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	<title>Cronache USA - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Tue, 16 Jun 2026 08:02:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Musk ruba la scena a Trump, nel giorno – forse – dell’intesa tra Usa e Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 16:04:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel giorno in cui un’intesa tra Usa e Iran pare davvero vicina, ed è comunque più vicina che mai, Elon Musk ruba un po’ –...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel giorno in cui un’intesa tra Usa e Iran pare davvero vicina, ed è comunque più vicina che mai, Elon Musk ruba un po’ &#8211; anzi molto &#8211; spazio a Donald Trump nei titoli d’apertura dei media di tutto il Mondo, divenendo il primo ‘trilionario’ della storia grazie al successo della quotazione in borsa della sua Space X. Giornali, tv, siti s’interrogano sulle ragioni del successo di Musk, sulla solidità delle sue imprese e sulla credibilità delle sue promesse, denunciando i rischi per la democrazia che il potere finanziario da lui accumulato rappresenta, ma riconoscendogli anche il merito di avere reso di nuovo popolare la corsa allo spazio ma anche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il New York Times racconta in apertura “l’improbabile viaggio” di Space X da un’idea cui Musk non attribuiva più del 10% di possibilità di successo a un colosso da due triliardi di dollari. Invece, il Washington Post dà voce a chi critica la concentrazione di potere nelle mani di Musk, la cui fortuna è superiore al Pil della maggior parte dei Paesi di questa Terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La discesa in borsa di Space X, che innesca l’ascesa della ricchezza di Musk, riempie l’attesa dell’intesa tra Usa e Iran che – secondo varie indiscrezioni e anticipazioni – potrebbe essere suggellata domani, forse a Ginevra, forse online, nel giorno del compleanno di Trump, che festeggerà i suoi 80 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricostruzioni di come si è giunti a questo punto e le anticipazioni sui contenuti dell’accordo s’intrecciano sui media, sempre espresse con cautela, perché si è già stati vicini all’intesa altre volte &#8211; forse non così vicini &#8211; e c’è sempre il rischio di intoppi, che possono venire da oltranzisti iraniani, come il lancio di droni nello Stretto di Hormuz da parte dei pasdaran denunciato dai militari Usa sta a dimostrare, o anche da radicali israeliani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto ai contenuti, l’accordo prevederebbe la riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz – non è chiaro se con pedaggio o meno – e la levata del blocco navale ai porti iraniani, forse il ritiro dall’area dei militari statunitensi, la sospensione delle ostilità in Libano (fermo restando il diritto d’Israele a difendersi dagli Hezbollah), forse lo sblocco di beni iraniani congelati e soprattutto l’avvio di ulteriori negoziati per 60 giorni su che fare dell’uranio arricchito iraniano. In pratica, sarebbe un ritorno alla situazione del 28 febbraio, cioè immediatamente prima dell’aggressione all’Iran israelo-americana, con qualche vantaggio marginale per l’Iran.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wall Street Journal racconta come Washington e Teheran sono passati dalla soglia di una ripresa della guerra alla soglia della pace e individua nell’abbattimento, a inizio settimana, di un elicottero Usa Apache ad opera di un drone iraniano il momento dell’innesco di un’escalation i cui rischi hanno poi indotto le due parti a tornare a negoziare con maggiore concretezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quotidiano economico spiega pure perché i prezzi dell’energia sono sì saliti, ma non sono andati alle stelle come si temeva. Da calmiere, hanno fatto le prospettive di un accordo di pace, un calo nella domanda d’energia cinese e alcune opportunità di eludere la chiusura dello Stretto di Hormuz: il mix di questi fattori ha evitato che il mercato del greggio andasse in tilt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn, invece, racconta che i militari statunitensi erano pronti ad attare un piano per impadronirsi dell’uranio iraniano, per sventare la quale Teheran aveva blindato e minato i suoi depositi. E’ stato Trump stesso a bloccare all’ultimo momento l’operazione, che la tv ‘all news’ ritiene sarebbe stata affrettata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Politico, l’intesa che si delinea risponde a una sollecitazione dei repubblicani a Trump: la guerra all’Iran deve essere archiviata entro il Labor Day, cioè entro il primo lunedì di settembre, che quest’anno cade il 7 settembre e che segnerà l’inizio alla campagna verso il voto di midterm fissato il 3 novembre. Se l’accordo viene perfezionato in questi giorni, i 60 giorni di ulteriori trattative scadranno prima della ‘linea sulla sabbia’ tracciata dai repubblicani al presidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che, dal canto suo, non fa nulla per rendere più fluida la sua partecipazione al vertice del G7, che sarà a Evian in Francia da lunedì a mercoledì. In dichiarazioni fatte ieri a vari media, Trump ha infatti detto: &#8220;Non avevamo bisogno degli alleati&#8230; Abbiamo vinto la guerra da soli&#8230;. Erano irrilevante…”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sondaggi continuano a mostrare l’erosione del consenso al presidente: un rilevamento per conto dell’Ap indica che la percentuale degli elettori indipendenti con una laurea con un’opinione positiva di Trump è scesa da circa la metà nel 2024 a circa un quarto oggi.</p>
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		<title>Iran e primarie: Trump il Pirro del XXI Secolo, vince le battaglie, perde le guerre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 08:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Donald Trump è il Pirro dei tempi nostri: vince le battaglie, ma perde le guerre: l’ipotesi, vaga, ma suggestiva, nasce da quanto sta avvenendo in Iran e da quanto avvenuto, la scorsa notte, in Texas</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Donald Trump è il Pirro dei tempi nostri: vince le battaglie, ma perde le guerre: l’ipotesi, vaga, ma suggestiva, nasce da quanto sta avvenendo in Iran e da quanto avvenuto, la scorsa notte, in Texas, dove si sono svolte le primarie per il Senato: fra i repubblicani, il candidato ‘trumpiano’ ha vinto e ha così estromesso un senatore in carica da 24 anni. E Pirro che cosa c’entra, in tutto questo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cominciamo dall’Iran e dalle prospettive di pace ‘superstiti’, dopo la ripresa dei bombardamenti nella notte tra lunedì e martedì sul Sud del Paese seguita da minacce di ritorsioni iraniane: “non lasceremo senza risposta nessun atto ostile”. Secondo il New York Times, i militari americani, prima di condurre un’andata di bombardamenti su postazioni missilistiche e imbarcazioni che minavano lo Stretto di Hormuz, s’erano sentiti esposti a imminenti possibili attacchi iraniani”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fatto, la scaramuccia della notte tra lunedì e martedì complica i negoziati in atto, anche se Teheran non dà segnali di volere abbandonare le trattative. La Cnn scrive che concludere la guerra in Iran si sta rivelando molto difficile per Trump e nota, sulla base di sondaggi, che gli americani non credono che il presidente possa uscire bene dal conflitto, mentre gli iraniani, da quando possono di nuovo usufruire di internet, mostrano nei loro commenti “scetticismo” sull’atteggiamento statunitense e “volontà di sfida”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo gli attacchi americani, la guida suprema iraniana Mojtaba&nbsp; Khamenei ha avvertito: &#8220;Per gli Usa nessun luogo sicuro nel Golfo&#8221;. In un comunicato, pur senza apparire in pubblico, la nuova guida iraniana ha dichiarato che le basi militari Usa non avranno posto nella regione. Non ci sono invece reazioni saudite alla richiesta di Trump che un accordo con lIran segni la ripresa degli Accordi di Abramo tra Paesi arabi e Israele.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Wall Street Journal, l’obiettivo dell’Iran è chiaro: conseguire un accordo che dia al Paese sollievo economico”, attraverso lo scongelamento di beni bloccati negli Stati Uniti e altrove, l’attenuazione delle sanzioni e la ripresa dell’export energetico; e ciò “senza consegnare a Trump una vittoria”. L’idea di fondo è che gli Usa, pur avendo vinto con Israele la battaglia militare delle bombe e dei missili, stiano perdendo la guerra delle trattative e dell’economia.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’elemento che attira di più l’attenzione fra i titoli di testata dell’edizione online del New York Times&nbsp; è una successione di dichiarazioni sulla fine della guerra fatte dall’inizio del conflitto dal presidente Trump, che vanno dal “ce ne andremo molto presto” del 31 marzo – a un mese dell’inizio dell’aggressione israelo-americana e due mesi or sono – alla “resa incondizionata” al “vogliono disperatamente un accordo” al “faremo un grande accordo e non faremo un accordo del tutto” che è il mantra di queste ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornale conclude così la sua disanima: “Abbiamo analizzato le dichiarazioni del presidente e le abbiamo confrontate con la realtà: spesso, abbiamo riscontrato un’ampia disconnessione” tra le une e l’altra; e, comunque, allo stato, nessuna s’è realizzata, come, per fortuna, non s’è realizzata l’apocalittica minaccia di “cancellare in una notte un’intera civiltà”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E le primarie in Texas? In campo repubblicano, il senatore in carica da 24 anni John Cornyn è stato sconfitto e quindi estromesso dall’ex ministro della Giustizia dello Stato Ken Paxton, forte dell’endorsement di Trump. Per i media, praticamente unanimi in merito, Trump ha così coronato un periodo di ‘vendette’ contro i congressman repubblicani che lo hanno criticato od osteggiato: ci sono state le sconfitte nelle primarie di deputati e senatori in carica, dalla Louisiana al Kentucky all’Indiana fino al Texas.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Le prove di forza di Trump nel partito possono però rivelarsi un boomerang alle elezioni di midterm del 5 novembre, perché la presenza in lista di ultra-Maga ‘trumpiani’ può favorire candidati democratici moderati. In Texas, ad esempio, il seggio di Cornyn, che pareva ‘blindato’, è oggi visto come “contendibile” dal candidato democratico James Talarico, un ex seminarista, il cui messaggio ha toni messianici che possono avere presa sull’elettorato texano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Le primarie repubblicane in Texas sono state le più costose nella storia dell’Unione. Paxton ha vinto nonostante sia personaggio molto chiacchierato, al centro di scandali e vicende poco chiare.</p>
