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	<title>Cronache USA - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 23 Sep 2026 08:23:21 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Washington alza il prezzo del petrolio russo: la nuova guerra delle sanzioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 09:50:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra economica contro la Russia entra in una nuova fase. Washington non punta più soltanto su Mosca, ma sui Paesi che continuano a comprarne petrolio e gas. Con dazi fino al 100%, Cina e India finiscono al centro della pressione americana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/washington-alza-il-prezzo-del-petrolio-russo-la-nuova-guerra-delle-sanzioni/">Washington alza il prezzo del petrolio russo: la nuova guerra delle sanzioni</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La guerra economica contro la Russia entra in una nuova fase. Washington non punta più soltanto su Mosca, ma sui Paesi che continuano a comprarne petrolio e gas. Con dazi fino al 100%, Cina e India finiscono al centro della pressione americana. Una mossa che intreccia guerra in Ucraina, rapporti di forza nell&#8217;Indo-Pacifico e futuro del mercato globale dell&#8217;energia.<br>Il petrolio russo è diventato il nuovo terreno di scontro tra Washington e il resto del mondo. La decisione del Congresso americano di rafforzare le sanzioni contro Mosca e di aprire alla possibilità di imporre dazi fino al 100% ai Paesi che continuano ad acquistare energia russa sposta il baricentro della strategia statunitense: dalla Russia ai suoi clienti. È una svolta che va oltre il dossier ucraino. Tra quei clienti ci sono infatti Cina e India, due delle maggiori potenze economiche mondiali e, per ragioni diverse, interlocutori strategici degli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento approvato dalla Camera il 16 settembre con 262 voti contro 159, dopo il via libera del Senato in agosto, non introduce automaticamente i nuovi dazi: lascia alla Casa Bianca un&#8217;ampia discrezionalità sulla loro applicazione. Trump ha comunque annunciato l&#8217;intenzione di firmare la legge. La logica di Washington è quella della pressione indiretta: se il petrolio russo continua a trovare acquirenti, bisogna aumentare il costo politico ed economico di comprarlo. Le sanzioni diventano così una leva non soltanto contro Mosca, ma sull&#8217;intero sistema commerciale che permette alla Russia di continuare a esportare.<br>È qui che la questione energetica si trasforma in una partita di politica estera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mosca: «azioni ostili» che complicano la diplomazia</strong><br>La reazione del Cremlino è stata immediata. Il portavoce Dmitry Peskov ha definito le nuove misure americane «azioni ostili» e ha avvertito che ulteriori sanzioni renderebbero più difficile il raggiungimento di un accordo di pace sulla guerra in Ucraina.<br>La posizione russa arriva mentre Washington continua a mantenere aperto un canale diplomatico con Mosca e Kyiv. Secondo il Cremlino, l&#8217;inasprimento delle sanzioni rischia dunque di entrare in contraddizione con gli sforzi negoziali.<br>Sul piano economico, la Russia dispone però oggi di una geografia delle esportazioni profondamente diversa da quella precedente all&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina. Cina e India sono diventate i principali mercati per il greggio russo: secondo i dati di agosto citati da CREA, la Cina assorbiva circa metà delle esportazioni russe di greggio, mentre l&#8217;India rappresentava circa il 37%.<br>Mosca ha perso una parte importante del mercato europeo, ma ha contemporaneamente spostato verso l&#8217;Asia una quota enorme delle proprie esportazioni. Il problema per Washington è che interrompere questo nuovo equilibrio è molto più complesso che sanzionare direttamente Mosca.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>India: la sicurezza energetica prima di tutto</strong><br>Il Paese più esposto alla nuova strategia americana è l&#8217;India.<br>New Delhi ha sottolineato che le possibili conseguenze della nuova legislazione riguardano sia le relazioni bilaterali con Washington sia il mercato energetico internazionale. Il ministero degli Esteri indiano ha ribadito l&#8217;impegno a garantire la sicurezza energetica attraverso la diversificazione delle fonti e ha affermato che il governo adotterà le misure necessarie per tutelare i propri interessi commerciali ed economici. Il messaggio politico è netto: l&#8217;India non considera il proprio approvvigionamento energetico una variabile subordinata alla politica estera americana. Per Washington si apre così un dilemma strategico. L&#8217;India è uno dei partner più importanti degli Stati Uniti nell&#8217;Indo-Pacifico, anche nel quadro della competizione con la Cina. Una pressione eccessiva sul petrolio russo rischia quindi di trasformare una controversia energetica in un problema più ampio nelle relazioni bilaterali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pechino respinge la «long-arm jurisdiction»</strong><br>La risposta cinese è altrettanto netta. Il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha affermato che Pechino si oppone alla cosiddetta long-arm jurisdiction, cioè all&#8217;estensione extraterritoriale delle norme americane. Secondo la Cina, misure prive di una base nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU non dovrebbero interferire con i normali rapporti commerciali tra Stati. Dietro la disputa giuridica c&#8217;è una questione geopolitica più ampia. La Cina è contemporaneamente uno dei maggiori acquirenti del petrolio russo e uno dei principali interlocutori economici degli Stati Uniti. Il dossier energetico si intreccia quindi con la più ampia competizione commerciale e strategica tra Washington e Pechino.<br>Il petrolio russo diventa così anche una leva negoziale all&#8217;interno del confronto sino-americano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Turchia ed Europa nel mezzo</strong><br>La pressione americana non riguarda soltanto Pechino e New Delhi.<br>Tra gli acquirenti del greggio russo figurano anche Turchia e alcuni Paesi europei. Ankara si trova in una posizione particolarmente delicata: membro della NATO e partner degli Stati Uniti, ma allo stesso tempo profondamente integrata nel sistema energetico russo. Per l&#8217;Unione europea il quadro è diverso. Bruxelles ha progressivamente ridotto la dipendenza dal petrolio russo e ha ampliato le sanzioni contro Mosca, comprese quelle rivolte al settore energetico e alla shadow fleet.<br>Ma il mercato globale rende difficile separare completamente i flussi. Un barile russo può essere acquistato da un Paese terzo, raffinato e trasformato in prodotti petroliferi che vengono poi commercializzati altrove.<br>La questione delle sanzioni diventa quindi anche una questione di tracciabilità, assicurazioni, trasporto marittimo e intermediari finanziari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il vero rischio: uno shock sul mercato del greggio</strong><br>La domanda centrale è quanto sarà aggressiva Washington nell&#8217;utilizzare i nuovi poteri.<br>La legge consente dazi fino al 100%, ma non li impone automaticamente. Proprio questa discrezionalità potrebbe diventare uno strumento negoziale della Casa Bianca. L&#8217;impatto dipenderà dalla concreta applicazione delle misure. Un&#8217;applicazione generalizzata contro i principali acquirenti del greggio russo potrebbe ridurre l&#8217;offerta disponibile sul mercato internazionale e contribuire a spingere verso l&#8217;alto i prezzi. Il momento è delicato. Un&#8217;ulteriore riduzione degli acquisti di greggio russo da parte di Cina e India costringerebbe infatti i due Paesi a contendersi maggiori quantità di petrolio provenienti da altri produttori.<br>Il meccanismo è semplice: se il petrolio russo viene escluso da una parte significativa del mercato, i barili devono essere sostituiti.<br>I Paesi importatori dovrebbero rivolgersi ad altri produttori, dal Medio Oriente alle Americhe, aumentando la concorrenza per le forniture disponibili. Potrebbero crescere anche costi di trasporto, premi assicurativi e sconti sul greggio russo.<br>Il risultato più immediato potrebbe essere una maggiore volatilità dei prezzi internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal petrolio alla frammentazione del sistema energetico</strong><br>È probabilmente questo il punto più importante della nuova strategia americana.<br>La questione non riguarda soltanto quanti barili russi arriveranno sul mercato, ma come sarà organizzato il mercato energetico mondiale nei prossimi anni. Dal 2022 il sistema energetico internazionale ha già subito una profonda riconfigurazione. Le esportazioni russe si sono spostate verso l&#8217;Asia; Cina e India hanno assunto un ruolo crescente nell&#8217;assorbimento del greggio; sono aumentati il ricorso a flotte non occidentali, i pagamenti in valute diverse dal dollaro e le rotte commerciali alternative. Le nuove sanzioni americane possono accelerare ulteriormente questo processo. Washington cerca di sfruttare la centralità del mercato e del sistema finanziario statunitense per esercitare pressione sulla Russia e sui suoi acquirenti. I Paesi coinvolti hanno però un incentivo crescente a costruire circuiti energetici e finanziari meno esposti alle decisioni occidentali. La dinamica può riguardare assicurazioni marittime, finanziamento delle materie prime, sistemi di pagamento, valute utilizzate negli scambi e nuove infrastrutture energetiche. In altre parole, la conseguenza di lungo periodo potrebbe essere una maggiore frammentazione geopolitica del mercato dell&#8217;energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La partita decisiva</strong><br>La stretta americana rappresenta un nuovo test per il sistema delle sanzioni occidentali.