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	<title>Cronache USA - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Sat, 08 Aug 2026 09:03:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Trump litiga con la Fed e i giudici, mentre le guerre vanno a ramengo</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/trump-litiga-fed-giudici-guerre/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 08:41:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Incapace di trovare una via d'uscita dalla guerra che ha scatenato, aggredendo con Israele l'Iran, e dalla guerra che ha ereditato, l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, il presidente Usa Donald Trump smette di parlarne.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Incapace di trovare una via d&#8217;uscita dalla guerra che ha scatenato, aggredendo con Israele l&#8217;Iran, e dalla guerra che ha ereditato, l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina da parte della Russia, il presidente Usa Donald Trump smette di parlarne e sposta la sua attenzione su beghe interne da lui stesso aperte e avviluppatesi in conflitti istituzioni e giudiziari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fra queste vicende di lunga durata, tornano ora d&#8217;attualità la &#8216;guerra&#8217; dichiarata dal presidente Trump a una governatrice della Federal Reserve, la Banca centrale degli Stati Uniti, Lisa Cook, e la saga della mega-sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca senza l&#8217;autorizzazione del Congresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tignoso presidente prova di nuovo a licenziare la Cook, nonostante la Corte Suprema gli abbia già detto che non ha il potere di farlo, se non con una giusta causa, e porta la questione della mega-sala da ballo alla Corte Suprema, dopo che giudici federali di primo grado e d&#8217;appello gli hanno detto che non può costruirla senza l&#8217;autorizzazione del Congresso e che i lavori in corso, per l&#8217;ammontare di 400 milioni di dollari, devono essere sospesi – un ordine definito “ingiusto” dalla Casa Bianca -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece che parlare di guerre, Trump ha preferito, questa settimana, fare comizi sull&#8217;economia, cercando di convincere gli elettori, in vista del voto di midterm del 3 novembre, che le sue ricette stanno funzionando. Peccato che i dati – l&#8217;ultimo, ieri, quello sui posti di lavoro creati a luglio, appena 24 mila – non gli diano ragione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, le novità statunitensi sui fronti internazionali non mancano. Il Senato Usa ha ieri approvato a larghissima maggioranza un ampio pacchetto di sanzioni alla Russia frutto di un anno di impegno del defunto senatore repubblicano Lindsey Graham. La misura – osserva l&#8217;Ap – rafforza il sostegno di Washington all&#8217;Ucraina e vuole forzare la mano verso la pace al presidente tusso Vladimir Putin, mentre l&#8217;invasione si trascina da quasi 54 mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il voto del Senato coincide con l&#8217;allarme lanciato dall&#8217;intelligence statunitense, secondo cui Putin potrebbe mettere alla prova la solidarietà fra i Paesi della Nato con attacchi limitati e dimostrativi contro uno di essi, e con un cambio d&#8217;atteggiamento della base Maga verso l&#8217;Ucraina, dopo che l&#8217;influencer &#8216;trumpiana&#8217; Laura Loomer è diventata da &#8216;filo-russa&#8217; &#8216;fino-ucraina&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, Trump continua a frenare la fornitura a Kiev di sistemi di difesa anti-missile, complice anche la necessità di tali sistemi sul fronte iraniano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altra notizia di politica internazionale relativamente sottovalutata questa mattina sui media Usa è l&#8217;accordo di mutua difesa firmato da Arabia saudita, Pakistan e Turchia, tre potenze regionali sunnite, mentre gli Huthi, una milizia sciita filo-iraniana, ha ripreso e intensifica gli attacchi contro interessi sauditi nello Yemen. L&#8217;intesa trilaterale in funzione anti-iraniana non garantirà, secondo Teheran, la sicurezza di Riad.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre si attende che si concretizzino le intese tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz e tra Iran e Usa sul congelamento del conflitto, trovano scarsa eco, sui principali media statunitensi, le voci, messe in giro da fonti dell&#8217;opposizione iraniana in esilio, che la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khameney sarebbe in fin di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il figlio dell&#8217;ayatollah Ali Khameney, ucciso il 28 febbraio da un bombardamento israeliano, non è mai comparso in pubblico dopo quel giorno, e non ha praticamente mai fatto sentire la sua voce. Alcune testimonianze recenti, interne al regime iraniano, confermano le difficoltà di comunicare con lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che i militari americani siano a corto di mezzi e di risorse per vincere la guerra all&#8217;Iran paiono confermarlo, oltre alla ridda di indiscrezioni sulla carenza di sistemi e munizioni anti-aerei, smentite, ma senza fugare i dubbi, una richiesta di idee “creative e non convenzionali” su come uscire dal conflitto, lanciata ad esperti e analisti della difesa e intercettata dai media, e ammissioni dei vertici militari degli Stati Uniti raccolte dalla Cnn.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro dibattito in corso nel Congresso Usa riguarda l&#8217;opportunità o meno di <a></a>una partnership più stretta tra Stati Uniti e Israele sulla difesa, con una maggiore integrazione degli apparti militari e d&#8217;intelligence. La scelta è controversa, alla luce dei comportamenti di Israele nella Striscia di Gaza e in CisGiordania e, ora, in Libano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;analisi in apertura del New York Times puntava, nei giorni scorsi, l&#8217;attenzione sull&#8217;Europa, il cui controllo sui propri destini “è messo alla prova dalle guerre in Iran e in Ucraina, dagli incendi e dall&#8217;immigrazione”: “Un&#8217;estate brutale ha messo in evidenza come Gran Bretagna, Francia, Spagna e altri Paesi europei sono messi sotto pressione da forze largamente fuori dal loro controllo”.</p>
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		<title>Usa: accordi con l&#8217;Iran latitano, missili per l&#8217;Ucraina mancano, Trump attacca lo &#8216;ius soli&#8217;</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/usa-ucraina-trump-ius-soli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 08:15:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembrano essersi perse le tracce degli accordi a più riprese annunciati dal presidente Donald Trump per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/usa-ucraina-trump-ius-soli/">Usa: accordi con l’Iran latitano, missili per l’Ucraina mancano, Trump attacca lo ‘ius soli’</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sembrano essersi perse le tracce degli accordi a più riprese annunciati dal presidente Donald Trump per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e bloccare i programmi nucleari dell&#8217;Iran. E neppure l&#8217;intesa che pareva fatta tra Iran e Oman, i due Paesi rivieraschi dello Stretto, risulta essere stata siglata. Ma è probabile che i mediatori continuino a lavorare sotto traccia. La Cnn chiosa ironicamente che “un accordo su Hormuz sta per essere raggiunto, ma non è quello che Trump vuole e che ha annunciato”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La buona notizia resta che da una settimana, ormai, non si spara più nella Regione e non vi sono più vittime. O, almeno, che Usa e Iran non si scambiano più colpi, perché focolai di violenza persistono nello Yemen, dove c&#8217;è il rischio che la guerra civile si riaccenda, e in CisGiordania&nbsp; e a Gaza, dove, secondo fonti di stampa, il Board of Peace avrebbe assegnato il primo contratto per la ricostruzione: una caserma destinata a ospitare truppe marocchine, che sarà realizzata da un&#8217;impresa statunitense.