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		<title>Trump vince le primarie delle vendette, ma perde la battaglia sull’Iran in Congresso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 07:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notte di vendette pre-elettorali per il presidente Usa Donald Trump, che nelle primarie repubblicane fa fuori, in diversi Stati, senatori e deputati del suo partito che sono stati critici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/trump-vince-le-primarie-delle-vendette-ma-perde-la-battaglia-sulliran-in-congresso/">Trump vince le primarie delle vendette, ma perde la battaglia sull’Iran in Congresso</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Notte di vendette pre-elettorali per il presidente Usa Donald Trump, che nelle primarie repubblicane fa fuori, in diversi Stati, senatori e deputati del suo partito che sono stati critici nei suoi confronti e li rimpiazza con candidati da lui sostenuti: accade nell’Indiana, in Kentucky, in Georgia, in Texas e altrove. Trump così dimostra di mantenere la sua presa sul partito repubblicano, anche se bisognerà poi vedere se i suoi candidati sapranno vincere le elezioni il 5 novembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma le vendette di Trump hanno un loro prezzo: la defezione di Bill Cassidy, senatore repubblicano della Louisiana bocciato, nei giorni scorsi, nelle primarie del suo Stato, fa sì che in Senato avanzi una risoluzione per bloccare ulteriori bombardamenti sull’Iran, anche se non siamo ancora al punto d’imporre al presidente la fine delle ostilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle scorse settimane, dopo l’aggressione israelo-americana all’Iran, sette risoluzioni simili erano state tutte bloccate nella fase procedurale: in un Senato con 53 repubblicani e 47 democratici, l’appoggio di tre repubblicani, le senatrici Susan Collins del Maine e Lisa Murkowski dell’Alaska e il senatore Rand Paul del Kentucky, non era bastato a rovesciare la situazione. Ieri, il sì di Cassidy alla risoluzione è stato decisivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il voto procedurale, ci vorrà ora un voto sostanziale per mettere il presidente in mora di fronte alla scelta se sospendere le ostilità o chiedere l’autorizzazione del Congresso per continuarle. Secondo la Casa Bianca, la tregua in atto fa sì che il conflitto non abbia ancora raggiunto la soglia dei 60 giorni oltre la quale scatta l’obbligo di ottenere l’avallo del Congresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla guerra all’Iran, dove lo stallo è totale, sia militare che negoziale, il New York Times rivela che uno degli obiettivi dei bombardamenti israeliani del primo giorno il 28 febbraio – quelli che condussero, fra l’altro, all’uccisione della guida suprema iraniana Ali Khameney e pure al ferimento del figlio e successore Mojtaba – era di liberare dagli arresti domiciliari a Teheran l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, un ultra-conservatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era il progetto di installarlo al potere nell’ambito di un cambio di regime. Non è però chiaro perché il premier israeliano Benjamin Netanyauhu e il presidente Trump volessero alla guida dell’Iran un oltranzista anti-israeliano, ma le rivelazioni del giornale sono molto circostanziate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre secondo il NYT, Teheran sta acquisendo dal conflitto leve di potere: nonostante sia stato soverchiato militarmente, l’Iran riesce a mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz, creando una crisi energetica planetaria, e a mettere in difficoltà con attacchi sporadici gli altri Stati del Golfo, che, infatti, chiedono a Trump di non riprendere i bombardamenti e di proseguire i negoziati: Teheran gioca la carta della vulnerabilità a lungo termine degli Stati Uniti e delle economie occidentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il magnate presidente ha ceduto alle pressioni dei suoi alleati nel Golfo, ma avverte che gli Usa restano pronti a colpire “a fondo e su larga scala” se nelle trattative non si troverà un accordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Washington Post racconta in esclusiva l’odissea di un mercantile che voleva forzare il passaggio nello Stretto di Hormuz per uscire dal Golfo Persico dov’era bloccato ed è andato incontro “a uno sbarramento di proiettili”: l’equipaggio filippino aveva deciso con un voto di prendersi il rischio, nonostante lo stretto sia minato e presidiato dai barchini iraniani veloci e difficili da intercettare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre prosegue la visita in Cina del presidente russo Vladimir Putin, accolto dal cinese Xi Jinping pochi giorni dopo la missione a Pechino di Trump, la Cnn riprende lo scoop del Financial Times, secondo cui Xi pensa che Putin stia perdendo la guerra in Ucraina – un’indiscrezione ieri smentita dalle fonti cinesi -. La tv ‘all news’ afferma: “Xi s’è accorto che Putin sta perdendo e pure Trump dovrebbe rendersene conto”, perché “le crescenti perdite russe e le ristrettezze economiche offrono una nuova opportunità alla diplomazia statunitense di porre fine al conflitto, a volerla cogliere”. Vedremo se ciò avverrà: da tempom è stata annunciata una missione a Mosca dei negoziatori Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, che non c’è ancora stata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, un segnale di distensione sul fronte commerciale Usa – Ue: il Consiglio dei Ministri dei 27 e il Parlamento europeo hanno concordato l’attuazione dell’intesa sui dazi raggiunta l’estate scorsa. La mossa dovrebbe sventare l’entrata in vigore di dazi supplementari minacciata da Trump a partire dal 4 Luglio.</p>
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		<title>Con l’Iran in stallo e l’Ucraina in fiamme, Trump pensa a Cuba</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/con-liran-in-stallo-e-lucraina-in-fiamme-trump-pensa-a-cuba/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 07:34:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il conflitto con l’Iran è in stallo, sui fronti militare e diplomatico; la guerra in Ucraina si riaccende, con attacchi con droni massicci, reciproci e letali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/con-liran-in-stallo-e-lucraina-in-fiamme-trump-pensa-a-cuba/">Con l’Iran in stallo e l’Ucraina in fiamme, Trump pensa a Cuba</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il conflitto con l’Iran è in stallo, sui fronti militare e diplomatico; la guerra in Ucraina si riaccende, con attacchi con droni massicci, reciproci e letali; ma il presidente Donald Trump è già proiettato sul prossimo diversivo della sua estemporanea politica estera, Cuba, dove pare che il regime stia annaspando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l’intervento degli Usa in Venezuela all’inizio dell’anno, le forniture di petrolio di Caracas all’Avana sono di fatto venute meno e la crisi energetica endemica nell’isola caraibica ha raggiunto – secondo fonti di stampa statunitensi – “un punto di rottura”: c’è il rischio che i blackouts già frequenti e devastanti per l’economia e per le condizioni di vita della popolazione diventino più frequenti, più ampi e più lunghi su scala nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Stati Uniti mettono pressione su Cuba, diplomaticamente, economicamente, militarmente – Trump minaccia di fare ‘piantonare’ l’isola da una sua portaerei – e anche giudiziariamente. Dopo che il direttore della Cia John Ratcliffe ha compiuto una missione (tenuta inizialmente segreta) all’Avana e ha avuto incontri riservati ad alto livello, il Dipartimento della Giustizia mette sotto inchiesta l’ex presidente cubano Raul Castro, fratello del mitico Fidel. Raul, 94 anni, è stato presidente dal 2008 al 2018 e dal 2021 non ha più nessun incarico politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se per Cuba s’avvicina l’ora dei conti con Trump, i rapporti tra Usa e Venezuela restano ‘ballerini’: il magnate presidente ha recentemente minacciato di farne il 51° Stato dell’Unione – un destino che aveva già preconizzato per il Canada -, senza suscitare reazioni troppo vementi da parte di Caracas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presidente ad interim Delcy Rodriguez, che, secondo alcune fonti, sta consolidando il suo potere, s’è limitata a commentare che il Venezuela non ha progetti di adesione agli Usa. Media statunitensi attribuiscono la ‘misura’ di Caracas alla ricerca di un equilibrio nei rapporti con Washington, dopo