<br>Washington dispone ora di una leva potente: può aumentare il costo per i Paesi che continuano a comprare energia russa. Ma proprio la potenza dello strumento ne aumenta il rischio geopolitico. Colpire direttamente Mosca significa cercare di ridurne le entrate. Colpire anche i suoi principali clienti significa invece intervenire sulle relazioni economiche di Stati come India e Cina, con i quali gli Stati Uniti hanno contemporaneamente importanti interessi strategici e commerciali.<br>Il vero banco di prova sarà quindi l&#8217;applicazione della legge. Se Washington utilizzerà i nuovi poteri in modo selettivo, il provvedimento potrà funzionare soprattutto come strumento di pressione negoziale. Se invece venisse applicato rapidamente e in modo generalizzato ai grandi compratori asiatici, aumenterebbe il rischio di sottrarre una quantità significativa di greggio al mercato proprio mentre l&#8217;offerta alternativa è sottoposta a tensioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paradosso è evidente: una strategia concepita per ridurre le entrate energetiche di Mosca potrebbe, almeno nel breve periodo, contribuire ad aumentare il valore economico di ogni barile disponibile sul mercato mondiale.<br>La battaglia sul petrolio russo è dunque ormai qualcosa di più di una nuova tornata di sanzioni. È uno scontro sulla struttura stessa del mercato energetico internazionale: tra chi vuole utilizzare l&#8217;accesso ai mercati occidentali come strumento di pressione geopolitica e chi, da Mosca a Pechino e New Delhi, ha un incentivo crescente a costruire alternative.<br>Il suo esito avrà conseguenze non soltanto sui rapporti tra Stati Uniti e Russia, ma sull&#8217;architettura energetica globale degli anni a venire.</p>
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		<title>Usa: Trump perde negli Stretti e in Corte Suprema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 08:15:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gira tutto storto per Donald Trump, questa mattina. Politico spiega che “c’è ben poco che possa fare” per contenere i prezzi del petrolio e dell’energia, specie adesso che l’avanzata degli Huthi nello Yemen e nello stretto di Bab el-Mandeb “gli lascia solo cattive opzioni”. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">Gira tutto storto per Donald Trump, questa mattina. Politico spiega che “c’è ben poco che possa fare” per contenere i prezzi del petrolio e dell’energia, specie adesso che l’avanzata degli Huthi nello Yemen e nello stretto di Bab el-Mandeb “gli lascia solo cattive opzioni”. E siccome ‘piove sempre sul bagnato’, la Corte Suprema ha bloccato le restrizioni al voto per posta decise dall’Amministrazione Trump e la cui attuazione, in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre, era stata affidata al servizio postale,</p>



<p class="wp-block-paragraph">Politico descrive la “frustrazione” di Trump per l’andamento dei prezzi del petrolio, tornati sopra quota 100 dollari al barile. L’ultimo, financo risibile, tentativo di calmierarli è l’asserita ‘tregua delle raffinerie’ tra Ucraina e Russia, tutta da verificare nei fatti, mentre le cause dell’impennata risiedono nell’aggressione all’Iran del 28 febbraio e – più di recente &#8211; nella indecifrabile decisione del presidente di lasciare spazio all’offensiva degli Huthi, respingendo la richiesta del principe ereditario saudita Mohamed bin Salman di arginare l’avanzata dei ribelli sciiti filo-iraniani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risultato: nel giro di pochi giorni, gli Huthi hanno preso il controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb, che dà accesso al Mar Rosso e, quindi, al Canale di Suez, mentre l’Iran mantiene, sia pure parzialmente, il controllo dello Stretto di Hormuz, che dà accesso al Golfo Persico. Di qui, l’ulteriore impennata dei prezzi del petrolio – ieri ai massimi dal 2022 – e del costo della benzina e del diesel alla pompa negli Usa, uno dei fattori più determinanti nella scelta degli elettori americani. Contemporaneamente, i rendimenti dei buoni del tesoro Usa sono saliti al 5%: un ulteriore aggravio per i conti pubblici degli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle ultime ore, gli Huthi hanno conquistato altre isole nel Mar Rosso, dopo aver occupato il porto di Mokha e l’isola di Perim: l&#8217;arcipelago di Hanish è caduto, con il ritiro di centinaia di governativi, che faticano a riorganizzarsi. In due settimane, ci sono stati oltre 80 mila sfollati. A fronte di ciò, Trump annuncia che “Kiev e Mosca hanno accettato di sospendere i raid sulle raffinerie” l’una dell’altra: resta da vedere se la tregua del tutto parziale terrà e che impatto avrà sui mercati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, la notizia di oggi per la stampa Usa unanime è la decisione della Corte Suprema. di respingere, per il momento, le limitazioni al voto per posta volute dal presidente, mettendo così fine a molteplici azioni legali intentate contro norme intervenute a operazioni di voto già in corso. La decisione della Corte Suprema autorizza gli Stati a continuare a inviare le schede per posta seguendo le procedure utilizzate nelle precedenti elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sentenza non entra nel merito delle modifiche, che saranno oggetto di successivo esame in vista di successive elezioni, a partire dalle presidenziali del 2028.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Washington Post, la decisione “è una grossa sconfitta per il presidente”, che è ostile al voto per posta perché lo considera fonte di brogli e perché è tendenzialmente democratico. Lasciando inalterate le procedure, la Corte blocca “cambiamenti che potevano avere un impatto significativo su milioni di elettori che intendono votare per posta in competizioni che decideranno quale partito controllerà la Camera e il Senato nei prossimi due anni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ordine emanato lunedì sera, e deciso a maggioranza, la Corte non spiega perché ha deciso d’avallare l’ordinanza emanata da un giudice federale che blocca le nuove norme. Sette giudici hanno deciso così; due si sono pronunciati in dissenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dei nove giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti, sei sono conservatori e solo tre progressisti. In questo caso, dunque, quattro dei conservatori si sono schierati contro l’Amministrazione Trump, fra cui tutti e tre i giudici designati proprio dall’attuale presidente. A suo favore solo due suoi sostenitori oltranzisti: il cattolico Samuel Alito di origini italiane, che nel 2024 aveva fatto propaganda per Trump nel giardino di casa sua, e Clarence Thomas, la cui moglie Ginni è nota come sfegatata suffragetta trumpiana</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui media Usa, troviamo, stamane, un’altra notizia fortemente imbarazzante per Trump: l’ha svelata ProPublica. La lussuosa festa di matrimonio del primogenito del presidente, Donald jr, organizzata il 23 maggio su un’isola privata alle Bahamas, dopo la cerimonia civile in Florida due giorni prima, venne pagata da un oligarca russo, Umar Kremlev, un uomo d’affari potente vicino al presidente Vladimir Putin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il New York Times, “Il pagamento di centinaia di migliaia di dollari è una straordinaria elusione delle regole etiche per la famiglia di un presidente degli Stati Uniti”. Al Washington Post, la moglie di Donald jr, la modella Bettina Anderson, parla “di un regalo generoso senza ragioni politiche”. Kremlev presiede la International Boxing Association, una delle sigle che si contendono il controllo del mondo della boxe. Il presidente Trump non andò alla festa adducendo altri impegni.</p>