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra tregua militare e stallo negoziale sul fronte iraniano, l&#8217;attenzione si sposta su quello ucraino e, in senso lato, europeo. Il Wall Street Journal apre con una rivelazione dell&#8217;intelligence sulle intenzioni della Russia: i servizi segreti Usa ora pensano che il presidente russo Vladimir Putin potrebbe testare la risoluzione dei Paesi della Nato a difendersi, e soprattutto a difendersi l&#8217;un l&#8217;altro, attuando&nbsp; incursioni limitate. Finora, invece, la percezione dell&#8217;intelligence era che il leader russo non avrebbe provocato l&#8217;Alleanza durante la guerra in Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cui dedica l&#8217;apertura anche la Cnn, che spiega come i missili balistici russi, a lunga gittata e iper-veloci, stiano sfruttando i buchi nelle difese aeree ucraine: “La scarsità di intercettori ha causato decine e forse centinaia di vittime civili nelle ultime settimane”. Un tema che si ricollega a quello della scarsità di missili e munizioni che accusano, dopo la campagna contro l&#8217;Iran, le forze armate Usa, condizionando le scelte di Trump ma anche la possibilità di cedere a Kiev sistemi anti-aerei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Batte su questo tasto il Washington Post, che fornisce ulteriori dettagli sullo scontro che c&#8217;è stato, una settimana fa, a Camp David, fra il presidente Trump e il segretario alla Guerra Pete Hegseth, che gli avrebbe tenuto nascoste le carenze degli arsenali che condizionano le scelte militari Usa, oltre che frenare le forniture all&#8217;Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla guerra di Mosca, la Cnn rivela il fenomeno delle &#8216;vedove nere&#8217; russe, donne che circuiscono soldati al fronte e li inducono a sposarle, incassando, poi, in caso di morte al fronte o per causa di guerra, i benefici economici riservati ai congiunti dei caduti e sottraendoli alle loro famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i conflitti creano problemi, il presidente Trump volta lo sguardo altrove e cerca di intaccare, emanando due nuovi ordini esecutivi, lo &#8216;ius soli&#8217; previsto dalla Costituzione statunitense e recentemente confermato dalla Corte Suprema, che ha cassato un&#8217;iniziativa dell&#8217;Amministrazione per negare o limitare il conferimento della cittadinanza a chiunque nasca sul suolo Usa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa volta, i due ordini esecutivi firmato ieri dal presidente negano la cittadinanza ai figli delle cosiddette “turiste della nascita” &#8211; donne incinte che si trasferiscono nell&#8217;Unione per partorire – e anche ai figli “di stranieri nemici”, o di lobbisti stranieri operanti sul suo,o Usa. La Csa Bianca afferma che le nuove misure non sono in conflitto con quanto sancito dalla Corte Suprema. Invece, la previsione dei media è che gli ordini esecutivi saranno contestati in giustizia e possano di nuovo finire all&#8217;esame della Corte Suprema, non prima però delle elezioni di midterm del 3 novembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impressione è che Trump cerchi in tal modo di capitalizzare su uno dei pochi temi su cui continua a godere del favore dell&#8217;opinione pubblica, il contrasto all&#8217;immigrazione. Altre iniziative di Trump sembrano invece andare contro le priorità degli elettori e creano allarme fra i candidati repubblicani alle prossime elezioni: ad esempio, una che limita gli interventi contro la povertà e l&#8217;altra sui vaccini nel segno delle scelte &#8216;no vax&#8217; del segretario alla Sanità Robert F. Kennedy.</p>
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		<title>Midterm: tre mesi al voto, Trump zavorra per i repubblicani, democratici senza leader</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/midterm-tre-mesi-voto-repubblicani-democratici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’andamento delle primarie per la selezione dei candidati repubblicani e democratici rende ancora più aleatori i pronostici. Fra i repubblicani, è accaduto più volte che senatori o deputati in carica, che tendono a essere confermati, siano stati battuti da candidati ‘trumpiani’, perché avevano fatto mancare in qualche circostanza il loro appoggio al magnate presidente. L’esito delle primarie ha quindi confermato che Trump ha il partito in mano, ma getta un’ombra sui risultati di novembre, perché i candidati ‘trumpiani’ hanno meno possibilità di conquistare il voto dei moderati, là dove esso sia determinante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/midterm-tre-mesi-voto-repubblicani-democratici/">Midterm: tre mesi al voto, Trump zavorra per i repubblicani, democratici senza leader</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Apparentemente, il presidente Usa Donald Trump dedica più tempo e più dichiarazioni agli sviluppi dei conflitti internazionali – quello da lui scatenato con l’Iran e quelli da lui ereditati con l’impegno, non assolto, di risolverli in un batter d’occhio – che alla scadenza elettorale del 3 novembre, quando gli americani andranno alle urne per rinnovare l’intera Camera – 435 seggi – e un terzo del Senato – 33 seggi su 100 -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cercare una via d’uscita al conflitto con l’Iran ha una forte valenza elettorale, perché la guerra e l’andamento dell’economia, specie dell’inflazione, zavorrano le speranze dei repubblicani di tenere la maggioranza al Senato e alla Camera. Invece, rileva un sondaggio per conto dell’Ap, le politiche anti-migrazione restano un punto a favore dell’Amministrazione Trump, nonostante la polizia anti-migranti continui a fare vittime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ultimi dati su economia e inflazione non sono incoraggianti: nel secondo trimestre, la crescita è rallentata all’1.5%, al di sotto delle aspettative del 2%, soprattutto a causa della guerra, che ha contraccolpi sui costi dell’energia e sulle catene di approvvigionamento. L’inflazione resta ben sopra il tasso aureo del 2%, inducendo la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, a non ridurre il costo del denaro, nonostante il presidente prema in tal senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra, che frena l’economia, è il principale fattore d’insoddisfazione degli americani verso Trump, il cui tasso d’approvazione continua a scendere, sia pure leggermente. Due americani su tre pensano che il conflitto con l’Iran non valga la pena di essere combattuto e soltanto il 28% ne approvano la conduzione. Fra i repubblicani, il tasso di approvazione della gestione della guerra è sceso in un mese dal 71 al 61%, forse a causa delle continue e repentine &#8216;inversioni di rotta&#8217; decise dal &#8216;comandante in capo&#8217;: gli americani gli chiedono di dare la priorità a fare scendere il pezzo della benzina e a raggiungere un cessate-il-fuoco stabile e duraturo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, i numeri di Trump non sono disastrosi se confrontati con il suo primo mandato e neppure con quelli del suo predecessore Joe Biden: ha l’approvazione di un terzo dei potenziali elettori. Che sembrano persino tanti, visto che il presidente antepone costantemente alla ricerca del bene comune i suoi interessi personali e la rivalsa sui suoi avversari politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per questo, i sondaggi danno ai democratici buone possibilità di conquistare la maggioranza alla Camera, dove basterà loro sottrarre ai repubblicani una manciata di seggi. Più incerta la partita al Senato, dove i democratici, per ottenere la maggioranza, devono non perdere nessun seggio e strapparne quattro ai repubblicani: è fattibile, ma è difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Amministrazione Trump e le Amministrazioni statali nelle mani dei repubblicani hanno avviato tutta una serie di manovre per cercare di blindare le maggioranze al Congresso: Trump, ad esempio, chiede alla Corte Suprema di dare via libera a misure &#8211; finora bloccate dalle corti ordinarie – che rendono più difficile l’accesso alle urne – ufficialmente, si tratta d&#8217;impedire che votino non cittadini: un fenomeno che, secondo i dati forniti dallo stesso Trump, riguarda lo 0,1% degli elettori – e che limitano il ricorso al voto per posta, praticato più dai democratici che dai repubblicani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi Stati repubblicani hanno poi modificato le mappe elettorali, ridisegnando i collegi in modo che i conservatori possano ottenere più seggi. Una mossa cui la California democratica, lo Stato più popoloso, ha risposto con analoghe iniziative a favore dei progressisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’andamento delle primarie per la selezione dei candidati repubblicani e democratici rende ancora più aleatori i pronostici. Fra i repubblicani, è accaduto più volte che senatori o deputati in carica, che tendono a essere confermati, siano stati battuti da candidati ‘trumpiani’, perché avevano fatto mancare in qualche circostanza il loro appoggio al magnate presidente. L’esito delle primarie ha quindi confermato che Trump ha il partito in mano, ma getta un’ombra sui risultati di novembre, perché i candidati ‘trumpiani’ hanno meno possibilità di conquistare il voto dei moderati, là dove esso sia determinante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso analogo vale per i democratici, dove le primarie hanno visto avanzare, a volte a sorpresa, candidati di sinistra, che si definiscono ‘socialisti’, spesso a discapito di candidati moderati. Anche qui, l’esito delle primarie potrebbe rivelarsi un boomerang alle urne, perché gli elettori moderati potrebbero esitare a sostenere esponenti dichiaratamente &#8216;di sinistra&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i repubblicani sono &#8216;Trump dipendenti&#8217;, i democratici hanno il problema opposto: non hanno, cioè, un leader carismatico, capace di galvanizzare gli animi. Il carisma di Barack Obama s&#8217;è molto stemperato, dopo la disastrosa campagna per Usa 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta dei candidati non è sempre stata oculata: in Texas i repubblicani, nel Maine i democratici hanno puntato su personaggi molto chiacchierati. Quello del Maine è stata indotto a farsi da parte; quello del Texas, Ken Paxton, resta in lizza e si confronterà con un candidato democratico anomalo ma molto forte, James Talarico: i risultati di Texas e Maine potrebbero essere decisivi al Senato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ probabile che la campagna elettorale resti un po’ sotto traccia nel mese di agosto ed esploda dopo di Labor Day, che quest’anno è il 7 settembre. Per lanciarla, Trump ha già convocato a Dallas, il 9 e 10 settembre, una convention straordinaria di metà mandato del Partito Repubblicano: sarà una novità assoluta.</p>