l’arresto ‘manu militari’ del presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie, attualmente detenuti negli Usa e in attesa di giudizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va probabilmente inserita in questo contesto la notizia che Caracas ha deportato negli Stati Uniti Alex Saab, uomo d’affari molto vicino a Maduro, che nel 2023 era stato rispedito in Venezuela, nell’ambito d’uno scambio di prigionieri, dall’allora presidente Usa Joe Biden e che ora deve rispondere di nuove accuse di fronte alla giustizia americana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vertice Xi – Trump archiviato in fretta, Iran a rischio re-escalation, recrudescenza Ucraina<br></strong>Il vertice “più importante di tutti i tempi” – parole di Trump dopo l&#8217;incontro con il presidente cinese Xi Jinping – è stato archiviato in fretta dai media statunitensi, non avendo avuto risultati concreti. E adesso si guarda alla visita a Pechino del presidente russo Vladimir Potin, tesa a rafforzare – afferma il Cremlino- “il partenariato globale e la cooperazione strategica” fra Cina e Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte Cina – Usa, oltre alle dichiarazioni, come al solito roboanti, del magnate presidente, c’è solo un calendario di ulteriori incontri: la visita in autunno di Xi negli Usa e i vertici multilaterali dell&#8217;Apec, a novembre, e del G20 a Miami in Florida, a dicembre, entrambi oltre il ‘giro di boa’ delle elezioni di midterm il 5 novembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La “risposta fredda” di Xi a Trump sull’Iran – la definizione è di Fox News – lascia aperta l’ipotesi duna re-escalation del conflitto. Trump, che ha ieri parlato per mezz’ora con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, riunisce oggi il Consiglio di Sicurezza nazionale e i vertici militari e discute le opzioni sul tavolo. Trump ha di nuovo minacciato Teheran di un lasciare pietra su pietra nel Paese in assenza di un’intesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Israele è pronta a riprendere i bombardamenti sull’Iran e, intanto, vanta l’uccisione, avvenuta venerdì nella Striscia di Gaza, di un leader dell’ala militare di Hamas Izz al-Din al-Haddad, uno degli ultimi artefici superstiti degli attacchi terroristici in territorio israeliano del 7 ottobre 2023.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Amministrazione Usa sospetta che l&#8217;Iran abbia hackerato il sistema di distribuzione del carburante al dettaglio, cioè alle pompe, negli Stati Uniti, nell&#8217;intento di condizionare l&#8217;andamento dei prezzi e, quindi, di farli salire. Il che accresce l&#8217;insofferenza verso la guerra e l&#8217;insoddisfazione verso le scelte di Trump dei consumatori statunitensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tema di inflazione, Politico scrive che i produttori di carne americani vogliono che un hamburger costi 30 $ e che Trump non ha buone opzioni in questa situazione: se sta dalla parte degli allevatori, che sono tradizionalmente una &#8216;constituency&#8217; repubblicana, fa ulteriormente salire il costo della vita e scontenta i consumatori; se contrasta i ranchers, rischia di privare i candidati repubblicani d’importanti donatori, in vista del voto di mid-term.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ciò proprio nel momento in cui, secondo il Wall Street Journal, il presidente e i repubblicani puntano a spendere somme di denaro colossali in propaganda elettorale per contenere l&#8217; &#8216;onda blu&#8217;, cioè l&#8217;avanzata dei democratici, che si prospetta. L&#8217;altra opzione per evitare o contenere la sconfitta è la ridistribuzione dei collegi negli Stati repubblicani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wsj è il giornale che più spazio dà alla guerra all&#8217;Iran, ma dal punto di vista economico, chiedendosi chi sono i vincitori e i vinti nel nuovo oridine petrolifero mondiale, e geo-politico, approfondendo la difficile cesistenza di Arabia saudita ed Emirati arabi uniti scossa dal conflitto. Però l&#8217;occhio, nella testata del WSJ, cade sulle foto dei protagonisti dei conflitti giudiziari in atto sull&#8217;IA.</p>
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		<title>Iran: conflitto a fuoco nello Stretto, per Trump “un buffetto”; il Papa regala un ulivo a Rubio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 10:43:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il conflitto a fuoco tra Iran e Usa nello Stretto di Hormuz, che, per il presidente Donald Trump, non rompe la tregua e non segna un’escalation del conflitto</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il conflitto a fuoco tra Iran e Usa nello Stretto di Hormuz, che, per il presidente Donald Trump, non rompe la tregua e non segna un’escalation del conflitto, ruba i titoli d’apertura di quasi tutti i media internazionali alla missione diplomatica in Vaticano del segretario di Stato Marco Rubio, che è stato ieri ricevuto da Papa Leone XIV e ha poi incontrato il suo omologo cardinale Pietro Parolin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altra notizia che è su tutte le home page dei media Usa è l’ennesima sconfitta del presidente Trump sui dazi in un’aula giudiziaria: la Corte del Commercio internazionale ha bocciato i dazi del 10% generalizzati decretati dalla Casa Bianca dopo che la Corte Suprema aveva bollato incostituzionali quelli imposti l’anno scorso, avocando poteri di cui il presidente non dispone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Della visita di Rubio, l’Ap nota che Vaticano e Dipartimento di Stato hanno entrambi messo l’accento sui loro “solidi legami”. Rubio, che era in missione di ricucitura dello strappo causato dagli attacchi reiterati di Trump al Papa, ha donato a Leone XIV un fermacarte in forma di pallone da rugby, anzi da football americano; Prevost ha ricambiato cion una penna in legno d&#8217;ulivo, l&#8217;albero della pace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Papa Leone e il cardinal Parolin hanno entrambi insistito sul “bisogno di lavorare instancabilmente a favore della pace”. Il presidente Trump ha ripetutamente e apertamente criticato i richiami venuti dal pontefice alla pace e al dialogo per chiudere la guerra israelo-americana all&#8217;Iran.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, Rubio ripete l&#8217;esercizio di riparazione con l’Italia: vede i ministri degli Esteri e della Difesa Antonio Tajani e Guido Crosetto, prima di essere ricevuto dalla premier Giorgia Meloni. Un test meno delicato di quello con il Vaticano e cui i media Usa dedicano minore attenzione.<br><br>Che cosa sia successo ieri nello Stretto di Hormuz è controverso, perché, a seconda delle fonti statunitensi o iraniane, la responsabilità della ripresa delle ostilità – forse solo una fiammata – è degli uni o degli altri. La Ap la racconta così: “I militari americani dicono di avere intercettato attacchi iraniani condotti con missili, droni e bachini veloci contro tre unità della US Navy e d0&#8217;avere risposto prendendo di mira installazioni militari iraniane da dove erano partiti gli attacchi”. Nelle operazioni, sarebbero stati coinvolti anche altri Paesi rivieraschi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Commentando quanto avvenuto, Trump usa un’espressione comunque inappropriata, che si può tradurre in vario modo, “una pacca da innamorati”, un buffetto, un pizzicotto, e sminuisce l&#8217;importanza dell&#8217;episodio, mettendo invece enfasi sui progressi dei negoziati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La notizia del conflitto a fuoco è del resto giunta dopo che il New York Times aveva scritto che Usa e Iran stanno discutendo una sospensione delle ostilità di trenta giorni, con la riapertura delll Stretto di Hormuz e la levata del blocco dei porti iraniani, dandosi tempo per trovare l&#8217;intesa sui programmi nucleari iraniani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo rapporti d&#8217;intelligence statunitensi, di cui dà notizia il Washington Post, l&#8217;Iran sarebbe capace di resistere da tre a quattro mesi alla chiusura dello Stretto e al blocco dei porti, prima d&#8217;accusarne severe conseguenze economiche e strutturali, e conserva tuttora un sostanzioso arsenale di missili e droni con cui rispondere a nuovi eventuali attacchi israelo-americani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E il NYT conferma quanto aveva ieri affermato il Wall Street Journal, cioè che l’Arabia Saudita e altri Stati del Golfo sono all&#8217;origine della repentina decisione del presidente Trump di chiudere, meno di 48 ore dopo averla lanciata, l’operazione Project Freedom che doveva assicurare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, offrendo la scorta della US Navy a mercantili e petroliere che desiderassero passare, nonostante la minaccia delle mine e delle lance iraniane.</p>