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		<title>Usa: midterm, Trump promette soldi in cambio di voti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 09:11:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Donald Trump prova a comprare - letteralmente - i voti degli americani alle elezioni di midterm previste il 3 novembre: se i repubblicani manterranno il controllo della Camera e del Senato, e lui quindi non diventerà una 'anatra zoppa' nella seconda metà del secondo mandato, darà 5000 dollari a ogni cittadino adulto. Costo stimato dell'operazione, intorno ai 1.500 miliardi di dollari.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Donald Trump prova a comprare &#8211; letteralmente &#8211; i voti degli americani alle elezioni di midterm previste il 3 novembre: se i repubblicani manterranno il controllo della Camera e del Senato, e lui quindi non diventerà una &#8216;anatra zoppa&#8217; nella seconda metà del secondo mandato, darà 5000 dollari a ogni cittadino adulto. Costo stimato dell&#8217;operazione, intorno ai 1.500 miliardi di dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente, Trump non ha specificato come e quando tutto ciò avverrà e come si procurerà i soldi. Secondo Axios, il magnate presidente progetta, inoltre, di fare avere agli americani, prima del voto, 500 dollari ciascuno di risparmi ricavati dalle spese sanitarie dell&#8217;Obamacare, la copertura sanitaria per i meno abbienti varata sotto la presidenza di Barack Obama. Trump, di fatto, lesina l&#8217;assistenza a vecchietti mal messi e a famiglie in difficoltà per ingraziarsi elettori incerti – e piuttosto venali -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La promessa, che sarebbe inverosimile, se non venisse da Trump, è stata fatta ieri sera nel discorso di apertura della convention repubblicana straordinaria di Dallas, che si conclude oggi. Trump è l&#8217;indiscusso protagonista della kermesse elettorale, che è del tutto eccezionale – i partiti Usa fanno di solito le loro convention solo negli anni delle presidenziali –. L&#8217;obiettivo della &#8216;Trumpalooza&#8217;, com&#8217;è stata ribattezzata, è galvanizzare un elettorato repubblicano abbacchiato proprio dalle scelte del presidente – tipo, la guerra all&#8217;Iran &#8211; e dagli effetti delle sue scelte – tipo, l&#8217;aumento del prezzo della benzina -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto alla fine della guerra e al prezzo della benzina, Trump le ha sparate meno grosse: la guerra non finirà prima delle elezioni; e il prezzo del petrolio, che nella sola giornata di ieri è salito del 3% in media &#8211; dato Ap -, scenderà, ma probabilmente solo dopo il voto. Del resto, fin quando Usa e Iran si scambiano tiri incrociati su petroliere e porta-container nello Stretto di Hormuz non c&#8217;è modo che i costi del greggio, risaliti ieri sopra i 100 dollari al barile per la prima volta dal luglio scorso, scendano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump s&#8217;è posto al centro dell&#8217;evento di Dallas: lungo discorso d&#8217;auto-celebrazione in apertura, ieri; discorso di chiusura, oggi. E l&#8217;invito agli elettori ad andare a votare come se ci fosse il suo nome sulla scheda (il che non è detto che oggi funzioni da talismano). L&#8217;entusiasmo, però, non era di casa a Dallas, ieri, almeno a quanto riferiscono colleghi presenti: i sondaggi dicono che il presidente è impopolare e che i democratici possono prendere il controllo della Camera e, forse, ma è difficile, pure del Senato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di sicuro l&#8217;entusiasmo non l&#8217;ha suscitato il sorprendente video-messaggio d&#8217;un senatore democratico della Pennsylvania, John Fetterman, un tipo strambo fin dalla sua elezione, che aveva – il giudizio è del New York Times &#8211; “la forza di persuasione di un telegiornale nord-coreano”. Il voltafaccia ha comunque colto di sorpresa e indispettito la leadership democratica: Fetterman, che s&#8217;è detto pronto a lavorare con Trump, s&#8217;era distaccato negli ultimi tempi dal partito democratico ed era apparso insofferente del suo lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la convention di Dallas e le promesse di Trump, aprono stamane molti dei principali media Usa. Il New York Times, però, punta su tensioni finanziarie che starebbero delineandosi tra europei e ucraini: Kiev dice di avere bisogno di altri 27 miliardi di dollari di aiuti, dopo avere già ricevuto centinaia di miliardi di euro a vario titolo; Bruxelles vuole sapere perché.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La richiesta venuta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky è – scrive il NYT &#8211; “un forte monito ai costi della guerra che aumentano e costituisce una sfida per l’Europa”. C&#8217;è, invece, relativamente poca emozione per il drone, forse russo e forse &#8216;smarrito&#8217;, che ha ritardato il decollo dalla Moldavia dell&#8217;aereo che doveva portare Zelensky ai funerali a Oslo del re di Norvegia Harald. Per i media Usa non è chiaro se e in che misura Zelensky sia mai stato in pericolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fronte Ira, Wall Street Journal e Cnn concordano nel valutare che “gli attacchi incrociati americani e iraniani su petroliere nello Stretto di Hormuz segnalano che la guerra è entrata in una nuova fase” pericolosa per i rischi di escalation e costosa per l&#8217;impatto sul petrolio. Per il WSJ, “minacciando unità della US Navy, l’Iran mostra di non temere l&#8217;escalation: le forze di Teheran prendono di mira navi americane come non avevano mai fatto dall’inizio del conflitto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn ha un reportage dallo Stretto di Hormuz e in particolare dall’isoletta di Perim, che potrebbe rivelarsi cruciale per gli approvvigionamenti petroliferi di mezzo mondo e che è ormai divenuta “obiettivo strategico nella guerra che torna a intensificarsi e ad ampliarsi”. Ieri, sono stati segnalati attacchi degli Usa sul sud dell&#8217;Iran, con vittime, mentre fonti iraniane parlano di aerei americani colpiti al suolo in Giordania.</p>
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		<title>Iran: chiusa la finestra negoziale, Trump è nel pantano e minaccia l&#8217;Oman</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 10:38:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In che modo la stampa americana sta osservando i contatti negoziali tra USA e Iran.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;avvenuta scadenza dei 60 giorni di negoziati previsti dal &#8216;memorandum of understanding&#8217; firmato a metà giugno da Usa e Iran offre lo spunto per valutare l&#8217;andamento del conflitto e le scelte fatte dal presidente Usa Donald Trump, che, intanto, ancora una volta, trasforma un alleato in nemico e minaccia di bombardare l&#8217;Oman, “se si mette in mezzo”. Mentre quello che appariva il suo amico e alleato per eccellenza, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, gli risponde picche su Gaza: niente ritiro di Israele dalla Striscia, se prima Hamas non disarma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Washington Post scrive che “60 giorni dopo la firma dell&#8217;accordo con l&#8217;Iran, la guerra si trascina e il presidente è impantanato&#8230;”. L&#8217;intesa di giugno prevedeva due mesi di trattative “per trasformare la tregua in un accordo di pace generale, ma la finestra negoziale s&#8217;è chiusa senza che ci sia accordo in vista”. In realtà, il calcolo dei 60 giorni era già saltato quando, a inizio luglio, e inopinatamente, il magnate presidente aveva deciso di tornare a bombardare l&#8217;Iran, salvo poi decidere, due settimane più tardi, e altrettanto inopinatamente, di sospendere di nuovo le ostilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il New York Times apre così: “Di fronte al rischio di impantanarsi in Iran”, Trump preferisce guardare altrove e “si volta verso un volto familiare”, quello del crudele e imprevedibile dittatore nord-coreano Kim Jong-un. “Sette anni or sono, il presidente, non riuscendo a disarmare la Corea del Nord, lasciò perdere. La stessa cosa – si chiede il giornale &#8211; potrebbe succedere con l&#8217;Iran?”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riferimento alla Corea del Nord richiama la decisione, annunciata da Trump, di ridimensionare le annuali esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, adducendo a motivo le sue eccellenti relazioni con Kim, che sta fornendo uomini e mezzi all&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina e compiendo test di missili balistici proibiti dalle Nazioni Unite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seul maschera irritazione e preoccupazione esprimendo la speranza di una nuova fase diplomatica tra Washington e Pyongyang e di un miglioramento del clima diplomatico fra i due Paesi. Ma c&#8217;è chi collega, invece, la decisione di Trump alla volontà di &#8216;punire&#8217; la Corea del Sud per la sua scarsa malleabilità sul fronte commerciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un altro titolo, il NYT scrive: “La tregua con l&#8217;Iran scade, le opzioni si riducono e Trump minaccia e se la prende stavolta con l&#8217;Oman”, un alleato degli Usa che media con l&#8217;Iran, ma che avrebbe raggiunto un accordo per conto suo con Teheran sulla gestione dello Stretto di Hormuz, “mentre gli sforzi di chiudere la guerra che Trump stesso ha aperto sono falliti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wall Street Journal apre con le minacce all&#8217;Oman, che – ricorda il giornale – non sono un inedito: “Alcuni funzionari Usa vedono l&#8217;Oman come un interlocutore favorito dell&#8217;Iran, mentre altri dicono che Trump ne fa un capro espiatorio per non essere riuscito a fare un&#8217;intesa nucleare con Teheran”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questa considerazione possiamo innescare una nota della Ap, secondo cui, contrariamente a tutti i suoi predecessori, Trump non è mai disposto ad assumersi la responsabilità dei fallimenti, ma la scarica sempre su qualcun altro, un suo collaboratore o un Paese terzo. Allo stesso modo, l&#8217;Ap osserva che nessun altro presidente Usa s&#8217;è mai circondato di così tanti miliardari: “La ricchezza è la dote che Trump più apprezza, seconda solo alla lealtà nei suoi confronti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro titolo del WSJ sposta l&#8217;attenzione dallo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico al Mar Rosso, ricordando che la milizia sciita filo-iraniana degli Huthi minaccia l&#8217;acceso a quel mare: gli Huthi hanno aumentato l&#8217;intensità degli attacchi nei pressi dello stretto di Bab al-Mandeb e hanno già paralizzato almeno un porto strategico nell&#8217;area.