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		<title>Gaza: Trump annuncia accordo di disarmo di Hamas, progressi verso ls riapertura di Hormuz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 08:20:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rilievo, ma anche prudenza, se non diffidenza, sui più importanti media Usa per l’annuncio fatto dal presidente Donald Trump di un accordo raggiunto, in seno...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/gaza-trump-annuncia-accordo-disarmo-hamas-progressi-verso-riapertura-hormuz/">Gaza: Trump annuncia accordo di disarmo di Hamas, progressi verso ls riapertura di Hormuz</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Rilievo, ma anche prudenza, se non diffidenza, sui più importanti media Usa per l’annuncio fatto dal presidente Donald Trump di un accordo raggiunto, in seno al Board of Peace, di cui da tempo non si sentiva parlare, per il disarmo di Hamas nella Striscia di Gaza, oltre che di progressi con l’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Né Hamas, che non è rappresentata nel Board of Peace, né l’Iran – viene rilevato – hanno finora confermato le intese. Hamas, in particolare, subordina ogni accordo al ritiro da Gaza di Israele, che tuttora occupa oltre la metà della Striscia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un post sul suo social Truth, Trump scrive: &#8220;Il Board of Peace ha raggiunto un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza: un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature … Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza Internazionale di Stabilizzazione – <em>che ancora non esiste, ndr</em> &#8211; collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza, a beneficio dei suoi residenti e dei Paesi vicini&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un’intervista al Financial Times, Trump ha poi messo in dubbio l’impegno a fornire all’Ucraina la tecnologia per produrre i Patriot, che pareva acquisito dopo l’incontro col presidente ucraino Volodymyr Zelensky martedì; s’è detto fiducioso sull’accordo con l’Arabia saudita per la fornitura di tecnologia nucleare (intesa da lui stesso messo in dubbio nei giorni scorsi); e ha affermato che la resa dell’Iran è solo questione di giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gaza: l’accordo secondo Trump e le reazioni di Hamas</strong><br>Sull’accordo per il disarmo di Hamas a Gaza, Trump scrive: &#8220;E’ un passaggio fondamentale perché Gaza sia finalmente governata da un nuovo governo palestinese, che collaborerà strettamente con il Board of Peace per sostenere il popolo palestinese. Allo stesso tempo, Israele otterrà la sicurezza che merita, dato che Gaza non sarà più utilizzata come base per attacchi terroristici&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intesa, &#8220;una pietra miliare nell&#8217;attuazione del Piano di Pace in 20 punti di Trump, sarà realizzato attraverso fasi attentamente pianificate…”. Un anno fa, &#8220;eravamo nel pieno di una guerra violenta e devastante, di una crisi umanitaria e della detenzione di ostaggi in condizioni brutali. Abbiamo fatto progressi storici, ma c&#8217;è ancora molto lavoro da fare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump ringrazia “i mediatori -Egitto, Qatar, Turchia- per il loro importante impegno e specialmente il mio eccezionale team, il cui lavoro instancabile ha reso possibile questa svolta storica. Non permetteremo che la minaccia emersa da Gaza il 7 ottobre 2023 possa riproporsi! Grazie all’intesa, Gaza sarà finalmente affidata a un nuovo governo palestinese al servizio del suo popolo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente conclude: &#8220;Congratulazioni a tutti per questo straordinario traguardo che tutti ritenevamo impossibile da raggiungere!&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intervistato da Al Jazeera, la tv ‘all news’ araba, Ghazi Hamad, uno dei negoziatori di Hamas, dice: &#8221;Hamas rimane ferma sui suoi obiettivi nazionali, cioè la tutela dei diritti del popolo palestinese&#8230; La questione delle armi è correlata ad altre questioni, come il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza e la ricostruzione. Non faremo alcuna azione se le forze di occupazione non rispetteranno gli obblighi già previsti dagli accordi” che risalgono all’ottobre scorso e la cui seconda fase – la prima prevedeva il rilascio di tutti gli ostaggi e un ritiro parziale delle forze israeliane &#8211; non è mai iniziata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: stallo senza bombe, ipotesi cyber-attacco ad acque Minnesota<br></strong>Nella guerra all’Iran, non si registrano azioni ostili: forse è un segno che le parti si stanno parlando, sia pure tramite i mediatori internazionali. Desta inquietudine negli Usa l’ipotesi che ci sia Teheran dietro un cyber-attacco al sistema delle acque del Minnesota: gli inquirenti sono cauti e sottolineano che gli attuali risultati dal loro lavoro sono preliminari e non sono certi. In ogni caso, le autorità assicurano che la potabilità delle acque e, quindi, la salute dei cittadini non sono mai state messe in pericolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/gaza-trump-annuncia-accordo-disarmo-hamas-progressi-verso-riapertura-hormuz/">Gaza: Trump annuncia accordo di disarmo di Hamas, progressi verso ls riapertura di Hormuz</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Trump: sei mesi di guerra all’Iran, 100 giorni al voto di midterm</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 08:49:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sei mesi dall’aggressione israelo-americana all’Iran, il 28 febbraio, e 100 giorni al voto di midterm del 3 novembre: in questo incrocio, la stampa Usa segue le mosse del presidente Donald Trump che cerca, in maniera giudicata ondivaga, di uscire dal conflitto e, nel contempo, di rovesciare l’esito delle elezioni, al momento negativo per lui e per i repubblicani, stando ai sondaggi e agli umori dell’opinione pubblica.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sei mesi dall’aggressione israelo-americana all’Iran, il 28 febbraio, e 100 giorni al voto di midterm del 3 novembre: in questo incrocio, la stampa Usa segue le mosse del presidente Donald Trump che cerca, in maniera giudicata ondivaga, di uscire dal conflitto e, nel contempo, di rovesciare l’esito delle elezioni, al momento negativo per lui e per i repubblicani, stando ai sondaggi e agli umori dell’opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attenzione è puntata sulla presenza, oggi, alla Casa Bianca, di due visitatori: il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Entrambi sono negli Stati Uniti con il motivo ufficiale delle esequie del senatore Lindsey Graham, improvvisamente deceduto l’11 luglio, appena rientrato in patria da una visita a Kiev, e grande sostenitore di Israele e dell’Ucraina, oltre che di Trump, dopo esserne stato rivale nelle primarie del 2016.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro con Netanyahu &#8211; il settimo nei 18 mesi del secondo mandato del magnate presidente &#8211; è quello che s’annuncia più delicato: il premier – titola la Cnn – “si trova di fronte un presidente spigoloso e irritato”. perché le tensioni fra Usa e Israele sul cessate-il-fuoco con l’Iran e sull’invasione del Libano hanno creato “tensioni” fra i due leader fin qui noti per la loro sintonia. Senza contare quanto sta avvenendo in CisGiordania, dove la tolleranza di Netanyahu nei confronti delle violenze dei coloni contrasta con gli inviti alla moderazione venuti dagli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se Netanyahu viene a sollecitare una ripresa del conflitto su larga scala contro l’Iran, si troverà davanti un Trump i cui consiglieri gli suggeriscono – scrive Axios – che “le sanzioni avranno più efficacia con Teheran che le bombe”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però, il magnate presidente è ancora incerto sul da farsi, a giudizio del New York Times, secondo cui la guerra “entra in un periodo di grande incertezza”: dopo la firma dell’intesa di tregua a metà giugno, ci sono state tre settimane di negoziati blandi e inconcludenti, poi due settimane di ripresa dei bombardamenti (cui l’Iran ha sempre risposto), poi quattro giorni senza raid e missili. “Trump – titola il giornale – appoggia una ripresa delle trattative, ma non è chiaro che cosa speri di ottenere questa volta… L’Iran nega