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		<title>Trump tra negoziati in stallo e sviluppi sull&#8217;attentato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 08:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente Donald Trump e i principali media Usa appaiono divisi, questa mattina, tra lo stallo delle trattative con l’Iran, dove fa irruzione il presidente russo Vladimir Putin, a favore di Teheran, e gli sviluppi dell’inchiesta sul fallito attentato.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il presidente Donald Trump e i principali media Usa appaiono divisi, questa mattina, tra lo stallo delle trattative con l’Iran, dove fa irruzione il presidente russo Vladimir Putin, a favore di Teheran, e gli sviluppi dell’inchiesta sul fallito attentato di sabato sera all’hotel Hilton International, segnati da uno strascico, tipicamente americano, di polemiche sulle carenze della sicurezza e complottismi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due temi distolgono l’attenzione dalla visita di Stato a Washington del re d’Inghilterra Carlo III, nel 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti, che avrebbe altrimenti avuto bel altro rilievo. Carlo III deve rammendare i rapporti tra i due Paesi: Trump e il premier britannico Keir Starmer si sono speso trovati sumposizioni diverse, in pasrticolare da ultimo sulla guerra all’Iran. Ma la missione di buoni uffici di re Carlo III non è sostenuta dall’opinione pubblica britannica: una metà degli intervistati per un sondaggio non l’avrebbe voluta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: negoziati, Usa fermi, ministro Esteri iraniano una trottola</strong><br>Per il New York Times, Trump non è soddisfatto dei piani dell’Iran per la riapertura dello Stretto d’Hormuz, perché rinviano a un secondo momento la questione dei programmi nucleari iraniani. Ma, intanto, le compagnie aeree chiedono miliardi all’Amministrazione Trump per fare fronte all’aumento dei costi del carburante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece, secondo il Wall Street Journal, l’Iran ha un problema opposto: un surplus di petrolio che non riesce a vendere o comunque ad esportare, a causa del blocco dei porti imposto dalla US Navy. Ne ha così tanto di invenduto che ne sta riempiendo petroliere in disuso: i negoziati tra Usa e Iran sono una corsa contro il tempo per vedere chi cede prima, se Teheran che ha la necessità di vendere il petrolio per rimpinguare le casse dello Stato; o Washington, sotto la pressione dei consumatori per l’aumento dei costi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Fox, su una foto di Trump in atteggiamento tracotante, stampiglia il banner “l’uomo che sa fare accordi”. Ma il titolo suggerisce l’opposto: “Le proposte dell’Iran per porre termine alla guerra sono difficili da accettare e Trump segnala il persistere di importanti divergenze con le richieste Usa”. E il Washington Post insiste sul fatto che il magnate presidente potrebbe, in fin dei conti, fare all’Iran concessioni simili a quelle fatte da Barack Obama nel 2015, per raggiungere un’intesa sui controlli dell’Aiea ai programmi nucleari iraniani, e da lui aspramente criticate, al punto da denunciare l’intesa nel 2018.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte della carenza di mosse americana, nell’attesa di proposte accettabili da parte iraniana, c’è iun grande dinamismo della diplomazia iraniana: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, dopo tappe in Pakistan e in Oman, è stato a San Pietroburgo e ha incontrato Putin per due ore, ottenendo sostegno nel conflitto e incoraggiamento per una soluzione diplomatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump s’è invece limitato a riunire a consulto il Consiglio di Sicurezza nazionale, per esaminare quanto propone Teheran: trovare un’intesa per riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz e successivamente discutere del nucleare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attentato: il rinvio a giudizio dello sparatore e le polemiche</strong><br>L’attentatore di sabato sera, Cole Tomas Allen, un insegnante di 31 anni, è stato formalmente accusato di avere attentato alla vita del presidente Trump e potrebbe essere successivamente incriminato per altri reati: rischia una condanna a vita. I suoi moventi restano confusi: soprattutto, non è chiara la causa scatenante del suo gesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teorie cospirative fioriscono da destra e da sinistra dopo la sparatoria all’Hilton International, all’inizio del gala annuale dei corrispondenti dalla Casa Bianca, presenti Trump e la first lady Melania e anche il vice-presidente JD Vance con la moglie Usha.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump vorrebbe che l’evento sia riprogrammato a breve, ma non tutti ne appaiono convinti. Intanto, il National Trust, che si occupa della tutela dei monumenti di Washington, respinge la richiesta dell’Amministrazione di ritirare la denuncia contro la progettata ‘sala da ballo’ della Casa Bianca, la cui costruzione altererebbe in modo radicale il profilo dello storico edificio e i cui lavori sono ora bloccati dall’ingiunzione di un giudice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul tema scrivono un po’ tutti. Il Wall Street Journal nota che Trump abbia subito preso spunto dall’attentato fallito per spingere avanti il suo progetto, che sarebbe, a suo avviso, più necessario che mai per ragioni di sicurezza. Politico esprime dubbi sulla volontà del Congresso di assecondare il presidente si questo punto. Tutti osservano che la fretta di Trump di promuovere la ‘sala da ballo’ dopo la sparatoria offre uno spunto in più ai complottisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn denuncia con grande evidenza “l’ipocrita crociata di Trump contro la retorica violenta”, che è sempre stata una sua caratteristica, e contro la crescente divisione degli Stati Uniti, che consegue dalla sua ascesa e dalle sue scelte</p>
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		<title>Trump sfugge a un attentato a Washington, rifugge dai negoziati con l’Iran</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/trump-attentato-washington-negoziati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:12:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comparirà oggi davanti a un giudice per essere formalmente incriminato e rinviato a giudizio l’uomo che, sabato sera, a Washington, ha tentato d’introdursi armato.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Comparirà oggi davanti a un giudice per essere formalmente incriminato e rinviato a giudizio l’uomo che, sabato sera, a Washington, ha tentato d’introdursi armato nella sala dei ricevimenti dell’Hotel Hilton, dove si stava svolgendo l’annuale banchetto dei corrispondenti dalla Casa Bianca, presenti il presidente Donald Trump e la first lady Melania, il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Guerra Pete Hegseth e numerosi altri esponenti dell’Amministrazione Trump 2.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di scampare all’attentato, Trump aveva deciso che gli Stati Uniti non avrebbero partecipato, in questa fase, a un nuovo round di trattative con l’Iran e aveva annullato la missione a Islamabad della ‘coppia di fatto’ di negoziatori formata dall’immobiliarista Steve Witkoff e dal ‘primo genero’ Jared Kushner. La nuova linea del magnate presidente è di attendere che l’Iran presenti una bozza d’intesa, cui sta lavorando in queste ore il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, impegnato in una serie di contatti tra Pakistan, Oman e Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il fallito attentato alla cena di gala dei giornalisti<br></strong>L’attentatore di Washinton, Cole Tomas Allen, 31 anni, di Torrance, in California, è stato bloccato dagli agenti del Secret Service, il corpo di polizia che protegge il presidente e il suo vice, dopo avere ‘forzato’, correndo per una ventina di metri, un controllo al metal detector: armato di pistola e coltello, ha sparato, ferendo leggermente un agente che indossava un giubbotto anti-proiettile, prima d’essere immobilizzato a terra, senza potere raggiungere la scala che conduce alla sala dei banchetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo informazioni fornite da Trump stesso e confermate dagli inquirenti, Allen, che si definiva “l’amichevole assassino federale”, aveva informato dei propri propositi alcuni familiari, che, allarmati, avevano a loro volta avvertito le autorità. Allen, un docente, aveva recentemente partecipato a manifestazioni del movimento ‘No Kings’, contro gli abusi di potere dell’Amministrazione Trump 2.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le detonazioni hanno creato momenti di panico nella sala dei banchetti: i giornalisti si riparavano sotto i tavoli, mentre il presidente, la first lady e le altre autorità presenti venivano fatti evacuare e portati al sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allen era giunto a Washington dalla California in treno, via Chicago, e aveva preso alloggio proprio nell’hotel del ricevimento, una tradizione annale cui spesso partecipa il presidente – per Trump, però, era la prima volta, perché finora s’era sempre rifiutato di esserne ospite -. La tradizione vuole che, durante la cena di gala, il presidente pronunci un discorso divertente e sia, a sua volta, oggetto di battute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco dopo l’episodio, Trump, ancora in smoking da banchetto, ha fatto una conferenza stampa e, successivamente, ha dato numerose interviste. “Nessuno mi aveva detto che il mestiere era così pericoloso”, ha scherzato, riferendosi agli altri attentati cui era sfuggito in campagna elettorale, uno in Pennsylvania, dove venne ferito a un orecchio – e una persona fu uccisa, oltre all’attentatore – e uno in Florida, durante una partita di golf,</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui social, e in particolare nella galassia Maga, fioriscono, però, teorie complottiste, secondo cui questo attentato, come quello in Florida, sarebbero messe in scena, create per alimentare il mito della invulnerabilità del presidente. Queste voci senza alcun fondamento si basano, fra l’altro, sull’asserita inadeguatezza delle misure di sicurezza predisposte per la cena dei corrispondenti: controlli in merito sono in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In base a quanto fin qui emerso dalle indagini, Allen avrebbe agito da solo e non avrebbe avuto complici: sarebbe, cioè, “un lupo solitario”, come l’ha definito lo stesso Trump, ma, contrariamente agli autori degli attentati in Pennsylvania