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cose non vanno molto meglio per la diplomazia statunitense con Israele: il lungo incontro di ieri tra il &#8216;primo genero&#8217; degli Stati Uniti Jared Kushner e Netanyahu, il tentativo di rompere lo stallo sulla Striscia di Gaza (e di passare alla seconda fase del piano di pace delineato a inizio ottobre) non è riuscito: Israele si rifiuta di ritirarsi finché Hamas non disarma, nonostante pressioni e lusinghe dell&#8217;Amministrazione Trump che vorrebbe fare qualche progresso, anche in chiave elettorale, prima del voto di midterm del 3 novembre. Anche Netanyahu ha esigenze elettorali, conflittuali con quelle di Trump, verso le politiche del 27 ottobre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La relativa irrilevanza, in questa fase, della diplomazia statunitense e di quel che dice Trump trova, a mio avviso, riscontro nel relativo disinteresse con cui, nei giorni scorsi, sono state accolte affermazioni molto forti del magnate presidente, che, parlando a New York, aveva detto detto che “l’Iran è stato pesantemente sconfitto” – e questo lo dice sempre – e che molto presto lui dichiarerà lo Stretto di Hormuz “territorio degli Stati Uniti” – e questo non l’aveva mai detto -. Una frase cui l’Iran aveva subito replicato che “lo Stretto di Hormuz non si conquista con un post” sui social.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlando a una platea di poliziotti, Trumpo aveva detto di avere il completo controllo di Hormuz, dove transita – o meglio transitava – il 20% del petrolio mondiale. &#8220;Abbiamo imposto il blocco&#8230; Nessuna nave passa se non lo vogliamo noi”: la US Navy sta attuando un blocco dei porti iraniani nel tentativo di paralizzare l&#8217;economia del Paese; ma l&#8217;efficacia del blocco non comporta sicurezza di navigazione nello Stretto, dove transitano poche navi al giorno, mentre prima del 28 febbraio erano centinaia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/iran-chiusa-la-finestra-negoziale-trump-e-nel-pantano-e-minaccia-loman/">Iran: chiusa la finestra negoziale, Trump è nel pantano e minaccia l&#8217;Oman</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Guerre: Usa in stallo sia militare che diplomatico, Iran, Gaza, Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 09:54:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Stati Uniti paiono in stallo, sia militare che diplomatico, su tutti i fronti di guerra o di negoziato aperti, con l’Iran, a Gaza, in Ucraina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/guerre-usa-in-stallo-sia-militare-che-diplomatico-iran-gaza-ucraina/">Guerre: Usa in stallo sia militare che diplomatico, Iran, Gaza, Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Gli Stati Uniti paiono in stallo, sia militare che diplomatico, su tutti i fronti di guerra o di negoziato aperti, con l’Iran, a Gaza, in Ucraina. Questa mattina, sui media Usa si parla molto delle condizioni a bordo della portaerei Lincoln, che è in missione da oltre 250 giorni, quasi nove mesi, nell’area di conflitto con l’Iran e che sta per essere rimpiazzata dalla Washington.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Familiari denunciano il disagio dell’equipaggio, per i ritmi di lavoro massacranti e carenze di beni di prima necessità, oltre che per la lunghezza della missione. Vi sarebbero pure stati casi di suicidio o di tentato suicidio fra il personale imbarcato – circa 5700 persone, una cittadina galleggiante -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Washington Post scrive: “I democratici nel Congresso cercano risposte ai rapporti sulle condizioni a bordo della Lincoln: le famiglie dei militari hanno detto al Military Times – un media dedicato alle forze armate, ndr &#8211; che due uomini hanno cercato di gettarsi in mare, mentre l’equipaggio deve vedersela con scarsità di cibo, servizi igienici rotti e acqua contaminata”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il WP ha un’altra notizia inquietante sul fronte militare iraniano. Le forze armate Usa hanno perso circa il 25% dei loro droni Reaper, una conferma che la guerra sta assottigliando gli arsenali Usa – ci sarebbe carenza anche di missili e munizioni -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I droni Reaper sono stati intensamente impiegati nel conflitto, specie nelle operazioni nello Stretto di Hormuz, e si sono rivelati obiettivi relativamente facili da intercettare per i sistemi di difesa iraniani e delle milizie sciite filo-iraniane. Ogni velivolo di questo tipo costa 50 milioni di dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla situazione nello Stretto di Hormuz, il presidente Usa Donald Trump e il segretario alla Guerra Pete Heghseth ripetono che gli Stati Uniti ne hanno il pieno controllo e che il blocco navale imposto dalla US Navy ai porti iraniani tiene. Se la seconda affermazione appare corretta, la prima è invece contraddetta, oltre che dalle affermazioni di Teheran, dai dati del Wall Street Journal: ogni giorno, nello Stretto, le navi che transitano si contano sulle dita delle mani, mentre, prima del 28 febbraio, erano centinaia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonti del Qatar dicono – ma lo fanno da giorni – che un’intesa sulla gestione dello Stretto tra Oman e Iran “è molto vicina”: i negoziati sarebbero alla definizione delle rotte. In ogni caso, l’accordo, se ci sarà, sancirà il controllo su Hormuz da parte di Teheran e di Mascate: non proprio quello che Washington voleva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attuale tattica iraniana di Trump sembra essere quella dello strangolamento economico, via sanzioni e blocco navale: una scelta di lungo periodo e non necessariamente efficace. Intanto, entrambi le parti reclamano riparazioni di guerra: l’Iran per i danni causati dai bombardamenti israelo-americani; gli Usa per le vittime americane fatte nel tempo dalle milizie filo-iraniane – Washington ne calcola circa 600 -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Stiamo negoziando a metà con gli iraniani”, ha recentemente detto il magnate presidente: “Vediamo come se la cavano con l’inflazione che scresce e gli introiti dell’energia che diminuiscono”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A complicare lo stallo con l’Iran, i rapporti tesi in questo momento tra Usa e Israele: in Libano, l’esercito israeliano, nonostante accordi in tal senso, non lascia il Sud del Paese; a Gaza, Israele blocca il piano del Board of Peace per avviare la seconda fase delle intese fatte nell’ottobre 2025; e in CisGiordania, i coloni agiscono come “terroristi” – la dichiarazione à dell’ambasciatore degli Usa a Gerusalemme Mike Huckabee – nei confronti dei palestinesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto all’Ucraina, il fronte di guerra è sostanzialmente fermo da mesi, ma gli attacchi incrociati con missili e droni vanno avanti praticamente ogni notte con vittime civili. E di negoziati nessuno parla.</p>
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		<title>Guerre: il Mondo conosce “un’eclisse globale”, i conflitti oscurano la luce della pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 10:59:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
		<category><![CDATA[eclisse]]></category>
		<category><![CDATA[guerre]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il punto sui fronti bellici degli USA con tutte le conseguenze propagandistiche ed elettorali che possono verificarsi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">“Nell’eclissi totale del Mondo”, il titolo del New York Times sovrappone il fenomeno astronomico a quelli geo-politici, con l’incapacità di chiudere le guerre che segnano il pianeta, dall’Iran a Gaza all’Ucraina a quelle magari più cruente ma dimenticate. E la cronaca s’intreccia con gli anniversari: cinque anni fa, i talebani riprendevano il potere in Afghanistan nel caos creato da intese malamente concluse l’anno prima dall’allora presidente Donald Trump e mal gestite &#8211; poi &#8211; dal suo successore Joe Biden.