di volere negoziare e non dà segno di essere pronto a fare concessioni o a parlare direttamente con emissari statunitensi”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Mar Rosso, tensioni militari persistono fra l’Arabia saudita e gli Huthi, i miliziani sciiti filo-iraniani dello Yemen. E negli scenari di guerra mediorientali è entrata pure l’Ucraina, attaccando nel Mar Caspio una imbarcazione iraniana – tre le vittime -. Il Pentagono ha nel frattempo aggiornato i dati dei caduti e dei feriti statunitensi nel conflitto iraniano: 18 i militari deceduti e 624 quelli feriti, 140 in più di quanto finora comunicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incertezza diplomatica e militare si riflette sulle prospettive economiche: i giorni senza bombe hanno fatto scendere le quotazioni del petrolio, che erano risalite sopra i 100 dollari al barile; ma una ripresa delle ostilità le rifarebbe schizzare in alto. Questa volatilità, che pesa sull’andamento dell’inflazione, rende problematiche le decisioni che la Federal Reserve deve prendere in settimana sul costo del denaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wall Street Journal punta sull’incontro di Trump con Zelensky e scrive che il magnate presidente è “impressionato” dai successi militari dell’Ucraina negli ultimi mesi: ciò migliora il clima fra i due perché Zelensky sembra finalmente avere in mano “le carte” – quelle che per Trump gli mancavano nel loro burrascoso incontro del febbraio 2025 -. Politico scrive che Zelensky trova a Washington “nuovi amici”: ha perso Graham, uno dei pochi repubblicani che lo avevano sempre sostenuto, ma ha appena ottenuto il sostegno della influencer Maga Laura Loomer, che dopo, essere stata a Kiev, da ostile all’Ucraina è diventata una paladina della sua causa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zelensky vedrà Trump dopo essere stato ieri ricevuto dal nuovo premier britannico Andy Burnham, che gli ha confermato il sostegno britannico alla resistenza dell’Ucraina all’invasione della Russia. Burnham ha espressamente voluto che il presidente ucraino fosse il primo leader straniero da lui incontrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non c’è solo la scena internazionale. Su quella elettorale, Trump era ieri in Michigan, a cercare di convincere l’elettorato operaio di quello Stato della bontà dei risultati economici delle sue scelte, specie sul fronte dei dazi. L’iniziativa mediaticamente più rilevante è però stato il ricorso inoltrato alla Corte Suprema perché avalli il suo ordine esecutivo che limita il ricorso al voto per posta, bloccato da giudici federali di primo e secondo grado.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contrasto al voto per posta e l’introduzione di restrizioni all’accesso alle urne sono strumenti che Trump intende utilizzare per sventare la sconfitta nelle elezioni di midterm.</p>
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		<title>Trump riapre la guerra dei dazi: l&#8217;Europa torna nel mirino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 08:58:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra commerciale è tornata. E questa volta il bersaglio non è soltanto la Cina. Da oggi, 24 luglio, la nuova offensiva tariffaria dell'amministrazione Trump coinvolge decine di partner commerciali, compresa l'Unione Europea, riportando il commercio internazionale al centro della competizione geopolitica. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">La guerra commerciale è tornata. E questa volta il bersaglio non è soltanto la Cina. Da oggi, 24 luglio, la nuova offensiva tariffaria dell&#8217;amministrazione Trump coinvolge decine di partner commerciali, compresa l&#8217;Unione Europea, riportando il commercio internazionale al centro della competizione geopolitica. Per Washington i nuovi dazi sono uno strumento per difendere l&#8217;industria americana e ripulire le catene globali di approvvigionamento dal lavoro forzato. Per Bruxelles rappresentano invece un nuovo elemento di instabilità destinato a colpire filiere già messe alla prova da pandemia, crisi energetica e tensioni geopolitiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro l&#8217;annuncio della Casa Bianca c&#8217;è molto più di una misura commerciale. C&#8217;è l&#8217;idea che il commercio non sia più un terreno neutrale, ma uno strumento di politica industriale, sicurezza nazionale e competizione strategica. In altre parole, la globalizzazione entra definitivamente in una nuova fase, dove le regole del mercato lasciano sempre più spazio agli interessi geopolitici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l&#8217;amministrazione Trump, il nuovo pacchetto tariffario è giustificato dalla necessità di contrastare il commercio di beni riconducibili al lavoro forzato e di tutelare i lavoratori americani. Washington sostiene che le nuove misure contribuiranno a rafforzare la manifattura nazionale, incentivando al tempo stesso standard più rigorosi lungo le supply chain globali. È una posizione che si inserisce nella più ampia strategia della Casa Bianca: riportare negli Stati Uniti produzioni considerate strategiche, ridurre la dipendenza da fornitori esteri e utilizzare la leva commerciale come strumento di politica economica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bruxelles ha respinto questa impostazione, ribadendo che l&#8217;Unione Europea dispone già di una delle normative più avanzate al mondo in materia di sostenibilità delle filiere e contrasto al lavoro forzato. Pur evitando uno scontro diretto, la Commissione europea ha definito ingiustificate le motivazioni americane e ha confermato l&#8217;intenzione di mantenere aperto il dialogo con Washington per evitare una nuova escalation commerciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze potrebbero essere rilevanti soprattutto per il sistema industriale europeo. L&#8217;automotive resta il comparto più esposto. Colossi come Volkswagen, BMW, Mercedes-Benz, Stellantis, Volvo Cars e Porsche continuano a considerare gli Stati Uniti uno dei principali mercati extraeuropei. Per alcuni gruppi il rischio riguarda soprattutto i veicoli esportati direttamente dall&#8217;Europa; per altri, la sfida è preservare catene produttive ormai integrate tra Europa, Stati Uniti e Nord America. Negli ultimi mesi diversi costruttori hanno già accelerato gli investimenti negli stabilimenti americani proprio per attenuare l&#8217;impatto delle future politiche tariffarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non meno vulnerabile è la meccanica strumentale, uno dei pilastri dell&#8217;industria europea. Aziende italiane come IMA, Interpump Group, Biesse, Brembo e Comau, insieme ai grandi gruppi tedeschi Siemens, Bosch e KUKA, esportano negli Stati Uniti tecnologie per l&#8217;automazione, robotica, componentistica e macchinari industriali. Un incremento dei costi di accesso al mercato americano potrebbe accelerare ulteriormente la localizzazione produttiva negli Stati Uniti o favorire fornitori domestici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l&#8217;aerospazio osserva con attenzione gli sviluppi. Pur essendo previste alcune esclusioni per specifiche componenti aeronautiche, gruppi come Airbus, Safran, Thales, Leonardo e MTU Aero Engines restano profondamente integrati con l&#8217;industria americana, sia come esportatori sia come partner nei principali programmi aerospaziali internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto pressione anche la chimica e i materiali avanzati. Colossi europei come BASF, Covestro, Arkema, Solvay, Air Liquide e Linde riforniscono numerose filiere manifatturiere statunitensi con prodotti ad alto valore aggiunto. In questi comparti anche variazioni tariffarie relativamente contenute possono modificare rapidamente gli equilibri delle supply chain e orientare nuovi investimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Made in Europe la partita riguarda soprattutto agroalimentare e lusso. Ferrero, Barilla, Campari Group, Lavazza, Illycaffè, Lactalis, Pernod Ricard, LVMH, Kering, Hermès, Moncler, Brunello Cucinelli, Prada e Ferragamo realizzano negli Stati Uniti una quota significativa del proprio fatturato. Pur operando prevalentemente nella fascia premium, dove il consumatore è meno sensibile al prezzo, eventuali nuove barriere commerciali potrebbero comprimere i margini o richiedere una revisione delle strategie distributive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più contenuto appare, almeno per ora, l&#8217;impatto sul comparto farmaceutico. Aziende come Roche, Novartis, Sanofi, Novo Nordisk, Bayer, AstraZeneca, Merck KGaA e Recordati sembrano beneficiare delle esclusioni previste per alcune categorie di medicinali. Resta tuttavia elevata l&#8217;attenzione del settore, consapevole che il quadro regolatorio potrebbe evolvere rapidamente nei prossimi mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il vero costo della nuova stagione dei dazi potrebbe non essere quello immediatamente visibile nelle aliquote doganali. È l&#8217;incertezza. Negli ultimi anni le imprese avevano già ridisegnato le proprie catene di approvvigionamento per rispondere