatlantiche e invita l’America a non compromettere la democrazia europea.</p>



<p>Alla Conferenza sulla Sicurezza, i leader europei arrivano dopo il vertice informale in Belgio di giovedì: portano le preoccupazioni per i rischi di una Terza Guerra Mondiale e, quindi, la disponibilità a spendere di più per la difesa; ma anche la prospettiva di un’Europa a due velocità sui terreni della competitività e della politica estera e della difesa, un’Europa meno timida ad affermare la propria autonomia e a tutelare se stessa e i propri valori.</p>
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		<title>L’Europa dei gamberi che avanzano e l’America delle portaerei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 09:41:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Vertice europeo informale svoltosi ieri in un castello delle Fiandre ha visto l’avanzata dell’Europa dei gamberi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><br>Il Vertice europeo informale svoltosi ieri in un castello delle Fiandre ha visto l’avanzata dell’Europa dei gamberi: quella che – complici media influenzabili &#8211; fa passare per obiettivi innovativi sul fronte della competitività vecchi mantra già contenuti nei Trattati di Roma del 1957 e ancor più in quello di Maastricht del 1992, il completamento del mercato interno e l’azzeramento delle barriere interne; e che, sotto quella copertura, fa invece passi indietro sul fronte della lotta al cambiamento climatico, sacrificando interessi economici a breve termine al bene comune a lungo termine, e della solidarietà e dei diritti umani, adottando o almeno avallando politiche anti-migranti che ignorano la demografia ed esaltano il populismo, facendo leva sulla paura e sulla sicurezza.<br><br>È l’Europa che scopre come se fosse un’epifania che non è necessario fare le cose tutti insieme, quando si vogliono fare passi in avanti. In quasi 70 anni di integrazione europea, non c’è mai stato un progresso fondamentale sulla strada dell’integrazione – dalla libera circolazione delle persone alla moneta unica – che sia stato fatto “tutti insieme”. E’ sempre successo “avanti con chi ci stava”; e gli altri avrebbero, volendolo, seguito.<br><br>Mentre, per finanziare gli investimenti necessari a garantire un’autonomia della difesa dell’Europa e una sovranità tecnologica, venuta meno l’affidabilità dell’America, almeno fin quando è nelle mani del duo ‘europafobico’ Donald Trump – JD Vance, la via maestra è quella del debito comune: via da sempre considerata nell’interesse dell’Italia e da sempre osteggiata dai cosiddetti ‘Paesi frugali’, Germania e Olanda in testa; e ora rinnegata o almeno accantonata per non disturbare il manovratore, cioè la Germania del cancelliere Friedrich Merz, più impegnata a ricorrere voti sul terreno dell’Afd che a perseguire un destino europeo.<br><br>Che i venti invitati non si sa bene da chi (Italia, Germania e Belgio in linea di massima, ma Berlino e Bruxelles tendono a lasciare il cerino a Roma) al pre-Vertice nelle Fiandre non siano una pattuglia di avanguardisti europei, ma piuttosto un’armata brancaleone di nazionalismi a diversa intensità lo dimostra la loro composizione, con dentro Ungheria, Rep. Ceca e Slovacchia, i meno europeisti e più ‘filo-russi’ fra i 27, e fuori, fra gli altri, Spagna e Portogallo: il minimo comune denominatore non è l’europeismo, ma scelte politiche di destra o moderate, dove prevale l’attenzione alle imprese, piuttosto che di centro-sinistra, dove prevale l’attenzione al sociale.<br><br>Che poi qualcuno creda davvero che l’asse italo-tedesco, termine che solo a usarlo mette i brividi, possa sostituirsi al tradizionale asse portante europeo franco-tedesco appartiene alla serie di storie del pifferaio di Hammelin: l’Italia, che è oggi politicamente più stabile di Francia e Germania, dovrebbe sfruttare questa sua momentanea prerogativa per consolidare la coesione europea e non per incrinarla.<br>E fa poi specie sentire parlare di Europa federale da parte di forze intrinsicamente nazionaliste, ignorando che un’Europa federale si costruisce conferendo più sovranità all’Europa e non certo rinazionalizzando scelte e politiche; e, in particolare, abolendo il vincolo dell’unanimità, cioè il diritto di veto, sulle politiche estere e di difesa e di sicurezza.<br><br>Sui principali media Usa, c’è in generale scarsa attenzione per il Vertice europeo. Fa eccezione Politico che anticipa, in chiave ucraina, l’annuale conferenza sulla sicurezza di Monaco, che si svolge in questo fine settimana, e scrive: “Mentre i leader arrivano a Monaco, il destino dell’Ucraina è in bilico: il tentativo dell’Amministrazione Trump di fare finire la guerra non ha prodotto passi avanti decisivi, mentre il conflitto s’avvicina al suo quarto anniversario”.<br>Nell’edizione europea, Politico dà rilievo a un sondaggio secondo cui gli alleati degli Usa nella Nato non credono più che l&#8217;America del presidente Trump sia fonte di deterrenza: “La reputazione che va erodendosi degli Stati Uniti solleva nuovi interrogativi sulla stabilità dell’ordine globale, che ha tenuto per decenni, e sulla forza del Paese sulla scena mondiale”.