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte iraniano, Trump continua ad affermare che gli Stati Uniti esercitano “il pieno controllo” sullo Stretto di Hormuz, ma in realtà la US Navy riesce sì a mantenere il blocco dei porti iraniani, ma non garantisce la libertà di navigazione: nello Stretto, si contano sulle dita delle mani le navi che transitano in un giorno, mentre, prima dell’aggressione israelo-americana all’Iran, erano centinaia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte libanese, in attesa di un nuovo round di negoziati ipotizzato a inizio settembre, Israele non intende lasciare il Sud del Libano, nonostante accordi in tal senso già intercorsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui fronti palestinesi, l’avvio della seconda fase delle intese per la Striscia di Gaza è bloccato: Israele subordina il proprio ritiro al completo disarmo di Hamas, mentre Hamas si dice disponibile al disarmo, se Israele si ritira. E nei Territori le angherie e le violenze – talora letali &#8211; dei coloni, spalleggiati dall’esercito, sui palestinesi si susseguono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte ucraino, in un’intervista alla Cnn il presidente ucraino Volodymyr Zelensky afferma che il 10% dell’arsenale statunitense di missili Patriot basterebbe ad annientare i missili russi. Ma non c’è possibilità che l’Ucraina ottenga le armi che desidera, ora che gli Usa sono a corto di missili e munizioni per garantire la sicurezza di Israele e delle loro basi nell’area del conflitto iraniano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo media diversi, il vice-presidente Usa JD Vance ha chiesto al presidente Zelensky che l’Ucraina cessi di attaccare petroliere russe in navigazione nel Mar Nero, per allentare le tensioni sui mercati dell’energia. Il New York Times segnala il rischio che gli attacchi russi a decine di navi cerealicole ucraine comprometta gli approvvigionamenti alimentari mondiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le preoccupazioni elettorali condizionano n questa fase il premier israeliano Benjamin Netanyahu, atteso dalle politiche di ottobre, e il presidente Usa Donald Trump, che potrebbe vedere seriamente intaccato il proprio potere dall’esito del voto di midterm di novembre – i repubblicani potrebbero perdere il controllo della Camera e, più difficilmente, del Senato -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui media Usa, gli strascichi delle polemiche per la ‘fuga’ di Trump da Ankara, l’8 luglio, appena concluso il vertice della Nato. Fa discutere la decisione di mettere in sicurezza il presidente e alcuni suoi pochi sodali e di usare come esca un AirForceOne carico di ministri, staff della Casa Bianca e giornalisti per un ipotetico attentato iraniano segnalato dall’intelligence israeliana e cui la Cia – scrive il Washington Post &#8211; non credeva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una buona notizia per l’Amministrazione Trump è ieri venuta dai dati dell’inflazione; che, a luglio, è stata del 3,4% su scala annua, in calo rispetto allo 3,5% di giugno (ma a febbraio, prima dell’aggressione all’Iran, era del 2,4%). I prezzi dell’energia restano, tuttavia, elevati. Non è affatto detto che il rallentamento nell’aumento dei prezzi sia già tale da indurre la Federal Reserve a ridurre il costo del denaro.</p>
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		<title>Usa: midterm, primarie, democratici e repubblicani in altalena; Trump, critiche dopo fuga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 08:57:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Risultati contraddittori, sia fra i democratici che fra i repubblicani, nell’ennesima ondata di primarie, ieri, negli Stati Uniti, in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre. E intanto il presidente Donald Trump è sulla graticola per la fuga da Ankara.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/usa-midterm-primarie-democratici-repubblicani/">Usa: midterm, primarie, democratici e repubblicani in altalena; Trump, critiche dopo fuga</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Risultati contraddittori, sia fra i democratici che fra i repubblicani, nell’ennesima ondata di primarie, ieri, negli Stati Uniti, in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre. E intanto il presidente Donald Trump è sulla graticola per la fuga da Ankara dopo il vertice della Nato a luglio: gli si rimprovera di non aver informato l’opinione pubblica, neppure a cose fatte, e di avere lasciato staff e giornalisti come esca di eventuali attentatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle primarie, fra i democratici, i candidati progressisti, che talora si auto-definiscono ‘socialisti’, hanno ottenuto dei successi, ma hanno anche subito delle sconfitte. Invece, fra i repubblicani, dei candidati sostenuti dal presidente Trump hanno vinto, ma altri sono stati battuti o costretti al ballottaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fra i democratici, però, una tendenza pare ormai chiara: politici anziani e di lungo corso vengono battuti da candidati più giovani. L’ultimo esempio, ieri, nel Connecticut, dove, per un collegio della Camera, Luke Bronin, un quarantenne ex sindaco, ha estromesso John B. Larson, 78 anni e 14 mandati alle sue spalle. E la quita volta in queste primarie che gli elettori democratici bocciano un deputato uscente ‘over 65’ e scelgono qualcuno più ‘fresco’.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato più atteso erra quello della corsa a candidato democratico come governatore del Wisconsin: era favorita Francesca Hong, una ‘socialista’ di 37 anni origini asiatiche, la cui vittoria sarebbe stata un’ulteriore conferma dello spostamento a sinistra dell’elettorato democratico. Invece, l’ha spuntata, dopo un testa a testa serratissimo, David Crowley, un moderato, che, il 3 novembre, affronterà il candidato repubblicano Tom Tiffany.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine, Crowley l’ha spuntata per tremila voti su circa 750 mila espressi e potrebbe diventare il primo governatore nero dello Stato. A suo favore, ha giocato – osservano unanimi i media Usa – il fatto di apparire meglio piazzato della Hong per battere Tiffany, che ha il sostegno di Trump, a novembre. Nel programma di Hong, che era avanti nei sondaggi della vigilia, c’erano lo stop alla costruzione di data centers, tasse più alte per i ricchi e l’apertura di negozi d’alimentari pubblici per calmierare i prezzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I progressisti hanno però segnato un punto in Minnesota: Peggy Flanagan sìè assicurata la candidatura al Senato battendo la centrista Angie Craig, impegnandosi a contrastare l’influenza delle grandi imprese e le politiche di Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre nel Minnesota, per la candidatura repubblicana a governatore, Mike Lindell, miliardario co-fondatore di MyPillow, un negazionista dell’esito delle elezioni nel 2020 sostenuto da Trump, è stato sconfitto dalla speaker della Camera statale Lisa Demuth. La candidata democratica sarà Amy Klobuchar, senatrice uscente, già in lizza nel 2020 per la nomination democratica alla presidenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella South Carolina, le primarie repubblicane per il Senato, allestite in tutta fretta dopo la morte improvvisa l’11 luglio del senatore Lindsey Graham, vedevano in lizza numerosi concorrenti, fra cui sua sorella Darline Graham, già insediatasi come senatrice ‘pro tempore’, che ha il sostegno di Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Graham non è passata al primo turno: andrà al ballottaggio, il 25 agosto col deputato Ralph Norman. Uno smacco – relativo &#8211; per Trump: numerosi conservatori gli contestano d’avere puntato sulla sorella del senatore Graham, che non ha esperienza politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro smacco – sempre relativo – per il presidente Trump è stato l’ennesimo stop d’un giudice federale alle iniziative per limitare il voto per posta. Su questo punto, sarà quasi certamente chiamata a pronunciarsi la Corte Suprema.</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trump e la fuga da Ankara: polemiche</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Sui media Usa, hanno molto spazio le polemiche sulla fuga di Trump da Ankara, dopo il vertice della Nato l’8 luglio: il presidente venne trasferito in gran segreto dall’AirForceOne su un altro aereo militare. L’allerta sui rischi d’un attentato iraniano veniva dall’intelligence israeliana. Le contestazioni sono duplici: da una parte, il fatto che la Casa Bianca non abbia mai raccontato, anche a cose fatte, la verità sulla vicenda, che è stata ieri finalmente ammessa dallo stesso Trump – “ho fatto quel che il Secret Service e i militari mi dicevano di fare” -; dall’altra, il fatto che l’AirForceOne, ormai divenuto un’esca, sia stato fatto decollare avendo a bordo, ignari, staff della Casa Bianca e giornalisti In un commento, Le Monde scrive che l’esfiltrazione di Trump dalla Turchia è sintomo “di un disposizitov di sicurezza segnato dalla febbrilità e dall’improvvisazione”.