agli shock della pandemia, della guerra in Ucraina e delle crisi logistiche nel Mar Rosso. Oggi la geopolitica aggiunge un ulteriore livello di complessità. Diversificare i fornitori, regionalizzare la produzione e rafforzare la resilienza delle supply chain non rappresentano più semplici scelte organizzative, ma fattori determinanti di competitività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le principali testate economiche internazionali interpretano il provvedimento come un ulteriore tassello della strategia economica di Donald Trump. Reuters evidenzia come la Casa Bianca stia ricostruendo il proprio impianto tariffario attraverso nuove basi giuridiche, mentre il Financial Times sottolinea come molte multinazionali europee abbiano già accelerato investimenti produttivi negli Stati Uniti per limitare il rischio derivante dall&#8217;inasprimento delle relazioni commerciali. Più in generale, il ritorno dei dazi conferma una tendenza ormai evidente: il commercio internazionale è sempre meno governato dalla sola efficienza economica e sempre più dalla competizione strategica tra le grandi potenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l&#8217;Europa si apre ora una fase complessa. Bruxelles continuerà probabilmente a privilegiare la strada del negoziato, cercando di ampliare il numero delle esenzioni ed evitare una nuova spirale di ritorsioni. Ma il messaggio arrivato da Washington appare inequivocabile. La politica commerciale è tornata a essere uno degli strumenti principali attraverso cui gli Stati Uniti intendono rafforzare la propria leadership industriale. Per le imprese europee significa entrare in una stagione in cui competitività, innovazione e qualità non basteranno più: sarà sempre più decisiva la capacità di adattarsi a un contesto in cui economia, sicurezza e geopolitica sono ormai parte della stessa partita.</p>
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		<title>Iran: costi della guerra contestati in Usa, accordo sul nucleare con Riad</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 10:38:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre Usa e Iran intrecciano attacchi con missili e bombe e contrattacchi con missili e droni per l’11° giorno consecutivo, i costi della guerra destano...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Mentre Usa e Iran intrecciano attacchi con missili e bombe e contrattacchi con missili e droni per l’11° giorno consecutivo, i costi della guerra destano allarme a Washington e inquietano repubblicani e democratici: il Pentagono sollecita al Congresso ancora risorse, senza spiegare il perché della recrudescenza del conflitto né farne intravvedere la fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E suscita preoccupazioni pure un’ipotesi d’intesa tra Stati Uniti e Arabia saudita per fornire a Riad tecnologia nucleare: sulla carta, a fini civili; ma potenzialmente pure ad uso militare. Ci si chiede il senso di fare una guerra perché l’Iran non possa dotarsi dell’atomica e poi mettere in condizione di averla un regime dalla affidabilità incerta e che – come l’Iran – è ancora formalmente in guerra con Israele.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricevendo ieri nello Studio Ovale il presidente libanese Joseph Aoun, il presidente Usa Donald Trump ha autorizzato la ripresa dei voli diretti tra Stati Uniti e Libano che erano sospesi dal 1985 (l’allora presidente Ronald Reagan li vietò, dopo il tragico dirottamento del volo TWA 847). Anche il Libano resta, tuttavia, un interlocutore scarsamente affidabile: si verificherà in questi giorni la sua capacità di attuare l’accordo raggiunto con Israele. L’esercito libanese dovrebbe assumere il controllo di aree del Sud del Paese da cui l’esercito israeliano dovrebbe ritirarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui principali media degli Stati Uniti, c’è anche molta attenzione sugli sviluppi delle beghe di potere in Ucraina: il presidente Volodymyr Zelensky ha licenziato il comandante in capo delle forze armate, generale Oleksandr Syrsky sostituito dal generale Mykhailo Drapatyi , dopo giorni di proteste popolari per il siluramento del ministro della Difesa – e antagonista di Syrsky &#8211; Mykhailo&nbsp; Fedorov.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contrasto tra Syrsky e Fedorov è di natura generazionale e tecnologico e riguarda come condurre la guerra con la Russia. Contemporaneamente al congedo di Syrsky, Fedorov s’è visto offrire da Zelensky “un incarico di leadership” nella nuova compagine governativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: l’audizione al Congresso di Hegseth e i conti in tasca al Pentagono<br></strong>Durante un’audizione al Congresso, il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha stimato a 37,5 miliardi di dollari i costi finora sostenuti per la guerra all’Iran e ha battuto cassa per altri 95 miliardi di dollari: le stime e le richieste di Hegseth hanno ricevuto critiche bipartisan. Repubblicani e democratici vogliono vederci chiaro nelle scelte dell’Amministrazione, mentre “il Pentagono che continua a buttare soldi nel conflitto resta senza soldi in cassa”, scrive il Washington Post.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornale, inoltre, segnala che “navi dirette in Arabia saudita invertono la rotta”, perché anche il Mar Rosso, oltre che lo Stretto di Hormuz, è bloccato: le limitazioni al transito annunciate dalla milizia sciita filo-iraniana degli Huthi nello Yemen aumentano i timori che un allargamento del conflitto ingigantisca l’impatto planetario delle restrizioni agli scambi di gas e petrolio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre il WP nota che le perdite subite dalle forze Usa negli ultimi giorni testimoniano che i rischi maggiori in questa guerra dominata da missili e droni non si corrono in prima linea, ma nelle basi sotto attacco da parte dell’Iran, che si stanno rivelando vulnerabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn cita il segretario di Stato Marcio Rubio, secondo cui Teheran “non è seria” quando negozia con Washington. I mediatori hanno proposto alle due parti una tregua di 10 giorni che, per il momento, non sembra concretizzarsi. E la tv ‘all news’ ironizza sui costi stimati dal Pentagono, che non includono il ripristino delle basi danneggiate da attacchi iraniani, e commenta: Hegseth chiede “un sacco di soldi e non ha idea di come andrà a finire… Trump dice di avere già vinto, ma ha ancora bisogno di spendere…”</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’intesa nucleare tra Stati Uniti e Arabia saudita<br></strong>L’accordo sul nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita è il tema principale di New York Times e Wall Street Journal. Secondo il NYT, “Congressman repubblicani e democratici e funzionari israeliani hanno espresso la loro opposizione, nel timore che il regno saudita possa usare un progetto nucleare civile per lo sviluppo programmi militari”. Riad contende a Teheran la supremazia regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il WSJ considera l’intesa “una grande vittoria per il regno saudita”: se “può comportare grossi profitti per aziende americane”, crea pure preoccupazioni “di proliferazione nucleare nel Medio Oriente”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornale osserva che l’Iran, nonostante gli attacchi subiti, conserva una capacità militare “temibile” ed è ancora capace di utilizzare le installazioni missilistiche sotterranee che Israele e Stati Uniti dicevano di avere distrutto. Il WSJ si chiede perché Israele resti fuori dalla campagna militare anti-Iran rilanciata dagli Stati Uniti, dopo avere caldeggiato l’inizio del conflitto il 28 febbraio.</p>
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		<title>Trump continua la guerra all’Iran e la dichiara alle elezioni</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/trump-continua-la-guerra-elezioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 11:31:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo avere riaperto la guerra all’Iran e avere accantonato le ambizioni di mettere pace in Ucraina, Donald Trump dichiara guerra alle elezioni negli Stati Uniti, con un discorso alla Nazione in cui rilancia, senza elemento di prova alcuno, la tesi che nel 2020 gli venne scippata la vittoria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/trump-continua-la-guerra-elezioni/">Trump continua la guerra all’Iran e la dichiara alle elezioni</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dopo avere riaperto la guerra all’Iran e avere accantonato le ambizioni di mettere pace in Ucraina, Donald Trump dichiara guerra alle elezioni negli Stati Uniti, con un discorso alla Nazione in cui rilancia, senza elemento di prova alcuno, la tesi che nel 2020 gli venne scippata la vittoria e denuncia ingerenze della Cina e falle nei meccanismi di voto dell’Unione. E’ un discorso che prepara il terreno &#8211; osservano numerosi commentatori – per contestazioni dei risultati delle elezioni di midterm, il 3 novembre, se i repubblicani dovessero perdere la maggioranza alla Camera e/o al Senato, come i sondaggi oggi indicano possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo un rilevamento della Ipsos per il Washington Post, il 61% degli americani hanno un’opinione negativa del loro presidente e solo il 15% ne hanno un’opinione “fortemente positiva” (in calo dal 19%), il 22% “piuttosto positiva”. Nel suo primo mandato, Trump aveva costantemente avuto almeno un 30% di giudizi “fortemente positivi”. Fra le ragioni del malcontento, la guerra all’Iran è al primo posto, anche per l’impatto sui prezzi dell’energia e non solo – su cui incidono pure i dazi -.