e in Florida e all’uccisore, l’anno scorso, dell’attivista Charlie Kirk, non avrebbe radici di destra, ma un background progressista. Alla cena di Washington era stata invitata la vedova di Kirk, Erika, che è stata vista lasciare la scena piangendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un messaggio, Allen scriveva di non volere più permettere che “un pedofilo stupratore e traditore sporchi di sangue le mie mani con i suoi crimini” – il riferimento pare essere al presidente Trump ed ai suoi legami con il magnate pedofilo Jeffrey Epstein -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump progetta ancora di partecipare alla cena di gala dei corrispondenti, che dovrebbe essere riprogrammata nei prossimi 30 giorni, come ha detto Weijia Jiang, presidente dell’Associazione che organizza l’evento. “Non ho avuto paura –ha ripetuto in interviste televisive il magnate presidente-, viviamo in un mondo di pazzi…”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: negoziati abortiti, ma la diplomazia continua<br></strong>La decisione di annullare la missione a Islamabad dei negoziatori americani è stata presa da Trump sabato sera, poco prima del previsto banchetto con il ‘corpo stampa’ della Casa Bianca, subito dopo che il ministro degli Esteri iraniano Araghchi aveva lasciato Islamabad dopo avervi incontrato esponenti pachistani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Araghchi s’è recato in Oman, altro Paese mediatore fra Usa e Iran, dove avrebbe discusso l’ipotesi di un controllo congiunto tra Oman e Iran sullo Stretto di Hormuz – i due Paesi vi si affacciano -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro è poi tornato in Pakistan e di lì è partito per San Pietroburgo. Dell’attivismo diplomatico iraniano, Trump dice che le nuove proposte presentate ai pachistani sono migliori delle precedenti, ma non ancora sufficienti, e che gli iraniani possono parlare con gli Stati Uniti quando vogliono, “basta che ci telefonino”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’analisi del Washington Post, Trump, pur di finire la guerra all’Iran, che è un pessimo affare sia politico che economico, sarebbe pronto ad accettare molte delle condizioni che il suo predecessore Barack Obama aveva accettato nell’accordo del 2015 con l’Iran da lui prima aspramente criticato e poi denunciato: alleggerimento delle sanzioni, arricchimento dell’uranio limitato e accresciuto ‘peso regionale’.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Iran, che avrebbe elaborato un piano in tre fasi, vorrebbe risolvere la questione della navigazione nello Stretto di Hormuz e del blocco navale statunitense ai porti iraniani e vorrebbe avere garanzie che i bombardamenti israeliani in Libano contro la milizia sciita filo-iraniana Herzbollah cessino, prima di affrontare la questione nucleare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inquieta Teheran, in particolare, proprio quanto sta avvenendo in Libano dove, nonostante la tregua, Israele continua a condurre operazioni militari nel Sud del Paese, che, solo domenica, hanno fatto 14 vittime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Le Monde, la US Navy ha ordinato “a decine di petroliere” –il numero oscilla tra 31 e 37 &#8211;&nbsp; di lasciare le acque al largo dell’Iran e molte di esse si sono conformate alle disposizioni ricevute. L’Iran, a sua volta, dice di avere intercettato due navi che cercavano di superare lo Stretto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A margine degli sviluppi negoziali e militari, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivelato che gli era stato diagnosticato due mesi or sono un cancro alla prostata, che sarebbe stato eliminato dal trattamento cui s’è sottoposto. Netanyahu non avrebbe reso nota la diagnosi prima per evitare che l’Iran utilizzasse l’informazione per la sua propaganda.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I rovesci si sommano<br></strong>Nelle ultime settimane, dopo l’aggressione israelo-americana all’Iran, Donald Trump ha accumulato rovesci politici e giudiziari, mentre il suo tasso di gradimento è sceso al 30%: molti repubblicani non condividono la sua gestione dell’economia e dell’inflazione, mentre nel suo gabinetto si sono succedute dimissioni più o meno eccellenti e più o meno spontanee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un suo ex sostenitore, il giornalista Tucker Carlson, s’è scusato con il suo pubblico “per averlo male indirizzato” appoggiando Trump. Politico scrive che “l’anti-trumpismo unisce l’Europa”.</p>
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		<title>Quanto sono consistenti i sospetti di insider trading sull&#8217;amministrazione Trump</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/quanto-sono-consistenti-i-sospetti-di-insider-trading-sullamministrazione-trump/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 08:56:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
		<category><![CDATA[insider trading]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché ci sono elementi per pensare che le scelte politiche di Trump siano condizionate da movimenti finanziari. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/quanto-sono-consistenti-i-sospetti-di-insider-trading-sullamministrazione-trump/">Quanto sono consistenti i sospetti di insider trading sull’amministrazione Trump</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è una soglia oltre la quale il sospetto smette di essere una suggestione partigiana e diventa un problema istituzionale. Quella soglia, per l’amministrazione Trump II, sembra essere stata superata da un fatto molto semplice: non c’è più un solo episodio, né una sola polemica, né una sola fonte. C’è invece una moltiplicazione di casi, di pattern e di testate autorevoli che, da angolazioni diverse, hanno posto la stessa domanda: chi sapeva cosa, e quando? Non è ancora una prova giudiziaria. Ma non è più nemmeno soltanto rumore. Nel giro di dodici mesi, tre aree ad altissimo impatto sui mercati — dazi, Iran, Ucraina — hanno generato movimenti finanziari perfettamente sincronizzati con decisioni o segnali della Casa Bianca trumpiana. E a sollevare dubbi non sono stati soltanto i democratici, i commentatori anti-Trump o l’ecosistema liberal. A farlo sono state Reuters, Wall Street Journal, TIME, PBS, The New Yorker e altre testate mainstream, con livelli diversi di cautela ma con un punto comune: la coincidenza è ormai sistemica. Il caso più noto, e per certi versi più didattico, è quello dell’aprile 2025. Trump annuncia una raffica di tariffe, i mercati vacillano, la volatilità esplode. Poi, all’improvviso, il presidente inverte parzialmente la rotta, sospendendo una parte del pacchetto. Wall Street rimbalza con violenza.<br>Fin qui, caos trumpiano ordinario. Il problema arriva poche ore prima dell’annuncio. Trump scrive sui social: “THIS IS A GREAT TIME TO BUY!!!”. Non è un dettaglio folkloristico. È un messaggio di un presidente in carica, dotato di informazione privilegiata sull’imminente mutamento di policy, rivolto a un mercato che di lì a poco verrà spostato da una sua decisione. TIME ha ricostruito proprio questo nodo: non solo il sospetto di insider trading in senso stretto, ma l’area grigia tra abuso di informazione di governo, manipolazione del sentiment e vantaggio selettivo. Reuters è andata oltre il framing politico e ha guardato ai numeri: opzioni e scommesse finanziarie piazzate in modo estremamente tempestivo prima della pausa sui dazi, con volumi che hanno attirato l’attenzione di operatori e osservatori di mercato. Il punto chiave del reportage Reuters non era “abbiamo la pistola fumante”, ma qualcosa di più serio: ci sono abbastanza anomalie da giustificare scrutinio regolatorio. Anche il Wall Street Journal ha riportato la pressione di parlamentari democratici per una verifica su eventuali operazioni collegate all’annuncio della sospensione. PBS, riprendendo il caso per il grande pubblico, ha sottolineato l’elemento più disturbante: il presidente degli Stati Uniti che, in sostanza, sembra fare il tifo per un movimento di mercato che solo lui sa di poter innescare di lì a poco. Qui il punto non è solo giuridico. È civilizzazionale.<br>In un sistema minimamente sano, un capo dell’esecutivo non dovrebbe poter twittare come un pump-and-dump ambulante senza che si apra immediatamente una questione di integrità pubblica.<br>Se il caso dazi poteva essere archiviato dai fedelissimi come “la solita isteria anti-Trump”, il 2026 ha reso quella difesa molto più fragile. Perché i sospetti hanno smesso di concentrarsi su un unico annuncio e hanno iniziato a disegnare un modello ricorrente: trade molto profittevoli, molto grandi, molto ben temporizzati, poco prima di svolte geopolitiche o commerciali decise dalla Casa Bianca.<br><br>È esattamente questo il cuore di una importante inchiesta Reuters di fine marzo 2026, che ha raccolto il giudizio di esperti e giuristi su una serie di operazioni che meritano scrutinio per la loro capacità quasi chirurgica di anticipare sorprese di policy trumpiane. Tra i casi citati: tariffe, Iran, mercati delle commodity, opzioni e prediction markets. Non una teoria del complotto, ma un repertorio di anomalie troppo consistente per essere liquidato come fortuna. Ed è a questo punto che il tema cambia natura.<br>Non si parla più solo di Trump che dice cose sconsiderate sui social. Si parla della possibilità che informazioni sensibili generate dal cuore dell’apparato federale — diplomazia, difesa, commercio, sicurezza nazionale — possano filtrare verso operatori in grado di monetizzarle prima del resto del mondo. In altre parole: la Casa Bianca come terminale informativo di un arbitraggio privato.