<br><br>Politico legge nel Vertice in Belgio una spinta dell’Europa per rendersi meno dipendente da Trump, anche se – scrive &#8211; “i leader dei 27 non sono ancora tutti sulla stessa pagina su come prendere le distanze dagli Stati Uniti”.<br><br>A testimoniare per l’ennesima volta il carattere spesso contraddittorio dell’Amministrazione Trump, c’è la notizia che la portaerei Gerald R. Ford, forse la più moderna dell’arsenale navale Usa, sta facendo rotta, con la sua squadra, dai Caraibi verso il Medio Oriente, dove affiancherà la Lincoln, già presente. Trump rafforza così la pressione militare sull’Iran, proprie mentre si dichiara fiducioso che i negoziati in corso tra Washington e Teheran porteranno a un accordo entro marzo.<br>Il bastone e la carota: è una vecchia storia. Ma con Trump non si sa mai se l’obiettivo è fare avanzare l&#8217;asino della pace con la carota o dargli una bastonata intesta, con il rischio di fare scoppiare una guerra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/leuropa-dei-gamberi-che-avanzano-e-lamerica-delle-portaerei/">L’Europa dei gamberi che avanzano e l’America delle portaerei</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Iran: Trump e Netanyahu in ‘stand by’. Epstein: Bondi sulla graticola</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/iran-trump-e-netanyahu-in-stand-by-epstein-bondi-sulla-graticola/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 08:26:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
		<category><![CDATA[Epstein]]></category>
		<category><![CDATA[netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel loro incontro di ieri, il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu sono sostanzialmente rimasti sulle loro posizioni, specie per quanto riguarda l’Iran.</p>
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<p>Nel loro incontro di ieri &#8211; un ‘faccia a faccia’ alla Casa Bianca durato ben più del previsto, oltre tre ore, e che potrebbe avere un seguito oggi -, il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu sono sostanzialmente rimasti sulle loro posizioni, specie per quanto riguarda l’Iran.<br>Trump vuole continuare a negoziare sul nucleare e i missili iraniani, senza però rinunciare all’opzione militare. Netanyahu vuole garanzie di sicurezza che, se le trattative fallissero, Teheran non possa colpire Israele reagendo a un attacco. Garanzie analoghe chiedono i Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti ed esposti a ritorsioni iraniane.<br><br>In assenza di annunci sul Medio Oriente – Trump e Netanyahu non si sono neppure presentati alla stampa, com’era del resto previsto fin dall’inizio -, l’assoluta protagonista sui media Usa è Pam Bondi, la segretaria alla Giustizia, che ieri ha testimoniato sul ‘caso Epstein’ di fronte alla commissione d’inchiesta della Camera.<br>Bondi è stata messa sulla graticola di domande scomode da deputati democratici. L’ex legale del magnate presidente ha difeso l’operato dell’Amministrazione Trump e non s’è neppure scusata con le vittime per gli errori fatti dal suo Dipartimento, pubblicando a fine gennaio oltre tre milioni di documenti sul magnate pedofilo suicida in carcere a New York nel 2019.<br><br>Dalla testimonianza di Bondi, non sono venute clamorose rivelazioni, ma scambi di battute vivaci, con cui aprono New York Times, Washington Post e Politico, che, in un’analisi, scrive che i democratici pensano che la deposizione della segretaria alla Giustizia li possa aiutare a vincere le elezioni di midterm in novembre – in merito, Politico appare scettico -.<br>Oltre agli sviluppi del ‘Caso Epstein’, tengono banco sui media Usa il voto, poco più che simbolico negli effetti, con cui la Camera ha bocciato le scelte sui dazi di Trump nei confronti del Canada e la minaccia dei governatori democratici di boicottare un incontro con Trump perché alcuni di loro non erano stati invitati alla Casa Bianca.<br><br>Il voto della Camera ha molto rilievo sul <em>Wall Street Journal </em>e su Axios che dedica un ritratto al deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie, su cui i repubblicani non possono mai contare perché vota sempre con i democratici – il Kentucky manda spesso al Congresso personaggi politicamente eccentrici -.<br>La polemica dei governatori pare invece finita a tarallucci e vino: alla fine, tutti i governatori sono stati invitati all’annuale passerella alla Casa Bianca – e la colpa di quello che sarebbe stato un ‘qui pro quo’ è finita addosso al governatore repubblicano dell’Arizona Kevin Stitt -; ma non tutti sono stati invitati a una successiva cena ristretta.<br>Il caso è stato ingigantito dal fatto che, fra i governatori democratici, ve ne sono parecchi che potrebbero brigare la nomination democratica alle presidenziali 2028 – per citarne solo alcuni, quelli di California, Illinois, Michigan, Pennsylvania e Kentucky -.</p>
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