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trump&nbsp;: il discorso, il posto dell’Iran e dell’Ucraina</strong><br>Trump parla alla Nazione in prime time, alle 21.00 ora della Eat Coast, le tre del mattino in Italia. Due delle tre principali reti televisive statunitensi, la Abc e la Nbc, non lo trasmettono il discorso: una scelta dettata da previsioni di audience; il magnate presidente minaccia di privarle della licenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre Trump parla, le forze armate degli Usa attaccano l’Iran per il sesto giorno consecutivo e colpiscono, fra l’altro, ponti e porti, distruggendo – dice il Pentagono – una torre di controllo. L’Iran replica attaccando interessi americani in Bahrein, Kuwait, Giordania e anche in Qatar, uno dei Paesi che mediano tra Teheran e Washington -. Trump rinnova la minaccia di annientare “tutte le infrastrutture regionali” presenti nel Paese, comprese quelle energetiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo discorso, Trump dedica all’Iran poche battute iniziali, ribadendo l’asserzione che gli Usa stanno vincendo. E ignora quanto sta avvenendo in Ucraina, dove, a parte i consueti bombardamenti notturni incrociati, c’è fermento sociale e politico: la decisione del presidente Volodymyr Zelensky, avallata dal Parlamento, di sostituire la premier Yulia Svyrydenko con Serhii Koretskyi e, soprattutto, d’avvicendare il giovane e popolarissimo ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, nominato solo sei mesi or sono. La destituzione di Fedorov, l’artefice della controffensiva ucraina in Crimea e in profondità sul territorio russo, suscita irritazione e interrogativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ‘trumpiana’ Fox News non apre con il discorso, ma con gli sviluppi della guerra all’Iran: “Teheran – scrive &#8211; rivendica aspri attacchi contro le basi americane… Il conflitto è a una svolta… L’Iran mette i gruppi terroristici sul chi vive per la minaccia di attacchi agli impianti energetici…”. E un esperto assicura che “bastano pochi colonnelli ribelli” a rovesciare il regime iraniano: fatto sta che, ad oggi, non si sono trovati, ammesso che bastino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trump: il discorso, preparando il terreno a una sconfitta<br></strong>Il discorso alla Nazione di Trump parte dall’asserzione del magnate di avere vinto le elezioni 2020 – quelle vinte dal suo rivale Joe Biden -, ribadita senza però offrine prova a supporto dell’affermazione. Il discorso viene per lo più commentato con freddezza e perplessità: singolare che, a parte la scelta di Abc e Nbc, Ap, Nyt e Wp non gli dedichino neanche una breaking news.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo più neutro è quello di Axios: “Trump denuncia una vasta cospirazione per falsare il risultato delle elezioni e coprire le frodi … e segnala interferenze cinesi…”. Politico scrive: “Trump se la prende con il sistema elettorale e con i soliti nemici, ma non fornisce nessuna informazione che avalli le sue affermazioni sul voto rubato e i risultati manipolati”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn vede nel discorso “un monito sulle intenzioni del presidente per il voto di midterm”: Trump “ha ribadito le consuete affermazioni sulla vulnerabilità del sistema elettorale, ma potrebbe pensare a come manipolare i risultati che verranno”. Il Wall Street Journal subodora qualcosa di analogo: “Trump rilancia gli sforzi per instillare dubbi sulle elezioni del 2020 e sulla affidabilità del voto, prima di elezioni che potrebbero vedere i repubblicani perdere le loro maggioranze nel Congresso”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Washington Post, che definisce quella del presidente per le frodi elettorali “un’ossessione”, titola: “Trump non dà prove di manipolazione del voto e sottolinea le vulnerabilità del sistema”. Stando ai dati citati, 278 mila non cittadini sono registrati nelle liste elettorali: se la cifra è vera, sono lo 0,1% circa dei potenziali elettori. Il giornale si sofferma sul Save America Act, la legge che il presidente vuole che il Congresso approvi prima del voto di midterm, per impedire l’accesso alle urne di chi non ne ha diritto e per creare ostacoli alle minoranze e a chi preferisce votare per posta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi snobba in modo più palese il discorso del presidente è il New York Times, che apre sul cambio di premier in atto in Gran Bretagna e sul rimpasto di governo in Ucraina e relega in terza battuta Trump, sostenendo che i documenti prodotti con avallano le affermazioni fatte. Il Nyt documenta che Trump “ha sistematicamente smantellato i dispositivi di sicurezza elettorali riducendo i fondi e tagliando un terzo degli addetti”.</p>
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		<title>Iran: Trump nella trappola di un’altra ‘guerra infinita’ americana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 08:42:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Iran, il presidente Usa Donald Trump rischia un’altra ‘guerra infinita’ americana, come lo furono quelle in Vietnam, in Afghanistan, in Iraq, tutte finite con ignominiose ritirate. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">In Iran, il presidente Usa Donald Trump rischia un’altra ‘guerra infinita’ americana, come lo furono quelle in Vietnam, in Afghanistan, in Iraq, tutte finite con ignominiose ritirate. Lo dice il New York Times, in un’analisi in prima: “Il presidente Trump, che prometteva di ‘chiudere le guerre’ in corso e di non avviarne di nuove, può essere caduto in una trappola consueta ai presidenti statunitensi”, democratici o repubblicani che fossero, da Kennedy a Nixon, da Bush a Obama.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lettura degli eventi del New York Times coincide con la quinta ondata consecutiva di attacchi degli Usa contro l’Iran. Le azioni statunitensi – riferisce l’Ap – sono state ieri più martellanti che nei giorni precedenti: sono cominciate alla luce del giorno e hanno colpito fino a notte nei dintorni di Teheran e nel Nord dell’Iran, mentre nel lo Stretto di Hormuz è stata intercettata una nave che cercava di forzare il blocco dei porti iraniani appena ristabilito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli attacchi sono stati condotti contro installazioni militari e – secondo fonti iraniane &#8211; hanno fatto vittime al suolo. Nei giorni scorsi, il presidente Trump ha reiteratamente minacciato di colpire anche ponti e impianti energetici e ha annunciato che le azioni continueranno “finché io non dirò che è abbastanza”. Contestualmente, Trump ha detto che Teheran vuole “disperatamente” un’intesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima dell’alba, l’Iran ha replicato con lanci di missili e droni verso il Bahrein, il Kuwait e – forse, non è confermato – la Giordania, che ospitano basi militari americane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il blocco navale ai porti iraniani era già stato imposto da metà aprile a metà giugno. Usa e Iran sostengono entrambi di controllare lo Stretto di Hormuz, una via d’acqua dove, fino al 28 febbraio, transitava un quinto degli scambi planetari di petrolio e gas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la Cnn, Trump sta valutando le opzioni per estendere le operazioni militari contro l’Iran, mentre il regime di Teheran aumenta le esecuzioni di prigionieri politici – un’informazione attribuita a fonti di organizzazioni umanitarie -. Il Wall Street Journal afferma che il presidente è ora incline all’uso della forza, anche con operazioni di terra, pur continuando a preferire una via d’uscita diplomatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fox News ipotizza. con l’aiuto di esperti, le modalità di un attacco all’isola di Kharg, il principale hub petrolifero iraniano, ma avverte pure dei rischi e delle incognite di una simile operazione, nonostante Trump sostenga che le capacità militari iraniane siano state ridotte del 90%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre la Fox evoca “un messaggio raggelante” mandato da Teheran a Washington: manifesti enormi esposti nel centro della capitale che mostrano il presidente Trump disteso in una bara. L’affissione fa seguito alle minacce di morte profferite nei confronti di Trump durante le esequie dell’ayatollah Ali Khameney, la guida suprema iraniana uccisa nel primo giorno dell’aggressione israelo-americana il&nbsp; 28 febbraio, e alla vendetta giurata dal figlio di Ali, Mojtaba, suo successore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Axios mette in rilievo una delle tante contraddizioni ‘trumpiane’: l’incontro ieri nello Studio Ovale con il premier iracheno Ali al-Zaidi. Il titolo del sito recita: “Rende omaggio a Khameney e poi spezza il pane con Trump”; e una foto mostra al-Zaidi dare calorosamente la mano a Trump. Axios scrive: “Al-Zaidi la scorsa settimana ha partecipato alle cerimonie funebri – <em>svoltesi anche in Iraq, ndr </em>– per Ali Khameney e questa settimana dà la mano all’uomo che l’ha ucciso”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa dell’arrivo negli Usa, la prossima settimana, del premier israeliano Benjamin Netanyahu, c’è da segnalare che la Camera di Washington ha ieri respinto una risoluzione per bloccare gli aiuti a Israele. La novità politica è che quasi la metà dei democratici sono stati a favore della mozione, riflettendo “un rapido e drammatico cambiamento nel partito, dopo decenni di sostegno senza esitazioni allo stato ebraico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il voto dei democratici segue il trattamento minaccioso e oltraggioso che autorità israeliane e coloni della CisGiordania hanno riservato la scorsa settimana al deputato democratico Ro Khanna in visita nei Territori palestinesi.</p>