</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Trump: la fuga da Ankara dentro un container, quando la fiction diventa realtà</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/trump-ankara-fuga-container-vertice-nato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:04:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ‘fuga da Ankara’ del presidente Usa Donald Trump, dopo il vertice della Nato a inizio luglio, assume contorni rocamboleschi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La ‘fuga da Ankara’ del presidente Usa Donald Trump, dopo il vertice della Nato a inizio luglio, assume contorni rocamboleschi nella ricostruzione fattane oggi dai principali media statunitensi. L’attenzione prestata al rischio ipotetico corso da Trump in Turchia è amplificata dalle smentite e dalle reticenze della Casa Bianca su questa vicenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia è che una minaccia di assassinio iraniana indusse il Secret Service, la polizia che si occupa della sicurezza dei presidenti, a non fare volare Trump sul suo nuovo AirForceOne, dono del Qatar, giudicato non sufficientemente sicuro, ma neppure sul suo vecchio AirForceOne, come si era fin qui creduto, bensì in gran segreto su un volo militare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con uno stratagemma, il presidente fu trasferito su un aereo più piccolo &#8211; un C-32A della UsAF &#8211; con un camion per il catering aeroportuale, utilizzato per caricare i pasti e le altre provviste prima d’un volo. L’operazione fu condotta all&#8217;insaputa dei giornalisti del pool presidenziale e dello staff della Casa Bianca, che credevano di essere sull’aereo con il presidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad Ankara, Trump salì sotto gli occhi delle telecamere sul vecchio AirForceOne, divenuto un’esca. Né la Casa Bianca né altre fonti ufficiali hanno finora confermato la ricostruzione giornalistica fatta, fra l’altro, con grande rilievo da Washington Post, New York Times e Cnn, ma non l’hanno neppure smentita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui social, il magnate presidente aveva annunciato che avrebbe utilizzato il vecchio AirForceOne, invece dell&#8217;aereo che lo aveva portato fin lì, un Boeing 747-8 più recente donatogli dal Qatar, la cui sicurezza appariva inadeguata – il velivolo è attualmente sottoposto a ulteriori ammodernamenti -. L’artificio del Secret Service ha fatto sì che per alcune ore quasi nessuno sapeva dove Trump fosse davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Washington Post ha fornito alla Casa Bianca i dettagli della sua inchiesta, con diverse domande. Per tutta risposta, il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, Steven Cheung, ha rilasciato una dichiarazione che non dice nulla nel merito della vicenda: &#8220;Il nuovo AirForceOne è un aereo all&#8217;avanguardia dotato di protocolli di sicurezza di alto livello a tutela dell&#8217;incolumità del presidente e del suo staff … Come ha affermato di recente il presidente, ci sono molti nemici dell&#8217;America che lo prendono di mira e noi usiamo ogni strumento a nostra disposizione per contrare le minacce…&#8221;. Pentagono e Secret Service non hanno risposto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rilievo che questa romanzesca vicenda assume questa mattina sui media statunitensi è funzione della mancanza di sviluppi concreti sui fronti bellici e negoziali, in particolare con l’Iran, mentre, secondo il Wall Street Journal, i Paesi del Golfo si stanno adattando alla “nuova normalità” creatasi nello Stretto di Hormuz, cioè il controllo di fatto dell’Iran: “Agli esportatori di petrolio e di gas, questa situazione non piace, ma pensano che sia l’opzione meno peggio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Euronews, pure la Cina s’è attivata per attenuare l’impatto della chiusura dello Stretto, riattivando la Via della Seta polare: con questa rotta, Pechino avvia le merci verso l’Europa, riducendo i tempi di navigazione ed evitando i punti attualmente più caldi del traffico marittimo mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il WSJ, come il Financial Times, analizza gli assetti di potere a Teheran, da dove vengono sempre indicazioni contraddittorie. L’idea, oggi, è che la nuova guida suprema Mojtaba Khamenei stia consolidando il proprio potere e abbia affidato al generale Moshen Rezaei il compito di coordinare e allineare le leadership politica e militare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Iran avrebbe predisposto una serie di richieste che gli Usa dovrebbero soddisfare, fra cui la levata del blocco navale ai porti iraniani, il ritiro delle forze dalla regione, la fine definitivo del conflitto e il pagamento dei danni di guerra, per la riapertura dello Stretto di Hormuz.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump, secondo cui contatti fra le parti sono in corso, pensa che debba essere l’Iran a pagare compensazioni per le morti e i danni fatti. Le vittime del conflitto provocate dagli attacchi israelo-americani sono in un rapporto di cento a uno con quelle fatte dalle risposte iraniane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, negli Stati Uniti cresce l’allarme per possibili cyber-attacchi iraniani al sistema idrico, che sarebbe a rischio in 12 Stati.</p>
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		<title>Trump litiga con la Fed e i giudici, mentre le guerre vanno a ramengo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 08:41:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Incapace di trovare una via d'uscita dalla guerra che ha scatenato, aggredendo con Israele l'Iran, e dalla guerra che ha ereditato, l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, il presidente Usa Donald Trump smette di parlarne.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Incapace di trovare una via d&#8217;uscita dalla guerra che ha scatenato, aggredendo con Israele l&#8217;Iran, e dalla guerra che ha ereditato, l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina da parte della Russia, il presidente Usa Donald Trump smette di parlarne e sposta la sua attenzione su beghe interne da lui stesso aperte e avviluppatesi in conflitti istituzioni e giudiziari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fra queste vicende di lunga durata, tornano ora d&#8217;attualità la &#8216;guerra&#8217; dichiarata dal presidente Trump a una governatrice della Federal Reserve, la Banca centrale degli Stati Uniti, Lisa Cook, e la saga della mega-sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca senza l&#8217;autorizzazione del Congresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tignoso presidente prova di nuovo a licenziare la Cook, nonostante la Corte Suprema gli abbia già detto che non ha il potere di farlo, se non con una giusta causa, e porta la questione della mega-sala da ballo alla Corte Suprema, dopo che giudici federali di primo grado e d&#8217;appello gli hanno detto che non può costruirla senza l&#8217;autorizzazione del Congresso e che i lavori in corso, per l&#8217;ammontare di 400 milioni di dollari, devono essere sospesi – un ordine definito “ingiusto” dalla Casa Bianca -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece che parlare di guerre, Trump ha preferito, questa settimana, fare comizi sull&#8217;economia, cercando di convincere gli elettori, in vista del voto di midterm del 3 novembre, che le sue ricette stanno funzionando. Peccato che i dati – l&#8217;ultimo, ieri, quello sui posti di lavoro creati a luglio, appena 24 mila – non gli diano ragione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, le novità statunitensi sui fronti internazionali non mancano. Il Senato Usa ha ieri approvato a larghissima maggioranza un ampio pacchetto di sanzioni alla Russia frutto di un anno di impegno del defunto senatore repubblicano Lindsey Graham. La misura – osserva l&#8217;Ap – rafforza il sostegno di Washington all&#8217;Ucraina e vuole forzare la mano verso la pace al presidente tusso Vladimir Putin, mentre l&#8217;invasione si trascina da quasi 54 mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il voto del Senato coincide con l&#8217;allarme lanciato dall&#8217;intelligence statunitense, secondo cui Putin potrebbe mettere alla prova la solidarietà fra i Paesi della Nato con attacchi limitati e dimostrativi contro uno di essi, e con un cambio d&#8217;atteggiamento della base Maga verso l&#8217;Ucraina, dopo che l&#8217;influencer &#8216;trumpiana&#8217; Laura Loomer è diventata da &#8216;filo-russa&#8217; &#8216;fino-ucraina&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, Trump continua a frenare la fornitura a Kiev di sistemi di difesa anti-missile, complice anche la necessità di tali sistemi sul fronte iraniano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altra notizia di politica internazionale relativamente sottovalutata questa mattina sui media Usa è l&#8217;accordo di mutua difesa firmato da Arabia saudita, Pakistan e Turchia, tre potenze regionali sunnite, mentre gli Huthi, una milizia sciita filo-iraniana, ha ripreso e intensifica gli attacchi contro interessi sauditi nello Yemen. L&#8217;intesa trilaterale in funzione anti-iraniana non garantirà, secondo Teheran, la sicurezza di Riad.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre si attende che si concretizzino le intese tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz e tra Iran e Usa sul congelamento del conflitto, trovano scarsa eco, sui principali media statunitensi, le voci, messe in giro da fonti dell&#8217;opposizione iraniana in esilio, che la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khameney sarebbe in fin di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il figlio dell&#8217;ayatollah Ali Khameney, ucciso il 28 febbraio da un bombardamento israeliano, non è mai comparso in pubblico dopo quel giorno, e non ha praticamente mai fatto sentire la sua voce. Alcune testimonianze recenti, interne al regime iraniano, confermano le difficoltà di comunicare con lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che i militari americani siano a corto di mezzi e di risorse per vincere la guerra all&#8217;Iran paiono confermarlo, oltre alla ridda di indiscrezioni sulla carenza di sistemi e munizioni anti-aerei, smentite, ma senza fugare i dubbi, una richiesta di idee “creative e non convenzionali” su come uscire dal conflitto, lanciata ad esperti e analisti della difesa e intercettata dai media, e ammissioni dei vertici militari degli Stati Uniti raccolte dalla Cnn.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro dibattito in corso nel Congresso Usa riguarda l&#8217;opportunità o meno di <a></a>una partnership più stretta tra Stati Uniti e Israele sulla difesa, con una maggiore integrazione degli apparti militari e d&#8217;intelligence. La scelta è controversa, alla luce dei comportamenti di Israele nella Striscia di Gaza e in CisGiordania e, ora, in Libano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;analisi in apertura del New York Times puntava, nei giorni scorsi, l&#8217;attenzione sull&#8217;Europa, il cui controllo sui propri destini “è messo alla prova dalle guerre in Iran e in Ucraina, dagli incendi e dall&#8217;immigrazione”: “Un&#8217;estate brutale ha messo in evidenza come Gran Bretagna, Francia, Spagna e altri Paesi europei sono messi sotto pressione da forze largamente fuori dal loro controllo”.</p>