<br>Se il dossier dazi era tossico, il dossier Iran è potenzialmente devastante. Secondo Reuters, i senatori Mark Warner e Adam Schiff hanno chiesto formalmente a SEC e watchdog federali di verificare scommesse eccezionalmente ben temporizzate prima di grandi annunci dell’amministrazione Trump, inclusi quelli legati all’Iran. La questione non è marginale: quando un segnale militare o diplomatico riguarda il Golfo, si muovono petrolio, indici, volatilità, trasporti, difesa, dollaro. È la forma più pura di informazione “market moving” che uno Stato possa generare. Il pezzo più duro, però, è arrivato da The New Yorker, che ha ricostruito l’episodio più inquietante: enormi posizioni su futures del petrolio e su equity index futures piazzate pochi minuti prima dell’annuncio di Trump di rinviare un’azione militare contro l’Iran. Tradotto in termini meno eleganti: qualcuno ha messo sul tavolo somme enormi esattamente nella direzione giusta, proprio nel momento giusto, prima che il mercato sapesse. Naturalmente, è ancora possibile invocare la coincidenza. Sempre possibile. Sempre comodo. Ma a un certo punto la coincidenza smette di essere una spiegazione e diventa una religione. Qui non si parla del trader brillante che “legge bene il momentum”. Qui si parla di operazioni che, se confermate nella loro tempistica e dimensione, sembrano costruite su una premessa molto più semplice: qualcuno sapeva. E se qualcuno sapeva, la domanda successiva non è finanziaria. È costituzionale. Il capitolo Ucraina è, al momento, il più difficile da inchiodare in un singolo episodio mediaticamente esplosivo come i dazi o l’Iran. Ma è anche il più istruttivo. Perché ci mostra come funziona il problema anche in assenza della “foto perfetta”. L’amministrazione Trump ha alternato nel tempo messaggi contraddittori, aperture improvvise, minacce di disimpegno, inversioni tattiche e segnali diplomatici sul dossier ucraino. Ogni volta che la Casa Bianca cambia tono su Kiev o su Mosca, si muovono immediatamente energia, difesa, valute, titoli industriali europei e sentiment di rischio globale.<br>Il punto qui è cruciale: anche senza un singolo “smoking gun” già pubblico, il dossier Ucraina rientra perfettamente nel problema più grande identificato da Reuters e da altri osservatori nel 2026, cioè l’esistenza di un ecosistema politico in cui annunci improvvisi e decisioni geopolitiche ad alto impatto economico sembrano talvolta preceduti da posizionamenti sospettosamente efficaci. Detta brutalmente: se il sistema perde compartimentazione, ogni file di politica estera diventa una potenziale opportunità di front-running.<br><br>E quando questo riguarda guerra, cessate il fuoco, forniture militari, sanzioni, energia e ricostruzione, non siamo più nella cronaca finanziaria. Siamo dentro una crisi di affidabilità dello Stato. La vera notizia non è il sospetto. È la normalizzazione del sospetto Il punto più tossico, in fondo, non è nemmeno stabilire oggi se esista già una prova processuale definitiva contro un singolo funzionario o un singolo trader. Il punto è che la struttura trumpiana del potere rende il sospetto perfettamente razionale. Perché Trump governa così: decisioni personalistiche, annunci erratici, politica come spettacolo, cerchie ristrette, messaggi spesso informali e opachi, confine poroso tra interesse pubblico, interesse privato e narrazione politica.<br>In un assetto del genere, il mercato non si limita a reagire alle decisioni. Comincia a scommettere  sull’accesso. E quando il premio non va al miglior analista ma a chi ha la miglior prossimità al potere, il mercato smette di essere un mercato e diventa un’arena feudale ad alta frequenza. È per questo che i reportage di Reuters contano più della polemica social del giorno. Perché Reuters non sta dicendo “Trump è colpevole”. Sta dicendo qualcosa di più destabilizzante: esiste abbastanza materiale anomalo da giustificare indagini serie e coordinate. E una democrazia matura dovrebbe trovare questo già sufficiente per allarmarsi. Non serve la prova definitiva per capire che il problema è già politico. Conviene essere intellettualmente onesti. Non esiste, allo stato delle fonti pubbliche, una prova definitiva e conclusiva che dimostri in tribunale un sistema coordinato di insider trading diretto dall’amministrazione Trump. Questo va detto chiaramente. Chi sostiene il contrario, oggi, sta forzando i fatti. Ma esiste qualcosa che, in una repubblica seria, è già abbastanza grave: trades anomali prima di annunci su dazi, trades anomali prima di annunci sull’Iran, preoccupazioni formali espresse da senatori e watchdog, copertura convergente di testate autorevoli, una struttura di governo che produce incentivi perfetti alla fuga selettiva di informazione. E allora la domanda non è più: “È solo una polemica democratica?” E&#8217; diventata un’altra:<br>quante volte ancora il mercato dovrà indovinare con precisione millimetrica le mosse della Casa Bianca prima che Washington smetta di fingere che sia tutto normale? </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/quanto-sono-consistenti-i-sospetti-di-insider-trading-sullamministrazione-trump/">Quanto sono consistenti i sospetti di insider trading sull&#8217;amministrazione Trump</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Iran, due aerei Usa abbattuti, Trump di nuovo sbugiardato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 11:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel discorso alla Nazione fatto mercoledì scorso, il presidente Usa Donald Trump aveva affermato che l’Iran non ha più “strumenti anti-aereo”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/iran-due-aerei-usa-abbattuti-trump-di-nuovo-sbugiardato/">Iran, due aerei Usa abbattuti, Trump di nuovo sbugiardato</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La vicenda dei due aerei abbattuti ieri da fuoco ostile nei cieli iraniani e le ricerche tuttora in corso per recuperare l’unico aviatore tuttora disperso dei tre a bordo dei due velivoli – gli altri due sono stati recuperati – domina le cronache di guerra questa mattina. Nel discorso alla Nazione fatto mercoledì scorso, il presidente Usa Donald Trump aveva affermato che l’Iran non ha più “strumenti anti-aereo” e che i suoi radar sono stati “annichiliti”: il Washington Post evidenzia in prima pagina come il magnate presidente sia stato per l’ennesima volta sbugiardato dai fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due aerei abbattuti ieri sono i primi raggiunti da fuoco ostile in questa guerra che giunge al termine delle cinque settimane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra notizia che riguarda il conflitto è in grande rilievo sui maggiori media Usa questa mattina: la richiesta al Congresso, da parte della Casa Bianca, di una spesa senza precedenti per la difesa nell’anno fiscale prossimo venturo, dell’ordine di 1500 miliardi di dollari, con un aumento del 44%, solo parzialmente compensato dal taglio di 73 miliardi di dollari per spese federali non militari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fra gli investimenti proposti, l’attuazione del sistema di difesa anti-missile propugnato da Trump ‘Golden Dome’, un aumento del 7% del soldo per i militari e investimenti per un utilizzo militare dell’Intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al di fuori degli scenari di guerra, desta interesse la notizia che l’economia statunitense ha creato nel mese di marzo 178 mila posti di lavoro senza contare l’agricoltura e che la disoccupazione s’è lievemente ridotta al 4,3%. Un dato ben migliore delle previsioni, dopo che a febbraio c’era stata una perdita di 133 mila posti di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: guerra, gli aerei abbattuti e le operazioni di soccorso</strong><br>Facciamo il punto sulla vicenda dei due aerei abbattuti nella giornata di ieri in momenti e luoghi diversi: un caccia bombardiere F-15E con due persone a bordo, caduto sul sud-ovest dell’Iran – almeno uno degli occupanti s’è eiettato ed è stato recuperato -; e un aereo d’attacco A-10, con solo il pilota, che s’è schiantato “nella regione del Golfo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ignora in che missioni i due aerei fossero impegnati. E non si conoscono neppure le circostanze del recupero dei due piloti e le loro condizioni. Due elicotteri Black Hawk coinvolti nelle operazioni di soccorso sono statu a loro volta colpiti: ci sono stati feriti a bordo, ma i due velivoli hanno potuto rientrare alla base.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’inizio dell’aggressione israelo-americana all’Iran il 28 febbraio, s’era finora avuta notizia solo di un incidente aereo: una collisione in volo fra due aerei cisterna Usa, che aveva causato la morte di sei militari a bordo di uno dei due velivoli. Il bilancio delle perdite americane in questa guerra era, fino a ieri, di 13 caduti e quasi 300 feriti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante gli episodi di ieri, le fonti ufficiali israeliane e americane confermano i loro resoconti positivi sull’andamento del conflitto, che va avanti con bombardamenti e lanci di missili sull’Iran che risponde in modo sporadico su Israele e i Paesi del Golfo, colpendo anche interessi americani nella Regione. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ieri vantato che &#8220;l&#8217;aviazione israeliana ha distrutto il 70 per cento dell&#8217;industria dell&#8217;acciaio in Iran&#8221;. Israele porta pure avanti le operazioni in Libano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta il problema della chiusura alla navigazione dello Stretto di Hormuz, che rallenta i rifornimenti di gas e di petrolio per mezzo Mondo. Davanti ai rischi di un’emergenza energia, la premier italiana Giorgia Meloni ha intrapreso una missione lampo in Arabia Saudita e nel Golfo &#8211; Emirati e Qatar -: è la prima leader occidentale a recarsi in visita nell’area del conflitto, con gli obiettivi intrecciati della sicurezza energetica, della riapertura dello Stretto di Hormuz e delle cessazione del conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla Casa Bianca, si ipotizzano a giorni ulteriori avvicendamenti nella squadra di governo. Dopo l’uscita di scena di Kristi Noem – sicurezza interna &#8211; e di Pam Bondi – giustizia -, Trump vorrebbe evitare un grosso rimpasto, ma il responsabile del Commercio Howard Lutnick, il cui nome compare nei ‘files Epstein’, e la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer sono giudicati “vulnerabili” da fonti interne all’Amministrazione Trump 2, mentre le quotazioni della pur discutissima direttrice della National Intelligence Tulsi Gabbard sarebbero in rialzo,</p>