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		<title>Iran: Trump informa il Congresso, è di nuovo guerra; e annuncia lo Stretto a pagamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:03:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La terza notte consecutiva di attacchi statunitensi sull’Iran certifica il ritorno al conflitto aperto fra Washington e Teheran.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La terza notte consecutiva di attacchi statunitensi sull’Iran, e di risposte iraniane su obiettivi Usa nella Regione, certifica il ritorno al conflitto aperto fra Washington e Teheran, che il presidente Donald Trump ufficializza con una comunicazione al Congresso. L’attenzione è tutta su quanto avviene intorno allo Stretto di Hormuz, dopo la nuova sortita del presidente Trump: garantire libertà di circolazione nello Stretto a mercantili, porta-container e petroliere, grazie alla potenza di fuoco della US Navy, in cambio di una sorta di un balzello del 20% sul valore delle merci trasportate: cioè pagare pegno agli americani per non pagarlo agli iraniani, laddove fino al 28 febbraio non c’era pegno da pagare a nessuno. Un bel risultato, in capo a oltre quattro mesi di guerra guerreggiata, migliaia di vittime, danni ingenti, un impatto negativo sull’economia planetaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ciclo degli eventi si ripete: attacchi iraniani a imbarcazioni mercantili che cercano di attraversare lo Stretto lungo rotte non concordate con i Guardiani della Rivoluzione iraniani – ieri, ci sono state anche vittime, in una di queste azioni -; azioni ‘punitive’ americane contro postazioni militari, installazioni energetiche e infrastrutture civili; ritorsioni iraniane contro interessi americani nell’area, dagli Emirati arabi uniti all’Oman, dal Qatar al Bahrein, dal Kuwait alla Giordania. Ieri, c’è pure stata un’azione saudita contro gli Huthi nello Yemen, una milizia sciita filo-iraniana già intervenuta nel conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta aperto anche il fronte libanese, dove i colloqui a livello di ambasciatori tra Israele e Libano riprendono a Roma con la mediazione statunitense. Finora, l’intesa siglata a giugno a Washington non ha dato risultati significativi: l’esercito israeliano mantiene le sue posizioni nel sud del Libano; e, dal canto loro, i libanesi mostrano una resilienza ben superiore alle aspettative – l’osservazione è del New York Times -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il teatro di guerra ucraino è in movimento, più diplomatico che militare, con nuove sanzioni alla Russia dell’Unione europea e un patto fra nove Paesi ‘volenterosi’, fra cui l’Italia, e l’Ucraina per rafforzare le difese anti-aeree ucraine, soprattutto la protezione dai missili balistici russi – ma ci vorrà un anno perché l’effetto dell’intesa si faccia sentire -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I principali media Usa s’interrogano su quanto accade nel Golfo e danno conto della illegalità – certificata dalle Nazioni Unite &#8211; del ‘prelievo’ che Trump progetta, in contrasto con il principio della libertà di navigazione affermato dal diritto internazionale. E c’è attesa, alimentata dal titolo d’apertura di Axios, per un discorso che Trump intende fare alla Nazione questa sera in diretta tv (da noi, sarà notte fonda): un discorso definito ‘potpourri’, perché il magnate presidente vorrebbe toccare molti temi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In effetti, Iran a parte, c’è tutto un fermento di notizie negli Stati Uniti: nuovi crimini della polizia anti-migranti, nel Maine e pure in Texas, mentre escono nuovi particolari sui delitti di Minneapolis a inizio anno; &nbsp;la precarietà della maggioranza dei repubblicani in Senato, dopo la morte improvvisa del senatore della South Carolina Lyndsey Graham, sostituito ‘ad interim’ dalla sorella Darline, e per la lunga malattia del senatore del Kentucky Mitch McConnell; e, poi, c’è un caso giudiziario esploso ieri. Una giudice federale della Florida chiama gli avvocati personali del presidente Trump a rispondere di improprio utilizzo degli strumenti giudiziari nella causa &#8211; noi diremmo temeraria &#8211; intentata all’Agenzia delle Entrate per ottenerne in cambio esenzioni fiscali per il proprio cliente e la sua famiglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: NYT, falliti i negoziati poche le opzioni per Trump<br></strong>Per il New York Times, il fallimento dei negoziati fra Usa e Iran e la ripresa della guerra lasciano “poche opzioni” al presidente Trump, che annuncia un’iniziativa finora denunciata come illegale dalla sua stessa Amministrazione, un balzello sul transito nello Stretto di Hormuz. Per il giornale, l’azione militare avviata ha soprattutto lo scopo di ridurre le capacità iraniane di colpire i mercantili nello Stretto, ma il pedaggio annunciato finirà con il raddoppiare il costo dei trasporti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I propositi di Trump hanno già avuto l’effetto, notato da Wall Street Journal e Cnn, di innescare l’aumento più forte del prezzo del petrolio in una giornata dal 2020, con un’impennata del 9%. Secondo il quotidiano economico, i mercati dubitano che la situazione dello Stretto possa tornare normale, mentre i militari statunitensi valutano se tornare a colpire gli impianti nucleari iraniani. Invece, per la Cnn Teheran “sta al gioco” di Trump: non arretra di fronte alle minacce e alza il tiro ad ogni attacco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Desta poi interrogativi la scelta israeliana di appoggiare, nella partita del potere in corso in Iran, l’ex presidente Mahmud Ahmadinejad, un falco dai toni sempre minacciosi verso Israele, un cui ritorno al potere è forse considerato dal governo Netanyahu una garanzia che Teheran non scenderà a patti con Washington e che, quindi, la situazione di ostilità permarrà.</p>
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		<title>Usa: sollievo per il tonfo nel calcio, inquietudine per il vertice della Nato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 08:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quasi sollievo nei titoli con cui molti dei principali media Usa questa mattina danno notizia dell’eliminazione degli Stati Uniti dalla coppa.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C’è quasi un senso di sollievo nei titoli con cui molti dei principali media Usa questa mattina danno notizia dell’eliminazione degli Stati Uniti dai Mondiali di calcio ad opera del Belgio, dopo che ieri gli inqualificabili comportamenti del presidente Usa Donald Trump e &#8211; ancor di più &#8211; del presidente della Fifa, il suo ‘troppo amico’ Gianni Infantino, avevano alimentato imbarazzo e frustrazione e creato un clima di astio e ostilità nei confronti della squadra americana. La sconfitta sul campo, netta (1 a 4), evita che l’ombra di ingerenze della politica nello sport diventi una nube sui Mondiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E c’è, per contro, un senso d’inquietudine in un contesto d’incertezza per quello che potrà essere l’atteggiamento di Trump al Vertice della Nato che inizia stasera ad Ankara con una cena e si concluderà domani. I leader dei 32 Paesi dell’Alleanza atlantica devono discutere dell’appoggio all’Ucraina, che da 52 mesi subisce l’invasione russa, e dell’aumento delle spese per la difesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma lo guardo va anche ad altri scenari di tensioni internazionali. In Medio Oriente, ci sono stati – riferiscono con rilievo Axios e Cnn – nuovi attacchi a navi mercantili nello Stretto di Hormuz, che possono condizionare la ripresa dei negoziati fra Usa e Iran prevista una volta concluse le esequie della guida suprema, l’ayatollah Ali Khameney, ucciso da bombe israeliane nel primo giorno dell’aggressione israelo-americana all’Iran.