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		<title>Usa: accordi con l&#8217;Iran latitano, missili per l&#8217;Ucraina mancano, Trump attacca lo &#8216;ius soli&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 08:15:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembrano essersi perse le tracce degli accordi a più riprese annunciati dal presidente Donald Trump per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/usa-ucraina-trump-ius-soli/">Usa: accordi con l’Iran latitano, missili per l’Ucraina mancano, Trump attacca lo ‘ius soli’</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sembrano essersi perse le tracce degli accordi a più riprese annunciati dal presidente Donald Trump per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e bloccare i programmi nucleari dell&#8217;Iran. E neppure l&#8217;intesa che pareva fatta tra Iran e Oman, i due Paesi rivieraschi dello Stretto, risulta essere stata siglata. Ma è probabile che i mediatori continuino a lavorare sotto traccia. La Cnn chiosa ironicamente che “un accordo su Hormuz sta per essere raggiunto, ma non è quello che Trump vuole e che ha annunciato”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La buona notizia resta che da una settimana, ormai, non si spara più nella Regione e non vi sono più vittime. O, almeno, che Usa e Iran non si scambiano più colpi, perché focolai di violenza persistono nello Yemen, dove c&#8217;è il rischio che la guerra civile si riaccenda, e in CisGiordania&nbsp; e a Gaza, dove, secondo fonti di stampa, il Board of Peace avrebbe assegnato il primo contratto per la ricostruzione: una caserma destinata a ospitare truppe marocchine, che sarà realizzata da un&#8217;impresa statunitense.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra tregua militare e stallo negoziale sul fronte iraniano, l&#8217;attenzione si sposta su quello ucraino e, in senso lato, europeo. Il Wall Street Journal apre con una rivelazione dell&#8217;intelligence sulle intenzioni della Russia: i servizi segreti Usa ora pensano che il presidente russo Vladimir Putin potrebbe testare la risoluzione dei Paesi della Nato a difendersi, e soprattutto a difendersi l&#8217;un l&#8217;altro, attuando&nbsp; incursioni limitate. Finora, invece, la percezione dell&#8217;intelligence era che il leader russo non avrebbe provocato l&#8217;Alleanza durante la guerra in Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cui dedica l&#8217;apertura anche la Cnn, che spiega come i missili balistici russi, a lunga gittata e iper-veloci, stiano sfruttando i buchi nelle difese aeree ucraine: “La scarsità di intercettori ha causato decine e forse centinaia di vittime civili nelle ultime settimane”. Un tema che si ricollega a quello della scarsità di missili e munizioni che accusano, dopo la campagna contro l&#8217;Iran, le forze armate Usa, condizionando le scelte di Trump ma anche la possibilità di cedere a Kiev sistemi anti-aerei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Batte su questo tasto il Washington Post, che fornisce ulteriori dettagli sullo scontro che c&#8217;è stato, una settimana fa, a Camp David, fra il presidente Trump e il segretario alla Guerra Pete Hegseth, che gli avrebbe tenuto nascoste le carenze degli arsenali che condizionano le scelte militari Usa, oltre che frenare le forniture all&#8217;Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla guerra di Mosca, la Cnn rivela il fenomeno delle &#8216;vedove nere&#8217; russe, donne che circuiscono soldati al fronte e li inducono a sposarle, incassando, poi, in caso di morte al fronte o per causa di guerra, i benefici economici riservati ai congiunti dei caduti e sottraendoli alle loro famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i conflitti creano problemi, il presidente Trump volta lo sguardo altrove e cerca di intaccare, emanando due nuovi ordini esecutivi, lo &#8216;ius soli&#8217; previsto dalla Costituzione statunitense e recentemente confermato dalla Corte Suprema, che ha cassato un&#8217;iniziativa dell&#8217;Amministrazione per negare o limitare il conferimento della cittadinanza a chiunque nasca sul suolo Usa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa volta, i due ordini esecutivi firmato ieri dal presidente negano la cittadinanza ai figli delle cosiddette “turiste della nascita” &#8211; donne incinte che si trasferiscono nell&#8217;Unione per partorire – e anche ai figli “di stranieri nemici”, o di lobbisti stranieri operanti sul suo,o Usa. La Csa Bianca afferma che le nuove misure non sono in conflitto con quanto sancito dalla Corte Suprema. Invece, la previsione dei media è che gli ordini esecutivi saranno contestati in giustizia e possano di nuovo finire all&#8217;esame della Corte Suprema, non prima però delle elezioni di midterm del 3 novembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impressione è che Trump cerchi in tal modo di capitalizzare su uno dei pochi temi su cui continua a godere del favore dell&#8217;opinione pubblica, il contrasto all&#8217;immigrazione. Altre iniziative di Trump sembrano invece andare contro le priorità degli elettori e creano allarme fra i candidati repubblicani alle prossime elezioni: ad esempio, una che limita gli interventi contro la povertà e l&#8217;altra sui vaccini nel segno delle scelte &#8216;no vax&#8217; del segretario alla Sanità Robert F. Kennedy.</p>
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		<title>Midterm: tre mesi al voto, Trump zavorra per i repubblicani, democratici senza leader</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’andamento delle primarie per la selezione dei candidati repubblicani e democratici rende ancora più aleatori i pronostici. Fra i repubblicani, è accaduto più volte che senatori o deputati in carica, che tendono a essere confermati, siano stati battuti da candidati ‘trumpiani’, perché avevano fatto mancare in qualche circostanza il loro appoggio al magnate presidente. L’esito delle primarie ha quindi confermato che Trump ha il partito in mano, ma getta un’ombra sui risultati di novembre, perché i candidati ‘trumpiani’ hanno meno possibilità di conquistare il voto dei moderati, là dove esso sia determinante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/midterm-tre-mesi-voto-repubblicani-democratici/">Midterm: tre mesi al voto, Trump zavorra per i repubblicani, democratici senza leader</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Apparentemente, il presidente Usa Donald Trump dedica più tempo e più dichiarazioni agli sviluppi dei conflitti internazionali – quello da lui scatenato con l’Iran e quelli da lui ereditati con l’impegno, non assolto, di risolverli in un batter d’occhio – che alla scadenza elettorale del 3 novembre, quando gli americani andranno alle urne per rinnovare l’intera Camera – 435 seggi – e un terzo del Senato – 33 seggi su 100 -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cercare una via d’uscita al conflitto con l’Iran ha una forte valenza elettorale, perché la guerra e l’andamento dell’economia, specie dell’inflazione, zavorrano le speranze dei repubblicani di tenere la maggioranza al Senato e alla Camera. Invece, rileva un sondaggio per conto dell’Ap, le politiche anti-migrazione restano un punto a favore dell’Amministrazione Trump, nonostante la polizia anti-migranti continui a fare vittime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ultimi dati su economia e inflazione non sono incoraggianti: nel secondo trimestre, la crescita è rallentata all’1.5%, al di sotto delle aspettative del 2%, soprattutto a causa della guerra, che ha contraccolpi sui costi dell’energia e sulle catene di approvvigionamento. L’inflazione resta ben sopra il tasso aureo del 2%, inducendo la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, a non ridurre il costo del denaro, nonostante il presidente prema in tal senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra, che frena l’economia, è il principale fattore d’insoddisfazione degli americani verso Trump, il cui tasso d’approvazione continua a scendere, sia pure leggermente. Due americani su tre pensano che il conflitto con l’Iran non valga la pena di essere combattuto e soltanto il 28% ne approvano la conduzione. Fra i repubblicani, il tasso di approvazione della gestione della guerra è sceso in un mese dal 71 al 61%, forse a causa delle continue e repentine &#8216;inversioni di rotta&#8217; decise dal &#8216;comandante in capo&#8217;: gli americani gli chiedono di dare la priorità a fare scendere il pezzo della benzina e a raggiungere un cessate-il-fuoco stabile e duraturo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, i numeri di Trump non sono disastrosi se confrontati con il suo primo mandato e neppure con quelli del suo predecessore Joe Biden: ha l’approvazione di un terzo dei potenziali elettori. Che sembrano persino tanti, visto che il presidente antepone costantemente alla ricerca del bene comune i suoi interessi personali e la rivalsa sui suoi avversari politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per questo, i sondaggi danno ai democratici buone possibilità di conquistare la maggioranza alla Camera, dove basterà loro sottrarre ai repubblicani una manciata di seggi. Più incerta la partita al Senato, dove i democratici, per ottenere la maggioranza, devono non perdere nessun seggio e strapparne quattro ai repubblicani: è fattibile, ma è difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Amministrazione Trump e le Amministrazioni statali nelle mani dei repubblicani hanno avviato tutta una serie di manovre per cercare di blindare le maggioranze al Congresso: Trump, ad esempio, chiede alla Corte Suprema di dare via libera a misure &#8211; finora bloccate dalle corti ordinarie – che rendono più difficile l’accesso alle urne – ufficialmente, si tratta d&#8217;impedire che votino non cittadini: un fenomeno che, secondo i dati forniti dallo stesso Trump, riguarda lo 0,1% degli elettori – e che limitano il ricorso al voto per posta, praticato più dai democratici che dai repubblicani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi Stati repubblicani hanno poi modificato le mappe elettorali, ridisegnando i collegi in modo che i conservatori possano ottenere più seggi. Una mossa cui la California democratica, lo Stato più popoloso, ha risposto con analoghe iniziative a favore dei progressisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’andamento delle primarie per la selezione dei candidati repubblicani e democratici rende ancora più aleatori i pronostici. Fra i repubblicani, è accaduto più volte che senatori o deputati in carica, che tendono a essere confermati, siano stati battuti da candidati ‘trumpiani’, perché avevano fatto mancare in qualche circostanza il loro appoggio al magnate presidente. L’esito delle primarie ha quindi confermato che Trump ha il partito in mano, ma getta un’ombra sui risultati di novembre, perché i candidati ‘trumpiani’ hanno meno possibilità di conquistare il voto dei moderati, là dove esso sia determinante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso analogo vale per i democratici, dove le primarie hanno visto avanzare, a volte a sorpresa, candidati di sinistra, che si definiscono ‘socialisti’, spesso a discapito di candidati moderati. Anche qui, l’esito delle primarie potrebbe rivelarsi un boomerang alle urne, perché gli elettori moderati potrebbero esitare a sostenere esponenti dichiaratamente &#8216;di sinistra&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se i repubblicani sono &#8216;Trump dipendenti&#8217;, i democratici hanno il problema opposto: non hanno, cioè, un leader carismatico, capace di galvanizzare gli animi. Il carisma di Barack Obama s&#8217;è molto stemperato, dopo la disastrosa campagna per Usa 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta dei candidati non è sempre stata oculata: in Texas i repubblicani, nel Maine i democratici hanno puntato su personaggi molto chiacchierati. Quello del Maine è stata indotto a farsi da parte; quello del Texas, Ken Paxton, resta in lizza e si confronterà con un candidato democratico anomalo ma molto forte, James Talarico: i risultati di Texas e Maine potrebbero essere decisivi al Senato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ probabile che la campagna elettorale resti un po’ sotto traccia nel mese di agosto ed esploda dopo di Labor Day, che quest’anno è il 7 settembre. Per lanciarla, Trump ha già convocato a Dallas, il 9 e 10 settembre, una convention straordinaria di metà mandato del Partito Repubblicano: sarà una novità assoluta.</p>
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		<title>Gaza: Trump annuncia accordo di disarmo di Hamas, progressi verso ls riapertura di Hormuz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 08:20:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rilievo, ma anche prudenza, se non diffidenza, sui più importanti media Usa per l’annuncio fatto dal presidente Donald Trump di un accordo raggiunto, in seno...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/usa/gaza-trump-annuncia-accordo-disarmo-hamas-progressi-verso-riapertura-hormuz/">Gaza: Trump annuncia accordo di disarmo di Hamas, progressi verso ls riapertura di Hormuz</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Rilievo, ma anche prudenza, se non diffidenza, sui più importanti media Usa per l’annuncio fatto dal presidente Donald Trump di un accordo raggiunto, in seno al Board of Peace, di cui da tempo non si sentiva parlare, per il disarmo di Hamas nella Striscia di Gaza, oltre che di progressi con l’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Né Hamas, che non è rappresentata nel Board of Peace, né l’Iran – viene rilevato – hanno finora confermato le intese. Hamas, in particolare, subordina ogni accordo al ritiro da Gaza di Israele, che tuttora occupa oltre la metà della Striscia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un post sul suo social Truth, Trump scrive: &#8220;Il Board of Peace ha raggiunto un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza: un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature … Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza Internazionale di Stabilizzazione – <em>che ancora non esiste, ndr</em> &#8211; collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza, a beneficio dei suoi residenti e dei Paesi vicini&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un’intervista al Financial Times, Trump ha poi messo in dubbio l’impegno a fornire all’Ucraina la tecnologia per produrre i Patriot, che pareva acquisito dopo l’incontro col presidente ucraino Volodymyr Zelensky martedì; s’è detto fiducioso sull’accordo con l’Arabia saudita per la fornitura di tecnologia nucleare (intesa da lui stesso messo in dubbio nei giorni scorsi); e ha affermato che la resa dell’Iran è solo questione di giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gaza: l’accordo secondo Trump e le reazioni di Hamas</strong><br>Sull’accordo per il disarmo di Hamas a Gaza, Trump scrive: &#8220;E’ un passaggio fondamentale perché Gaza sia finalmente governata da un nuovo governo palestinese, che collaborerà strettamente con il Board of Peace per sostenere il popolo palestinese. Allo stesso tempo, Israele otterrà la sicurezza che merita, dato che Gaza non sarà più utilizzata come base per attacchi terroristici&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intesa, &#8220;una pietra miliare nell&#8217;attuazione del Piano di Pace in 20 punti di Trump, sarà realizzato attraverso fasi attentamente pianificate…”. Un anno fa, &#8220;eravamo nel pieno di una guerra violenta e devastante, di una crisi umanitaria e della detenzione di ostaggi in condizioni brutali. Abbiamo fatto progressi storici, ma c&#8217;è ancora molto lavoro da fare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump ringrazia “i mediatori -Egitto, Qatar, Turchia- per il loro importante impegno e specialmente il mio eccezionale team, il cui lavoro instancabile ha reso possibile questa svolta storica. Non permetteremo che la minaccia emersa da Gaza il 7 ottobre 2023 possa riproporsi! Grazie all’intesa, Gaza sarà finalmente affidata a un nuovo governo palestinese al servizio del suo popolo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente conclude: &#8220;Congratulazioni a tutti per questo straordinario traguardo che tutti ritenevamo impossibile da raggiungere!&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intervistato da Al Jazeera, la tv ‘all news’ araba, Ghazi Hamad, uno dei negoziatori di Hamas, dice: &#8221;Hamas rimane ferma sui suoi obiettivi nazionali, cioè la tutela dei diritti del popolo palestinese&#8230; La questione delle armi è correlata ad altre questioni, come il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza e la ricostruzione. Non faremo alcuna azione se le forze di occupazione non rispetteranno gli obblighi già previsti dagli accordi” che risalgono all’ottobre scorso e la cui seconda fase – la prima prevedeva il rilascio di tutti gli ostaggi e un ritiro parziale delle forze israeliane &#8211; non è mai iniziata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: stallo senza bombe, ipotesi cyber-attacco ad acque Minnesota<br></strong>Nella guerra all’Iran, non si registrano azioni ostili: forse è un segno che le parti si stanno parlando, sia pure tramite i mediatori internazionali. Desta inquietudine negli Usa l’ipotesi che ci sia Teheran dietro un cyber-attacco al sistema delle acque del Minnesota: gli inquirenti sono cauti e sottolineano che gli attuali risultati dal loro lavoro sono preliminari e non sono certi. In ogni caso, le autorità assicurano che la potabilità delle acque e, quindi, la salute dei cittadini non sono mai state messe in pericolo.</p>
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