<p class="wp-block-paragraph">Todd Blanche ha assunto l’interim della Giustizia, al posto di Bondi: da un avvocato di Trump all’altro, la priorità resta quella di perseguire coloro che il magnate presidente considera suoi nemici.</p>
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		<title>Trump scuote il fronte interno, via ministra e generale, ponti bombardati in Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 09:59:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scosse di terremoto nell'Amministrazione Trump 2 e ai vertici delle forze armate degli Stati Uniti, nel pieno della guerra all'Iran.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Scosse di terremoto nell&#8217;Amministrazione Trump 2 e ai vertici delle forze armate degli Stati Uniti, nel pieno della guerra all&#8217;Iran: il presidente Usa caccia la segretaria alla Giustizia Pam Bondi, già sua avvocata personale, una sua fedelissima, che paga una gestione non condivisa dei &#8216;files Epstein&#8217;; il segretario alla Guerra Pete Hegseth costringe a congedarsi il capo di Stato Maggiore dell&#8217;Esercito, generale Randy George, che paga i dubbi sulle operazioni militari in corso e progettate contro l&#8217;Iran e nel Golfo Persico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui fronti di guerra, gli Stati Uniti hanno bombardato un ponte in costruzione nei pressi di Teheran, facendo otto vittime, poche ore dopo che Donald Trump aveva minacciato di iniziare a distruggere le infrastrutture civili iraniane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Notizia positiva fra tante brutture: Artemis II, la navicella spaziale con quattro astronauti a bordo – tre uomini e una donna, tra statunitensi e un canadese, tre bianchi e un nero – ha preso la direzione della Luna, dopo una giornata passata orbitando intorno alla Terra. Lunedì prossimo, Artemis II ruoterà intorno alla Luna, prima di iniziare il viaggio di ritorno sulla Terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cacciata di Bondi, che, secondo Politico, non dovrebbe rimanere un fatto isolato, fa i titoli d&#8217;apertura stamane di molti media Usa: Trump sta valutando, secondo il sito, altri avvicendamenti nella sua Amministrazione. Si ripeterebbe lo scenario che aveva già caratterizzato il primo mandato di Trump alla Casa Bianca: giri di valzer fra i ministri e i consiglieri dopo il primo anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I media notano che finora sono solo le donne a fare le spese della volubilità del magnate presidente: a essere finora cacciate, sono state tre sue &#8216;suffragette&#8217;. Prima c&#8217;era stata la rottura con la deputata della Georgia Marjoree Taylor-Greene; poi l&#8217;allontanamento della segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem; e ora è la volta di Bondi, sostituita ad interim dal suo &#8216;numero due&#8217;, Todd Blanche, altro ex avvocato personale di Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Washington Post scrive che il Congresso vuole ancora chiamare Bondi a deporre sulla gestione dei &#8216;files Epstein&#8217;, l&#8217;enorme quantità di documenti relativi al magnate pedofilo Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere a New York nel 2019, la cui diffusione ha rivelato una vasta rete di contatti e di influenze, che coinvolgono, fra gli altri, l presidente Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornale ricorda “il discutibile comportamento di una lealista trumpiana che ha tradito la cultura d&#8217;indipendenza dalla Casa Bianca del Dipartimento della Giustizia, ha licenziato funzionari in serie e ha avviato inchieste aggressive contro i percepiti nemici del magnate presidente&#8230; La sua gestione dei &#8216;file Epstein&#8217; l&#8217;ha resa obiettivo di conservatori arrabbiati, per quanto stretto fosse il suo rapporto&nbsp; con Trump”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wall Street Journal sostiene di conoscere “la vera storia” dietro l&#8217;allontanamento di Bondi, che è stata messa da parte proprio quando riteneva di avere superato il momento peggiore, anche perché la guerra distraeva l&#8217;opinione pubblica (ma evidentemente non il presidente) dalla &#8216;vicenda Epstein&#8217;. Fox News s&#8217;interroga su quel che Bondi potrà ora fare e riferisce che la sua uscita di scena è stata salutata da una soddisfazione bipartisan in Congresso, dove veniva giudicata “settaria, petulante e un hacker politico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Axios dà invece più rilievo al congedo forzato del generale George, ricordano che si tratta solo dell&#8217;ultimo di oltre una dozzina di avvicendamenti ai vertici delle forze armate da quando Hegseth è alla guida del Pentagono, ma è il primo che avviene mentre gli Usa sono in guerra in Iran.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guerra che resta protagonista nei titoli d&#8217;apertura del New York Times e della Cnn, secondo cui, dopo cinque settimane di bombardamenti israelo-americani, l&#8217;Iran conserva una capacità di lanciare missili “significativa”: secondo fonti di intelligence Usa, Teheran continua a disporre di buona parte dei suoi lanciatori, il che contraddice, una volta di più, le affermazioni del presidente Trump, fatte l&#8217;altra notte in diretta televisiva, di avere annientato le difese iraniane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il New York Times sostiene che i Paesi rivali degli Stati Uniti, come la Cina, ma anche gli alleati, o ex alleati, cerano proprie vie per affrontare la crisi energetica innescata dall&#8217;aggressione all&#8217;Iran e/o per mettere in difficoltà l&#8217;economia statunitense, dopo essere stati colpiti dai dazi. Il giornale punta sulla reazione alle provocazioni di Trump del presidente francese Emmanuel Macron, che riflettono – scrive &#8211; “l&#8217;ira crescente” dell&#8217;Europa nei confronti del magnate presidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono ormai numerosi i leader europei insofferenti degli effetti cumulativi negativi delle decisioni sull&#8217;Iran di Trump e delle critiche alla Nato. E mentre gli europei cercano di risolvere il problema della chiusura dello Stretto di Hormuz, che Trump considera “cosa loro”, dopo averlo innescato, borse e mercati reagiscono male alle ultime sortite del magnate presidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Libano, un razzo ha colpito, senza conseguenze per le persone, la base italiana dell&#8217;Unifil, l&#8217;inutile forza di interposizione delle Nazioni Unite.</p>
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		<title>Iran: guerra, Trump annuncia un discorso, verso la fine del conflitto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 07:35:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente Usa Donald Trump darà un importante aggiornamento sulla guerra in Iran, questa sera, alle 21 ora della Costa Est degli Stati Uniti, le tre di notte in Italia.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il presidente Usa Donald Trump darà un importante aggiornamento sulla guerra in Iran, questa sera, alle 21 ora della Costa Est degli Stati Uniti, le tre di notte in Italia: l’annuncio campeggia sui siti e sulle prime pagine di tutti i più importanti media americani, che lo caricano di attese, ma che ne danno anticipazioni diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il New York Times, Trump si appresta a comunicare che la campagna militare si sta avviando alla conclusione, dichiarando raggiunti gli obiettivi prefissati, anche se ciò non è vero. “Ce ne andremo molto presto, fra due o tre settimane, anche senza un’intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz… Ce ne andremo, perché non abbiamo più motivo di restare”, aveva detto ai giornalisti nello Studio Ovale, poco prima che fosse annunciato il suo discorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri media sono più cauti del NYT. Fox News ha un titolo enfatico, ma neutro: “Il Mondo guarda”. Il Wall Street Journal preconizza un allargamento del conflitto e un’escalation. Ovunque, si dà evidenza alla frattura fra Stati Uniti e alleati europei, testimoniata da quanto avvenuto a Sigonella e da episodi analoghi in Gran Bretagna Francia, Spagna: i governi emanano divieti di sorvolo e/o utilizzo delle basi per aerei statunitensi coinvolti nel conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tv ‘all news’ conservatrice scrive: “Sempre più alleati chiave degli Stati Uniti bloccano i voli, mentre la distanza da Trump sulla guerra in Iran si allarga… Il segretario alla Difesa – <em>la Fox scrive proprio così, non ‘alla Guerra’ come vorrebbe l’Amministrazione Trump, ndr</em> – Pete Hegseth se la prende con la Royal Navy, la marina britannica… Trump sollecita gli alleati europei a ‘recuperare un po’ del loro coraggio’ e a rendere sicura loro stessi la navigazione nello Stretto di Hormuz”. Marco Rubio, segretario di Stato, fa sapere che Washington “rivaluterà il ruolo della Nato”, in base a quanto sta