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri, intanto, si è appreso che le trattative tra Israele e Libano riprenderanno la prossima settimana, lunedì 15 e martedì 16, a Roma, a livello di ambasciatori, dopo l’intesa tra i due Paesi firmata a giugno a Washington e rimasta sostanzialmente fin qui lettera morta perché la milizia sciita iraniana Hezbollah, più forte dell’esercito libanese, non ne accetta i termini e l’esercito israeliano continua ad occupare il Sud del Libano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcosa sembra, invece, muoversi nella Striscia di Gaza: Hamas ha sciolto il proprio governo, aprendo in teoria la strada a quella sorta di amministrazione internazionale prevista dalle intese dello scorso autunno nella seconda fase del percorso di pace ipotizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fronte Nato, il New York Times si chiede se, come prossimo atto dell’Alleanza atlantica, l’Europa saprà assumersi un ruolo guida: il focus della riunione di Ankara dovrebbe essere la costruzione d’un nuovo modello di sicurezza atlantica, con Trump che “spinge per fare lui di meno e sollecita gli altri a fare di più”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l’imprevedibilità dei comportamenti del magnate presidente induce tutti i suoi partner a essere prudenti. La Cnn scrive che Trump parte per il Vertice della Nato “di cattivo umore” ed è tentato “dall’idea di ridurre le truppe in Europa di un terzo per mandare un messaggio agli alleati”: certo, un messaggio del genere creerebbe disagio e allarme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il NYT, il magnate presidente si appresta ad autorizzare la vendita alla Turchia di F-35, caccia bombardieri stealth, dopo avere lui stesso imposto un bando alla vendita, adducendo motivi di sicurezza nazionale, La decisione irriterebbe Israele, ostile alla Turchia che – a suo giudizio – mina la stabilità della Regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla vigilia del vertice, che The Guardian annuncia “difficile”, nell’ipotesi che riaffiorino tensioni su Iran e Groenlandia, il segretario generale dell’Alleanza Atlantica Mark Rutte s’è sforzato di dare credibilità ai piani europei di aumento delle spese militari e di aiuto all’Ucraina, sostanzialmente comprando armi a Washington e dandole a Kiev.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui media Usa, non trova invece riscontro l’ipotesi che Trump affidi a Turchia e Italia la gestione della perdurante e ormai cronica crisi libica, ipotizzato da alcuni media come gesto di distensione verso l’Italia. Se un gesto del genere ci sarà, sarebbe una ‘polpetta avvelenata’ ben più che un gesto di distensione: il groviglio libico, di cui la Turchia è parte del problema più che della soluzione, appare inestricabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, gli Stati Uniti hanno espresso &#8220;profonda preoccupazione&#8221; dopo che la Cina ha effettuato, stamane, il lancio di prova di un missile capace di portare ogive nucleari da un sottomarino nell&#8217;Oceano Pacifico. &#8220;In un momento in cui gli Stati Uniti si impegnano più che mai per prevenire la proliferazione nucleare – scrive il Dipartimento di Stato -, la Cina fa l&#8217;opposto. La rapida e opaca espansione dell&#8217;arsenale nucleare di Pechino è motivo di profonda preoccupazione per la regione e per il mondo&#8221;.</p>
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		<title>Nato: Trump verso il Vertice con una telefonata malandrina e una foto malevola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 09:05:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una foto malevola di Giorgia Meloni postata sui social e una telefonata malandrina al presidente della Fifa, il suo ‘troppo amico’ Gianni Infantino.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Una foto malevola di Giorgia Meloni postata sui social e una telefonata malandrina al presidente della Fifa, il suo ‘troppo amico’ Gianni Infantino: compite le sue ennesime bravate, che non ne migliorano certo l’immagine fra gli alleati, il presidente Usa Donald Trump s’appresta a partire per il Vertice della Nato in Turchia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La foto malevola di Meloni, che lo guarda a occhi spalancati al Vertice del G7 a Evian a metà giugno, ha come didascalia: “Serve un ordine restrittivo” perché – sottinteso &#8211; la premier italiana è una stalker. Il rilancio delle diatribe tra Trump e Meloni, che parevano sopite, appare gratuito e coglie di sorpresa Palazzo Chigi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella telefonata malandrina, Trump chiede a Infantino di sospendere la squalifica del bomber Usa Folarin Balogun, espulso contro la Bosnia, così che l’attaccante possa giocare negli ottavi di finale con il Belgio questa sera. La cosa più grave è che Infantino accondiscende alla pretesa di Trump, rendendo condizionale la squalifica: decisione senza precedenti da oltre ottant’anni in qua e che rischia di falsare il torneo, a prescindere dal fatto che l’espulsione di Balogun fosse apparsa ai più eccessiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Episodi meno gravi di un conflitto scatenato senza consultare gli alleati, e pretendendone l’aiuto, o di una ‘guerra dei dazi’; ma temi comunque sensibile per le opinioni pubbliche, specie europee. La foto di Meloni e la telefonata a Infantino sono ennesime conferme dell’innata tendenza di Trump a non rispettare le regole e a ignorare il ‘fair play’.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Caratteristiche che il magnate presidente potrebbe sciorinare al Vertice della Nato ad Ankara domani e mercoledì, dove arriva ‘storto’ perché le celebrazioni del 4 Luglio, nel 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti, sono state in tono minore, senza il risalto e l’impatto da lui auspicati a causa della canicola e dei temporali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contro cui non c’era modo di telefonare al ‘dio della meteo’, anche se Trump s’è recisamente opposto – s’è ieri appreso – ai consigli di cancellare gli eventi venuti da autorità e forze dell’ordine: fonti della Casa Bianca riconoscono che “tutte le entità coinvolte” avevano suggerito di annullare gli appuntamenti – solo la parata è saltata -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dallo stato d’animo del magnate presidente, o del monarca presidente, dipende il clima del Vertice di Ankara, che chiude la serie estiva dei grandi incontri diplomatici occidentali aperta dal G7 (15&nbsp; / 17 giugno) e proseguita col Vertice europeo di Bruxelles (18 e 19 giugno). Sabato Trump ha avuto telefonate con i presidenti russo Vladimir Putin e ucraino Volodymyr Zelensky – molto lunga quella con Putin, che aveva appena compiuto una visita al fronte per contrastare la narrativa secondo cui Kiev è all’offensiva in questo momento: è vero nella ‘guerra dei droni’, meno sul terreno dove c’è stallo -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Putin ha vantato successi militari e ha negato che l’Ucraina abbia riconquistato territori, nonostante gli attacchi dei droni abbiano danneggiato installazioni energetiche in Russia e causato difficoltà negli approvvigionamenti di carburante. Il leader russo vuole ri-coinvolgere nella ricerca della pace Trump, che da tempo se ne disinteressa. Stesso intento hanno gli alleati europei degli Stati Uniti e Zelensky, che devono però essere cauti: Trump ha tendenza a fare comunella più con la Russia che con l’Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra sfida internazionale a Trump viene in queste ore da Teheran e dall’Iran: milioni di persone stanno partecipando alle esequie, che durano una settimana, della defunta guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khameney, ucciso dalle bombe israeliane il 28 febbraio, nel primo giorno dell&#8217;aggressione israelo-americana all&#8217;Iran. I media Usa giudicano l’evento “una sfida all&#8217;America lanciata da un regime fortemente provato ma che si regge ancora in piedi e che non è sconfitto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre che Khameney, le onoranze riguardano tutte le vittime degli attacchi israelo-americani, specie le circa 180 vittime – quasi tutte bambine &#8211; della scuola elementare di Minab, colpita per errore quello stesso 28 febbraio. Gli Stati Uniti non riconoscono la loro responsabilità in quella strage, anche se le prove raccolte in merito dai media Usa sono schiaccianti. Il Washington Post osserva: “La tragedia ha contribuito a rafforzare il sostegno al regime e ad aumentare l’odio per l’America”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump s’appresta a portare al Vertice della Nato ad Ankara le sue recriminazioni d’alleato deluso, continuando a ignorare uno dei principi fondamentali sanciti nella dichiarazione d’indipendenza, cioè la cooperazione internazionale. Ad Ankara, Trump ci va di mala voglia – aveva già ipotizzato di disertare l’appuntamento -: chissà se l’arte dell’adulazione sciorinata dal segretario generale dell’Alleanza atlantica Mark Rutte e i dati sugli aumenti delle spese per la difesa dei partner saranno sufficiente a ‘tenerlo buono’.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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