accadendo in Iran e nel Golfo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn e Politico restano ancorati alle dichiarazioni fatte da Trump nello Studio Ovale, secondo cui la guerra “potrebbe durare ancora due o tre settimane” e collegano la fretta del presidente di tagliare corto il conflitto con l’impennata del prezzo della benzina alla pompa negli Stati Uniti: dall’inizio della settimana, la media nazionale è ormai superiore ai quattro dollari al gallone. La Cnn chiosa: “Il presidente dice agli altri Paesi di andarsi a prendere il loro petrolio”, dopo avere lui reso incerti e messo a repentaglio gli approvvigionamenti energetici. Secondo Politico la Casa Bianca paventa che il prezzo del petrolio al barile, che ieri era salito a 118 dollari, possa arrivare a 150 dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di segno diverso dagli altri media, l’approccio del Wall Street Journal: “Gli Emirati arabi uniti vogliono forzare la riapertura dello Stretto di Hormuz e sono pronti a scendere in guerra. Lo Stato del Golfo cerca di persuadere gli Stati Uniti e altri Paesi ad aprire la via d’acqua con tutti i mezzi necessari”. In quest’ottica, la guerra sarebbe, dunque, vicina a un’escalation, non a una conclusione: anche ieri, Stati del Golfo, come il Kuwait e il Bahrein, sono stati oggetto di attacchi iraniani-</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le notizie dal fronte si succedono e si ripetono: nuovi attacchi israelo-americani con aerei e missili sull’Iran; sporadiche risposte iraniane – stamane, un missile è caduto su Tel Aviv -; bombardamenti e combattimenti in Libano, dove Israele minaccia di ridurre a cumuli di macerie il Sud del Paese, come ha fatto nel Nord della Striscia di Gaza. Secondo fonti di stampa, o tre caschi blu indonesiani uccisi nei giorni scorsi sarebbero stati vittime da un ordigno fatto esplodere lungo la strada. In Iraq, una giornalista freelance americana, Shelly Kittleson, è stata rapita: la vicenda è in divenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I media americani analizzano in modo critico alcune affermazioni del presidente Trump. Il NYT nota che il presidente, per la seconda volta in pochi giorni, ha ieri dichiarato di avere raggiunto l’obiettivo di eliminare la minaccia nucleare iraniana, cioè la possibilità che l’Iran si doti dell’atomica. “Ma le prove dicono il contrario”, afferma l’autorevole quotidiano. Del resto, Trump aveva fatto analoghe affermazioni dopo la ‘guerra dei 12 giorni’ del giugno scorso, rivelatesi poi infondate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analogo discorso per il cambio di regime a Teheran, che non c’è stato, nonostante la decapitazione dei leader operata in modo sistematico con il concorso dell’intelligence israeliana – 250 le figure di spicco eliminate -. Washington e anche il governo israeliano cercano ora di sostenere che il regime “è stato trasformato” con la guerra, pur se ciò non emerge dalle dichiarazioni e dai comportamenti dei leader iraniani superstiti o nuovi.</p>
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		<title>Trump esalta economia e anti-immigrazione, spiega perché attaccare l&#8217;Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 08:47:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel discorso sullo stato dell'Unione più lungo della storia, il presidente Usa Donald Trump ha esaltato i risultati a suo giudizio ottenuti nel primo anno del suo secondo mandato alla Casa Bianca.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel discorso sullo stato dell&#8217;Unione più lungo della storia – con un&#8217;ora e 47&#8242; battuto il record che era di Bill Clinton, un&#8217;ora e 39&#8242; -, il presidente Usa Donald Trump ha esaltato i risultati a suo giudizio ottenuti nel primo anno del suo secondo mandato alla Casa Bianca, specie sui fronti dell&#8217;economia e dell&#8217;immigrazione, e ha spiegato perché è giusto prepararsi ad attaccare l&#8217;Iran, pur asserendo d&#8217;anteporre la diplomazia alle armi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul discorso del presidente, titoli e giudizi dei principali media degli Stati Uniti sono simili. Eccone una carrellata: il <em>New York Times</em>, “Trump esalta le sue politiche economiche e anti-immigrazione e dà dei pazzi ai democratici”; il <em>Washington Post</em>, “Trump parte con toni positivi, poi cambia registro e attacca l&#8217;opposizione”; il <em>Wall Street Journal</em>, “Trump enfatizza una svolta dell&#8217;economia di cui molti elettori non si sono accorti”; la Cnn, “il presidente mette alla berlina i democratici sull&#8217;immigrazione, fa l&#8217;elogio dei dazi e inanella una cascata di affermazioni false”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Fox, conservatrice, titola: “Il presidente celebra &#8216;una svolta storica&#8217; nell&#8217;economia, in un discorso zeppo di risultati e di moniti e fortemente centrato sull&#8217;economia”; e, poi, cita la frase “Non avete ancora visto nulla”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sito Axios punta sull&#8217;Iran: “Trump dice di preferire la diplomazia, ma poi elenca i motivi per fare la guerra all&#8217;Iran”. Sull&#8217;Iran, il magnate presidente s&#8217;impegna “a non permettere mai che abbia l&#8217;atomica” e afferma che Teheran &#8220;ha già sviluppato missili che possono minacciare – oltre che Israele, ndr &#8211; l&#8217;Europa e le nostre basi all&#8217;estero&#8221; e “sta lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti&#8221;, senza fornire ulteriori dettagli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto alla guerra in Ucraina – la parola è stata pronunciata dopo oltre un&#8217;ora e mezza di discorso -, Trump sostiene di stare lavorando “duramente” per porvi fine; ripete che, se ci fosse stato lui, non sarebbe mai cominciata e deplora la morte, ogni mese, di 25 mila soldati sull&#8217;uno e sull&#8217;altro fronte, senza indicare la fonte del dato. E, naturalmente, ricorda di avere “già risolto otto guerre”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Politico centra, invece, l&#8217;attenzione sui risvolti di politica interna del discorso di Trump. I sostenitori del presidente – scrive il sito – “sono sollevati, perché Trump è rimasto concentrato sui suoi temi, l&#8217;economia e l&#8217;immigrazione, anche se avrebbero voluto un&#8217;agenda più dettagliata delle cose da fare” di qui alle elezioni di midterm del 5 novembre. I democratici hanno reagito al discorso in vari modi, alcuni restando assenti, altri vociando proteste, altri in silenzio, e “hanno sciorinano le loro divisioni su come avvicinarsi al voto”. Fra le deputate che hanno lasciato l&#8217;aula a discorso quasi concluso, due icone della sinistra democratica, Ilhan Omar, la deputata del Minnesota di origini somale, e Rashida Tlaib, la deputata del Michigan musulmana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta ufficiale democratica allo stato dell&#8217;Unione di Trump, che ha promesso “di rimpiazzare le tasse con i dazi”, è stata affidata alla governatrice della Virginia Abigail Spanberger, centrista, eletta lo scorso novembre sottraendo lo Stato ai repubblicani, che ha puntato sul costo della vita. Alla visione di Trump di un&#8217;Unione “che cresce, è sicura e sta vincendo”, Spanberger ha replicato che il presidente “semina paura e mente sull&#8217;economia”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul <em>Washington Post</em>, Amber Philips sintetizza così il discorso e il momento del presidente Trump: “E&#8217; impopolare come lo era dopo l&#8217;attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e una maggioranza degli elettori disapprova la sua gestione di ciascuna delle sue priorità, dall&#8217;economia all&#8217;immigrazione”, come indica l&#8217;ultimo sondaggio Ipsos per conto di WP e Abc, che colloca il tasso di disapprovazione al 60%. Inoltre, “la scorsa settimana, la Corte Suprema ha giudicatio illegittimi la maggior parte dei suoi dazi, che sono l&#8217;elemento centrale della sua politica economica. E, quest&#8217;autunno, il suo partito rischia di perdere il controllo del Congresso”. Eppure, “nonostante tutti questi venti contrari, Trump ha fatto un discorso aggressivo, sostenendo che i prezzi sono scesi, che i criminali sono stati deportati e che l&#8217;economia sta crescendo”. C&#8217;era tutto nelle parole d&#8217;esordio: “La nostra Nazione è tornata. Più grande, più ricca e più forte che mai prima”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da notare che il sondaggio Ipsos indica che economia e immigrazione sono i temi più polarizzanti della presidenza Trump: sono, cioè, quelli su cui ottiene il massimo dei consensi dai suoi sostenitori e il massimo delle critiche dai suoi oppositori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il Congresso riunito in sessìione plenaria, ad ascoltare il discorso, com&#8217;è tradizione, c&#8217;erano vertici militari e giudici della Corte Suprema, con il loro presidente John Roberts. Trump ha definito “infelice” la sentenza con cui la Corte ha bocciato i suoi dazi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fra le polemiche che hanno preceduto e accompagnato il discorso sullo stato dell&#8217;Unione, quella relativa all&#8217;invito ad assistervi rivolto alle squadre di hockey maschile e femminile degli Stati Uniti appena reduci dai trionfi olimpici. Gli uomini lo hanno accettato, le donne lo hanno rifiutato, citando difficoltà logistiche. In realtà, molte atlete non hanno gradito il modo in cui l&#8217;invito è stato loro rivolto (“Devo invitare anche loro: se non lo faccio, mi becco un &#8216;impeachment&#8217;”, ha detto Trump parlando alla squadra maschile) e alcune sono sue dichiarate oppositrici.</p>
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